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Il cardinale Scola: sull’immigrazione non bastano “scaltre analisi intellettualistiche”

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Le parole dell’arcivescovo di Milano a Natale dopo l’attentato di Berlino: “Abbiamo svenduto le nostre convinzioni e ora la minaccia è globale”. E’ necessario affrontare questo processo storico “senza cedere alla comprensibile paura. Lo dobbiamo alle vittime del terrorismo e ai martiri”, ha detto l’arcivescovo di Milano di Matteo Matzuzzi 6 Gennaio 2017 alle 17:52 ilfoglio.it

L’immigrazione, lo scambio tra culture e società, con l’incremento dei rapporti interculturali e interreligiosi hanno di fatto messo in moto un processo inevitabile e di lunga durata che ci vede coinvolti”, ha detto il cardinale Angelo Scola nell’omelia celebrata in Duomo, a Milano, in occasione della solennità dell’Epifania.

“L’apertura universale dell’Epifania è un invito rivolto a noi tutti ad affrontare questo processo di storica portata senza cedere alla comprensibile paura e tanto meno all’insidiosa tentazione intellettualistica che si appaga di scaltre analisi”, ha spiegato, aggiungendo che “né bastano i pur necessari provvedimenti legislativi”.

Semmai, “ci è chiesto di agire in unità con tutta la famiglia umana e le sue diverse articolazioni, secondo l’ideale dell’amore e di un’autentica amicizia civica. Lo dobbiamo alle vittime degli efferati episodi terroristici e ai loro cari. Ce lo chiedono i non pochi martiri e la grande massa degli esclusi, scartati da un sistema sociale dominante spesso iniquo”. “La sicurezza non basta”.

Il problema, dunque, è come l’Europa affronta questo immane problema. “Sono profondamente convinto che se guardiamo dal punto di vista socio-politico al grande travaglio dell’occidente – preferisco parlare di ‘travaglio’ e non di ‘crisi’ – vediamo che i problemi dell’Europa sono legati a un riemergere dei nazionalismi (forse troppo precipitosamente liquidati), al terrorismo, a un certo modo di affrontare l’immigrazione, alla finanza e alla politica. Sono come chiavi che vanno rimesse in gioco”, diceva Scola nell’intervista concessa al Foglio lo scorso agosto.

Di terrorismo e paura, l’arcivescovo di Milano aveva parlato anche durante il pontificale di Natale, domandandosi quale posizione il cristiano dovesse assumere dinanzi alla minaccia: c’è la paura, “cioè la prima istintiva reazione che è appunto lo scopo del terrorismo”.

Quindi la legittima richiesta di più sicurezza, che però “non è tutto”, perché “per quanto sofisticati siano i sistemi di difesa, ci sarà sempre una falla, il tallone di Achille”.

Quel che serve sono “l’educazione, la cultura e la testimonianza”.



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