Corso di Religione

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Religione e fede.

Il cristianesimo primitivo si identifica e costituisce come religione.
         


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Il ritorno della religione nella vita di fede delle prime comunità.All'inizio del II sec. non è attestatato nei testi patristici nessun tentativo di distinzione tra fede cristiana e religione. La teologia paolina della fede non venne più sviluppata.

Definire l'identità cristiana" La predicazione neotestamentaria non si scontrava con un  vuoto religioso bensì con un ambiente religioso denso di spiritualità.

Una spiritualità che comprendeva fedi, religioni ( ebraica, pagana, misterica, etc.), credenze e superstizioni. .

Il cristianesimo si trovò fin dalle origini in forte concorrenza con questa spiritualità diffusa. Si poneva il problema di definire l'identità cristiana. Nell' impero romano superstitio indicava qualsiasi culto, credenza, pensiero o atteggiamento verso una divinità praticato privatamente o nascostamente . Superstitio era qualcosa di opposto a religio che era il culto pubblico reso agli dèi della città a favore di essa e presieduto da magistrati e sacerdoti designati dall'impero.

La paura e l'amore per gli dèi ( le
devozioni) erano considerati pura superstizione, il contrario di un vero comportamento civico. "La religione è un merito, la superstitio è una debolezza" (Cicerone).

I cittadini non avevano il diritto di praticare un culto pubblico che non fosse legale. Molti culti privati ​​erano tollerati se non disturbavano l'ordine pubblico, se erano praticati da gruppi di persone note e rispettabili, se non impedivano di praticare il culto civico. Altri culti venivano severamente repressi. L'ebraismo , il culto di Mitra e poi il cristianesimo furono sospettate di essere superstitio. Il cristianesimo venne definito "superstizione irragionevole e senza misura" (Plinio il Giovane, Lettere, X, 96-97) e perseguitato . Le prime chiese erano caratterizzate da una intensa attività missionaria e dalla premura di conservare il patrimonio scritturistico propriamente cristiano.

I Padri apostolici testimoniano nei loro scritti apologetici che  le chiese cercavano di  chiarire la propria identità sia sul piano esterno , verso l'ambiente di densa spiritualità , sia su quello  interno , verso i fedeli, utilizzando intensamente il linguaggio neotestamentario ma si cominciano  ad utilizzare anche le categorie dell' ellenismo e delle religioni misteriche"  .

Il pericolo di una mancata identità proclamata consisteva nell'essere catalogati insieme alle numerose religioni sincretiste dei quell'epoca. Lo scrittore romano Tacito  considerava il cristianesimo una superstitio  exitiabilis definendolo così in termini religiosi secondo il linguaggio giuridico dell'impero romano e con un accento  dispregiativo.

Le comunità cristiane si rendevano conto delle innumerevoli affinità con alcuni culti misterici dell'impero e cercavano di distinguersi definendo quei culti come scimmiottature di ispirazione demoniaca del cristianesimo. ( Giustino Apol 1,62 ) . (*)

Il cristianesimo in questa fase ha la necessità di tagliare i legami con il giudaismo e caratterizzarsi come esperienza autonoma di valore assoluto, incompatibile con i culti del Pantheon romano."
Il cristianesimo come Via ( odòs) : La Via della Vita ( zoe) Gv 14,6 «Io sono la via, la verità e la Vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

At 9 , 1 Saulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote 2 e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a
questa Via
At 19,23 Fu verso quel tempo che scoppiò un grande tumulto riguardo a questa Via.
At 24,14 ti dichiaro:
io adoro il Dio dei miei padri, seguendo quella Via che chiamano setta ( eresia).

" ... negli “Atti degli Apostoli”, per indicare la nascente religione cristiana viene usata per ben otto volte la parola “odós”, che significa “via-strada-cammino”. " Quando Saulo, in odio a Gesù, va a Damasco per arrestare in quella città i primi ebrei convertiti al cristianesimo, nel testo greco è scritto: Saulo, sempre furente minaccia e strage contro i discepoli del Signore, si presentò al Sommo Sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne seguaci della via di Cristo(Atti 9,1-2).

“O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte . Per mezzo del battesimo siamo stati dunque sepolti insieme a Lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare (peripatésomen!) in novità di Vita ( zoen)”  (Rom 6,3-4).

Anche nella “Didaché”, che è uno scritto dei tempi apostolici, troviamo lo stesso insegnamento. La “ Didaché ” infatti inizia così: Vi sono due vie: una della Vita e una della morte”. .... Gesù stesso chiama gli apostoli a “seguirlo”; e l’imperativo “seguimi!”, che è un imperativo dinamico, è rivolto ad ogni discepolo: il discepolo, pertanto, è colui che cammina nella Via del Signore. "
[Settimana Liturgica Nazionale. Trieste 22 agosto 2011 S.Em. Card. Angelo Comastri]

Il cristianesimo si interpreta e si identifica come religione . " ... L'annuncio evangelico attestato nelle scritture è avvenuto in un ambiente culturale fortemente impregnato di religione :
- l'ambiente giudaico pretendeva l'esclusività universale della rivelazione  divina incarnata nella Torah
- quello pagano-ellenistico dei culti misterici
- e quello pagano-romano in cui lo Stato imponeva il valore universale della religione imperiale.

Il passaggio dal giudaismo e dal paganesimo ( religione ) al cristianesimo ( fede) non fu facile nè immediato e lo attestano le scritture stesse .
La fede in Gesù, pienezza della rivelazione divina ha comportato uno scontro sia con il giudaismo ( cf. Vangeli) che con il paganesimo ellenistico e romano ( cf. Apocalisse) fino all'abbandono totale di queste forme religiose.

Le strutture della vita religiosa di quell'ambiente però hanno in vari modi influenzato le forme di vita della fede cristiana agli inizi della sua storia : il rapporto uomo/divinità , la formazione dei gruppi religiosi etc.  Se da un lato non fece problema per le prime comunità cristiane polemizzare con culti e religioni (e mantenere le distanze) fu un problema definire le proprie strutture religiose.

I capi delle comunità erano consapevoli della loro fede ma si devono essere chiesti se il cristianesimo fosse anche una religione che si stava strutturando e lo attesta il fatto che chiesero all'Impero romano che fosse riconosciuta come una religio fra le altre .


Il concetto religioso della fede cristiana."... Cicerone.. crede di poter riconoscere proprio nella religione la caratteristica specifica dei Romani, quando scrive: «Per quanto possiamo avere stima di noi stessi, non siamo superiori agl’lspanici per il numero, né ai Galli per la forza, né ai Cartaginesi per Fastuzia, né ai Greci per le arti, né agl’ltalici e ai per quel senso innato della casa e della terra; ma certamente siamo superiori a tutti i popoli per la religiosità e siamo convinti che è per quest’unica sapienza che gli dèì ci hanno aflidato di governare e dirigere tutto quanto»

In questa affermazione la religione appare come quel tra:to peculiare dei Romani che li distingue da altri popoli ed è per tale ragione che essa venne presa in esame dagli apologisti cristiani . Da tale concezione le azioni e le misure adottate dallo Stato romano contro i seguaci della fede cristiana ricevono il loro impulso «religioso», in quanto mirano al mantenimento dei culti tradizionali .

Il paganesimo ... visto nel conflitto col cristianesimo appare come un’entità religiosa, per quanto estremamente varia. Il tema fede e religione, proprio dalla considerazione che i Romani hanno della loro religiosità, riceve nel cristianesimo primitivo la sua tipica importanza.

A differenza della molteplicità di espressioni che troviamo nel linguaggio greco, in latino l’uso esclusivo della parola religio rivela una certa unificazione delle manifestazioni religiose. Quanto alle possibili derivazioni etimologiche regnano delle differenze fin dall’antichità. Cicerone in De natura deorum (2,72) riconduce il termine a relegare (rivedere, esaminare con precisione), mentre lo scrittore cristiano Lattanzio , distaccandosi espressamente da Cicerone, e il primo Agostino partono da religare (ricollegarsi); simili spiegazioni mettono senz’altro in luce certi aspetti del senso che ha la condotta religiosa, come avviene col riferimento al verbo reeligere (scegliere di nuovo); ma la caratteristica della religiosità romana viene còlta solo in parte da queste etimologie.

Comunque è significativo che anche certi scrittori cristiani sviluppino il concetto di religione ricorrendo a quelle derivazioni. Nell’ambito della religio troviamo anche i concetti di cultus, ritus e pietas; i primi due si riferiscono più all’adempimento esteriore dell'adorazione di Dio, l'ultimo è rivolto all'atteggiamento riverente . Nel concetto di fas ( legge, comando, precetto, diritto, norma di origine divina) rientra tutto ciò che interessa il rapporto con gli dèi , in primo luogo i decreti da loro dettati agli uomini. A differenza di quella greca ( che promette un incontro personale con la divinità) la religione romana è in gran parte affare di stato, ha carattere pubblico.

Lo Stato costituisce il Collegio dei sacerdoti che curano il corretto adempimento dei riti ed il finanziamento del culto, che precedeva ogni atto civile. " (*)


Nella religio romana la fede nella divinità aveva una importanza minore rispetto al culto , il corretto svolgersi dei riti. La religione aveva il primato sulla fede.


Il principo " do ut des " governava e pervadeva la religiosità romana ... e il cittadino vedeva il suo rapporto con gli dèi come un commercium. Il primo cristianesimo ebbe a scontrarsi con questo tipo di paganesimo e la difesa apologetica cercava di affermare la superiorità del cristianesimo con il debole argomento storico secondo cui il paganesimo era una contraffazione demoniaca del cristianesimo. ( Giustino, Apol. 1,62) Questa contrapposizione rivela però che i cristiani vedevano forti analogie tra i due culti sul piano religioso e ne subivano una forte concorrenza.

...L'uomo dell'antichità sentiva il divino non come trascendenza ma in continue rivelazioni.. [Questo significa che la fede non si fondava su un assoluto trascendente ma su una universalità della rivelazione]. Malgrado la critica ai vari fenomeni divinatori [ oracoli, vaticini, sibille tc.] anche i cristiani di quel tempo si rivelano legati a questa concezione così che la Rivelazione divina in Gesù non è più un unicum che si oppone a tutte le altre rivelazioni ma ne è solo l'apice.( 1Clem.55,1) Fino al medioevo gli oracoli sibillini saranno equiparati agli oracoli biblici.( Ps. Giustino Coh 37 PL 6,305 s.) .
Il concetto evangelico di FEDE come fede in Gesù, piena Rivelazione di Dio, non è più applicabile al cristianesimo subapostolico poichè aveva collocato il concetto di rivelazione nell'ambito del fenomeno universale delle religioni : per essi la rivelazione comprenderebbe tutta la pienezza della manifestazione divina, quindi essa non sarebbe neppure finita con gli apostoli. L’uso dell’idea comune di religione ha annullato il carattere di rivelazione del cristianesimo e quindi della fede cristiana.L’apertura del cristianesimo primitivo ai fenomeni della divinazione e la valutazione positiva che esso dà del cosmo, valutazione che entrò anche nelle formule di fede, quasi non permettono di introdurre la categoria della rivelazione per determinare in modo adeguato il rapporto tra religione e fede nel cristianesimo primitivo.

L'interpretazione «religiosa» del cristianesimo Nonostante la peculiarità del suo contenuto, la predicazione cristiana non poteva ignorare le religioni e i culti dell’ambiente circostante , poiché anche questi regolavano il rapporto dell’uomo con Dio o con gli dèi (anzi in parte erano pure anteriori). Così, fin dall’inizìo si sviluppò una concorrenza che, a motivo della pretesa di assolutezza avanzata dal cristianesimo, escludeva qualunque compromesso e creava uno stato di tensione permanente. La predicazione che annunciava la salvezza in Cristo doveva dare per scontato il confronto con la religione, fino al punto che al messaggio non restava altro che formulare le proprie asserzioni con, oppure contro, le convinzioni religiose dell’antichità. Il kerygma biblico nell’ambiente d’origine era afferrabile solo attraverso il contrasto col giudaismo e nei paesi di missione lo si poteva cogliere solo mediante il confronto con le religioni locali. Le coordinate che decidevano della recezione del cristianesimo erano quindi stabilite in gran parte dalle religioni antiche; in tal senso l’uso del comune concetto di religione non era per i fedeli una scelta semplicemente libera, ma era imposto dalla situazione concreta. È comprensibile che la predicazione missionaria, se da una parte metteva in risalto la convergenza con determinate forme del comportamento religioso di quel tempo, dall’altra parte cercasse di respingere o correggere quelle obiezioni che venivano avanzate dalla polemica dei pagani. Questa controversia, malgrado lo sforzo di salvaguardare il contenuto specifico del messaggio di Cristo, condusse anche ad una interpretazione religiosa del cristianesimo, cioè ad assimilare concetti e categorie che in parte erano addirittura estranee alla mentalità del Nuovo Testamento.Che esistesse una sfera di questioni, ad es. il politeismo e il culto allîmperatore, per le quali l’assimilazione era esclusa a priori, lo dimostra da sola l'accuratezza con cui i difensori del cristianesimo primitivo affrontarono il tema religione.
In 1Clem 10,7 11,1 e 12,3 religione ( eusebeia) e fede ( pistis) sono fra loro in stretto rapporto, anzi sono intercambiabili. La fede non è più còlta come in Paolo, cioè come accoglienza del dono dello Spirito di Gesù ma come un modo con cui si esprime la pietas, la religione ( eusebeia) . La vita di fede cristiana viene interpretata secondo gli schemi della religiosità comune: vivere la fede cristiana significa praticarne la religione.Concetto improntato alla religosità pagana.

Quando la pistis biblica vien tradotta in latino con fides , al cristianesimo affluisce il patrimonio culturale della mentalità romana. Questa mentalità entra così nel patrimonio spirituale della fede.

Nasce la filosofia cristiana ... La religione sembra ..escludere nel suo stesso principio la ricerca della verità e consistere anzi nell'atteggiamento opposto, dell'accettazione di una verità testimoniata dall'alto, indipendente da qualsiasi ricerca.

Tuttavia, non appena l'uomo si chiede il significato della verità rivelata e si domanda per quale via può veramente intenderla e fame carne della propria carne e sangue del proprio sangue, l'esigenza della ricerca rinasce.

Riconosciuta la Verità ( nel suo valore assoluto, quale viene rivelata e testimoniata da una potenza trascendente), si determina immediatamente l'esigenza, per ogni uomo, di avvicinarsi ad essa e di comprenderla nel suo significato autentico, per vivere veramente con essa e di essa.

A questa esigenza solo la ricerca filosofica può soddisfare. La ricerca rinasce, dunque, dalla stessa religiosità per il bisogno dell'uomo religioso di avvicinarsi, per quanto è possibile, ( con la ragione) alla verità rivelata.

Rinasce con un còmpito specifico, impostole dalla natura di tale verità e dalle possibilità che essa può offrire alla comprensione effettiva da parte dell'uomo ; ma rinasce con tutti i caratteri che sono propri della sua natura e con tanta più forza quanto maggiore è il valore che si attribuisce alla verità in cui si crede e che si vuole far propria.

Dalla religione cristiana è nata così la filosofia cristiana. La quale si è assunto il còmpito di portare l'uomo alla comprensione della verità rivelata da Cristo, in modo che egli possa veramente realizzarne in sé il significato autentico. Gli strumenti indispensabili per questo còmpito, la filosofia cristiana li trovò già pronti nella filosofia greca. Le dottrine dell'ultimo periodo (prevalentemente religioso) della speculazione ellenica si prestavano ad esprimere in modo accessibile all'uomo il significato della rivelazione cristiana ; e a tale scopo furono infatti utilizzate nella maniera più ampia.

L'apologetica cristiana Nella sua apologia il cristianesimo si ritrovò a fianco dei filosofi scettici che avevano criticato la religio come culto politeista ed erano stati condannati come irreligiosi. Da questa filosofia il cristianesimo mutua l'impostazione dell'esistenza umana in conformità al logos e non alla religio politeista: solo una vita secondo ragione portava al riconoscimento del vero Dio -a partire dalla conoscenza razionale del cosmo- ed alla vera moralità. ( Minucio Felice,Octavio 20, 1 )

E' l'esperienza di vita condotta moralmente secondo il logos, la ragione universale che è conoscibile a partire dalla natura, che permette a chiunque di riconoscere l'unico vero dio. E questa è la vera fede e la vera religio. Questa concezione , stante il IV vangelo che identifica Gesù come logos, si adattava anche al cristianesimo."
Il Logos della filosofia veniva identificato con Gesù e la fede cristiana inserita in una concezione razionale di Dio ; in questo modo la fede cristiana veniva interpretata come religione. " ... Tutto lo sforzo dei teologi fu quello di dimostrare che il cristianesimo era la Vera Religio e che la fede cristiana era perfettamente compatibile con le strutture religiose generali di quel mondo, giudaico e pagano.

Tertulliano(+220 d.C) definisce la religio christiana un "culto razionale" ( latrìa logachè come in Rm12,1) . E' il concetto religioso della fede cristiana. Egli riferisce della tendenza a considerare il cristianesimo come una regola ( lex): la fides christiana indica la rivelazione cristiana intesa come dottrina depositata nella formula fidei ( depositum fidei) ; ovvero: la regola cristiana o lex christiana racchiude in sè la fides christiana , cioè la dottrina cristiana. ... l' osservanza della lex christiana ( la condotta di vita secondo il logos- Christus) fa sì che la fede cristiana contenga la salvezza ovvero la conoscenza del vero dio , Dio ( praescr. Haeretic. 14.) .
Non si trattava più di adorare Dio secondo lo Spirito e la Verità (che è Gesù ) ( Gv 4,21) in una comunità della carità ma di adorare Dio secondo una dottrina razionale , il depositum fidei , una legge religiosa da osservare . Le affermazione parenetiche di 1Clem. (9,2 19,3 20,10, 40,5 etc.) già annunciavano un concetto di chiesa locale fondata su basi cultuali-gerarchiche. Inserire il cristianesimo tra le religioni legali dell'ordinamento imperiale romano era ora possibile.

La gnosi
" ...Dai trattati ermetici fino ai filosofi neopitagorici e neoplatonici si incontra la tensione alla conoscenza che necessariamente influiva sul modo di concepire la religione...
Accanto agli autori di sistemi gnostici ben presto anche i teologi della chiesa ufficiale vennero sviluppando il loro concetto di fede sotto l'angolatura della conoscenza religiosa.

Nei circoli filosofici il concetto di religione era di tipo gnosticoe il cristianesimo fu costretto a prendere posizione.
Alcuni Padri cercarono di trasferire la fede nell'ambito della gnosi ( Ireneo di Lione, i Padri Alessandrini..) : la verità verso cui si affannano i filosofi sarebbe identica a quella rivelata da Gesù. Clemente Alessandrino faceva notare che la vera conoscenza di Dio la possiedono i cristiani che nella loro qualità di gnostici personificano la vera pietà... Il vero gnstico è colui che giunge al timor di Dio sulla base della conoscenza ( Strom VII 59,6 ). Similmente Lattanzio fa della religio Dei una gnosi come sintesi tra sforzo filosofico speculativo e sforzo etico e ascetico.

La paideia L'ideale culturale antico si definiva propriamente come paideia . Platone : " occorre che l'educazione si muova attorno all'idea del bene come un pianeta intorno al sole." ( Leggi 643 A-57 ). In quesat tematica entrava anche la dimensione religiosa e con questa concezione della paideia doveva necessariamente confrontarsi il cristianesimo. Per i cristiani l'uomo non è autosufficiente nel conoscere se stesso in quanto è creatura di Dio. La stoltezza della croce nella predicazione cristiana ( Il Crocifisso è il salvatore unico dell'umanità) segnava il contrasto con l'autorealizzazione dell'uomo classico .

In verità 1Clem. presenta Gesù come l'educatore della stirpe umana : il cristianesimo è la vera Paideia ( Clemente Alessandrino Protrpt. XI- 112,1) ."
Dire che Gesù è il Logos dei filosofi, che il cristianesimo è la vera religione, la vera gnosi, la vera paideia significò di fatto ridurre la fede a filosofia, religione, gnosi, sistema educativo , etc.
Religio licita" ... Il tentativo del cristianesimo pre-costantiniano di mostrare la fede come vera religio delineando un concetto di Dio comprensibile per la ragione e assumendo forme religiose che avvicinavano l'immagine della chiesa alle idee ( filosofiche e religiose ) dell'ambiente non potè eliminare il conflitto con lo Stato, tutore della religione pagana .
... la posizione di inferiorità giuridica ( religio non licita , superstitio ) scatenava continuamente atti di persecuzione.

Costantino Eusebio ( Vita Constant. 1,17,2 s.) racconta che il padre di Costantino , Costanzo Cloro (293-306) governatore delle Gallie era monoteista. Le monete da lui emesse non portavano lo schema politeista classico romano ma il Sol invictus dimostrando una certa autonomia ( cf. Panegirico 310) e un fondo monotesita di stampo neoplatonico di quell'epoca....

Costantino cresce in questo ambiente culturale e il distacco dal politeismo in favore del monoteismo ( neoplatonico) favorisce il suo rapporto con il Dio dei cristiani , per lui indubbiamente determinato da una conoscenza razionale ( gnosi) e dalla sua personale esperienza religiosa.
Nel cristianesimo primitivo la fede come espressione ( // risposta) del rapporto Dio-uomo retrocede davanti ad un incontro con Dio costruito sulla conoscenza ( sia razionale che esperienziale)
Scrive Costantino a Sapor, re dei Persi ( Eusebio Vita Constant. IV,9 ) : " Se io mi attengo alla fede divina divento partecipe della luce della verità. Guidato dalla luce della verità , io riconosco la fede divina . E con ciò io riconoscorealmente il più santo culto di Dio come i fatti dimostrano. Maestra della conoscenza del Dio più santo è per me , lo dico apertamente , questa religione ", ( il cristianesimo) . " (*)
L'atteggiamento fondamentale di Costantino non è costituito dalla fede ( in Gesù, piena rivelazione di Dio) quanto dalla conoscenza ( gnosi) che lo guida alla religione cristiana.
Non c'è una conversione alla fede cristiana ma un cambiamento di religione sulla base di
una conoscenza ( gnosi) e di una esperienza religiosa ( riguarda il sentimento religioso) che lo spinge verso il Dio annunciato dai cristiani.

La comunità di culto.Costantino vede il rapporto con Dio sotto l'aspetto religioso , quindi cultuale, e prende provvedimenti proprio in relazione al culto praticamente ignorando gli aspetti propri della fede cristiana.. "... L'integrazione del cristianesimo come religio licita nell'impero si deve alla concezione gnostico-religiosa monoteista di Costantino.
Il primo atto giuridico (Galerio, 311) che riconosce il cristianesimo come religio licita lo inserisce come gruppo cultuale nell'apparato religioso dell'Impero. .. I concetti principali della religione antica e della prassi cultuale romana formano chiaramente lo stampo per giungere al riconoscimento ufficiale-giuridico del cristianesimo.La chiesa dovrà assumere una funzione analoga ai culti pagani e questa operazione tocca al clero. Il clero diventa il rappresentante della chesa , i laici perdono perdono posizione , declina gravemente il senso comunitario. La nozione di clero viene estesa a tutti coloro che esercitano un ministero liturgico, che traggono la loro sussistenza dalla Chiesa e godono dei privilegi civili che la legislazione imperiale concedeva ai chierici.
La chiesa viene riconosciuta e si identifica come comunità di culto...e la sua specificità di comunione di Fede-Vita nello Spirito di Gesù passa in secondo ordine.... .Vescovo e presbiteri sono visti in parallelo rispettivamente con il sommo sacerdote e i preti dell’antica Alleanza, mentre ai leviti corrispondono tutti gli altri ministri e stati di vita: "diaconi, lettori, cantori, ostiari, diaconesse, vedove, vergini e orfani"
(CA II, 26, 3; VIII 1,21-
Le Costituzioni apostoliche (CA) apparse verso il 380 in Siria, utilizzano e interpolano la Didascalia, la Didachè e anche la Tradizione apostolica. Eserciteranno un influsso durevole sulla disciplina delle ordinazioni in Oriente, benché non siano state mai considerate una raccolta canonica ufficiale...

La chiesa edificio di culto ...Nell' Editto di Milano  Si collega la salvezza dell'impero soprattutto all'esercizio del culto cristiano... Il programma di costruzione di chiese cristiane dimostra quanto fosse determinante la tradizione del culto " (*)

Il termine chiesa ( ecclesia ) che indicava la comunità di fede-Vita nello Spirito di Gesù passa a significare l'edificio materiale dedicato al culto.
L'annullamento della differenza tra Fede e religione cristiana .
Il passaggio dalla comunità di Fede-Vita cristiana alla comunità cultuale visibile nell'edificio-chiesa non fu una imposizione di Costantino ma una autoadeguamento e una autoidentificazione già pronta nelle comunità cristiane ( a partire dal II sec. cf. Melitone di Sardi a Marco Aurelio; Origene Ez 14,14; )

Il cristianesimo religione come le altre L'autoidentificazione della Chiesa non era più radicata nella Rivelazione . Il clero non si è opposto alla integrazione del cristianesimo nell'impero come una qualsiasi " religione" , anzi molti ne furono entusiati ( cf. Eusebio da Cesarea, Hist Eccl. X,4 che considera l'operazione costantiniana un compimento delle promesse bibliche).

Il cristianesimo come morale"...L'interpretazione costantiniana del cristianesimo annulla la differenza di specie tra fede e religione e nasconde quel delicato intreccio tra l'una e l'altra che si è venuto attuando nel corso della storia. "

Il cristianesimo , ridotto a religione secondo la teologia del mondo romano , viene ad assumere nell'impero una funzione moralizzatrice delle masse che opera come forza di conservazione dei diversi rapporti sociali e che però modifica il messaggio evagelico. " (*)
Il ruolo delle "eresie"" .. Le eresie del donatismo e dell' arianesimo sorsero come dispute teologiche su basi bibliche e si scontrarono con la religio licita christiana. Gli mperatori non tolleravano divisioni religiose ed intervennero nelle questioni..
... La domanda posta dal donatismo che doveva far riflettere la Chiesa era : Che cosa ha a che vedere l'imperatore con la Chiesa? ( Ottato di Millevi, Contra Parmen Donat. III,3 ) ...

La Chiesa cristiana è Cattolica e ortodossa
Nel 380, sotto l'influsso del vescovo di Milano, Ambrogio, venne emanato da Teodosio I e Graziano l'editto di Tessalonica che definiva l'ortodossia cristiana come religione di Stato. ... l'editto definiva per la prima volta la Chiesa che professava il Credo Niceno "cattolica" (dal greco "katholicòs", cioè "universale") e "ortodossa" (dal greco "orthos-doxa", cioè "di retta dottrina") , bollando tutti gli altri gruppi cristiani come eretici e come tali soggetti a pene e punizioni . Il Vangelo diventa una Legge del diritto romano. " ...Essendo religione dell'impero, lo Stato poteva imporla a tutti i cittadini romani come una LEGGE ( Lex). Iconografie dell'epoca mostrano Gesù che dà il suo Vangelo sotto forma di un rotolo di leggi... La mentalità religiosa di quei tempi nelle chiese cristiane si attesta in molti scritti e nelle arti come una interpretaazione giuridica, legale del vangelo.

Agostino... Il cristianesimo prese il titolo di religione nel contrasto con i difensori dei culti pagani e il suo processo di adattamento come religione venne facilitato dalla filosofia di quel tempo ( soprattutto il neoplatonismo)..

Agostino
fu un padre della Chiesa che molto si adoperò per la creazione di una coscienza propriamente cristiana. Nella controversia con i culti pagani Agostino imposta il problema della religione negli stessi termini dei padri apologeti : il cristianesimo si distingue dai culti pagani per il contenuto , l'unicità di Dio e per una forma di pietas ( culto) genuina.

Nonostante la critica acuta al Pantheon romano ed al tono ironico con cui Agostino dipinge l'affollarsi degli dèi e di dee nella vita pubblica e privata dei pagani, egli si rifà al concetto corrente ( romano) di religione e ad essa riporta in concetto di fede biblica. "Qualcosa di analogo a ciò che oggi si chiama christiana religio c'era anche presso gli antichi." ( Retractationes I,13)
La religione popolareMentre la liturgia ufficiale obbediva a norme precise la pietas popolare si esprimeva in modo spontaneo e spesso sincretista. La chiesa fu costretta a passare alle proibizioni.

Il cristianesimo diventa ideologiaLa religio divina aveva innalzato alla vera grandezza Roma, caput mundi. La continuità cultuale della Roma imperiale vene assicurata dal cristianesimo ma con la conseguenza che la comunità di Fede-Vita nello Spirito , per sua natura universale , veniva delimitata. Questa idea di Roma come civitas sacra giustificava per la chiesa pretese di dominio terreno così che la fede si trasformava in deologia.
Il cattolicesimo romano

" Per “ cattolicesimo romano ” intendo quella grande costruzione storica, teologica e giuridica che prende l’avvio dall’ellenizzazione (per l’aspetto filosofico) e dalla romanizzazione (per l’aspetto politico-giuridico e religioso) del cristianesimo primitivo e che si basa sul primato dei successori di Pietro, quale emerge dalla crisi del mondo tardo-antico e dalla sistemazione teorica dell’età gregoriana (" Dictatus Papae ").

Nei secoli successivi, la Chiesa si è data inoltre un proprio diritto interno, il diritto canonico , guardando al diritto romano come modello. E questo elemento giuridico ha contribuito a plasmare gradualmente una complessa organizzazione gerarchica con precise norme interne, che regolano la vita sia della “burocrazia di celibi” (l'espressione è di Carl Schmitt) che la gestisce, sia dei laici che ne sono parte.

L’altro decisivo momento di formazione del “cattolicesimo romano” è infine l’ecclesiologia elaborata dal concilio di Trento, che ribadisce la centralità della mediazione ecclesiastica in vista della salvezza, in contrasto con le tesi luterane del “sacerdozio universale”, e quindi fissa il carattere gerarchico, unito e accentrato della Chiesa; il suo diritto di controllare e, se occorra, condannare le posizioni che contrastino con la formulazione ortodossa delle verità di fede; il suo ruolo nell’amministrazione dei sacramenti.

Tale ecclesiologia trova il suo suggello nel dogma dell’infallibilità pontificia proclamato dal concilio Vaticano I, messo alla prova ottant’anni dopo nell’affermazione dogmatica dell’Assunzione in cielo di Maria (1950), che assieme alla precedente proclamazione dogmatica della sua Immacolata Concezione (1854) ribadisce anche la centralità del culto mariano. Sarebbe riduttivo, tuttavia, se ci limitassimo a quanto detto ora.

Perché esiste, o meglio esisteva, anche un diffuso “sentire cattolico”, così fatto: un atteggiamento culturale che si basa su un realismo, a proposito della natura umana, talora disincantato e disposto a "tutto comprendere" come premessa del "tutto perdonare"; una spiritualità non ascetica, comprensiva di certi aspetti materiali della vita, né disposta a disprezzarli; impegnato nella carità quotidiana verso umili e bisognosi, senza il bisogno di idealizzarli o di farne quasi novelli idoli; - disposto a rappresentarsi anche nella propria magnificenza, quindi non sordo alle ragioni della bellezza e delle arti, come testimonianza di una Bellezza suprema a cui il cristiano deve tendere; - sottile indagatore dei più riposti moti del cuore, della lotta interiore fra il bene e il male, della dialettica fra “tentazioni” e risposta della coscienza.

Si potrebbe quindi dire che in quello che chiamo “cattolicesimo romano” si intrecciano tre aspetti, oltre ovviamente a quello religioso: l'estetico, il giuridico, il politico.

Si tratta di una visione razionale del mondo che si fa istituzione visibile e compatta e che entra fatalmente in conflitto con l’idea di rappresentanza emersa nella modernità, basata sull’individualismo e su una concezione del potere che, salendo dal basso, finisce per mettere in discussione il principio di autorità.

Questo conflitto è stato considerato in modi diversi, spesso opposti, da coloro che l’hanno analizzato. Carl Schmitt guardava con ammirazione alla “resistenza” del “cattolicesimo romano”, considerato come l’ultima forza in grado di frenare le forze dissolvitrici della modernità. Altri lo hanno duramente criticato: in questa lotta, la Chiesa cattolica avrebbe rovinosamente enfatizzato i suoi tratti giuridico-gerarchici, autoritari, esteriori.

[Roberto Pertici]
(*) Fede e religione nella chiesa primitiva. Peter Stockmeier , Brescia 1973




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