Piccolo Corso Biblico

QOELET
Il momento giusto




L'istante eterno-- Il tempo greco si pensa come tempo ciclico, un eterno ritorno in cui non c'è un inizio ,una creazione , e non ci sarà una fine.

Il tempo è una ruota che gira : tutto passa e tutto ritorna , Panta Rei .

La prospettiva semitica invece , che s'incontra anche nella trama degli eventi biblici, è una prospettiva lineare: il tempo si va costruendo di punto in punto , di momento in momento, di istante in istante ; c'è stato un inizio , c'è il presente, ci sarà una fine.

Il tempo in realtà non è lineare ma pulsante : lo spazio si piega ad ogni istante e il tempo- spazio si annulla e siamo nell'eterno : l'istante eterno .

Il momento giusto( testi tratti da : Antonietta Potente –Sapienza quotidiana -Roma 2001 )

" Tutte le nostre tradizioni e filosofie, figlie di queste due prospettive, (per noi occidentali soprattutto di quella greca, ma con l'aiuto del cristianesimo abbiamo recuperato anche la prospettiva semitica), marcano l'importanza soprattutto del passato e del futuro. Il presente è un passaggio che esiste perché abbiamo un passato. Nelle concezioni moderne il tempo è una cosa, che noi possiamo guadagnare o perdere ("faccio questo per guadagnare tempo, se faccio quest'altro perdo tempo").

II tempo è una cosa che ci sembra cosi incalzante da spaventarci e da farci temere di esserne gestiti. Il linguaggio rivela quello che noi pensiamo e l'orologio è il simbolo di questa relazione.

Quando diciamo che il tempo è lineare, dobbiamo ricordare che secondo la mentalità biblica non è lineare come noi oggi pensiamo la linearità, cioè:"è lineare perché c'è un fatto, è successo qualcosa e poi un altro fatto". Nel mondo biblico il tempo è lineare, ma non sono il passato e il futuro che riempiono la storia di una persona: non è la successione degli eventi, nel mondo biblico e nella cultura greca tutto questo è stato sintetizzato con una parola molto bella, kairòs, il momento .


Il kairòs è il momento giusto, il presente .
E' il presente, perché il kairòs
- tu non lo puoi anticipare,
- non lo puoi neanche vivere ricordandolo come passato.


Nella vita quotidiana, noi occidentali normalmente non siamo abituati a vivere il kairòs: non "entra", è una cosa difficilissima per noi credere che il tempo che conta di più sia il presente. Noi non sappiamo niente del prossimo anno, nel '97 non sapevamo niente del '98. Abbiamo questo atteggiamento perché ci consideriamo eterni.

Dice infatti Qoelet:

Qo3, 11 egli ha messo la nozione dell'eternità nel loro cuore.

Questo pensarci eterni, come persone, come istituzioni, come comunità e come chiese, ci porta a pensare che già sappiamo quello che dovrà accadere, e quindi lo dobbiamo preparare. A livello biblico potremmo dire che facendo così non possiamo riconoscere il kairòs, come, a livello quotidiano, non riconosciamo il presente , noi non sappiamo riconoscere il kairos come "il momento".

Non come "un momento che viene dopo un altro" , ma "il momento",
il momento di una opportunità, il momento opportuno per qualcosa di significativo.


Era il rimprovero di Gesù ai discepoli e alla gente che l'ascoltava :

Lc12,54 Diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. 55 E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. 56 Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo [ =questo kairòs, questo momento opportuno ] non sapete giudicarlo?

Qoèlet ci da un'altra luce: recuperare la dimensione di un tempo "non nostro" e che non ci appartiene.

Il Kairos è un tempo che non è vuoto , che non è a nostra disposizione, ma che è dono che viene da "fuori del tempo".

Una opportunità che qualcUn'altro, fuori del tempo, ci dona. Ogni istante è un kairos, un momento opportuno per incontrare l'aldilà del tempo , l'eternità . Quello che celebriamo nei giorni natalizi, ad esempio , il Verbo fatto carne, è un kairòs, cioè un incontro molto forte con la realtà . E questo ha un significato, un valore grandissimo.

Credo che questa sintesi del kairòs, o dei kairòi (i momenti) , cioè dei differenti momenti, dei differenti incontri tra il sogno dì Dio e la nostra accoglienza umana, ci potrebbe già aiutare a capire un po' di più la mentalità di Qoèlet. Noi non sappiamo riconoscere il kairos come "il momento" opportuno per qualcosa di significativo.

Nel libro del Qoèlet questo è chiarissimo. La questione del tempo attraversa tutto il libro, però il capitolo che più ripete, come un ritornello, questo termine "tempo" è il capitolo terzo. Dice Qoelet ( detto anche Ecclesiaste) :

Qo 3,10 Ho considerato l'occupazione che Dio ha dato agli uomini, perché si occupino in essa. 11 Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ma egli ha messo la nozione dell'eternità nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l'opera compiuta da Dio dal principio alla fine.

L'uomo deve considerare il tempo come una sequenza di kairoi, di momenti opportuni per fare le cose opportune per quel momento, secondo il progetto divino .  E questo senza averne chiara la visione complessiva , senza " possedere " il progetto e il tempo , ma vedendolo come un dono di Dio per fare le cose giuste al momento giusto.
Dio ha dato una occupazione all'uomo, l'uomo " lavora" per Dio ,ma Dio non gli ha dato la visione complessiva di cosa l'uomo stia facendo.

L'uomo non "sa" , prima del tempo, cosa deve fare.

L'uomo deve fare ogni cosa " a suo tempo", nel tempo opportuno, nel Kairos, altrimenti per quanto si dia da fare non combina nulla, insegue il vento..."



Qo 3, 1 Per ogni cosa c'è il suo momento,
il suo tempo
per ogni faccenda sotto il cielo.

2 C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.

3 Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire.

4 Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare.

5 Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.

6 Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via.

7 Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare.

8 Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.
ebraico translitterato

Ec 3,1 lakôl zæmân wæ‘êth lækâl-xêpets thaxath
hashshâmâyim: s

2 ‘êth lâledeth wæ‘êth lâmuwth ‘êth lâta‘ath wæ‘êth la‘äqôwr nâtuw‘a:



3 ‘êth lahärôwg wæ‘êth liræpôw’ ‘êth lipærôwts wæ‘êth libænôwth:


4 ‘êth libækôwth wæ‘êth lišæxôwq ‘êth sæpôwd wæ‘êth ræqôwd:


5 ‘êth læhashæliyk ’äbâniym wæ‘êth kænôws ’äbâniym ‘êth laxäbôwq wæ‘êth liræxôq mêxabêq:


6 ‘êth læbaqqêsh wæ‘êth læ’abêd ‘êth lishæmôwr wæ‘êth læhashæliyk:


7 ‘êth liqærôw‘a wæ‘êth lithæpôwr ‘êth laxäshôwth wæ‘êth lædabêr:


8 ‘êth le’ëhôb wæ‘êth lišænô’ ‘êth milæxâmâh wæ‘êth shâlôwm:


Qo 3,9 Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?

" In questi otto versetti ... voi trovate 28 volte il termine tempo,
nella tradizione ebraica sì usano due termini per indicare il tempo,
- un tempo più cronologico, che marca qualcosa,
zemàn
- e un tempo opportuno, cioè un tempo vero, 'eth.

In greco tempo si traduce in due modi:
- alcune volte kronos,
tempo cronologico,
- altre volte kairòs , il
momento opportuno

Qoèlet vuole educarci a riconoscere  'eth, il tempo vero, cioè il kairòs, il tempo opportuno. E il tempo opportuno noi non lo possiamo possedere, forse non lo possiamo neanche immaginare. Che vantaggio ha chi si da da fare con fatica?se non “lo fa” nel tempo opportuno?

Il Qoèlet insiste molto su questo:


Qo 1,14 Ho visto tutte le cose che si fanno sotto il sole ed ecco
tutto è vanità , è un inseguire il vento.
[ atti vuoti ]

Qual è il tempo opportuno?
Se noi consideriamo il tempo come una quantità, continueremo a essere agitati per il tempo. E sempre più agitati, perché oltretutto gli strumenti che abbiamo oggi ci fanno credere di poter superare il tempo: io posso comunicare in questo momento con una persona che sta in un altro continente e sempre più in tempo breve; e questo mi fa credere ancora una volta che ho vinto il tempo, che devo guadagnare il tempo.


Ec 1,2 Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità,
tutto è vanità.

Questo credere di aver vinto il tempo, di guadagnare tempo- dice il Qoèlet-, è spazzatura, è vanità, rende le cose vuote, è come se volessimo prendere il vento : non rimane niente nelle mani, le cose sono vuote, quello che facciamo è vuoto.

Per il sapiente biblico non è importante conoscere la data  degli eventi ma la qualità  degli eventi .

Noi invece continuiamo a costruire tutta la nostra vita intorno alle date e alle ore. Prepariamo le cose da fare in sequenza di tempo. Qoèlet ci mette di fronte all' aldilà-del-tempo . Non c'è nessuna novità se le cose sono solo cose che riempiono gli spazi e il tempo, se solo quantificano il tempo perché ci servono, magari per accumulare di più, per essere più sicuri affrontando il futuro; sono vanità, cioè non c'è niente di nuovo, perché queste cose sono sempre cose.


Qual è il significato, allora, il valore  del tempo?
Qoèlet si riferisce a un atteggiamento etico che noi manifestiamo nell'incontro o nel non incontro con le cose, con le persone. Per gli uomini che si succedono nella storia , le cose, il cielo il mare, la terra (tutto) sono sempre le stesse ma l’incontro con esse non è sempre lo stesso.

Il significato, il valore del tempo è l'incontro.
L' incontro significativo con le cose,con le persone con Dio , mentre facciamo qualcosa. Devi imparare a incontrare e non solo a ragionare sugli incontri o a calcolare gli incontri, dice Qoèlet. Solo così puoi cogliere il senso, il valore del tempo. Qoèlet quando dice: "Tutto è uguale", vuole aprire una nuova prospettiva: "Tu fallo diverso".

Le cose sono sempre uguali ma il tempo è kairos , opportunità che nasce dall' incontro  con esse   e l' incontro  può rendere le cose diverse, nuove.

Cos'è per noi la novità? Sono dei cambiamenti che tagliano con il passato. Di altri popoli che hanno altri ritmi diciamo: "Sono arretrati, non hanno ancora tagliato col passato", per loro vale quello che dice Qoèlet: è sempre la stessa cosa, continuano a usare da secoli gli stessi metodi. Noi diciamo che non vogliono andare avanti, ma non è cosi. Loro insistono sulla capacità di usare le stesse cose.

Questo è importantissimo: la novità non sono " cose nuove "  ma l’opportunità offerta dal nostro incontro con esse.
Il nostro tempo è piatto, piatto di profeti, non perché non abbiamo delle novità, ma perché non sappiamo più   incontrare e incontrarci, gustare il modo giusto , opportuno, dell’incontro con le persone e le cose.

Il tempo, l’incontro, non va pre-visto, calcolato, premeditato, ma scoperto nel suo valore attraverso la gratuità della relazione.

Tutto è sempre uguale sotto il sole, non siamo né i primi né gli ultimi : da Qoelet ci viene chiesto di essere veri, relazionali, gratuiti, nuovi. Qual è il tempo opportuno, il kairos per gli abbracci e quello per i non-abbracci il kairos per demolire e quello per costruire.. ...etc ? E' quello in cui facciamo incontro e relazione, con le cose, con gli altri, con Dio.

Il Tempo è l' opportunità di fare incontro e relazione, questo è il tempo opportuno , il tempo che ha senso, significato , valore. L' incontro nel tempo, la relazione  è kairos, opportunità  di fare nuove le cose, cioè creare, costruire.
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