Piccolo Corso Biblico

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Peccato e perdono.
Il ruolo della fede cristiana
Il peccatoIl termine più frequente nel NT per indicare il peccato è hamartia, usato al plurale per indicare diverse azioni colpevoli. Tipiche sono le frasi: "confessione dei peccati" (Mt 3,6; Mc 1,5; IGv 1,9), "remissione dei peccati" (Mt 26,28; Mc 1,4; Lc 1,77; 3,3; 24,47; At 5,31; Col 1,14) "salvare dai peccati" (Mt 1,21). Paolo usa questo termine al plurale nelle citazioni esplicite (Rm 4,7-8; 11,27) e implicite dell'AT (!Ts 2,16: cf. Gen 15,'16; 1Cor 15,17) e nelle formule liturgiche (ICor 15,31; Gal 1,4; Col 1,14). Spesso usa il termine hamartia al singolare per indicare una potenza maligna personificata che regna nel mondo (Rm 5,12ss). Nel quarto Vangelo (Gv) il termine al singolare designa una disposizione interiore permanente dell'uomo e dell'umanità (Gv 8,21; 9,41). Hamartema indica l'effetto di un atto peccaminoso libero e cosciente. Generalmente è usato al plurale (Mc 3,28; ICor 6,18; Rm 3,25); al singolare è adoperato per il peccato imperdonabile contro lo Spirito Santo (Mc 3,29). Paraptoma significa caduta, passo falso, ed è usato spesso al plurale (Mt 6,14; Mc 1,25; 2Cor 5,19; Gal 6,1; Rm 4,25; 5,15.16.18.20; Ef 1,7; 2,1; Col 2,13). Parabasis, trasgressione, si trova nelle lettere paoline e nell' epistola agli Ebrei (GaI 3,19; Rm 2,23; 4,15; 5,14; lTm 2,14; Eb 2,2; 9,15). Opheilema,-debito, un termine raro nell'AT, è derivato dal linguaggio giuridico del tardo giudaismo. Mt lo adopera nella preghiera del Padre nostro (Mt 6,12) : il peccato è assimilato a un debito, che si deve pagare al Padre, come dobbiamo rimettere i nostri debiti al prossimo. In s. Paolo il concetto affiora nella metafora del "chirografo", cioè del biglietto di debito soppresso dalla croce di Cristo (Col 2,14). Anomia, ingiustizia, serve a designare uno stato generale di ostilità contro Dio in un contesto escatologico ed equivale ad una condizione generale di perversione religiosa (Mt 7,23; 13,41; 23,28; 24,41). Paolo usa il termine nelle formule derivate dalla catechesi primitiva (2Ts 2,7; 2Cor 6,14). Adikia, termine affine al precedente, indica uno stato di ingiustizia (Lc 13,27; 16,8s; 18,6; At 1,18). È frequente nella lettera ai Romani (Rm 1,18.29; 2,8; 3,5; 6,13; 9,14). Tutte le culture ( quindi le religioni) esprimono in qualche modo la legge morale naturale all'interno dei loro codici di comportamento e chiamano in modi diversi il "peccato".

Ci sono tracce in ogni racconto dell’antichità di un "peccato delle origini" che ha avuto come conseguenza la costante storica dell’imperfezione e la debolezza morale degli uomini : l’uomo conosce ciò che è bene e ciò che è male ma non ha sempre la forza morale di scegliere il bene e rigettare il male. A causa di questa debolezza c’è un peccato ricorrente nella storia della l'umanita'.

« Nella storia dell'uomo è presente il peccato: sarebbe vano cercare di ignorarlo o di dare altri nomi a questa oscura realtà. Per tentare di comprendere che cosa sia il peccato, si deve innanzi tutto riconoscere il profondo legame dell'uomo con Dio, perché, al di fuori di questo rapporto, il male del peccato non può venire smascherato nella sua vera identità di rifiuto e di opposizione a Dio, mentre continua a gravare sulla vita dell'uomo e sulla storia. »
(Catechismo della Chiesa Cattolica, 386)

Il peccato è la trasgressione intenzionale della volontà di Dio, e presuppone la conoscenza e la libera decisione .

È una
mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza;
[è in prima istanza una mancanza contro la legge morale naturale ]
è una trasgressione in ordine all'amore vero, verso Dio e verso il prossimo,
[ è una mancanza contro l' opzione fondamentale nelle religioni di Dio, ebraiche, cristiane e islamiche]
a causa di un perverso attaccamento a certi beni.
Il peccato
ferisce la natura dell'uomo e attenta alla solidarietà umana.
( Catechismo della Chiesa Cattolica, 1849)

Il peccato corrompe la natura umana impedendo a Dio di portarla a compimento definitivo secondo il suo progetto creativo .

Il " peccato del mondo "
"L'evangelista Giovanni parla del peccato del mondo (Gv 1,29). Nella letteratura giovannea il termine 'mondo' ha un significato negativo, designando tutti gli uomini, giudei e pagani, che rigettano la rivelazione definitiva portata nel mondo dal Figlio di Dio.
Il peccato del mondo non significa il peccato degli uomini in generale né la somma dei peccati individuali, ma il male in se stesso, in tutta la sua estensione e nelle conseguenze. Esso è una forza che acceca l'umanità e si trova alla base di tutte le prese di posizione contrarie a Dio
(cioè contrarie all'uomo n.d.r.).
[Nuovo Diz. Teol. Biblica-Paoline]

Per le religioni sono sacri gli dèi e le loro leggi e il peccato è una trasgressione della Legge divina e // un'offesa alla divinità .

Gesù rivela il "peccato del mondo" : opprimere l'uomo , sfruttarlo, dileggiarlo, picchiarlo, ferirlo, diffamarlo, accanirsi contro, affliggerlo, torturarlo, abbandonarlo, deprivarlo della dignità, spogliarlo di tutto , ... disfarsene uccidendolo.
n

Per Gesù è l'uomo ad essere fatto per il sacro ed il peccato è tutto ciò che offende l'uomo impedendogli di raggiungere il compimento definitivo del suo essere.

Il peccato è una schiavitù da cui solo Gesù , con la potenza dello Spirito divino, può liberare radicalmente e definitivamente in modo tale che l'essere umano , inseminato di Spirito , possa compiersi come Uomo Definitivo.

L'indurimento del cuore ( coscienza )
La moltiplicazione dei peccati può condurre l'uomo a sprofondare in un atteggiamento permanente di rifiuto di Dio tale da renderlo incapace di risollevarsi dall'abisso in cui è caduto, a meno che non si compia un miracolo.

Questa situazione, chiamata "indurimento nel peccato", viene espressa nella Bibbia mediante diverse immagini: si parla di accecamento (ls 6,10; 29,9), di cuore ingrassato (Is 6,10), cuore incirconciso (Dt 10,16; Ger 4,4; 9,25; Ez 44,9) o di cuore di pietra (Ez 11,19; 36,26), di orecchie tappate (Is 6,10; Ger 6,10; Zc 7,11), di dura cervice (Es 32,9; Dt 9,6; Ger 7,26).

Classico è l'esempio del faraone che non vuole lasciar partire Israele dall'Egitto: si indurisce lui stesso (Es 7,13s.27; 8,15; 9,7.34s)

I profeti denunciano l'indurimento di Israele che rifiuta di convertirsi (Is 6,9s; 1,23; 29,9s; Os 4,7; Ger 5,2Iss; 6,10). Nei libri sapienziali gli iniqui sono presentati come induriti nel male (Pr 28,14; 29,1). In alcuni testi l'indurimento del cuore è attribuito alla diretta iniziativa di Dio (Is 6,9ss).

L'uomo semitico difficilmente distingue tra la volontà positiva di Dio e quella permissiva. Nelle espressioni tipiche dei linguaggi del mondo antico è Dio che -permissivamente- gli indurisce il cuore (Es 4,21; 7,3; 9,12; 10,1.20.27).

L'ostinazione è la caratteristica del peccatore che vuole rimanere separato da Dio e rifiuta di convertirsi. La caparbietà di Israele nel non convertirsi non è attribuita a Dio, ma alla cattiva volontà del popolo (Sal 95,8).

Nel NT si parla dell'indurimento dei discepoli di Gesù (Mc 6,52), degli ebrei (At 28,27; 2Cor 3,14; Rm Il,7) e dei pagani (Ef 4,18). Esso concerne il rifiuto di credere in Gesù, che insegna e opera miracoli.

L'apostolo Paolo cerca di trovare un significato teologico a questa situazione. L'indurimento del faraone serve a far risplendere la gloria di Dio (Rm 9,14-18); l'ostinazione di Israele nel rifiutare Cristo rende possibile l'entrata delle nazioni pagane nella chiesa (Rm Il,12-24).

L'indurimento del cuore esprime una situazione in cui Dio non può indurre al pentimento il peccatore per riportarlo nella alleanza e donargli le sue benedizioni.

Questa condizione in cui era caduto Isarele e che si manifestava nell'incontro con Gesù, veniva letta come una maledizione divina.

( Is 6,9 Egli disse: «Va' e riferisci a questo popolo: «Ascoltate pure, ma non comprenderete, osservate pure, ma non conoscerete». 10Rendi insensibile il cuore di questo popolo, rendilo duro d'orecchio e acceca i suoi occhi, e non veda con gli occhi né oda con gli orecchi né comprenda con il cuore né si converta in modo da essere guarito». )

Mt 13, 13Per questo a loro parlo con parabole:
perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
14Così
si compie per loro la profezia di Isaia che dice:
Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete.
15 Perché
il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati
duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi,
Dio invita il profeta ( qui Gesù) a lanciare la Sua Parola a coloro che hanno indurito il loro cuore ...
perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano
e io li guarisca!

// At 28,27
Mc 4,12 affinché guardino, sì, ma non vedano,
ascoltino, sì, ma non comprendano,
perché non si convertano e venga loro perdonato».
Lc 8,10 Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio,
ma agli altri solo con parabole,
affinché vedendo non vedano e ascoltando non comprendano.
Gv 12,40 Ha reso ciechi i loro occhi e duro il lorocuore,
perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore
e non si convertano, e io li guarisca!

 
Il peccato che non può essere cancellato
Il peccato può diventare nell'uomo una condizione irreversibile, come una maledizione.


Mt12, 22In quel tempo fu portato a Gesù un indemoniato, cieco e muto, ed egli lo guarì, sicché il muto parlava e vedeva. 23Tutta la folla era sbalordita e diceva: «Che non sia costui il figlio di Davide?». 24Ma i farisei, udendo questo, dissero:
«Costui non scaccia i demòni se non per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni»
E' espressione di un rifiuto radicale e di disprezzo dell'azione liberatrice di Gesù.
.. 25Egli però, conosciuti i loro pensieri, disse loro:
...28Ma,
se io scaccio i demòni per mezzo dello Spirito di Dio,
e non per mezzo di baalzebub ( non spregiativo dell'idolo dei cananei)
allora è giunto a voi il regno di Dio
.

E' necessario far bene attenzione alle parole -promesse di Gesù, ed alle proprie scelte :

30Chi non è con me è contro di me,
e
chi non raccoglie con me disperde.

Affermare di "non essere con Gesù nè esserGli contrario" , non significa poter essere neutrali rispetto a Lui . Chi non è con Lui disperde se stesso, non giunge a compimento definitivo.

Chi non è con Gesù, pur affermando di non essendogli contrario, di fatto è contro di Lui perchè la mancanza di fede in Gesù come opzione fondamentale dell'esistenza significa che ogni atto è peccato. E questa è la schiavitù al peccato.

31Perciò io vi dico: qualunque peccato e bestemmia verrà perdonata agli uomini,
ma la bestemmia contro lo Spirito non verrà perdonata.
32A chi parlerà contro il Figlio dell'uomo, sarà perdonato;
ma a chi parlerà contro lo Spirito Santo,
chi esprimerà un rifiuto radicale di Gesù cioè esprimerà una radicale sfiducia in Lui , la sua non-fede radicale lo lascerà nella schiavitù del peccato
non sarà perdonato,
né in questo mondo né in quello futuro.

un punto di nonritorno.

L'eresia
Il peccato per eccellenza ( lettra 1Gv ) è il rifiuto della tradizione apostolica che confessa Cristo come Figlio dì Dio venuto nella carne (lGv 2,22s).

Questa negazione comporta la rottura della comunione ecclesiale e genera l'odio contro coloro che aderiscono alla primitiva predicazione apostolica (1Gv 2,19; 4,1; 2,9.11; 3,15; 4,20).

Questo peccato chiamato iniquità ed ingiustizia (1Gv 3,4; 5,17) e conduce alla morte spirituale che è eterna.

Infatti esso è accompagnato da una protervia che non lascia adito a resipiscenze; è qualcosa che fa propria la rivolta e l'ostilità delle forze del male negli ultimi tempi. Perciò questo peccato è chiamato anomia, termine tecnico che designa l'iniquità dei tempi che precedono la fine.

La negazione di Gesù come Cristo e Figlio di Dio implica il ripudio della realtà ultima e definitiva, l'Uomo Definitivo . Si chiudono gli occhi davanti alla Luce creativa del Verbo di Dio. A questo peccato è attribuita un'eccezionale gravità ed una valenza escatologica.

l'opzione fondamentale della fede
« Non c'è dubbio che la dottrina morale cristiana, nelle sue stesse radici bibliche, riconosce la specifica importanza di una scelta fondamentale che qualifica la vita morale e // che impegna la libertà a livello radicale di fronte a Dio.

Si tratta della
scelta della fede, dell'obbedienza della fede (cfr. Rm 16,26), "con la quale l'uomo si abbandona tutto a Dio liberamente, prestando 'il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà'" .

(..) L'appello di Gesù
"vieni e seguimi" segna la massima esaltazione possibile della libertà dell'uomo e, nello stesso tempo, attesta la verità e l'obbligazione di atti di fede e di decisioni che si possono dire di opzione fondamentale.

Analoga esaltazione della libertà umana troviamo nelle parole di san Paolo: "Voi, fratelli, siete stati chiamati a libertà" (Gal 5,13). Ma l'Apostolo immediatamente aggiunge un grave monito: "Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne". In questo monito riecheggiano le sue precedenti parole: "Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù" (Gal 5,1).

L'apostolo Paolo ci invita alla vigilanza: la libertà è sempre insidiata dalla schiavitù
[ del peccato]. Ed è proprio questo il caso [ di schiavitù del peccato quando si tratta ] di un atto di fede - nel senso di un'opzione fondamentale - che viene dissociato dalla scelta degli atti particolari,..»

La fede in Gesù (l'Uomo Definitivo-progetto di Dio, Verbo Creatore, colui che porta a compimento, a pienezza di Vita definitiva l'uomo, il suo Salvatore) costruisce l'Uomo in ogni atto , cioè attua la salvezza, solo quando essa è presente nell'azione come opzione fondamentale.

Altrimenti l'atto è peccato, decreazione dell'Uomo.


Senso di colpa e senso di peccato. Dal punto di vista psicologico la coscienza di aver agito per il male provoca un senso di colpa cioè il sentimento di aver causato un danno a se stessi o ad altri.

E’ largamente sostenuta nella psicologia ed anche nella psicoterapia la tesi secondo la quale il senso di colpa consiste nell'assumere di essere responsabili di un danno che deriva da un atto contrario ad una norma o ad un precetto morale, etico o religioso.

Il senso di colpa è caratterizzato da una dinamica psicologica dove ci si sente sbagliati, in difetto, in errore rispetto a quello che gli altri si attendono da noi o che pensiamo di dover dare loro.

Il senso di colpa in psicologia è descritto come un insieme di elementi emotivi e cognitivi, un sentimento spiacevole che deriva dalla convinzione (anche ingiustificata) di aver danneggiato qualcuno; è correlato alla relazione con gli altri e all’empatia per le altrui sofferenze, ma anche, ad un livello profondo, alla paura interiorizzata di una punizione da parte delle figure significative.

La nostra cultura che ha molto sviluppato la conoscenza delle componenti soggettive dell'agire umano tende a favorire il ricorso al senso di colpa per stimolare la conversione al comportamento giusto, secondo la norma etica o religiosa che si è trasgredito. Il senso di colpa può essere elaborato in modo costruttivo, per esempio per generare azioni riparatrici di danni provocati .

Se non ci fosse il senso di colpa non saremmo capaci di muoverci verso una coscienza morale , la coscienza di aver trasgredito una legge universalmente riconoscibile e riconosciuta che esprime l'" umano autentico ", la Legge morale naturale.

Il senso di colpa può quindi muovere l'uomo verso la coscienza di peccato e l'energia di questo sentimento serve per orientarsi ad agire per riparare il male fatto ed autogovernarsi per il bene, in futuro.

Il senso di colpa però non coincide con il senso di peccato , con la coscienza di peccato.


Ci sono sensi di colpa che non nascono in presenza oggettiva di trasgressioni, di peccati , come il senso di colpa che provano coloro che sopravvivono ad una tragedia, ad uno sterminio, etc.

Il senso di colpa perciò non è una energia psichica che conduce automaticamente al senso di peccato ed alla conversione alla Legge morale naturale.

La componente cognitiva del senso di colpa permette di trasformare questo sentimento in coscienza morale e coscienza di peccato e questo è il percorso positivo del senso di colpa stesso.

Esiste però una componente empatica per la quale senso di colpa può diventare un problema .

Quando questa componente è eccessiva impedisce di analizzare la situazione lucidamente ed il percorso diventa negativo : il senso di colpa si trasforma in autolesionismo, in comportamenti autodistruttivi .

E' necessario quindi diffidare dei sensi di colpa e ricorrere sempre alla ragione, muovendosi a verificare la presenza o meno -negli- atti del peccato .

Ap 12,10 Allora udii una voce potente nel cielo che diceva:
«
Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo,
la salvezza compiuta è l'Uomo Compiuto e Definitivo, Gesù
perché
è stato precipitato l'accusatore dei nostri fratelli, ( κατήγωρ)
colui che li accusava (κατηγορῶν) davanti al nostro Dio giorno e notte.


L' immagine viene dal libro di Giobbe- (Gb 2) . L' accusatore era un dignitario ( gran visir ) potente e cattivo che alla corte di Dio faceva l' accusatore ( κατήγωρ), il pubblico ministero nei processi contro i peccatori. Secondo il libro si dedicava ad indagare il mondo come inviato di Dio per riportarGli le malefatte degli uomini ed accusarli davanti a Lui.

Il libro di Giobbe è un testo teologico e il categor , l’accusatore è la personificazione del senso di colpa che può uccidere l’essere umano. Quando si vive con il senso di colpa si è in balia di un potere che può distruggere la vita dell'essere umano impedendogli di amarsi e di fare del bene.

Il senso di colpa è un'arma psicologica sempre usata da ogni potere, soprattutto dal potere religioso. Un'arma che uccide la stima di sè, anche quella che viene dalla rivelazione della propria destinazione creativa : compiersi come Uomini Definitivi, come Gesù.

Il senso di colpa è l' accusatore che ricorda all’uomo che di fronte a Dio non vale niente, anzi è sempre nel peccato ed ha bisogno di purificazioni e di sacrifici. Quindi della religione. Ma Gesù ha rivelato che non è così.

L'eliminazione dl senso di colpa , il categor, l'accusatore, ( non del senso di peccato) è l'eliminazione di un personaggio-ostacolo ( ebraico: satan) alla felicità definitiva di ogni essere umano. Ed è una parte fondamentale della salvezza operata da Gesù.

Le religioni cristiane che fanno leva sul senso di colpa ( che accompagna sempre il peccato) per spaventare l'uomo e sottometterlo a sè , invece di liberare dal senso di colpa ed operare sul senso di peccato comunicando la Vita per far risorgere da morte il peccatore, fanno un lavoro satanico.

".. La religione ha inventato la paura di Dio per meglio dominare le persone e mantenere posizioni di potere acquisite. . ...ogni volta che Gesù si trova in conflitto tra l'osservanza della legge divina e il bene dell'uomo, sceglie sempre la seconda. Al contrario dei sacerdoti [ebrei] . Facendo il bene dell'uomo, si è certi di fare il bene di Dio, mentre quante volte invece, pensando di fare il bene di Dio, si è fatto del male all'uomo..."

Il peccato limita l'uomo quanto al raggiungimento della pienezza di Vita definitiva ma Gesù vi ha posto rimedio definitivamente precipitando il categor nelle prigioni degli inferi .

"...la parola limite ha una connotazione claustrofobica. La pienezza mi invita a respirare. Ogni mattina che mi sveglio, io mi trovo di fronte all'immensità dell'amore di Dio e cerco di coglierne un frammento, per poi restituirlo al prossimo. A partire, certo, dal mio limite.

San Paolo usa a riguardo una bellissima espressione: abbiamo a disposizione un tesoro inestimabile [ la Vita divina, lo Spirito n.d.r.] e lo conserviamo in vasi da quattro soldi [la nostra umanità n.d.r.]. Questa è la nostra condizione: una ricchezza immensa, a fronte della nostra umana fragilità e debolezza. ".


L'esame di coscienza
L' interrogativo orale deve essere :
- ho trasgredito in piena coscienza la Legge Morale Naturale venedo meno all'amore reciproco declinato secondo la Regola d'argento e d'oro? Se sì allora c'è peccato.
- ho agito contro lo Spirito che compie l'Uomo ( cioè non riscontro in alcuni atti l'opzione fondamentale di fede? Se sì allora il peccato è grave.
- E quali danni ha provocato e a chi ?


Le conseguenze negative di un peccato non dipendono tanto dalla colpevolezza di chi lo compie quanto dalle dinamiche che il peccato mette in atto nella società in cui vive anche indipendentemente dalla sua consapevolezza e libertà.

Molti mali provocati dall'uomo a se stesso e agli altri sono il riflesso della sua condizione incompiuta e conseguenza ineluttabile della sua incapacità di vivere.

Tale incapacità è radicata nella mancanza di un orientamento innato e infallibile nell'uomo al bene, alla felicità a cui siaggiunge la deprivazione di strumenti culturali adeguati perché si orienti al bene in libertà, consapevolezza, forza e gioia. 

La comunità umana che ha subito il danno richiede l' espiazione di una pena per il peccato [ aspetto giuridico ] , ma la Legge morale naturale richiede di donare al peccatore forze nuove di vita [ aspetto etico ] .

Lo stimolo della conversione dal peccato alla verità può venire
- da una riflessione sul destino personale  ,
- dalla accoglienza di una novità di vita offerta dalla comunità umana,
- dalla accoglienza di nuove forze Vitali.


Il male spesso e' talmente irrazionale che non contiene in se' la possibilita' di essere superato . Solo chi e' fuori dal male puo' liberare dal male. Il male non puo' essere vinto in se stesso ma nell'accoglienza di una una possibilità di vita giusta sostenuta da nuove forze vitali.

Il senso di colpa non mai un buon consigliere di conversione dal peccato alla Vita . Una persona devastata dal male potrà trovare l'energia per uscire dalla sua condizione solo dalla vicinanza amorosa di molte persone che non alimentino sentimenti di colpa né di vendetta o rivalsa , ( cose che danneggiano ulteriormente la personalità ) ma attestino simpatia e stima , comunichino energia guaritrice (la comunione di Spirito la Carità ). Solo così il peccatore potrà ritrovare in sé l'apertura alla conversione.

Tutti gli uomini hanno necessità di ricevere il riscatto dal peccato e la cancellazione dei danni , una Vita di comunione di Spirito e il compimento Umano ( la salvezza) . Questo è compito di tutti : impegnarsi a ricostruire la comunità in modalità piu' libere .

Moralismo e moraleF. Armellini-biblista. Corso biblico -Libretto sul Padre nostro

".. Il senso di colpa, la coscienza della propria debolezza e fragilità
 ( rispetto al peccato) sono scolpiti profondamente nel cuore di tutti gli uomini fin dai tempi più remoti.

Nella Bibbia sono frequenti le espressioni pessimistiche: Ogni pensiero concepito dal loro cuore non era altro che male... perchè il cuore dell'uomo è incline al male fin dalla giovinezza (Gen 6,5; 8,21). Tutti gli uomini sono peccatori e sono privi della gloria di Dio" (Rm 3,23); Tutti manchiamo in molte cose (Gc 3,2); Se diciamo che siamo senza peccato inganniamo noi stessi (1 Gv 1,8). I

In tutte le lingue antiche il vocabolario che indica l'idea di peccato è molto ricco: il greco, l'accadico, le lingue semitiche hanno ciascuna una decina di termini.

L'ebraico ha una ventina di radici verbali per descrivere l' esperienza del peccato. Le immagini più comuni sono: trasgredire una regola, inciampare, deviare, fare un passo falso, fallire il bersaglio, commettere ingiustizia, ribellarsi ad un superiore, fare un torto, comportarsi da folle...

Come togliere il peccato?

Morale e moralismo

Il moralismo cerca le colpe, i colpevoli, le pene espiatorie . Giudica ed emette sentenze che separano il peccatore dalla comunità.

La moralità cerca il riscatto dal male come possibilità di ricostruire una vita personale e sociale sempre più "giusta" cioè felice.
Una concezione molto diffusa del peccato è quella che lo vede come una "macchia" da lavare o un'"impurità " da eliminare.

Chi lo considera in questo modo è convinto che la remissione possa essere ottenuta mediante riti purificatori.


Ovidio si faceva beffe di coloro che troppo comodamente pensano che "i debiti si estinguono con l'acqua del fiume" (Fasti 2,45-46).

Nella Bibbia il peccato non è considerato solo un errore, una scelta infelice, è l'interruzione del dialogo con Dio, è la rottura del rapporto di amore con lo Sposo, è un'infedeltà  nei confronti dell'Alleato.

Le vostre iniquità  -dice Isaia -hanno scavato un abisso fra voi e il vostro Dio (Is 59,2).

Alla ventina di immagini usate dalla Bibbia per definire il peccato, negli ultimi secoli prima di Cristo se ne era aggiunta un'altra che aveva finito per prevalere su tutte: quella del debito nei confronti di Dio. Parlando di debiti, Gesù ci ricorda che non si tratta semplicemente di trasgressioni, sbagli, infrazioni alla legge, bensì di rottura di relazione con lui. Al tempo di Gesù l'immagine del debito era usuale per definire i rapporti uomo Dio e quindi non c'è da meravigliarsi che sia ripresa frequentemente anche nei vangeli.

Che cosa è il perdono di Dio?

Il perdono divino non va confuso con l' amnistia che non ha niente a che fare con il crimine (il peccato) , ma solo con la pena ( la punizione) .

Nella Bibbia compaiono 2 modi di procedere quando si vuole ristabilire la giustizia a livello giuridico e sono impiegate come immagini del modo con cui Dio fa giustizia.

Il primo è il giudizio, il mishpat.

Compare 421 volte nell' AT. E' il modo cui siamo abituati: ci sono un reo e una parte lesa; la parte lesa ricorre al giudice che ristabilisce la giustizia stabilendo, secondo la legge del taglione, una pena proporzionata alla colpa. Compito della pena è segnalare la gravità  del male. Se è punito molto severamente il male è grave.


Il giudice non può perdonare, deve punire. Non può dire: io sono buono e ti perdono.

Possiamo parlare di Dio giudice in questo senso? No! Perchè Dio perdona e invece il giudice non può perdonare.


Ci chiediamo: il mishpat risolve il problema dell' ingiustizia?

La risposta è no. La punizione ( pena) segnala il male non lo elimina. L' esempio più paradossale è la pena di morte. A che serve? A dire che il reato è gravissimo. Per dire che non si deve uccidere, si uccide.

Il secondo sistema è il rib.

Compare 131 volte nell' AT. Succede quando la parte lesa non va dal giudice, ma dal colpevole e gli pone davanti il suo peccato.

Lo scopo del rib è di
- aiutare il colpevole a rendersi conto che sta facendo del male non solo   a chi lo subisce, ma a se stesso
-indurre chi sbaglia a smettere di fare il male, è la sua conversione, è la   sua salvezza.
- tirarlo fuori dal pericolo di rovinarsi la vita, che lui torni ad essere una  persona felice.


Nel mishpat si accusa il colpevole per condannarlo.
Nel rib si accusa il colpevole non per fargliela pagare, ma per ricuperarlo alla vita, per perdonarlo.


Nella casa di Zaccheo arriva la salvezza quando lui capisce che non era bello ciò che faceva.

Perchè il rib funzioni è necessario che la parte lesa vada dal colpevole, non mossa da desiderio di vendetta, per prendersi una rivincita e neppure per essere risarcita dei danni, ma solo perchè desidera che l' altro smetta di fare e di farsi del male.

L' accusa del rib non è altro che l' offerta del perdono. Non è vero perdono quello di chi, subito un torto, dice che non vuole più pensarci, chiude il discorso e si fa gli affari suoi.

Chi perdona realmente non si dà  pace finchè l' altro continua a fare il male.

Proprio perchè ha perdonato va dal colpevole e, proprio perchè lo ama, trova anche le parole giuste per toccargli il cuore.


Quando questi capisce che sta facendo il male lo riconosce, confessa la sua colpa. Allora il rib ha avuto successo.

Ma può accadere il contrario: l' altro non accetta il perdono, allora si passa al mishpat, secondo le indicazioni di Gesù, ma non per condannare, ma per trovare un altro modo di perdonare (Mt 18,15-18).


La vita di Gesù è stata tutta un rib, un mettere gli uomini di fronte alle immagini false di Dio e di uomo che stavano seguendo.

La morte di Gesù è il rib definitivo, la definitiva offerta di perdono, che mostra il vero volto di Dio.

Il verbo tipico del perdonare è creare: Crea in me, o Dio, un cuore puro (Sal 51,12), un cuore che viva della logica dell' amore gratuito.

Sono tre i modi con cui Gesù manifesta il perdono.
- Mostra indifferenza totale verso il passato fallimentare.
- Scusa, cerca attenuanti: non sanno quello che fanno.
- Si interessa solo del futuro: l'uomo non coincide con i suoi fallimenti, ma con i suoi ideali (Lc 7,45).



Nel Pater si dice Condona i nostri debiti : E' la comunità  che vuole accogliere sempre più il rib di Dio. Il singolo prega per sintonizzarsi sulla logica nuova che troviamo nella denuncia del servo spietato (Mt 18,23-35).

E' la richiesta di assomigliare al Padre nel perdonare. Non posso dire di avere perdonato il debito al fratello se lo lascio nella condizione di continuare a "indebitarsi". Il nostro perdono, come quello del Padre, significa dare fiducia al fratello, aiutarlo. E' rivolto al futuro più che al passato. La preghiera (del Pater) introduce in questa visione del perdono. .."

Tentazione e peccato
La condizione dell'Uomo che vive la Vita dello Spirito è la comunione di Spirito con Dio. l'Uno-con-Lui e con i fratelli di fede.

1Gv3,9Chiunque è stato generato da Dio non commette peccato,
perché
un germe divino rimane in lui,
e
non può peccare perché è stato generato da Dio.

La tentazione è l'apertura della coscienza ad una opzione : dalla comunione di Spirito, l'Uno, si passa al Due : Lo Spirito o la carne-umanità ?.

1Gv 5,19 Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre tutto il mondo sta in potere del maligno.
1Gv 5,18 Sappiamo che chiunque è stato generato da Dio non pecca:
chi è stato generato da Dio
preserva se stesso
e il maligno non lo tocca.

Per non entrare in tentazione è necessario pregare cioè scambiare i desideri della carne con quello dello Spirito, il Progetto di Dio .

Mt 26,41 Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione.
Lo Spirito è pronto, ma la carne è debole».


Gv 17,15 Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal maligno.
2Ts 3,3 Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal maligno.
Ef 6,16
Afferrate sempre lo scudo della fede,
con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del maligno;
1Gv 2,14 Ho scritto a voi, giovani, perché siete forti
e la parola di Dio rimane in voi
e avete vinto il maligno.



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