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"Beatissimo Padre, con profondo dolore, ma mossi dalla fedeltà a Nostro Signore Gesù Cristo, dall’amore alla Chiesa e al papato, e dalla devozione filiale verso di Lei, siamo costretti a rivolgerLe una correzione a causa della propagazione di alcune eresie sviluppatesi per mezzo dell’esortazione apostolica 'Amoris laetitia' e mediante altre parole, atti e omissioni di Vostra Santità".
source : http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/ 24 -9-2017

Così inizia la lettera che 40 studiosi cattolici di tutto il mondo hanno recapitato a papa Francesco lo scorso 11 agosto e rendono pubblica da oggi, domenica 24 settembre, nel sito www.correctiofilialis.org

I 40 firmatari sono intanto già diventati 62 e altri se ne potranno aggiungere. Ma Francesco non ha dato finora alcun segno di aver preso in considerazione il loro passo.

Un passo che non ha eguali nella storia moderna della Chiesa. Perché è al lontano 1333 che risale l'ultimo precedente analogo, cioè una "correzione" pubblica rivolta al papa per delle eresie da lui sostenute, poi effettivamente rigettate dal papa di allora, Giovanni XXII.

Le eresie denunciate dai firmatari della lettera sono sette. E tutte implicitamente contenute, a loro giudizio, nel capitolo ottavo dell'esortazione apostolica "Amoris laetitia", di cui riportano i passaggi cruciali.

Ma non solo lì. La lettera elenca anche una serie di parole, atti e omissioni con cui papa Francesco avrebbe ulteriormente propagato quelle stesse eresie. Con ciò dando "scandalo alla Chiesa e al mondo".

Da qui la decisione non solo di denunciare pubblicamente questo stato di cose, ma anche di rivolgere a papa Francesco l'esplicita richiesta di correggere gli errori da lui "sostenuti e propagati causando grande e imminente pericolo per le anime".

La "correctio" vera e propria, scritta in latino, occupa poco più di una pagina delle 26 dell'intera lettera, ed è riprodotta integralmente più sotto, nella traduzione che ne hanno fatto gli stessi autori.

A proposito dei quali va detto che, nella lettera recapitata al papa, le firme sono collocate non al termine del testo ma subito dopo la "Correctio" e prima delle lunghe "Delucidazioni" finali, che quindi hanno un valore più accessorio che sostanziale.

Esse insistono sul retroterra teologico delle eresie denunciate e lo individuano nel "modernismo" e nell'influenza del pensiero di Martin Lutero, per il quale papa Francesco – si legge – denoterebbe "una simpatia senza precedenti".

Tra i 62 firmatari, elencati più sotto, i 40 che hanno sottoscritto la lettera recapitata al papa sono segnalati in neretto.

E tra le firme che si sono aggiunte in seguito compare anche quella di un vescovo, l'unico. È Bernard Fellay, superiore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, cioè dei lefebvriani.

Questa sua firma potrebbe effettivamente creare più difficoltà a papa Francesco di quanta non gliene procuri la lettera, per la quale ha fin qui ostentato indifferenza.

Il fatto che Fellay riconosca per sette volte Francesco propagatore di eresia, infatti, rende difficile, se non impossibile, quella riconciliazione pratica che lo stesso Francesco ha mostrato più volte di voler affrettare con i lefebvriani.

Tornando ai primi 40 firmatari, ci sono tra loro due dei sei studiosi laici convenuti a Roma lo scorso 22 aprile per il seminario di studio su "Amoris laetitia" ricordato dal cardinale Carlo Caffarra nella sua ultima – e inascoltata – lettera a papa Francesco.

I due sono Claudio Pierantoni, professore di filosofia alla Universidad de Chile di Santiago del Cile, e Anna Silvas, australiana, specialista dei Padri della Chiesa e docente alla University of New England.
Di Pierantoni. Settimo Cielo ha pubblicato il 14 settembre una nota che così terminava:

"È necessario e urgente che una qualche forma di correzione 'formale', o forse meglio, 'filiale' del papa, finalmente appaia. E Dio conceda al Santo Padre un cuore aperto per ascoltarla".

Mentre di Anna Silvas si ricorda che nel seminario del 22 aprile si mostrò scettica sulla volontà di papa Francesco di accogliere una "correzione".
Piuttosto, ella propose per l'attuale era post-cristiana una " opzione Benedetto ", ispirata al monachesimo nel crollo dell'età antica, un umile e comunitario "dimorare" presso Gesù e il Padre (Gv 14, 23) nella fiduciosa attesa, fatta di preghiera e lavoro, che cessi la tempesta che sconvolge oggi il mondo e la Chiesa.

CORRECTIO (Testo italiano)

Per mezzo di parole, atti e omissioni e per mezzo di passaggi del documento "Amoris laetitia", Vostra Santità ha sostenuto, in modo diretto o indiretto (con quale e quanta consapevolezza non lo sappiamo né vogliamo giudicarlo), le seguenti proposizioni false ed eretiche, propagate nella Chiesa tanto con il pubblico ufficio quanto con atto privato:

1. “Una persona giustificata non ha la forza con la grazia di Dio di adempiere i comandamenti oggettivi della legge divina, come se alcuni dei comandamenti fossero impossibili da osservare per colui che è giustificato; o come se la grazia di Dio, producendo la giustificazione in un individuo, non producesse invariabilmente e di sua natura la conversione da ogni peccato grave, o che non fosse sufficiente alla conversione da ogni peccato grave”.

2. “I cristiani che hanno ottenuto il divorzio civile dal coniuge con il quale erano validamente sposati e hanno contratto un matrimonio civile con un’altra persona (mentre il coniuge era in vita); i quali vivono 'more uxorio' con il loro partner civile e hanno scelto di rimanere in questo stato con piena consapevolezza della natura della loro azione e con il pieno consenso della volontà di rimanere in questo stato, non sono necessariamente nello stato di peccato mortale, possono ricevere la grazia santificante e crescere nella carità”.

3. “Un cristiano può avere la piena conoscenza di una legge divina e volontariamente può scegliere di violarla in una materia grave, ma non essere in stato di peccato mortale come risultato di quell’azione”.

4. “Una persona, mentre obbedisce alla legge divina, può peccare contro Dio in virtù di quella stessa obbedienza”.

5. “La coscienza può giudicare veramente e correttamente che talvolta gli atti sessuali tra persone che hanno contratto tra loro matrimonio civile, quantunque uno dei due o entrambi siano sacramentalmente sposati con un’altra persona, sono moralmente buoni, richiesti o comandati da Dio”.

6. “I principi morali e le verità morali contenute nella Divina Rivelazione e nella legge naturale non includono proibizioni negative che vietano assolutamente particolari generi di azioni che per il loro oggetto sono sempre gravemente illecite”.

7. “Nostro Signore Gesù Cristo vuole che la Chiesa abbandoni la sua perenne disciplina di rifiutare l’Eucaristia ai divorziati risposati e di rifiutare l’assoluzione ai divorziati risposati che non manifestano la contrizione per il loro stato di vita e un fermo proposito di emendarsi”.

Tutte queste proposizioni contraddicono verità divinamente rivelate che i cattolici devono credere con assenso di fede divina. […]

È necessario per il bene delle anime che esse siano ancora una volta condannate dall’autorità della Chiesa. Nell’elencare queste sette proposizioni, non intendiamo offrire una lista esaustiva di tutte le eresie ed errori che ad una lettura obbiettiva di "Amoris laetitia", secondo il suo senso naturale e ovvio, il lettore evidenzierebbe in quanto affermati, suggeriti o favoriti dal documento. Piuttosto ci riferiamo alle proposizioni che Vostra Santità, mediante parole, atti e omissioni, ha in effetti sostenuto e propagato, causando grande e imminente pericolo per le anime.

Pertanto, in quest’ora critica, ci rivolgiamo alla "cathedra veritatis", la Chiesa Romana, che per legge divina ha preminenza su tutte le Chiese e della quale siamo e intendiamo rimanere sempre figli leali. Rispettosamente insistiamo affinché Vostra Santità pubblicamente rigetti queste proposizioni, compiendo così il mandato di Nostro Signore Gesù Cristo dato a Pietro e attraverso di lui a tutti i suoi successori fino alla fine del mondo: "Ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli".

Rispettosamente chiediamo la Vostra Benedizione Apostolica, assicurandoLe la nostra devozione filiale in Nostro Signore e la nostra preghiera per il bene della Chiesa.

Anche la "correctio" genera "dubia".
Il commento di un filosofo del diritto
source : http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/

Ricevo e pubblico.
L'autore è magistrato amministrativo a Roma e studioso di filosofia e di diritto. Questo suo commento alla " correctio " rivolta a papa Francesco per le eresie di cui si sarebbe fatto propagatore suona come voce costruttiva di quel "dialogo" sull'interpretazione di "Amoris laetitia" che il segretario di Stato cardinale Pietro Parolin ha ieri definito "importante anche all'interno della Chiesa", che il cardinale Gerhard Müller ha auspicato venga intrapreso tra un gruppo di cardinali nominati dal papa e i critici e i dubbiosi, e in cui lo stesso Francesco è intervenuto il 10 settembre – quando la "correctio" gli era già stata recapitata –, dicendo testualmente ai gesuiti della Colombia in un incontro a porte chiuse, stando a quanto poi riferito da " La Civiltà Cattolica ":

"[Voglio] dire una cosa che credo vada detta per giustizia, e anche per carità. Infatti, sento molti commenti – rispettabili, perché detti da figli di Dio, ma sbagliati – sull’esortazione apostolica post-sinodale. Per capire 'Amoris laetitia' bisogna leggerla da cima a fondo. A cominciare dal primo capitolo, per continuare col secondo e così via… e riflettere. E leggere che cosa si è detto nel Sinodo.

"Una seconda cosa: alcuni sostengono che sotto 'Amoris laetitia' non c’è una morale cattolica o, quantomeno, non è una morale sicura. Su questo voglio ribadire con chiarezza che la morale di 'Amoris laetitia' è tomista, quella del grande Tommaso. Potete parlarne con un grande teologo, tra i migliori di oggi e tra i più maturi, il cardinale Schönborn . Questo voglio dirlo perché aiutiate le persone che credono che la morale sia pura casistica. Aiutatele a rendersi conto che il grande Tommaso possiede una grandissima ricchezza, capace ancora oggi di ispirarci. Ma in ginocchio, sempre in ginocchio…".


QUALCHE DOMANDA, PRIMA DI PARLARE DI ERESIA
di Francesco Arzillo

1. La pubblicazione di una formale “correctio” indirizzata addirittura al papa suscita parecchi interrogativi.

È possibile correggere i correttori? La tradizione speculativa medievale ci dice di sì: basti pensare al famoso “Correctorium fratris Thomae” di William de la Mare, a sua volta contraddetto dai vari “Correctoria corruptorii” ad opera di vari autori.

A fronte di un atto così grave e singolare, che supera con audacia il fossato che separa il “dubium” dal giudizio in una materia così delicata, è possibile limitarsi per ora ad alcune domande, in relazione alle sette proposizioni additate come "false ed eretiche" e ai relativi presupposti che emergono dalla lettura dell’intero testo.

2. Cominciamo con due questioni di metodo.

2.1. In primo luogo, le proposizioni individuate come eretiche sembrano costituire già il frutto di un’ermeneutica delle dichiarazioni e dei documenti papali, oltre che – cumulativamente – delle azioni ed omissioni attribuite al medesimo. Si tratta di proposizioni “di secondo grado”, per così dire.

La prima domanda è quindi duplice:

– perché non sono state riprodotte, nella parte centrale del testo formulata in latino, direttamente ed esclusivamente le proposizioni originali dei testi papali?

– nel caso che le proposizioni si intendano come riferite anche a comportamenti attivi e omissivi del papa, è stata fornita una dimostrazione sufficiente circa la congruenza delle stesse con tali comportamenti?


2.2.  La seconda domanda è:

– la qualificazione di eresia viene qui considerata nel suo senso proprio, il quale attiene alle dottrine che richiedono l’assenso di fede teologale (dottrine “de fide credenda”) ai sensi del can. 750 § 1 del Codice di diritto canonico?

Oppure gli estensori intendono attribuire la qualifica di “eresia” anche alle affermazioni che contrastino solamente con le dottrine “de fide tenenda” di cui al can. 750 § 2 del Codice, tra le quali, secondo la nota dottrinale illustrativa della congregazione per la dottrina della fede allegata al Motu Proprio del 1998 “ Ad tuendam fidem ”, rientrano anche non poche verità di ordine morale? E in caso positivo, come si giustificherebbe questa qualificazione, che non sembrerebbe conforme alle indicazioni della medesima nota?

3. Procediamo ora con le successive domande in calce alle sette proposizioni definite "false ed eretiche":

1) “Una persona giustificata non ha la forza con la grazia di Dio di adempiere i comandamenti oggettivi della legge divina, come se alcuni dei comandamenti fossero impossibili da osservare per colui che è giustificato; o come se la grazia di Dio, producendo la giustificazione in un individuo, non producesse invariabilmente e di sua natura la conversione da ogni peccato grave, o che non fosse sufficiente alla conversione da ogni peccato grave”.

In quale punto del suo insegnamento il papa parla di impossibilità di osservare i comandamenti da parte di chi è giustificato?

Ci si riferisce qui a un’impossibilità assoluta o a una più o meno grave difficoltà concreta, anche temporanea?

Le due ipotesi sono equiparabili in relazione alla dottrina esposta nel capitolo 11 del decreto sulla giustificazione del Concilio di Trento?

2) “I cristiani che hanno ottenuto il divorzio civile dal coniuge con il quale erano validamente sposati e hanno contratto un matrimonio civile con un’altra persona (mentre il coniuge era in vita); i quali vivono 'more uxorio' con il loro partner civile e hanno scelto di rimanere in questo stato con piena consapevolezza della natura della loro azione e con il pieno consenso della volontà di rimanere in questo stato, non sono necessariamente nello stato di peccato mortale, possono ricevere la grazia santificante e crescere nella carità”.

3) “Un cristiano può avere la piena conoscenza di una legge divina e volontariamente può scegliere di violarla in una materia grave, ma non essere in stato di peccato mortale come risultato di quell’azione”.

Premesso che al n. 305 di "Amoris laetitia" si dice che “a causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa”, in che senso questo passo rispecchierebbe le affermazioni di cui alle proposizioni "eretiche" 2 e 3, mentre sembra invece contraddirle puntualmente, con riferimento al requisito della colpevolezza soggettiva?

Inoltre, in quale altro passo dei suoi documenti o discorsi il papa ha affermato che tali cristiani, in presenza di una piena consapevolezza della natura della loro azione e con il pieno consenso della volontà, non sarebbero in peccato mortale?

4) “Una persona, mentre obbedisce alla legge divina, può peccare contro Dio in virtù di quella stessa obbedienza”.

Da dove è tratta questa proposizione, formulata in questi termini?

5) “La coscienza può giudicare veramente e correttamente che talvolta gli atti sessuali tra persone che hanno contratto tra loro matrimonio civile, quantunque uno dei due o entrambi siano sacramentalmente sposati con un’altra persona, sono moralmente buoni, richiesti o comandati da Dio”.

In quale rapporto si colloca questa proposizione con quella di "Amoris laetitia" 303? Dove si legge: "Ma questa coscienza può riconoscere non solo che una situazione non risponde obiettivamente alla proposta generale del Vangelo; può anche riconoscere con sincerità e onestà ciò che per il momento è la risposta generosa che si può offrire a Dio, e scoprire con una certa sicurezza morale che quella è la donazione che Dio stesso sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti, benché non sia ancora pienamente l’ideale oggettivo".

Si tratta di una diversità solo linguistica e di genere espressivo, o anche di una diversità di contenuto?

6) “I principi morali e le verità morali contenute nella Divina Rivelazione e nella legge naturale non includono proibizioni negative che vietano assolutamente particolari generi di azioni che per il loro oggetto sono sempre gravemente illecite”.

L’affermazione di "Amoris laetitia" 304 secondo cui “è vero che le norme generali presentano un bene che non si deve mai disattendere né trascurare, ma nella loro formulazione non possono abbracciare assolutamente tutte le situazioni particolari” davvero contraddice sotto ogni aspetto la dottrina dell’"intrinsece malum"?

Ciò accade anche ove si tenga conto, nel valutare le situazioni particolari, dei profili attinenti alla colpevolezza soggettiva, che in quanto tali non attengono all’oggetto delle azioni?

7) “Nostro Signore Gesù Cristo vuole che la Chiesa abbandoni la sua perenne disciplina di rifiutare l’Eucaristia ai divorziati risposati e di rifiutare l’assoluzione ai divorziati risposati che non manifestano la contrizione per il loro stato di vita e un fermo proposito di emendarsi”.

Si vuole qui dire che l’abbandono della disciplina (da intendersi come disciplina canonica) sussiste anche ove si ricorra alla classica “probata praxis in foro interno”, rivista alla luce delle indicazioni di "Amoris laetitia", per quanto attiene all’assoluzione in confessione?

Per quanto concerne l’Eucarestia, qual è il rapporto, secondo la "mens" degli estensori della "correctio", ai fini che qui interessano, tra la nozione di “peccato mortale” e la nozione di “peccato grave manifesto” dell’art. 915 del Codice di diritto canonico come interpretata dalla “Dichiarazione circa l’ammissibilità alla santa Comunione dei divorziati risposati” del pontificio consiglio per i testi legislativi, emanata nell’anno 2000?

4. Le domande qui suggerite non esauriscono il tema.

Si spera però che possano indurre qualche ulteriore riflessione negli autori della “correctio” e in coloro che dovessero condividerne la proposta senza neppure immaginare l’enorme complessità delle questioni in gioco quando si adopera la parola “eresia”, in particolare se applicata a testi magisteriali.

In ogni caso, il fedele cattolico che presta il doveroso “religioso ossequio dell’intelletto e della volontà” (can. 752) al magistero ordinario papale, nel cui ambito rientra anche “Amoris laetitia”, va incoraggiato a mantenersi in tale positiva disposizione di spirito.

Per il resto, la vicenda dell’interpretazione e dell’applicazione di questo testo vedrà probabilmente ulteriori sviluppi e contributi da parte dei pastori, dei teologi, dei fedeli.

Né va esclusa la possibilità di ulteriori – forse auspicabili – interventi della sede petrina, in un futuro più o meno prossimo.

Papa Francesco e le accuse di eresia: «Su divorziati e riposati la morale è quella di Tommaso d’Aquino»Il pontefice replica indirettamente alle accuse dei giorni scorsi, a proposito delle sue aperture sulla famiglia: «La teologia ci è ancora d’aiuto tutti i giorni» di Gian Guido Vecchi 1 corriere.it  28 settembre 2017 (modifica il 28 settembre 2017 | 19:01) © RIPRODUZIONE RISERVATA

CITTÀ DEL VATICANO - Eretico chi? Tommaso d’Aquino? Francesco risponde, seppure in modo indiretto, ai «dubbi» dei quattro cardinali (due dei quali nel frattempo deceduti) e pure alla pretesa «correzione filiale» firmata da qualche decina di persone, per lo più legate al modo tradizionalista, che gli attribuisce sette «proposizioni false ed eretiche» in tema di morale e famiglia.

Una replica fondata sul più insospettabile ed ortodosso dei pensatori cristiani, uno dei massimi geni del pensiero teologico e filosofico: San Tommaso d’Aquino, appunto. Pietra dello scandalo, per la «fronda» conservatrice, è l’esortazione apostolica Amoris Laetitia del 2016, nella quale Francesco ha tirato le somme dei due ultimi Sinodi sulla famiglia.

Francesco ne ha parlato ai confratelli gesuiti il 10 settembre, durante il suo viaggio in Colombia, ed il colloquio finora riservato verrà pubblicato nel prossimo numero della Civiltà Cattolica, la rivista della Compagnia di Gesù.

«Alcuni sostengono che sotto l’Amoris Laetitia non c’è una morale cattolica o, quantomeno, non è una morale sicura», dice Francesco. «Su questo voglio ribadire con chiarezza che la morale dell’ Amoris Laetitia è tomista, quella del grande Tommaso. Potete parlarne con un grande teologo, tra i migliori di oggi e tra i più maturi, il cardinale Schönborn».

Le notazioni di Schönbörn Proprio l’arcivescovo di Vienna, domenicano come Tommaso, era stato invitato da Francesco a presentare in Vaticano l’esortazione. Non a caso: Schönborn guidava il gruppo di lingua tedesca che all’ultimo Sinodo trovò il punto di equilibrio tra conservatori e progressisti, grazie all’Aquinate.

La questione più evidente, anche se non l’unica, era la possibilità di dare la comunione ai divorziati e risposati, finora esclusi dal sacramento. La conclusione dei Sinodi e dell’esortazione non è stata un’apertura automatica, ma l’invito a valutare i singoli casi concreti.

«A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa»,
si legge nell’esortazione.

In una nota si aggiunge: «In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti».

Di qui le polemiche, i dubbi, lo scandalo del fronte più tradizionalista. Eppure, notava Schönborn, lo aveva già detto Tommaso d’Aquino nella Summa Thelogiae: il compito della prudenza «non è solo la considerazione della ragione» ma anche la sua «applicazione all’opera» che è «il fine della ragion pratica»Ad prudentiam pertinet non solum consideratio rationis, sed etiam applicatio ad opus, quae est finis practicae rationis», STh ii-ii-47,3).

E questo, spiegavano i teologi del gruppo di lingua tedesca, significa che «bisogna applicare i principi di fondo con intelligenza e saggezza rispetto alle singole situazioni spesso complesse».«La teologia non è riflessione di laboratorio»

Esser attenti alla vita delle singole persone, alla concretezza della realtà. La teologia non è «una riflessione di laboratorio», dice Francesco ai confratelli gesuiti: «Abbiamo visto che danno ha finito col fare la grande e brillante scolastica di Tommaso quando è andata decadendo, decadendo, decadendo…

È diventata una scolastica da manuale, senza vita, mera idea, e si è tradotta in una proposta pastorale casuistica. Almeno, ai nostri tempi siamo stati formati in questa linea».

Qui sta il problema generale, e non si tratta solo dei divorziati e risposati. Spiega Francesco ai gesuiti: «Sento molti commenti – rispettabili, perché detti da figli di Dio, ma sbagliati – sull’Esortazione apostolica post-sinodale. Per capire l’Amoris Laetitia bisogna leggerla da cima a fondo. A cominciare dal primo capitolo, per continuare col secondo e così via, e riflettere. E leggere che cosa si è detto nel Sinodo».

Francesco ama parlare di «teologia in ginocchio». È quello che raccomanda anche nel colloquio pubblicato della Civiltà Cattolica: «Questo voglio dirlo perché aiutiate le persone che credono che la morale sia pura casistica. Aiutatele a rendersi conto che il grande Tommaso possiede una grandissima ricchezza, capace ancora oggi di ispirarci. Ma in ginocchio, sempre in ginocchio…».









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