Corso di Religione

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Il fenomeno religioso.
Religioni misteriche
         


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Le religioni misteriche " .. La religiosità tellurica esiste sin dalla più remota antichità ed i " misteri "hanno affondato in essa le loro radici.

La religiosità misterica è un fenomeno operante in tutti i continenti.

I popoli antichi e contemporanei ai quali dobbiamo la trasmissione della religiosità misterica appartengono ad una civiltà agreste, matriarcale e di origine pre-indoeuropea e pre-semita.


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Iside-Afrodite

Tracce della religiosità tellurica sono state ritrovate in tutta l'area del Mediterraneo, dall'Occidente fino all'Indo, e in altre regioni e continenti, come abbiamo già visto.

Le invasioni degli Indoeuropei fecero sì che la religione celeste ed etnico-politica da essi professata, venisse innalzata, in quanto vincitori, a religione ufficiale e statale... così la religiosità tellurica, a partire dal secondo millennio avanti Cristo, venne oscurata o, meglio, cancellata.

Continuò ad essere praticata dai ceti più infimi della società, dagli schiavi e dai paria che, oltre a non godere della cittadinanza, non venivano neppure considerati esseri umani; al tempo stesso, da un punto di vista ufficiale, essi erano ritenuti atei, cui veniva negato l'accesso alla religione celeste, riservata ai soli cittadini.

Il serpente, teofania di Tellus nelle religioni telluriche , con l'avvento delle religioni celesti e dell'antropomorfismo del sacro , si ritrova sostituito da un giovane dio che muore e risorge come nel ciclo vitale della natura vivente.

attis
Attis e Cibele

All'equilibrio geometrico delle cosmogonie e cosmologie celesti e delle relative liturgie subentra la " follia sacra"  delle baccanti o l' " entusiasmo" dei seguaci di Attis e Cibele.

Nei secoli anteriori e posteriori alla venuta di Cristo le radici telluriche rispuntarono soprattutto nella parte centro-orientale del Mediterraneo, nella forma dei " misteri" , mentre " con il passar dei secoli, la vitalità delle religioni celesti ed etnico-politiche si venne attenuando.

" Fiorirono così
- (i misteri ) dionisiaci,
- ( i misteri ) orfici,
se così vogliamo chiamarli,
- ( i misteri ) ellenici di Eleusi,
una località distante ventidue chilometri da Atene,
- (i misteri ) di Zalmoxis
dei Geti sulla stessa costa, di fronte all'isola di Salamina,
- ( i misteri ) messeni
di Andania,
- ( i misteri ) cabirici
di Samotracia,
- ( i misteri ) frigi
di AttisCibele,
- ( i misteri )di Tammuz-Adonis,
orientali
- ( i misteri ) di Mitra, iranici
-( i misteri) di Iside-Osiride,
egizi
- ( i misteri ) della Bona Dea,
romani
per ricordarne solo alcuni.


Ad eccezione dei misteri eleusini e cabirici, circoscritti a una ben determinata località, quasi tutti gli altri, specialmente quelli di Iside, di Mitra, di Attis e di Adonis, nonostante l'origine orientale, si diffusero per tutto l'Impero romano, anche nella sua estremità occidentale, Hispania, e persino nelle isole Ivernia e Britania.
(**)

Il segno esterno della religiosità misterica è il rito di iniziazione (= introduzione nel mistero ).

La religione misterica comporta l'unione con il dio che muore risorge per essere da lui posseduti : in questo modo è possibile partecipare alla sua morte-resurrezione , ottenere un rinnovamento vitale e sperare in una vita eterna.


L'unione si ottiene per mezzo della iniziazione che normalmente produce una follia ( in greco manìa) come perdita della coscienza ordinaria e possessione da parte del dio ( en-theos-mos ,entusiamo significa questo infatti ) .

In queste condizioni gli entusiasti o indiati
- si sentono fuori dal corpo ( estasi) ,
- perdono ogni sensibilità ( Euripde, Baccanti : " si portavano il fuoco sulla testa senza bruciarsi ", cf. anche Ovidio, Metamorfosi 4,1,41ss )
- danno oracoli ( le Pizie di Delfi ; cf. anche Socrate, Fedro : " le nostre più grandi benedizioni ci vengono dalla follia " ) .
I servitori di Cibele si autoeviravano durante la trance estatica o si ferivano. Riti simili si ritrovano oggi nella religione Voodoo.

La " Legge dell'arcano " I riti iniziatici separavano l'iniziato ( sacro) dagli altri mortali ( profano) e lo immettevano in una sfera più circoscritta che sapeva come unirsi al dio.

L'unione che avveniva nella iniziazione si perfezionava poi con atti cultuali successivi.

I riti partecipavano in modo simbolico la conoscenza della vita oltre la morte  custodita dai maestri.


Poichè i simboli sono equivoci ci potevano essere interpretazioni errate cioè percorsi sbagliati per giungere dal significante al significato .

Tutti i culti misterici perciò tenevano segreti i significati dei riti e dei simboli per proteggne l'efficacia, il fine ( tèlos) .

Parlare dei riti ai non iniziati era considerata una profanazione di cose sacre. L'unico modo per conoscerne il segreto era quello di esserne iniziato.


"[…] e Demetra a tutti mostrò i riti misterici [orghia], a Trittolemo e a Polisseno, e inoltre a Diocle, i riti santi [semnav], che non si possono trasgredire né apprendere [puthesthai] né proferire [acheein]: difatti una grande attonita atterrita reverenza [sebas] per gli dei impedisce la voce. Felice [olbios] colui – tra gli uomini viventi sulla terra – che ha visto [opopen] queste cose: chi invece non è stato iniziato [atelês] ai sacri riti [ierôn], chi nonha avuto questa sorte [ammoros] non avrà mai un uguale [omoiôn] destino [aisan], da morto, nelle umide tenebre marcescenti di laggiù."

[Omero, Inno a Demetra, 476-482; in G. Colli, La sapienza greca, Volume I, Adelphi, Milano, 1981, p. 93].


Dioniso


Pompei-Villa dei misteri Rito di iniziziazione ai misteri dionisiaci

La raffigurazione rappresenta i riti iniziatici di carattere dionisiaco, attraverso i quali il credente accede ai misteri del dio assicurandosi un nuovo status e una felicità divina. Dioniso sta al centro di due pannelli che mostrano rispettivamente una iniziazione maschile ed una femminile.Il rito di iniziazione aveva inizio con la lettura di libri, definiti hieroì logoi (=dètti sacri).


Seguiva la purificazione, katharmòs, che consisteva essenzialmente nel frizionare il corpo dell'iniziando con argilla e farina, il cui valore simbolico è forse da rintracciare nel colore bianco. Il sacerdote faceva allora rialzare l'iniziato, che durante la purificazione restava prosternato o disteso a terra, e gli faceva pronunciare la formula: "Sono sfuggito al male e ho trovato il meglio"; la medesima espressione era usata in Atene anche nel rito del matrimonio.

I sileni sono figure della mitologia greca, divinità dei boschi di natura selvaggia e lasciva, imparentati con i centauri e nemici dell'agricoltura, molto spesso assimilati ai satiri, tanto che il termine sileno viene anche usato per indicare un satiro anziano. Il satiro (in Greco, Σάτυροι — Sátyroi) è una figura mitica maschile, compagna di Pan e Dioniso, che abita boschi e montagne. È personificazione della fertilità e della forza vitale della natura, connessa con il culto dionisiaco.

L' iniziazione maschile avviene attraverso u processo di identificazione; ad essa partecipano  tre personaggi: un Sileno,che lo inizia e dirige, e due Satiri fanciulli. Il satiro fanciullo avvicina il volto ad una coppa , ma non beve, guarda dentro la coppa profondamente. La coppa funziona come uno specchio concavo e colui che vi   guarda non vede il proprio volto, ma la maschera che l' altro Satiro tiene alzata alle spalle del fanciullo .

Il giovane Satiro è portato ad identificarsi attraverso l'immagine della maschera con uno degli anziani, padri e maestri, che finora lo hanno dominato e guidato, e del numero dei quali egli ora entra a far parte. È una trasformazione che unisce il giovane agli adulti prodotta da una maschera e da un’immagine "paterna": "  Sileni patris imago  ".

Si tratta di una di quelle fasi che gli antropologi definiscono ‘riti di passaggio’, con cui i ragazzi passano alla classe d’età degli uomini capaci di procreare e quindi presupposto di un futuro matrimonio. La coppa, da poculum diviene speculum, punto focale dell’autentica iniziazione dionisiaca, perché lo specchio era il simbolo della passione del dio orfico, sua stessa invenzione , nunzio della sua missione nel mondo.

La coppa è ancora allo stesso tempo recipiente per il vino, che è per eccellenza bevanda dionisiaca, il sangue stesso di Dioniso di cui i fedeli si inebriano. La coppa  indica l’iniziazione attraverso l’ebbrezza.L’uomo attraverso l’ebbrezza dionisiaca diviene dio lui stesso. La maschera, travestimento rituale caratteristico del thìasos bacchico diventa l’immagine della nuova personalità dionisiaca dell’iniziato che aspira a diventare come il dio dalle molteplici forme e creatore dell’illusione.

L' iniziazione femminile avviene nella sfera della sessualità e fecondità .Nel dipinto troviamo una donna velata e una donna flagellata. Nella donna velata il velo è un tessuto che ricopre il corpo così come le tenebre della vita terrena rivestono l’anima come un vestito ingannevole : è la donna che ancora non ha ricevuto ( o ha rifiutato) l'iniziazione . Sta riversa sul grembo di un'altra donna mentre attende il colpo di frusta che le Menadi ricevono sul dorso denudato come punizione misterica e liberatoria all’atto dell’iniziazione.

Il flagellum è il simbolo dell’energia istigatrice di Dioniso ed il suo impiego libera la neofita dagli ostacoli alla fecondità materiale ed alla crescita spirituale, eccitando i suoi sensi provoca l’intervento mistico del dio. La fustigazione, o diamastìgosis è una prova di resistenza praticata ad Alea in Arcadia sulle giovani fanciulle durante gli Skièreia, cerimonie iniziatiche femminili in onore di Dioniso (cf. : Pausania 8.23.1).

Il velo viene tolto e il fallo di Dioniso disvelato: l’iniziata ha la percezione profonda della sua intima essenza e scopre la visione luminosa del divino; unita al dio . Il phallòs ( il fallo di Dioniso ) costituisce l’emblema di Dioniso stesso, principio della fecondità, e la sua rivelazione ( disvelamento) rappresenta l’accesso alla nuova vita propria dell’iniziata.


Nel dipinto c'è anche  Aidòs, il Pudore; demone della castità con le ali nere come la notte : il rito iniziatico a sfondo sessuale (e matrimoniale), che contempla lo svelamento del phallòs suscita nella donna velata il Pudore : la presenza delle ali è il segno che i confini della coscienza ordinaria sono stati oltrepassati e si è entrati in una dimensione ulteriore percepibile solo tramite la capacità visionaria   .

Le ali alludono infatti alla vita che si leva ad una più alta e degna esistenza, rappresentano l’anima liberata dal peso della materialità, l’anima alla quale è riservata l’immortalità: l’iniziato può ora levarsi in volo, con le sue ali, come l’alata Psiche. Macrobio (Saturnali 1.18.2) dice che la presenza delle ali è ricorrente nei misteri dionisiaci; e le figure alate sono connesse anche al principio femminile dell’uovo primordiale, perché da esse nascono: ali ed uovo sono simboli tipici del simbolismo funerario degli antichi.

La religiosità misterica si presenta come una minaccia per qualsiasi religione " organizzata" e per qualsiasi Tradizione di valori .

E' Dioniso secondo il mito, è figlio di Zeus e di una principessa [ una mortale ], Semele [ termine traco-frigio Semelo, che indica la dea Terra] , figlia di Cadmo, re di tebe. Mossa dalla gelosia, Era, moglie di Zeus, le tende un tranello  e Semele chiede a Zeus di poterlo contemplare nella sua vera forma di dio celeste.

L'incauta viene incenerita, avendo partorito prima del tempo. Ma Zeus cuce il bambino nella sua coscia, e dopo qualche mese Dioniso viene al mondo. È proprio 'nato due volte' e la seconda volta, da Zeus solo, perciò lui è soltanto  " dio" .

Una mortale -terra ha generato uno che ora è dio-immortale-cielo [ cf.: Pindaro, fr. 85; Erodoto, II, 146; Euripide, Le Baccanti, 94 ss.; Apollodoro, Bibl., III, 4, 3, ecc]
una forma di esperienza religiosa assoluta, che si può effettuare solo negando il resto (qualunque nome gli si dia: equilibrio, personalità, coscienza, ragione, ecc.).

Dioniso è in rapporto con la totalità della vita, come mostrano le sue relazioni con l'acqua e i germi, il sangue o lo sperma, gli eccessi di vitalità che si manifestano nelle sue epifanie animali (serpente, toro, leone, capro).

Molti ‘prodigi' accompagnano le sue epifanie, o le annunciano: l'acqua che sgorga dalla roccia, i fiumi che si colmano di latte e miele.


A Teos, nel giorno della sua festa, una sorgente fa sgorgare vino in abbondanza (Diodoro Siculo, III, 66, 2). A Elide, tre scodelle vuote, lasciate durante la notte in una camera sigillata, all'indomani vengono ritrovate piene di vino (Pausania, VI, 2, 6, 1-2). Prodigi di questo tipo sono attestati anche altrove; il più famoso tra questi era quello delle ‘vigne di un giorno', che fiorivano e ripoducevano uva in poche ore, ‘prodigio' che avveniva in diversi luoghi, perché ne parlano parecchi autori tra i quali Sofocle nel Tieste (fr. 234).

Pratiche misteriche L’iniziazione è morte e vita: l’iniziato muore, ma la sua morte si trasforma in vittoriosa rinascita.

Inganno e illusione invece, vita insensata e vana toccano in sorte ai profani, a chi s’immerge nel mondo della pura materialità.


" ..Negli atti cultuali come in quello dell'iniziazione chi è unito al dio ha diritto ad un bene futuro come ci dice Firmico Materno : " rallegratevi o iniziati il vostro dio è in salvo; anche a voi sarà dato soccorso nell'afflizione"  .

La salvezza e la felicità sono misurate sulla base della sympàtheia o compassione ovvero sul sentire-insiem-al-dio sofferenza e morte. Gli atti cultuali preparano alla comprensione della morte come di un passaggio da una vita ad un'altra e nello stesso tempo educano ad una perseverante vita giusta e senza macchie.

L'educazione misterica non punta sull'insegnamento dottrinale ma sul sentimento, come dice Aristotele :   " l'iniziato non ha nulla da imparare ( mathein ) , ha solo da sentire ( pathein)  " .

Tutti i misteri contemplavano pratiche catartiche tendenti a liberare il cammino e a spezzare i legami corporali.


Dioniso -Louvre

Di solito tali pratiche erano comuni a tutti i misteri, però in ognuno di essi prevaleva uno o più dei seguenti mezzi ordinari di purificazione:
-   pratiche di introspezione e di ritiro
(orfismo, pitagorismo, misteri di Iside, misteri eleusini);
- un periodo di iniziazione e di addestramento alla vita spirituale sotto la direzione di un sacerdote (Iside);
- digiuni e astinenze (Attis, Iside, orfismo, pitagorismo, baccanali di Roma);
- una certa esposizione orale delle mancanze con finalità liberatorie e purificatorie (orfismo, misteri cabirici);
- punizioni corporali, flagellazioni, mutilazioni fino allo spargimento di sangue e autoevirazione (Attis, Adonis);
- la tonsura, la rasatura del capo (Iside, Adonis; le donne potevano sostituirla con un succedaneo sessuale;
- purificazioni, abluzioni (Eleusi, Mitra);
- sacrifici solenni di tori (Attis, Mitra); di porci (Eleusi).

In alcuni misteri come in quelli di Iside e di Mitra, la purificazione dell'anima avveniva anche dopo la morte nel viaggio ascensionale attraverso gli spazi planetari e siderali.

Mediante le pratiche catartiche, gli adepti si liberavano di tutto ciò che era terreno, somatico, mondano, rappresentando esse una sorta di superamento dell'intramondano e tendendo alla felicità transmortale che supponeva sforzo, esercizio fisico, vittoria.

Questa fase previa, negativa, si completava con il processo di «assomiglianza» e di unione con la divinità.

Sono le due facce della stessa moneta validamente circolante all'interno dei valori mi- sterici. Tutto il cerimoniale della religiosità misterica, oltre a facilitare la purificazione dalle scorie della vita, tende a colmare il desiderio di felicità nell'unione con la divinità, infondendo una speranza nuova destinata a dive- nire realtà gioiosa dopo la morte.

I più importanti riti, spesso simbolici, dell'assimilazione alla divinità e, nel contempo, causativi di essa, si possono ridurre ai seguenti:
- il contatto corporale con il serpente mediante la sua introduzione nel seno dell'iniziate
(misteri di Sabazio),
- l'omofagia o pasto cruento dell'animale teofanico (Dioniso),
- il banchetto nel quale il pasto assumeva il significato di agape di immortalità (Attis, Iside, Mitra), 1
- la rappresentazione simbolica della morte e della rinascita dell'iniziato (Eleusi, Attis, Iside, Mitra)

L'unione con la divinità, racchiusa nel cuore di ogni iniziato, a volte è così trabocchevole da investire, quale vento impetuoso, moltitudine «ossessa» e «posseduta» dal dio come nel caso delle baccanti, delle menadi ecc. .

Sìa le pratiche purificatorie che di unione con la divinità danno agli iniziati la sicurezza di diventare e di essere «più religiosi, giusti e migliori sotto ogni aspetto» (Diodoro Siculo, 49; Aristide, Orati. 13).


Il serpente nei riti misterici Durante le processioni dei tiasi, gli adepti scendevano nelle vie coronati di finocchio e di ramoscelli di pioppo bianco. Una sorta di capo spirituale chiamato Porta-Eera o Porta-Canestro li guidava, tenendo attorno alla testa serpenti attorcigliati e inoffensivi e gridando: "Evoè, misti di Sabazio" o anche "Hyes Attes, Attes Hyes".

Data l'origine tellurica dei misteri non meraviglia affatto la presenza, al loro interno, del serpente. ...nell'atto rituale denominato «il dio nel seno, nel grembo», consistente nell'introduzione del dio simbolizzato dal serpente nel seno dell'iniziato.

Il rito rivestiva una tale importanza da assurgere, secondo San Clemente Alessandrino (Protrepticòs, 2, 16), a «simbolo» di alcuni misteri, nel significato etimologico di quel termine, cioè «segno di iniziazione e di consacrazione».

Un serpente vivo è stato realmente impiegato nel rito iniziatico dei misteri di Sabazio e nel culto di Bacco nella Macedonia. In seguito, però, secondo Arnobio (Adversus nationes, 5, 21), venne sostituito con uno di metallo («serpente d'oro»). Sembra che fossero artificiali anche i serpenti impiegati nella processione dionisiaca che si teneva in Alessandria.

Vero o no che sia, questo rettile è divenuto elemento imprescindibile di alcuni misteri e dell'immagine convenzionale delle baccanti o dei partecipanti ai riti in onore di Bacco, di Dioniso, nei quali agitano sulle proprie teste serpenti, se ne cingono la vita, ecc. Così ce li presentano sia i riferimenti letterari sia le figurazioni artistiche. "
(**)


L'omofagìa amasis,dionysos, maenades

Il baccanale  ( rito dionisiaco) ha inizio con l'oreibasìa, vale a dire la corsa invernale sui monti ; il luogo più comune era il monte Parnaso ( o il Citerone per le baccanti) , dove si riunivano delegazioni provenienti da tutta la Grecia: le donne si riunivano dinanzi a una grotta sacra, l'antro Coricio, dove di notte si abbandonavano a una danza sfrenata.

Al termine della danza le donne cadevano in stato di trance e avevano visioni allucinatorie; il rito includeva anche il sacrificio per smembramento (sparagmòs) e l'ingestione di carni crude e sangue (omofagìa).

Nei baccanali il dio è presente tra i suoi fedeli, cosicché tutto ciò che può essere mangiato diviene parte di lui: l'incarnazione del dio in forma animale comporta l'uccisione di giovenche, ma anche di cerbiatti o di vipere, ma se da un lato essa costituisce l'evoluzione di rituali con ogni probabilità antropofagi (si veda l'uccisione di Penteo), tuttavia l'omofagìa animale viene soppiantata da quella vegetale (Plutarco descrive infatti le baccanti intente a mangiare edera).

Demetra. Secondo il mito Demetra ebbe, dal rapporto incestuoso con il fratello Zeus, la figlia Persefone ( Korê, Fanciulla); questa fu poi, con il consenso del padre, rapita dal sovrano degli inferi Ade (Plutone). Quando la madre, avvertita dalle grida della fanciulla, si mise alla sua ricerca, invano la cercò tra i vivi e solo l’indicazione di Elio le consentì infine, dopo dieci giorni di inutili indagini, di scoprire la trama. A quel punto Demetra decise di abbandonare l’Olimpo e di riparare a Eleusi ( a sud di Atene) , donde scagliò la propria maledizione sulla terra, rendendola infeconda.

Demetra , Δημήτηρ, "Madre dispensatrice", Indoeuropeo *dheghom *mater ,Madre terra,

Fu allora che Zeus mosse il proprio messaggero-mediatore Ermes al fine di recuperare la figlia, intanto divenuta con la violenza sposa del dio dei morti: l’ordine di Zeus fu rispettato, ma un chicco di melagrana, dato furtivamente da mangiare alla fanciulla al momento dell’abbandono, finirà per legare eternamente Persefone al mondo infero.

Essa, infatti, potrà da allora in poi trascorrere i due terzi dell’anno con la madre, per poi fare ritorno, per il rimanente terzo, dallo sposo infernale.

Ritiratasi dunque a Eleusi, la divinità venne accolta, sotto le spoglie di una anziana serva, dal re Celeo nella propria casa e destinata alla cura di uno dei figli del re e della regina Metanira, Demofonte.

Volendo conferire il dono della immortalità al bambino, si accinse al rito, cospargendolo di ambrosia e avvicinandolo alle braci per l’immersione nel fuoco: tuttavia l’intervento della madre, terrorizzata dalla scena, da un lato impedisce il compimento del rito – bloccando il tentativo della dea di forzare i limiti della natura umana – dall’altro contribuisce al disvelamento della sua natura divina.

Così, per essere stato oggetto di attenzioni divine, Demofonte riceverà onori particolari tra gli uomini (sarà ricordato annualmente in combattimenti rituali – che si innestano nella tradizione delle iniziazioni militari documentate in altri contesti), mentre il fratello Trittolemo, prima che Demetra acconsentisse finalmente a far ritorno all’Olimpo, fu iniziato ai misteri (con Eumolpo, Celeo e Diocle, re di Fere) e divinamente omaggiato di semi di grano e aratro di legno (con tanto di prova pratica nella pianura di Raria), grazie ai quali, con il supporto di un eccezionale vettore (un carro tirato da un drago alato), egli avrebbe dovuto insegnare agli uomini l’agricoltura.

Il culto che si celebrava nel santuario di Demetra e di sua figlia, alle pendici di una collina, in posizione bassa ed esterna rispetto alla acropoli di Eleusi – nella seconda metà del mese di settembre (Boedromione) – era esplicitamente indicato, nel fitto calendario di festività religiose ateniesi con la formula ta Mystêria, che ha finito per denotare, in modo specifico, una tipologia di manifestazioni religiose diffuse in altri angoli della Grecia e della Magna Grecia.


Dopo che (14 del mese) i sacerdoti avevano trasferito gli oggetti sacri da Eleusi all’Eleusinion (recinto delle dee sopra l’agora), gli iniziati, condotti da un mistagogo (mystagôgos, conduttore, iniziatore nei misteri) ateniese si riunivano nella agora (15), dove ricevevano istruzioni da uno ierophantês (colui che mostra, insegna gli usi dei sacrifici, che dice o mostra le cose sacre), che avrebbero dovuto escludere dal culto gli impuri e coloro che non comprendevano la lingua greca; il giorno successivo si procedeva alla purificazione (bagno al Falero con maialino, poi sacrificato e mangiato), quindi si avviava il periodo di digiuno (che si sarebbe concluso tre giorni dopo, all’arrivo in Eleusi); dopo due giorni di riposo, un sacrificio a Demetra e Core, una processione e un rito in onore di Asclepio (tardivo), il rito principale era avviato alle prime luci del 19, con la processione (pompé nella forma dorica) da Atene a Eleusi, accompagnata da una statua di Iacco, personificazione dell’urlo rituale degli iniziati (iakchê) - e probabilmente da avvicinare o identificare con Dioniso - lungo la Via Sacra; la processione di parecchie migliaia di iniziati raggiungeva a sera il santuario: seguiva la purificazione rituale e l’assunzione del ciceone (kykeôn) – bevanda di acqua, orzo e foglie di mela; il rito notturno aveva luogo nel telestêrion, edificio principale del complesso e prevedeva due gradi di iniziazione: il primo, obbligatorio, era di iniziazione vera e propria (myêsis), il secondo, facoltativo, di carattere contemplativo, la epopteia (visione)."

[ cf.: F. Graf, I culti misterici in I Greci, 2, II, Einaudi, Torino, 1997, pp. 314-5]
L'estasi cultuale pubblica Un racconto di Erodoto menziona le pratiche di una comunità dedita al culto del Dioniso Estatico o Baccheios. Gli adepti, durante o dopo la cerimonia di iniziazione di nuovi membri sperimentavano uno stato convulsivo ( diremmo oggi di tipo epilettico)  segno dell'essere posseduti dal dio .

Lo stato di convulsioni agli occhi degli spettatori appariva come una sorta di pazzìa. Senza dubbio il rito , come peraltro il baccanale, aveva carattere collettivo ed era pubblico, trattandosi di un corteo o di una processione all'aperto e per questo visibile a tutti.

Allo scatenamento dello stato di trance contribuivano la musica e le litanie rituali. La prima veniva prodotta assai verosimilmente da una orchestra di flauti e strumenti a percussione .

Le litanie erano monotone e semplici, sequenze vocali scandite da un ritmo: Iacchos o Iobacchos, o anche Euios o Euias,che forse significavano " Dio dell'Evoé ". Molte liturgie pubbliche sono diventate poi spettacoli e hanno fatto di Dioniso il Dio del teatro, altri rituali invece, segreti e iniziatici, si sono evoluti in Misteri.


La costante misterica non è circoscritta al solo mondo mediterraneo. Si può dire che, con manifestazioni più o meno genuine, è un fenomeno operante in tutti i continenti.

Di più, non è da considerare vecchio e superato. Esiste tutt'ora. E pur presentando ovviamente caratteri diversi, ha un comune denominatore piuttosto ampio.


Ancor oggi, vari riti di iniziazione e parecchi elementi identici a quelli dei misteri dei primi secoli del cristianesimo (periodo di digiuno, astinenza sessuale, ritiro, danze, taurobolio, capo adorno, cambiamento di nome, acqua lustrale, manipolazione di serpenti, trance estatico, riti segreti) sono in uso tra gli Yoruba del Brasile, a Cuba, nell'isola di Trinidad; nel vodù di Haiti e presso i Bantu, i Fon-ashanti, ecc. " 
(**)

(**) Manuel Guerra Storia delle religioni -La Scuola.


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