Corso di Religione

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Fede e religione

Introduzione
         


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La religiosità , sentimento religioso , bisogno di rivelazione.

La religiosità è un fenomeno che scaturisce dall'homo religiosus. E' un vissuto soggettivo che fa parte dell'inconscio e che s'inquadra nell' evoluzione psicologica dell'individuo . Appartiene all' istinto di vita, è un sentimento e un bisogno di pienezza definitiva dell'essere , di armonia, di ordine, etc. Si manifesta nelle domande fondamentali della vita come bisogno del sacro o bisogno di rivelazione .Il sentimento religioso rende gli uomini attenti a tutti quegli eventi in cui si manifestano forze straordinarie che possono far superare i limiti umani . Sono le manifestazioni del Sacro come miracoli e prodigi ( jerofanìe , cratofanìe ...etc.) .

Religiosità e religioni Intorno alle rivelazioni la naturale e universale religiosità umana crea le religioni per soddisfare in modo permnente il proprio bisogno di rivelazione.
Le religioni sono un fenomeno universale e permanente nella storia. L'adesione ad una religione nasce principalmente per ragioni geografiche e storiche : l'uomo cerca il soddisfacimento del suo sentimento religioso, del suo bisogno di rivelazione principalmente nella religione della propria famiglia, del proprio ambiente, in una determinata cultura. L'emozione religiosa crea un legame affettivo con il luogo, il mediatore, la comunità, il santo la divinità, il giorno, etc. E' l'ambito della religione.
Così chi nasce e cresce in Giordania sarà probabilmente musulmano, chi in India, indù, chi in Europa, cristiano, e così via. Naturalmente il mondo cambia continuamente ed anche le persone le quali a volte abbandonano una religione per aderire ad un'altra. (cf. Conversione religiosa) . La religione è l'adesione alle credenze, pratiche, riti , gerarchie alla radice delle quali sta il riconoscimento consapevoleda parte dell'uomo di una realtà  assolutache colma il suo sentimento religioso , il suo bisogno di rivelazione. Per questo, a differenza della religiosità , la religione coincide con il conscio.

Rivelazioni e fede.
Le jerofanìe , le manifestazioni del Sacro quando sono conosciute per tramite di intermediari che ne disvelano il significato e gli autori, sono rivelazioni.La jerofanìa è una manifestazione del sacro. Quando alla jerofanìa si accompagna la parola di un intermediario che ne rivela l'autore ed il significato allora si tratta di rivelazione.
La religione tende a prendere dalla rivelazione quegli elementi che permettono di costruire una istituzione che garantisca il Sacro per il soddisfacimento del bisogno religioso , purtroppo anche a costo di manipolare la rivelazione ..
Quando il sentimento religioso incontra la rivelazione ci può essere, rifiuto o adesione di fede o ancora la nascita di religioni .

Il rifiuto della rivelazione sorge da una incongruenza insuperabile tra le proprie concezioni del sacro e la jerofanìa di rivelazione che si incontra .

La religione , garanzia del Sacro L'essere umano è costitutivamente religioso , cerca il Sacro e questo lo differenzia radicalmente da ogni specie animale. E' la religiosità , il bisogno religioso, che orienta l'uomo al Sacro ed alla salvezza che ne può venire ( il compimento definitivo del proprio essere nella fecità ed l'immortalità) . Nelle rivelazioni si manifesta il Sacro , il potere degli dèi che opera miracoli e prodigi. Universalmente troviamo documenti del Sacro che attestano il suo riconoscimento da parte degli uomini. Gli uomini osservano che il Sacro , nelle sue rivelazioni ( miracoli e prodigi) fa superare i limiti dell'esistenza , è un un valore inestimabile, perciò lo cercano per garantirselo. Tutti i gruppi umani hanno cercato di garantirsi il sacro per renderlo disponibile secondo le loro prospettive : chiedendolo come dono ( preghiera di supplica ) facendo riti per "catturarlo" nel proprio mondo - i sacrifici )- oppure cercando di meritarlo ( dottrine e leggi religiose) o ancora dominarlo ( magìa) etc. . Nelle religioni si mescolano sempre superstizione, magia , meritologia, etc. Mentre le rivelazioni dipendono dagli dèi e ne sono rivelazione, tutte le religioni sono un prodotto umano. Nascono intorno alle jerofanìe con l'obiettivo di garantire che il Sacro che si è manifestato in esse sia sempre disponibile secondo i desideri del singolo e della comunità

L'istituzione religiosa Mentre le rivelazioni sono fatti di salvezza ( miracoli che dipendono dalla benevolenza degli dèi) le religioni sono sistemi culturali prodotti dagli uomini per garantirsi il potere degli dèi, il Sacro. Esse si sono manifestate nella storia sia a favore dell'uomo, della sua realizzazione, sia contro l'uomo . Il poeta latino Lucrezio Caro cita il caso di Agamennone il quale sacrifica agli dèi la figlia Ifigenia per conquistare Troia ; Socrate è ucciso da uomini religiosi perché rifiuta gli dèi della città ; Gesù è ucciso dalle autorità religiose, per decreto religioso, in nome di Dio suo Padre, etc.
L'istituzionalizzazione delle pratiche relative al sacro è il proprium delle religioni : sacerdoti , profeti, devozione, culto, templi, dottrine, libri sacri, etc. L'istituzione religiosa garantisce la continuità della religione nella storia. Dove avvengono le Jerofanìe le comunità religiose dichiarano "sacre" rocce, acque, boschi e piante, spazi (templi) tempi ( feste ) simulacri (pellegrinaggi), etc.

Potere religioso, finanziario e politico. Il " sistema" religioso ( ogni sistema religioso) impiega persone e costa denaro così le religioni devono autofinanziarsi ; di fatto, da sempre sono finanziate anche dai poteri mondani che a loro volta si servono delle religioni per esercitare - attraverso il potere che ogni religione ha sui fedeli- una qualche influenza sul popolo e perchè il sacro , che le religioni introducono nella storia , sia loro favorevole.
Imperi , grandi e piccoli regni , governi, etc. da sempre finanziano le religioni per garantire il sacro nel loro dominio: un aiuto venga dal cielo o dal sottoterra, non importa, basta che il sacro agisca e il clan , la nazione, il regno o l'impero ( il potere ) godano benessere e durino a lungo.Alcune religioni si integrano talmente con i poteri mondani da essere dichiarate religioni di stato ( come il cristianesimo sotto l'imperatore Teodosio) o da diventare di fatto il potere mondano ( teocrazie ) come l'Arabia Saudita, la Repubblica Islamica dell'Iran, la Città del Vaticano.

Le leggi religiose
Tutti i popoli hanno scoperto e codificato tradizioni che normano i comportamenti della comunità . Tutte le tradizioni esprimono , declinano in leggi comportamentali, una stessa legge di coscienza universale che la filosofia latina antica ha chiamato Legge Morale Naturale.

Le religioni , tutte, traducono la fede nella rivelazione in un ordine dottrinale-rituale-morale universale.
La Legge Mosaica nell'ebraismo -per esempio-è parte della legge morale naturale riassumibile nella Regola d'oro . La trasgressione della Legge -considerata dono di Dio- è il peccato.

Mosè ( il legislatore ) si rende conto che il popolo tutto è peccatore, accetta questa realtà ( non si possono eliminare tutti i peccatori dal popolo per renderlo giusto , sarebbe uno sterminio) e stabilisce una differenza tra peccati involontari ( veniali ) e volontari ( mortali ) . Per ridurre i danni personali e sociali dei peccati poi, Mosè regolamenta i peccati stessi: stabilisce ciò che è lecito ( kosher ) e ciò che è illecito ( è vietato); l'islam allo stesso modo stabilisce una Legge universale ( sharia) che stabilisce ciò che è halal e ciò che non lo è; il cattolicesimo stabilisce i permessi e le proibizioni morali, etc. . Così succede nell'induismo, nel buddismo e in tutte le religioni.

Le religioni sono sistemi cultuali, dottrinali , rituali, etici, morali , prodotti universalmente dagli uomini nei quali la salvezza manifestata nelle rivelazioni ( che non è una produzione umana) viene tradotta in un obiettivo da raggiungere attraverso la pratica religiosa,
I sistemi religiosi sono universalmente affini al bisogno religioso di ogni uomo, sono costruiti in modo da soddisfarlo.
La libertà di espressione religiosa è una libertà-diritto fondamentale per ogni essere umano in quanto si fonda sulla sua stessa natura costitutiva, il bisogno religioso o bisogno di rivelazione .
La mentalità religiosa : merito e premio La rivelazione è un movimento del sacro dal divino all'umano; è ciò che il divino dona all'umano. La religione è un movimento dell'uomo verso il divino, è un complesso di iniziative che l'uomo mette in atto per garantirsi il sacro che si manifesta nella rivelazione.

L'incertezza del ripetersi della rivelazione/salvezza, del dono , universalmente spinge gli uomini a istituire il merito religioso . L'uomo che nella rivelazione vede il dono del sacro, crede di poterselo meritare attraverso una pratica religiosa.

La religione istituisce il merito perchè la promessa di salvezza si compia: l'uomo rimane peccatore irriducibile ma la divinità lo perdona ( seguendo norme stabilite dagli uomini ) e il peccatore può tornare a rispettare le leggi religiose , guadagnare meriti ed essere giustificato .

Le religioni tendono a far dipendere la salvezza ( i doni del sacro) non dalla volontà divina ( che può essere capricciosa nella percezione umana) ma da una pratica religiosa che costituisca un merito in base al quale la divinità sia tenuta a donare il Sacro .

ll senso di giustizia retributiva innato nell'essere umano si esprime universalmente secondo il paradigma :
- premiare chi merita
- punire chi demerita

e questo paradigma umano viene reso sacro cioè assoluto, come fosse di origine divina, in tutte le religioni.

Tutte le religioni sono costituite da un " servizio" al sacro e parlano di meriti derivanti dall'osservanza di determinate pratiche e di una retribuzione o ricompensa (divina) più o meno automatica di questi meriti sia in questo mondo che in un "Mondo Futuro" diversamente inteso.

La legge del contrappasso.
In tutte le religioni si ritrova poi la legge del contrappasso ( punizione in cui al colpevole viene inflitta una pena uguale o simile al danno da lui arrecato).
Un capovaloro letterario di applicazione -fantasiosa- di questa legge umana è la Divina Commedia di D. Alighieri.

A questa legge religiosa è spesso collegata la Legge del taglione ( occhio per occhio, dente per dente, ... vita per vita...) .
La legge del contrappasso e la legge del taglione , comuni all'uomo antico vengono considerate da Gesù improprie per l'UOMO NUOVO.

Mt 5,38 Avete inteso che fu detto:
Occhio per occhio e dente per dente, ma io vi dico... .

I meriti nelle religioni
Nell' ebraismo Dice il profeta :
Ez 18, 30Perciò
io giudicherò ognuno di voi secondo la sua condotta,
o casa d'Israele. Oracolo del Signore Dio.


".. Zaddiq
(lingua ebraica צדיק, “il giusto”; pl. Zaddiqim) è un titolo religioso generalmente dato a coloro che vengono considerati "giusti ". La radice della parola Zaddiq, è Zedeq (צדק), che significa giustizia. Tale termine quindi si riferisce a colui che agisce “giustamente”, in modo buono ed integro secondo i precetti dettati dalla tradizione. Nel pensiero ebraico, esistono varie definizioni di Zaddiq. Secondo Maimonide ( Trattato Yevamot del Talmud babilonese, 49b50a): “Colui i quali meriti sorpassano le sue iniquità è uno Zaddiq.” Secondo la Tanya il vero titolo di Zaddiq può unicamente essere dato a colui che non solo non pecca mai, ma che ha anche sradicato qualsiasi inclinazione a farlo. Esistono differenti livelli tra gli Zaddiqim per il grado di Mitzvot ( precetti) compiute unito a quello morale ed etico ed alla propria elevatezza spirituale con qualità e meriti che possono migliorare ed aumentare nel corso del tempo. Zaddiq è in definitiva “colui i quali meriti sorpassano le sue iniquità”, qualsiasi persona può raggiungere tale livello. "
(fonte : Wikipedia ) [La concezione legalista dell'alleanza nelle religione giudaica vedeva la legge divina come un elenco preciso di precetti che separavano il lecito dal non lecito e il puro dall'impuro. Tutto ciò che non era "precettato" poteva considerarsi lecito. Questa mentalità religiosa , legalistica-secondo Gesù- è contraria allo Spirito di Dio.]
Nell' induismo ...il Karman nella prima cultura vedica è l'atto religioso .

"... Essendo il sacrificio l'atto religioso per antonomasia della cultura vedica, e acquisendo nel corso dei secoli uno scopo di ottenimento necessario di 'favori' dagli Dei vedici, l'atto religioso (karman) del brahmano svolto a favore di coloro che chiedevano la celebrazione del sacrificio stesso riverbera su questi ultimi come risultati futuri, anche nella vita successiva dopo la morte. Chi fa celebrare molti karman nella sua vita attuale otterrà molti risultati favorevoli nella vita futura, viceversa chi ne celebrerà pochi, otterrà pochi meriti per la vita futura. "
(fonte : Wikipedia )

Secondo la Brhadaranyaka Upanishad, al momento della morte il corpo perdel'autocoscienza e Antakarana - insieme con i prana -si unisce al corpo sottile, sukshma carira o linga carira, il quale si dirigerà nei piani o loka, per godere i frutti acquisiti, meriti e demeriti, punya e papa.

Nel buddismo ...con l'esercizio delle Sei Perfezioni, il discepolo buddista, edotto della legge di causa ed effetto e dell'interdipendenza dei fenomeni, purifica la mente dai fattori negativi disturbanti, causa di ogni sofferenza, e costruisce una solida base di "meriti" karmici che utilizzerà per proseguire sul Sentiero che conduce alla consapevolezza suprema .

Nell'   Islam :".... Iniziamo con il soffermarci assieme su queste belle parole di Allàh, Gloria a Lui l’Altissimo, prese dal Suo Nobile Corano, nelle quali ci parla degli effetti per chi ha Fede, uomo o donna, e perciò per estensione utili anche per la famiglia.
Sura AnNahl (Le Api) n. 16, vers.97 “Colui il quale, uomo o donna, avendo Fede (Mu’min) compie opera buona ed integra (il bene), ecco che [Noi] gli faremo vivere dolcissimabuona (tayyba) vita! E daremo loro, il loro premio per quanto di meglio avranno operato
Commentario (tafsir) di Ibn Kathir : «Dio promette ad ogni credente (mu’mìn), uomo o donna, che fa delle opere buone, pie (‘amila sàlihan) conformandosi agli insegnamenti contenuti nel Corano e nella Sunna del Profeta Muhammad (su di lui le preghiere e la pace divine), mentre il suo cuore crede in Dio e nel Suo Inviato, che lo retribuirà con la più bella ricompensa e gli farà vivere una buonadolcissima (tayyba) vita. »

Commentario di Mufti Shafi Usmani : Che cosa è ‘buona vita’ ? Secondo la maggior parte dei commentatori, l’espressione ‘buona vita’ usata in questo versetto significa una vita pura e piacevole (nella contentezza) nella vita di questo basso mondo (dunya), mentre alcuni autorevoli commentari (tafsir) hanno dato il significato alla vita nell’Aldilà (àkhira). Guardando un po da vicino la spiegazione data dalla maggioranza dei commentari, ‘buona vita’ non vuol dire che una tale persona non potrà mai incontrare la povertà o la malattia. Al contrario, significa che un credente (mu’min) – anche se deve affrontare la povertà o il dolore – ha due cose con lui che lo proteggono dal diventare infelice. La prima cosa risiede nella sua abitudine di vivere in sobrietà, moderazione e di contentamento (qanà’a), segno distintivo di una vita semplice e questa cosa funziona anche nelle ristrettezze della vita. In secondo luogo, vi è la fede in Dio e la convinzione che si sta per ricevere le grandi ed eterne benedizioni nell’Aldilà (akhira) come ricompensa di tutto ciò che si stà soffrendo a causa della povertà o del dolore. "
(fonte : Wikipedia )

Nel cristianesimo La dottrina dei meriti ha prodotto la dottrina delle indulgenze . Questi temi hanno scatenato un’infuocata polemica tra Cattolici e Luterani nel tardo rinascimento : giustificati//salvati per la sola fede in Gesù o per le opere compiute? Per i cattolici la Chiesa poteva gestire i meriti dei santi distribuendo delle indulgenze con le quali venivano condonate le pene dei peccati.

(Catechismo Universale della Chiesa Cattolica )

956 L'intercessione dei santi. “A causa infatti della loro più intima unione con Cristo i beati rinsaldano tutta la Chiesa nella santità. . . non cessano di intercedere per noi presso il Padre,
offrendo i meriti acquistati in terra mediante Gesù Cristo, unico Mediatore tra Dio e gli uomini.

Per i luterani l’uomo che riceve il battesimo cristiano non può cambiare nel suo essere , rimane radicalmente peccatore ed è gratuitamente giustificato da Dio senza bisogno di avere dei meriti. L’Ortodossia concepisce i meriti in modo diverso : i meriti e i peccati sono acquisizioni personali del credente. Inoltre, non si può conteggiare capitalisticamente i propri meriti per pretendere la salvezza divina. Nell’Ortodossia, infatti, il miglior “merito” è quello di ritenersi senza meriti: «Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Luca 17:10).



In che modo si deve comprendere (nel cristianesimo cattolico) il concetto di “meriti” secondo il quale ciascuno avrà il premio o la pena eterna? (Il teologo Giordano Frosini su Famiglia cristiana 15/12/2012 )

"Il discorso sul merito è andato sempre di più chiarendosi con l’andare del tempo. È vero che il termine veniva usato, oltre che dai teologi, anche dal magistero e addirittura dalla liturgia. Per non essere fraintesi, si era costretti però a servirsi di distinzioni difficilmente comprensibili al lettore non specializzato. Sant’Agostino, a cui dobbiamo sempre risalire in questioni di questo genere, ne aveva già precisato bene la natura con le parole: «Fecisti tua dona nostra merita», che significano che i nostri meriti sono essenzialmente un dono di Dio. Per questo, a scanso di equivoci, è forse meglio abbandonare lo stesso termine, che risente molto del linguaggio contrattualistico e giuridico, e servirsi di altri termini più biblici ed ecumenici, come “ricompensa”, capace di valorizzare anche l’indispensabile collaborazione dell’uomo. "Le Beatitudini sono doni di Dio, e dobbiamo rendergli grandi grazie per esse e per le ricompense che ne derivano, cioè il Regno dei Cieli nel secolo futuro, la consolazione qui, la pienezza di ogni bene e misericordia da parte di Dio ... una volta che si sia divenuti immagine del Cristo sulla terra" (Pietro di Damasco, in Filocalia, vol. 3, Torino 1985, p. 79). Come ci ricorda il Vangelo di Luca, quando abbiamo fatto tutto quello che era necessario, diciamo pure: «Siamo servi inutili » . Luca 17:10

Gesù ha demolito il merito religioso (A. Maggi - studibiblici.it)

".. Quelle regole, quelle dottrine che si credevano dovessero permettere la comunione degli uomini con Dio, Gesù le demolisce perché secondo Lui sono d’impedimento. Sono i due pilastri su cui si reggeva l’istituto della religione: il pilastro del merito e il pilastro della purificazione, strettamente connessi tra di loro. Qual è il pilastro del merito? L’uomo deve meritare l’amore di Dio, l’amore di Dio viene concesso come un premio per il comportamento delle persone. Nella religione giudaica, ma come in tutte le religioni, Dio è colui che premia i buoni, meritevoli; ma castiga inesorabilmente i cattivi e i malvagi. Quindi l’amore di Dio viene dato come un premio per chi se lo merita. Chi nella sua vita ha delle virtù da mostrare, chi nella sua vita ha dei meriti da mostrare a Dio, questi ottiene il perdono da parte di Dio. L’esperienza ci insegna che le persone che possono pretendere di vantare dei meriti nei confronti di Dio sono in realtà pochissime, sono molte di più più le persone che non hanno alcun merito, ma hanno soltanto bisogni, non hanno virtù, ma hanno difetti, lacune. Gesù sostituisce la categoria del merito/premio con quella del dono . Qual è la differenza tra un premio e un dono? Un regalo non dipende dal comportamento della persona, ma dall' amore, dalla generosità del donatore. "

La mentalità del dono nel cristianesimo Gesù rivela Dio : Egli non premia il merito ma regala. L' uomo vuole meritare, Gesù "dà" soltanto, come il Padre. L'uomo cattolico rimane un essere religioso come tutti gli altri e nella realtà storica manifesta ancora la tendenza a fare opere religiose che costituiscano meriti per ottenere un salvezza che in realtà ha già ricevuto gratuitamente da Gesù (ma alla quale evidentemente non presta " fede").  



Il mercato religioso Il bisogno religioso , costitutivo dell'essere umano , costituisce una " domanda religiosa" e come tutti gli altri bisogni crea un mercato che offra soddisfazione.

Alla domanda religiosa rispondono le religioni, i culti, i movimenti religiosi , etc. che costituiscono una " offerta religiosa " globale.
Il commercio religioso , commercio del Sacro. Massimo Introvigne (La Critica Sociologica, n. 152, inverno 2004-2005 [10 febbraio 2005)], pp. 43-56

" .. La teoria del mercato religioso postula che – anche nel lungo periodo – la domanda religiosa tende a rimanere costante, e che per spiegare le variazioni delle statistiche religiose ( es. : numero di praticanti dichiarati ) occorre dunque porsi dal lato dell’offerta.

Ci sono infatti notevoli variazioni nella pratica religiosa tra un paese e l’altro, cui non si accompagnano peraltro variazioni altrettanto importanti nel numero di coloro che si dichiarano religiosi o credenti, a conferma che non è la domanda a mutare, ma l'offerta e le modalità con cui l’offerta incontra la domanda: un contesto in cui è fondamentale il ruolo degli Stati e dei loro atteggiamenti e normative sulla religione

.
Senza trascurare altri elementi relativi, per esempio, alla qualità dell’offerta religiosa nei vari paesi, la teoria sostiene che – come per ogni altro mercato di beni materiali o simbolici, e contrariamente a quanto pensano alcuni teorici della secolarizzazione – anche per la religione (istituzionale) la concorrenza fa bene al mercato e, entro certi limiti, l’offerta alimenta la domanda.

I paesi con un più ampio pluralismo religioso – cioè con la maggiore concorrenza fra imprese religiose – come gli Stati Uniti, o quelli dove l’ingresso di nuove imprese particolarmente attive crea un improvviso aumento della concorrenza (come l’America Latina dopo la cosiddetta esplosione protestante, che ha stimolato una vigorosa risposta cattolica), sono anche i paesi dove il numero totale di praticanti religiosi si mantiene stabile o cresce.

Dove invece lo Stato ostacola il pluralismo religioso, opponendosi in particolare all’ingresso sul mercato di nuove imprese, bollate come «sètte» o come nemiche dell’identità nazionale, lì – come avviene in Francia e in Russia – il numero di praticanti religiosi in genere decresce in modo spettacolare.  

Un’altra tesi centrale della teoria dell’economia religiosa è quella secondo cui nel mercato religioso moderno non tutte le religioni hanno la stessa probabilità di avere successo. La domanda religiosa si distribuisce in nicchie che radunano gruppi di consumatori secondo le caratteristiche sociali e demografiche, ma anche secondo i gusti e le preferenze. Queste nicchie possono essere distinte secondo il loro grado di strictness, cioè di tensione rispetto ai valori e agli stili di vita (in genere, meno rigorosi di quelli proposti dalle religioni sul piano morale e dell’impegno) prevalenti nella società circostante.

Semplificando schemi più complessi, possiamo distinguere cinque nicchie, dalla più alla meno strict: ultra-fondamentalista, fondamentalista, conservatrice, progressista e ultra-progressista.

Una delle scoperte cruciali della teoria dell’economia religiosa è che queste nicchie – che, come la domanda, tendono a rimanere relativamente costanti nel tempo – non sono di uguale dimensione. Le nicchie progressista e ultra-progressista sono piuttosto piccole, perché patiscono la concorrenza di chi propone gli stessi valori e stili di vita in una prospettiva non religiosa. Le nicchie ultra-fondamentalista e fondamentalista in circostanze normali sono più grandi di quelle ultra-progressista e progressista, ma più piccole della nicchia centrale conservatrice, in cui si situa la maggioranza dei consumatori religiosi.

Mentre i consumatori si spostano raramente da una nicchia all’altra, le organizzazioni religiose lo fanno: lentamente, ma quotidianamente. Molte organizzazioni nate come ultra-fondamentaliste convergono verso il centro, e diventano nel giro di qualche generazione semplicemente conservatrici (alla prossima generazione potranno anche diventare progressiste: in tal caso, cominceranno a perdere membri). "

La fede e la conversione




La fede nella religione. L'Homo sapiens sapiens è naturaliter religiosus per cui il bisogno religioso è costitutivo dell'essere umano. Sempre ci saranno religioni ( e culti e movimenti religiosi) e un mercato religioso in cui esse concorrono.

Le religioni muovono l'uomo verso la rivelazione ma non gli garantiscono il compimento definitivo del suo essere: nessuna religione ha mai dimostrato di saper portare l'uomo al suo compimento definitivo , alla salvezza promessa nella rivelazione su cui si fonda. E' sempre la rivelazione - che è una promessa ed una alleanza- la via che porta al compimento dell'essere.
L'ebraismo di 2000 anni fa , la religione di Dio , ha fatto crocifiggere Suo Figlio , Gesù , per eliminarlo dalla storia: ha rifiutato la Rivelazione divina che offriva gratuitamente la Via di Dio per il compimento definitivo dell'essere umano. Le religioni non possono garantire nella.

La fede nella rivelazione Il movimento del bisogno religioso che si esprime nelle religioni porta l'uomo verso il sacro, verso la rivelazione , lo apre alla possibilità che nasca - nell'incontro con essa- la risposta di fede.

Solo se nasce la fede nella rivelazione , l'azione di vita conseguente immette nel giusto percorso salvifico, il percorso di fede che porta l' uomo a compiersi come essere definitivo in accordo con la rivelazione

Le religioni si proprongono di dare risposte al bisogno di rivelazione, al sentimento religioso dell'uomo, di soddisfarlo. Organizzano l'incontro con il Sacro e pongono l'uomo di fronte alla rivelazione in cui si esso si manifesta , quindi svolgono una funzione importante per l'umanità, ma se poi non nasce la fede nelle rivelazione e l'azione conseguente , le promesse salvifiche delle rivelazione non possono attuarsi.

La fede non è dono degli dèi ma è la risposta dell'uomo alla rivelazione. La risposta di "fede in una rivelazione" implica il superamento della religione (ma non necessariamente la sua abolizione , del resto impossibile).
L'uomo di fede rimane comunque un essere costitutivamente religioso e tenderà ad esprimere la propria fede anche secondo le modalità espressive tipiche della religiosità.
Nella riflessione su " fede e religione" l'uomo di fede deve necessariamente chiedersi continuamente : questa azione è espressione della mia fede oppure è soltanto espressione culturale (del tutto legittima) che soddisfa il mio sentimento religioso ?

La conversione religiosaLa fede dell'uomo quando non è posta nella rivelazione ma nella religione,( prodotto umano ) manifesta in fenomeno della
Conversione religiosa .

La fede nella religione muove dal soddisfacimento del proprio sentimento religioso e questo si può sempre fare anche cambiando religione. Passare da una religione ( anche l'ateismo è una espressione della religiosità ) ad un'altra , è la conversione religiosa. Conversione religiosa è anche -universalmente- invertire il cammino peccaminoso verso il cammino religioso.

La tipologia della conversione religiosa è legata alla mentalità religiosa : soddisfare il proprio bisogno religioso // bisogno di rivelazione e raggiungere -attraverso le pratiche religiose - la salvezza promessa.
La conversione di fede
La rivelazione del Budda Sankiamuni ha dato origine a molteplici religioni buddiste , così la rivelazione cristiana, Gesù, ha dato origine a molteplici religioni cristiane . L'adesione ad una religione , universalemente dipende dalla cultura in cui si nasce. Ma si cambia anche religione durante la propria esistenza.

La conversione di fede non avviene dentro la mentalità religiosa ( aderire meglio alla religione o cambiare religione) , ma avviene come diretta adesione di fede alla rivelazione.
Conversione di fede significa passare dalla mentalità religiosa (quindi dalla fede nella religione) alla mentalità di fede : fede nella rivelazione .

Come ampiamente osservato , le religioni sono prodotti umani mentre le rivelazioni manifestano il divino, il Sacro.

La mentalità di fede : non è più la vita di fede nella religione con le sue pratiche che mi porta alla salvezza (a compiermi come uomo definitivo, santo) ma è la vita di fede direttamente nella rivelazione così come richiesta dal divino.
Nel cristianesimo Gesù annnucia : convertitevi // e credete al Vangelo , l'UOMO COMPIUTO E DEFINITIVO. In greco questo termine convertitevi significa cambiate mentalità ( metanoia).

Non si tratta qui di aderire meglio alla religione o di passare da una religione all'altra ma più radicalmente di passare dalla religione, dalla mentalità religiosa, ad una mentalità di fede in Gesù .

La fede non è più posta nella riduzione religiosa di Gesù operata storicamente dalle religioni cristiane, ma posta primariamente e direttamente nella sua Parola-messaggio-promessa tramandata dai Vangeli.

La fede oscilla sempre tra rivelazione e religione
Storicamente l'essere umano oscilla continuamente tra porre la sua fede nella rivelazione o porla nella religione.

1-La fede si nutre della rivelazione.
E' il Buddha , la rivelazione dell'uomo compiutamente libero felice, santo ad orientare//nutrire la vita di fede buddista , così come è il Jivan Mukta ,a rivelazione dell'uomo compiutamente libero e felice, santo ad orientare//nutrire la vita di fede induista , lo stesso vale per Gesù, la rivelazione dell'Uomo Compiuto e Definitivo secondo il progetto di Dio , narrato nei vangeli, ad orienatre la vita di fede cristiana, e così via per tutte le rivelazioni

2-Il bisogno religioso//bisogno di rivelazione si nutre di religione.
La pratica religiosa può essere tale da colmare il bisogno religioso in modo così pieno da suscitare esaltazione religiosa o addirittura fanatismo religioso . La religione in questi casi diventa una dipendenza psicologica ( vero e proprio oppio dei popoli).

3-La religione diventa pratica inutile ed anche dannosa nel caso in cui assolutizzi se stessa come via di salvezza// compimento dell'essere umano, sostituendosi alla rivelazione.

Quando l'uomo non nutre la propria fede con l'ascolto e comprensione della rivelazione , tende ad assolutizzare la religione . Quando la rivelazione fondante non viene sufficientemente annunciata//diffusa//testimoniata nella storia o non viene compresa nel suo valore fondamentale ( compiere l'essere umano in modo definitivo) la religione prevale come riferimento assoluto.

4-La religione che porta su di sè la fede togliendola alla rivelazione porta " fuori via" il cammino dell'uomo verso la sua pienezza.
Coesistenza storica di fede e religione
L'uomo di fede rimane sempre un essere religioso, bisognoso di soddisfacimento del suo sentimento religioso e la vita di fede avrà sempre le sue legittime espressioni religiose. Fede e religione -inevitabilmente- coesistono nella storia.
La fede cristiana -come ogni altra fede, buddista, induista, ebraica , islamica etc. - ha avuto le sue espressioni religiose. Sono le diverse confessioni ( confessioni come modalità di confessare//testimoniare religiosamente la propria fede ) .

Nella confessione cattolica della fede cristiana i diversi ordini religiosi così come i moderni movimenti ecclesiali sono diverse espressioni religiose della stessa fede che vanno incontro ai diversi bisogni religiosi dei credenti.

Fenomeni simili si hanno in tutte le religioni : non c'è una sola confessione o espressione religiosa nell'ebraismo come non c'è nell'islam come nel buddismo etc.

In questa coesistenza tutte le religioni scontano storicamente la tendenza della religione di prevalere sulla rivelazione quanto alla fede degli aderenti.


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