Corso di Religione

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La gnosi .
Scuole gnostiche .

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Origini del linguaggio gnostico. cf.: Eduard Lohse, L'ambiente del Nuovo Testamento,Brescia 1993.

" ..Il fenomeno della gnosi fu oggetto di accese discussioni , fu a lungo giudicato un fenomeno interno al cristianesimo, sòrta dall'incontro del cristianesimo primitivo col mondo ellenistico, sarebbe appartenuta alla storia delle sette cristiane. Questo quadro cambiò quando si cominciarono a considerare gli inizi della chiesa cristiana alla luce della storia delle religioni. Risultò allora che la gnosi non poteva essere ritenuta soltanto un fenomeno prodotto si nell'ambito della chiesa primitiva.

La Gnosi rappresentò un movimento con estesissime ramificazioni nel mondo ellenistico, soggetto all'influsso di religioni e correnti spirituali diverse, diffusosi prima del cristianesimo primitivo e accanto a esso, entrato poi con diverse modalità in contatto con elementi cristiani.

Si costituirono numerose comunità cristiano-gnostiche e la gnosi apparve costituita da un insieme di gruppi eretici che, in quanto tali, dovevano essere esclusi dal corpo della chiesa. I Padri della chiesa rivolsero un' aspra polemica contro gli gnostici, promotori di una dottrina che negava il mondo, di speculazioni mitologiche e spesso di un' etica libertina. Si rimproverava loro di distinguere il Dio dell' Antico Testamento dal Padre di Gesù Cristo.

Codici di Nag Hammadi

Grazie alle ricerche di storia delle religioni l'immagine della gnosi risaltò più netta, ma nello stesso tempo anche molto più complessa. Ci si dovette chiedere come concezioni iraniche, babilonesi, egiziane e vetero testamentarie, in armonia con idee della filosofia greca, abbiano potuto concorrere alla costruzione di un sorprendente edificio dalle mille facce iridescenti : la Gnosi.

I diversi influssi poterono comporsi in un quadro coerente perché avevano in comune una ben precisa visione dell' esistenza, che cercava di dare un'interpretazione del mondo e dell'uomo.

La struttura di base dualistica (visibile-invisibile, materia-spirito) nelle concezioni e nelle affermazioni degli ambienti gnostici lascia supporre relazioni con idee iraniche ma dopo le scoperte di testi finora sconosciuti e una più profonda analisi delle tradizioni già note da tempo, si dibatte con ancor maggiore vivacità sulla concezione gnostica dell'esistere umano.

Oggi sembra certo che vi sia stato, da parte del giudaismo, un non trascurabile contributo al complesso fenomeno della gnosi per mezzo di tradizioni che si scostano notevolmente dai canoni del giudaismo ortodosso allora in via di formazione.

Tuttavia, benché ci si sia dati da fare per chiarire le origini della gnosi, la ricerca non ha ancora potuto raggiungere risultati del tutto certi. Si ammette pressoché unanimemente che la gnosi ha avuto origini precristiana, si è sviluppata come ampio movimento parallelo al cristianesimo primitivo, e ha con esso contatti di vario genere.

Recentemente (1945/46) ci sono state importanti scoperte: a Nag Hammadi nell'alto Egitto gli scavi hanno portato alla luce una grande biblioteca gnostica. Vangeli apocrifÌ, scritti didascalici, lettere e apocalissi mostrano come gnostici cristiani, in Egitto, abbiano tentato di offrire un'interpretazione gnostica dell'evangelo, proponendo la retta conoscenza come via per la salvezza.

Si tratta in verità esclusivamente di scritti cristiani, che non permettono quindi nessuna illazione sulla forma della gnosi precristiana; la grande abbondanza dei testi permette tuttavia di gettare un profondo sguardo nel mondo delle comunità gnostiche, che finalmente ci parlano con parole proprie, e non soltanto attraverso le frammentarie e polemiche citazioni dei Padri della chiesa.

In questo senso i testi scoperti a Nag Hammadi possono chiarire punti importanti del complesso fenomeno della gnosi. Nella loro interpretazione s'impone comunque la più grande prudenza, perché sono pochissime le testimonianze letterarie della gnosi precristiana: le sue origini possono quindi essere ricostruite solo con molte riserve.

[ Fino al ritrovamento a Nag Hammadi gli studiosi disponevano di scarsi testi originali e integrali, ritrovati nel corso del tempo, e le fonti per lo studio delle teorie gnostiche erano costituite per lo più da descrizioni e da citazioni contenute nelle confutazioni da parte di autori cristiani, che scrivono in difesa dell’ortodossia, come sant’Ireneo, vescovo di Lione (sec. II) nell’opera Denuncia e confutazione della pseudo-gnosi. ]

Nel mondo ellenistico-romano era molto apprezzato quanto di insolito presentavano le tradizioni religiose dell'Oriente. Si cercava di rintracciare nelle loro concezioni arcane rivelazioni divine, e per questo si accoglievano volentieri tradizioni mitologiche di ogni sorta. Questa predilezione per un linguaggio religioso oscuro e inquietante ha influito in larga misura sul linguaggio della gnosi.

I miti che si raccontavano nei circoli gnostici presentano costruzioni ingegnose dove elementi di diversa provenienza venivano fusi ad arte, per far apparire quanto più possibile attraente la rivelazione della conoscenza. I miti dovevano spiegare perché questo mondo è divenuto qual è ora, perché l'uomo si trova nella condizione in cui oggi vive, come infine può essere indicata la via della salvezza.

Quando i diversi materiali, accolti dal movimento gnostico, furono resi atti a chiarire il contenuto della conoscenza, dalla loro fusione emerse qualcosa di realmente nuovo: il linguaggio della gnosi. Questi elementi della gnosi li ritroviamo in molti movimenti e culti religiosi moderni, a carattere esoterico e non.


Principi generali della gnosi 1-L 'intima struttura del mondo può essere compresa solo chiarendone l'origine.

La gnosi parla dell' origine del mondo nelle descrizioni cosmogoniche, che se possono essere diverse nei dettagli, presentano però tratti comuni e ricorrenti. La creazione ha avuto luogo quando dalla sfera divina del mondo puro della luce una parte cadde negli spazi inferiori alla materia.

Il termine gnosi significa conoscenza, ma non nel senso di una visione razionale raggiunta con la ricerca scientifica o la riflessione critica, come nella filosofia greca, e neppure quel retto sapere che permetta di mettersi in relazione con il disegno divino sulla storia, come nell'apocalittica giudaica, o la reale comprensione della legge divina, come nella comunità di Qumran (cfr. p. 82): il sapere viene comunicato attraverso una rivelazione che concede all'uomo la conoscenza di Dio.

Essa, secondo la definizione che ne dà lo gnostico valentiniano Teodoto, comprende i seguenti contenuti:
-chi fummo, cosa siamo divenuti;
-dove fummo, dove siamo stati gettati;
-dove ci affrettiamo, da cosa siamo liberati;
-cos'è la nascita, cos'è la rinascita

(Excerpta ex Theodoto, 78).

La struttura binaria delle frasi sottolinea il carattere dualistico della gnosi. I primi due versi descrivono il movimento di discesa dell'uomo dalla patria d'origine al mondo in cui è stato gettato. Gli altri due pongono invece la questione della liberazione attraverso la quale gli uomini sono tratti dalla prigionia e condotti alla salvezza. Se non è concessa loro la comprensione di questo, essi sono perduti, poiché non potranno accorgersi della loro schiavitù né conoscere la via per la libertà.


«Chi ha conoscenza, sa donde è venuto e dove va. (Lo) sa come uno che era ubriaco e si risveglia dalla sua ubriachezza, che è tornato in sé e ha ristabilito il suo vero essere» (22,13-20). Così il cosiddetto Vangelo della verità di Nag Hammadi descrive il concetto di gnosi .

L'uomo esperimenta questa conoscenza venendo afferrato dall'oggetto di essa, cioè Dio, lo Sconosciuto del tutto inattingibile; nessuna via conduce direttamente a lui, ma egli la apre all' anima, che lo conosce in una visione estatica. La sua condizione nel mondo le diventa allora immediatamente chiara: essa si rende conto di essere prigioniera della materia. Il sapere che essa acquista le rende nello stesso tempo possibile il ritorno in patria, quel mondo divino cui originariamente appartiene. A questa conoscenza fa seguito un atteggiamento negativo nei confronti del mondo, fatto di materia e nemico della luce divina sopita nell'uomo.

Poiché il mondo ebbe origine da una caduta, esso non è opera della divinità, ma estraneo a essa, governato da potenze ostili. Per la gnosi, dunque, il cosmo non è l'ordine buono voluto da Dio, e non si può, come nella Stoa, riconoscere dalle opere della creazione che Dio regna su di essa e in essa.

Il cosmo è piuttosto in preda alle tenebre, destinato alla perdizione, è la prigione in cui sono contenuti i frammenti di luce. Mentre per la Stoa la provvidenza divina guida e ordina ogni cosa nel vasto universo, e la volontà di Dio si attua nelle cose piccole come nelle grandi, per la gnosi la legge del mondo è una forza oppressiva che vuol tenere tutto sotto il suo potere.

Nei miti della creazione trovarono accoglienza anche numerose concezioni veterotestamentario-giudaiche, che subirono però adattamenti rilevanti. Nella creazione infatti il tutto non è stato «molto buono»: il mondo è malvagio.


L'uomo archetipo, formato agl'inizi, non è giunto per sua colpa nella condizione in cui gli uomini si trovano ora, ma è precipitato nel mondo per una fatale caduta, restandone prigioniero. Le potenze che vigilano sul mondo lo hanno sopraffatto, ubriacato e addormentato per fargli dimenticare la sua origine dalla patria celeste.

La descrizione della creazione dell'universo, accostabile in questo alle narrazioni veterotestamentarie, culmina nel racconto della creazione e del destino dell'uomo, che viene a trovarsi in un mondo a lui ostile. Prendere coscienza di ciò è compiere già il primo passo verso il ritorno, che può verificarsi solo nel deciso distacco dal mondo.

2-La visione dell' uomo è strettamente connessa con quella del mondo.

Infatti il mito cosmogonico chiarisce la condizione dell'uomo mostrando chiaramente donde egli è venuto e dove è stato gettato. Poiché in lui è ancora sopita una scintilla divina, tutto dipende dalle possibilità di rivivificarla o meno.

Le potenze cosmiche hanno un interesse vitale a non liberare l'uomo dalla prigionia, dal sonno, dall'ubriachezza e dall'oblio di se stesso; se i frammenti di luce venissero infatti sottratti al cosmo, esso si dissolverebbe, in quanto la materia non è altro che tenebra. Per questo le potenze vogliono che l'anima, vero io dell'uomo, resti nel torpore, senza prendere coscienza della sua origine e del suo futuro.


3-La scintilla divina che si trova nell' animo umano non può liberarsi con le sue sole forze da questa prigionia.

Nel cosiddetto canto naasseno un testo innico della comunità gnostica dei naasseni è descritta la disperata ricerca dell'anima che si sforza di trovare una via d'uscita:

Ora essa porta la corona e guarda la luce;
ora viene precipitata nella miseria;
ora piange e poi si rallegra;
ora piange e ride nello stesso tempo;
ora viene giudicata e muore;
ora torna a rinascere;
e un labirinto senza uscita
rinchiude nell'angoscia l'infelice errante

(Ippolito, Rei 5,10,2). I

l panico, l'ansia e la brama di liberazione restano inutili :


4-la porta della libertà può essere aperta solo se Dio indica la strada del ritorno; la conoscenza implica non solo sapere la verità sulla nascita, ma anche e soprattutto sulla rinascita.

Nella soteriologia gnostica si risponde al problema della salvezza. Poiché Dio, che troneggia sul mondo dalla più completa lontananza, e la sostanza divina che si trova nell'anima dell'uomo sono affini per una parentela naturale, l'anima deve risalire al mondo superiore dal quale è caduta. Mentre nell'iniziazione delle religioni misteriche viene conferita al mista una forza deificante che gli comunica l'immortalità, la rinascita, secondo la concezione gnostica, significa restaurazione dello stato originario.

All'uomo non viene comunicato un dono salvifico, come nei misteri, un dono che gli apporti qualcosa di fondamentalmente nuovo: l'uomo è ricondotto a ciò che egli originariamente era e ha continuato a sussistere nascostamente in lui.


5-Affinché ciò possa accadere, l'uomo dev'essere risvegliato dal suo stato di torpore e ubriachezza e deve comprendere chiaramente che il mondo gli è straniero.

Questa conoscenza gli giunge attraverso un richiamo che lo scuota sotto forma di rivelazione divina. Il richiamo che restituisce all'uomo la coscienza della sua origine celeste è descritto in modo assai pregnante nel cosiddetto Inno della Perla degli Atti di Tommaso (IO8-II3).

L'inno racconta la storia del figlio di un re che abbandonò il regno paterno e si recò in Egitto per cercarvi una preziosa perla, ma in questa terra straniera dimenticò la sua origine e il suo compito. Così è adombrata la sorte dell'anima che si addormenta nel mondo e non sa più donde viene e quale sia il suo destino.

L'inno prosegue: quando i suoi genitori, rimasti in patria, si resero dolorosamente conto di cosa era accaduto a loro figlio in terra straniera, gli scrissero una lettera col seguente messaggio: «Svegliati dal tuo sonno, ascolta le parole della nostra lettera. Ricordati che sei figlio di re. Ecco: ti sei sottomesso a un giogo servile. Ricordati della perla per la quale ti sei recato in Egitto».

Questa lettera viene affidata a un'aquila, che col suo grido e il frullare delle sue ali lo desta dal sonno. L'effetto della lettera è liberatorio: «Le parole della lettera rispondevano esattamente a quello che era nel mio cuore. Pensai che sono figlio di re, e che dunque la mia libertà deve conformarsi alla sua vera natura. Mi ricordai della perla per la quale ero venuto in Egitto». Egli riesce allora a strappare la perla al terribile drago che la custodisce, riprendere la strada del ritorno in patria, e riunirsi, felice, ai suoi genitori.

La liberazione si compie dunque nel ritorno all' origine: il germe divino nascosto nell'uomo viene così liberato e restituito al suo vero destino. La conoscenza risvegliata dal richiamo non significa soltanto che l'uomo prende coscienza della sua condizione: essa gli dà anche la capacità d'ingannare i custodi della prigione e riprendere il cammino verso la patria.


La gnosi insegna all'uomo che non deve essere soggetto a questo mondo, pretendendo anzi la sua separazione da esso.

Questa fuga dal mondo può essere realizzata dallo gnostico in due modi: un effettivo ritiro ascetico dal mondo, rinunciando a tutto quanto esso gli offra, o la convinzione, da parte di colui che ha acquistato la vera conoscenza, che nulla di quanto gusta nel mondo può intaccare il suo vero io.

Il disprezzo del mondo può quindi portare a un atteggiamento libertino, basato sul principio che tutto ciò che piace è permesso, poiché nulla di mondano può toccare lo gnostico nel suo io, che appartiene alla sfera divina. [concezione dell'Io molto vicina a quella induista dell'Atman] .

Nei sistemi gnostici che si costituirono con l'andar del tempo, la comunicazione del richiamo che porta l'uomo alla conoscenza è presentata in vari modi. Esso proviene dalla sfera divina e raggiunge l'uomo là dove si trattiene nel mondo, ed è costituito da un messaggio, una parola di risveglio che gli indica la via verso la patria celeste.


6-Portatore di questo messaggio può essere anche una figura di salvatore, che viene da Dio e si adatta, travestito, alle condizioni in cui gli uomini vivono; nel suo travestimento non è riconosciuto dai custodi cosmici e può così comunicare agli uomini la novella liberatrice.

Nello gnosticismo cristiano il salvatore è Gesù Cristo, che porta agli uomini il messaggio divino. Egli è sceso in forma umana per non essere notato dai detentori del potere prima del tempo, ma non era veramente uomo, e quindi non ha preso su di sé la sofferenza e la morte. La questione se già la gnosi precristiana conoscesse la figura di un redento re non può essere risolta con certezza.

Poiché il richiamo alla liberazione può essere trasmesso in vari modi, il mito gnostico è fondamentalmente aperto ad ammettere anche la figura di un salvatore: non necessariamente una figura celeste, poiché l'annuncio liberatore può verificarsi anche senza mediazione. Con ciò non è escluso che la figura del salvatore, così nettamente delineata, sia potuta sorgere solo sulla base di una forte influenza cristiana, che portò poi alla formazione dei sistemi cristiano-gnostici.

Il giudaismo conosceva come mediatrice e contenuto della rivelazione la Sapienza, Filone parla del Logos come di un essere intermedio tra Dio e gli uomini (cfr. pp. 105 s.). Questi motivi influirono senza dubbio sulla gnosi e contribuirono a che la nozione di liberazione divina fosse illustrata mediante la concezione di un salvatore celeste.


Le scuole gnostiche [ Massimo Introvigne ne: il Domenicale. Settimanale di cultura, anno 5, n. 30, 29 luglio 2006 ]

Certamente lo gnosticismo non è mai stato un sistema monolitico e coerente. Le varie scuole si sono divise quasi su tutto. Vi sono tuttavia alcuni temi generali che sia pure con molteplici sfumature e varianti si ritrovano in tutte le scuole:
- il primato della conoscenza,
- il dualismo,
- la presenza di varianti di un mito cosmologico,
- una dottrina della salvezza,
- un atteggiamento particolare in materia di culto e di moralità.


Il dualismo spirito/materia

Gnosticismo deriva da gnosis, “conoscenza”. Un sistema gnostico è anzitutto caratterizzato dal primato della conoscenza su qualunque altro mezzo di salvezza per l’uomo :
-sulla legge,
-sul rito,
-sull’adesione a una comunità religiosa.


Nella sua lotta con il cristianesimo, la conoscenza degli gnostici si contrappone alla fede; ma più in generale la gnosis si oppone all’ignoranza di coloro che rimangono immersi nella vita di tutti i giorni e nelle preoccupazioni di questo basso mondo senza occuparsi dei misteri del mondo divino, i soli che contano e che vale la pena di studiare,

Plotino

Tutti i sistemi gnostici anche se non tutti nello stesso modo - sono caratterizzati da un dualismo che oppone lo spirito e la materia, con un deciso anticosmismo che svaluta radicalmente il mondo visibile, ridotto a regno del male e delle tenebre.


Questo anticosmismo radicale differenzia il dualismo gnostico da quello della religione zoroastriana e da quello platonico, che pure hanno esercitato una certa influenza sugli gnostici. Non a caso i neo-platonici del Terzo secolo non avranno alcuna simpatia per gli gnostici, anzi li combatteranno proprio in ragione del loro anticosmismo.

Se tutti gli gnostici sono d’accordo su una svalutazione dualistica del mondo e della materia, le scuole si dividono quando si tratta di valutare i rapporti fra i due principi.

Nei sistemi classici dello gnosticismo il dualismo si risolve in un monismo, in quanto il male non è un principio originario ma il risultato di una qualche degradazione o caduta nel mondo materiale del bene.

Verso l’idea di due principi originari si orienteranno invece quelle scuole gnostiche che influenzano il manicheismo, che alcuni considerano una religione successiva del tutto indipendente dallo gnosticismo e altri uno gnosticismo tardivo.


È la conoscenza che salva

Tutti i sistemi gnostici propongono un mito cosmologico che come spesso è stato notato ha un carattere “parassitario” in quanto nasce dalla rilettura gnostica di temi mitologici preesistenti iranici, greci o ebraici, talora “contaminati” da riferimenti cristiani. I miti gnostici sono insieme ricchissimi e diversi da scuola a scuola, ma lo schema centrale rimane costante. Possiamo definire lo gnosticismo in molti modi, ma la formula più breve e comprensibile rimane quella del filosofo neoplatonico Plotino (205-270):

“Lo gnosticismo è la dottrina secondo cui il creatore di questo mondo è cattivo e il mondo stesso , è cattivo”.

Nella cosmologia gnostica fedelmente riassunta anche nel Vangelo di Giuda “il Grande”, la vera divinità positiva per cui si usa malvolentieri l’espressione “dio”, riservata a una pletora di personaggi minori o negativi, ha creato soltanto il Pleroma, il mondo della Luce divina abitato da una pluralità di dei.

Per cause che gli gnostici attribuiscono alla caduta fuori del Pleroma di una divinità femminile, Sofia a un certo punto una parte della Luce divina è uscita dal Pleroma ed è rimasta intrappolata nel mondo materiale. Quest’ultimo non è una creazione di Dio, ma di una divinità incapace ovvero malvagia, il Demiurgo, assistito da collaboratori, gli Arconti, che sono o violenti o pasticcioni.

Gli ebrei dell’Antico Testamento, secondo gli gnostici, si sono lasciati ingannare dal Demiurgo venerandolo come Dio e fonte di ogni bene, mentre è al contrario la fonte di ogni male, perché la materialità del mondo e con questa la divisione dei sessi, l’amore, la vita mortale, la procreazione sono tutte cose malvagie del tutto estranee ai piani del Grande.

Alcuni frammenti della Luce divina sono stati concessi dal Grande al mondo materiale come seme di salvezza, e costituiscono le scintille o frammenti di anima di cui alcuni uomini, ma non tutti, sono dotati (molti ne rimangono privi, irrilevanti nel grande gioco cosmico).


Gli uomini in cui vive una scintilla divina come anima sono chiamati a diventare gnostici, lavorando perché i frammenti di Luce si riuniscano e tornino al Pleroma.

Quanto alla dottrina della salvezza, per gli gnostici la salvezza viene dalla conoscenza. E tuttavia lo gnosticismo non prevede solo l’auto-redenzione attraverso la gnosi, ma anche l’intervento di figure di redentori su cui gli interpreti hanno sempre discusso. Si è detto che il redentore gnostico, che in molti testi è Gesù Cristo, è sempre un “redentore redento”, perché se si è lasciato coinvolgere nel mondo materiale ha in ogni caso bisogno di ricevere una redenzione prima di poterla trasmetterle agli altri.

Ma questa necessità si attenua nei testi più influenzati dal cristianesimo o da sue forme non precisamente ortodosse dove il redentore, Gesù Cristo, sembra coinvolto nel mondo, ma si tratta solo di una maschera o di un’apparenza che inganna i non gnostici e oltre la quale il vero gnostico comprende Gesù come un inviato del regno del Grande di natura puramente spirituale.

In ogni caso, la salvezza non è per tutti: è riservata ai soli gnostici, e ha un costo. Anche lo gnostico dopo la morte non va direttamente al regno del Grande: l’anima o si reincarna (ma non tutte le scuole credono nella reincarnazione) o deve passare attraverso una serie di prove. Solo alla fine del mondo l’ascesa degli gnostici sarà diretta.

Degli aspetti rituali, sociologici e morali dell’antico gnosticismo sappiamo in realtà pochissimo. Solo alcuni capiscuola come Marcione (85-160 d.C.) si preoccupano di fondare una Chiesa con una struttura formale: altri restano predicatori ambulanti come il Peregrinus messo in scena nella satira di Luciano (120-190 d.C.).


Il culto è visto originariamente come sospetto, come qualche cosa che ha a che fare con il mondo materiale, e lo stesso vale per la morale.

Ma questo porta le diverse scuole a conseguenze radicalmente opposte: da un rigoroso ascetismo con un culto ridotto al minimo fino a pratiche orgiastiche che si traducono in una ritualità incentrata sulla magia sessuale. In entrambi i casi si tratta di affermare che il “mondo” con la sua morale e le sue convenzioni non ha nessuna importanza.

Nelle prospettive più antinomistiche, come si è accennato, i “cattivi” della Bibbia sono tutti rivalutati come buoni e venerati come santi, perché in realtà lottavano contro il dio malvagio creatore di questo mondo: dal Serpente tentatore del Paradiso Terrestre fino a Caino, agli abitanti di Sodoma e Gomorra e appunto a Giuda


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