Corso di Religione



L' OMINAZIONE
Scimmie, ominidi e uomini
         


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Le ere geologichefonte : Cronologia universale

MAF= milioni di anni fa;
maf = mila anni fa

PRECAMBRIANO(46OO-570 MAF)-non ci sono reperti di forme di vita complesse

ERA PALEOZOICA-VITA ANTICA (570-1 MAF)
CAMBRIANO (570-510 MAF)
ORDOVICIANO (510-410 MAF)
SILURIANO (440-410 MAF)
DEVONIANO (440-360 MAF)
CARBONIFERO (360-29 0MAF)
PERMIANO (290-245 MAF)
ERA MESOZOICA (245-65 MAF) =VITA DI MEZZO
TRIASSICO (245-208 MAF)
GIURASSICO (208-146MAF)
CRETACEO (146-65 MAF)
ERA CENOZOICA (65-1, 6 MAF) =VITA RECENTE
PALEOCENE (65-56, 5 MAF)
EOCENE (56, 5-35, 4 MAF) i continenti e gli oceani hanno la forma che conosciamo
OLIGOCENE (35, 4-23, 3 MAF
MIOCENE (23, 3-5, 2 MAF)
PLIOCENE (5, 2-1, 6 MAF)
PLEISTOCENE (2 MAF 10 maf)

Il Paleolitico                -Età della Pietra - Pleistocene (da 2 milioni a 10.000 anni fa).
Il mesolitico                -Età della Pietra (8000 a.C. 4500 a.C.)
Il Neolitico                  -Età della Pietra   (4500 a.C. 2500 a.C.)
Eneolitico o Calcolitico  -Età del Bronzo e Rame (3000 a.C -700 a.C.)  
                                       -Età del ferro (700 a.C. ....)


ALH84001La vita si manifesta secondo le conoscenze attuali a partire dagli organismi terrestri elementari.

Tali organismi potrebbero venire anche da altri pianeti: scienziati australiani hanno trovato tracce di organismi su una meteora proveniente da Marte e risalenti ad almeno 4 miliardi di anni fa!

La meteorite di Murchison caduta in Australia nel 1969 è una condrite carbonacea che si ritiene essere di origine cometaria poiché ha un elevato contenuto di acqua (12 %).

Fino ad oggi all’interno della meteorite sono stati rintracciati ben 92 amminoacidi (composti organici che costituiscono i “mattoni” delle proteine), di cui solo 19 si trovano negli organismi viventi sulla Terra.


Immagine al microscopio elettronico a scansione delle strutture fossili simili a batteri trovate all’interno della meteorite marziana ALH84001.

Questa immagine mostra la meteorite ALH84001 caduta sulla Terra circa 13 mila anni fa e ritrovata in Antartide nel 1984. Si ritiene che la meteorite provenga dal pianeta Marte, da cui è stata lanciata nello spazio a seguito di un impatto con un asteroide avvenuto circa 16 milioni di anni fa.

ALH84001 contiene al proprio interno delle strutture miscroscopiche che potrebbero essere dei minuscoli fossili di batteri marziani vecchi oltre tre miliardi e mezzo di anni. Se la loro natura fosse confermata sarebbe la prima forma di vita extraterrestre scoperta dall’uomo.

Fino a qualche tempo fa il principale dubbio sulla natura biologica di queste strutture era la loro estrema piccolezza rispetto ai microrganismi terrestri conosciuti, ma nel 1996 un gruppo di ricercatori australiani ha scoperto dei minuscoli organismi viventi in alcune rocce sepolte a circa 4 km sotto il fondale oceanico.

Questi organismi, denominati nanobes, sono 10 volte più piccoli delle più piccole forme viventi conosciute ed hanno dimensioni (circa 20 milionesimi di millimetro) simili a quelle dei presunti fossili della meteorite marziana ALH84001.

Alcune particolari meteoriti (condriti carbonacee) contengono al loro interno molecole organiche complesse (IPA, idrocarburi policiclici aromatici, e amminoacidi).

E’ opinione degli scienziati che questa classe di meteoriti abbia contribuito in modo determinante ad arricchire l’ambiente terrestre primordiale dei mattoni organici necessari allo sviluppo della vita sul nostro pianeta.

Da ricordare : Nell'Eocene (56, 5-35, 4 MAF) si ritrovano i più antichi fossili di primati
Nel Miocene, 25 MAF, in Africa, si ritrovano le scimmie antropomorfe ;il teschio + antico è il Proconsul (-18MAF)
Verso i 15MAF si  collocano i fossili scoperti in Turchia,
verso i 12MAF quelli scoperti in India e Pakistan.

5 milioni di anni fa: lo scimpanzé.
Nel Pliocene (4MAF)si ritrova il teschio sudafricano dell'Australopitecus (Lucy) un primate con denti molto simili a quelli umani . I denti sono in linea con la fronte e forse indicano raccolta di cibo con le mani piuttosto che con la bocca.
4 milioni di anni fa: Conquista della "stazione eretta"
3,2 milioni di anni fa: reperto paleoantropologico denominato "Lucy" in Africa. "Australopitecus Afarensis".
3 milioni di anni fa: reperto paleoantropologico denominato "Australopiteco Robusto"
Da 3 a 1,6 milioni di anni fa-"Australopiteco Gracile".

Da 2,5 a 2 milioni di anni fa reperti di Homo habilis trovati in Tanzania nella Gola di Olduvai.
2 milioni di anni fa: il primo strumento di lavoro.
E’ l’inizio , il paleolitico a cui risalgono i primi reperti di ciotoli lavorati. L’homo habilis è creativo.

In africa verso 1, 7MAF si ritrova l’homo erectus, che è diffuso anche in Asia e forse in Europa verso 1MAF. L’homo habilis-erectus mostra una intelligenza astrattiva, base della capacita’ di simbolizzazione a cui rimanda sicuramente. E’ il superstite dell’era glaciale.

900.000 anni fa: migrazione degli ominidi dall'Africa all'Asia e poi ancora all'Europa.
400.000 anni fa: Scoperta" del fuoco in Cina.

l'Homo sapiens si ritrova a partire da  250mila anni fa (250mAF).
A partire da 120-100mila anni fa si presenta come Neandertaliano e come sapiens sapiens . Quest'ultimo è chiamato così perché mostra caratteristiche somatiche ed intelletive pari all'uomo moderno
-primi sapiens neanderthaliani in Europa poi estinti.
100.000 anni fa: Homo Sapiens Sapiens in Sud-Africa Border Caves ( 130-74 maf) , alla foce del fiume Klasies (115-74 maf).L'uomo moderno che sa di sapere; che ragiona, elabora le sue conoscenze, astrae e simbolizza.
-in Israele insieme con il Neandertaliano (fossili di Tabun 120MAF) il Sapiens Sapiens (tribù di Qafzeh ).
Il Neandertaliano (Kebara in Israele e Shanidar in Iraq) come il sapiens sapiens mostra  60mAF di seppellire i morti decorandone le tombe.

A 70-50 mAF la piu' antica lavorazione del legno (Gelso di Nishiyagi, JP)
55mAF colonizzazione della Australia
50mAF reperti di incisione su ossa
46.000 anni fa -primo segno certo di domesticazione del fuoco in Cina
45mAF incisioni su roccia (petroglifi di Panaramitee, Australia) e su gusci di uovo
40-35.000 anni fa: L'Homo Sapiens-sapiens giunge in Europa.
38.000 anni fa -primo rifugio artificiale noto al mondo, in Europa
37mAF i calendari su ossa (fibula di Border in S., Africa) e ciondoli in pietra
35.000 AF estinzione del neandertaliano per ragioni sconosciute. ( qualcuno pensa al Mito di Caino e Abele )
L'uomo di  Neanderthal scomparve circa 34, 000 anni fa e venne sostituito dall'attuale homo sapiens. Ultimamente una èquipe di scienziati ha condotto studi più approfonditi sulle ossa di neanderthaliano ritrovate negli anni '70  ed ha scoperto che le ossa erano molto piu' recenti . «I nuovi test del radiocarbonio ci fanno ragionevolmente ritenere che neanderthaliani e homines sapiens sono coesistiti per  parecchi millenni nella Europa Centrale.» Lo ha affemato Fred Smith, professore alla  Northern Illinois University di DeKalb.
34-24.000 anni fa: Venere di Willendorf. Tra le più antiche espressioni artistiche della scultura.

30.000 anni fa: Da questo momento in poi solo reperti di Homo Sapiens-Sapiens

25mAF statuette femminili.
20.000 anni fa: invenzione dell'arco, dopo l'invenzione della lancia
16.000 anni fa: Spagna Orientale, in provincia di Valencia , rappresentazione di una figura umana, forse una donna, che raccoglie il miele da un alveare
15.000 anni fa:in una grotta in Francia è stata ritrovata la più antica rappresentazione di un essere umano danzante ; alcuni sostengono sia uno sciamano nell'atto di svolgere una danza rituale.
10.000 av.C.: Fine dell'ultima glaciazione.
6.000-5000 av.C: Agricoltura,dal nomadismo al sedentarismo

3.500 av.C.: Invenzione della scrittura. Convenzionalmente si pone termine al racconto della preistoria con questa invenzione e incomincia la storia vera e propria.
3.000 av.C.: Prime grandi civiltà idrauliche sorte sui grandi fiumi del Nilo e del Tigri-Eufrate. La pianificazine e il controllo delle acque conducono ad uno sviluppo dell'economia agricola. Inizio dell'urbanizzazione e sviluppo delle scienze funzionali all'agricoltura: matematica, geometria, astronomia, ingeneria.
2500 av.C.: Inizia l'epoca della metallurgia. A questa data in medio-oriente si lavora già il rame. Età del bronzo
800 av.C: Età del ferro.

Esempi di reperti fossili Taung ( bambino )
2,5 MAF
Australopitecus africanus

1947 Sudafrica Robert Broom


knmr 1470
1,9MAF
Homo Abilis
1973 Kenya Kamoya Kimeu

Turkana ( ragazzo)
1,6 MAF
Homo erectus
1984 Kenya Kamoya Kimeu


La Ferrassie
170mAF
Homo sapiens
1909 Francia R. Capitan e D. Peyrony




Ominazione : le principali ipotesi 1-L'ipotesi  piu' accreditata , oggi, è quella evoluzionista .

Secondo l'ipotesi della evoluzione biologica delle specie estesa all'uomo , si passa dagli organismi monocellulari, passando per i mammiferi, si arriva agli australopitechi, le scimmie antropomorfe.

Un evento di evoluzione ha poi differenziato gli uomini da queste ultime.

2-Meno accreditata l'ipotesi regressivista.

L'uomo e la donna sono comparsi sul pianeta come esseri perfetti. Un evento di regressione ha fatto sì che degenerassero in ominidi.

I sapiens sapiens sono quelli che sono sopravvissuti meglio degli altri. Gli uomini antichi che ritroviamo sono rami degenerati della umanità originaria.

3-Esiste anche una ipotesi creazionista.

Essa prende i racconti biblici come testi scientificamente validi. Questa non è una teoria religiosa come erroneamente a volte qualcuno la definisce ( le religioni non hanno il compito di fare teorie su probelmi scientifici!) Si lavora sperimentalmente in USA su questa ipotesi.

Il Creazionismo è una credenza diffusa in alcune chiese a simbologia cristiana ( alcune chiese evangeliche , testimoni di Geova, Mormoni etcsoprattutto in Usa dove esiste un Centro Studi sul Creazionismo ); in ambito cattolico questa credenza viene sostenuta da piccoli gruppi (in Italia meno di 50 persone).

Teorie sul come l'uomo sia comparso sulla terraTEORIA MONOFILETICA (PHILA=TIPO)

Tutte le forme organiche esistenti e quelle precedenti si sono formate da un solo capostipite estremamente semplice formato spontaneamente dalla materia inorganica. Secondo altri questo capostipite elementare non è nato spontanemente ma è stato creato.

TEORIA POLIFILETICA

I capostipiti elementari furono numerosi e l'avoluzione attiene soltanto ai singoli  tipi (VERTEBRATI, MOLLUSCHI,ANGIOSPERME, ETC..). Scarsi i risultati delle ricerche di anelli di congiunzione tra tipi diversi.

TEORIE ORTOGENETICHE (=evoluzione orientata)

Fanno appello ad una forza interna misteriosa che produce in ogni individuo l'evoluzione in una determinata direzione.


TEORIA OLOGENETICA (da uno, tutti)

 di Daniele Rosa (1857-1944) secondo cui la prima particella organica comparsa sulla terra aveva già in sè tutta l'evoluzione...voluta da una mente superiore.


TEORIA FINALISTICA (l'evoluzione è predeterminata ad una finalità)

 L'evoluzione è predisposta dal Creatore e finalizzata verso una meta ultima: l'uomo, o l'Uomo. Fra il principio e la mèta l'evoluzione interviene in modo più o meno determinante.


OUT OF AFRICA MODEL (OAM) -Il modello più accreditato.

Sviluppato da Christopher Stringer e Peter Andrews, e teorizza che l'homo sapiens sia comparso in Africa circa 200mAF e da lì sia migrato circa 50mAF sostituendosi ( eventualmente) ad altri homo erectus o abilis presenti nel resto del mondo.

Questo modello prende forza anche dai recenti studi sul mitochondrial DNA (mtDNA) .

Dopo aver costruito alberi genealogici utilizzando 133 tipi di mtDNA Stringer ed Andrews hanno concluso che tutti derivavavano da un unico progenitore africano che hanno chiamato Mitochondrial Eve.


Le nostre considerazioniDa dove viene allora l'uomo?

Certamente non possiamo, dal punto di vosta scientifico ipotizzare che venga dal nulla. Ci sono ipotesi di evoluzione della specie umana come per tutte le altre specie animali .

La teoria della evoluzione delle specie animali spiega sufficientemente l'esistenza delle specie attuali ma se la applichiamo alla famiglia umana , con i dati a nostra disposizione oggi , possiamo fare una sola ipotesi : l'uomo potrebbe derivare , via evoluzione , da una specie di scimmie antropomorfe contemporanee all'Homo abilis.

Immaginiamo di catalogare per epoca i fossili di scimmie antropomorfe ed i fossili umani.
Otterremmo una mappatura simile a questa:

ominazio_0 Mentre una parte di australo pitechi continuerà la sua evoluzione verso le scimmie antropo morfe contempo ranee, un altro gruppo subisce un evento ( mutazione, selezione, trasformazione?) che darà luogo alla famiglia degli uomini.

Per le scimmie antropomorfe possiamo risalire seguendo a ritroso l'evoluzione fino al Big Bang, mentre per la famiglia homo   ci fermiamiamo all' homo abilis. 

Come è avvenuto il passaggio da scimmia ad homo?

Teorie dell'anello mancante , il "link" tra la scimmia e l' uomo. Quattro milioni di anni fa, all'epoca dell'australopiteco afariensis esisteva un antenato dell' homo abilis ?

1

Esiste un antenato comune alle scimmie antropomorfe contemporanee e l'homo abilis ( l'anello mancante, il link )?

Due ipotesi : l'’ipotesi Johanson e l’  ipotesi Leakey. Richard Leakey   è un paleoantropologo keniano , scopritore di fossili di sapiens, autore di Origins and The People of the Lake (con Roger Lewin); The Illustrated Origin of Species; and The Making of Mankind (1981).

Donald Carl Johanson è un paeloantropologo statunitense scopritore di " Lucy", in Etiopia che qualifica come australopiteco afariensis dal nome della valle in cui l'ha trovata , Middle Awash River . Fondatore dell' Institute fo Human Origins di Berkeley, California.



C'è una lacuna nella conoscenza del link intermedio ( se mai c'è stato !) tra i primati quadrupedi-arboricoli del Miocene inferiore (18 milioni di anni fa) e le prime antropomorfe ad andatura bipede, le Australopitecine (letteralmente "scimmie meridionali" vissute da 4, 2 a 2, 7 milioni di anni fa), con le quali inizia il distacco tra i generi Pan e Gorilla e gli Homo.

Le tappe successive del processo di ominazione sono invece suscettibili di una ben fondata descrizione scientifica.

Secondo Leakey l'anello mancante deve ancora essere trovato ; secondo Johanson, l’antenato comune è da considerarsi l’australopiteco afarensis .

Leakey però non sa spiegare quale evento abbia causato la differenziazione.

NOTA

La divulgazione scientifica fa un cattivo servizio alla scienza facendo passare come una certezza che l'uomo sia un prodotto della evoluzione della scimmia.

A tutt'oggi si conoscono scimmie e uomini come due specie distinte e non è dato conoscere in natura ( e neppure in laboratorio) che una scimmia sia diventata uomo e viceversa.

Pur avendo il 98% di DNA in comune.

Che l'uomo sia una specie derivata per evoluzione dalla scimmia è solo una ipotesi  , non un punto fermo.

Che sia esistito un link tra scimmia e homo è solo una ipotesi .

Tante ipotesi non fanno una teoria scientifica nè una certezza!

Le origini? Un intricato cespuglio dove l' uomo (forse) è un' eccezione. Un mosaico genealogico di specie, non una fila di «anelli mancanti»di Pievani Telmo Pagina 31 (20 aprile 2010) - Corriere della Sera " ..

" ..Addio «anelli mancanti», metafora tanto attraente quanto sbagliata dell' evoluzione umana.

Due ritrovamenti recenti descritti sulle riviste Nature e Science mostrano come ciò che oggi ci sembra normale, essere l' unica specie umana sulla Terra, potrebbe essere in realtà un' eccezione recente nell' albero di famiglia dell' umanità.

In Africa tra 2 e 2,5 milioni di anni fa troviamo una pletora di specie cugine che convivono, suddivise in ben tre generi: le prime tre specie di Homo (habilis, rudolfensis ed ergaster), le ultime australopitecine (= scimmie!! ) nordorientali (come Australopithecus garhi) e tre cugini dall' aspetto più gorillesco, i parantropi.

Ora sulla scena irrompe un nuovo attore, disseppellito nel 2008 nella grotta sudafricana di Malapa e identificato da Lee Berger della University of the Witwatersrand come un discendente di Australopithecus africanus. E' una scoperta notevole, sia per la completezza dei primi due scheletri rinvenuti (un giovane e una femmina adulta, entrambi morti precipitando nella grotta) sia per la datazione: circa 1,95 milioni di anni fa, l' australopitecina più recente mai trovata.

La combinazione unica di tratti primitivi (capacità cranica di 420 centimetri cubici soltanto, dimensioni corporee ridotte, lunghe braccia) e di innovazioni da Homo (bacino da bipede completo, denti minuti, zigomi meno pronunciati) ha indotto gli scopritori ad attribuirle lo status di specie: Australopithecus sediba (sorgente) fa il suo debutto nell' intricato cespuglio darwiniano dell' evoluzione umana.

I caratteri condivisi con gli Homo coevi potrebbero essere convergenti - comparsi cioè indipendentemente a seguito di analoghi adattamenti ambientali e di dieta - oppure essere l' indizio eclatante per candidare il sediba come antenato comune di tutto il nostro genere.

Vorrebbe dire in tal caso che i primi Homo si sono ramificati dai rappresentanti più antichi dei sediba, i quali poi persistono per centinaia di migliaia di anni in contemporanea. Altrimenti, si tratta di un ramo collaterale di australopitecine meridionali sopravvissute a lungo per conto loro. In entrambe le ipotesi, l' evoluzione è fatta di rami e ramoscelli, di antenati comuni e di cugini, di mix di caratteri ogni volta unici: un mosaico genealogico di specie e non una fila unica di «anelli mancanti».

Ma nemmeno in tempi recentissimi il vessillo dell' umanità è stato imbracciato da una specie solitaria. Soltanto quaranta millenni fa in Africa e in Eurasia convivevano addirittura cinque specie del genere Homo. Oltre a noi sapiens, ai cugini Neanderthal, al piccolo Homo floresiensis indonesiano e agli ultimi erectus di Giava, ora il Dna mitocondriale completo estratto da un dito mignolo (scoperto nel 2008 nella grotta di Denisova sui Monti Altai) ha dato ai ricercatori del Max Planck Institute di Lipsia un responso sorprendente.

Quella falange ha il materiale genetico di una specie cugina mai descritta finora, fuoriuscita dall' Africa mezzo milione di anni prima dell' antenato comune fra noi e i Neanderthal, ma sopravvissuta in Siberia meridionale fino ad epoche inimmaginate: fra 48 e 30 mila anni fa, quando lì abitavano ancora i Neanderthal e già i sapiens.

Tre specie distinte di Homo condividevano dunque lo stesso fazzoletto di terra, nel medesimo, recentissimo periodo glaciale, in mezzo a mammut e rinoceronti lanosi. Non sono varietà di uno stesso ceppo, ma i discendenti di tre gruppi genetici del tutto separati. Nel tardo Pleistocene i Monti Altai erano affollati. E' la prima volta che una nuova specie viene identificata soltanto attraverso il Dna mitocondriale e serviranno altre conferme prima di darle un nome.

Le comparazioni confermano il principio evoluzionistico secondo cui la quantità di differenze genetiche che si accumulano fra due specie è un buon indicatore delle loro relazioni genealogiche.

Le risposte su ciò che ci rende «umani a modo nostro» e forse anche sul perché alla fine siamo rimasti soli, arriveranno quando scoveremo nel genoma i cambiamenti adattativi e le derive che sono intervenuti, solo in sapiens, dopo la separazione dalle forme cugine.

Per il nostro desiderio di occupare la sommità di una pila di «anelli mancanti» è una delusione, ma in fondo significa che non siamo mai stati soli, tranne che nell' ultimo battito di ciglia dell' evoluzione. Prima della Storia ci sono state molte pre-istorie, le cui trame erano composte da una molteplicità di forme umane conviventi, ciascuna con un universo cognitivo ed emotivo proprio, con peculiarità figlie di percorsi adattativi in territori diversi.

Non anelli di una catena lineare che non è mai esistita, allora, ma molti modi di essere «diversamente umani».


.."

Andatura bipede 15 milioni di anni fa : saltammo giù dagli alberi rimanendo su due piedi
Domenici Viviano  (5 giugno, 2007) Corriere della Sera



I nostri antenati impararono a camminare su due piedi quando ancora vivevano sugli alberi e non, come finora ritenuto, quando furono costretti ad abbandonare la vita arboricola e affrontare gli spazi aperti della savana.

Questa è l' ipotesi avanzata da tre zoologi britannici basata sull' osservazione del comportamento degli oranghi nelle foreste dell' isola indonesiana di Sumatra.

Autori della ricerca, pubblicata sull' ultimo numero della rivista Science, sono Susannah Torpe e Roger Holder, dell' Università di Birmingham, e Robin Crompton, dell' Università di Liverpool, che hanno studiato gli orango nel loro ambiente naturale.

Questi primati, che oggi vivono solo nelle foreste di Sumatra e del Borneo, conducono una vita prevalentemente arboricola, hanno un sistema di locomozione basato principalmente sull' uso degli arti anteriori per sospendersi e spostarsi tra i rami (brachiazione) e scendono sul terreno solo per attraversare brevi tratti privi di alberi, per bere o per raccogliere qualche frutto caduto; poi tornano sugli alberi evitando così possibili incontri coi predatori.

La loro struttura anatomica è quindi decisamente specializzata per vivere sugli alberi, ma i ricercatori si sono accorti che quando queste scimmie si spostano poggiandosi su rami robusti utilizzano tutte e quattro gli arti senza mai distendere completamente le articolazioni, come invece può fare chi come l' uomo ha un' andatura bipede.

Quando invece si spostano su rami più piccoli e flessibili, che rendono la situazione più precaria, gli orango si alzano sulle zampe posteriori e utilizzano le braccia, allargandole, per mantenere l' equilibrio.

In questa particolare situazione gli orango si trovano molto spesso perché la frutta migliore è prevalentemente quella che cresce sui rami più alti, più soleggiati, ma più sottili e meno affidabili. Proprio in questi casi, hanno osservato i tre zoologi britannici, cioè quando devono arrivare a un frutto altrimenti irraggiungibile, gli orango distendono completamente le articolazioni delle anche e delle ginocchia, cosa che non fanno mai quando utilizzano tutti e quattro gli arti.

Cioè assumono una posizione tipica solo di chi può camminare su due zampe, cioè noi e i nostri antenati australopiteci. Date queste osservazioni, i tre zoologi propongono l' ipotesi che l' andatura bipede sia apparsa quando il lontano progenitore di uomini e scimmie viveva ancora sugli alberi.

Questo imporrebbe quindi di spostare la data della comparsa dell' andatura bipede almeno a 15 milioni di anni fa, momento in cui gli orango si separarono dal ramo evolutivo dal quale sarebbero successivamente emersi i gorilla (10 milioni di anni fa), gli scimpanzè (5-7 milioni di anni fa), gli australopiteci, la prima forma Homo (circa 2 milioni e 400 mila anni fa).

Uno spostamento all' indietro nel tempo che difficilmente sarà accettato senza discussioni dagli antropologi poiché l' ipotesi è basata non su studi sulla morfologia degli orango di cui non è mai stata messa in luce alcuna tendenza allo sviluppo del bipedismo ma solo sull' osservazione del comportamento di animali attualmente viventi.

Proprio per questo, le prime critiche sono già emerse. Secondo l' antropologa Yvette Deloison, del Cnrs francese, «se l' antenato comune delle scimmie antropomorfe e degli ominidi avesse avuto un' anatomia che gli permetteva di fare tutto quello che fanno gli oranghi con mani e piedi, sarebbe stato già troppo specializzato per dar vita a quello che noi siamo oggi».

In attesa che l' ipotesi dei tre zoologi britannici passi il vaglio degli antropologi non rimane che tenerci ben saldi alla teoria che collega la comparsa dell' andatura bipede alla drastica riduzione delle foreste africane, che avvenne oltre cinque milioni di anni fa e che costrinse i nostro antenato ad affrontare, su due piedi, gli spazi aperti della savana. Il momento esatto in cui questo avvenne non lo sapremo mai, ma conosciamo con precisione la data della prima passeggiata su due piedi di cui abbiamo testimonianza concreta: 3 milioni e settecentocinquantamila anni.

A tanto risalgono le impronte di due australopiteci che camminarono su un terreno fangoso a Laetoli, in Tanzania, mentre scappavano da un vulcano in eruzione. 2,4 milioni di anni fa: compare il primo Homo. .."


Scoperta Usa: iniziò l' Orrorin tugenensis già sei milioni di anni fa ?Pievani Telmo-Pagina 33- (29 marzo 2008) Corriere della Sera




L' uomo si alzò su due piedi per proteggersi dal Sole .
In fuga dal clima arido, la posizione eretta lo favoriva ? Che cosa ci ha reso, in principio, «umani»: una questione di testa o, piuttosto, di piedi buoni?

Per rispondere a questa domanda di solito ricorriamo alle superbe facoltà della mente, dimenticando che nella storia ominide la postura eretta è comparsa molto prima dei nostri grossi cervelli.

Oggi, grazie alle ricerche pubblicate su Science da Brian G. Richmond, della George Washington University, e da William L. Jungers, di Stony Brook University, scopriamo che le prime avvisaglie della rivoluzione anatomica del bipedismo appaiono precocemente nell' evoluzione umana.

I due paleoantropologi, attraverso un' analisi quantitativa delle combinazioni di caratteri che definiscono la morfologia degli arti inferiori, hanno verificato che la specie Orrorin tugenensis, il nostro più antico antenato di cui siano state rinvenute le ossa del femore, possedeva gli adattamenti per l' andatura bipede.

Il piccolo Orrorin, scoperto nel 2001 in Kenya nella regione delle Tugen Hills da cui il nome, camminava già sulle sue gambe 6 milioni di anni fa, un' epoca cruciale perché vicinissima al punto di biforcazione fra gli ominidi e i cugini scimpanzé e gorilla.

Una volta esclusi i tratti presenti anche in primati non bipedi, gli scienziati hanno concluso che Orrorin aveva una postura simile a quella degli australopitechi e dei parantropi, i due generi che domineranno il nostro albero di famiglia fino a 2 milioni di anni fa.

Il persistente successo di questa prima modalità di locomozione bipede, che subirà una transizione soltanto quando i primi rappresentanti del genere Homo esibiranno la loro biomeccanica slanciata ed efficiente, mostra come nell' evoluzione umana gli adattamenti più importanti si siano presentati in modo episodico, in concomitanza con la nascita di nuove specie, come «punteggiature» incastonate in lunghi periodi di stabilità.

Ma anche nei periodi di apparente conservatorismo l' evoluzione ha sperimentato modi alternativi di essere bipedi. Orrorin, che in lingua locale significa non a caso «uomo originale», camminava come gli australopitechi, oscillando sulle anche, ma diversamente dal bipedismo occasionale delle grandi scimmie attuali. Eppure, le mani e gli arti superiori sono ancora quelli di chi si arrampica sui rami per nutrirsi e per ripararsi dai predatori.

La discesa dagli alberi non è stata quindi una marcia trionfale di conquista, ma una ben più circospetta esplorazione di nuove nicchie ecologiche, attraverso differenti combinazioni di comportamenti misti, un po' arborei e un po' da spazi aperti.

Come disse un noto evoluzionista commentando l' andatura peculiare di un altro ominide: «Se volete trovare qualcosa che cammini come lui, cercate nella scena del bar intergalattico di Guerre Stellari».

Spostare l' intero peso corporeo sugli arti inferiori non è certo un adattamento ottimale, come sanno bene coloro che soffrono di lombalgia.

Quindi deve essere stato selezionato per un vantaggio diretto, tanto conveniente per i suoi possessori da sopravanzare le scomodità collaterali.

Noi associamo il bipedismo alle sue utilità attuali e ci chiediamo: «a che cosa servono le gambe?». Così rischiamo però di porci la domanda sbagliata. In realtà, il bipedismo garantisce due vantaggi molto semplici, che a noi oggi sembrano anacronistici: un repertorio di locomozione flessibile (poter correre, nuotare e arrampicarsi in caso di necessità) e una minore esposizione della superficie corporea ai raggi solari.

Orrorin si ritrovava in una parte del continente africano, a oriente della Rift Valley, che stava inaridendo: l' habitat di foresta andava frammentandosi e si formavano radure sempre più estese, che poi diventeranno praterie e savane.

Se per sopravvivere devi attraversare ampi spazi aperti sotto un sole tropicale, magari portando in braccio un cucciolo e possibilmente avvistando i predatori acquattati nell' erba alta, il bipedismo è una soluzione efficace, ancor più se lo hai già sviluppato occasionalmente per cibarti dai rami.

Chi patisce il mal di schiena può trarne dunque una piccola consolazione: il suo è il fastidioso effetto collaterale di un' invenzione evolutiva senza la quale non saremmo qui. .."



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