Corso di Religione



L' OMINAZIONE
Homo simbolicus e homo religiosus.
         


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Anche l'uomo  è un prodotto dell'evoluzione ?
" Non c'è dubbio che i reperti della paleontologia documentino una evidente evoluzione biologica nelle specie animali. Per sdrammatizzare l'ascendenza animale, ci si può sempre chiedere, dopotutto, se sia più nobile esser nati dal fango o discendere dal ramo delle scimmie antropomorfe.

Non c'è oggi difficoltà ad accettare l'origine animale del corpo umano. ( che non è dimostrata); il problema nasce subito però quando si pensa alla componente spirituale dell'uomo , l'io-anima. Come giustificarla ? L'uomo è solo il più perfezionato degli animali, che giunge per ultimo a godere di un fortunato patrimonio biologico raffinato dalla evoluzione, o non c'è forse un salto qualitativo tra l'animale e l'uomo? Non c'è forse quella differenza essenziale, che si chiama coscienza morale ?

Aperto com'è ai valori spirituali e morali, l'uomo sorpassa infinitamente il livello del biologico. L'uomo non appartiene solo all'ordine di grandezza del biologico. Tutta l'attività culturale dell'uomo (cioè quelle energie che si esprimono in scienza, arte, religione) è la prova schiacciante che lo spirito umano, libero e responsabile, trascende immensamente la componente biologica, pur avendo bisogno assoluto di tale componente per poter funzionare. " 

(F.Pajer, RELIGIONE, SEI)

Nei secoli si sono moltiplìcati i tentativi di render ragione del misterioso e stupefacente flusso della vita che pulsa sul pianeta. La scienza è oggi in grado di ricostruire con argomenti attendibili la lunga traiettoria della vita.

Anche sull'origine biologica della specie umana la paleoantropologia ha fatto enormi progressi negli ultimi decenni.  Ma nessuna teoria scientifica può essere a tutt'oggi formulata: siamo ancora nella dimensione delle ipotesi.

E' necessario fare distinzione tra il fatto dell’evoluzione e  le ipotesi formulate su base scientifica che cercano di spiegarlo. Mentre il fatto può ritenersi sufficientemente certo, le ipotesi che cercano di spiegarlo devono passare al vaglio della verifica sperimentale per poter divenire teorie di valore scientifico. Finora questo non è avvenuto.

Per tale motivo, sul problema dell’evoluzione non è stata detta l’ultima parola sul piano scientifico. Molto lavoro resta ancora da fare per giungere alla piena comprensione dei meccanismi del processo evolutivo.

L' Homo simbolicus Durante gli scavi nella gola di Olduvai e nella zona del lago Turkana (Africa) gli archeologi trovarono dei crani di homo abilis, insieme a ciottoli tagliati da entrambi i lati, testimonianza di una cultura che risaliva a circa due milioni di anni fa e definita olduvaliana, la quale presentava chiare manifestazioni di intelligenza e di immaginazione.

L’homo abilis , per costruirsi uno strumento, sapeva scegliere, in base al loro colore, i sassi di maggiore durezza.

Questo homo abilis produceva simboli e lo possiamo chiamare, per la sua cultura, anche homo simbolicus.

L'homo religiosus L'homo simbolicus è l’embrione dell’ uomo che ha lasciato simboli religiosi nelle grotte, l’ homo religiosus.

Gli studi dispongono di una documentazione abbastanza ricca sul simbolismo legato al senso religioso che riguarda gli ultimi 100mila anni.


Le considerazioni sulla continuità somatica e culturale della forma Homo suggeriscono che l'homo religiosus affondi le sue radici nella esperienza originaria dell'uomo del Paleolitico.

Il Paleolitico (2mAF-8, 5mAF) è un periodo dell'era preistorica -diviso in paleolitico inferiore, medio e superiore- caratterizzato, oltreché dalla presenza di manufatti litici sempre più perfezionati, anche dal governo del fuoco, dal sorgere del culto dei morti e dell'arte della pittura rupestre.

Non si possono riconoscere vere e proprie religioni intese come sistemi globali di credenze e riti; vi si ritrovano elementi che, a volte esplicitamente, a volte implicitamente, esprimono simbolismi con contenuti che si possono considerare legati al sacro. Il grafismo implica capacità analitiche, associative e astrattive. I sapiens Neandertaliani possedevano già tale capacità, almeno in parte.

Alla fine del Paleolitico nelle regioni euroasiatiche si è verificato un rapido cambiamento climatico (il diluvio universale delle mitologie?) : si sciolgono i ghiacci e il mare si alza di 120 metri inglobando pianure enormi. Molti animali di pianura si estinguono. L'uomo, cacciatore di grandi animali deve cambiare dieta e decidarsi ai piccoli animali.Tale caccia poteva essere di carattere famigliare invece che tribale e così cambia l'organizzazione sociale. Forse nasce lì la famiglia-clan come la conosciamo noi.

Novità: compare la cultura dualista  legata all'Epos della lotta con i grandi animali: uomo-animale/ vita-morte/ uomo-donna/ giorno-notte/ luce -tenebra/ veglia-sonno/ mare-terra/ sole-luna, etc.

Durata 30mila anni, questa cultura rimane come patrimonio strutturale della mente umana ma scompare dalla cultura di allora.

Il Mesolitico (=dimezzo tra Paleo e Neolitico.) presenta scarsissime e scadenti espressioni di religiosità.

La simbologia arcaica viene continuata ma in modo disorganico, senza ricchezza ideografica e filosofica. E' la tradizione decadente del Paleolitico o epipaleolitica.

Il  Neolitico (8, 5mAF.4mAF)
Verso il 7m-6MAF avviene una rinascita: è il Neolitico dell'Europa e del Medio Oriente.

Il terzo e ultimo periodo dell'età della pietra, durante il quale l'uomo imparò a levigarla per fabbricarne armi e altri oggetti, a costruire capanne e palafitte, a coltivare la terra e ad allevare animali . Sebbene nelle prime scritture ideografiche di 5mAF si ritrovino gli stessi ideogrammi usati dall'uomo per gli oltrre 30mila anni precedenti anche quanto risale a tale periodo: armi , reperti, strumenti, villaggi ; una grande svolta nella capacità di rappresentazione simbolica del mondo.

Il posto dell'uomo nella naturaF.Facchini-paleoantropologo -in http://www.bo.astro.it/universo/webuniverso/facchini/facchini4.html

« Nella concezione del darwinismo rigoroso, l'uomo, come ogni essere vivente che è determinato dalle piccole variazioni casuali delle specie, è un evento del tutto fortuito. L'uomo si trova detronizzato dalla sua posizione al vertice del creato.

Una visione fondata unicamente sulla casualità e sulla necessità, escludendo altri approcci scientifici e filosofici al fenomeno evolutivo, diventa una concezione totalizzante e mitica della evoluzione, che pretende di spiegare tutta la realtà, nel suo esistere e nel suo divenire, in termini unicamente meccanicistici. L'uomo viene visto come una delle tante specie del mondo animale in competizione con le altre o con l'ambiente nella lotta per l'esistenza.


Ebbene questa riduzione dell'uomo a una delle tante specie, casualmente formatasi, male si accorda con la storia evolutiva che evidenzia nella linea umana una particolare direzione evolutiva, come sostenuto da molti studiosi e suggerito dal Principio antropico.

Se si guarda agli ultimi milioni di anni si vede che nell'evoluzione dei Primati si delinea una direzione evolutiva, caratterizzata da una maggiore complessità nella cerebralizzazione come ha osservato Teilhard de Chardin e culminante nella forma umana.

Ha osservato Jean Piveteau (1983): "Se non si può affermare che il suo evento era inevitabile, esso è strettamente legato al movimento evolutivo, al suo sviluppo, alle sue caratteristiche. Non si può dire che questo movimento sia la causa dell'uomo, ma questi appare proprio come la sua conseguenza naturale". Tutto si svolge come se l'uomo rappresenti il punto culminante di tutta l'evoluzione cosmica e biologica.

Nota ancora a questo proposito il Piveteau in un'altra successiva opera (1996): "L'uomo aveva creduto un tempo di essere il centro del mondo; poi gli sembrò di non avere nessuna misura con la natura, trovandosi sperduto in un angolo dell'universo. La paleontologia gli restituisce, in una nuova forma, una preminenza in cui non credeva più ...".

Infine un'ultima osservazione. Non è solo la paleontologia che restituisce all'uomo una sua peculiarità nel mondo dei viventi, ma anche l'ecologia, in quanto essa chiama in causa la sua responsabilità in ordine a tutto l'ecosistema. La natura e le funzioni dell'essere umano differiscono da quelle di ogni altra specie per aspetti che non si legano direttamente al DNA.


La cultura rappresenta la vera specializzazione dell'uomo e non è paragonabile a particolari organi con significato adattativo, quali si osservano nel mondo animale (ad esempio le pinne nei pesci o la proboscide dell'elefante), come qualcuno ha ritenuto. Con la cultura ci si trasferisce su un altro piano. Con l'uomo si è innescata nella storia dei viventi una modalità del tutto nuova, rappresentata dall'autocoscienza e dalla cultura. Di qui le sue responsabilità in ordine all'ambiente e al suo futuro. La paleontologia, come anche l'ecologia, ricollocano l'uomo in una posizione unica nella natura. »

Cos’è, dunque, l’uomo per le scienze umane? ( Piero Carelli in " Ai confini del sacro...")

Koko

"La scienza non è il puro mondo della logica qual è la matematica, non è un dogma religioso, non è una verità metafisica: è uno dei saperi che fanno parte della sapienza umana, una sapienza per sua natura precaria..

Cos’è, dunque, l’uomo sulla base delle scienze umane?


Una risposta pare – per ora – certa: la distanza tra gli umani e gli animali superiori si è accorciata in una misura assolutamente imprevedibile fino a qualche tempo fa. E qual è questa distanza, quel qualcosa che separa gli umani dagli animali? "

"Non è forse sconcertante – almeno dal punto di vista dell’immagine tradizionale dell’uomo (sia l’immagine religiosa che quella filosofica) sapere che gli uomini hanno in comune con gli scimpanzé addirittura il 98,4% del loro DNA, che tale differenza è addirittura inferiore a quella esistente tra due diverse specie di gipponi e che la distanza tra noi e gli scimpanzé è minore rispetto a quella esistente tra gli scimpanzé e i gorilla?



Non è sconcertante sapere che l’ormai celebre Koko , un gorilla femmina, è in grado di comunicare col oltre 1000 segni, capire 2000 parole inglesi, leggere delle parole stampate, esprimere sentimenti (dalla felicità alla tristezza, dall’imbarazzo al cordoglio, dall’amore al desiderio…), ridere delle battute degli altri (ma anche di se stessa), ricordare fatti passati della sua vita e parlarne dimostrando di distinguere perfettamente il prima ed il poi, scegliere delle canzoni più in sintonia con la sua vita interiore?


Non è altrettanto sconcertante sapere che non è affatto vero che a fare uso di “strumenti” e perfino a costruirne, sono solo gli umani, ma anche scimpanzé, gorilla… ? "

"Koko .. dimostra in modo inequivocabile di essere autocosciente, di avere una chiara percezione del prima e del poi, di saper raccontare fatti passati della propria vita, di conseguire nel test di intelligenza Stanford-Binet un punteggio che oscilla da 85 a 95... "


Chi si limita a seguire Darwin senza introdurre il rigore matematico e la riproducibilità sperimentale dimentica Galilei. È questa la vera moderna forma di oscurantismo.di A.Zichichi-Famiglia Cristiana-30-2005

"...Secondo Darwin , la nostra specie vivente sarebbe il risultato di una serie caotica di eventi in cui hanno prevalso la competizione vincente e l'adattamento alle condizioni ambientali, diverse nel tempo.
In realtà, se fossimo figli del caso non dovrebbero esistere le "leggi fondamentali" della natura, il cui insieme rappresenta la logica rigorosa che vale dalle minime strutture di spazio e di tempo (universo subnucleare) alle massime (insiemi galattici e cosmo).


La scoperta di questa logica rigorosa ci ha portato alla più grande sintesi del pensiero scientifico di tutti i tempi, con l'evoluzione cosmica dal "bigbang" a oggi e il cosiddetto "supermondo".

Di questa sintesi fanno parte tante conquiste come, per fare un esempio, l'antimateria nucleare.
Se qualcuno avesse dubbi sulla sua esistenza, gli diremmo esattamente cosa fare per riprodurre i risultati da noi ottenuti. Nessuno, invece, sa dirci quale esperimento dovremmo fare in laboratorio per capire le radici sperimentali riproducibili su cui si fonda l'evoluzionismo biologico della specie umana.


Estendere alla nostra specie i risultati ottenuti studiando l'evoluzione di altre forme di materia vivente non è corretto, in quanto noi siamo depositar! di un privilegio unico: la ragione, che ci ha permesso di scoprire il linguaggio, la logica e la scienza. Grazie al linguaggio è nata la memoria collettiva permanente, meglio nota come scrittura. Nessun'altra forma di materia vivente ha lasciato tracce di scrittura. E nessun tipo di materia vivente ha saputo scoprire la forma più rigorosa di logica cui diamo il nome di matematica. Tra tutte le logiche possibili ce n'è una che è stata usata per fare il mondo così come noi lo conosciamo.

Questa logica si chiama scienza ed è la logica che regge la materia inerte. Non sarebbe stato possibile scoprirla senza i due pilastri della scienza galileiana: la riproducibilità sperimentale e il rigore matematico per descrivere i risultati ottenuti. Quando mancano questi due pilastri non è possibile parlare di scienza.

Se l'evoluzionismo fosse scienza galileiana, dovrebbe esistere una struttura matematica corroborata da risultati sperimentali riproducibili che, partendo da materia inerte, dovrebbe permetterci di passare alle diverse forme di materia vivente, per arrivare infine a una struttura in grado di produrre le tré grandi conquiste della ragione prima citate. In attesa che arrivi questo formidabile risultato, è corretto ribadire che l'evoluzionismo biologico della specie umana è un'attività di studi e ricerche priva di matematica e di riproducibilità sperimentale.

Dire che è scienza corrisponde a tornare indietro di 400 anni, quando, senza riproducibilità sperimentale e rigore matematico, i nostri antenati pre-galileiani pretendevano di fare scienza, mentre non lo era.
La storia del pensiero di tutte le epoche e civiltà ci dice che ignorare queste radici del progresso scientifico è la forma moderna del vecchio oscurantismo.

Non è la Chiesa che sta tornando indietro dimenticando Galileo Galilei; essa, infatti, invita i moderni pensatori a non dimenticare l'insegnamento galileiano grazie al quale, in appena quattro secoli, siamo riusciti a capire quasi tutto sulla materia inerte.

La Chiesa vorrebbe che lo studio della materia vivente venisse fatto con metodo galileiano.
Chi si limita a seguire Darwin senza introdurre il rigore matematico e la riproducibilità sperimentale, dimentica Galilei. Invece di perdere tempo a parlare di evoluzionismo, gli esponenti della cultura dominante (atea) farebbero bene a impegnarsi affinchè esso possa essere portato allo stesso livello di credibilità scientifica in cui si trovanol'evoluzionismo cosmico e il "supermondo".



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