Corso di Religione

Pag.  1
1   2   3  


SEGNI E SIMBOLI RELIGIOSI
Simbolizzazione e astrazione
         


powered by FreeFind




I segni Il segno è la conoscenza essenziale e comunicabile del reale.

Attraverso i segni si può rappresentare la realtà in modo essenziale, comunicare una esperienza, un vissuto esperienziale preciso, ben determinato, oppure ri-conoscerlo, richiamarlo.


E' la comunicazione globale di una realtà. Tende alla precisione , a comunicare significati in modo univoco, non-equivoco.

Il segno è un indicatore, un segnale univoco , un significante...



... , che richiama principalmente un solo significato.

Il segno è il modo della comunicazione in natura : la percezione di un segno attiva la memoria delle esperienze vissute, conoscitive, attraverso cui il segno è stato elaborato.

Attraverso la percezione di una traiettoria il segno crea l'intuizione di una realtà particolare che si ri-conosce come indissolubilmente legata a quel segno.

Attraverso i segni avviene l’interazione, la comunicazione e ciò vale in qualche modo anche per piante ed animali.

Il simboloI segni sono generalizzazioni, concetti universali, indicatori che puntano ad un particolare significato. Non possono cogliere tutto il vissuto dell’esperienza percettiva e conoscitiva.

La mente umana ha la capacità di codificare in qualche modo più in profondità l’esperienza attraverso codici meno precisi ma più complessi del segno e profondi: i simboli .

Più un segno è impreciso, equivoco, più agisce come simbolo .

I simboli colgono un arco più ampio di tratti di un vissuto esperienziale, come il vissuto emotivo o il vissuto spirituale.

Simboli e linguaggiLa percezione della natura ci trasmette qualcosa che investe tutto il nostro essere, qualcosa di vitale. C’è qualcosa che sta oltre ciò che vediamo . Qualcosa che vorremmo avere sempre in noi.

L’uomo guarda la Natura e scopre la Bellezza, intuisce la Bellezza ed ama la Vita. Come esprimere la Bellezza e la Vita che la Natura fa amare?

I linguaggi che esprimono il vissuto interiore, il soprasensibile , lo spirituale, diventano comunicabili in quanto contengono una forte dimensione simbolica.

Il simbolo  richiama principalmente un significato ma ne richiama anche altri che ridondano con esso, "risveglia " piu' significati e valori .

dare la mano > salutare, amicizia, patto, accordo, affetto, solidarietà, ...
bacio > saluto, affetto ,devozione, intimità...
acqua >fresco, lavato, pulito, purificato, disseta, irriga, ...
campana > richiamo, convocazione, pericolo, festa...
pane >appetito, fame, sfamare, bisogno, solidarietà ..
3> un insieme perfetto..
7> una cosa completa ..

Il contenuto esperienziale come insieme di significati , sentimenti, ispirazioni non si può esprimere compiutamente con i linguaggi della ragione , con i segni-concetti che tendono all'univocità della comunicazione : la bellezza, l' armonia, lo spirito del vissuto esperienziale possono essere comunicati solo da linguaggi a forte contenuto simbolico come quelli dell'Arte e delle Religioni.



La forma del simbolo , il Ponte che sollecita la percezione e intuizione umana è più potente dei significati che il simbolo porta in se stesso. La forma è più im-mediata del significato, agisce prima.

La simbolizzazione "Il pensiero simbolico è inerente all'essere umano : esso precede il linguaggio e la ragione, rivela aspetti della realtà - i più profondi- che sfidano ogni altro mezzo di conoscenza."
[M.Eliade Images et symboles Paris 1952]

Il gioco, attività predominante della vita quotidiana di un bambino, assolve notevoli funzioni nel corso dello sviluppo infantile : sviluppa e consolida le abilità mentali, funzioni e modelli sociali, esercita la rappresentazione di vissuti emotivi e stati mentali interni.

Le competenze che il bambino mette in atto nel gioco sono l’espressione di due distinte capacità mentali:  la competenza esploratoria e la capacità rappresentazionale. Questa a sua volta è connessa alle capacità linguistiche ed alle capacità di attenzione e di simbolizzazione.

A 13-14 mesi il bambino accenna alle prime forme di gioco simbolico e verso i 18-20 nel gioco compare il simbolismo, prima attraverso azioni dirette verso di sé e successivamente dirette verso gli altri .

Il bambino è già in grado di “far finta”, compiendo azioni con oggetti immaginari o attribuendo agli oggetti reali caratteristiche che di per sè non hanno.

La simbolizzazione è una caratteristica essenziale della cultura. La capacità simbolica consiste nell'attribuire a un segno ( un suono, un oggetto, un valore, etc.) un significato che va oltre il segno (ad esempio, un grido come segno-reazione ad uno stimolo doloroso).

Nei segni grafici e poi nei linguaggi , soprattutto quelli nell'arte, si ritrova fino ai massimi livelli questa competenza tipicamente umana.

Simbolizzare : attribuire ad oggetti reali  della natura o creati dall'uomo caratteristiche , valori che non possiedono di per sè , che vanno oltre gli oggetti stessi.

Il bambino già fra i due e i cinque anni dimostra di saper costruire sviluppando in sé la capacità di apprezzare e creare esempi di linguaggio come frasi e racconti, la simbolizzazione bidimensionale come i disegni, la simbolizzazione tridimensionale come la manipolazione della creta, la simbolizzazione gestuale come la danza, quella musicale come il canto o quella teatrale come la drammatizzazione attraverso forme di recitazione.

Quello di simbolo è uno dei concetti più dibattuti nella storia della cultura occidentale.

Paul Ricoeur identifica i simboli con espressioni a doppio senso che le culture tradizionali hanno aggiunto alla nominazione degli "elementi" del cosmo... alle sue "dimensioni"... ai suoi "aspetti". 


astrazione L' astrazione ( dal latino abstrahere, scostare) è un procedimento mentale attraverso il quale si sostituisce un insieme di oggetti particolari con un concetto, cioè un segno mentale più generale che descrive gli oggetti in base a proprietà a loro comuni. Il termine concetto deriva dall'espressione latina "cum capio" ( raccolgo, prendo assieme) .

astrarre= passare dalla conoscenza di un ente particolare, tralasciandone gli aspetti accidentali, ad un concetto universale o essenza. Sinonimo : concettualizzare .
Per esempio, a partire dall'insieme di tutte le piante esistenti si può ricavare il concetto generico di pianta che include le caratteristiche condivise da tutte le piante.

I linguaggi umani Attraverso l'astrazione ( o concettualizzazione ) e la simbolizzazione l'uomo produce codici di comunicazione, insiemi simbolici, sistemi di segni mentali attraverso i quali può rappresentare , comprendere e comunicare i suoi vissuti.

Comprendere infatti significa raccogliere e sintetizzare gli innumerevoli stimoli provenienti dalla percezione della realtà esterna ( cioè dall'esperienza ) ed utilizzarli per crearsi una propria rappresentazione astratta , simbolica ,della realtà stessa.

Da una esperienza, un vissuto , la mente umana astrae concetti, significati con cui codifica l’esperienza e produce codici di comunicazione : segni e simboli.

( da un viaggio a Roma)
- un segnale stradale indicatore di Roma,
- un segno di pericolo ( fulmine )
- un segno di posizione del sole nel cielo
- la mappa del percorso
- un suono che indica gioia, etc
-etc.

Attraverso l' astrazione e la simbolizzazione  l'uomo ha costruito i diversi codici che hanno permesso di comunicare la cultura .

I sistemi gestuale, motorio, iconico, pittorico, architettonico, plastico, musicale, fino a quelli, più avanzati, delle scienze informatiche, neurologiche, astronomiche, mediali sono linguaggi multipli in cui vengono combinati sistemi di simboli diversi.

I sistemi simbolici funzionano come linguaggi, ai fini di comprensione, sistemazione e organizzazione della cultura , raccolgono e ordinano complessi di significati storicamente determinati, trasmettono informazioni diverse in funzione dei mezzi di comunicazione loro propri.

E' il possesso dei sistemi simbolico- culturali che stabilisce il rapporto tra il mondo e la sua conoscenza delineando anche contesti di esercizio.

Syn-bolon è un termine greco che significa " messo-insieme ". Si riferisce ai patti che venivano stabiliti tra due contraenti e poi scritti su un coccio .
 
I patti venivano sigillati ( o tagliati ) spezzando il coccio in due metà ciascuna delle quali era detta appunto synbolon .

Ciascun simbolo rimandava all'altro , anche se non era presente e visibile , richiamando l'unità dei due, il patto stabilito.

La parola simbolo nelle culture occidentali indica genericamente qualcosa di reale e sensibile che rimanda però ad una parte mancante che gli appartiene , un parte reale ma non immediatamente sensibile ; una parte sovrasensibileche si può solo intuire , che solo l'immaginazione intuitiva, stimolata dal simbolo, riesce a cogliere .

Attraverso questa dinamica il simbolo riesce a mettere insieme nella coscienza umana sensibile e sovrasensibile, percezione e intuizione e attraverso di essa il simbolo risuona con la realtà soprasensibile a cui rimanda.

Il simbolo, come il segno, è caratterizzato dal rinvio e concettualmente è incluso nell’ambito del segno, come un suo caso specifico.

Il segno unisce convenzionalmente qualcosa con qualcos’altro , rinvia ad una realtà determinata che non è decisa dalla convenzione socio-culturale .

Il simbolo, evoca la sua parte corrispondente decisa non dalla convenzione socio-culturale ma dalla ricomposizione di un intero.

Il Linguaggio simbolico di Anna Sena Vitaliano -

" Prerogativa esclusiva della specie umana, il linguaggio simbolico può essere definito come un sistema arbitrario di comunicazione caratteristico di sogni, miti, fiabe, rituali, romanzi, in cui le espressioni interiori, i sentimenti e i pensieri vengono espressi come se fossero esperienze sensoriali, avvenimenti del mondo esterno.

Retto da una logica diversa da quella convenzionale, di cui ci serviamo durante il giorno, una logica cioè in cui non tempo e spazio sono le categorie dominanti, ma intensità e associazione, è forse l’unico linguaggio universale, che mai sia stato creato dall’uomo, rimasto identico per ogni civiltà e nel corso della storia.

Ma  andiamo con ordine ed esaminiamo innanzitutto la sua natura.

Supponiamo di voler spiegare a qualcuno la differenza che esiste fra il sapore del vino bianco e quello del vino rosso. Potrebbe sembrare una cosa semplicissima, essendoci la differenza ben nota, eppure ci risulterà estremamente difficile rendere in parole questa differenza di gusto, per cui, con molta probabilità, si finirà per dire: “Guarda, non riesco a spiegartelo. Bevi del vino bianco e poi del vino rosso e capirai da solo qual è la differenza”.

Paradossalmente, non incontriamo difficoltà nel trovare le parole adatte a spiegare l’ingranaggio più complicato, eppure esse sembrano inutili a descrivere una semplice esperienza del senso del gusto. Ora, osservando bene, vediamo che lo stesso problema ci si ripresenta quando vogliamo spiegare un’esperienza emotiva.

Prendiamo, per esempio, uno stato d’animo in cui ci sentiamo perduti, abbandonati in un mondo che ci appare squallido, spaventoso e vogliamo comunicare queste sensazioni ad un amico, vedremo che, anche in questo caso, ci ritroviamo ad annaspare alla ricerca di parole che meglio lo rappresentano ed alla fine ci  rendiamo conto che nulla di ciò che abbiamo detto ha fornito una spiegazione adeguata allo scopo.

La notte seguente facciamo un sogno: ci vediamo alla periferia di una città, poco prima che sorga l’alba, le strade sono deserte, le case hanno un aspetto misero, ciò che ci circonda ci appare estraneo e non abbiamo a disposizione nessuno dei soliti mezzi di trasporto per poter raggiungere luoghi a noi familiari e ai quali sentiamo di appartenere.

Quando ci svegliamo e ci ricordiamo del sogno, ci accorgiamo che la sensazione che abbiamo provato nel sogno era esattamente quella sensazione di smarrimento e di grigiore che il giorno prima abbiamo cercato di descrivere al nostro amico.

E’ soltanto un’immagine, alla cui realizzazione bastò meno di un secondo; eppure si tratta di una descrizione più viva e precisa di quella che avremmo potuto fornire parlando diffusamente di questa sensazione.

L’immagine che vediamo nel sogno è il simbolo di qualcosa che abbiamo sentito.


Ma cos’è un simbolo?

Un simbolo viene spesso definito come qualcosa che sta al posto di qualcos’altro. Questa definizione potrebbe apparire piuttosto deludente, ma diventa più interessante se consideriamo quei simboli in cui espressioni sensoriali come il vedere, l’udire, l’odorare e il toccare stanno al posto di qualcos’altro che è un’esperienza interiore, un sentimento o un pensiero.

Un simbolo di questo genere è qualcosa che sta al di fuori di noi stessi e ciò che esso simbolizza è qualcosa che sta dentro di noi.

Nel linguaggio simbolico le esperienze interiori vengono espresse come se fossero esperienze sensoriali, cioè come qualcosa che abbiamo fatto o subìto nel mondo esteriore; in esso il mondo esterno è un simbolo del mondo interno, un simbolo per le nostre anime e per le nostre menti.

Ora, se si definisce un simbolo come qualcosa che sta al posto di qualcos’altro, la domanda da porsi è:

“Qual è l’esatta correlazione fra il simbolo e ciò che esso simbolizza”?

A questa domanda si può rispondere facendo innanzitutto una distinzione fra tre tipi di simboli: il convenzionale, l’accidentale, l’universale, dei quali solo gli ultimi due esprimono le esperienze interiori come se fossero esperienze sensoriali e posseggono gli elementi del linguaggio simbolico.

Il simbolo convenzionale
Il simbolo convenzionale è, dei tre, il più conosciuto, dato che lo usiamo nel linguaggio di tutti i giorni. Se vediamo la parola “tavolo” o sentiamo il suono “tavolo”, le lettere T-A-V-O-L-O stanno al posto di qualcos’altro, cioè al posto dell’oggetto tavolo che vediamo, tocchiamo e usiamo.

Che relazione c’è fra la parola tavolo e l’oggetto tavolo? Fra di esse non c’è nessun rapporto; infatti, l’oggetto tavolo non ha niente a che fare con il suono tavolo e l’unico motivo per cui questa parola simbolizza l’oggetto è che, in qualche modo, si è convenuto di chiamare questo particolare oggetto con questo particolare nome.

Apprendiamo quest’associazione fin da bambini mediante l’esperienza ripetuta di ascoltare quella parola in riferimento a quell’oggetto, fino a che viene a stabilirsi una durevole associazione.

Esistono tuttavia alcune parole in cui l’associazione non è soltanto convenzionale. Per esempio, quando diciamo “puah”! facciamo con le labbra un movimento di disgusto emettendo aria: è un’espressione di disgusto, cui partecipa la bocca. Per mezzo di questa rapida espulsione di aria, imitiamo e perciò esprimiamo l’intenzione di espellere qualcosa, di estrometterla da noi stessi. In questo, come in altri casi, il simbolo ha un rapporto intrinseco con l’emozione che rappresenta.


Le parole non sono, tuttavia, l’unico dei simboli convenzionali, sebbene esse ne siano gli esempi più frequenti e più conosciuti. Anche le figure, infatti, possono essere simboli convenzionali; una bandiera, per esempio, può rappresentare un certo Paese, eppure non vi è nessuna relazione fra i singoli vessilli e i Paesi cui si riferiscono.

Essi sono accettati per designare quella particolare nazione e noi traduciamo l’impressione visiva di quella bandiera nel concetto di quella nazione, sempre su una base convenzionale.

Il simbolo accidentale
L’esatto opposto del simbolo convenzionale è il simbolo accidentale sebbene entrambi abbiano un elemento in comune: non esiste alcuna relazione intrinseca far il simbolo e ciò che esso simbolizza.

Supponiamo che una persona abbia avuto una triste esperienza in una certa città; ogni qualvolta sentirà il nome di questa città, essa lo assocerà facilmente ad uno stato di tristezza, proprio come lo assocerebbe ad uno stato di gaiezza se vi avesse avuto un’esperienza piacevole.

E’ evidente che la città di per se stessa non ha niente di triste o di allegro: è l’esperienza individuale collegata con quella città che la rende simbolo di un determinato stato d’animo.

Al contrario del simbolo convenzionale, il simbolo accidentale non può essere condiviso da nessun’altro, a meno che non si espongano o non si siano vissuti gli eventi connessi con il simbolo stesso.

Per questa ragione i simboli accidentali hanno un impiego limitato nei miti, nelle favole o nelle opere d’arte scritte in linguaggio simbolico, perché questi simboli non possono essere comunicati a meno che lo scrittore non aggiunga un commento prolisso ad ogni simbolo utilizzato. Nei sogni, invece, questo tipo di simboli è molto frequente.


Il simbolo universale
Contrariamente ai precedenti, il simbolo universale è l’unico in cui esiste una relazione intrinseca far il simbolo e ciò che esso rappresenta. Tale simbolo può essere definito universale perché è comune a tutti gli uomini, a differenza non solo del simbolo accidentale che per la sua stessa natura è del tutto personale, ma anche del simbolo convenzionale che è limitato ad un gruppo di persone che hanno in comune una stessa convenzione.

Il simbolo universale è radicato nelle facoltà del nostro organismo, nei nostri sensi e nella nostra mente, che sono comuni a tutti gli uomini e non limitato a determinati individui o a determinati gruppi.

Ritroviamo esempi di simboli universali, per esempio,  nel sogno “alla periferia di una città”, precedentemente citato, in cui l’ambiente deserto, estraneo e squallido, ha in effetti una relazione significativa con uno stato d’animo di smarrimento e di ansietà; li si ritrova nell’esperienza di ogni essere umano: se pensiamo, per esempio, al fuoco, ritroviamo in esso alcune caratteristiche come vitalità, potenza, energia, movimento, stabilità, ecc.; quindi, quando usiamo il fuoco come simbolo, vogliamo esprimere l’esperienza interiore caratterizzata da quegli stessi elementi che notiamo nell’esperienza sensoriale del fuoco, con la prevalenza, a volte dell’uno, a volte dell’altro, di questi elementi.

Li si ritrova, ancora, nel nostro stesso corpo: infatti, essendo il corpo l’espressione della mente, il sangue affluisce rapidamente alla testa quando siamo infuriati e ne fugge quando siamo spaventati; il cuore batte più rapidamente quando siamo adirati e tutto il corpo ha un tono diverso quando siamo lieti e quando siamo tristi.

Quindi, lo stesso fatto che noi esteriorizziamo i nostri umori con le espressioni del viso e i nostri atteggiamenti, e i nostri sentimenti con movimenti e con gesti così precisi che gli altri riescono a riconoscere con molta maggiore esattezza attraverso il nostro comportamento che non attraverso le nostre parole, sta a dimostrarci l’esistenza di un simbolo universale, proprio attraverso la relazione fra esperienza mentale ed esperienza fisica.

Alcuni simboli universali, poi, differiscono nel significato a seconda della diversità che esiste nel loro significato reale presso le varie civiltà.


Ad esempio, la funzione e, di conseguenza, il significato del sole è diverso nei Paesi nordici e in quelli tropicali. Infatti, mentre nei primi il sole è l’amato potere fonte di calore, di vita e di protezione, essendoci abbondanza d’acqua ed essendo ogni tipo di crescita condizionato da una sufficiente quantità di sole; nei secondi essendo il suo calore molto più forte, esso rappresenta una potenza pericolosa e perfino minacciosa da cui l’uomo deve difendersi, mentre l’acqua è considerata la sorgente della vita e la condizione principale per ogni tipo di crescita.

Sono questi ultimi definiti dialetti simbolici e sono determinati da quelle differenze di condizioni naturali per cui alcuni simboli assumono un significato diverso in diversi regioni della Terra. Esistono, infine, simboli che hanno più di un significato, a seconda dei diversi tipi di esperienze che possono essere connesse con il medesimo fenomeno naturale.


Consideriamo di nuovo il simbolo del fuoco. Se osserviamo il fuoco in un caminetto, che è fonte di benessere, esso è l’espressione di uno stato di vitalità, di calore, di piacere; se vediamo, invece, un edificio o una foresta in fiamme, esso ci traduce un’esperienza di minaccia e di terrore e ci ricorda l’impotenza dell’uomo di fronte agli elementi della natura.

Il fuoco, dunque, può essere la rappresentazione simbolica della vitalità interiore e della felicità come pure della paura, dell’impotenza o delle proprie tendenze distruttive.

Lo stesso vale per il simbolo dell’acqua, che può rappresentare una forza tremendamente distruttiva, se scatenata da una tempesta o dalla rottura degli argini di un fiume, nel qual caso è espressione simbolica dell’orrore e del caos, o, al contrario, se si pensa ad una vacanza al mare, essa è simbolo di pace e benessere.

Tutto ciò che è stato descritto a proposito del linguaggio simbolico, viene ben esemplificato dalla fiaba Cappuccetto Rosso, in cui proprio attraverso i simboli viene offerta una variante del tema del conflitto uomo-donna, che seguiremo nella nota, se pur controversa, descrizione di Erich Fromm.

Il cappuccetto di velluto rosso è simbolo delle mestruazioni; la ragazzina di cui ascoltiamo le avventure è diventata una donna matura e si trova ora di fronte al problema del sesso. L’ammonimento della madre a “non fermarsi a raccogliere i fiorellini nel bosco” è un chiaro avvertimento contro i pericoli del sesso e contro quelli di perdere la propria verginità.

L’appetito sessuale del lupo è risvegliato dalla vista della ragazzina che cerca di sedurre suggerendole di “guardarsi intorno e di ascoltare il dolce canto degli uccellini”. Cappuccetto Rosso “alza gli occhi” e, seguendo il consiglio del lupo “si addentra sempre di più nel bosco”.

Ella agisce in tal modo ricorrendo ad un caratteristico processo di razionalizzazione: per convincere se stessa che non c’è nulla di male, pensa che, tutto sommato, alla nonna farebbe piacere ricevere dei fiori. Ma questa deviazione dalla retta via viene severamente punita. Il lupo, camuffatosi da nonna, divora l’innocente ragazzina e, una volta soddisfatto il suo appetito si addormenta.

Fin qui la fiaba sembra avere un semplice tema moralistico: il pericolo del sesso, ma, è ancor più complicata.

Qual è la parte svolta dall’uomo e com’è rappresentato il sesso? Il maschio è rappresentato come un animale crudele e astuto e l’atto sessuale è descritto come un atto di cannibalismo in cui il maschio divora la femmina.

Un simile punto di vista non è condiviso dalle donne, che godono degli uomini e del sesso, ma è espressione di un retrostante, profondo antagonismo nei confronti degli uomini e del sesso.

L’odio e i pregiudizi contro gli uomini affiorano, in maniera ancora più netta, alla fine del racconto. Ancora dobbiamo ricordare, infatti, che la superiorità della donna sta nella sua capacità di generare.

In che modo viene allora messo in ridicolo il lupo? Mostrando che ha tentato di recitare la parte di una donna incinta, portando nel suo ventre esseri vivi.

Cappuccetto Rosso mette nel suo ventre alcune pietre, simbolo di sterilità, e il lupo si accascia al suolo e muore.

La sua azione, in base alla primitiva legge del taglione, è punita secondo la sua colpa: viene ucciso dalle pietre, simbolo di sterilità, venendo così beffato per aver usurpato la parte della donna incinta.

La  fiaba, in cui le principali figure sono rappresentate da tre generazioni di donne (il cacciatore che appare alla fine è la figura convenzionale del padre senza peso effettivo), narrerebbe, in filigrana la storia del trionfo delle donne che odiano gli uomini, e termina con la loro vittoria, assumendosi, appunto, quale simbolo dell’eterno conflitto fra i sessi..


L' "homo simbolicus " di Fiorenzo Facchini-antropologo-http://www.bo.astro.it/universo/webuniverso/facchini/facchini4.html

" Sul piano antropologico ritengo che due elementi caratterizzino la cultura: la progettualità e la simbolizzazione.


1. La progettualità significa la capacità di progettare, di agire intenzionalmente con certi comportamenti che tendono a raggiungere uno scopo che ci si prefigge.

La progettualità rivela originalità, capacità innovative e creative, sia che si esprima nella lavorazione di una selce o nella costruzione di un riparo o nella manipolazione degli alimenti. È quello che avviene nella tecnologia, che può essere strumentale, abitativa, alimentare. La tecnica non è sconosciuta nel mondo animale. Pensiamo al castoro che costruisce le dighe, o all'ape che costruisce celle esagonali di altissima perfezione, o agli uccelli che costruiscono il nido. Ma in questi casi non ci sono innovazioni, non c'è un progresso. Si tratta di comportamenti che appaiono fissati dal DNA o dall'imprinting. Manca una intelligenza di tipo astrattivo, che ha la capacità di proiettarsi nel futuro, di progettare, di innovare, di conservare.


2. La simbolizzazione è un'altra caratteristica essenziale della cultura.

Mediante la simbolizzazione vengono arricchite di valori le realizzazioni della tecnica.

La progettualità si lega alla simbolizzazione.

Infatti ció che viene ottenuto, oltre a rispondere a un progetto, assume un valore di segno o richiamo a qualche utilizzazione o impiego. Lo strumento acquista un valore in quanto strumento, perché richiama la funzione alla quale è destinato. Si può parlare di simbolismo funzionale, perché lo strumento assume un significato nella sua oggettività, in quanto rimanda, nell'intenzione di chi lo costruisce e nella mente di chi lo osserva, a una utilizzazione o funzione particolare o generale (ad esempio il tagliare, il raschiare).

Inoltre vi sono espressioni simboliche che consentono di comunicare, di stabilire delle relazioni non soltanto con riferimento immediato a stati emotivi, ma anche a situazioni lontane nel tempo (memoria dell'evento e proiezione sul futuro).

Esse si collocano nella sfera del sociale, della comunicazione interpersonale. Ciò si realizza sia nelle risposte a bisogni biologici, che vengono arricchite di nuovi significati (l'abito ha funzione protettiva e di richiamo o estetica; la mensa è un modo per soddisfare bisogni biologici, ma anche di comunicazione, ecc.), sia in modo del tutto peculiare mediante il linguaggio, la scrittura e altre forme di comunicazione che costituiscono i sistemi simbolici di comunicazione, caratteristici delle società umane.

Mediante la parola si realizza una comunicazione in assenza delle cose a cui ci si riferisce, astraendo da ciò che cade immediatamente sotto i sensi. È così che avviene la comunicazione del proprio mondo interiore e delle proprie esperienze.

La comunicazione simbolica mediante il linguaggio rappresenta l'ambiente in cui si stringono i rapporti sociali e si formano nuovi sistemi di comunicazione. Queste forme di comunicazione rientrano in un simbolismo sociale.

Infine vi è un simbolismo in cui la comunicazione riguarda l'interiorità della persona senza particolari relazioni a bisogni o eventi. Si può trascendere la dimensione biologica e il bisogno sociale, quando ci si porta nella sfera dell'arte, della religione e dell'etica. In questi casi si può parlare di simbolismo spirituale. Possono esserci anche espressioni che hanno qualche riferimento alla vita biologica e sociale, ma si ha indipendenza e trascendenza rispetto al bisogno biologico e sociale.

La simbolizzazione avvolge la vita dell'uomo. Ció va detto sia per l'uomo attuale che per l'uomo del passato. Giustamente Deacon (1997) parla dell'uomo come "specie simbolica".


Progettualità e simbolizzazione vanno viste congiuntamente, come espressioni dell'intelligenza umana astrattiva e dello psichismo umano. Esse costituiscono il nucleo essenziale della cultura. Inoltre, proprio in quanto espressioni creative, possono svilupparsi ed accrescersi nelle loro realizzazioni, che vengono trasmesse nella società per via extraparentale. Se questa è la cultura, dobbiamo anche ritenere che si ha solo nell'uomo, e quindi è un linguaggio improprio quello che attribuisce agli animali una cultura, ritenendo cultura qualunque comportamento appreso, anche per imitazione o per apprendimento casuale, e non ereditato biologicamente.

Ciò che caratterizza la cultura è espressione di uno psichismo che è autocoscienza. Lo psichismo umano è anche percezione del tempo, non solo come memoria del passato (anche gli animali possono averla), ma come previsione e programmazione del futuro. La capacità previsionale è propria dell'uomo e porta alla conservazione e al miglioramento dei suoi prodotti. Essa significa apertura verso un futuro da conoscere e da costruire coscientemente e liberamente, anche predisponendo tecniche adeguate.

Questo atteggiamento interiore è rivelato dal comportamento, dai segni che ci fanno cogliere queste peculiarità dell'uomo, in una parola dalle manifestazioni culturali, in un approccio che potrebbe dirsi non filosofico, ma piuttosto fenomenologico o propriamente antropologico. Lo psichismo riflesso non fossilizza, ma se ne conservano le tracce, per l'uomo preistorico, come per l'uomo di oggi.

E così che l'uomo si distingue dalle forme non umane, in cui non c'è progettualitàsimbolizzazione (anche se negli animali sono descritti atteggiamenti che simulano qualcosa di analogo). "


L'artedi Silvia Pegoraro in http://www.riflessioni.it/enciclopedia/simbolo-arte.htm

«Anche senza arrivare, come i romantici, a formulare l'identità di simbolo e arte, non si può negare che l'arte sia sempre stata, nella tradizione occidentale, un luogo privilegiato per il simbolo.

L'essenzialità del simbolo rispetto all'arte è dimostrata da tutta la storia delle arti e della letteratura simbolismo rigorosamente mitico e religioso, esiste un simbolismo onirico, ed esiste un simbolismo poetico, che tuttavia s'intersecano profondamente.

L'arte non è né produzione di puri segni come quelli della matematica, né semplice riproduzione funzionale di una immagine: l'opera esibisce forme sensibili e significative che sono figure a duplice o a molteplice senso, cioè simboli.


Il simbolo, nell'arte, presenta una struttura ambivalente, che mescola il disvelamento con l'occultamento : l'opera rinvia sempre a qualche cosa di assente ma che essa disvela; l'immanenza della materia e delle forme trattiene in sè qualcosa di trascendente la materia stessa.. L'opera d'arte, in quanto è fondamentalmente simbolica, unisce una presenza e un'assenza; presenta un'assenza direttamente nella propria presenza. »

***

Secondo Giordano Bruno, la vera creazione artistica si fonda sul procedimento analogico:

« Per conseguire dunque un'arte perfetta e compiuta, bisogna che tu ti unisca all'anima del mondo e viva unito con essa che, piena di principî razionali per naturale fecondità, genera un mondo pieno di simili principî.

E questi principi,  plasmano e dan forma a tutte le cose nei semi, come se fossero piccoli mondi.

Dal momento che l'anima è presente ovunque, (...) per questo in base alla conformazione della materia tu potresti scorgere in ogni cosa, benché piccola e incompleta, il mondo, e a maggior ragione il simulacro del mondo, sì che non senza motivo possiamo affermare con Anassagora che tutto è in tutto. " »


***

«L’arte cristiana è un’arte razionale – pensiamo all’arte del gotico o alla grande musica o anche, appunto, alla nostra arte barocca – ma è espressione artistica di una ragione molto più ampia, nella quale cuore e ragione si incontrano, bellezza e verità si toccano... Senza un’intuizione che scopra il vero centro creativo del mondo, non può nascere tale bellezza »
( Benedetto16°- 6 Agosto 2008-Bressanone)



top




Pag.  1
1   2   3  

home

DISCLAIMER. Si ricorda - ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62 - che questo sito non ha scopi di lucro, è di sola lettura e non è un "prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare" : gli aggiornamenti sono effettuati senza scadenze predeterminate. Non può essere in alcun modo ritenuto un periodico ai sensi delle leggi vigenti né una "pubblicazione"  strictu sensu. Alcuni testi e immagini sono reperiti dalla rete : preghiamo gli autori di comunicarci eventuali inesattezze nella citazione delle fonti o irregolarità nel loro  uso.Il contenuto del sito è sotto licenza Creative Commons Attribution 2.5 eccetto dove altrimenti dichiarato.