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La realtà è materiale-spirituale ?
ilsussidiario.net / scinico.org

D ’Espagnat, infaticabile scienziato del mistero.

Un premio da 820.000 sterline (oltre un milioe e mezzo di dollari) non può che essere assegnato a chi si è posto grandi obiettivi e ha cnonseguito risultati proporzionali a tali obiettivi.

Non stupisce perciò che il premio Templeton 2009 sia stato attribuito a una personalità come il fisico francese Bernard d’Espagnat, che ha centrato la sua ricerca attorno alla domanda “cos’è la realtà” e ha indagato, con gli strumenti del pensieri scientifico e filosofico, le condizioni che rendono possibile all’uomo l’accesso al reale.

Un compito che lui stesso ha riconosciuto come arduo ma al tempo stesso irrinunciabile, non riuscendo a rassegnarsi alle troppe limitazioni che soprattutto la fisica moderna ha posto a una conoscenza assoluta del mondo e quindi non potendo rinunciare a confrontarsi con le questioni essenziali per non trovarsi di fronte a “un vuoto di comprensione insopportabile”.

Essendo d’altra parte ben consapevole della necessità di superare un rigido scientismo e animato dalla volontà di andare oltre ogni visione riduzionista della scienza. Il suo percorso scientifico lo ha ben attrezzato per cimentarsi in questa sfida.

Ha avuto modo di approfondire i risultati e i problemi posti dalla fisica quantistica grazie al confronto diretto con alcuni dei massimi fisici e premi Nobel del ’900: ha studiato a Parigi sotto la guida di Louis de Broglie; è stato assistente di Enrico Fermi a Chicago e, nella prima metà degli anni cinquanta, è stato in missione di ricerca presso l'Istituto diretto da Niels Bohr a Copenhagen; per poi passare al neonato Cern di Ginevra, dove ha operato per cinque anni come fisico teorico.

Ma la sua formazione e si suoi interessi hanno spaziato ben al di là delle scienze fisiche: il suo itinerario iniziale è stato letterario e filosofico e, dopo aver diretto per diciotto anni il Laboratorio di Fisica teorica e delle particelle elementari nell'Università Paris Sud, è stato responsabile del seminario di filosofia della fisica contemporanea all'Istituto di Storia e filosofia delle scienze dell’Università di Paris I.

È questa vastità e profondità di orizzonti che gli ha permesso di arrivare a una personalissima sintesi di pensiero, condensata nella tesi da lui definita come “teoria del reale velato”.

Si tratta di una forma particolare di realismo, che forse non può neppure essere considerata tale del tutto, mossa dalla ferma intenzione di “non voler trascurare nulla”; ma dall’altrettanto decisa convinzione dell’insufficienza sia del realismo ingenuo di molti scienziati che «accordano cieca fiducia, nel campo della conoscenza della realtà ultima, al puro metodo scientifico, attribuendo valore assoluto ai suoi risultati».

D’Espagnat è insoddisfatto anche di un atteggiamento “alla Wittgenstein” per cui «su ciò di cui non si può parlare si ha l’obbligo di tacere»; insoddisfazione dovuta anche al timore che da questa massima si scivoli facilmente nell’altre ben più deleteria: «Ciò di cui non si può parlare non esiste».

La realtà invece esiste, anche se è sottile e remota, appunto “velata”, non afferrabile semplicemente tramite gli oggetti dell’esperienza immediata; e il cammino della fisica del ’900 può offrire interessanti contributi per un nuovo approccio conoscitivo.

Riconoscendo che «un’aura di mistero avvolge, e continuerà ad avvolgere, il concetto di essere» e che il mistero «costituisca una dimensione essenziale dell’essere», D’Espagnat ritiene che il miglior modo di porsi nei confronti dell’essere è di «mettere a fuoco simultaneamente due piani»: quello della sostanza che si può soltanto contemplare e quello della realtà empirica che «è prova di raffinata saggezza» considerare nella sua reale importanza, «senza per questo identificarla con l’orizzonte supremo».

Alla luce di un lungo e puntuale lavoro di approfondimento e di riflessione ha anche deciso, tre anni fa, di sottoscrivere una lettera al quotidiano Le Monde, insieme ad altri quindici scienziati tra i quali Freeman Dyson e Charles H. Townes, nella quale, dopo aver premesso che «le correnti di pensiero filosofiche e metafisiche non dovrebbero, a priori, interferire nella pratica ordinaria della scienza» si dichiarava che non solo «è legittimo ma bensì necessario riflettere, a posteriori, sulle implicazioni filosofiche, etiche e metafisiche delle scoperte e delle teorie scientifiche». [...]

[...] D’Espagnat è famoso per il suo concetto di “realtà velata”, una realtà al di là del mondo che possiamo vedere e toccare. Il suo lavoro sulla meccanica quantistica comprende esperimenti che dimostrano che l’essenza della realtà va al di là di quello che può essere spiegato dalle tre dimensioni.

Le particelle subatomiche si comportano infatti in un modo molto strano che può essere spiegato solo con l’esistenza di ulteriori dimensioni. Quando il fisico francese Alain Aspect ed i suoi collaboratori in Francia ed in Svizzera hanno condotto esperimenti su fotoni nei primi anni ottanta, hanno scoperto che un cambiamento nella polarizzazione di un fotone poteva essere rilevato quasi istantaneamente — persino oltre la velocità della luce — in un altro fotone a chilometri di distanza.

Scoperte come questa non sono nuove. Già agli inizi del XX secolo, Niels Bohr affermò che le particelle subatomiche sono interconnesse, al tempo in cui Einstein sosteneva che nulla poteva viaggiare più velocemente della luce.

Questa comunicazione istantanea tra particelle solleva molte domande: com’è possibile che i fotoni possano comunicare così velocemente attraverso grandi distanze? Che cosa li connette? Le leggi della fisica sono assolute? Qual è la natura ultima della realtà?

Tramite i suoi esperimenti tra gli anni sessanta ed ottanta sul teorema delle Disuguaglianze di Bell, d’Espagnat studiò le strane proprietà delle particelle subatomiche, scoprendo che il mondo fisico sembra essere una mera apparenza, un velo sopra una realtà molto più grande.

La scienza, secondo d’Espagnat, può aiutarci a spiegare la natura dell’universo solo fino ad un certo punto. «La meccanica quantistica ha introdotto un nuovo punto di vista, che consiste essenzialmente nel fatto che lo scopo della scienza non è quello di descrivere la realtà ultima com’è realmente», dice d’Espagnat. «Piuttosto, lo scopo della scienza è quello di spiegare la realtà così come ci appare, tenendo in considerazione i limiti della nostra mente e dei nostri sensi».

Gli esseri umani sono intuitivamente consapevoli di questa realtà spirituale, sostiene d’Espagnat, il quale crede che arte, musica e spiritualità sono tutti modi che aiutano a connetterci a questa “realtà velata”.

Nidhal Guessoum, direttore del dipartimento di fisica presso l’American University di Sharjah negli Emirati Arabi, ha scritto che d’Espagnat «ha messo insieme un’opera coerente che mostra il perché sia credibile che la mente umana è in grado di percepire realtà nascoste».

I naturalisti metafisici della comunità scientifica potranno anche rifiutare l’idea della dimensione spirituale ma, nel campo della fisica quantistica, tale dimensione può quasi essere vista nella luce sprigionata dalla collisione atomica. [...]

Il concordismo

Scienze religioni possono , insieme, fornirci una conoscenza globale cioè fisico-spirituale della Realtà?

Le scienze sperimentano un limite conoscitivo assoluto, un vuoto di conoscenza: "che cosa c'è sotto la materia-energia? che cosa la fa esistere?"

Gli scienziati affermano:"per poterlo percepire dovremmo diventare sciamani!"
Le religioni d'altra parte sperimentano un altro limite conoscitivo assoluto, un vuoto di rivelazione:

"qual è la natura dell'universo ? in che modo gli dèi lo hanno progettato? " Esiste una unità tra mondo sensibile che è oggetto di studio da parte delle scienze sperimentali e mondo sovrasensibile di cui parlano le Rivelazioni, oggetto di studio delle scienze religiose?

Queste domande ripropongono un tema caro al 19° secolo, il tema del concordismo.Concordismo ovvero del sitema interpretativo della Bibbia che tendeva a farla concordare ad ogni costo con i risultati della scienza ed anche una teologia che affermava che , essendo la Verità Una ed una soltanto, la fede e la scienza, ambedue dono divino agli uomini, non possono essere mai in disaccordo dunque bisognava sempre farle concordare tra loro.

Bisogna ricordare che le scienze moderne predittive (matematica, fisica, chimica, etc.) e le scienze religiose(esegetiche, teologiche,spirituali, etc) si distinguono per:

-gli obiettivi perseguiti (le scienze esatte studiano i fenomeni osservabili cercando di scoprirne i nessi predicibili , il rapporto tra condizioni ed effetti; le scienze religiose studiano le relazioni tra Uomo, Dio, Universo a partire dai dati della Rivelazione e del Mondo)
-i linguaggi
-i modi di rappresentazione.

Quanto ai metodi , pur restando centrale per ambedue il metodo scientifico in senso galileiano, si deve considerare il fatto che : mentre le scienze predittive considerano solo i dati della osservazione, le scienze religiose includono anche i dati della Rivelazione.

Le scienze religiose, analogamente a quelle umanistiche (scienze storiche, pedagogiche, linguistiche, etc) sono tali in quanto procedono secondo metodi propri di ricerca (metodo dell'analogia, della correlazione, etc.) ma esplicitamente definiti e identificabili.

Le conoscenze ottenute con le scienze galileiane e con le scienze religiose provengono da percorsi, metodi, linguaggi, rappresentazioni diverse, ma spesso (e soprattutto oggi) si intersecano si provocano sempre di più. Nel momento in cui le scienze si avvicinano all'origine dell'universo e della materia ecco che trovano sempre più intelligenza nascosta e si chiedono : qual è il senso di tutto cio'? 

La domanda rimbalza alle scienze religiose. Quando lo scienziato si rende conto che osservando la natura osserva anche se stesso e che non puo' separarsi da essa per diventare un osservatore indipendente, la natura stessa lo porta a chiedersi : chi sei tu? da dove vieni? cosa cerchi? Ed ancora la domanda rimbalza alle scienze religiose.

Imbattutisi nella complessità della natura che osservano e dalla quale non possono separarsi gli scienziati vengono posti dal loro stesso lavoro di fronte alle grandi domande filosofiche, le domande fondamentali della vita. Da questa nuova sfida che la natura pone alle scienze nascono oggi molteplici tentativi, da parte di scienziati di far concordare le conoscenze scientifiche galileiane con quelle scientifiche di tipo religioso.
Questi tentativi non sono da rigettare ma vanno esaminati con prudenza .

Ci sono testi per i quali le leggi scientifiche rivelano la " mente " di Dio, altri per i quali la scienza offre una visione unitaria tra uomo e natura, considerata sacra, altri ancora che in cui le teorie scientifiche vengono integrate nelle teologie dlle religioni.

La gnosi moderna

Ci sono poi alcuni redattori (piu' o meno improvvisati ) che operano sintesi tra queste diverse tipologie diffondenfo un concordismo moderno di tipo gnostico. Secondo alcuni intellettuali (anche uomini di scienza ) , solo un nuovo olismo che ricomponga in un tutto unico l'infintamente grande e l'infinitamente piccolo, il passato ed il presente, il cielo e la terra, la materia e lo spirito, puo' ridare senso alla realtà della esistenza universale.

Questo desiderio di conoscere in modo contestualmente sensibile e sovrasensibile, la materia e lo spirito, il presente ed il passato , l'alto e il basso,lo spazio e il tempo, etc. cioè la gnosi, ritorna sempre nella storia :"l'uomo che conosce in modo gnostico, olistico , conosce in modo completo, divino".  La gnosi moderna diffusa nell'esoterismo, nei movimenti e culti religiosi contemporanei, come quello della New Age, tende ad inglobare le tesi di questi scienziati-teologi moderni.

E' assolutamente legittimo cercare una forma di unità nelle conoscenze, e dunque anche fra quelle scientifiche e quelle religiose: l' unità del sapere ; ma ogni tesi va esaminata con discernimento e prudenza.

Posizioni che interpretano le Rivelazioni a partire dalle scoperte scientifiche o che interpretano i dati delle scienze a partire dalle Rivelazioni sono posizioni di cui diffidare in quanto sono la riproposizione del concordismo , ma non sono da rigettare in toto per gli sviluppi cui possono portare .

Molto saggiamente il Papa Giovanni Paolo II scrive:

«La realtà è una e la verità è una e possiamo affermare che c'è un appello intrinseco all'unità della conoscenza sia che derivi dalla scienza sperimentale o dalla teologia».. «La verità è che'la Chiesa e la comunità scientifica verranno a contatto inevitabilmente; le loro opzioni non comportano isolamento ... La scienza può purificare la religione (dall"errore e dalla superstizione; la religione può purificare la scienza dall'idolatria e dai falsi assoluti. Ciascuna può aiutare l'altra ad entrare in un mondo più ampio, un mondo in cui possono prosperare entrambe. [ ... ] Abbiamo ambedue bisogno di essere quello che dobbiamo essere, quello che siamo stati chiamati ad essere»

(Lettera al direttore della Specola Vaticana 1/6/1988) .

Appare necessario prendere coscienza del fatto che bisogna rispettare i diversi campi che costituiscono scienza e teologia ma anche del fatto che esse non sono e non devono rimanere estranee.
Quando la conoscenza scientifica e quella religiosa interagiscono nella mente di una stessa persona non è detto che debbano per forza sfociare nel concordismo: si tratta di trovare un terreno comune sul quale scienza e fede possano costruire una nuova conoscenza fondante sia per le scienze che per la fede.
Lasciamole dunque interagire e manteniamo in opera questo nuovo cantiere della conoscenza.

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