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Una Nuova ipotesi della Realtà
di Fabrizio Coppola
Il titolo originario di questo articolo (1993) è: La "consapevolezza": una proprietà del "campo unificato". Nonostante i risultati sperimentali che porta a sostegno, esso è stato fortemente criticato ed osteggiato in campo accademico.Fabrizio Coppola è nato nel 1963 e si è laureato in Fisica all'Università di Pisa nell'Anno Accademico 1986/87.
Ha collaborato con l'INFN (Ist. Naz. di Fisica Nucleare) alla progettazione del supercalcolatore APE, finalizzato a calcoli di cromodinamica quantistica. Mail : coppola@astrophysical.org

La nuova visione della realtà secondo ricerche parallele scienza-religione induista.

Le scoperte della fisica di questo secolo hanno profondamente cambiato la visione della realtà naturale. Oggi il quadro scientifico dell'universo risulta ben diverso da quello del tradizionale "mondo-macchina" ottocentesco, che influenza ancora la nostra cultura e la nostra mentalità, sebbene sia un modello utile solo su scale superiori a quella atomica.

La Teoria della Relatività ristretta (Einstein, 1905), oltre ad unificare i concetti di spazio e di tempo, ha dimostrato che la materia è semplicemente una forma di energia. La meccanica quantistica o fisica quantistica (Planck, Bohr, Heisenberg, Schrödinger, Dirac ed altri, 1900-1928) ha poi evidenziato che a livello atomico tale forma di energia presenta una natura "vibratoria" o "ondulatoria".

 

La nozione classica di "materia" è valida dal familiare livello degli oggetti visibili fino al livello molecolare ed atomico (stadio chimico), ma ai livelli sub-atomici decade. Normalmente si dice che all'interno degli atomi vi sono delle particelle in movimento (gli elettroni ed i nucleoni); in realtà tali presunte "particelle" consistono di campi oscillanti, ovvero di strutture immateriali recanti "informazione": a questi livelli la realtà naturale rivela la sua intrinseca struttura razionale.

Una spiegazione fisica della mente.

Considerato tutto ciò, è legittimo chiedersi se lo studio scientifico della mente umana possa trovare risposte valide in termini di fisica fondamentale piuttosto che nei tradizionali termini materialistici.
Fino ad oggi nessuno ha mai tentato un serio approccio fisico allo studio della mente: essa è considerata un'entità secondaria (rispetto alle entità fisiche fondamentali), riscontrata solo in organismi complessi come l'uomo o gli animali, e pertanto di esclusiva pertinenza delle scienze biologiche.

Ma alcuni fisici, in seguito allo sviluppo della meccanica quantistica, hanno iniziato a chiedersi se la questione della mente possa avere relazioni con la fisica moderna, e questo per almeno due motivi:
1) il principio di indeterminazione (Heisenberg, 1927) sembra permettere un piccolo margine per un "libero arbitrio" della natura;
2) alcuni aspetti paradossali della meccanica quantistica, verificati sperimentalmente, sembrerebbero richiedere l'esistenza di una "consapevolezza" nei fenomeni subatomici, o comunque richiedono un riesame del concetto di "oggettività" e del ruolo dell'osservatore cosciente nei fenomeni fisici (Bell, 1966; Aspect ed altri, 1982; Mandel, Chiao ed altri, 1991).

D'altra parte una spiegazione fisica della coscienza deve pur esistere, se non si vuole ricadere in una concezione metafisica che separi la mente dal resto del mondo. Ebbene, oggi sappiamo che l'attività mentale è dovuta a processi chimici e fisici che avvengono nel cervello e nel sistema nervoso, a livello molecolare, atomico e probabilmente anche subatomico, cioè a livelli descritti dalla meccanica quantistica [le ragioni per cui è lecito ipotizzare che il processo del pensiero cosciente sia un processo quantistico sono riportate nelle note finali, con gli opportuni riferimenti].

Il "campo unificato".

Grazie alla teoria della "Superstring" o "Supercorda" (Green, Schwartz ed altri, 1983, tuttora in evoluzione), i fisici si ritrovano vicinissimi ad una teoria completa e definitiva di unificazione dei 4 tipi fondamentali di campo o forza naturale (gravitazionale, elettromagnetico, nucleare forte e debole). Tale teoria sarebbe capace di spiegare ogni manifestazione della realtà naturale in termini di un'unico campo basilare, come già presagito da Einstein, che fu il primo a parlare di "campo unificato".

Oggi gli scienziati sanno che l'attività mentale nell'uomo è riconducibile a processi chimici e fisici che avvengono a livello molecolare, atomico, e presumibilmente anche sub-atomico nel sistema nervoso, vale a dire nell'ambito di validità della meccanica quantistica, a livelli prossimi alla sfera di azione diretta del "campo unificato".

Poiché dal "campo unificato" si dispiegherebbe ogni manifestazione in natura, è ragionevole ricercare la sua relazione con la mente dell'uomo. Questo è il principale campo di ricerca della M.U.M., Maharishi University of Management (già M.I.U., Maharishi International University), Fairfield, Iowa, U.S.A., con cui collaborano o hanno collaborato prestigiosi scienziati (compresi fisici come il prof. Josephson, premio Nobel; il prof. Wigner, celebre fin dagli anni '20; il prof. Hagelin, noto per i suoi studi sulle teorie di unificazione; il prof. Sudarshan; ecc.).

La M.U.M. ritiene che la "consapevolezza" o "coscienza" sia una proprietà che emerge direttamente dal "campo unificato", ovvero dai livelli fondamentali della realtà naturale (Maharishi, 1982). Questa ipotesi audace risulta verosimile e fondata in base alle attuali conoscenze della fisica, e sembra avvalorata dai notevoli risultati pratici (oltre che teorici) ottenuti dalla M.U.M. sul funzionamento della mente e del sistema nervoso.

La coscienza come proprietà del campo unificato.

Come abbiamo visto, è ragionevole supporre che l'attività mentale sia un fenomeno quantistico ed infatti alcuni ricercatori hanno già portato delle prove a sostegno di tale tesi [per chi ha ancora dei dubbi su tale tesi, si raccomanda l'intera lettura delle note finali].

Le attuali teorie fisiche dei campi includono la proprietà fisica dell'autoriferimento (come conseguenza della caratteristica matematica di non-abelianità). Grazie ad essa il campo unificato può "percepire se stesso", ovvero le varie entità fisiche possono interagire (per esempio un elettrone che interagisce con un altro elettrone è semplicemente una perturbazione del campo unificato che "si accorge" della presenza di una perturbazione analoga).

Ebbene, l'autoriferimento può essere interpretato come il primo stadio elementare di "consapevolezza", e si può ipotizzare che il cervello umano sia strutturato in modo da "amplificare" questa proprietà.

La "consapevolezza" non sarebbe il prodotto precario e quasi accidentale di un meccanismo biologico complesso (sistema nervoso e cervello), ma sarebbe una proprietà fisica fondamentale ed universale (presente a livello latente e primordiale nel "campo unificato"). Il cervello avrebbe invece la funzione di "evidenziare" ed "elaborare" questa straordinaria proprietà, così come un laser evidenzia alcune proprietà latenti della luce che normalmente non vengono rivelate.

 

Le onde cerebrali sarebbero pertanto un raro esempio di effetto quantistico che si manifesta alle scale dei fenomeni ordinari invece che a livello sub-atomico. Esse costituirebbero il residuo macroscopico di una funzione d'onda, ovvero una autentica macro-funzione d'onda (le funzioni d'onda sono le entità basilari della meccanica quantistica, che indicano la distribuzione spazio-temporale dei campi quantistici, e normalmente a scale superiori a quella atomica non sono più rivelabili ma appaiono condensate o come "materia" o come "forze").

In fisica sono noti alcuni fenomeni straordinari che manifestano proprietà quantistiche a livello visibile. Per esempio nei "superconduttori" o nei "superfluidi" la resistenza elettrica e la viscosità risultano uguali a zero, per cui non vi è alcuna dissipazione di energia (l'entropia non aumenta). Un superfluido messo in movimento (per esempio scuotendolo) non si fermerà più.

In realtà anche la propagazione della luce è un fenomeno quantistico, descritto da una funzione d'onda di natura elettromagnetica (non a caso per l'esperienza comune la luce risulta un esempio evidente di energia "intangibile", benché certamente fisica e reale).

Tuttavia la luce ordinaria non evidenzia interamente le proprietà quantistiche, poiché essa è luce "incoerente": le oscillazioni della sua funzione d'onda sono "sfasate", cioè disordinate, e tendono in massima parte ad auto-annullarsi. Il laser invece è una sorgente di luce "coerente", le cui oscillazioni risultano "in fase" e permettono di rivelare le eccezionali proprietà dei campi elettromagnetici oscillanti (potenza, precisione, stabilità, eccetera).

In December of 1983, 8,000 peace-creating experts fraom around the world came together at Maharishi University of Management in Fairfield, Iowa, USA. This was the first group large enough, in theory, to affect the whole world. Research evidence indicated decreased traffic accidents and infectious diseases, improved economic performance worldwide, and a marked increase in positive events reported in the press about international relations (peace talks, cease fires, etc.).


La possibile analogia con il cervello umano è evidente: se si potessero rendere "coerenti" le onde cerebrali si potrebbero rivelare, nel funzionamento della mente, aspetti superiori del tutto naturali ma normalmente inespressi.

La coerenza cerebrale generata dalle tecniche di MT e MT-Siddhi.

La M.U.M. ha condotto numerose ricerche su alcune "tecniche mentali" che permettono di aumentare la "coerenza" delle onde cerebrali in modo semplice ed efficace per mezzo di un approccio soggettivo ma sistematico, come dimostrato da centinaia di ricerche scientifiche condotte da varie Università in tutto il mondo (1).

Tali tecniche, che derivano da antiche tradizioni dei Maestri Vedici dell'India, sono state accuratamente selezionate per adempiere allo scopo. La loro metodologia merita di essere considerata "scientifica" per esattezza e riproducibilità, sebbene siano nate in un ambito estraneo alla scienza occidentale ed abbiano ereditato molti aspetti dalla loro tradizione originaria (come ad esempio la terminologia).

Si tratta delle tecniche di "Meditazione trascendentale" o "MT" (1957) e di "MT-Siddhi" (1976), così come sono state insegnate dal Maestro Maharishi Mahesh Yogi, che dopo essersi laureato in fisica trascorse molti anni sull'Himalaya dedito a profondissime ricerche nel campo della consapevolezza. Ovviamente la pratica di tali tecniche è indipendente da ogni possibile implicazione mistica o religiosa e permette semplicemente di portare l'attenzione della mente ai livelli in cui si suppone operi direttamente il campo unificato.

La coerenza cerebrale indotta da queste semplici tecniche permette un funzionamento più ordinato e naturale della mente e del sistema nervoso: per esempio producono un aumento dell'intelligenza ed una forte riduzione di "stress" e tensioni dannose (1).

Perché la MT agisce a livello quantistico.

La M.U.M. afferma che le tecniche di MT e MT-Siddhi permettono alla mente di accedere ai livelli in cui il campo unificato opera direttamente, ovvero alla sfera da cui nasce ogni entità fisica ed ogni manifestazione dell'universo.

Questa notevole affermazione viene giustificata osservando che la coscienza deve essere considerata una qualità del campo unificato, per cui risulta perfettamente naturale che la mente possa accedere all'ambito quantistico ed acquisirne le qualità superiori di ordine e potenza. Questo è possibile se il sistema nervoso (che in ultima analisi è un sistema chimico-fisico, per quanto complesso e raffinato) raggiunge lo stato quantistico di "minima eccitazione", come viene permesso dalle tecniche di MT ed MT-Siddhi.

Qualcuno potrebbe dubitare del fatto che la coerenza cerebrale osservata sia veramente prodotta dal campo unificato e potrebbe supporre che essa sia causata invece da "banali" fenomeni psico-fisiologici, secondari rispetto alla fisica fondamentale.

Ebbene, sono possibili varie risposte a tale obiezione. Anzitutto le analogie riscontrate con i fenomeni quantistici sono notevoli, per cui è lecito supporre che le tecniche in questione inducano realmente un macro-stato quantistico nel cervello dei praticanti: costoro riferiscono di provare a livello soggettivo le "qualità" di universalità, ordine perfetto, assenza di contenuti, illimitatezza ed invarianza nel tempo che oggettivamente si attribuiscono al "vuoto quantistico".

Così come ogni campo o particella in natura è uno stato eccitato del vuoto quantistico, analogamente ogni pensiero nel campo di coscienza di ogni individuo può essere considerato come un'eccitazione dello stato di "pura coscienza", cioè di quello stato assoluto sperimentato durante le tecniche in questione.

Tutto ciò è rimasto lungamente estraneo alla neuro-fisiologia poiché questa generalmente studia i convenzionali stati di coscienza, contraddistinti da un alto disordine: per analogia, le semplici leggi dell'emissione elettromagnetica da parte di un atomo di idrogeno non potrebbero essere mai ricavate studiando l'emissione luminosa di un sistema di molecole complesse ad alta temperatura.

Vi è infine una prova definitiva a favore dell'audace ipotesi in esame: se il campo unificato è realmente responsabile di questi fenomeni, si dovrebbe assistere ad un altro fenomeno straordinario: un "Effetto di campo della coscienza", ovvero una propagazione della coerenza nell'ambiente circostante. In pratica l'aumento di coerenza dovrebbe estendersi ad altre persone, rendendo più naturale ed ordinato il funzionamento della loro mente. Se ciò avvenisse, decadrebbe ogni possibile obiezione sull'ipotesi proposta, poiché un fenomeno del genere sarebbe del tutto inspiegabile nei tradizionali termini neuro-fisiologici.

Effetto di campo della coscienza: l'Effetto Maharishi.

Il fenomeno in questione, detto "Effetto Maharishi", è già stato osservato e verificato più volte (2) (naturalmente si tratta solo di un effetto fisico, ovvero di un'induzione di coerenza che prescinde dai contenuti del pensiero e non produce "forzature" sulla volontà altrui). Molte persone si chiedono se un'influenza di questo tipo sia veramente possibile, ed anche per molti scienziati si tratta di un argomento "tabù".

Infatti, a causa dei nostri pregiudizi, esitiamo ad ammettere che anche la mente deve essere soggetta alle leggi naturali; ma questa è una verità che occorre riconoscere, se non si vuole ricadere nella metafisica (così l'accusa che generalmente viene rivolta agli scienziati della MIU [oggi MUM] viene facilmente capovolta!).

In realtà nell'Effetto Maharishi non avviene nulla di più strano di quanto avviene in una normale calamita, che crea un campo magnetico al suo esterno in virtù del suo ordine microscopico interno (anche se in realtà l'Effetto Maharishi è paragonabile a ben più raffinati effetti quantistici).

Noi viviamo costantemente immersi in un "calderone" di campi fisici, come il campo gravitazionale, il campo magnetico terrestre, i campi elettromagnetici prodotti dalle varie emittenti radio-televisive o dai telefonini cellulari. La fisica moderna ha dimostrato che perfino la materia è una condensazione di campi quantistici. Perché mai una struttura fisica come il sistema nervoso dovrebbe rimanere estranea alle normali interazioni tra i diversi campi naturali? Negare questa possibilità significa assumere un atteggiamento chiuso, dogmatico e, in sostanza, antiscientifico.

L'Effetto Maharishi è paragonabile ad un importante effetto quantistico, il "diamagnetismo perfetto" (Effetto Meissner, 1957), che all'interno di un superconduttore annulla l'influenza dei campi magnetici esterni. Infatti l'Effetto Maharishi non "trasmette" propriamente delle influenze, ma piuttosto "elimina" le influenze negative sulle onde cerebrali (disordine prodotto da stress o altro), permettendo così il ripristino del funzionamento naturale della mente, ovvero di un'alta coerenza cerebrale (qualità intrinseca originaria del campo di coscienza).

 

Occorre precisare che i tipi di interazione fisica attualmente conosciuti (elettromagnetico, gravitazionale, nucleare forte e debole) non sono in grado di spiegare questo fenomeno (che pure è stato più volte osservato) ed è per questo che è necessario rivolgersi a livelli più profondi ed unificati delle leggi naturali, ovvero al "campo unificato" ricercato dalle teorie contemporanee di unificazione.

Pertanto il campo fisico responsabile dell'Effetto Maharishi sarebbe il campo unificato stesso, non sotto un aspetto particolare (campo elettromagnetico o gravitazionale o altro), ma nel suo aspetto fondamentale, anteriore alla differenziazione nei diversi tipi di campo (Hagelin, 1986). L'Effetto Maharishi creerebbe piccole sollecitazioni nella struttura stessa dello spazio-tempo (3), che normalmente è descritta dalla teoria della relatività generale (Einstein, 1916).

Va sottolineato che una straordinaria conferma della possibile influenza della consapevolezza umana su dispositivi fisici è stata ottenuta nell'ambito del progetto PEAR presso la Princeton University (in particolare a riguardo dei disposivi REG). Inoltre il neurofisiologo Jacobo Greenberg-Zylderbaum ha dimostrato l'esistenza di influenze reciproche negli elettroencefalogrammi di persone in sintonia emozionali tra di loro, durante ricerche indipendenti dagli studi condotti sulla MT e sull'Effetto Maharishi.
Le verifiche dell'Effetto Maharishi.

La scienza ha un carattere sperimentale e richiede una conferma concreta di ogni ipotesi o teoria: anche l'esistenza dell'Effetto di campo della coscienza deve essere sottoposta a verifica.
Ebbene, esistono già numerosi risultati a riguardo. I primi indizi sull'esistenza dell'effetto si ebbero negli anni '70, negli Stati Uniti, quando i dati dell'FBI evidenziarono una notevole riduzione dell'indice di criminalità in alcune città in cui almeno l'uno per cento degli abitanti praticava la MT, mentre la tendenza nazionale era di un netto aumento (4).

In seguito molte ricerche hanno confermato che nelle comunità (città, regioni, Stati) in cui almeno l'1% della popolazione pratica la MT, si ottiene un netto miglioramento dei principali indici sociologici: ad esempio minor numero di episodi criminali, di incidenti, di malattie, e molte altre conseguenze positive (5). Si tratta di effetti statistici molto significativi, non imputabili alle normali fluttuazioni casuali: l'Effetto Maharishi risulta addirittura uno degli effetti sociologici più confermati e verificati.

Queste conseguenze sociologiche sono imputabili ad una riduzione del livello generale di stress, dovuta all'induzione di coerenza. L'effetto presenta una stretta analogia con vari fenomeni chimici o fisici (frequenti per esempio nel magnetismo), in cui una piccola frazione di elementi ordinati in un sistema disordinato riescono ad aumentare considerevolmente il grado di ordine collettivo del sistema. Alla M.U.M. si parla di una autentica "transizione di fase sociologica" indotta dall'Effetto Maharishi.

Negli ultimi anni è stato dimostrato che il potente programma di MT-Siddhi permette di ottenere l'Effetto Maharishi con un numero ridottissimo di persone, pari alla radice quadrata dell'1% della popolazione. Evidentemente questo è dovuto ad un aumento della coincidenza di fase tra i vari partecipanti al programma: grazie al principio dell'interferenza costruttiva, l'effetto risulta proporzionale non al numero dei partecipanti, ma al suo quadrato, e ciò permette la riduzione del numero dei partecipanti alla radice quadrata (3).

Alla fine del 1983 fu creato per la prima volta un Effetto Maharishi "Globale", cioè di portata mondiale, grazie ad un'assemblea di 7000 "esperti" che per tre settimane praticarono in gruppo il programma di MT-Siddhi (7000 era circa la radice quadrata dell'1% dell'intera popolazione mondiale). I risultati furono analoghi a quelli ottenuti in precedenza a livello locale, ma risultarono estesi a tutto il mondo. Si ebbe anche un forte rialzo simultaneo di tutti i mercati azionari (evento insolito), a testimonianza della vitalità diffusa dall'effetto (6).

I numerosi esperimenti condotti in seguito, sia a livello locale che mondiale, hanno regolarmente fatto registrare risultati sociologici positivi. L'Effetto Maharishi ha perfino prodotto forti attenuazioni della conflittualità in regioni afflitte da guerre (7).

 

Ovviamente i risultati sono stati analizzati con i sofisticati metodi statistici normalmente utilizzati negli studi sociologici ed in varie scienze (fisica compresa). Sull'Effetto Maharishi sono stati pubblicati vari articoli su riviste accademiche di sociologia e scienze politiche (8), che si uniscono ai numerosi articoli pubblicati da riviste di medicina e psicologia sulla MT e sulle MT-Siddhi (1).

Sulla base di questi straordinari risultati appare opportuno stabilire al più presto in ogni Nazione un "gruppo di coerenza" che permetta rapidi progressi nella soluzione dei vari problemi sociali, politici ed economici.
Nota: Per essere compresa, la questione va collocata nella moderna concezione della fisica, basata sulla dinamicità dei campi fisici elementari, dei quali la materia è solo un sottoprodotto che si manifesta come una struttura stabile dotata delle ben note proprietà meccaniche. Pertanto la vecchia e rigida sequenza logica:

1) Materia inanimata che dà origine a:
2) Materia organica che a sua volta dà origine a:
3) Vita che a sua volta dà origine a:
4) Consapevolezza e mente degli organismi biologici complessi;

viene modificata poiché il livello 1 deve essere ricondotto ad un ulteriore livello che è quello veramente basilare e che può agire direttamente anche sui livelli 2, 3 e 4.

Per esempio, nel citato lavoro di Walker (1970) si evidenzia in che modo le decisioni consapevoli prese da un uomo o da un animale siano riconducibili ad effetti puramente quantistici che avvengono nelle sinapsi neuronali.

La perplessità di alcuni biologi, medici o psicologi in merito a questi argomenti d'avanguardia si può spiegare con la loro scarsa familiarità con la visione fornita dalla fisica contemporanea. A loro volta alcuni fisici possono rimanere perplessi poiché non sono abituati a considerare la "consapevolezza" come un tema di loro pertinenza.

Una ipotesi filosofica della Realtà.

La coscienza è il teatro, e precisamente l'unico teatro su cui si rappresenta tutto quanto avviene nell'universo, il recipiente che contiene tutto, assolutamente tutto, e al di fuori del quale non esiste nulla.
(Erwin Schrödinger, fisico) Erwin Schrödinger, fisico austriaco (Vienna 1887-1961).Premio Nobel nel 1933, celeberrimo per aver sviluppato la geniale equazione d'onda che sistema definitivamente la meccanica quantistica, teoria cardine della fisica moderna. Versatile, eclettico e dotato di una visione completa della vita e della realtà, fu anche il primo scienziato ad intuire l'esistenza del DNA, che egli chiamò "cristallo aperiodico", parecchi anni prima che i biologi Watson e Crick lo scoprissero ufficialmente (riconoscendo poi di essere stati ispirati dalle sue indicazioni). Dotato anche di una straordinaria intuizione filosofica, egli può essere considerato a tutti gli effetti un erede dell'idealismo di Kant, Fichte e Schelling, sebbene si dichiarasse seguace di Schopenhauer. Facendo spesso riferimento al Vedanta di Shankara, si dimostrò anche un profondissimo estimatore dell'idealismo indiano. Molte pagine del libro "Ipotesi sulla realtà", per esempio nel cap.4, sono state da lui ispirate.

Fin dalla sua nascita, avvenuta nel XVII secolo, la Scienza moderna ha escluso il concetto di "mente" dal mondo oggettivo che intendeva studiare. Dovendo spiegare tutto in termini rigorosamente materialistici, nei secoli successivi la Scienza ha inevitabilmente considerato la "mente" come un aspetto secondario della natura, nato per caso sul nostro pianeta e confinato nel cervello dell'uomo e degli animali superiori.

Ma le sorprendenti scoperte della fisica di questo secolo potrebbero sconvolgere questa concezione "ottocentesca" della realtà.

Al livello della fisica sub-atomica esistono solo campi di energia, che vibrano o si propagano per onde (come la luce): l'aspetto "solido" della materia è solo un risultato grossolano dovuto al gioco delle forze sub-atomiche, le quali derivano da un unico campo fondamentale che Einstein definì "campo unificato".
In pratica, l'universo che sembrava intrinsecamente materiale ha rivelato che la sua essenza fondamentale è pura energia immateriale (non molto diversamente da quanto immaginava Berkeley, filosofo del secolo XVIII che reagì all'illuminismo materialistico con il suo "empirismo idealistico").

I campi fondamentali di energia che costituiscono la base della realtà fisica, obbedendo alle leggi proprie della fisica quantistica, manifestano un ordine intrinseco che rivela, al livello del campo unificato, l'intelligenza più profonda della natura.

Einstein ed altri scienziati si sono spesso meravigliati del cosiddetto "parallelismo tra pensiero e leggi fisiche", cioè del fatto che le leggi naturali siano esprimibili in termini logico-matematici (ovvero in termini di "leggi del pensiero"). Nella concezione che stiamo per esporre ciò non è affatto sorprendente, poiché realtà oggettiva e pensiero soggettivo nascono direttamente da un'unico principio. Come disse Hegel, "Ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale" (e già Schelling aveva sottolineato che la fisica, con le sue leggi, stava riducendo il mondo "materiale" a puro pensiero).

Ovviamente occorre prestare attenzione alle differenze di linguaggio tra la filosofia occidentale e tra la filosofia qui proposta, di origine orientale. Per esempio il termine "Essere" viene inteso da Hegel e dagli altri idealisti occidentali come "realtà esterna percepibile" o come "realtà cosiddetta oggettiva", mentre Maharishi usa il termine "Essere" per identificare l'Entità fondamentale ed assoluta dell'universo (simile al concetto di Idea in Hegel). Nella filosofia indiana l'Essere è il Brahman, che è contemporaneamente privo di attributi (essendo Assoluto) e dotato dei tre attributi fondamentali Sat-Chit-Ananda (Esistenza o Realtà, Consapevolezza, Beatitudine).

Tornando al tema iniziale: una straordinaria conferma scientifica a favore di questa concezione è stata ottenuta in alcuni recenti esperimenti in cui si è verificata un'influenza della consapevolezza umana su dispositivi fisici (progetto PEAR presso la Princeton University, con particolare riguardo ai disposivi REG).
Un altro aspetto soprendente e di cruciale importanza è il seguente.

La fisica quantistica, che descrive questi livelli fondamentali della realtà, presenta incredibili paradossi che coinvolgono l'osservatore cosciente: l'universo non si trova in uno stato puramente "oggettivo", poiché un sistema fisico può comportarsi in modi diversi a seconda della conoscenza che ne ha l'osservatore! Negli ultimi anni tale inaspettata natura della realtà fisica è stata confermata da vari esperimenti, ma l'argomento è rimasto pressocché sconosciuto all'opinione pubblica (e perfino a molti scienziati).
Per fortuna alcuni semplici esperimenti condotti negli ultimi anni su dei fasci di luce laser ha reso più comprensibile questa tematica (Le Scienze n.235, 1988;Le Scienze n.289, 1992).

Nota: anche se non vogliamo parlare di "antropocentrismo" (ma semmai di "psicocentrismo", ovvero una concezione basata sulla consapevolezza), occorre notare che nel 1970 l'astrofisico Brandon Carter formulò il cosiddetto "principio antropico", basandosi su sconcertanti indizi solitamente ignorati, che sottolineerebbero l'esistenza di "incredibili coincidenze cosmiche" le quali avrebbero permesso la vita dell'uomo e rivelerebbero in realtà che lo scopo stesso dell'universo sarebbe appunto la nascita dell'uomo (per esempio si veda l'articolo "L'universo come parte di noi" di J.Gribbin, L'Astronomia n.97, 1990). Va anche precisato che successivamente altri scienziati hanno modificato e banalizzato il "principio antropico" proponendo una versione cosiddetta "debole", che ne snatura e ne stravolge il significato originario attribuitogli da Brandon Carter. Tale articolo, oltre ad introdurre i nuovi concetti imposti alla scienza dalla fisica quantistica, espone alcune questioni di grande rilevanza filosofica, come l'esistenza del "libero arbitrio" negli esseri coscienti (paragrafo 8), resa possibile dal principio di indeterminazione di Heisenberg, che lascia un margine di "indeterminazione" (per l'appunto), e permette così un allontanamento dal "determinismo assoluto" in cui credeva la fisica ottocentesca.

Inoltre l'articolo in questione dimostra al di là di ogni dubbio che la concezione materialistica ed oggettivistica dell'universo (il cosiddetto "realismo di Einstein") deve necessariamente lasciare il posto ad una nuova concezione, che in filosofia si direbbe decisamente "idealistica". Infatti gli "stati" fisici in cui si trovano gli oggetti dell'universo (a livello microscopico) sono degli stati "astratti", che portano in se delle potenzialità fisiche ma non sono definiti oggettivamente fino al momento della misura da parte dell'osservatore: insistere nel costruire un'immagine oggettiva di tali stati nello spazio, conduce ad incredibili paradossi (che vengono abbondantemente descritti nel lungo articolo in questione).

In definitiva, anche se molti scienziati non se ne rendono conto (o non vogliono farlo), tali scoperte (che riguardano fatti reali ed incontrovertibili ed hanno permesso concrete innovazioni tecnologiche) ci riportano verso una concezione simile alla visione di vari filosofi "idealisti" (da Platone a Schelling, da Berkeley a Fichte e ad Hegel), secondo cui la realtà naturale è solo una manifestazione di un principio mentale universale (ovviamente si raccomanda la dovuta attenzione sulle differenze di linguaggio, come già evidenziato sopra).

La concezione della realtà che sembra delinearsi da queste scoperte presenta straordinarie affinità con le concezioni della tradizione orientale, ed in particolare della filosofia indiana, la cui concezione può essere definita un "monismo idealistico"

(non molto diverso da quello di Plotino o di Schelling, sempre riservando la dovuta attenzione alle differenze di linguaggio). Secondo la filosofia indiana, ogni manifestazione in natura nasce da un unico principio trascendentale, il Brahman, che è pura ed infinita potenzialità immanifesta. Il concetto in questione è praticamente identico a quello accettato nella fisica contemporanea, in cui ogni particella o campo di forze è una manifestazione di un unico "campo unificato", ovvero una perturbazione dello stato di "vuoto quantistico".

Secondo la filosofia indiana inoltre l'intima natura del Brahman è "pura consapevolezza indifferenziata". Ed infatti gli incredibili esperimenti di cui si è parlato sopra a riguardo della fisica quantistica confermano l'esistenza di paradossi di "natura mentale" nella realtà fisica a livello fondamentale.

Infine le tecniche mentali riscoperte ed insegnate da Maharishi Mahesh Yogi, Maestro indiano laureato in fisica, permettono di identificare lo stato di "pura consapevolezza" sperimentabile soggettivamente, con il "campo unificato" studiato oggettivamente dalla fisica contemporanea.

Le tecniche di Maharishi permettono il raggiungimento di "stati superiori di coscienza" che esteriormente si manifestano con un'altissima coerenza delle onde cerebrali, capace di produrre incredibili fenomeni, come l'Effetto Maharishi, ed anche con delle modificazioni psico-fisiologiche fortemente benefiche per l'individuo che pratica le tecniche in questione.

In definitiva la nuova concezione che si delinea da queste conoscenze supera le desolanti convinzioni che considerano l'uomo come un accidente del caso e gli restituiscono la sua piena dignità di Re dell'universo.
Non si tratta necessariamente di un ritorno all'antico antropocentrismo.
Si tratta semplicemente di riscoprire l'importanza dell'esistenza della consapevolezza nell'universo e (poiché il campo unificato va inteso come un principio psico-fisico e non solo fisico) di considerarla come fenomeno fondamentale e forse come scopo dell'universo stesso (concezione finalistica).

Fabrizio Coppola

Note.
1. Uno dei primi articoli uscì su Science n.167, 1970, pag.1751 (Wallace, Physiological effects of Trascendental Meditation); il primo articolo in Italiano uscì su Le Scienze n.45, 1972, pag.70 (Wallace, Benson, Fisiologia della meditazione). Da allora sono stati pubblicati innumerevoli articoli su riviste specialistiche; ad esempio: International Journal of Neuroscience, 14, 1981, 147; British Journal of Psychology, 73, 1982, 57; Journal of Mind and Behavior, 8, 1987, 67; Psychosomatic Medicine, 49, 1987, 493; Journal of Clinical Psychology, 45, 1989, 957; Journal of Social Behavior and Personality, 6, 1991, 957; e moltissimi altri.
2. Sull'Effetto Maharishi esistono decine di ricerche scientifiche, a partire dal 1976 (ad esempio v. punti 4, 5, 6, 7, 8)
3. Hagelin, in Maharishi's Programme to Create World Peace, Maharishi Vedic University, Vlodrop, Olanda, 1987, 18-20
4. Borland, Landrith, Collected Papers vol.1, Maharishi European Research University, Rheinweiler, Germania, 1976, 639; Dillbeck, Landrith, Journal of Crime and Justice, 4, 1981, 25
5. ad es.: Dillbeck, Banus, Polanzi, Landrith, Journal of Mind and Behavior, 9, 1988, 475
6. L'esperimento fu condotto nello Iowa, USA, dal 17/12/1983 al 6/1/1984; è descritto nel seguente l'articolo: Orme-Johnson, Cavanaugh, Alexander, Gelderloos, Dillbeck, Lanford, Abou Nader, The influence of the Maharishi Technology of the Unified Field on world events and global social indicators, pubblicato congiuntamente nel 1984 dalla Maharishi International University, Fairfield, Iowa, USA, e dal prestigioso Massachussets Institute of Technology, Cambridge, Massachussets, USA, Department of Nutrition and Food Science.
7. Ad esempio sono stati condotti con successo degli esperimenti in Libano ed Israele: Orme-Johnson, Alexander, Davies, Chandler, Larimore, Journal of Conflict Resolution, 32, 1988, 776
8. Oltre agli articoli citati ai punti 4, 5, 7: Dissertation Abstact International, 49(8), 2381; Social Science Perspectives Journal, 2(4), 1988, 80; ed altri.
Per informazioni sulla Meditazione Trascendentale di Maharishi Mahesh Yogi si può contattare uno dei Centri MERU (Maharishi European Research University); gli indirizzi possono essere chiesti al Centro MERU di Roma, via della Mercede 52, tel.06/6781601, oppure al
Centro MERU Nazionale, via Giordano Bruno 135, Napoli, tel. 081/7612915.
Via e-mail si può contattare l'Associazione Samhita, editrice della rivista: VEDA Il giornale della Legge Naturale.
Inoltre si consiglia la lettura dell'articolo: "I paradossi della meccanica quantistica: non-oggettività".
Si segnalano alcuni articoli specialistici a favore dell'ipotesi che la consapevolezza sia una proprietà elementare già latente nei campi fisici fondamentali (invece che un aspetto dovuto esclusivamente alla complessità degli organismi biologici):
Domash, Is pure consciousness a macroscopic quantum state in the brain?, Maharishi European Research University, Seelisberg, Svizzera (1975);
Hagelin, Is consciousness the unified field? A field theorist's perspective, Modern Science and Vedic Science 1 (1987), rivista ufficiale della Maharishi University, Fairfield, Iowa, USA;
Hagelin, Restructuring Physics from its foundation, Fermilab Library (1990);
Poiché essi sono di difficile reperibilità, aggiungiamo alcuni articoli particolarmente significativi e facilmente reperibili in ambienti scientifici:
Walker; Mathematical Biosciences 7 (1970).
Stuart, Takahashi, Unezawa; Foundations of Physics 9 (1979);
Stapp; Foundations of Physics 12 (1982);
Stapp; Foundations of Physics 15 (1985);
Possiamo segnalare anche alcuni articoli sull'influenza decisiva di alcuni effetti quantistici sull'attività mentale:
Beischer; Annals of the New York Academy of Science 188 (1971);
Cope; Physiological Chemistry and Physics 6 (1974);
Little; Mathematical Biosciences 19 (1974);
Del Giudice, Doglia, Milani, Vitiello; Nuclear Physics B 251 (1985).

 

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