Corso di Religione

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Ateismo.
Parlare di Dio.

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E' possibile "parlare" di Dio? L'esperienza assicura che parlare di Dio o su Dio non è facile per nessuno. Se Dio è quella realtà che si dice, non potrà mai essere conosciuto come le nostre tasche: qualcosa, anzi tante cose, supereranno sempre le nostre abilità.

Quello su Dio è sempre un discorso non definitorio, piuttosto allusivo che non esaustivo. Soprattutto, un discorso che non potrà avere come giudice supremo il solo pensiero, come se Dio fosse alla stregua dei prodotti intellettuali.

Parlare di Dio significa disporre la mente ad aprirsi, senza fare passi falsi, cosciente dei propri limiti in questo campo minato, ad accogliere e interpretare i segni di Dio nella storia.


Ateismo e agnosticismo : scelta consapevole o religiosità incompiuta ?
Ogni uomo nasce dentro una cultura religiosa ma nessuno sceglie la cultura , la tradizione religiosa in cui nascere.

Tutte le persone si ritrovano a praticare una religione per nascita e tradizione.


Tutte le persone però sono religiose in quanto si pongono le domande fondamentali della vita e sono chiamati dalla loro natura a ricercare le risposte e le soluzioni : sono chiamate ad una cammino di maturazione nella loro dimensione religiosa.

Questo implica una autoeducazione e percio' un percorso di conoscenza e di apprendimento.


E' la persona stessa che , condotta in questo cammino, trova liberamente la propria sintesi , cioè la maturità religiosa.

Da un lato ogni persona ha bisogno di maturare la coscienza del proprio senso religioso , dall'altro ha bisogno di conoscere oggettivamente le rivelazioni che le religioni custodiscono.

Tutto questo non avviene sempre agevolmente : puo' succedere per varie ragioni che non intervengano questi percorsi educativi della dimensione religiosa.

A volte non si matura la coscienza del senso religioso e si aderisce ad una religione per tradizione o abitudine ,per paura o per costrizione, diventando così dei creduloni.

Altre volte non si aderisce a nessuna religione per ignoranza delle rivelazioni e si finisce per rivolgersi ai maghi , ai veggenti, ai sensitivi agli astrologi, agli occultisti e quant'altro.

Si vive in un certo infantilismo religioso o -se si preferisce- una religiosità incompiuta.


Credere e Non-credere Credo che non ci sia nessun Dio.
Credo che non ci sia nessuna vita oltre la morte.
Credo che non esista un mondo spirituale.

Perchè? Perchè questo è ciò che penso !

QUESTA E' VERA CREDULONERIA!

Credo che ci sia un Dio, un essere supremo. Credo che ci sia una vita oltre la morte. Credo che esista un mondo spirituale.
Perchè? Perchè questa è ciò che penso! Ci sono poi anche molti fenomeni che confortano la mia credenza.

QUESTA E' VERA CREDULONERIA!

Non credo in nessuna rivelazione.
Perche? Perchè mi sono confrontato con molte Rivelazioni, ho cercato di comprenderne gli eventi, i significati ed in questo confronto non ho trovato risposte per il mio sentimento del Mistero; non è nata nessuna attrazione o coinvolgimento. Rimango attento e aperto , ma a tutt'oggi posso dire di non avere fede in nessuna rivelazione.


QUESTA E' LA SITUAZIONE DI NON-CREDENTI .

Ho fede nella rivelazione buddhista.
oppure
Ho fede nella rivelazione cristiana.
oppure
Ho fede nella rivelazione islamica.
oppure
Ho fede ....
Perche? Perchè mi sono confrontato con la Rivelazione, ho cercato di comprenderne gli eventi, i significati, di orientare la mia vita secondo le sue prerogative, ed in questo confronto, evitando ogni suggestione o autosuggestione, è nata una attrazione totalizzante che posso chiamare consapevolmente fede.

QUESTO E' CREDERE!

(Catechismo universale Cattolico-CUCC)

 2123 “Molti nostri contemporanei non percepiscono affatto o esplicitamente rigettano l'intimo e vitale legame con Dio, così che l'ateismo va annoverato fra le cose più gravi del nostro tempo” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 19].  

2124 Il termine ateismo indica fenomeni molto diversi. Una forma frequente di esso è il materialismo pratico, che racchiude i suoi bisogni e le sue ambizioni entro i confini dello spazio e del tempo. L'umanesimo ateo ritiene falsamente che l'uomo “sia fine a se stesso, unico artefice e demiurgo della propria storia” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 19]. Un'altra forma dell'ateismo contemporaneo si aspetta la liberazione dell'uomo da una liberazione economica e sociale, alla quale “si pretende che la religione, per sua natura, sia di ostacolo.. in quanto, elevando la speranza dell'uomo verso una vita futura.., la distoglierebbe dall'edificazione della città terrena” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 19].

 2125 Per il fatto che respinge o rifiuta l'esistenza di Dio, l'ateismo è un peccato contro la virtù della religione [Cf Rm 1,18 ]. L'imputabilità di questa colpa può essere fortemente attenuata dalle intenzioni e dalle circostanze. Alla genesi e alla diffusione dell'ateismo “possono contribuire non poco i credenti, in quanto per aver trascurato di educare la propria fede, o per una presentazione fallace della dottrina, o anche per i difetti della propria vita religiosa, morale e sociale, si deve dire piuttosto che nascondono e non che manifestano il genuino volto di Dio e della religione” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 19].

 2126 Spesso l'ateismo si fonda su una falsa concezione dell'autonomia umana, spinta fino al rifiuto di ogni dipendenza nei confronti di Dio [Cf ibid., 20]. In realtà, “il riconoscimento di Dio non si oppone in alcun modo alla dignità dell'uomo, dato che questa dignità trova proprio in Dio il suo fondamento e la sua perfezione” [Cf ibid., 20]. La Chiesa sa “che il suo messaggio è in armonia con le aspirazioni più segrete del cuore umano” [Cf ibid., 20].

L'agnosticismo  2127 L'agnosticismo assume parecchie forme. In certi casi l'agnostico si rifiuta di negare Dio; ammette invece l'esistenza di un essere trascendente che non potrebbe rivelarsi e di cui nessuno sarebbe in grado di dire niente. In altri casi l'agnostico non si pronuncia sull'esistenza di Dio, dichiarando che è impossibile provarla, così come è impossibile ammetterla o negarla.

 2128 L'agnosticismo può talvolta racchiudere una certa ricerca di Dio, ma può anche costituire un indifferentismo, una fuga davanti al problema ultimo dell'esistenza e un torpore della coscienza morale. Troppo spesso l'agnosticimo equivale a un ateismo pratico.


Rispettare
Al centro del sistema dei valori universali -cosi' come possiamo trovarli ad esempio nella Dichiarazione ONU dei Diritti dell' Uomo- si trova la persona. Il rispetto è dovuto sempre ad ogni persona in quanto tale.

Si rispetta la persona anche nelle sue scelte religiose, incluse tutte le forme di ateismo e di agnosticismo o di indifferenza.

La persona puo' trovarsi a vivere una religiositĆ  matura (atea o di fede che sia), cosi' come come puo' trovarsi a vivere una religiosità immatura, fideista, credulona, fondamentalista, integrista, etc.


Alcune persone aderiscono ad una religione non per fede in una rivelazione che ricolma il loro sentimento religioso, ma perchè attratte da una appartenenza comunitaria in cui intravedono vantaggi diversa natura.

Altre ancora si fanno forti di una determinata appartenenza religiosa per opporsi ad altre appartenenze o culture religiose ( "sono buddhista perchè non sopporterei di appartenere alla Chiesa cattolica romana ") ; culture che a volte si combattono per motivi economici o politici ("sono musulmano perchè antioccidentale, ma non ho maturato nessuna sintesi tra la rivelazione islamica ed il mio sentimento religioso...oppure : sono ebreo perchè odio gli arabi che sono musulmani, ma non ho una vera fede religiosa... oppure : sono cattolico perchè ho ereditato un odio storico per i protestanti irlandesi, " etc.)

Il rispetto dunque non puo' essere genericamente dovuto alla " religione" altrui; piuttosto è piu' corretto parlare di rispetto della persona nelle scelte religiose concrete che vive o che non vive.

Un sentimento di rispetto generico per tutte le religioni non coglierebbe le persone concrete nella loro realtà di fede o di creduloneria o di deprivazione culturale.


Si rispetta la persona che è musulmana piuttosto che induista o shintoista o atea o cattolica. Si rispetta la persona, ma il dialogo sarà diverso a seconda se sarà un cattolico terrorista irlandese o se sarà un cattolico maturo.

Il rispetto per "la religione altrui"
deve essere "disincantato", dovuto cioè alla persona concreta, non al sistema religioso cui essa aderisce . Questo rispetto a volte puo' richiedere di sostenere la persona nella sua maturazione religiosa .

L 'agnosticismo (agnostos=non conoscibile )

Il termine ,nell'uso moderno , è stato introdotto nel dibattito filosofico da T. Huxley (1889 ) come concetto antitetico a quello di gnosi che indica la possibilità reale di una conoscenza dell'inconoscibile .

Si può dire in generale che mentre l'ateismo è il rifiuto ostile nei confronti delle tematiche metafisiche e religiose , l'agnosticismo oggi è la sospensione di giudizio intorno alle questioni che riguardano Dio o la trascendenza in generale in attesa di una eventuale conoscena scientifica in proposito.

D. Hume ( Ricerche sull'intelletto umano , 1748) , sulla base del principio dell'esperienza formulato da J.Locke (1688) afferma che le idee astratte ( le essenze in metafisica per esempio) non sono delle verità che corrispondono alla realtà esperienziabile : non esiste una conoscenza effettiva di cause ontologiche, cause prime dei fenomeni ,acquisita a partire dalle cause fisiche esperienziabili .

Le impressioni derivate dalle esperienze sono cosa diversa dalle verità ontoligiche. L'uomo sperimenta una serie di fenomeni che mette in successione ed arbitrariamente chiama uno " causa" ed un altro " effetto". La metafisica ( Aristotele e successori ) pretende di considerare i fenomeni esperienziabili come effetti di cause non esperienziabili , cause che stanno oltre la possibilità dell'esperienza umana. Le cause prime che fondano l'esistere, l'essere, gli enti, non sono conoscibili a partire dall'esperienziabile. Esiste perciò un ambito inconoscibile sul quale è bene non dire nulla.

Questo nonconoscibilismo - detto in modo un pò grezzo- è l'agnosticismo. Questa posizione ha tolto ogni pretesa di fondamento alla metafisica .

Finita la metafisica E.Kant procede ad una operazione ulteriore : riduce la conoscenza filosofica alla conoscenza scientifica ( siamo nel 18° sec.) inaugurando un'epoca scientista. La scienza sperimentale sarebbe l'unica possibilità di conoscenza oggettiva in quanto cafelicità di liberare qualsiasi soggettivismo , qualsiasi pregiudizio, inevitabilmente implicato in ogni processo cognitivo.

Dio, l'anima, l'aldilà, etc. non sono da negare ma da relegare nell' inconoscibile. Dunque la conoscenza del fondamento dell' essere sarebbe impraticabile per via ontologica e Kant propone la via etica in quanto l'esperienza morale, ciiè del bene e del male , è parte dello esperienziabile umano.

Gli sviluppi successivi della questione ( Spencer, Popper, etc.) attenuano il concetto di scienza come verità ma in tutte le epistemologie contemporanee è presente il pregiudizio antimetafisico di Kant.

Con l'agnosticismo la ragione filosofica viene così confinata nei limiti fenomenici lasciando aperto il discorso sull'Inconoscibile ; l 'ateismo ha poi portato alle estreme conseguenze l'agnosticismo negando anche l'Inconoscibile.

Critica dell'agnosticismo
Lennar Aqvist (1970) formula la teoria logica degli interrogativi : la scienza con le sue domande determina in partenza sia le risposte che il loro significato escludendo così molte altre domande, alcune forse più importanti con il pretesto e pregiudizio che esse non hanno senso. In reltà tutte le domande e problemi, a ben vedere, hanno senso solo in riferimento ad un contesto metafisico ( un contesto di essere , o esserci,comunque di esistenza ontologica ) . I problemi migliori sono proprio quelli capaci di aprire nuovi problemi metafisici.

Le scienze naturali e matematizzate perciò sono "ipotetiche" e non " apodittiche " , pretendono cioè di reggersi su fondamenti indimostrati dalla scianza stessa ; esse infatti si fondano sul presupposto metafisico dell'essere , un principio che le scienze non riescono a dimostrare dal loro interno. Il metodo scientifico pretende di produrre verità e nello stesso tempo si rivela incafelicità di dimostrare il fondamento sui cui pretende di essere vero.

Dal punto di vista teologico , Gv 1,18 " Dio nessuno lo ha mai visto nè lo si può vedere" ma si possono vedere le sue opere cioè le sue rivelazioni ma anche la creazione stessa cioè la natura.

La posibilità di dire qualcosa di Dio a partire dalle sue rivelazioni , i suoi miracoli e prodigi è cosa ovvia. Dire qualcosa di Dio a partire dalla creazione è cosa meno ovvia. Questa possibilità era già stata intravista dai sapienti ebrei prima dell'avvento di Gesù :

Sap 13,1 Davvero stolti per natura tutti gli uomini che vivevano nell'ignoranza di Dio, e dai beni visibili non riconobbero colui che è, non riconobbero l'artefice, pur considerandone le opere. 2 Ma o il fuoco o il vento o l'aria sottile o la volta stellata o l'acqua impetuosa o i luminari del cielo considerarono come dèi, reggitori del mondo. 3 Se, stupiti per la loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro Signore, perché li ha creati lo stesso autore della bellezza. 4 Se sono colpiti dalla loro potenza e attività, pensino da ciò quanto è più potente colui che li ha formati. 5 Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l'autore. 6 Tuttavia per costoro leggero è il rimprovero, perché essi forse s'ingannano nella loro ricerca di Dio e nel volere trovarlo. 7 Occupandosi delle sue opere, compiono indagini, ma si lasciano sedurre dall'apparenza, perché le cose vedute sono tanto belle. 8 Neppure costoro però sono scusabili, 9 perché se tanto poterono sapere da scrutare l'universo, come mai non ne hanno trovato più presto il padrone?

La conoscenza di Dio a partire dalla natura è possibile attraverso il metodo dell'analogia applicabile alla grandezza e bellezza delle creature.Questa tesi è ripresa dal cristianesimo :

Rm 1, ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. 20 Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità;

Il metodo dell'analogia è prerogativa dell 'intelletto e della ragione applicati alla bellezza e grandezza delle cose create. L'insegnamento è costante nei secoli :

( Concilio Vat. I - costituz. dogmatica Dei Filius )
Dio, principio e fine di ogni cosa puņ essere conosciuto con certezza mediante la luce naturale della ragione umana a partire dalle cose create 
e specifica :
conoscere la sua esistenza e i principali attributi della sua natura e tale conoscenza costituisce un necessario presupposto della fede nella rivelazione .

Addirittura la fede cristiana non è tale ( è fideismo, creduloneria) se non è passata dalla acquisizione di questa conoscenza.

Conoscere Dio in modo analogico significa conoscerlo attraverso gli attributi e le perfezioni che Egli ha dato, partecipato, alle cose che ha creato e che tutti possono ammirare , come la bellezza e la grandezza.

Se la riflessione teologica sulle opere divine di salvezza nella storia umana fanno dire che Dio è amore soprannaturale, Carità ( 1Gv4,8) la contemplazione del creato fanno dire - tra l'altro -che Dio è grandezza, onnipotenza e bellezza.

I sapienti autori dei testi biblici parlano di Dio con l'analogia e così anche Gesù ; infatti ne parlano attraverso generi letterari come il mashal, la parabola, la metafora, l'analogia, etc.

Gli artisti di tutti i tempi e di tutte le culture hanno espresso con i linguaggi analogici dell'arte la bellezza e la grandezza che hanno contemplato sia nelle rivelazioni che nella natura come attributi della Trascendenza.

La conoscenza analogica di Dio appartiene anche all'ambito della filosofia perciò l'agnosticismo è una posizione irragionevole, falsa.

Nella storia ci sono stati diversi agnosticismi anche nell'ambito cristiano come la patristica e la scolastica di orientamento fideista ( fede senza ragione ), Lutero, nei secoli 17°-19°; in ambito ebraico ( Maimonide e seguaci) in quello musulmano ( i seguaci della Kalàm) .

Modernismo E' il termine che raccoglie oggi agnosticismo, relativismo, soggettivismo, razionalismo, scientismo, immanentismo, storicismo , e tutte le ideologie raccolte dall' ateismo che riducono il divino a puro sentimento ingannevole.



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