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Le legge sul “separatismo”  islamista in Francia




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Si continua a parlare di Islam in Francia.

source : https://www.oasiscenter.eu


Da lunedì l’Assemblea nazionale francese sta discutendo il disegno di legge che, per combattere l’Islam radicale,  stringe  il controllo sull’istruzione e le associazioni sportive, e introduce delle misure contro l’odio online e contro il «crimine di separatismo».

Quest’ultimo,  approvato  nella serata di giovedì 4 febbraio, prevede «la reclusione di cinque anni per chiunque minacci, violi o intimidisca un funzionario eletto o un agente di servizio pubblico allo scopo di eludere totalmente o parzialmente le regole dei servizi pubblici».

 



Il dibattito ha poi virato anche verso i simboli religiosi. L’articolo 1 del disegno di legge, infatti, vorrebbe imporre l’obbligo di neutralità non solo ai dipendenti pubblici ma anche a chiunque eserciti «una missione di servizio pubblico», spiega  Le Monde .

Il gruppo dei Repubblicani, il partito di centro-destra, ha proposto di bandire in toto il velo islamico negli spazi pubblici, una misura che sarebbe difficile da giustificare alla luce delle leggi europee che invece garantiscono l’espressione religiosa anche nel modo di abbigliarsi, ricorda  La Croix .

 



La discussione in corso sta generando agitazione e apprensioni anche tra le organizzazioni islamiche francesi.

Il 18 gennaio, il Consiglio francese del culto musulmano (CFCM) aveva adottato una  Carta dei principi per l’Islam in Francia . Tuttavia, alcune organizzazioni che compongono il CFCM hanno deciso di  non firmare  il documento, che secondo loro presenta alcuni problemi.

Tra questi, in primis, il fatto che il testo sia imposto dall’alto e che non abbia coinvolto gli imam. In secondo luogo, lo stesso titolo, che presupporrebbe «una distinzione dell’Islam a livello nazionale».

Anche il fatto che il credo religioso e la Costituzione siano stati messi sullo stesso piano pone una serie di interrogativi non da poco per gli imam contrari al documento.

 



Su un altro fronte, invece, altre organizzazioni si battono per la loro sopravvivenza. Dopo la decapitazione dell’insegnante Samuel Paty, avvenuta lo scorso 16 ottobre, il Collettivo contro l’islamofobia in Francia (CCIF) era stato  sciolto  dal ministro dell’Interno Gérald Darmanin, che aveva parlato dell’associazione come di un «un nemico di la Repubblica» e di «una fucina islamista che non condanna gli attentati».

Il CCIF ha chiesto al Consiglio di Stato francese l’annullamento della decisione, che ritengono sia stata dettata da una motivazione politica.

 



Infine, in questo clima di tensione tra la République e le organizzazioni islamiche, alcuni credenti (pochi, sottolinea  Le Monde ) sentono il bisogno di un ritorno al dialogo interreligioso tra cristiani e musulmani.


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