Corso di Religione



L' OMINAZIONE
Creazione ed evoluzione.
         


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L'universo e la sua struttura Come sono nati l'universo, il cielo, la Terra, gli uomini? E ancora: che cosa c'era prima? Che cosa ci sarà dopo? E ci sarà un dopo? E, soprattutto, perché tutto questo?

Il Big BangAlberto Cappi-http://www.bo.astro.it/universo/webuniverso/cappi/cappi.html

Il problema dell'origine e della struttura dell'universo è stato affrontato per millenni da mitologie, religioni e sistemi filosofici delle diverse civiltà umane, ma soltanto nel XX secolo è divenuto oggetto di indagine scientifica e la cosmologia costituisce oggi un'importante disciplina dell'astrofisica. Come vedremo il progresso scientifico, pur cancellando la rassicurante visione antropocentrica prevalsa per millenni, ha anche messo in luce il sottile ma profondo legame fra la nostra esistenza e le proprietà fisiche fondamentali del cosmo.

I primi ad affrontare il problema dell'origine (arché) senza fare appello agli dei o al sovrannaturale, ma in termini di leggi naturali, furono i filosofi ionici.

Secondo Anassimandro, ad esempio, tutta la materia deriva da un principio primo, da lui chiamato apeiron (" illimitato").

Secondo Leucippo e Democrito i mondi si formano e si disgregano, e la materia è costituita da particelle indivisibili, gli atomi.

I Greci scoprirono la sfericità della Terra, e descrissero il movimento dei pianeti con modelli sempre più complessi.

Aristarco di Samo propose nel III secolo a.C. il modello eliocentrico ma, in assenza di una corretta fisica del moto, e anche per ragioni filosofiche, prevalse il modello geocentrico, che durante il Medioevo si inserì in modo naturale nella visione antropocentrica del cristianesimo.

Il sistema eliocentrico fu riproposto soltanto nel 1543, anno della pubblicazione del De Revolutionibus Orbium Coelestium di Copernico, e si impose grazie ai lavori di Tycho Brahe, Keplero, e Galileo. Con l'affermazione del sistema copernicano risultò evidente che le stelle erano altrettanti soli, forse infiniti, con infiniti mondi abitati (come sostenuto da Giordano Bruno, bruciato sul rogo per eresia nel 1600).

Nei Principia Mathematica (1687), Isaac Newton formulò la celebre legge di gravitazione universale, secondo la quale la forza di attrazione di due corpi è proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale al quadrato della loro distanza. Per la prima volta veniva scoperta una legge fisica valida ovunque, sia sulla Terra che nello spazio (di qui la sua qualifica di universale). Oggi sappiamo che la gravità è una delle quattro forze fondamentali presenti in natura; le altre sono l'elettromagnetismo, l'interazione forte e quella debole.

La gravità è in realtà la meno intensa delle quattro (basti notare che la forza di repulsione elettromagnetica fra due elettroni è circa 1040 volte superiore alla loro attrazione gravitazionale), ma le interazioni forte e debole hanno un raggio di azione limitato, e l'elettromagnetismo ha cariche opposte che tendono a neutralizzarsi. Ecco perché il moto dei corpi celesti è dovuto alla gravità.

Il tentativo di applicare la legge di gravitazione all'universo intero, edificando in tal modo una cosmologia newtoniana, si urta però a dei limiti importanti. Una distribuzione inizialmente statica e finita di stelle nello spazio sarebbe destinata a "crollare" su se stessa, e l'universo non potrebbe dunque essere né stabile né eterno. A Newton parve allora naturale supporre una distribuzione uniforme di stelle nello spazio infinito. In tal caso, però, non è possibile ottenere una descrizione matematicamente coerente nell'ambito della fisica newtoniana.

Per avere una descrizione dinamica dell'universo occorre anche sapere come è distribuita la materia nello spazio ma, se a partire dal 1838 fu possibile misurare le distanze delle stelle più vicine, fino agli inizi del XX secolo non fu possibile determinare né la distanza né la natura delle nebulose, in particolare di quelle a spirale.

Per questi motivi, mentre da un lato la meccanica newtoniana conobbe, nel XVIII e XIX secolo, una serie di straordinari successi, portando alla previsione del ritorno delle comete periodiche, alla scoperta di Nettuno, al calcolo delle orbite dei pianetini, dall'altro non si ebbe invece la nascita di una cosmologia scientifica, anche se vi furono le importanti osservazioni da parte di William Herschel, mirate a determinare la struttura della Via Lattea e la natura delle nebulose.

Herschel, almeno in un primo tempo, si convinse che le nebulose fossero sistemi stellari come la Via Lattea. Questa ipotesi era stata già avanzata, insieme ad altre speculazioni cosmologiche, da Thomas Wright e da Immanuel Kant. Degna di nota è inoltre la concezione dell'universo come ammasso omogeneo di sistemi stellari, nato in seguito alla frammentazione di una particella primordiale, che viene descritta da Edgar Allan Poe nel suo poema in prosa Eureka (1848); si tratta sostanzialmente di una versione newtoniana dell'atomo primitivo di Lemaître, di cui tratteremo più avanti.

  • ..In principio fu Χαος, la Voragine, un vuoto oscuro, un abisso cieco, notturno, sconfinato, dove nulla può essere distinto.Poi apparvero Γαια, la Terra, ed Ερος, l'Energia dell'Amore primordiale.Gaia generò Ουρανος, il Cielo, e Ποντος, il Flutto marino.
  • Il primo dei figli maschi generati da Γαια e Ουρανος è il Titano Ωχεανος, l'Oceano che circonda l'universo girando su se stesso in un circuito chiuso; l'ultimo dei Titani è Κρονος.Κρονος ucciderà il padre Ουρανος che giaceva perennemente sopra Γαια: si separa così la Terra dal Cielo e si crea uno "spazio libero" tra di loro, sopra il quale il cielo stellato rappresenta un "grande soffitto".Poiché Ουρανος ha uguali dimensioni di Γαια, non esiste una sola parte della Terra dalla quale non si veda un angolo equivalente di Cielo.Sono nati così il Giorno e la Notte ed è nato Κοσηος, come gli uomini lo vedono.Κρονος consente, in questo modo, l'inizio dello "scorrere del tempo" e della nostra storia... "


Come sono nati l'universo, il cielo, la Terra, gli uomini? E ancora: che cosa c'era prima? Che cosa ci sarà dopo? E ci sarà un dopo? E, soprattutto, perché tutto questo? I miti delle origini dell'universo Fabrizio Bònoli www.bo.astro.it/universo/webuniverso/bonoli/bonolie.html

" .. A queste domande l'uomo ha sempre cercato di dare una risposta, in tutte le epoche e in tutte le culture e a questi quesiti possiamo dire che, ancora oggi, cerca di trovare spiegazione: agli antichi racconti mitici si sono sostituiti i modelli scientifici, anche se, talvolta, un qualche ricordo di quei miti ancora rimane, sia nell'immaginario comune, che in quello scientifico.

Il mito greco dell'origine del Mondo e degli dèi, che abbiamo molto succintamente riassunto, così come molti altri aspetti della cultura greca, ha una profonda derivazione dall'ambito del Vicino Oriente.

Ricordiamo, esempio tra i tanti che si potrebbero fare, il Ciclo di Baal, che comprende una raccolta di testi mitopoietici, provenienti da quella regione che si estende dal Sinai all'Eufrate, compresa tra il Mediterraneo e il deserto arabico, che era indicata dai greci con il termine complessivo di Siria.

Scritti da copie anteriori o da antica tradizione orale tra il XV e il XIV secolo a.C., vennero ritrovati nell'antica Ugarit, vicino all'odierna Latakîja (Laodicea), considerata una delle prime città del mondo, insieme a Ur e Uruk. Il Ciclo narra la lotta del dio Baal, signore della fertilità, con il dio Jamm, signore del mare e con Mut, divinità del mondo sotterraneo, e vi viene ricordato il principio delle cose:


    Senza confini e senza tempo era l'Aria
    ed un Vento ruotava incessantemente.
    Ed il Vento divenne l'amante del suo Principio
    e si riavvolse su se stesso.
    E da questo nacque il Desiderio.
    Il Desiderio è stato il Principio di tutto.

    (1)


Riconosciamo, così, in questo Vento incessante e nel suo atto d'amore, il Caos e l'Energia dell'Amore primordiale presenti nel successivo mito greco, ma soprattutto emerge una sostanziale differenza tra queste idee cosmogoniche e quelle di altre culture.

In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.
Dio disse: "Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque". Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il firmamento, dalle acque, che sono sopra il firmamento. E così avvenne.
Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
Dio disse: "Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in un solo luogo e appaia l'asciutto". E così avvenne. Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio vide che era cosa buona. E Dio disse: "La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie". E così avvenne: la terra produsse germogli, erbe che producono seme [...] e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme[...]. Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
Dio disse: "Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra". E così avvenne: Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle. Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre. E Dio vide che era cosa buona. E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
Dio disse: "Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo". Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati [...]. E Dio vide che era cosa buona. Dio li benedisse: "Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra". E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
Dio disse: "La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche [...]". E così avvenne: Dio fece le bestie selvatiche [...] e il bestiame [...] e tutti i rettili del suolo [...] . E Dio vide che era cosa buona.
E Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra".
Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. [...]
E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno.

(2)


Come risulta, infatti, dal confronto fra le prime parole della Genesi, nell'Antico Testamento, ed i miti (greco ed ugaritico) ricordati prima, mentre nelle grandi religioni monoteiste un dio preesiste alla creazione, nella maggior parte delle altre religioni - soprattutto delle più antiche - la "teogonia", la storia della nascita degli dèi, viene spesso preceduta dalla "cosmogonia", la storia della nascita del Tutto, e le stesse divinità sono immaginate essere generate da un elemento primordiale, da un "principio creatore", sia esso il Desiderio, l'Albero della Vita, l'Uovo cosmico, l'Acqua, il Vuoto, il Caos, il Vento.

In uno dei più antichi testi letterari conosciuti, l'indiano Rigveda, composto tra 4000 e 3500 anni fa - quasi contemporaneo, quindi, al Ciclo di Baal - si trovano già invocati tali princìpi creatori. L'Albero cosmico, simbolo della crescita e dell'espansione del Mondo e contemporaneamente della sua unicità, si ritrova in India, in Mesopotamia e in Scandinavia. Il Desiderio è presente sia nei Fenici che nei Maori, l'Uovo nei Veda e nei Dogon, il gigante P'an-kou in Cina e la Volta celeste nel mito di Orfeo.

Presenti, quindi, in quasi tutte le culture, tali princìpi generatori appaiono come degli archetipi del pensiero cosmogonico, simboli primitivi e universali che appartengono all'inconscio collettivo, il che spiega le apparenti analogie che si ritrovano in diversi di questi miti, senza necessariamente introdurre la necessità di un'unica cultura - terrestre o extraterrestre - che preesistesse a tutte le altre oggi conosciute. Come sostenne Frazer, uno dei fondatori dell'antropologia sociale, nel suo classico studio sulla magia e la religione, Il ramo d'oro, tali analogie "sono effetto di cause simili, che agiscono in maniera analoga sulla costituzione della mente umana in diversi paesi e sotto diversi cieli".


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La creazione biblica in sei giorni. Dall'Atlas historique et géographique di Claude Buy de Mornas, Parigi, 1761.

Per trovare quelle cause simili è sufficiente, infatti, cercare di guardare con uno sguardo lontano dal nostro quotidiano, di cittadini di un Occidente evoluto, a quello che poteva essere una volta il rapporto dell'uomo con la natura: con la volta stellata, con la nascita delle piante e degli animali, con il vento e la pioggia e la neve, con le acque, con il fuoco.

Da una parte, la necessità di cercare di sopravvivere a quegli elementi, al buio immanente dopo il tramonto del Sole, alla forza degli uragani, alla violenza del mare, agli incendi delle boscaglie o della savana.

Dall'altra, il desiderio, sempre presente, di cercare di utilizzare la natura per i propri bisogni: osservare il cielo per misurare il tempo, studiare i venti per percorre il mare, conoscere le variazioni stagionali per le attività agricole e pastorali, usare e dominare il fuoco.

Dall'altra parte, ancora, la speranza che quelle conoscenze, che faticosamente consentivano di sopravvivere alla natura, non venissero rese vane da improvvise modificazioni nel loro aspetto, così ansiosamente osservato, registrato, studiato; modificazioni che non potevano avvenire se non per cause esterne all'uomo e riposte, perciò, in qualcos'altro, o qualcun altro, che quegli aspetti della natura era in grado di dominare meglio ancora dell'uomo: un essere superiore, una divinità.

Ecco, allora, l'impulso di proiettare le proprie aspettative e le proprie certezze, o incertezze, verso queste divinità, intese, quindi, come messaggeri o itinerari verso l'ignoto, verso quella natura così poco conosciuta e nello stesso tempo così mutevole e ostile.




Molti di questi miti, come si diceva, hanno lasciato traccia nella nostra cultura e talora, in modo più o meno cosciente e più o meno esplicito, finiscono per riaffiorare, ovviamente, anche nella cultura di coloro che si occupano di scienza e, in particolare, di coloro che si occupano proprio di quei problemi scientifici che appaiono più vicini ai tentativi di dare una risposta "certa" a quelle domande fondamentali che proponevamo poc'anzi.

Cosa c'è di profondamente e consciamente diverso dalla ricerca di un universo immobile ed eterno nella "costante cosmologica", introdotta nel 1917 da Einstein nelle equazioni della Relatività generale? Quanto la frammentazione di un "atomo primitivo", prevista da Georges Lemaître nel 1931 e che aveva quasi in nuce la teoria del Big Bang, è diversa dall'idea dell'esplosione di un Uovo cosmico iniziale? E la creazione continua di materia, al ritmo di un atomo di idrogeno per metro cubo di spazio, prevista dal "modello dello stato stazionario", avanzato nel 1948 da Hermann Bondi e Thomas Gold in opposizione alla teoria del Big Bang, non ha forse in sé qualcosa degli antichi miti che narravano di divinità perpetuamente immanenti nella creazione? Il Mondo non generato e non distruttibile di Aristotele non si oppone qui, forse, al Cosmo del Timeo platonico, che ha avuto un inizio ed avrà una fine, così come lo stato stazionario si oppose al Big Bang?

Esula, certamente, dagli stretti spazi di questo intervento un esame ed una discussione complessiva, sia della vastissima storia dei pressoché infiniti miti sull'origine, sia della loro altrettanto vasta influenza sulla cultura dei tempi nei quali i vari miti sono emersi e sulle culture successive, fino alla nostra. Ci pare, tuttavia, importante sottolineare come il termine greco μυθος, che noi usiamo per identificare tutte quelle idee che nel tempo ci hanno parlato di qualcuno (o qualcosa) che ha presieduto alla creazione del Mondo e della vita e ne ha guidato gli sviluppi successivi, voglia dire semplicemente - e non per caso - racconto.

Come tale, infatti, e senza una necessaria immedesimazione, finiva per essere usato da coloro che tali "miti" raccontavano - dalla Teogonia di Esiodo alle Metamorfosi di Ovidio - e, molto probabilmente, anche recepito da coloro ai quali questi "racconti" erano diretti. È solo nelle religioni monoteiste che il "racconto" sull'origine perde la configurazione di "mito" per divenire "verità rivelata"; verità dalla quale poi realmente far discendere tutta la conoscenza.

Ma questo non deve stupire, se ricordiamo come queste religioni abbiano avuto la loro culla in quel Vicino Oriente nel quale la separazione tra il "racconto" delle cose avvenute, anche fantastiche, e la realtà del vissuto quotidiano non era (e talora non è ancora oggi) così netta e comprensibile come, al contrario, appare divenire sempre di più nel mondo greco. In particolare, dopo la fioritura di quelle correnti di pensiero, disperse nella vasta culla della Magna Grecia e che per semplicità di periodizzazione storica si fanno iniziare nel VII-VI secolo a.C., con Talete e con la Scuola ionica. Allora, per la prima volta, appare nel mondo occidentale un modo diverso di sentire e cercare di comprendere le cose della natura: un tentativo di separare il "mito", il "racconto", dall'osservazione dei fenomeni e dal tentativo di spiegazione degli accadimenti.


    I primi animali furono prodotti nell'umidità e furono coperti di un tegumento villoso; col passare del tempo si diffusero sulla Terra. [...] Quando l'involucro si aprì, cambiarono subito il loro modo di vivere; le creature viventi nacquero dall'elemento umido fatto evaporare dal Sole. Dapprima l'uomo somigliava ad un altro animale, cioè ad un pesce.

    (3)


Così spiegava l'origine della vita Anassimandro, nel VI secolo a.C. (200 anni dopo Esiodo), e questo non è sicuramente un "mito"! Vediamo qui, pur nella semplicità - e anche nell'ingenuità - della descrizione, un primo tentativo di elaborare un concetto di evoluzione. Si pensi a quanto è stato detto riguardo alle idee di Darwin, alle accuse che ha ricevuto ben ventiquattro secoli dopo Anassimandro e alle critiche cui ancora oggi vengono sottoposte alcune idee evoluzioniste da parte di coloro che ritengono ineliminabile la presenza, nel nostro Universo, di un qualche intervento di creazione. Sia esso avvenuto solo "in principio", lasciando che poi "il caso" o "la necessità" (per parafrasare il titolo di un celebre libro di Jacques Monod) agissero ad agglutinare elementi semplici sino a costituire l'Homo sapiens.

Sia, invece, questo intervento continuo e quasi quotidiano a guidare l'evoluzione lungo una strada che "doveva" portare a vedere l'universo come è oggi. Un universo nel quale le leggi della fisica, che noi conosciamo e che continuiamo ancora a cercare di conoscere meglio, non potessero dare modo alla nostra Galassia, al nostro Sole, alla Terra, all'atmosfera di formarsi in modo sia pure di poco diverso. Pena, l'impossibilità di arrivare alla nascita (o alla creazione?) della vita e dell'uomo e... se ci si consente l'immodestia di un uso esageratamente integralista del finalismo profondamente presente in certe posizioni, pena l'impossibilità di arrivare a consentire oggi a noi di scrivere queste righe e al lettore di leggerle.

( 4
)

Ritornando al mito greco ricordato all'inizio, va sottolineata l'importanza, al suo interno, svolta dalla figura di Κρονος, il Tempo. Emerge dal breve racconto come il "tempo" venga creato dopo altri personaggi, ma come sia la sua presenza (e il suo atto di parricidio) a dare origine allo "spazio" e agli eventi successivi. Naturalmente, anche il problema dell'origine del tempo è stato uno dei problemi discussi dalle cosmogonie e non tutte le culture lo hanno affrontato e tentato di risolvere nello stesso modo.

Esisteva il tempo prima della creazione delle altre cose, spazio e divinità creatrice compresa? Scorre il tempo in modo lineare, simile ad una freccia, come considerato nella cultura occidentale? Oppure si avvolge intorno a se stesso, simile ad un serpente, come in alcune culture dell'India? E, in entrambi i casi, ha avuto un origine? Se esisteva prima della creazione del Mondo, allora fa parte o meno del Mondo stesso, qualunque sia ora il senso del suo scorrere?

Sant'Ambrogio, nel IV secolo, scrisse nell'Hexameron che Dio creò il Cielo e la Terra all'inizio del tempo e, quindi, il tempo non sarebbe esistito prima del Mondo e più tardi, nel XIII secolo, Guglielmo d'Auvergne, nel De Universo, sostenne che, come il Mondo comprende tutto lo spazio e non esiste un "di fuori", il tempo, iniziato a scorrere all'atto della creazione, non ha un "prima", poiché contiene tutti i tempi.

Dunque, nel "tempo che ha preceduto l'inizio del tempo" - si chiedeva Guglielmo, affermando contemporaneamente l'inconsistenza della domanda - esisteva qualcosa? Porsi tali questioni equivale, da un punto di vista concettuale, a chiedersi oggi: cosa c'era prima del Big Bang? In quale spazio si sta espandendo il nostro Universo? La cosmologia moderna non evita questa domanda, ma, poiché la nostra scienza non ama lasciare dei paradossi insoluti, ecco che la risposta, molto semplicemente, è: l'Universo coincide con lo spazio-tempo e la sua origine non può essere considerata come un fenomeno temporale.


Fig. 6. Simulazione al calcolatore per visualizzare la nascita dello spazio-tempo: secondo la teoria dell'inflazione caotica, il vuoto quantico è esploso alla fine dell'era di Planck generando uno o più universi in rapida espansione. (A. Linde, Stanford University)

In qualche modo, ammantati dalla Relatività generale e dalla meccanica quantistica, siamo, allora, tornati daccapo ai nostri miti sulle origini. Anche la scienza moderna ha, così, creato un suo mito cosmogonico, nonostante risuonasse da lontano il divieto di Tommaso d'Aquino nella Summa theologica:

"Che il Mondo abbia avuto un principio è oggetto di fede, indimostrabile, e non oggetto di scienza".

Divieto ribadito da Alberto Magno nella Physica:

"Il principio del Mondo per creazione non è affatto fisico e non può essere provato dalla fisica".

Temo che non se ne esca; proviamo, quindi, a concludere con altre parole dal Ciclo di Baal ricordato all'inizio:


E da esso [il Desiderio] nacque il Verbo,
marciume di una miscela umida.
Il Verbo apparve con l'aspetto di un Uovo
e da esso uscirono esseri incoscenti,
poi coscienti
contemplatori dei Cieli!


Vi si ritrovano, come abbiamo visto, sia le tracce originarie di alcune delle più antiche cosmogonie, sia, nella "miscela umida", la reminiscenza dell' "elemento umido fatto evaporare dal Sole" dal quale Anassimandro fa nascere le creature viventi, ma soprattutto - e per questo ci piace qui ricordarlo - appare estremamente significativa l'ultima frase, laddove vengono ricordati esseri nati dall'Uovo, dapprima incoscienti, poi coscienti.

E quale primo atto di coscienza, ecco la "contemplazione dei cieli".

È dunque sin dai primi, più antichi miti che hanno formato la nostra cultura che, come primo gesto di autoaffermazione dell'Homo sapiens, compare il suo sguardo rivolto al cielo, a porsi quelle domande che ricordavamo all'inizio e a cercare di rispondervi, per seguire la "virtute e conoscenza" dell'Ulisse dantesco, nonostante ed oltre i vani tentativi di tutti coloro che hanno cercato - e cercano ancora - di porre dei limiti invalicabili a quella "virtute" e anche a quella "conoscenza". .."


1M. LACHIÈZE-REY, J.-P. LUMINET; Figures du ciel de l'harmonie des sphères à la conquête spatiale, Bibliothèque nationale de France, Seuil, 1998.
2Da La Bibbia di Gerusalemme, Centro Editoriale Dehoniano, Bologna, 1991 (decima edizione): il testo biblico concorda con la editio princeps, 1971.
3A. MADDALENA; Ionici. Testimonianze e frammenti, La Nuova Italia, Firenze, 1963.
4Si ricorda ai lettori del Giornale di Astronomia che una più ampia discussione su alcuni di questi argomenti si può trovare in alcuni articoli recentemente comparsi nella rivista.
Riguardo ai problemi delle relazioni tra teologia e cosmologia, si veda: G. Tanzella-Nitti; Visione realista dell'universo e teologia della creazione, vol. 25, n. 4, 1999, pag. 14; A. Masani; A proposito di un articolo di don Tanzella Nitti. Problematiche spirituali della cosmologia moderna, vol. 25, n. 4, 1999, pag. 21; G. Tanzella-Nitti; Risposta ad Alberto Masani, vol 25, n. 4, 1999, pag. 27; G. Tanzella-Nitti; Rivoluzioni scientifiche e teologia, vol. 26, n. 2, 2000, pag. 16.
Riguardo alle leggi fisiche che regolano l'universo si veda: V. Castellani, S. Degl’Innocenti; Principio antropico e leggende metropolitane: cronache stellari da un Universo a doppia gravità, vol. 25, n. 4, 1999, pag. 3
L. Paternò; Commento all'articolo 'Principio antropico e leggende metropolitane' di Vittorio Castellani e Scilla Degl'Innocenti, vol. 26, n. 2, 2000, pag. 2.


Il problema delle origini dell'uomo
 

Il problema scoppiò il secolo scorso con la teoria darwiniana dell'evoluzione, e divise subito l'opinione pubblica tra evoluzionisti e creazionisti.

Evoluzionisti

I primi aderivano alle audaci tesi di Darwin, secondo cui tutte le specie viventi (7300 specie di piante e 4400 specie di animali, secondo il naturalista svedese Carlo Linneo) sono derivate da un unico antenato o comunque da pochi, attraverso un lento processo evolutivo guidato dalla selezione naturale.

Al meccanismo dell'evoluzione universale non sfuggerebbe nemmeno l'uomo, il quale, secondo alcuni interpreti di Darwin non può non avere lontane ascendenze scimmiesche.

Creazionisti

Gli altri, i creazionisti o fissisti, restavano invece attaccati all'idea della creazione cosi come viene descritta dalle prime pagine della Bibbia nel "Libro delle origini", la Genesi.

L'interpretazione letterale dei sei giorni della creazione dalla creazione della luce e della notte, nel primo giorno, alla creazione dell'uomo, nel sesto , giorno impediva loro di prender sul serio le ipotesi di alcuni evoluzionisti.

Su due punti gli evoluzionisti venivano accusati di essere in contraddizione con la Bibbia: sul fatto che tutte le cose, le piante, gli animali, l'uomo, vengono creati da Dio direttamente; e sul fatto della non discendenza animale dell'uomo per evoluzione da altre specie. Durò comunque quasi un secolo l'opposizione della Chiesa ufficiale alle teorie evoluzionistiche.

L'esegesi biblica ha da tempo compreso i racconti di creazione nella Bibbia come frutto di mitopoiesi : essi non sono rivelazioni divine a contenuto cosmologico bensì miti, racconti che parlano di Dio e del suo rapporto con il popolo di Israele.

Non vanno assolutamente letti come trattati scientifici rivelati da Dio a qualche veggente!


Storia Ai tempi di Linneo tutta la sistematica zoologica e botanica era l'espressione di una concezione creazionistica del mondo: Dio aveva creato ogni specie animale e vegetale ed umana dal nulla.

Con Charles Darwin si ipotizza una nuova possibilità del mondo: ogni specie è frutto di una lunga e lenta evoluzione.

Julian Huxley, zoologo moderno , sviluppa la nuova sistematica darwiniana e parla decisamente di una nuova concezione del mondo: una concezione evoluzionistica.

Carlo Linneo (1707-1778) precisò e defini il concetto di specie inventando quel tipo di classificazione che è divenuto uno strumento essenziale ancora oggi usato dai naturalisti: « numeriamo tante specie  quante in principio furono create dall'Ente Infinito.»

L'affermazione di Linneo ha valore filosofico: spinge  a considerare le singole specie come una creazione separata da Dio che si ripete nel tempo senza subire mutamenti.

( Systema naturae : tutti  i mutamenti  nelle specie della  natura sono voluti dalla mente divina ed operati direttamente da essa)

Nella mente divina esiterebbe una idea-forma-archetipo,un modello astratto di ogni specie  che viene a concretizzarsi negli innumerevoli gatti, rane, abeti..che si succedono e si riproducono nel tempo. Tutto il creato sarebbe la realizzazione di un mirabile disegno della mente divina, perfetto in ogni suo particolare.

Il destino dell'uomo  è quello di conoscere ed interpretare la bella opera del sapiente Artefice al solo scopo di cantarne la gloria per poi accedere alla vita beata. Linneo riesce a coordinare e riassumere con chiarezza e precisione la concezione tradizionale della creazione del mondo dandole rigore scientifico e applicandola in modo particolare alla biologia.

Jean Baptiste Lamark (1744-1829) è il primo ad aver formulato una teoria evoluzionistica coerente e pienamente consapevole.Fu il primo a puntare l'attenzione sulla possibilità che i cambiamenti nel mondo inorganico e organico  siano dovuti ad una legge di natura e non ad interventi miracolosi. (Philosophie zoologique):

Sta di fatto che i diversi animali hanno ciascuno, secondo il proprio genere e la propria specie abitudini particolari e una organizzazione che è sempre perfettamente in rapporto con tali abitudini.

Da quetso fatto si puo' trarre la conclusione tradizionale di Linneo:la natura o il suo Autore creando gli animali ha previsto tutte le possibili circostanze in cui essi avrebbero dovuto vivere e ha dato ad ogni specie una organizzazione costante, nonchè una forma determinata e invariabile nelle sue parti le quali obbligano ogni specie a vivere nai luoghi e nei climi dove la si trova e conservare le abitudini che le si conoscono.

La natura :
-producendo successivamente tutte le specie animali e cominciando dai più imperfetti ,ha complicato gradualmente la loro organizzazione(è una forza insita negli organismi regolata dalla natura o dal suo Autore)

- e diffondendo gli animali generalmente in tutte le regioni abitabili del globo, ogni specie ha ricevuto dall'influenza delle circostanze in cui si è trovata le abitudini che le si conoscono e le modificazioni delle sue parti che l'osservazione dimostra.

La variazione degli organismi   che si osserva in natura ,secondo Lamark,è dovuta a due principi:
-la tendenza al progresso insita negli organismi è un impulso interno all'evoluzione della specie.
- l'azione che l'ambiente esercita sugli organismi. Questa azione, attraverso l'uso o il non uso di alcuni organi produce variazioni capaci di trasmettersi ereditariamente ai discendenti.

E' la ereditarietà dei caratteri acquisiti.
L'evoluzionismo di Lamark è una impostazione teorica  che non si limita a descrivere e ad ordinare i fatti, ma li interpreta. Cerca di interpretare la finalità della natura negli organismi,negandole un disegno o programma prestabilito ma sottoponendola alla interazione con l'ambiente.

La palmatura dei piedi dei palmipedi compare e si sviluppa quando uccelli dai piedi non palmati hanno cominciato a posarsi sull'acqua e a nuotare col movimento dei piedi, il collo spropositato delle giraffe è il risultato di uno sforzo durato molte generzioni di brucare foglie sempre più alte..l'occhio della talpa si è ridotto per il non uso,il non-sforzo....

In definitiva Dio ha creato le specie e poi l'ambiente le ha trasformate rendendole adatte alle proprie esigenze...agendo su un impulso insito in ogni specie al mutamento evolutivo-adattativo all'ambiente.Le mutazioni  acquisite attraverso lo sforzo o il non-sforzo si fisserebbero come caratteri ereditari acquisiti.

Georges Cuvier  (1769-1832) disotterrò e raccolse innumerevoli ossa di mammiferi fossili nella regione parigina. Fondatore della anatomia comparata e della Paleontologia.Linneano rifiuta la teoria di Lamark ed elabora, per spiegare la successione delle fsune nelle diverse età della terra, la teoria  delle catastrofi o  rivoluzioni della superficie del globo.Vari cataclismi hanno ucciso tutti o quasi gli organismi viventi di una data regione.Dopo ogni catastrofe le regioni devastate furono popolate da specie di altre regioni.L'ultima catastrofe fu il diluvio universale.

 Thomas Robert Malthus (1766-1834) ecclesiastico e docente di storia ed economia elaborò la tesi secondo cui la crescita continua della popolazione avrebbe reso i mezzi di sussistenza sempre più scarsi..e la sorte ed il destino della umanità era  la formazione di classi sociali che avrebbero lottato fra loro per la sopravvivenza .Alla fine sarebbero prevalse le classi più organizzate per una vita di massa .

Charles Darwin ebbe dei dubbi circa l'azione diretta dell'ambiente sulla variabilità e l'erditarietà dei caratteri acquisiti e sui supposti impulsi interni alla evoluzione. Riflettendo sulle sue esperienze del viaggio con il Beagle giunse alla conclusione che

...«nè l'azione delle condizioni ambientali, nè la volontà degli organismi,specialmente nel caso delle piante potesse servire a spiegare tutti quegli innumerevoli casi di organismi di ogni tipo mirabilmente adattati alle condizioni di vita...come i semi ad essere disseminati per la presenza di uncini o di piume..o il picchio e la raganella adatti ad arrampicarsi sugli alberi.Questi adattamenti mi avevano sempre colpito vivamente ...e mi sembrava inutile cercare di dimostrare con prove indirette che le specie si sono modificate...»

Nella indagine sulle cause della evoluzione la parte più originale e geniale della sua opera è la selezione naturale. A questa intuizione lo spinsero da una parte l'osservazione degli effetti della selezione praticata dall'uomo sugli animali e sulle piante per produrre razze smpre più rispondenti a certi requisiti, dall'altra la lettura di Malthus circa la  lotta per l'esistenza.

I principi introdotti da Darwin per spiegare l'evoluzione della specie:

1)
VARIETA' DEGLI INDIVIDUI DI UNA SPECIE
CHE E' INDICE DI VARIABILITA' DENTRO LA STESSA SPECIE
2)
AUMENTO NUMERICO,
LOTTA PER L'ESISTENZA (struggle for life) 
SELEZIONE   NATURALE PER SOPRAVVIVENZA DEL PIU' ADATTO (survival of the fittest)


La teoria della selezione naturale  era una teoria propriamente scientifica, che introduceva nel ragionamento solo fenomeni naturali osservabili escludendo forze, volontà o impulsi verso l'evoluzione insiti negli organismi così come una semplicistica e diretta azione dell'ambiente.

Varietà , lotta per la sopravvivenza e selezione del più adatto fanno la divergenza dei caratteri e dunque l'evoluzione della specie.

Le giraffe non hanno il collo lungo, come dice Lamark ,perchè nella giraffa è insito una tendenza ad evolversi nella forma e a furia di sforzarsi ad allungare iul collo per mangiare meglio si è stabilito un carattere ereditario acquisito.

La giraffa ha il collo lungo, oggi, perchè da varietà differenziate di giraffe , alcune a collo lungo altre a collo corto, la natura   ha selezionato attraverso l'ambiente giraffe con  collo lungo. Questo carattere favorito passa alle generazioni successive. Dopo molte generazioni si ha ancora una varietà di giraffe, ma generalmente a collo lungo.

Le varieta’ hanno origine dal caso, da molteplicita’ di cause che Darwin ancora non precisa.

Ma Darwin (e tutti gli uomini di scienza ne sono tentati ) passò facilmente ( e indebitamente ) dalla scienza alla filosofia ed alla teologia!


Secondo Darwin il Creatore ha insufflato l'alito vitale in una o più forme originarie   dalle quali si sono sviluppate tutte le altre. Il fenomeno che rende possibile l'evoluzione è la variabilità, la variabilità degli individui in una stessa specie.

Se infatti tutti gli individui della stessa specie fossero identici non vi sarebbe possibilità di evoluzione. Come l'uomo seleziona le piante e gli animali più adatti da una varietà naturale della stessa specie , così fa la natura attraverso l'ambiente.

August Weisemann(1834-1914)  nel tentativo di spiegare l'origine della variabilità svilupperà considerazioni fondamentali sul significato della riproduzione sessuale .Costrui' una teoria sulla struttura e la proprietà del patrimonio ereditario che fu in parte confermata dalla genetica moderna.

Dando grande importanza alla mescolanza di patrimoni ereditari diversi che avviene ad ogni riproduzione sessuale indica una delle cause della origine delle varietà ma non scopre la causa principale.Le differenze che si combinano nella fecondazione dovevano avere pure una origine.

Weismann sperimentò cercando di indurre variazioni (iniettò sangue di conigli colorati in conigli albini... ),così come fecero altri ricercatori ma le specie rivelavano una stabilità che nemmeno i più ottimisti potevano sospettare.


Gregor Mendel (1822-1884)
,boemo di Moravia, scopre che alla base dei meccanismi ereditari ci sono i  geni. Ogni individuo possiede un patrimonio ereditario costituito da geni indipendenti gli uni dagli altri che si trasmettono ereditariamente ma  si combinano  nelle  varietà  di coppie di  fecondazione secondo le leggi che Mendel stesso ha formulato. I geni si trovano localizzati in bell'ordine nei  cromosomi  delle cellule.

Si può mutare il patrimonio ereditario di un individuo di una specie,razza, varietà,togliendo, sostituendo o modificando uno o più geni.Per mutare la specie  si deve mutare il genoma di specie. Ciò non può avvenire attraverso l'acquisizione di nuovi caratteri nella interazione con l'ambiente. Le ricerche successive nel secolo scorso determinarono la  non ereditarieta’ dei caratteri acquisiti,  falsificando la teoria di Lamark.

Hugo deVries(1848-1945) scopre che in natura avvengono delle mutazioni genetiche.
Sono variazioni saltuarie,, di notevole ampiezza , che compaiono all'improvviso senza alcuna apparente relazione con fattori esterni, ambientali,e subito diventano ereditarie:il nanismo,la deformazione fogliare,il bassottismo,l'albinismo etc...

Questa teoria fu chiamata  mutazionismo  e rafforzò la teoria darwiniana sulla variabilità naturale.
Oggi questa teoria rimane di nome ma con il concetto notevolmente modificato.

Joseph Muller (1927) riesce sperimentalmente per mezzo dei raggi X a provocare variazioni ereditarie dei geni creando mutazioni genetiche indotte sperimentalemente.
Con le sostanze chimiche e con le radiazioni si riuscì infine a produrre mutazioni nelle specie vegetali e poi animali, ma sempre casuali,mai in direzioni prederminate.

Dalle varietà vegetali ottenuti in queste mutazioni si potevano selezionarne alcune e riprodurle come nuove razze e varietà. La variabilità  delle specie era spiegata geneticamente ...ma come avviene ciò in natura?
Come fa la natura a modificare il patrimonio genetico di un individuo?
Intanto come aveva scoperto Weissmann, attraverso le combinazioni mendeliane nella fecondazione e poi attraverso  processi chimici, elettromagnetici o radioattivi.

Godfrey Harold Hardy

La legge di  Hardy-Weinberg riesce a stabilire con esattezza le variazioni che possono intervenire, a livello genetico nel corso di successive generazioni di una popolazione di un qualsiasi animale.

Si possono così controllare le condizioni di stabilità o evoluzione di quella specie. La massima parte dei caratteri ereditari sembra essere riconducibile ai geni localizzati nei cromosomi.Dallo studio dei cromosomi e della loro dinamica nelle popolazioni si possono ricavare utili informazioni sui meccanismi evolutivi.

La sorgente di variabilità di questo patrimonio ereditario è rappresentata dalle mutazioni di cui conosciamo vari tipi.Le mutazioni sono casuali, non orientate, cioè si producono in direzioni diverse e non prevedibili e di solito sono poco frequenti.

Tale frequenza può essere notevolmente aumentata da alcuni trattamenti speciali attraverso radiazioni o alcune sostanze chimiche. Ma nemmeno in questo caso si è finora riusciti a produrre mutazioni indirizzate in un determinato senso.

Le mutazioni rappresentano per così dire il materiale grezzo su cui agiscono i fattori di evoluzione che spingono la variazione delle specie secondo una certa direzione. Fra questi fattori indubbiamente il più efficace è la selezione . Dalle varieta’ di razza, per selezione naturale del piu’ adatto che agisce sulle mutazioni genetiche , hanno avuto origine le specie.

Alcune varieta’ attraverso mutazione e selezione naturale  ,riprodotte senza mai incrociarsi con altre varieta’ per lunghi periodi hanno raggiunto un livello di differenziazione tale per cui la loro unione con altre varieta' differenziate, l’ibrido, non da’ piu’ origine a nuove varieta’ ma rimane una unione sterile.la sterilita’ interviene come barriera perche’ una varieta’ differenziata non si disperda in nuove varieta’ ma si stabilizzi come specie. Un ulteriore isolamento genetico rendera’ impossibile anche la ibridazione naturale.

Le mutazioni sono processi saltuari, discontinui; ma è anche vero che il salto, nella maggior parte dei casi non è molto grande . Inoltre di solito un carattere è sotto il controllo di molti geni, ciascuno dei quali però può mutare indipendentemente dagli altri.

Perciò la selezione non agisce tanto su singoli geni quanto su un complesso , e solo di rado su variazioni di grande ampiezza;per lo più agisce su caratteri di piccola entità, che nel complesso, variano in modo continuo, anzichè saltuario.

Recenti ricerche di fisiologia sessuale hanno dimostrato che in molti casi certi istinti complicati che inducono uccelli, insetti, pesci e altri a eseguire mutazioni di colore, danze o riti nuziali hanno un significato fisiologico ben preciso.Spesso determinano la ovulazione  o l'orgasmo o comunque rappresentano una condizione necessaria alla efficacia della fecondazione.La selezione sessuale, come predisse Darwin è un aspetto della selezione naturale.


L'ambiente  fa sentire la propria influenza sugli organismi attraverso la selezione,lavorando sulle varietà prodotte dalle mutazioni genetiche.. In una popolazione omogenea dal punto di vista del patrimonio genetico

a)  si formano razze  diverse per le differenze che insorgono per selezione a causa  dell' adat tamento  ad ambienti diversi o per forte limitazione del numero di individui della popolazione (catastrofi).

b)  queste razze possono ancora  incrociarsi fra loro rimescolando il loro patrimonio genetico... o possono intervenire fenomeni chimici, elettromagnetici o radioattivi , o altro...che ne mutano il patrimonio genetico fino a configurare un nuovo genoma in formazione..

c)  ma se queste razze -varietà mutate e selezionate rimangono isolate per lunghi periodi e il loro patrimonio genetico si riproduce tale e quale senza incrociarsi con altre varietà,le differenze insorte di razza e varietà  possono stabilizzarsi e portare all'isolamento genetico cioè alla impossibilità riproduttiva  degli ibridi.
In questo caso da una razza si è originata  una nuova specie.

Le specie sono delle varieta’ selezionate e infine stabilizzate fino alla sterilita’ dell’ibridazione o alla impossibilita’ di ibridazione. In una ipotesi evoluzionista l’umanità attuale si è stabilizzata come specie, la specie umana. Ammessa la possibilità di ibridazione con una specie  molto affine di scimmia, l'ibrido non potrebbe riprodursi. Attraverso la genetica e la scoperta del genoma (=patrimonio genetico di un individuo) ,si puo' parlare di una unità biologica di ogni specie . Percio' si può parlare di una unità biologica della umanità nel genoma umano, pur nella variabilita' delle razze umane.

Le razze umane non sono tappe di una evoluzione della ominizzazione ma varietà genetica dentro uno stesso genoma.

Non ci sono razze superiori o inferiori, piu' o meno evolute, ma razze piu' adatte a certi ambienti di altre che sono state selezionate dagli eventi naturali, come la sopravvivenza del piu' adatto o la sparizione di intere popolazioni su mutazioni genetiche casuali della specie.



Darwin introduce, invece del Sistema Naturale di classificazione delle specie come icona interpretativa del disegno del Creatore (Linneo) un nuovo Sistema Naturale in cui le specie vengono classificate con un sistema che rispecchia le reali affinità tra gli organismi, interpretate come effetto di più o meno prossima parentela.

Darwin si occupa anche della origine ed evoluzione della specie umana.

«...nel 1837 o 38 non appena mi convinsi che le specie erano mutabili, non potei fare a meno di credere che l'uomo dovesse essere regolato dalla stessa legge...»

Darwin studia le similitudini della specie umana con i primati moderni ma non trova nessuna possibilità di  collegare evolutivamente l'uomo ai primati.

Filippo de Filippi (1814-1867) nel 1864 tiene a Torino una lezione sulle teorie Darwiniane circa l'origine e l'evoluzione nell'uomo.Tale teoria parla di grandi affinità tra l'uomo e le scimmie e di una differenza immensa tra scimmie e uomo per quanto riguarda la facoltà intellettuale, la missione speciale e soprattutto il senso religioso.
Il Creatore aveva fatto sorgere una o poche forme organiche dotandole della facoltà di generare tutte le altre per lenta e graduale evoluzione...fino agli ominidi. L'ominazione rimane per la scienza ancora un problema irrisolto.

Una applicazione irrazionale del metodo della analogia al fenomeno delle  classi sociali umane da parte di studiosi successivi,  ha prodotto una corrente di pensiero secondo cui la natura è aristocratica ed impone alla economia di tutto il cosmo e dunque anche a quella umana la disparità di condizioni come legge di progresso e di vita: la lotta per l'esistenza umana ,sarebbe secondo costoro , dunque, la legge della evoluzione sociale.

Questo  darwinismo sociale  ha prodotto una pretesa giustificazione scientifica delle classi sociali e della supremazia di alcune di esse: i piu' deboli socialmente sono dei perdenti... ed e' bene che sia cosi per l'evoluzione sociale della umanita'!!!

Il Darwinismo sociale ha prodotto come subcultura  la giustificazione scientifica della supremazia di alcune razze, o razzismo, con le tragiche conseguenze storiche che conosciamo.

Riguardo all'aspetto storico-descrittivo della evoluzione si può dire che :

- essa è accertata nei fossili. Ci sono incertezze  e lacune ma il quadro generale è convincente.
- Rispetto alle cause e al modo in cui l'evoluzione si è prodotta si può dire che le teorie Linneane non possono essere accolte come scientifiche nel senso della scienza moderna  perchè fanno ricorso a forze misteriose non  rilevabili e misurabili.
- Le ipotesi Lamarkiane sono state falsificate,
- la teoria darwiniana ha ricevuto dalla genetica moderna nuovo vigore ed insieme nuove smentite.



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