Piccolo Corso Biblico




Il progetto di Dio .
Compiere
la creazione.

Molti vagano nel mondo chiedendosi continuamente : devo girare a destra o a sinistra, quale sarà la volontà di Dio? Vagano nella vita cercando Dio e il suo progetto "su di loro". Sono vittime della disinformazione religiosa. E' la follìa.

Il progetto divino è la creazione CUCC ( Catechismo Universale della Chiesa Cattolica . Libreria Vaticana editrice)
280 La creazione è il fondamento di “tutti i progetti salvifici di Dio”

La Salvezza di ogni essere umano è compimento della creazione .

Il Creatore
Gn 1,1 in principio Dio creò il cielo e la terra.

cielo e terra - espressione polare che indica " tutto"
Il Dio di Gesù è il creatore di tutto ( Con quale intento?

Cielo e terr
a è una espressione polare che significa : tutto. Si tratta di teologia non di cronologia nè di cosmologia.

La creazione , sul pianeta terra , è una storia : un cammino evolutivo verso l'uomo : l'homo sapiens sapiens è l'essere in cui essa è sedimentata.

Nella storia poi si è rivelato Dio ed i primi documenti storici che narrano questa rivelazione si trovano presso il popolo di Israele .

Come sia nato il mondo è mistero affidato alla scienza. Il racconto biblico non è un "teoria religiosa sull'origine del mondo" come spesso qualche sprovveduto insegna (dal maestro elementare al professore di filosofia o di scienze nei licei , al docente universitario) ; è invece una riflessione su Dio e la sua azione continua nella storia , sui fatti di Dio: Teologia.

I fatti
di Dio : nessuno ha mai visto Dio ma tutti possono vedere i fatti che compie nella storia. Questi fatti assumono significati perchè Dio suscita suoi profeti . I fatti e le parole con cui profeti disvelano i loro significati costituiscono la rivelazione divina.

Creazione e storia
I sapienti/teologi di Israele riflettendo sulla rivelazione ( la storia di miracoli/salvezze compiuti da Dio ) scoprono significati ulteriori : nell' opera storica a favore di Israele Dio ha rivelato di essere il Creatore.

L'opera storica di Dio a favore del suo popolo rivela Dio come padrone/Signore della storia e perciò della creazione : Lui è il "creatore" // salvatore .

Is 44, 24 Dice il Signore, che ti ha riscattato e ti ha formato fin dal seno materno:
«Sono io, il Signore, che ho fatto tutto,
che ho dispiegato i cieli da solo, ho disteso la terra; chi era con me? 25Io svento i presagi degli indovini, rendo folli i maghi, costringo i sapienti a ritrattarsi e trasformo in stoltezza la loro scienza; 26confermo la parola del mio servo, realizzo i disegni dei miei messaggeri.


Is 45,12 Io ho fatto la terra e su di essa ho creato l'uomo;
io con le mani ho dispiegato i cieli e do ordini a tutto il loro esercito.


1Cor 12,6 vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti.
lett. opera tutte le cose in ciascuno.

Dio è il Creatore

Sal 92 92:1 Il Signore regna, si ammanta di splendore; il Signore si riveste, si cinge di forza;rende saldo il mondo, non sarà mai scosso.2 Saldo è il tuo trono fin dal principio, da sempre tu sei.3 Alzano i fiumi, Signore, alzano i fiumi la loro voce, alzano i fiumi il loro fragore.4 Ma più potente delle voci di grandi acque, più potente dei flutti del mare, potente nell'alto è il Signore.

ed il Signore della storia.

Sal 134,5 Io so che grande è il Signore, il nostro Dio sopra tutti gli dèi.
6 Tutto ciò che vuole il Signore, egli lo compie in cielo e sulla terra, nei mari e in tutti gli abissi
7
Fa salire le nubi dall'estremità della terra, produce le folgori per la pioggia, dalle sue riserve libera i venti.8 Egli percosse i primogeniti d'Egitto, dagli uomini fino al bestiame.9 Mandò segni e prodigi in mezzo a te, Egitto, contro il faraone e tutti i suoi ministri.10 Colpì numerose nazioni e uccise re potenti:11 Seon, re degli Amorrèi, Og, re di Basan, e tutti i regni di Cànaan.

Dio ha creato il mondo e l'uomo ... per creare Israele, un popolo che accolga/viva il suo progetto "davanti a tutti i popoli " in modo che possano conoscerlo ed orientarsi ad esso in vista di un compimento definitivo, una umanità felice.

Is 41,9 sei tu che io ho preso dall'estremità della terra e ho chiamato dalle regioni più lontane e ti ho detto:
«Mio servo tu sei, ti ho scelto, non ti ho rigettato».
Is 43,7 quelli che portano il mio nome e che per la mia gloria
ho creato e plasmato e anche formato».

L'alleanza

Nella rivelazione divina Israele comprende il rapporto tra Dio e la creazione : l' alleanza .


alleacosmic

Il Creato // il Mondo1-Nella prospettiva biblica "il mondo" indica primariamente la creazione

Nel nostro modo di pensare il mondo è l'ambiente in cui vive l'umanità , la realtà che ci circonda , lo pensiamo primariamente con il concetto delle scienze naturali.

Spazio e tempo nella bibbia non sono mai realtà astratte: sono sempre piene di qualcosa altrimenti sono impensabili, non esistono. Il mondo viene colto dalla bibbia come il tutto esistente ( Is 44,24) e indicato con espressioni polari come "cielo e terra", "alfa e omega", "primo e ultimo".

"cielo e terra" -.. e tutto ciò che vi è incluso
"alfa e omega" -.. e tutto ciò che vi è incluso
"primo e ultimo" -.. e tutto ciò che vi è incluso


Dio è olam ( = è per sempre ), termine che gli attribuisce l'eternità, un tempo senza confini e il cosmo partecipa di Dio attraverso l'opera creatrice : il mondo è olam nel senso di stabile, permanente, continuo .

Il tempo biblico è lineare . Spazio e tempo iniziano con la creazione e questa è " stabile nel tempo" e in quanto tale non ci si aspetti che sparisca .

Nel cosmo agisce Dio che lo sostiene continuamente, lo ordina, lo benedice, lo salva . Cioè lo crea . Per Israele come per tutti i popoli antichi non c'era alternativa a questo modo di pensare il mondo.

 

I racconti biblici della creazione esprimono il tutto esistente come stabile e permanente.

Nel racconto della creazione si condensa questa sapienza :

Sal 103, 30 Mandi il tuo spirito (soffio, alito ) , sono creati, // e rinnovi la faccia della terra. 29 Se nascondi il tuo volto, vengono meno, // togli loro il respiro ( soffio, alito ) , muoiono e ritornano nella loro polvere .

2- Il mondo è terra abitata e il pensiero biblico lo coglie storicamente. Il cosmo è un evento, un processo che accade continuamente.

La creazione diviene nella storia.
La creazione è storia e la storia è creazione.


Il mondo è storia, il luogo della presenza di Dio per l'uomo, per colmarlo delle sue benedizioni. Il mito biblico del Genesi narra la creazione sulla filigrana di un racconto storico-salvifico (quello dell'esodo dall'Egitto) e questa concezione del mondo come creazione/storia si coglie in tutta la bibbia ebraica , nella successiva letteratura apocalittica, sia giudaica che cristiana.

Il racconto biblico della creazione non parla della origine del mondo , come è nato il mondo, ma dice del rapporto che Dio ha con il mondo / la storia. Parla del significato del mondo e della storia .

Sal 143 Signore, che cos'è un uomo perché te ne curi? Un figlio d'uomo perché te ne dia pensiero? L'uomo è come un soffio, i suoi giorni come ombra che passa.

3-Dio si prende cura dell'uomo perchè questi ricapitola in sè tutta la creazione. Attraverso la sua azione storica Dio dimostra di avere un progetto sulla creazione : portarla a compimento come perfezione definitiva , nell'Uomo.

Il mondo non è mai qualcosa di separato da Dio o dall'uomo : esso è creazione di Dio ricapitolata nell'uomo perchè questi la porti liberamente ( cioè responsabilmente ) a compimento di perfezione definitiva , in sè stesso, per mezzo della alleanza .

Questo è il senso-valore della creazione/storia .
Dio ha creato l'universo per creare l'uomo.

Ricapitolando in se stesso tutta la creazione, l'uomo
che accoglie l'alleanza con Dio, giunge a compimento come uomo definitivo.


La storia mostra come l'umanità , incluso Israele non abbia accolto l'alleanza con Dio e abbia orientato la creazione-storia verso il Fallimento .

L'alleanza , il peccato e il fallimento.
Il dato evidente della storia è la tribolazione (il peirasmos ) e questo interroga l'uomo, che per natura tende ad una pienezza di vita.

Il sapiente cerca nella rivelazione divina risposte sul perchè di questa tribolazione

Nei racconti del Genesi il sapiente coglie il mondo anche come realtà  di male .

La creazione-storia è anche azione dell'uomo e non sempre orientata al progetto divino : l'uomo si autodetermina fuori dal disegno creativo, vuole compiersi nella storia , raggiungere la perfezione del suo essere, la felicità  , facendo ciò che per lui è male : pecca .

Nella storia sorgono gli imperi, potenze che hanno tendenze universaliste che cercano di dominare il caos del mondo e della storia , di ridurlo ad un ordine che porti benessere per tutti ma in realtà  causano tribolazione e dolore . Le potenze imperiali finiscono per farsi la guerra , distruggono , uccidono : c'è sempre violenza, sopruso, fame, sofferenza, ingiustizia , oppressione.

Il male/peccato è una realtà  costante nella storia e perciò presente fin dalle origini ; è una forza che si oppone al disegno creativo/salvifico di Dio, agisce nella storia come decreazione.

Per questo la condizione degli uomini nel mondo è tribolata ( peirasmos) .


Il mondo è creazione divina e storia: in quanto creazione divina è perfetto ed eterno, in quanto storia è minato dal male liberamente commesso dall'uomo , quindi dal fallimento.

Nel mondo Dio agisce come creatore , forza di vita e l'uomo -quando compie il male- agisce come un decreatore . Ne consegue che il mondo è una realtà dinamica e la Bibbia lo coglie con il concetto di alleanza : tutto esiste in modo condizionale cioè esiste solo nella relazione vitale con Dio , l'alleanza cosmica.

Se il cosmo accoglie questa alleanza la creazione va verso un compimento di perfezione altrimenti va verso il fallimento, la decreazione.


Tutto il cosmo è " ricapitolato " nell'uomo.
L'uomo è la chiave di tutto


Il compimento della creazione nell'AT
Dio " crea" il mondo, nella storia, continuamente , insieme all'umanità , per mezzo della sua Alleanza che è Parola/Legge .

Questa azione creatrice è salvifica nel cosmo/storia perchè è permanente e mira ad un compimento definitivo: la perfezione .

Il compimento/perfezione della creazione non è la fine del mondo ma è il compimento/perfezione dell'uomo che ricapitola tutta la creazione in se stesso, come uomo definitivo.

Nell'At questo compimento viene visto come una perfezione di vita " insieme a Dio" . Dio "raccoglie" lungo la storia , con la sua Alleanza-Legge, un popolo ( Israele e tutti i popoli che accolgono l'Alleanza-Legge) che costituisce come suo Regno .


Il mondo è ad un tempo creazione buona , storia di alleanza di Dio con l'uomo, storia di benedizioni divine, storia di fedeltà di Dio e allo stesso tempo è creazione corrotta e storia corrotta dal demoniaco che suscita l'infedeltà dell'uomo, il peccato.




I sapienti dell'At vedono un Dio che salva continuamente Israele ( e l'umanità, per mezzo di esso) dal peccato e dalle sue conseguenze : la decreazione, il fallimento.



Lungo la storia Dio-Salvatore riporta continuamente il suo popolo ( e l'umanità) in una relazione di collaborazione con Lui per il compimento della creazione/storia secondo il Suo disegno di perfezione.


L'esperienza della infedeltà dell'uomo all'alleanza raggiunge la rottura dell'alleanza stessa ( il Diluvio, l'esilio in Egitto,a Babilonia, etc.). In esilio Israele ha sperimentato la morte come percezione di separazione/lontananza da Dio, dalla sua benedizione che è vita : in esilio Jhwh era diventato un " Dio nascosto".

Ma Dio non si è mai separato dall'uomo/Israele , Egli rimane fedele al suo progetto come Creatore/salvatore. e " un giorno" il Regno di Dio , la signoria di Dio sulla creazione , la vita del suo popolo isieme a Lui sarà  compiuta.

Da questa certezza partono i sapienti dell' apocalittica giudaica  per esplorare lo svolgimento della storia e raccordare il loro presente con il compimento atteso .

L'aldilà  nell'ebraismo
La loro visione del mondo nei tempi ultimi dell'evo di Israele divenne però talmente pessimista ( a causa dell'oppressione che Israele subiva ormai da secoli cf. Dn3,8ss) che riuscivano ad immaginare un intervento salvifico di Dio solo come uno sconvolgimento universale tale da diventare distruzione questo mondo dominato dal male e creazione di un Nuovo Mondo nel quale Dio viva finalmente insieme ad un popolo di giusti.

Il Mondo Nuovo prefigurato dall'AT ( nuovi cieli e nuova terra) non è il Paradiso cristiano : si tratta sempre della creazione terrestre purificata dal male e dai nemici con una azione definitiva di Dio

Il compimento della creazione /uomo viene proiettata in un mondo ulteriore : nasce la teologia del Regno di Dio come un nuovo mondo , un aldilà di questo mondo, ma inteso come questo mondo rinnovato da Dio.

Questa teologia della fine del mondo richiedeva che Dio
- risorgesse
tutti i cadaveri in una condizione vivente come l'attuale per un giudizio universale
- che separasse i giusti dagli empi e comminasse loro la retribuzione che avevano meritato .
- I giusti potevano cosà costituire definitivamente il Nuovo Mondo .


Is 65,17 Ecco, infatti, io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente,
Is 66,22 Sì, come
i nuovi cieli e la nuova terra, che io farò, dureranno per sempre davanti a me - oracolo del Signore -, così dureranno la vostra discendenza e il vostro nome.

La credenza in una fine del mondo , una resurrezione finale dei cadaveri , un giudizio universale ed una retribuzione giusta nell'aldilà  basata sui meriti accumulati con l'osservanza di precetti religiosi formò le coscienze dell'epoca pre-cristiana (e permane nell'immaginario cristiano fino ad oggi nonostante l'intervento salvifico per opera di Gesù l'abbia radicalmente smentita)

Nuovi Cieli e Nuova Terra è una espressione che indica il creato nuovo, come una Nuova Creazione.

Sap 19, 6 Tutto il creato fu modellato di nuovo nella propria natura come prima, obbedendo ai tuoi comandi, perchè i tuoi figli fossero preservati sani e salvi.
7Si vide la nube coprire d'ombra l'accampamento, terra asciutta emergere dove prima c'era acqua: il Mar Rosso divenne una strada senza ostacoli e flutti violenti una pianura piena d'erba; 8coloro che la tua mano proteggeva passarono con tutto il popolo, contemplando meravigliosi prodigi. 9Furono condotti al pascolo come cavalli e saltellarono come agnelli esultanti, celebrando te, Signore, che li avevi liberati. 10Ricordavano ancora le cose avvenute nel loro esilio: come la terra, invece di bestiame, produsse zanzare, come il fiume, invece di pesci, riversò una massa di rane. 11Più tardi videro anche una nuova generazione di uccelli, quando, spinti dall'appetito, chiesero cibi delicati; 12poichè, per appagarli, dal mare salirono quaglie.

Nell'evento salvifico dell'esodo dall'Egitto il sapiente ebreo vede la creazione assumere una forma nuova , collaborativa (il vento, il mare, le quaglie, la manna, le sorgenti, etc. ) in accordo con il disegno divino che vuole salvare il popolo dalla sparizione e per mezzo di esso salvare l'umanità.


il Salvatore: colui che compie la creazione nell'UomoDa Israele nasce Gesù, uomoDio, l'uomo dotato di Vita divina, la Vita dell'Eterno ( zoe ).



---->> cosmologia cristiana.2Pt 3,13 secondo la sua promessa,
aspettiamo
nuovi cieli e una terra nuova,
la nuova creazione-l'Uomo Nuovo
nei quali abita la giustizia
.
il Giusto // il Perfetto//il Compiuto // il Definitivo.

Gesù aveva annunciato più volte l'evento che avrebbe compiuto la creazione, il progetto divino :

Gv 4,34 Gesù disse loro:
«Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato
e //
compiere la sua opera.
di Creatore.

Gv 5,36 Ie opere che il Padre mi ha dato
da compiere,

quelle stesse opere che io sto facendo,
testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
a compiere la creazione, nell'Uomo

Mt 19:28 quando il Figlio dell'uomo
Gesù
sarà seduto sul trono della sua gloria

sulla croce
,
alla rigenerazione del mondo,
(lett . palingenesi .)
sulla croce, nella sua morte Gesù inizia la rigenerazione del mondo (il creato) nell'uomo: il dono dello Spirito, la Vita dell'Eterno, all'uomo per rigenerarlo come Uomo.


Maria , Immacolata Concezione della Creazione, l'Uomo.


Lo Spirito sposa la Materia immacolata
L' essere umano, l'uomo non ha in sè l' immortalità . L' anima immortale è una filosofia ellenistica.

La Rivelazione divina afferma che l'essere umano - che ricapitola in sè la creazione visibile e invisibile - è destinato all'immortalità ma non la possiede costitutivamente.

Solo il Verbo Creatore può dare all'uomo l'immortalità.
Se l'uomo è destinato a compiersi come essere definitivo e immortale -l'Uomo-questo può avvenire solo per opera del Verbo Creatore.




Mondo Creato nelll'uomo e Mondo Creatore datore di Vita definitiva devono unirsi perchè nasca l'Uomo Definitivo, immortale.



Maria , pura ricapitolazione della creazione , viene scelta come sposa dallo Spirito creatore .

spiritomateria Lo Spirito Divino ha sposato Maria ed ha concepito l'Uomo .

La Parola Creatrice di Dio, il Verbo Divino , si è fatto carne-umanità, in Maria.

La teologia cattolica sulla base dei Vangeli, chiama Maria "immacolata" , come priva di peccato originale , quindi priva di peccati, ovvero "vergine" , come "sempre vergine" .

Lo Spirito genera l'Uomo nella creazione-umanità " vergine//immacolata", Maria .


Il battesimo cristiano cancella nel credente l'eredità del peccato originale , cioè rende -in lui- la creazione " immacolata come quella di Maria" perchè lo Spirito possa generare -in lui- l'Uomo.
Maria è "l'immacolata concezione", l'atto divino del "concepimento immacolato dell' Uomo .



Il nome dell'Uomo , o Figlio dell'Uomo, è Gesù , cioè " Dio che salva, che compie la creazione".

Sant’Ireneo spiega la “ricapitolazione (anakephalaiosis) di tutte le cose” operata da Cristo (Ef 1,10) come un “riprendere le cose dal principio per condurle al loro compimento”. Gesù è la la ricapitolazione compiuta cioè perfetta della creazione nell'uomo , Vivificata dallo Spirito , l'Uomo; è il progetto di Dio rivelato nella sua pienezza.

1Gv1,1 Quello che era da principio,
quello che noi abbiamo
udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi,
quello che
contemplammo e che le nostre mani toccarono
del
Verbo della Vita
[ zoe = la Vita divina, nelle scritture cristiane ]

Gv 1,1In principio
era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
2Egli era, in principio, presso Dio:
3
tutto è stato fatto per mezzo di lui
// e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

4
In lui era la Vita
lo Spirito//Vita divina è nel Verbo
... 14E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.


Gv 1,18 Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.



1Gv1, 2-la Vita infatti si manifestò,
noi l'abbiamo
veduta e di ciò diamo testimonianza
// e
vi annunciamo la Vita eterna,
zoeν ten aiōnion = la Vita di qualità divina
che era presso il Padre e che si manifestò a noi -


Gesù (Dio che salva) salva l'uomo dal fallimento del proprio essere dandogli lo Spirito , la Vita ( zoe) che lo concepisce come Uomo per portarlo a compimento definitivo. Immortale.

1Gv1, 3quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi,
perché anche voi siate in comunione con noi.
E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo,
perché la nostra gioia sia piena.

Col1,15 immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura;
16 per mezzo di lui sono state create tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili :

Troni, Dominazioni, Principati e Potenze.



Col 1,16 Tutte le cose sono state create per mezzo di lui
e in vista di lui.


---
Infatti

Ef1 , ( la Sua Grazia) 8Egli l'ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza,
9
facendoci conoscere il mistero della sua volontà,
La Volontà di Dio, il Suo Progetto
secondo la benevolenza che lui si era proposto 10 per il governo della pienezza dei tempi:
ricondurre al Cristo,
ricapitolare : Il «mistero della volontà» divina ha un centro che è destinato a coordinare tutto l’essere e tutta la storia conducendoli alla pienezza voluta da Dio.
unico capo,
tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra.

Gesù è il centro, l'asse che ricapitola in sé «tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra». L'Uomo Compiuto.

Tutto, la creazione-storia procede da Lui e cammina verso di Lui, perchè tutti accolgano la sua salvezza-lo Spirito e diventino Uomini Definitivi.

Gesù : Dio salva

«Ecco, io faccio nuove tutte le cose»(Ap 21,5)

Gaudium et Spes IV, 45
.. la Chiesa è “l'universale sacramento della salvezza” che svela e insieme realizza il mistero dell'amore di Dio verso l'uomo. Infatti il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, si è fatto egli stesso carne,
- per operare, lui, l'uomo perfetto,

[ Uomo compiuto e definitivo]
la salvezza di tutti
[ il compimento definitivo degli uomini come Uomini]
e

[parallelismo : cioè]
la ricapitolazione universale
.
[ della creazione, in Lui. ]

Parola chiave : compimento

Gn 12,7E Dio creò l'uomo a sua immagine;
a
immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò. 28Dio li benedisse e Dio disse loro:....
E fu sera e fu mattina: sesto giorno.

2,1Così furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere.
2Dio,
nel settimo giorno, portò a compimento il lavoro che aveva fatto
// e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro che aveva fatto.


Giovanni annucia che la creazione , ai tempi di Gesù non era ancora compiuta , non si era ancora entrati nel 7° giorno:

Gv 5,16Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

Gesù faceva opera creatrice il sabato, il 7° giorno , proprio per annunciare che la creazione, l'Uomo, non era ancora compiuta e si era ancora nel 6°.

L' ultimo giorno di Gesù, secondo l'evangelista Giovanni, è ( teologicamente ) il 6 ° giorno della creazione (Gv 12,1 ), il giorno della creazione dell'Uomo che è il compimento della creazione stessa.

Il giorno di Gesù .


17 Gesù disse loro: «Il Padre mio agisce anche ora e anch'io agisco».
18Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo,
perché non soltanto
violava il sabato,
[ il che equivaleva per loro violare tutta la Torah divina ]
ma chiamava Dio suo Padre,
facendosi uguale a Dio.

La glorificazione dell'Uomo Compiuto

Gv 17, 1... Poi, alzàti gli occhi al cielo, disse: «Padre, è venuta l'ora:
glorifica il Figlio tuo
perché
il Figlio glorifichi te.

2Tu gli hai dato potere su ogni essere umano,
perché egli dia la Vita eterna
a tutti coloro che gli hai dato.


Il IV vangelo fa annunciare l'Uomo ai gudei da pilato. "Ecce Homo"
--

3Questa è la Vita eterna:
che conoscano te, l'unico vero Dio,
conoscere : vivere insieme, in unione e comunicazione piena: è la comunione di Vita
e colui che hai mandato, Gesù Cristo.

l'Uomo Definitivo

4Io ti ho glorificato sulla terra,
compiendo l'opera che mi hai dato da fare.

glorificare Dio non è riempirlo di lodi a parole ma è compiersi come Uomini nella storia

5E ora, Padre,
glorificami davanti a te
rendi definitivo, eterno , il mio essere Uomo compiuto , nella comunione con te
con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.
la pienezza della divinità di Verbo Creatore : L'Umanità entra definitivamente nella sfera divina come Umanità Definitiva.

Attraverso le parole di Gesù Giovanni annuncia nel crocifisso morente il compimento della creazione cioè l' Uomo Compiuto e la richiesta di Gesù della sua glorificazione nella condizione divina di Uomo Definitivo.

Gv 19, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto,
affinchè si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete »
. 29Vi era là un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca.
30Dopo aver preso l'aceto, Gesù disse:
«E' compiuto! ».

Lc 13,32 «Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani;
e
il terzo giorno la mia opera è compiuta.

Gesù sulla croce muore come Uomo Compiuto e risorge come Uomo definitivo. Lui è la Creazione Compiuta e Definitiva : in Lui la creazione raggiunge la pienezza definitiva.

Ap 22,11 ss... Io sono l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine.
[Cioè la creazione tutta, compiuta. ]




CUCC
668
“Per questo Cristo è morto e ritornato alla vita:
per essere il Signore dei morti e dei vivi”
( Rm 14,9 ).
L'Ascensione di Cristo al cielo significa la sua partecipazione, nella sua umanità, alla potenza e all'autorità di Dio stesso. Gesù Cristo è Signore: egli detiene tutto il potere nei cieli e sulla terra. Egli è “al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione” perché
il Padre “tutto ha sottomesso ai suoi piedi” ( Ef 1,21-22 ). Cristo è il Signore del cosmo [Cf Ef 4,10; 1Cor 15,24; 668 1Cor 15,27-28 ] e della storia. In lui la storia dell'uomo come pure tutta la creazione trovano la loro ricapitolazione”, [Cf Ef 1,10 ] il loro compimento trascendente.

Gesù , Uomo Compiuto e Definitivo, compimento della creazione-storia, ha realizzato in se stesso il progetto di Dio.

Ef 4,10 Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli,
per essere pienezza di tutte le cose.

Essendo tutto il creato ricapitolto nell'uomo, l'espressione "aspettiamo Nuovi Cieli e Nuova Terra" , nell'eone cristiano viene ad indicare il compimento definitivo della creazione ( cioè di tutta l'umanità) nell'Uomo Definitivo, Gesù .



Gesù è la novità, la buona notizia, il vangelo .
La volontà di Dio , il suo progetto , è l'uomo dotato di Vita divina, che si compie nella storia per opera dello Spirito , cioè nella Carità, ( Uomo Compiuto) e muore - risorge (Uomo Definitivo ).

La destinazione dell'uomo è l'Uomo, Compiuto nella perfezione della Carità e Definitivo nella resurrezione .

1Cor 15,28 E quando tutto gli sarà stato sottomesso,
anch'egli, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa,
quello sarà
Dio,
Tutto in tutti
.

Perciò

Rm 12, 2 Non conformatevi alla mentalità  di questo secolo,
le ideologie, gli spiriti che dominano la mente degli uomini
ma
trasformatevi
cambiate mentalità
rinnovando la vostra mente,

con la rivelazione divina : Gesù ;convertitevi al Vangelo ,a Buona Notizia, Gesù, l'Uomo vero
per poter discernere la volontà  di Dio.

il suo progetto, il compimento della creazione nell'uomo trasformato in Uomo Definitivo; progetto che è per ognuno di voi.

La croce: compimento della promessa divina XXIX CONVEGNO MARIANO Facoltà Teologica Teresianum Roma 28-30 dicembre 2008 Ricardo Pérez Mårquez Centro Studi Biblici “G. Vannucci” Montefano (Mc)

" A questo riguardo è l’evangelista Giovanni ad offrire un quadro anomalo per spiegare il compimento del disegno creatore del Padre.

In una cornice di odio e di violenza, fomentata dagli stessi rappresentanti dell’istituzione religiosa, trovandosi in un ambito al di fuori di ogni sacralità, come il luogo dell’esecuzione dei peggiori criminali, e dove sono infrante tutte le norme di purità (sangue versato, presenza di donne, pagani), Gesù porterà al massimo la sua capacità di amare, e dicendo «È compiuto!» (Gv 19,30), dimostra in che modo si realizza quello che Dio aveva che dovrà illuminare l’umanità intera.

Cf. Gv 19,19.20.21.22.Nel racconto della Passione secondo Giovanni è interessante l’uso che l’autore ha fatto del verbo «scrivere», in relazione all’iscrizione (gr. titlon / lat. titulus) composta da Pilato da appendere sulla croce: per sei volte adopera tale verbo in modalità diverse
egraphen (scrisse)
en de gegrammenon
(vi era scritto)
en gegrammenon (era scritta),
me graphe (non scrivere),
o gegrapha (ciò che ho scritto)
gegrapha
( ho scritto)

L’iscrizione sulla croce, in ebraico, in latino e in greco, era scarna ma sufficiente per indicare il valore di tale scrittura, il cui messaggio riguardava un uomo, Gesù il Nazareno, e la sua regalità, il re dei Giudei.

Il fatto che molti Giudei lessero (gr. anegnosan) quella iscrizione (cf. Gv 19,20), attira la reazione contraria dei capi religiosi, che intervengono affinché sia cambiato il testo; essendo i difensori dell’ortodossia, i capi del popolo vogliono dare la giusta interpretazione sul motivo di condanna a morte di Gesù, senza rendersi conto che proprio la morte infamante che essi gli hanno inflitto sarà per il Cristo l’occasione per manifestare la sua signoria.

La regalità di Gesù, essendo all’insegna del dono totale di se stesso, e non paragonabile a nessuna altra di tipo terreno, ha in sé la forza di costituire la comunità del Regno, dove l’unica potestà riconosciuta è quella dell’amore incondizionato e gratuito che si esprime attraverso il servizio (cf. Gv 13,12-17).

Il testo di Giovanni 19,17-22 è fondamentale per comprendere il valore della Scrittura nella vita della comunità; quanto Dio ha voluto comunicare agli uomini fin dall’inizio della loro storia si comprende solo alla luce di quella iscrizione appesa sul patibolo e che identifica Gesù di Nazareth come il re, il modello di umanità, colui nel quale si manifesta lo splendore della condizione divina.

La «Scrittura» della croce poteva essere letta da tutti i passanti, visto che il luogo dell’esecuzione era fuori dalle mura della città, una periferia non legata a un spazio sacro, e pertanto non soggetta a dottrine religiose né a norme particolari di comportamento.

Ma non bastava quella accessibilità del testo, visibile a tutti e scritto in tre lingue, bisognava spiegare come quella parola era letta e ascoltata nella comunità di credenti per poterla testimoniare con la loro vita.

Ecco che sul luogo della crocifissione, dove la Parola fatta carne è stata innalzata, si ritrova la comunità di Gesù, quale testimone del compimento del disegno creatore. Presso il patibolo c’è la madre e il discepolo amato, figure del popolo dell’alleanza nuova e definitiva, che indicano il crocifisso come l’unica Scrittura capace di comunicare vita e salvezza.

Volgendo lo sguardo su colui che è stato trafitto, Maria non solo legge in quella carne la nuova Scrittura, ma, ascoltando la voce del Cristo, si identifica con quanto dalla croce è stato proclamato.

L’ultima parola pronunciata da Gesù sul patibolo riguarda l’inizio di un’umanità nuova, compimento del disegno di Dio:
Gv 19,30: E’ ormai completato… (gr. tetelestai) espressione che riprende le parole pronunciate da Dio al termine dell’opera creatrice:
Gen 2,1: Così furono portati a compimento il cielo e la terra (gr. synetelesthesan)
Gen 2,2: Allora Dio portò a compimento nel settimo giorno le sue opere (gr. synetelesen)

Le parole del racconto della creazione sono parole profetiche e non delle realtà già avverate.

2 Per sette volte l’autore sacro scrive: «Dio vide che era buono» (cf. Gen 1,4.10.12.18.21. 25.31)Il disegno creatore del Padre si realizza nella persona di Gesù; quanto Dio ha preparato per l’umanità e che, secondo il libro della Genesi, Egli già contempla , troverà la sua completa attuazione sulla croce del Figlio.

Sulla croce il Figlio dell’Uomo manifesta la sua gloria, il suo amore fino all’estremo, dando compimento all’opera del Padre. Gesù è stato conseguente fino alla fine, manifestando la stessa qualità di amore del Padre, un amore generoso e gratuito che dà senza attendere contraccambio, e risponde all’odio con l’amore.

Nel momento della sua agonia la presenza di Dio splende come non mai in Gesù, annientando la morte e comunicando la Vita definitiva. E di tale compimento ne sono testimoni la madre e il discepolo amato.

In Gesù giunge al culmine la realizzazione del progetto creatore del Padre: che l’uomo diventi figlio di Dio (cf. Gv 1,12). ...

Facendosi uguale a Dio (cf. Gv 5,18), Gesù conferma tale disegno, l’opera creatrice giunge a termine e apre al mondo rinnovato; ciò spiega perché nel racconto della risurrezione, l’evangelista inizi con l’indicazione «il primo giorno della settimana» (Gv 20,1, cf Mt 28,1; Mc 16,2; Lc 24,1).

Il Risorto è inizio della nuova creazione, la tappa ultima della storia umana si inaugura immediatamente dopo la morte di Gesù in croce.

Contemplando l’uomo appeso al patibolo, il Figlio di Dio, la comunità dei credenti, costituitasi sul Golgota, è testimone del compimento avvenuto.

Dimostrando la sua piena adesione al Signore nel momento del massimo abbandono, Maria, la discepola fedele, continua a collocarsi al centro della Parola. Ella entra nel cuore della parola creatrice quando riconosce nel suo Figlio il modello dell’umano, lo splendore della gloria divina.

Da questo istante la comunità, con Maria al centro di essa (cf. At 1,14), non riconosce altra Scrittura da quella rivelata sulla carne di Gesù, il crocifisso.

Ciò che Dio aveva voluto comunicare agli uomini trova la sua spiegazione nella croce del Figlio, e il compimento delle antiche promesse annunciate dai profeti va oltre quanto essi avevano potuto credere o immaginare.

Con la sua presenza solidale accanto al Maestro, Maria mostra ai discepoli il modo in cui bisogna rapportarsi con la parola del Signore.

Ora, sul patibolo, si comprende che tale parola riguarda non una dottrina da imparare o da memorizzare, e nemmeno un insieme di norme e precetti da osservare, bensì è l’amore incondizionato del Padre, un’offerta di vita da accogliere e da incarnare nell’esistenza di ogni credente.

La nuova alleanza stipulata sul Golgota non pone l’uomo al di sotto di Dio, quale suddito che deve sottomettersi ai suoi decreti per ottenere delle benedizioni, bensì lo colloca in un rapporto di piena comunione, di intimità profonda, come è accaduto con Maria.

Le parole della madre di Gesù nell’episodio di Cana: «fate quello che vi dirà» (Gv 2, 5) ricordano la professione di fede del popolo d’Israele al Sinai, quando gli venne presentata la Legge: «quanto il Signore ha detto noi lo faremo…» (Es 19,8; 24,3.7), e anticipano la risposta della comunità dei credenti quando accolgono il nuovo rapporto con Dio inaugurato da Cristo.

I credenti non si lasciano guidare da dottrine, ma seguono l’Uomo-Dio per compiere le sue stesse scelte; il dire di Dio, rivelato nella croce di Gesù, non si traduce in parole, bensì riguarda un modo di agire che comunica la sua stessa Forza Vitale.

Con lo sguardo su Gesù, il Figlio dell’Uomo, e orientando la propria esistenza secondo il modello di umanità da lui proposto. Tale attenzione era stata già annunciata dal profeta Zaccaria, le cui parole, «guarderanno a colui che hanno trafitto» (Zac 12,10), sono riprese dall’evangelista Giovanni (Gv 19,37) a conclusione del racconto della passione, per confermare la loro attuazione nella persona di Gesù, e anche dall’autore dell’Apocalisse, a modo di allusione, all’inizio della sua opera («ognuno lo vedrà, anche quelli che lo trafissero», Ap 1,7).

Entrambi gli autori concordano nel dire che
l’espressione più alta della parola di Dio non è quella scritta in un libro, ma quella che si manifesta sulla carne dell’uomo che dona la vita per amore. *

Al centro della Parola: l’umanità nuova
L’autore dell’Apocalisse è colui che meglio spiega, con la sua opera, il modo in cui la comunità dei credenti si dovrà rapportare con le Scritture, per entrare anche essa, come Maria, nel cuore della parola creatrice, e permettere che il suo contenuto possa prendere carne ugualmente in loro.

Il Libro dell’Apocalisse può essere considerato come il coronamento del lungo percorso ermeneutico della parola di Dio, cioè come essa sia stata recepita e attuata nella storia del popolo d’Israele.

Le Scritture sono rilette alla luce del Risorto, per mostrare come il loro messaggio doveva preparare alla novità della parola del Cristo.

Il disegno creatore del Padre che in tanti modi era stato raccontato, si è infatti pienamente rivelato nella persona di Gesù Messia, come ricorda anche l’autore della Lettera agli Ebrei: «Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato l' universo» (Eb 1,1).

Il messaggio dell’Apocalisse, inteso come l’alfa e l’omega della rivelazione, si ricollega alla Genesi per rileggerla e spiegarla da una nuova ottica: non quella di un paradiso irrimediabilmente perduto, ma quale profezia dei tempi nuovi, in cui il progetto della creazione sarà finalmente realizzato nel Cristo.

La rilettura e «riscrittura» del racconto della creazione apre, nel messaggio dell’Apocalisse, a un traguardo di speranza, sapendo che tutta la storia umana è orientata secondo il disegno divino di salvezza.

L’autore dell’Apocalisse invita la comunità dei credenti a testimoniare la massima fiducia in Dio, e lo fa presentando al termine della sua opera la visione rassicurante di cieli nuovi e terra nuova (cf. Ap 21,1).

Questa nuova creazione trova la sua origine non in una semplice parola pronunciata da Dio all’alba dei tempi («Dio disse…»), ma in una parola-evento mediante la quale tutto l’universo riceve il suo equilibrio e la sua armonia.

Non si tratta solo di un dire, ma di un fare di Dio, un’azione capace di comunicare nel creato tutta la sua forza vitale.

L’autore dell’Apocalisse ricorda tale operato quando, alludendo al profeta Isaia, afferma nei riguardi di Dio: «Ecco Io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5, cf Is 43,19). La comunità si confronta pertanto con una parola che porta continuamente delle novità, una parola viva che ha bisogno di nuove formulazioni in sintonia con le necessità che emergono nella storia e nella vita dei credenti.

La parola creatrice ha generato in Maria un’umanità nuova, il Figlio da lei nato è «il Principio e la Fine» (Ap 22,13; cf Gen 1,1; Gv 1,1; Ap 3,14; 21,6), perché in Gesù il divino si è fuso con l’umano, e queste due realtà, da sempre contrapposte, non possono essere più separate. Maria è la prima testimone di questo evento.

L’autore dell’Apocalisse riprende nella sua opera la stessa testimonianza che Maria ha dato con la sua vita, cioè egli vuole far comprendere che Dio non è più una realtà inaccessibile all’uomo, ma che si incontra nell’Umano, e più si cresce in umanità più è possibile incontrare e fare esperienza del «Dio con noi» (cf. Ap 21,3).

Ciò spiega perché nell’Apocalisse siano molto importanti i riferimenti alla Genesi, per far capire al lettore e agli ascoltatori come contemplare la visione di una creazione completamente rinnovata. Le allusioni al racconto della creazione sono evidenti all’inizio e alla fine dell’Apocalisse, quale traccia che deve guidare la comprensione della Rivelazione di Gesù Cristo.

L’autore dell’Apocalisse parla dell’«albero della vita», immagine fondamentale per capire la narrazione di Gen 2- 3, e lo fa nella prima parte della sua opera e alla fine della medesima (cf. Ap 2,7; 22,2.14.19). Il significato dell’albero della vita, oltre le indicazioni che la Genesi atribuisce, acquista nell’Apocalisse il suo esatto valore alla luce di Zac 10,12, testo al quale l’autore allude nel prologo dell’opera («ognuno lo vedrà, anche quelli che lo trafissero», Ap 1,7).

Il riferimento è all’uomo Gesù, appeso alla croce e trafitto nella carne e, in questo modo, l’autore dell’Apocalisse prepara il lettore a identificare l’albero della vita con il patibolo.

Per i credenti la croce è l’unico albero della vita, in quanto è su quel legno che si compie il progetto di Dio sull’umanità, ed è il suo frutto, ossia l’amore senza limiti che Dio offre, la sua piena manifestazione.

La prima lettera del settenario, quella inviata alla chiesa di Efeso: «A chi vince io darò da mangiare dell’ albero della vita, che è nel paradiso di Dio» (Ap 2,7). Si tratta del dono che Cristo dà ai credenti di quella comunità, che mantiene la fedeltà al Signore, accogliendo l’invito alla conversione.

Le parole che il Signore rivolge alla chiesa di Efeso, non rimandano al futuro, ma riguardano il suo presente («a colui che sta vincendo»), e comportano la promessa di un dono completamente gratuito («darò a lui da mangiare»).

Questo dono richiama in modo esplicito il Libro della Genesi (cf. Gen 2,9; 3,22-24), dove
l'albero della vita è immagine di quella realtà di pienezza alla quale ogni uomo deve aspirare.

L’autore precisa che l’albero si trova nel «paradiso di Dio», luogo accogliente dove si può raggiungere la stessa delizia divina. Le Scritture si aprono e si chiudono con l’immagine del giardino, il progetto di pienezza di vita che trova la sua realizzazione e compimento nell'umanità nuova inaugurata da Cristo.

3- Il termine greco paradeiso è d’origine persiana, strano al testo ebraico della Genesi che parla di gan Eden = giardino del piacere” (Gen 2,8.9.10.15.16). Nel NT ricorre soltanto tre volte: Lc 23,43; 2Cor 12,4 e Ap 2,7. Attraverso il riferimento al «paradiso di Dio», l’Apocalisse segnala che la parola di Dio non è una dottrina da imparare e fissare nella mente, ma è una realtà vitale da sentire e da assimilare attraverso i sensi umani, come il giardino, luogo di vita, ricorda.

Accedere al giardino per mangiare i frutti dell’albero della vita non dipende dai meriti o sforzi umani, ma è un dono che il Signore regala a chiunque accolga il suo amore, perché possa esperimentare la piena comunione con Dio.

Sull’umanità non pesa più il divieto di Gen 3,22: «ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dall'albero della vita, ne mangi e viva sempre». Ciò che prima era interdetto si presenta ora come un invito, dando adesione a Gesù si partecipa a quel disegno di salvezza che garantisce agli esseri umani la loro piena realizzazione; si entra nel cuore della parola creatrice quando si accoglie la proposta del Padre di essere dimora del suo amore.

Come Maria, da madre di Gesù ha saputo diventare la perfetta discepola del Cristo, ugualmente la comunità dei credenti è chiamata a testimoniare la stessa fede in colui che nella sua carne ha rivelato l’immagine di Dio.

Nella visione finale dell’Apocalisse (cf. Ap 21,1-7) il disegno di Dio raggiunge il suo culmine e la sua parola conferma la decisione del suo volere: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. 4E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate». (Ap 21,3-4)

La massima aspirazione degli uomini, la felicità, coincide con la volontà del Padre: che l’essere umano sia pienamente felice. Volontà che si manifesta nell’azione creatrice tesa a eliminare ogni causa di sofferenza nell’umanità, dalle lacrime alla morte.

In Maria questo volere divino ha trovato piena attuazione, poiché ella ha esperimentato nella propria carne la presenza di un Dio che si è fuso con l’umano. "




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