Piccolo Corso Biblico

STORIA DELLA SALVEZZA
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I miti biblici
Storie emblematiche


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IL PECCATO "ORIGINALE" Tutta la creazione è posta in alleanza con Dio e la storia è anche una prova di fedeltà per le creature dotate di libero arbitrio : Angeli e uomini.

-L'Antico-di-giorni fece gli Esseri ad immagine e somiglianza di Lui . Sono gli angeli , le sue " schiere":

Gen 2,1 Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere.

e gli uomini:

Gen 1,26 E Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Gen 1,27 Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.

CATECHISMO UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOLICA  
CUCC

328 L'esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l'unanimità della Tradizione.


 329 Sant'Agostino dice a loro riguardo: “Angelus officii nomen est, non naturae. Quaeris nomen huius naturae, spiritus est; quaeris officium, angelus est: ex eo quod est, spiritus est, ex eo quod agit, angelus - La parola angelo designa l'ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura si risponde che è spirito; se si chiede l'ufficio, si risponde che è angelo: è spirito per quello che è, mentre per quello che compie è angelo” [Sant'Agostino, Enarratio in Psalmos, 103, 1, 15]. In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio. Per il fatto che “vedono sempre la faccia del Padre. . . che è nei cieli” ( Mt 18,10 ), essi sono “potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola” ( Sal 103,20 ).

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In quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono creature personali [Cf Pio XII, Lett. enc. Humani generis: Denz. -Schönm., 3891] e immortali [Cf Lc 20,36 ]. Superano in perfezione tutte le creature visibili. Lo testimonia il fulgore della loro gloria [Cf Dn 10,9-12 ].

 331 Cristo è il centro del mondo angelico. Essi sono “i suoi angeli”: “Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli. . . ” ( Mt 25,31 ). Sono suoi perché creati per mezzo di lui e in vista di lui:
“Poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” ( Col 1,16 ). Sono suoi ancor più perché li ha fatti messaggeri del suo disegno di salvezza: “Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza?” ( Eb 1,14 ).

Anche gli angeli sono stati creati in vista del compimento dell'Uomo Definitivo , Gesù. Per questo sono "servitori" degli uomini, perchè questi si compiano come Uomini.

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Essi, fin dalla creazione [Cf Gb 38,7 ] e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio: chiudono il paradiso terrestre, [Cf Gen 3,24 ] proteggono Lot, [Cf Gen 19 ] salvano Agar e il suo bambino, [Cf Gen 21,17 ] trattengono la mano di Abramo; [Cf Gen 22,11 ] la Legge viene comunicata “per mano degli angeli” ( At 7,53 ), essi guidano il Popolo di Dio, [Cf Es 23,20-23 ] annunziano nascite [Cf Gdc 13 ] e vocazioni, [Cf Gdc 6,11-24; Is 6,6 ] assistono i profeti, [Cf 1Re 19,5 ] per citare soltanto alcuni esempi. Infine, è l'angelo Gabriele che annunzia la nascita del Precursore e quella dello stesso Gesù [Cf Lc 1,11; Lc 1,26 ].

 333 Dall'Incarnazione all'Ascensione, la vita del Verbo incarnato è circondata dall'adorazione e dal servizio degli angeli. Quando Dio “introduce il Primogenito nel mondo, dice: lo adorino tutti gli angeli di Dio” ( Eb 1,6 ). Il loro canto di lode alla nascita di Cristo non ha cessato di risuonare nella lode della Chiesa: “Gloria a Dio. . . ” ( Lc 2,14 ). Essi proteggono l'infanzia di Gesù, [Cf Mt 1,20; 333 Mt 2,13; Mt 1,19 ] servono Gesù nel deserto, [Cf Mc 1,12; Mt 4,11 ] lo confortano durante l'agonia, [Cf Lc 22,43 ] quando egli avrebbe potuto da loro essere salvato dalla mano dei nemici [Cf Mt 26,53 ] come un tempo Israele [Cf 2Mac 10,29-30; 333 2Mac 11,8 ]. Sono ancora gli angeli che “evangelizzano” ( Lc 2,10 ) annunziando la Buona Novella dell'Incarnazione [Cf Lc 2,8-14 ] e della Risurrezione [Cf Mc 16,5-7 ] di Cristo. Al ritorno di Cristo, che essi annunziano, [Cf At 1,10-11 ] saranno là, al servizio del suo giudizio [Cf Mt 13,41; 333 Mt 25,31; Lc 12,8-9 ].

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Allo stesso modo tutta la vita della Chiesa beneficia dell'aiuto misterioso e potente degli angeli [Cf At 5,18-20; At 8,26-29; At 10,3-8; At 12,6-11; 334 At 27,23-25 ].

 335 Nella Liturgia, la Chiesa si unisce agli angeli per adorare il Dio tre volte santo; [Messale Romano, “Sanctus”] invoca la loro assistenza (così nell'“In Paradisum deducant te angeli. . . ” - In Paradiso ti accompagnino gli angeli - della Liturgia dei defunti, o ancora nell'“Inno dei Cherubini” della Liturgia bizantina), e celebra la memoria di alcuni angeli in particolare (san Michele, san Gabriele, san Raffaele, gli angeli custodi).

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Dal suo inizio [Cf Mt 18,10 ] fino all'ora della morte [Cf Lc 16,22 ] la vita umana è circondata dalla loro protezione [Cf Sal 34,8; Sal 91,10-13 ] e dalla loro intercessione [Cf Gb 33,23-24; Zc 1,12; 336 Tb 12,12 ]. “Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla Vita” [San Basilio di Cesarea, Adversus Eunomium, 3, 1: PG 29, 656B]. Fin da quaggiù, la vita cristiana partecipa, nella fede, alla beata comunità degli angeli e degli uomini, uniti in Dio.

Lo stato di "prova" .
La riflessione sapienziale contempla la Rivelazione divina e interpreta la storia secondo lo schema dell'alleanza , nel solco della tradizione profetica.

Mentre cose ed animali si dimostrano indissolubilmente legate ad una loro Legge morale di Natura che li orienta attraverso l' istinto, angeli e uomini si dimostrano creature dotate di libertà : possono scegliere liberamente se aderire o ribellarsi alla loro Legge morale Naturale .

Angeli e uomini hanno coscienza della loro Legge Morale Naturale ed hanno libertà di obbedirvi o trasgredirla.

Quanto agli angeli , alcuni hanno ubbidito alla Torah divina , altri si sono ribellati mettendo in atto nella creazione uno " spirito di Ribellione a Dio".


2Pt 2,4 Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò negli abissi tenebrosi dell'inferno, serbandoli per il giudizio;
Giuda 6 e che
gli angeli che non conservarono la loro dignità ma lasciarono la propria dimora, egli li tiene in catene eterne, nelle tenebre, per il giudizio del gran giorno.
2P 2, 9 Il Signore sa liberare i pii dalla prova e serbare gli empi per il castigo nel giorno del giudizio, 10 soprattutto coloro che nelle loro impure passioni vanno dietro alla carne e disprezzano il Signore. Temerari, arroganti, non temono d'insultare gli esseri gloriosi decaduti, mentre
gli angeli, a loro superiori per forza e potenza, non portano contro di essi alcun giudizio offensivo davanti al Signore.

CUCC
 391 Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c'è una voce seduttrice, che si oppone a Dio, [Cf Gen 3,1-5 ] la quale, per invidia, li fa cadere nella morte [Cf Sap 2,24 ]. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo [Cf Gv 8,44; 391 Ap 12,9 ]. La Chiesa insegna che all'inizio era un angelo buono, creato da Dio. “Diabolus enim et alii dÍmones a Deo quidem natura creati sunt boni, sed ipsi per se facti sunt mali - Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi” [Concilio Lateranense IV (1215): Denz. -Schönm., 800].

Dice il " Libro dei segreti di Enoch ( testo apocrifo giudaico) :

III [1] Accadde che, mentre parlavo ai miei figli, i due uomini mi chiamarono e mi presero sulle loro ali. Mi portarono nel primo cielo e mi posero là. IV [1] Condussero davanti al mio volto i capi, signori degli ordini delle stelle, e (questi) mi mostrarono i loro movimenti e i loro spostamenti da un tempo a un altro. Mi mostrarono duecento angeli che dominano sulle stelle e sulle combinazioni celesti . [2] Là mi mostrarono un mare grandissimo, più (grande) del mare terrestre e gli angeli volavano con le loro ali. V [1] Mi mostrarono i depositi delle nevi e dei ghiacci e gli angeli terribili che custodiscono i depositi. [2] Mi mostrarono là i depositi delle nubi, di dove esse salgono ed escono . VI [1] Mi mostrarono i depositi della rugiada, come olio d'oliva, e gli angeli che custodivano i loro depositi e il loro aspetto (era) come ogni fiore della terra. VII [1] Quegli uomini mi presero e mi posarono nel secondo cielo. Mi mostrarono degli incatenati, sorvegliati, (colpiti) da un giudizio senza misura. [2] Là vidi degli angeli condannati che piangevano e dissi agli uomini che erano con me: "Perché questi sono tormentati?". [3] Gli uomini mi risposero: "Costoro sono apostati dal Signore, che non ascoltano la voce del Signore, ma che si sono fatti consigliare dalla propria volontà" . [4] Mi afflissi molto su loro. Gli angeli mi si inchinarono e mi dissero: "O uomo di Dio, potessi tu pregare per noi il Signore". [5] Risposi loro e dissi: "Chi sono io, uomo mortale, per pregare per degli angeli e chi sa dove andrò o che cosa mi succederà o chi pregherà per me?".

VIII [1] Gli uomini mi presero di là e mi innalzarono al terzo cielo e mi posero in mezzo al paradiso. Questo luogo (é) d'una beltà d'aspetto che non si può sapere: [2] ogni albero (é) ben fiorito, ogni frutto maturo, ogni cibo é sempre in abbondanza, ogni soffio olezzante. Quattro fiumi scorrono con corso tranquillo accanto a ogni giardino che produce ogni specie buona per il nutrimento. [3] (C'é) l'albero della vita in questo luogo nel quale il Signore si riposa quando entra nel paradiso e quest'albero é indicibile per la bontà del profumo.[5] (C'é) un altro albero accanto, un ulivo che fa colare continuamente olio. [7] Ogni albero (é) di buon frutto, là non c'é albero senza frutti e tutto il luogo é benedetto. [8] Degli angeli custodiscono il paradiso, luminosissimi, con voce incessante, con un dolce canto servono Dio ogni giorno. Io dissi: "Com'é assai piacevole questo luogo!". E gli uomini mi risposero: IX [1] "Questo luogo, Enoc, é preparato per i giusti [ = coloro che ubbidiscono alla Alleanza n.d.r.] che soffrono avversità nella loro vita, affliggono le loro anime, distolgono i loro occhi dall'ingiustizia, fanno un giudizio giusto, (cioé) danno pane agli affamati, coprono gli ignudi con una veste, rialzano il caduto, aiutano gli offesi, (per coloro) che camminano davanti al volto del Signore e servono lui solo. Per loro é preparato questo luogo in eredità eterna".

Dopo gli angeli, anche gli uomini hanno fallito. Lo "Spirito di ribellione" introdotto nel cosmo dagli angeli ha corrotto anche l'uomo. Con conseguenze diverse.

Costitutivamente in relazione//alleanza con Dio e possono scegliere di autodeterminarsi in questa relazione secondo la Legge Morale Naturale , vivendo l'ordine proprio della Creazione e godendo della vita insieme a Dio oppure rifiutare questo tipo di relazione.


Questa condizione di alleanza regolata dalla Parola-Torah divina li pone di fatto nella prova.

La storia di Israele è stata una storia di salvezza da parte di Dio ed una storia di trasgressione della Torah, di peccato, da parte di Israele.

Questo paradigma della storia della salvezza viene narrato dai sapienti ebrei con un mito .

Rivelazione : Un precetto divino alimentare (simbolo della Torah) è la Legge che la coppia delle origini era chiamata ad osservare in Eden . La coppia ha disobbedito.

CATECHISMO UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOLICA
L'origine del male morale


311 Gli angeli e gli uomini, creature intelligenti e libere, devono camminare verso il loro destino ultimo per una libera scelta e un amore di preferenza. Essi possono, quindi, deviare. In realtà, hanno peccato. E' così che nel mondo è entrato il male morale, incommensurabilmente più grave del male fisico.

Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del male morale [Cf Sant'Agostino,
De libero arbitrio, 1, 1, 1: PL 32, 1221-1223; San Tommaso d'Aquino, Summa teologiae, I-II, 79, 1]. Però, rispettando la libertà della sua creatura, lo permette e, misteriosamente, sa trarne il bene: Infatti Dio onnipotente. . ., essendo supremamente buono, non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue opere, se non fosse sufficientemente potente e buono da trarre dal male stesso il bene [Sant'Agostino, Enchiridion de fide, spe et caritate, 11, 3].

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Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c'è una voce seduttrice, che si oppone a Dio, [Cf Gen 3,1-5 ] la quale, per invidia, li fa cadere nella morte [Cf Sap 2,24 ]. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo [Cf Gv 8,44; 391 Ap 12,9 ]. La Chiesa insegna che all'inizio era un angelo buono, creato da Dio. “Diabolus enim et alii dÍmones a Deo quidem natura creati sunt boni, sed ipsi per se facti sunt mali - Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi” [Concilio Lateranense IV (1215): Denz. -Schönm., 800].

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La Scrittura parla di un peccato di questi angeli [ Cf 2Pt 2,4 ]. Tale “caduta” consiste nell'avere, questi spiriti creati, con libera scelta, radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno. Troviamo un riflesso di questa ribellione nelle parole rivolte dal tentatore ai nostri progenitori: “Diventerete come Dio” ( Gen 3,5 ). “Il diavolo è peccatore fin dal principio” ( 1Gv 3,8 ), “padre della menzogna” ( Gv 8,44 ).

 393 A far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere irrevocabile della loro scelta, e non un difetto dell'infinita misericordia divina. “Non c'è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta come non c'è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte” [ San Giovanni Damasceno, De fide orthodoxa, 2, 4: PG 94, 877C].

 394 La Scrittura attesta la nefasta influenza di colui che Gesù chiama “omicida fin dal principio” ( Gv 8,44 ), e che ha perfino tentato di distogliere Gesù dalla missione affidatagli dal Padre [Cf Mt 4,1-11 ]. “Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo” ( 1Gv 3,8 ). Di queste opere, la più grave nelle sue conseguenze è stata la seduzione menzognera che ha indotto l'uomo a disobbedire a Dio.

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La potenza di Satana però non è infinita. Egli non è che una creatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può impedire l'edificazione del Regno di Dio. Sebbene Satana agisca nel mondo per odio contro Dio e il suo Regno in Cristo Gesù, e sebbene la sua azione causi gravi danni - di natura spirituale e indirettamente anche di natura fisica - per ogni uomo e per la società, questa azione è permessa dalla divina Provvidenza, la quale guida la storia dell'uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione divina dell'attività diabolica è un grande mistero, ma “noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” ( Rm 8,28 ).

I sapienti in esilio a Babilonia riflettono sulla condizione di Israele : sotto il regno dei davididi era diventato una nazione libera e ricca  ma ora aveva perso tutto , la Terra, la benedizione divina, la libertà, la vita. L'esilio era esperienza di decreazione del popolo, di estinzione, di morte.

Esiste nella storia un peccato che porta alla morte, alla separazione da Dio, dalla sua azione continua "creatrice-salvatrice". Un peccato " mortale".


Ro 7,5 Quando infatti eravamo nella carne,
le passioni peccaminose, stimolate dalla legge, si scatenavano nelle nostre membra
al fine di portare frutti per la morte.

Israele, avendo davanti a sè il bene( l'alleanza e la torah divina ) ha sentito sempre una attrazione per  la parte " proibita" , il male . Attratto dal male , visto come qualcosa di buono , qualcosa da gustare , lo fa.

Nella storia ha intrecciato la sua  intimità con Dio con l'intimità con gli idoli cioè con il peccato . Ha fatto "esperienza del bene e del male". E così ha fallito, ha incontrato la morte come fallimento della sua identità di popolo eletto da Dio a vivere come suo " figlio".

Rm 7,10 e io sono morto; la legge, che doveva servire per la vita,
è divenuta per me
motivo di morte.
1Co 15,56 Il pungiglione della morte è il peccato
e
la forza del peccato è la legge

La storia di Dio insieme al suo popolo dimostra che dentro l'uomo c'è qualcosa, una specie di veleno , il pungiglione della morte che lo porta quasi inesorabilmente a peccare cioè a separarsi da Dio.

Il peccato si rivela attraverso la storia di Israele come qualcosa che Dio non ha creato ma che " abita" natura umana; per questo egli " pecca" continuamente e va verso l'estinzione, la morte.

Il senso di un "peccato originale" è un dato antropologico quasi universale.

Ci sono tracce in ogni racconto dell’antichità di un "peccato delle origini" che ha avuto come conseguenza l’imperfezione e la debolezza morale degli uomini : l’uomo conosce ciò che è bene e ciò che è male ma non ha sempre la forza morale di scegliere il bene e rigettare il male.

A causa di questa debolezza c’è il peccato ricorrente nella storia della l'umanita'.

Ma è sempre stato così?

L'azione salvifica di Dio nella storia è un dato permanente e rivela che Dio non ha concepito//creato l'uomo come peccatore . Lo ha creato innocente e capace di non peccare e // di vivere insieme a LUI.

 375 La Chiesa, interpretando autenticamente il simbolismo del linguaggio biblico alla luce del Nuovo Testamento e della Tradizione, insegna che i nostri progenitori Adamo ed Eva sono stati costituiti in uno stato “di santità e di giustizia originali” [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1511]. La grazia della santità originale era una “partecipazione alla vita divina” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 2].

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Tutte le dimensioni della vita dell'uomo erano potenziate dall'irradiamento di questa grazia. Finché fosse rimasto nell'intimità divina, l'uomo non avrebbe dovuto né morire, [Cf Gen 2,17; Gen 3,19 ] né soffrire [Cf Gen 3,16 ]. L'armonia interiore della persona umana, l'armonia tra l'uomo e la donna, [Cf Gen 2,25 ] infine l'armonia tra la prima coppia e tutta la creazione costituiva la condizione detta “giustizia originale”.

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Il “dominio” del mondo che Dio, fin dagli inizi, aveva concesso all'uomo, si realizzava innanzi tutto nell'uomo stesso come padronanza di sé. L'uomo era integro e ordinato in tutto il suo essere, perché libero dalla triplice concupiscenza [Cf 1Gv 2,16 ] che lo rende schiavo dei piaceri dei sensi, della cupidigia dei beni terreni e dell'affermazione di sé contro gli imperativi della ragione.

 378 Il segno della familiarità dell'uomo con Dio è il fatto che Dio lo colloca nel giardino, [Cf Gen 2,8 ] dove egli vive “ per coltivarlo e custodirlo ” ( Gen 2,15 ): il lavoro non è una fatica penosa, [Cf Gen 3,17-19 ] ma la collaborazione dell'uomo e della donna con Dio nel portare a perfezione la creazione visibile.


Ma poi è successo qualcosa che lo ha fatto peccare fino a lasciargli una debolezza permanente verso il peccato.

Eden e legge morale naturale
Gn 2,7 allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo
e soffiò nelle sue narici un alito [ soffio, vento, spirito] di vita
e l'uomo divenne un essere vivente.

E' lo Spirito di Vita (// di Dio) che fa vivere l'uomo.

Qui Vita e Morte sono concetti teologici non fisiologici. L'uomo è vivente nella Vita-insieme-a-Dio, che è pienezza dell'essere, integrità e perfezione ; l'uomo è morente nella separazione-da-Dio//Vita , che è decreazione, corruzione, disgregazione.


8 Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden , a oriente, e vi collocò l'uomo che aveva plasmato.
9 Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare,
tra cui
l'albero della Vita in mezzo al giardino
e
l'albero della conoscenza del bene e del male ...

2, 15 Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse.
16 Il Signore Dio
diede questo comando all'uomo:
«Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino,
...ed avere Vita
17 ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare,
perché, quando tu ne mangiassi,
certamente moriresti».

 396 Dio ha creato l'uomo a sua immagine e l'ha costituito nella sua amicizia. Creatura spirituale, l'uomo non può vivere questa amicizia che come libera sottomissione a Dio. Questo è il significato del divieto fatto all'uomo di mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male, “perché quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” ( Gen 2,17 ).

“L'albero della conoscenza del bene e del male” ( Gen 2,17 ) evoca simbolicamente il limite invalicabile che l'uomo, in quanto creatura, deve liberamente riconoscere e con fiducia rispettare.
L'uomo dipende dal Creatore, è sottomesso alle leggi della creazione e alle norme morali che regolano l'uso della libertà.

La legge morale rivelata e le proibizioni alimentari .Mateos-Camacho, Marco, testo e commento, Cittadella Editrice, Assisi.

Mc 7,1-2 Si congregarono attorno a lui i farisei e alcuni scribi venuti da Gerusalemme e notarono che alcuni suoi discepoli mangiavano i pani con mani profane, cioè senza lavarsi le mani.

" L'accusa contro Gesù si basa sul fatto che non rispetta la distinzione tra sacro e profano e che i suoi discepoli seguono il suo esempio. Nella mentalità del giudaismo, Israele era il popolo consacrato da Dio (Dt 7,6; 14,2; Dn 7,23.27: «popolo santo/consacrato, popolo dei santi/consacrati»), tutti gli altri popoli erano profani, cioè, non erano vincolati, come Israele, con il vero Dio.

Per i farisei, inoltre, il modo per mantenersi nell'ambito del sacro era l'osservanza della Legge così come essi la interpretavano, poiché essa esprimeva la volontà di Dio; per questo, anche all'interno del popolo, stabilivano la distinzione tra sacro e profano riferita alle persone: appartenevano al popolo «santo/ consacrato» coloro che osservavano fedelmente la Legge, invece erano «profani», separati da Dio, quelli che non vi si attenevano minuziosamente.

Inoltre per un fariseo, il contatto con gente «profana» metteva in pericolo la sua stessa consacrazione a Dio; quindi, bisognava prendere precauzioni, in particolare con gli alimenti, maneggiati da persone della cui osservanza non si era certi.

Di conseguenza, prima di mangiare,bisognava lavarsi ritualmente le mani che avevano toccato quei cibi o qualsiasi cosa del mondo esterno e, lavandoli, togliere anche dagli alimenti il profano che potevano aver acquisito a contatto con quelli che li avevano raccolti o venduti. Solo così si garantiva il proprio carattere sacro, il vincolo con Dio.

Per i farisei, il contatto con il mondo creato, profano, contaminava l'uomo, la vita quotidiana rischiava di separare da Dio. Se si metteva in discussione tale distinzione, la religione giudaica, secondo loro, crollava dalle basi.

Così però creavano una doppia discriminazione: all'interno del popolo escludevano la gente comune che non seguiva rigorosamente l'interpretazione farisaica della Legge. Negare la necessità dei riti preventivi che essi praticavano, significava negare la necessità dell'osservanza della Legge per essere in armonia con Dio, equiparando così osservanti e non osservanti. Al di fuori del popolo, escludevano i pagani.

Rispetto ad essi, segno evidente della sacralità d'Israele era la fedeltà ai tabù alimentari imposti dalla Legge

. Se venivano soppressi veniva cancellata anche la distinzione tra Israele e gli altri popoli. La frontiera tra il sacro e il profano era, quindi, quella che consentiva a Israele di sentirsi diverso e superiore ai pagani.
"

Il tabù alimentare
La fedeltà ai tabù alimentari imposti dalla Legge Mosaica era il segno della sacralità o consacrazione o apparteneza di Israele a Dio. L'infedeltà ai tabù alimentari- per contro- era il segno della separazione da Dio.

Mel mito , la Legge Divina data a Israele diventa una proibizione alimentare : non toccare e non mangiare i frutti dell'albero che dà la conoscenza del bene e del male.

E' una proibizione alimentare all'apparenza facile da osservare. In realtà questa proibizione stuzzica la mente e il corpo giacchè l'albero ha, come gli altri alberi dell'Eden frutti belli a vedersi, desiderabili e gustosi per il palato.

La Torah alimentare è' dunque una prova per l'uomo innocente messa lì da Dio.


Il libero arbitrio
L'albero proibito è qualcosa cha dà alla coppia primordiale una coscienza del bene e del male diversa da quella ordinaria : diversa dalla Legge Morale Naturale .


Che cosa ha di diverso questa coscienza? Perchè rende simili a Dio?

Dio ha la libertà assoluta-il libero arbitrio-di stabilire ciò che è bene e ciò che è male, l'uomo no. I frutti della esperienza del bene e del male danno all'uomo la coscienza-conoscenza del libero arbitrio.

L'uomo mangiando i frutti dell'albero proibito acquisice la coscienza della propria libertà come capacità assoluta di stabilire da se stesso il bene e il male, la coscienza del libero arbitrio.

Questa coscienza è per lui fatale (nella storia di Israele è l'esilio)


pec Quando l'uomo è cosciente della sua capacità di libero arbitrio e sperimenta nella sua mente una suggestione che gli fa vedere alcune cose come molto piacevoli e desiderabili, la prospettiva di stabilire da solo , autonomamente da Dio se quelle cose sono per lui bene o male, diventa irresistibile.

L'uomo comprende con la ragione il bene come una legge morale naturale che lo spinge al bene , ma a volte è tentato di giudicarla , stabilendo da sè istesso l suo bene. Pensiamo al comando del digiuno, che è appunto una proibizione alimentare. Che senso ha -per me - digiunare ?

Il potere del peccato
C'è un potere -che nella storia si rivela forte, quasi superiore all'uomo- che lo suggestiona e lo orienta verso cose desiderabili , ma proibite da Dio.

Questo potere (la concupiscenza ) lo suggestiona e lusinga fino a fargli accettare il male come bene .

Esso agisce nella coscienza del "libero arbitrio" e spinge l'uomo-Israele a sentirsi come un dio, "al di sopra del bene e del male".


Is 5,20 Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene,
// che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre,
// che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro.


Israele//uomo pecca perchè in lui vive "il peccato" come un potere, come una legge che lo costringe a fare il male quando si manifesta nella sua coscienza il rapporto Torah//Legge morale naturale <--> Libero Arbitrio.

Rm7, 14 Sappiamo infatti che la legge divina è spirituale, mentre io sono di carne,
venduto come schiavo del peccato.
Il peccato mi domina come un padrone
15
Io non riesco a capire neppure ciò che faccio:
quello che faccio non mi appare come una mia scelta, come determinato dalla mia coscienza-libertà
infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto.

agisco contro la mia razionalità
16 Ora, se faccio quello che non voglio,
io riconosco che la legge ( mosaica) è buona;
17 quindi
non sono più io a farlo,
ma il peccato che abita in me.

e mi domina

18
Io so infatti che in me, cioè nella mia carne,
nella mia natura umana
non abita il bene;
c'è in me il desiderio del bene,
c'è solo il desiderio di bene
ma non la capacità di attuarlo;
sperimento una incapacità di fare solo il bene
19 infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.


20 Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo,
ma
il peccato che abita in me.
21 Io trovo dunque in me questa legge
[ il termine legge qui indica una costrizione, una imposizione che abita la natura umana]
: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me.
22 Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio,
23
ma nelle mie membra vedo un'altra legge,
che muove guerra alla legge della mia mente
e
mi rende schiavo della legge del peccato
che è nelle mie membra.

24 Sono uno sventurato!
Chi mi libererà da questo corpo
votato alla morte?


Alle sue origini , Israele ( la coppia Abramo-Sara) con la alleanza Abramitica e il dono della relativa torah aveva acquisito la coscienza del proprio bene della propria libertà .
 
Ma subito ne aveva abusato. Dalla prima esperienza di rottura dell'alleanza e di esilio in Egitto esso ha sempre peccato e sperimentato l'esilio . Riflettendo sulla sua storia il sapiente ebreo scopre il fondamento del peccato e lo comunica con la forma del mito.

Rivelazione: ciò che sta alla base del continuo peccare dell'uomo nella storia è un "peccato originario" che gli ha dato la coscienza del libero arbitrio e "del bene e del male", separandolo dalla perfezione dell'essere nella vita-insieme-a-Dio (l'Uomo) e per questo indebolendolo verso il peccato.

Cacciata in esilio dall'Eden , da Dio, fuori dalla alleanza primordiale, dalla vita insieme a Dio, la coppia//umanità non ha mai potuto farvi ritorno ( = nella storia ha continuato a peccare) .

Questa separazione dalla Vita //Dio ha fatto sì che l'umanità -cosciente di poter esercitare il libero arbitrio sul bene e sul male - avesse una debolezza costitutiva verso il peccato.

Ma solo fino a Gesù.


storia e mito
NELLA STORIA


- Dio vive in alleanza con il suo popolo in Palestina.

L'alleanza contiene
- una promessa di benedizione, di vita insieme a Dio in Palestina,
- una istruzione sul bene e sul male, permessi e proibizioni , la Legge Morale Rivelata
-una minaccia di maledizione, l'esilio lontano da Dio e dalla Palestina


L'alleanza fa vivere Israele nella Storia sotto benedizioni e maledizioni:

crescere e moltiplicarsi come popolo

Gen 13,16 Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti.

o sparire:

De 4,23 Guardatevi dal dimenticare l'alleanza che il Signore vostro Dio ha stabilita con voi... 26 io chiamo oggi in testimonio contro di voi il cielo e la terra: voi certo perirete, scomparendo dal paese di cui state per prendere possesso oltre il Giordano. Voi non vi rimarrete lunghi giorni, ma sarete tutti sterminati.

dominare :

De 15,6 Il Signore tuo Dio ti benedirà come ti ha promesso e tu farai prestiti a molte nazioni e non prenderai nulla in prestito;
dominerai molte nazioni mentre esse non ti domineranno.

o essere dominati:

Le 26,17 Volgerò la faccia contro di voi e voi sarete sconfitti dai nemici; quelli che vi odiano vi opprimeranno.

Solo Dio ha il potere di stabilire il bene e il male , l'uomo-Israele conosce la Legge Morale che Dio ha rivelato nella alleanza (Torah).

Mangiare i frutti della Torah, la giustizia , la Legge Morale rivelata fa vivere sotto la benedizione divina.

In Palestina il sapiente e il sacerdote possono esercitare un discernimento morale (sul bene e sul male) in quanto possiedono la Sapienza divina rivelata nella Torah.

Sir 39,1 Differente è il caso di chi si applica e medita la legge dell'Altissimo.... è presente alle riunioni dei capi, viaggia fra genti straniere, investigando il bene e il male in mezzo agli uomini. Lv 27...,14


Mangiare i frutti della disubbidienza porta a rompere l'alleanza, porta le maledizioni : perdere la Terra della vita insieme a Dio, essere dominati dai nemici, sparire.


Pur conoscendo il Bene e il Male, Israele di fatto cerca scappatoie per realizzarsi a modo suo, secondo il suo libero arbitrio .

In questo modo manipola la Legge e agisce come se il male che fa fosse un bene .
Is 5,20 Guai (= maledizioni) a coloro che chiamano"bene" il male e "male" il bene,
che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l'amaro in dolce e il dolce in amaro. 21 Guai (= maledizioni) a coloro che si credono sapienti e si reputano intelligenti.

Coloro che vogliono diventare come Dio, l'unico possessore della Sapienza, decidendo il bene e il male secondo i propri desideri e pensieri umani.

Sal 104,4 Fanno acuta la loro lingua come quella di un serpente, veleno di aspide sta sotto le sue labbra.
Israele in tutta la sua storia fa continuamente l'esperienza di essere tentato a trasgredire la Torah e decidere il bene e il male secondo la propria sapienza umana.

Ger 7, 23 .. questo comandai loro: Ascoltate la mia voce! Allora io sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo; e camminate sempre sulla strada che vi prescriverò, perché siate felici.



24 Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio; anzi procedettero secondo l'ostinazione del loro cuore malvagio e invece di voltarmi la faccia mi han voltato le spalle, 25 da quando i loro padri uscirono dal paese d'Egitto fino ad oggi. Io inviai a voi tutti i miei servitori, i profeti, con premura e sempre; 26 eppure essi non li ascoltarono e non prestarono orecchio. Resero dura la loro nuca, divennero peggiori dei loro padri.

Zac 7, 11essi hanno rifiutato di ascoltarmi, mi hanno voltato le spalle, hanno indurito gli orecchi per non sentire. 12 Indurirono il cuore come un diamante per non udire la legge e le parole che il Signore degli eserciti rivolgeva loro mediante il suo spirito, per mezzo dei profeti del passato....




Ez 23,35 Perciò dice il Signore Dio: «Poiché tu mi hai dimenticato e mi hai voltato le spalle, sconterai dunque la tua disonestà e le tue dissolutezze!».

Zac 7,14 «Io li ho dispersi fra tutte quelle nazioni che essi non conoscevano e il paese si è desolato dietro di loro, senza che alcuno lo percorresse; la terra di delizie è stata ridotta a desolazione».


Israele deve faticare per  coltivare la Sapienza che viene dalla Legge Rivelata.


Sir 6,18 Figlio, sin dalla giovinezza medita la disciplina, conseguirai la sapienza fino alla canizie. 19 Accòstati ad essa come chi ara e chi semina e attendi i suoi ottimi frutti; poiché faticherai un po' per coltivarla, ma presto mangerai dei suoi prodotti.






Israele viene cacciato dalla Palestina.


E' l'esilio, la separazione da Dio, dalla Terra, dalla felicità, dalle benedizioni. Fa l'esperienza della lontananza da Dio, della debolezza , della minaccia del Nemico sempre presente nella storia .

Fa l'esperienza della fatica di sopravvivere in un mondo ostile e minaccioso. Vive dominato e soggiogato dai Nemici, in Egitto, in Assiria, a Babilonia, poi dai Persiani, dai Greci e dai Romani...etc.

Per 40 anni nel deserto Israele aveva vissuto senza lavorare, alimentato da Dio con la manna, le quaglie, l'acqua etc. Nel mondo il lavoro è una necessità : l'uomo ne è schiavo, non può liberarsene. Nella vita insieme a Dio si può vivere senza lavorare !

Dio vuole liberare l'uomo da tutte le schiavitù, anche da quella del lavoro e Israele lo ha sperimentato . Il sabato come giorno di vita insieme a Dio dove non si lavora ne è il segno, l'anticipazione della vita definitiva insieme a Lui.

Ora l'alleanza è rotta e l'uomo torna schiavo nel mondo: il suolo-Palestina " perde" la benedizione divina e la fatica segnerà la vita umana. Il lavoro torna ad essere una schiavitù, una maledizione.

Israele ha fatto l'esperienza storica della propria libertà anche nei confronti di Dio : è il libero arbitrio. Questa nuova consapevolezza di sè, della sua libertà , del libero arbitrio gli è stata fatale. E' passato dalla vita insieme a Dio , dalla felicità cantata nei Salmi , alla schiavitù al Nemico ed alla prospettiva unica della morte e della sparizione.

Un resto di Israele sopravvive all'esilio: finchè c'è vita c'è speranza . La vita che è nell'uomo e che si manifesta nella generazione , anche nella disgrazia, è sempre un segno di speranza

Israele è cacciato dalla Palestina dal Nemico e non ha in sè la capacità di riconquistarla. Non può ritornare a vivere insieme a Dio in Palestina a meno di un miracolo divino. Questa è la sua condizione e scoprirlo gli costa la tentazione alla disperazione.

In esilio , guidato da sacerdoti e sapienti, si accosta alla Rivelazione nella quale cerca con fatica quella Sapienza divina che dà la forza e la speranza di tornare ad essere giusto così che Dio lo salvi ancora. In questo processo di ricerca di Dio Israele riceve il dono del pentimento e l'esperienza del perdono che è promessa di salvezza.

Dio sempre torna a liberare Israele dall'esilio e questo sucita la speranza che un giorno lo farà definitivamente.

Ez 18,31 Liberatevi da tutte le iniquità commesse e formatevi un cuore nuovo e uno spirito nuovo. Perché volete morire, o Israeliti?
Ez 36,26 vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.






























DIO CREA ISRAELE E VIVE INSIEME AD ESSO IN PALESTINA. GLI RIVELA IL BENE , LA "LEGGE".


ISRAELE SPERIMENTA LA FELICITA' MA ANCHE LIBERTA' DI TRASGREDIRE, IL PECCATO.

NELLA STORIA UNA TENTAZIONE PERMANENTE LO PORTA A VIVERE SECONDO IL PROPRIO ARBITRIO.


COMPIE IL MALE, COSTRUISCE UNA SOCIETA' OPPRESSIVA DOVE TUTTI PECCANO.

L'ALLEANZA VIENE ROTTA PIU' DI UNA VOLTA MA DIO NON LO HA MAI ABBANDONATO.

SEMPRE  E' TORNATO A SALVARLO.

NEL MITO
Gn 3,1-26

-Dio vive in alleanza con l'uomo e al donna nell'Eden

L'alleanza contiene
- una promessa di benedizione, di vita insieme a Dio in Eden,
- ed una istruzione di permessi e proibizioni alimentari (l'albero della vita e quello della conoscenza del bene e del male)
-una minaccia di maledizione, esserer cacciati dall'Eden lontani da Dio.

La vita nell'Eden si svolge sotto l'alleanza primordiale che implica benedizioni e maledizioni:

Gn 1,27 Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.
28 Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra;











dominare :


soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra».


o sottinteso, essere dominati:


essere soggiogati- essere dominati -diventare schiavi

Solo Dio stabilisce il bene e il male, l'uomo del Progetto Divino, l'Uomo, conosce per natura la Legge Morale Naturale .

Mangiare i frutti dell'albero della vita , la Legge Morale Naturale, fa vivere sotto le benedizioni divine.

L'Uomo del progetto divino ha la conoscenza del bene nella Legge Morale Naturale e sceglie sempre il bene perchè per natura ha la capacità di farlo. E così vive in Eden insieme a Dio, ha la Vita.




Per l'Uomo, mangiare i frutti dell'albero della conoscenza del bene e del male è fare l'esperienza del bene e del male ; questo porta la cacciata dall'Eden, dalla vita insieme a Dio , la decreazione, la morte.


L'uomo dell' Eden vive insieme a Dio, mangia dei frutti dell'albero della vita ma la sua condizione di essere libero e consapevole non è come quella di Dio, è una condizione rischiosa .

Gen 3,1 Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?». 2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, 3 ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare , altrimenti morirete».
4 Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! 5 Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste,
si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male».

La suggestione inoculatagli da un essere misterioso della creazione ( serpente) cambia la sua coscienza del bene , la manipola ( tentazione) .

L'uomo ha già una conoscenza naturale del bene e qui c'è la tentazione ad una conoscenza diversa, una conoscenza superiore (perchè include quella del male) , come quella di Dio, che gli permette di legiferare sul bene e sul male.

Questa suggestione agisce dall'esterno ( il serpente) nella mente e fa vedere alla donna (il femminino, l'aspetto più debole dell'umanità nelle battaglie ) sotto una nuova luce l'albero proibito : ha l'aspetto di un albero che dà la sapienza divina, la sapienza di colui che legifera sul bene e sul male.

6 Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza;


Questo cambiamento di coscienza confonde la donna sul bene e sul male , fa dimenticare la proibizione divina , cambia la visione della propria relazione con Dio. La nuova coscienza introduce alla possibilità di essere come Dio" , toccare con mano il libero arbitrio , l'indipendenza dalla Legge Morale Naturale

prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò.

prende il frutto ( è l'azione del disubbidire) , mangia il frutto dell'albero proibito e lo condivide con il marito ( il sapore del peccato, il sapore del male.

7 Allora si aprirono gli occhi di tutti e due
e si accorsero di essere nudi;
intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Il peccato personale muta la coscienza del mondo e di se stessi. Nascono nuovi sentimenti : pudore e vergogna, senso di colpa, senso del male, senso della malizia, etc.

L'umanità vede la propria debolezza naturale e il mondo come una minaccia. Finisce la gioia della vita insieme a Dio, la vita spensierata dell'armonia naturale e spontanea con se stessi con l'altro, con il mondo, con la creazione e la storia, con Dio.


L'uomo e la donna vengono cacciati dall'Eden.

17 All'uomo disse: «Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell'albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare,maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. 18 Spine e cardi produrrà per te e mangerai l'erba campestre. 19 Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!».

22 Il Signore Dio disse allora: «Ecco l'uomo è diventato come uno di noi [ dèi = un dio] , per la conoscenza del bene e del male.


L'uomo è diventato cosciente del proprio libero arbitrio, ma questo gli è stato fatale: da Uomo si è decreato a uomo.

20 L'uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!».

E' la dichiarazione che l'alleanza è rotta e l'uomo non può più vivere in intimità con Dio e condividere la sua vita eterna.

23 Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. 24 Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita.

L'uomo non ha in sè la capacità di tornare nella condizione originaria, nell'alleanza. Questa è la sua condizione naturale, solo un nuovo intervento divino può salvarlo.


17
maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. 18 Spine e cardi produrrà per te e mangerai l'erba campestre. 19 Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, 23 Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto.

Dovrà faticare   per sopravvivere nel mondo e per ritrovare la sapienza che riporta l'armonia attraverso l'ubbidienza  alla Legge Morale Naturale.





Dio non abbandona mai l'uomo a se stesso
. Fin dalle origini.

21 Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì.

Tunica e vesti sono un segno di protezione : Dio , in qualche modo, continua a proteggere l'uomo peccatore.

La coppia viene cacciata dall'intimità con Dio : è impura della impurità morale. Secondo i termini dell'alleanza scatterebbe una maledizione 


Gn 3, 16 Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà».

Qualcosa di negativo , a causa della caduta, è entrato anche nella relazione uomo donna [ = è un dato permanente della condizione umana ] e qualcosa che genera dolore è entrato nella sfera della riproduzione [ = è un dato permanente della condizione umana ].

C'è la consapevolezza nell'ebraismo che attraverso la riproduzione ( regolata dal flusso maschile del seme , dal flusso femminile del sangue , dalla sessualità ) si trasmette -in qualche modo- questa maledizione . Alla riproduzione sarebbe legata una impurità-maledizione che non permette l'intimità con Dio.

Solo un nuovo intervento divino potrà riammetterlo nella vita insieme a Lui .

NEL SUO PROGETTO DIO CONCEPISCE L'UOMO E LA DONNA COME ESSERI COMPIUTI , CAPACI SOLO DEL BENE.
VIVE INSIEME A LORO IN EDEN .

L'UOMO E' FELICE , HA LA LIBERTA' DI TRASGREDIRE MA LA VITA CON DIO GLI DA' LA FORZA DELLA FEDELTA'.

UNA SUGGESTIONE MISTERIOSA TENTA LA DONNA E POI L'UOMO A STABILIRE DA SE STESSI IL BENE E IL MALE , PROVARE L'EBBREZZA DELL'INDIPENDENZA DA DIO.

COMPIONO IL MALE , ROMPONO L'ALLEANZA SI DECREANO. VENGONO CACCIATI DA EDEN E NON POSSONO PIU' TORNARVI

DIO NON LI ABBANDONA.
TORNERA' A SALVARLI.


Il racconto parla di un evento storico primordiale ?

Catechismo Universale della Chiesa Cattolica

390 Il racconto della caduta ( Gen 3 ) utilizza un linguaggio di immagini, ma espone un avvenimento primordiale, un fatto che è accaduto all'inizio della storia dell'uomo [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 13]. La Rivelazione ci dà la certezza di fede che tutta la storia umana è segnata dalla colpa originale liberamente commessa dai nostri progenitori [Cf Concilio di Trento: Denz.-Schönm., 1513; Pio XII, Lett.enc. Humani generis: Denz.-Schönm., 3897; Paolo VI, discorso dell'11 luglio 1966].

 CUCC
400 L'armonia nella quale essi erano posti, grazie alla giustizia originale, è distrutta; la padronanza delle facoltà spirituali dell'anima sul corpo è infranta; [Cf Gen 3,7 ] l'unione dell'uomo e della donna è sottoposta a tensioni; [Cf Gen 3,11-13 ] i loro rapporti saranno segnati dalla concupiscenza e dalla tendenza all'asservimento [Cf Gen 3,16 ] .

CATECHISMO UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOLICA
Il primo peccato dell'uomo  

397
L'uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore [Cf Gen 3,1-11 ] e, abusando della propria libertà, ha disobbedito al comandamento di Dio. In ciò è consistito il primo peccato dell'uomo [Cf Rm 5,19 ]. In seguito, ogni peccato sarà una disobbedienza a Dio e una mancanza di fiducia nella sua bontà.

 398 Con questo peccato, l'uomo ha preferito se stesso a Dio, e, perciò, ha disprezzato Dio: ha fatto la scelta di se stesso contro Dio, contro le esigenze della propria condizione di creatura e conseguentemente contro il suo proprio bene. Costituito in uno stato di santità, l'uomo era destinato ad essere pienamente “divinizzato” da Dio nella gloria. Sedotto dal diavolo, ha voluto diventare “come Dio”, [Cf Gen 3,5 ] ma “senza Dio e anteponendosi a Dio, non secondo Dio” [San Massimo il Confessore, Ambiguorum liber: PG 91, 1156C].

La trasmissione del peccato originale.

 399 La Scrittura mostra le conseguenze drammatiche di questa prima disobbedienza. Adamo ed Eva perdono immediatamente la grazia della santità originale [Cf Rm 3,23 ]. Hanno paura di quel Dio [Cf Gen 3,9-10 ] di cui si son fatti una falsa immagine, quella cioè di un Dio geloso delle proprie prerogative [Cf Gen 3,5 ].

 
 401 Dopo questo primo peccato, il mondo è inondato da una vera “invasione” del peccato: il fratricidio commesso da Caino contro Abele; [Cf Gen 4,3-15 ] la corruzione universale quale conseguenza del peccato; [Cf Gen 6,5; Gen 6,12; Rm 1,18-32 ] nella storia d'Israele, il peccato si manifesta frequentemente soprattutto come infedeltà al Dio dell'Alleanza e come trasgressione della Legge di Mosè; anche dopo la Redenzione di Cristo, fra i cristiani, il peccato si manifesta in svariati modi [Cf 1Cor 1-6; Ap 2-3 ]. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa richiamano continuamente la presenza e l'universalità del peccato nella storia dell'uomo: Quel che ci viene manifestato dalla Rivelazione divina concorda con la stessa esperienza. Infatti, se l'uomo guarda dentro al suo cuore, si scopre anche inclinato al male e immerso in tante miserie che non possono certo derivare dal Creatore che è buono. Spesso, rifiutando di riconoscere Dio quale suo principio, l'uomo ha infranto il debito ordine in rapporto al suo ultimo fine, e al tempo stesso tutto il suo orientamento sia verso se stesso, sia verso gli altri uomini e verso tutte le cose create [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 13].

 402 Tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo. San Paolo lo afferma:
“Per la disobbedienza di uno solo, tutti sono stati costituiti peccatori” ( Rm 5,19 ); “Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato. . . ” ( Rm 5,12 ). All'universalità del peccato e della morte l'Apostolo contrappone l'universalità della salvezza in Cristo: “Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita” ( Rm 5,18 ).

 403
Sulle orme di san Paolo la Chiesa ha sempre insegnato che l'immensa miseria che opprime gli uomini e la loro inclinazione al male e alla morte non si possono comprendere senza il loro legame con la colpa di Adamo e prescindendo dal fatto che egli ci ha trasmesso un peccato dal quale tutti nasciamo contaminati e che è “morte dell'anima” [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1512]. Per questa certezza di fede, la Chiesa amministra il Battesimo per la remissione dei peccati anche ai bambini che non hanno commesso peccati personali [Cf ibid., 1514].

 404
In che modo il peccato di Adamo è diventato il peccato di tutti i suoi discendenti?

Tutto il genere umano è in Adamo “sicut unum corpus unius hominis - come un unico corpo di un unico uomo” [San Tommaso d'Aquino, Quaestiones disputatae de malo, 4, 1]. Per questa “unità del genere umano” tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo, così come tutti sono coinvolti nella giustizia di Cristo.

Tuttavia, la trasmissione del peccato originale è un mistero che non possiamo comprendere appieno. Sappiamo però dalla Rivelazione che Adamo aveva ricevuto la santità e la giustizia originali non soltanto per sé, ma per tutta la natura umana: cedendo al tentatore, Adamo ed Eva commettono un peccato personale, ma questo peccato intacca la natura umana, che essi trasmettono in una condizione decaduta [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1511-1512].

Si tratta di
un peccato che sarà trasmesso per propagazione a tutta l'umanità, cioè con la trasmissione di una natura umana privata della santità e della giustizia originali. Per questo il peccato originale è chiamato “peccato” in modo analogico: è un peccato “contratto” e non “commesso”, uno stato e non un atto.

 405 Il peccato originale, sebbene proprio a ciascuno, [Cf ibid., 1513] in nessun discendente di Adamo ha un carattere di colpa personale. Consiste nella privazione della santità e della giustizia originali,
ma la natura umana non è interamente corrotta: è ferita nelle sue proprie forze naturali, sottoposta all'ignoranza, alla sofferenza e al potere della morte, e inclinata al peccato (questa inclinazione al male è chiamata “concupiscenza”). Il Battesimo, donando la vita della grazia di Cristo, cancella il peccato originale e volge di nuovo l'uomo verso Dio; le conseguenze di tale peccato sulla natura indebolita e incline al male rimangono nell'uomo e lo provocano al combattimento spirituale.

 406 La dottrina della Chiesa sulla trasmissione del peccato originale è andata precisandosi soprattutto nel V secolo, in particolare sotto la spinta della riflessione di sant'Agostino contro il pelagianesimo, e nel XVI secolo, in opposizione alla Riforma protestante. Pelagio riteneva che l'uomo, con la forza naturale della sua libera volontà, senza l'aiuto necessario della grazia di Dio, potesse condurre una vita moralmente buona; in tal modo riduceva l'influenza della colpa di Adamo a quella di un cattivo esempio. Al contrario, i primi riformatori protestanti insegnavano che l'uomo era radicalmente pervertito e la sua libertà annullata dal peccato delle origini; identificavano il peccato ereditato da ogni uomo con l'inclinazione al male (concupiscentia”), che sarebbe invincibile. La Chiesa si è pronunciata sul senso del dato rivelato concernente il peccato originale soprattutto nel II Concilio di Orange nel 529 [Cf Concilio di Orange II: Denz.-Schönm., 371-372] e nel Concilio di Trento nel 1546 [Cf Concilio di Trento: Denz.-Schönm., 1510-1516].

 407 La dottrina sul peccato originale - connessa strettamente con quella della Redenzione operata da Cristo - offre uno sguardo di lucido discernimento sulla situazione dell'uomo e del suo agire nel mondo.
In conseguenza del peccato dei progenitori, il diavolo ha acquisito un certo dominio sull'uomo, benché questi rimanga libero. Il peccato originale comporta “la schiavitù sotto il dominio di colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo” [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1510-1516]. Ignorare che l'uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell'educazione, della politica, dell'azione sociale [Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 25] e dei costumi.

 408 Le conseguenze del peccato originale e di tutti i peccati personali degli uomini conferiscono al mondo nel suo insieme una condizione peccaminosa, che può essere definita con l'espressione di san Giovanni: “il peccato del mondo” ( Gv 1,29 ). Con questa espressione viene anche significata l'influenza negativa esercitata sulle persone dalle situazioni comunitarie e dalle strutture sociali che sono frutto dei peccati degli uomini [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Reconciliatio et paenitentia, 16].

 409
La drammatica condizione del mondo che “giace” tutto “sotto il potere del maligno” ( 1Gv 5,19 ), [Cf 1Pt 5,8 ] fa della vita dell'uomo una lotta: Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall'origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l'uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l'aiuto della grazia di Dio [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 37].

 410 Dopo la caduta, l'uomo non è stato abbandonato da Dio. Al contrario, Dio lo chiama, [Cf Gen 3,9 ] e gli predice in modo misterioso che il male sarà vinto e che l'uomo sarà sollevato dalla caduta [Cf Gen 3,15 ]. Questo passo della Genesi è stato chiamato “Protovangelo”, poiché è il primo annunzio del Messia redentore, di una lotta tra il serpente e la Donna e della vittoria finale di un discendente di lei.

 411 La Tradizione cristiana vede in questo passo un annunzio del “nuovo Adamo”, [Cf 1Cor 15,21-22; 411 1Cor 15,45 ] che, con la sua obbedienza “fino alla morte di croce” ( Fil 2,8 ) ripara sovrabbondantemente la disobbedienza di Adamo [Cf Rm 5,19-20 ]. Inoltre, numerosi Padri e dottori della Chiesa vedono nella Donna annunziata nel “protovangelo” la Madre di Cristo, Maria, come “nuova Eva”. Ella è stata colei che, per prima e in una maniera unica, ha beneficiato della vittoria sul peccato riportata da Cristo: è stata preservata da ogni macchia del peccato originale [Cf Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus: Denz. -Schönm., 2803] e, durante tutta la sua vita terrena, per una speciale grazia di Dio, non ha commesso alcun peccato [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1573].

 412
Ma perché Dio non ha impedito al primo uomo di peccare?
San Leone Magno risponde: “L'ineffabile grazia di Cristo ci ha dato beni migliori di quelli di cui l'invidia del demonio ci aveva privati” [San Leone Magno, Sermones, 73, 4: PL 54, 396]. E san Tommaso d'Aquino: “Nulla si oppone al fatto che la natura umana sia stata destinata ad un fine più alto dopo il peccato. Dio permette, infatti, che ci siano i mali per trarre da essi un bene più grande. Da qui il detto di san Paolo:
"Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia" ( Rm 5,20 ). E il canto dell'Exultet: "O felice colpa, che ha meritato un tale e così grande Redentore!"” [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, 1, 3, ad 3].


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