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Testamento biologico, chi garantisce il rispetto delle volontà in caso di non autosufficienza
La Legge approvata lo scorso anno introduce uno strumento nuovo.
Ecco quali sono i requisiti .
source :repubblica.it FRANCESCA RONCHI 3-7-2018 *Studio Legale Bernardini de Pace

L’Italia ha vissuto, negli ultimi tempi, un aumento esponenziale dell’aspettativa di vita che, pur essendo un dato positivo, ha avuto come conseguenza il considerevole aumento di persone “diversamente giovani”, non più autosufficienti. Questo stato di cose ha fatto sorgere in molti questa angoscia: “chi garantirà il rispetto delle mie volontà quando sarò ammalato e incapace di provvedere a me stesso in autonomia?” Ma soprattutto: “come posso essere certo che i miei familiari, in particolare quelli con interessi discordanti rispetto ai miei, non decidano per me cose diverse da quelle che io avrei voluto ?”

Di recente il legislatore si è interessato dell’argomento e ha dato una risposta a queste esigenze promulgando la L. 219/2017, comunemente conosciuta come “ legge sul Testamento Biologico ”.

Il testamento biologico è un atto scritto con il quale ciascuno di noi, se giuridicamente capace, può esprimere il proprio consenso o il proprio dissenso ai trattamenti sanitari, alle terapie e agli esami diagnostici ai quali vorrebbe essere o meno sottoposto nel momento in cui diventasse incapace. È ovviamente opportuno che il “testatore”, prima di redigere il testamento biologico, si informi preventivamente in modo esauriente, sulle conseguenze delle proprie scelte in merito all’idratazione e alla nutrizione artificiale, alle cure palliative, alle terapie sperimentali, alla rianimazione e anche al rifiuto alle cure.

La caratteristica principale del testamento biologico rimane quello di permettere di esprimere, oggi, le proprie decisioni in relazione a un evento futuro e incerto che riguardi la salute. Il testamento biologico è uno strumento di semplice realizzazione. Perché sia valido, è sufficiente:
- la forma scritta;
- che sia redatto da un soggetto maggiorenne, capace di intendere e di volere.
- Deve essere trasmesso all’ufficio di Stato Civile di riferimento, ove è stato istituito un registro dei testamenti biologici, oppure alla struttura sanitaria nella quale si è in cura.

Può essere scritto in tre forme:
- a mezzo di scrittura privata autenticata;
- con atto pubblico notarile;
- di pugno o al computer, senza dimenticare mai la sottoscrizione e la data.

Quest’ultima opzione permette anche a chi è in cura e capisce che le proprie forze, soprattutto quelle mentali, stanno per venirgli a mancare, di correre ai ripari e comunicare le proprie volontà agli operatori sanitari. Risulta quindi chiara l’intenzione del legislatore di agevolare, nel modo meno farraginoso possibile, la realizzazione delle volontà del paziente.

Già molti ospedali si stanno attrezzando per predisporre formulari e procedure standard per semplificare ulteriormente questa scelta. Non sempre però chi è intenzionato a manifestare anticipatamente le proprie preferenze di cura è in grado di scrivere: in questi casi -che sono in genere quelli più gravi- è stata garantita la possibilità di “testare” tramite videoregistrazione o avvalendosi di qualsiasi altro mezzo idoneo.

Ma chi redige il testamento biologico, come può essere certo che le sue volontà saranno davvero e comunque rispettate?


La legge sul punto è molto chiara: il contenuto del testamento biologico è vincolante, prima di tutto, per il medico che ha in carico il paziente. Pertanto, il professionista sanitario è obbligato, indipendentemente dalle proprie convinzioni etiche o professionali, a seguire pedissequamente le volontà dichiarate dal paziente, senza potersi opporre, salvo eccezioni previste dalla legge, pena il risarcimento dei danni per violazione del diritto all’autodeterminazione.

Oltre a questo, il rispetto delle dichiarazioni anticipate può essere monitorato da un soggetto, detto “fiduciario”, specificamente designato nel testamento biologico, che si assume la responsabilità di fare rispettare i desideri del “testatore”, anche in caso di conflitto con il medico.

Esiste, comunque sia, un’alternativa più “classica” al testamento biologico: la designazione preventiva di un amministratore di sostegno, eseguita dal futuro beneficiario, in piene facoltà mentali, a mezzo di atto pubblico o scrittura privata autenticata.

Qualora venga designato un amministratore di sostegno, è certamente fondamentale che la persona prescelta sia a conoscenza della nomina: infatti sarà il “prescelto” a dover informare il giudice tutelare dell’esistenza di un atto di designazione preventiva e a chiedere conseguentemente la propria nomina, quale amministratore di sostegno del soggetto designante.

Comunemente oggi, il più delle volte, accade però che il soggetto non più capace di intendere e di volere sia privo e di testamento biologico, e di designazione preventiva di amministratore di sostegno. In questa particolare circostanza, il medico è, comunque sia, investito del dovere specifico di curare e garantire gli interessi del malato incapace.

La decisione ultima è sempre rimessa ai familiari più stretti del malato. Vero è che la forza dispositiva del familiare è meno incisiva di quella di un fiduciario, depositario assoluto delle volontà del malato incapace.

Morale: la grande possibilità, oggi concessa dal legislatore, di autodeterminazione preventiva deve essere pubblicizzata, conosciuta e compresa da ognuno di noi, al fine di poter sempre rimanere protagonisti della nostra vita, anche nel momento in cui le forze e l’intelletto ci abbandonino. Il testamento biologico è il nuovo grande mezzo a nostra disposizione per far sì che nessuno, nemmeno un medico, possa mai più decidere “cosa sarà di noi”.





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