Corso di Religione



Bioetica
L'uomo tra desiderio di vita e culture di morte
         


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Principi e valori della vita Attraverso la riflessione sulle affermazioni delle scienze la ragione scopre i valori della  Legge Morale Naturale

La bioetica ha come compito quello  ricercare quali valori la ragione puo' riconoscere nella vita in tutte le sue forme.

Le ragioni della bioetica sono le ragioni della vita stessa.  Esse nascono dalla biologia ma stanno oltre la biologia.


Il pensiero cattolico : Evangelium Vitae

La Persona
Secondo l'accezione comune, la persona è l'individuo umano in quanto tale caratterizzato da libertà di autodeterminarsi.

Anche quando non è in grado di esercitare questa caratteristica costitutiva l'individuo umano rimane persona.


Il pensiero personalista contemporaneo (il cui massimo esponente è Emmanuel Mounier, 1905-1950) ha definito la persona distinguendola sia dal semplice individuo (caratteristica che l'uomo ha in comune con l'animale), sia dalla umanità come idea generale e valore universale, ma impersonale.

Ogni persona è, in ultima analisi, « una libertà impegnata nel mondo storico», accanto ad altre persone, « per incarnare dei valori eterni dentro situazioni particolari e temporali».

Questo sarebbe l'ideale, disegnato da filosofi e giuristi. 

L'uomo è un progetto di vita fin dal concepimento, il "progetto persona".

Ciascun essere umano fin dal concepimento ha in se stesso tutte le potenzialità e capacità di crescere e svilupparsi come un essere  singolare,  libero e creativo, capace di autodeterminarsi e di raggiungere il proprio compimento, la pienezza di umanità..

Questa sua  dignità costitutiva è il suo appello etico .


La persona umana è una realtà che può essere percepita a molti livelli. La si può considerare, per esempio:
- come un aggregato organico di atomi o molecole;
- come un sistema biochimico, vivo e interattivo con l'ambiente;
- come un individuo tra tanti della specie di bomo sapiens;
- come un oggetto di bellezza, utile da curare e sfruttare;
- come un "numero", una "scheda" dei servizi anagrafici;
- come una 'forza lavoro", capace di produrre dei beni economici;
- come una persona simile a me, che esprime bisogni e affetti;
-, se sono un credente, come un fratello per cui Cristo è morto.
Questi singoli aspetti non si escludono, ma coesistono nell'unica persona. 
(*)

Il rispetto della dignità umana
Il rispetto della dignità umana è il valore primo universalmente riconosciuto : un Principio assoluto , non negoziabile .

vitruvianLa persona è un'unità multidimensionale, in cui si fondono il corporeo e lo spirituale, l'individuale e il sociale, l'immanente e il trascendente, la biografia passata e il progetto futuro


Il fenomeno religioso è universale e si fonda sul sentimento religioso : ogni persona si sente chiamata ad una salvezza cioè ad un compimento, ad una pienezza umana (pur diversamente intesa ) .

L'aspetto della chiamata della persona ad una pienezza secondo un progetto (trascendente o immanente ) è parte integrante della dignità di ogni persona.


I cristiani ( coloro che praticano le diverse religioni cristiane) si riconoscono chiamati ad una pienezza di vita secondo un progetto divino rivelato nella persona di Gesù, morto-risorto:

Rm 8,28Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, ... per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. 29Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio
1Cor 1,9 Degno di fede è Dio, dal quale
siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!

La persona è in ognuna delle proprie dimensioni e non è riducibile a nessuna di esse singolarmente considerate . La dimensione religiosa , o chiamata alla pienezza di vita, è parte inseparabile della dignità della persona e da ciò discende il valore universale della libertà religiosa.

E' il soggetto stesso a scoprire quale sia il suo valore di  "persona". Per un Buddhista sarà la salvezza dall' impermanenza dell'io e il raggiungimento del Nirvana. Per un cristiano la conformazione a Gesù in tutti gli aspetti della vita. Per un induista l'estinzione del Karma. Ogni comportamento umano deve realizzare un valore che concorra alla realizzazione del proprio progetto persona.

Rispettare la dignità di una persona non significa trattarla secondo un solo aspetto particolare , ma trattarla come una unità psicofisica e spirituale assolutamente singolare, irripetibile e indissociabile: una unitotalità .

L'uomo è un essere sociale ma la vita//dignità del singolo , il bene della persona non può mai essere subordinato al bene della società (è quindi sempre illecita la soppressione di un individuo per il benessere degli altri).

La salute o la vita biologica di una persona non possono essere considerate di per sè come valori indipendenti dalla unitotalità della persona : la salute non è più o meno importante in base alla età e tanto meno in base alle doti fisiche o intellettuali o in base alle funzioni sociali.

Alcune legislazioni nazionali , in caso di dilemma rispetto all' ordine dei valori fanno obbligo al più anziano di rinunciare alla vita a favore del più giovane (tra puerpera e nascituro, la scelta è a favore del secondo) o fanno obbligo al primo responsabile di dare priorità di salvezza ai subalterni (il comandante è l'ultimo ad abbandonare nave in caso di naufragio) etc.

Per approfondire :
Dignitas Personae , 2008


Le scienze e la vita "I punti di vista da cui considerare la vita sono diversi quanti sono diverse le scienze umane. Ogni scienza ha obiettivi e strumenti di analisi propri, e i suoi risultati non possono che esseri parziali, settoriali, e bisognosi quindi dell'apporto :

a) La biologia definisce la vita in generale con il principio di ne-entropia (cioè con il contrario della legge dell' entropia ) .

Ciò significa che le energie del vivente
-
anziché degradarsi in forme poco riconvertibili alle forme utilizzate dall'uomo come si osserva in meccanica o in termodinamica-
si concentrano e si potenziano al punto da portare l'essere dal suo livello inferiore, fisico-chimico, verso il livello superiore, quello biologico.


Un organismo vivente ha dentro di sé le energie per portare a termine il proprio progetto "persona" e percio' è sempre un valore in se stesso : fin dal concepimento è capace di svilupparsi e di agire in determinate condizioni.

Tra queste condizioni, può esserci un minor o maggior grado di autonomia,
che è alla base della scala delle varie forme di vita:
- il vegetale si limita a eseguire il progetto riproducendolo;
- l'animale, oltre a crescere e riprodursi, ha capacità percettivo-sensoriale (agisce e reagisce in base a stimoli    esterni);
- l'uomo trascende qualitativamente questi due livelli, essendo un organismo biologico dotato di funzioni    psichiche e spirituali che lo differenziano dall'animale: l'autocoscienza  (sa di esistere) e la libertà (decide a ragion  veduta e non solo d'impulso).

In quanto unità unità psico-fisica e spirituale , cioè in quanto persona , l'uomo esula dalle sole leggi biologiche, e tuttavia la sua vita fisica è fondamento e parte integrante e coessenziale della persona.

Infatti, è attraverso la vita fisica che la persona entra nel tempo e nello spazio, entra in relazione con i suoi simili, acquisisce un'identità, esprime affetti e pensieri , trasmette la vita ad altri,vive i più alti valori (compresa la libertà e la socialità e realizza il proprio progetto.

b) La medicina, stretta alleata della biologia, difende la vita fisica dalle minacce cui è continuamente esposta :

-
previene e cura le malattie;
- promuove le migliori condizioni per lo sviluppo dalla fase del concepimento fino alla morte;
- permette di garantire meglio e al maggior numero di persone, per quanto è possibile, il "diritto alla salute".

c) L'economia guarda alla vita dell'uomo per assicurargli i mezzi sufficienti di sostentamento e di sviluppo.

Il problema economico è al centro della famiglia per l'essere e il benessere dei figli (nelle società benestanti, la precarietà economica si situa tra i primi fattori della denatalità); lo Stato sociale istituisce forme di previdenza sanitaria e assistenza per i cittadini bisognosi; varie forme di solidarietà sono attivate tra nazioni per soccorrere popolazioni private persino del minimo indispensabile per sopravvivere.

d) Il diritto contempla, tra le altre norme, anche quelle che guardano la salvaguardia, il rispetto e la promozione fisica e sociale delle persone.

E sistono leggi civili che o risolvono i conflitti e le tensioni che possono minacciare la pace e la sussistenza del gruppo sociale; leggi c l'esercizio della medicina (cfr. il giuramento di Ippocrate per la sicurezza stradale e la sicurezza sul lavoro; leggi che difendono i diritti del malato, dell'handicappato, del bammino in difesa della maternità, dell'infanzia, della vecchiaia.

e) La filosofia ragiona rigorosamente sulla vita umana, ( e per ciò stesso sulla morte) e produce una visione filosofica dell'uomo.

E la morte che ci fa pensare la vita con di prezioso e di fragile. La vita umana ha senso e va rispettata anche se non disponiamo che di un tempo finito per vivere. «Dal momento che uno nasce, è già abbastanza vecchio per morire ; un adolescente - come ricorda Dino Buzzati in uno dei suoi romanzi - può avere già consumato tutti i suoi giorni, così come è ormai molto vecchio quell'automobilista tre fra un'ora si schianterà contro un albero, molto vecchio  quel cinquantenne che domani cadrà fulminato da un attacco cardiaco,molto vecchio quel ragazzino che fra un paio di settimane morirà schiacciato sotto le ruote di un camion»'.

Il pensiero della morte, ripetono i filosofi, anche non credenti, delle varie epoche è uno stimolo a vivere bene. La psicologia conferma questa affermazione: lo psicanalista C.G.Jung ha potuto documentare che i giovani che hanno paura della vita saranno precisamente quelli che più avanti negli anni avranno paura della morte; e, inversamente, coloro che hanno saputo affrontare con idee chiare e con coraggio la vita e l'hanno vissuta in pieno, sono gli stessi che, venuto il momento accettano con maggior serenità la propria morte.

f) L' etica naturale è la filosofia che ragiona sulla vita umana .

Essa presuppone tra l'altro, una certa visione filosofica dell'uomo , ma restringe e precisa l'area degli interrogativi e delle soluzioni che propone . Valuta e determina quali scelte siano conformi o difformi dalla dignità umana.

Incoraggia positivamente le ricerche scientifiche in ogni campo, finché esse rispettano e promuovono la dignità della persona e il progresso obiettivo dell'umanità, ma fissa anche i limiti invalicabili oltre i quali certi esperimenti scientifici, (per esempio in fatto di ingegneria genetica e riproduttiva) non dovrebbero spingersi.

g) L'etica religiosa, che è assistita da una visione trascendente della persona, condivide o corregge, quando occorra, gli orientamenti maturati dall'etica naturale.

Il riferimento a una rivelazione fa considerare "sacra" la vita umana .

Non solo il cristianesimo, ma le religioni in genere affermano che la vita, ogni vita, è proprietà divina. Ciò non significa che le religioni proibiscano ogni ricerca sperimentale intorno alla vita umana: esse intervengono per prevenire o condannare quelle dottrine o sperimentazioni che trattano l'uomo come un mezzo, anziché solo e sempre come un fine. " (*)


Culture riduzioniste " E' diffusa, a livello di mentalità corrente, una certa cultura riduzionista, di tipo etico. E' una cultura che "riduce" la vita dell'uomo all'una o all'altra delle sue dimensioni costitutive,

quali :

-la dimensione biologica, in cui la persona è vista quasi solo attraverso le sue basi anatomo-fisiologiche, i suoi comportamenti vengono spiegati in base a reazioni nervose, le terapie adottate la mirano solo a correggere o sanare l'aspetto fisico o il funzionamento organico (cosmesi, chirurgia plastica, ingegneria genetica,ri procreazioni assistite, accanimento terapeutico, ecc.);

-la dimensione psicologica, in cui la persona è vista come un fascio di bisogni e di desideri: però, se i bisogni si possono saturare, i desideri non possono mai essere ultimamente soddisfatti, perché un desiderio, una volta soddisfatto, ne genera un altro e poi un altro, creando un vortice senza fine, e lasciando la persona in una insoddisfazione crescente.

La psicanalisi parla di transfert (il desiderio si porta su un nuovo oggetto), di sublimazione (il desiderio si porta su un oggetto spiritualmente "superiore": per es.un amore deluso si sposta verso un amore mistico), di regressione dei desideri (quando una frustrazione fa tornare il desiderio a uno stadio infantile);

-la dimensione giuridica, in cui la persona è considerata soggetto di diritti e di doveri, ma la definizione di tali diritti e doveri, da parte delle attuali società, avviene secondo una pericolosa separazione tra diritto e morale. Se fonte del diritto è la volontà popolare maggioritaria in una cultura democratica del contratto sociale, tutto al limite può risultare "morale" (anche l'aborto o l'eutanasia), purché la maggioranza lo approvi!  Si è qui in presenza di un colossale equivoco, basato su un sofisma«Ciò che è permesso dalla legge è morale; l'aborto è permesso dalla legge; quindi l'aborto è morale»

-la dimensione socio-economica, in cui la persona è vista come soggetto funzionale a un certo assetto organizzativo e produttivo della società fondata sull'espansione del capitale, come è avvenuto e continua ad avvenire in modo vistoso nella cultura industriale, tecnologica e informatica. Il criterio socio-economico è tuttora prevalente nella politica di pianificazione familiare dei vari Paesi, nelle campagne antidemografiche, nella legislazione che la regola i flussi migratori, ecc.

Sono approcci, soprattutto i primi due, in sé legittimi e va riconosciuto il loro apporto positivo, specie durante tutto il Novecento, al progresso delle conoscenze scientifiche (biologiche, mediche, genetiche, psicologiche) sull'uomo.

Ma quando restano approcci esclusivi, risultano profondamente violenti, perché nei confronti della vita esprimono una conoscenza che è possesso, appropriazione, sfruttamento: solo la fredda razionalità scientifica vien fatta valere, e a vantaggio di chi?

Ciò che ha valore in questa cultura rischia di non essere più la vita in sé, quanto piuttosto gli strumenti del conoscere e del produrre; e cosi di fronte all' olocausto di migliaia di embrioni, ai rischi della sperimentazione medica o di fronte alle leggi de l'espansione del capitale, ciò che diventa soggetto non sono le esistenze concrete, ma i processi tecnologici ed economici  

A una scienza senza valori si è accompagnata una medicina senza spirito. Oscuratasi la vera visione dell'Uomo, il quale porta in sé qualcosa che trascende il biologico, egli è stato ridotto a oggetto producibile da sottoporre ad analisi di qualità, perciò selezionabile e disponibile.

Sono precisamente questi due fattori che influiscono maggiormente, nella nostra epoca, a far sì che il meraviglioso progresso scientifico e tecnico si stia rivoltando contro l'uomo ". (*)


Principi o "valori non negoziabili" della vita.di Stefano Fontana 20-03-2014 http://www.lanuovabq.it
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" Spesso si parla di “valori non negoziabili" anziché di “principi” non negoziabili, ma si tratta di un errore di impostazione. Principio vuol dire fondamento e criterio. Il principio è l’elemento che regge e illumina un certo ambito, tiene insieme le cose e le indirizza al loro fine.

Cos’è, invece, un valore?

Una cosa ha valore quando è apprezzabile. La vita è apprezzabile, ma anche l’aria pulita o la buona cucina. Essere un valore non vuol dire anche essere un principio. Ciò non toglie che un valore possa essere anche un principio. La vita umana, per esempio, è un valore ma è anche un principio, in quanto è in grado di illuminare con la sua luce l’intera vita sociale e politica.

Se si offusca il rispetto della vita ( cioè il rispetto della dignità della persona) non si offusca un solo valore, ma anche gli altri valori ed altri aspetti della vita che quel principio illumina. 

Il bene comune non è un insieme di valori aventi tutti lo stesso peso, ma è un insieme ordinato. Ciò vuol dire che qualche valore ha una funzione arichitettonica, ossia indica i fondamenti del bene comune e, così facendo, illumina di senso anche tutti gli altri. Senza un criterio non c’è bene comune ma somma di beni particolari e questo criterio ci proviene dai principi non negoziabili. 

Vediamo ora cosa significa “non negoziabile”. 

Se si tratta di principi, ossia se sono qualcosa che viene prima e che fonda, essi non dipendono da quanto viene dopo ed hanno valore di assolutezza, non sono disponibili.

Non sono negoziabili perché assoluti e sono assoluti perché sono dei principi.


Si torna così a vedere l’importanza della distinzione tra principi e valori.  I principi non negoziabili, quindi, sono tali in quanto precedono la società. E da dove derivano?

Essi sono non negoziabili perché radicati nella natura umana.

Proprio perché fanno tutt’uno con la natura umana, non possono essere presi a certe dosi, un po’ sì e un po’ no: o si prendono o si lasciano. Questa è vita umana o non lo è. Questa è famiglia o non lo è.

I principi non negoziabili demarcano l’umano dal non umano e quindi sono il criterio per una convivenza umana.

Da un altro punto di vista, però, essi non sono propriamente dei principi primi, perché non sono capaci di fondarsi da soli.
"

[...]

Hanno quindi un carattere fondativo: nessun altro dei principi successivi può essere né adeguatamente compreso né efficacemente perseguito senza di essi, mentre non accade il contrario.

[...]

Ogni essere umano è persona. Ogni comportamento umano deve realizzare un valore che concorra alla costruzione del progetto "persona". Questo è l'orizzonte etico per ogni essere umano.Ogni energia umana, la vita biologica stessa, trova significato dentro questo appello etico.


Noi conosciamo la persona umana identificata con il suo essere in questo mondo come essere vivente fondato sulla vita biologica.

Senza vita biologica la persona sparisce. Questo è il dato universale di ragione.


E’ possibile, per esempio, garantire la tutela sociale dei minori [ valore ] se ai minori si impedisce di nascere [se si toglie il valore-principio, la vita] ?

Ogni norma morale non ha validità per se stessa, ma è al servizio della realizzazione della persona. Se il valore persona non è compreso nella realizzazione di un determinato valore, anche la validità della norma morale relativa a quel valore non è compresa.


Se invece la persona umana si dà anche indipendentemente dalla vita biologica ( per esempio, per utilizzare un linguaggio comune, come anima separata dal corpo biologico e indipendente da esso ) allora la vita biologica sarebbe un valore al servizio del principio "persona".

La persona-anima sarebbe il principio di ogni valore. Ma questo -a tutt'oggi -è un dato di alcune fedi religiose , non attiene alla ragione quindi all'etica .

Nell'ordine morale naturale la vita biologica è un valore principio da cui principiano tutti gli altri valori. Se sparisce la vita sparisce ogni valore .


E' un bene che non può essere oggetto di negozio in vista di un contratto etico ( etica contrattualista ) .

Nel caso della morte assistita si ha un contratto etico in cui viene negoziata la vita stessa. La vita è un principio, perchè da essa derivano tutti i valori, quindi non è negoziabile. La morte assitita non realizza nessun valore anzi toglie il principio stesso di ogni valore , la vita. L'eutanasia non è una " buona morte" ma è puro omicidio.

La famiglia naturale è alla base della riproduzione della vita biologica e se sparisce la famiglia naturale sparisce l'umanità .

Essa è dunque un valore-principio perchè da essa principia la stessa esistenza della vita biologica , quindi non è negoziabile non può darsi una famiglia non naturale perchè non realizzerebbe il valore-principio della vita , sarebbe una unione di persone ma mai una famiglia naturale.


E così via.

La manipolazione della vita è un campo dove l'irresponsabilità potrebbe provocare disastri irreversibili pratiche di offesa della dignità umana. Non basta ovviamente un generico controllo politico sulle istituzioni che fanno ricerca e sulle industrie che profittano dei progressi tecnologici. Occorrono dei criteri etici per disciplinare queste attività. 

Tali criteri devono nascere da una visione rispettosa della dignità della persona e dei diritti dell'uomo.  Non deve essere necessariamente la religione a dettarli, ma ogni religione ha un suo messaggio etico da proporre e  che deve essere considerato nei suoi aspetti razionali. 

Nel caso della religione cristiana, il messaggio etico
fa leva su alcuni punti fermi: 

1    - il primato della dignità della persona ,quindi
      - il servizio alla vocazione trascendente  dell'uomo (alla chiamata divina)      
2    - il rispetto della creaturalità dell'uomo ( non è capace di darsi la vita da sè) quindi
      - della vita biologica     
      - della famiglia naturale.
      - del materiale genetico umano ( embrioni vivi, persone)
      - etc "

La bioetica Il termine bioetica fa interagire la realtà complessa della vita (bíos) con i problemi morali (éthos). Più precisamente :

la bioetica mira a servirsi delle scienze biologiche per migliorare la qualità della vita.

E' l'etica della vita, quindi una filosofia. Tra i suoi campi di indagine :
- le tecniche della riproduzione umana,
- le tecniche dei trapianti di organi,
- le tecniche della eutanasia,
- le tecniche della clonazione
- le tecniche di'applicazione di organi artificiali
- l'ingegneria genetica applicata alla biologia umana,
-etc. ...

La prima cattedra italiana di bioetica nasce presso la facoltà di medicina dell'Università cattolica di Roma nel 1983.

«La prima cosa che sorprende e meraviglia ogni uomo nella sua esperienza immediata è la vita. Essa viene prima di lui, precedendone il pensiero e il volere, e ne provoca la responsabilità perché chiede di essere apprezzata, amata e vissuta secondo il suo interiore significato. In tutti noi è presente l'anelito profondo a una pienezza di vita. Ciascuno lo sperimenta fin dall'infanzia nell'affetto della madre e del padre, lo scopre nell'amore fecondo dell'uomo e della donna, lo esprime nell'amicizia sincera, lo ritrova nel desiderio ardente di vivere, soprattutto quando l'esistenza si fa fragile e breve»
(Episcopato italiano, Evangelizzazione e cultura della vita, 8.12.1989, n. 18).

La bioetica [di Claudia Navarini Azzola http://www.alleanzacattolica.org/idis_dpf/voci/b_bioetica.htm ]

" 1. Il problema e il termine

La bioetica, disciplina fino a pochi anni fa nota prevalentemente fra specialisti, è decisamente entrata nel pubblico dibattito, configurandosi come uno degli ambiti che abbracciano il maggior numero di "questioni civili" — come le chiama sant’Aurelio Agostino (354-430) nel De Rhetorica —, cioè quelle questioni che "[…] ci si vergogna di non sapere".

Le nuove tecnologie conferiscono infatti possibilità d’intervento dell’uomo sull’uomo e sull’ambiente mai viste prima e tali, per il potere che dischiudono, da richiedere regolamentazione e sorveglianza, sia in fase di ricerca che di utilizzo.

Proprio a partire da una riflessione sui pericoli di autodistruzione dell’uomo per il delirio di onnipotenza biotecnologica, un oncologo dell’università del Wisconsin, Van Rensselaer Potter conia nel 1970 il termine "bioetica" in un’opera apparsa negli Stati Uniti d’America con il titolo Bioethics: A Bridge To the Future.

Di lì in poi, centri di ricerca in bioetica si sono moltiplicati un po’ in tutto il mondo, assumendo posizioni diversificate, ma quasi ovunque prospettando — accanto ai rischi — le speranze di un futuro migliore proprio attraverso le nuove tecnologie biomediche.

2. La controversia sulla "qualità della vita"

Un importante punto di dibattito, in verità mai esaurito, riguarda fin da subito il concetto di "qualità della vita", focalizzando quei problemi a cui la medicina più recente poteva dare soluzione, per garantire standard di benessere più elevati per il maggior numero possibile di persone.

Su tale concetto si hanno le prime spaccature fra le diverse impostazioni etiche, in particolare fra i sostenitori della vita solo in quanto "degna" — cioè dotata di criteri minimi di accettabilità fisico-psichica secondo una valutazione soggettiva o dei più —, e quella di quanti affermano la sacralità, l’inviolabilità e l’indisponibilità della vita umana innocente indipendentemente dalle circostanze di debolezza, di malattia, di handicap.

Più in profondità, si esplicita presto nel mondo dell’etica, o meglio, delle etiche, una divisione netta fra due scuole di pensiero tradizionalmente contrapposte:
- quella dei soggettivisti/relativisti, cioè di quanti rivendicano come criterio sommo di valutazione morale l’autonomia del singolo, eventualmente bilanciata con le esigenze della collettività —vedi : utilitarismo, contrattualismo, anarchismo e comportamentismo —;
- e quella di quanti ribadiscono l’esistenza di leggi universali e immutabili della natura umana, che occorre individuare e seguire per promuovere il bene dell’uomo, quello di ciascuno così come il bene comune.

Naturalmente, in quest’ultimo caso, un nuovo discrimine sarà dato dal modo d’intendere tale natura, se essa si riduca al semplice dato fisico-psichico —vedi : socio-biologismo, materialismo e psicologismo — oppure comprenda aspetti metafisici.
In quest’ultimo caso, concetto fondamentale di riferimento è quello di persona, unità singolare e irripetibile di corpo e spirito, dotata di una natura intelligente e libera.

3. Bioetica e bioetiche

È evidente che tali linee di riflessione etica si diramano da altrettante visioni dell’uomo, e che da esse nascono altrettante prospettive bioetiche, ossia — nei termini definitori proposti da S. E. mons. Elio Sgreccia, vice presidente della Pontificia Accademia per la Vita e ordinario di Bioetica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma — tentativi "di riflessione sistematica su tutti gli interventi dell’uomo sugli esseri viventi, una riflessione che si pone un obiettivo specifico e arduo: quello di identificare valori e norme che guidino l’agire umano, l’intervento della scienza e della tecnologia sulla vita stessa e sulla biosfera".

Perché una prospettiva bioetica possa dirsi adeguata alla verità dell’uomo l’identificazione di tali valori e norme per l’agire deve avvenire in base a un criterio solido e universale, quale la riflessione razionale rettamente intesa.

L’intelligenza, infatti, costituisce un canale affidabile di conoscenza della realtà così come essa è naturalmente, a patto di non farne un uso soggettivistico, cioè di credere che il mondo non sia qualcosa da scoprire e rispettare in quanto tale ma da inventare — re-inventare —, dopo averlo frammentato e ricostruito nella mente come in un esercizio matematico.

Le principali indicazioni sulle linee di comportamento eticamente corrette, sui valori e le norme di riferimento in campo bioetico si possono cogliere esaminando con il lume naturale la realtà dell’uomo e il suo contesto.

La difesa della vita umana, l’assistenza al malato e al morente, la dignità della persona fin dal concepimento, la tendenza all’unione coniugale e alla procreazione, la responsabilità e il dominio dell’uomo nei confronti del creato sono infatti temi accessibili alla riflessione umana.

A questo proposito, la Chiesa cattolica si mostra da sempre particolarmente attenta e sensibile a tali dati "naturali", tutelandoli e documentandoli attraverso una lunga produzione magisteriale, che ha fornito e fornisce spunti di approfondimento etico, argomenti razionali, e perfino il lessico per la disciplina bioetica, all’interno di una dottrina estesa e coerente. Oltre a ciò, s’impegna sul piano pratico, come dimostra la tradizione terapeutica cristiana che è stata all’origine di istituzioni come gli ospedali, le cliniche e le case di riposo.

Sul piano naturale, dunque, l’insegnamento cattolico sostiene e illumina la bioetica; a questo livello, la Chiesa cattolica ne aggiunge un altro, teologico, che scaturisce dal piano soprannaturale della Rivelazione, e che consiste nell’interpretare il senso della sofferenza e della morte alla luce del mistero di Cristo. Ciò non vanifica ma integra e chiarisce ulteriormente quanto la luce della ragione già indica.

Perciò appare viziato e sterile il tentativo di contrapporre alla bioetica cattolica una bioetica "laica", come appare, per esempio, dal Manifesto di bioetica laica .

Viziato perché tale pretesa "alternativa" risulta frequentemente parassitaria rispetto alla prospettiva sorta in ambito cattolico, ossia si definisce per lo più in contrasto alla bioetica tradizionale — dice preferibilmente "ciò che non è" —; sterile perché così facendo rischia di sgretolare non solo una particolare visione del mondo, ma la bioetica tout court, togliendole ogni possibilità di fondazione razionale con il relegarla nell’indeterminatezza del relativismo.

Sul fronte "laico", in effetti, pare impossibile trovare un’omogeneità di vedute, a causa del pregiudizio secondo cui credere che l’intelletto umano abbia la capacità naturale di conoscere l’uomo, e la realtà in genere, sarebbe "dogmatico".

4. I temi della bioetica

Fondamento della bioetica è l’antropologia — lo studio sulla persona umana e sulla sua natura specifica —, punto di partenza irrinunciabile per ogni riflessione ulteriore e insieme richiamo a quelle domande che da sempre l’uomo si pone sul senso della vita, attraverso l’uso della propria ragione, in particolare sulla questione degli estremi della vita terrena — nascita e morte — e sul problema della sofferenza.

Nel primo ambito rientrano quali temi principali, da una parte, statuto dell’embrione, clonazione umana, sperimentazioni genetiche sull’uomo e fecondazione artificiale; dall’altra, contraccezione, sterilizzazione e aborto, eutanasia, espianto d’organi e suicidio.

È significativo osservare come problemi apparentemente opposti, quali per esempio il desiderio di procreare — fecondazione artificiale — e il desiderio di non procreare o di eliminare il frutto del concepimento — contraccezione e aborto —, rispondano in effetti a logiche simili, per cui laddove non si rispetti il criterio dell’indisponibilità della vita — un essere umano non è qualcosa che "faccio", che "scelgo", che "possiedo", ma che accolgo e curo — facilmente si passa con disinvoltura dall’uno all’altro.

Così, per esempio, proprio in conseguenza dell’introduzione delle tecniche di fecondazione artificiale, sorge il problema di cosa fare degli embrioni prodotti in sovrannumero allo scopo di offrire ai richiedenti maggiori possibilità di riuscita dell’operazione. Infatti, la fecondazione in vitro presenta una significativa percentuale d’insuccessi, sia nel concepimento, sia relativamente al rischio di patologie genetiche e degenerative dell’embrione; inoltre, il tasso di abortività spontanea conseguente all’impianto è molto alto.

Il destino degli embrioni inutilizzati o "superflui" è presto intuito: se non vengono impiantati sono destinati al congelamento a tempo indeterminato, in attesa di impianti futuri o di "utilizzi" quali la sperimentazione e la formazione di una riserva di organi e tessuti trapiantabili, il che equivale alla loro eliminazione; se sono stati impiantati, subiscono la cosiddetta "riduzione embrionale", ovvero un aborto eugenetico selettivo teso a conservare solo i figli "migliori".

Tale mentalità tecnicistica e materialistica contribuisce a ingenerare uno squilibrio nel campo della sessualità — e dunque nella famiglia — che si riflette anche sull’educazione e le relazioni interpersonali.

I crescenti casi di pedofilia, da un lato, e di violenza minorile, dall’altro, ne sono una prova: se il figlio, e il bambino in genere, sono in fondo oggetti acquistabili e manipolabili a piacimento, potranno divenire anche oggetti di desiderio e abuso sessuale; analogamente, un bambino o un ragazzo che cresce in un contesto sociale aberrante nei confronti della sessualità, della nascita, della vita, difficilmente avrà una visione appropriata della morte, e potrà quindi giungere a giocare con l’incolumità di altre persone "per divertimento", come in un videogioco, o come se avesse a che fare con "cose", simili a quella "cosa" che è lui stesso, il figlio.

Del secondo ambito fanno parte tutte le ricerche propriamente volte alla terapia, come sperimentazione di farmaci, discussione di casi clinici, trapianti d’organo, diagnosi prenatali — quando non finalizzate all’aborto —, cura e controllo dei disturbi psichiatrici nonché delle nevrosi, dell’handicap fisico-mentale, delle tossicodipendenze — da farmaci, da droga e da alcool —, delle malattie sessualmente trasmesse, dei disturbi della sessualità: malattie, deviazioni e perversioni sessuali.

Vi rientrano inoltre tutti quegli studi e quelle attività che, nel desiderio di eliminare per quanto è possibile la sofferenza, si prefiggono un aumento del benessere psico-fisico attraverso la farmacologia e la psicofarmacologia cosmetica — cioè a uso non direttamente terapeutico —, la chirurgia estetica, la manipolazione genetica su animali e piante, la medicina sportiva e quella del lavoro, il rapporto medico/paziente e la deontologia medica, la regolazione della fertilità; oppure vi rientrano gli studi e le attività che puntano a un miglioramento delle condizioni generali dell’umanità a partire dalle situazioni di squilibrio socio-economico presenti nel mondo — demografia, biotecnologie applicate all’industria e all’agricoltura —; infine, il trattamento palliativo della sofferenza, come in alcuni casi di disabilità grave e nell’assistenza ai morenti, i cosiddetti "malati terminali".

5. Bioetica e orientamenti di politica sanitaria

Dalla centralità o meno attribuita alla persona umana e all’istituto familiare nella società derivano la maggior parte delle scelte politico-sanitarie: un corpo sociale fondato sulla tutela della comunione delle persone — la communio personarum — nella famiglia tenderà ad attuare leggi, metodi educativi e linee culturali che promuovano una crescita ordinata in questa direzione e non un solipsistico affermarsi dell’autonomia onnipotente del singolo o un livellamento delle differenze nel delirio di una "programmazione globale" della vita — come suggestivamente descriveva nel 1932, in una veste che ormai non suona più fantascientifica, Il mondo nuovo di Aldous Huxley (1894-1963).

Il compito della riflessione bioetica più autentica è dunque quello di approfondire e proporre la verità sull’uomo, offrendo, anche ai responsabili della cultura e del bene comune, elementi di giudizio e orientamenti per l’azione."

Per approfondire:

Elio Sgreccia, Manuale di bioetica, 2a ed., Vita e Pensiero, Milano 1994; Maria Luisa Di Pietro ed E. Sgreccia, Interrogativi per la bioetica, La Scuola, Brescia 1998; e una presentazione completa e sintetica della bioetica cattolica, in Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari, Carta degli operatori sanitari, Tipografia Vaticana, Città del Vaticano 1994 [cfr. Lorenzo Cantoni, La "Carta degli operatori sanitari". Una presentazione, in Cristianità, anno XXIII, n. 239, marzo 1995, pp. 6-10].

Insegnare la bioetica nelle scuole? ( Il Giornale-14.10.1999-Roberto Colombo)

In Italia il Ministro della Pubblica istruzione e il presidente del Comitato nazionale per la bioetica hanno firmato un protocollo di intesa per l’introduzione dell’insegnamento della bioetica nelle scuole. Cio' pone grandi problemi di libertà: La concezione della vita non è una concezione di Stato.

Essa nasce, cresce e si afferma in ognuno dei suoi cittadini a partire da alcune domande che esigono una risposta totale, perché l’uomo è l’unico animale che ha l’esigenza di affermare il significato di tutto. Il singoli problemi posti dalle biotecnologie e dalla nuova medicina non possono essere affrontati ragionevolmente se si evita di prendere sul serio la questione che sta al fondo del nostro essere: “Ed io che sono?” (G. Leopardi)

Solo uno Stato totalitario, un regime negatore della libertà dell’uomo, potrebbe ardire a rappresentare una risposta esauriente alle domande dei suoi cittadini, piccoli o adulti che siano. Una dittatura ideologica non ha alcun interesse che la ricerca dell’uomo sia libera, perché la libertà di ricerca del senso della vita rappresenta il pericolo più grande per il potere.

Se i professori o gli “esperti” chiamati dalle scuole a parlare di bioetica rispondessero a novecentonovantanove domande sui figli concepiti in provetta, sui trapianti, sulla terapia genica, e sull’eutanasia, sulla clonazione, nei ragazzi rimarrebbe pur sempre la millesima, la più decisiva:  “Qual è il senso ultimo della vita? Perché c’è il dolore, la malattia, la morte? Perché in fondo vale la pena di nascere e di morire?” .

A tali domande non c’è possibilità di trovare liberamente una risposta se non in un rapporto personale con ciascuno di loro, che passi attraverso la comunicazione di una esperienza di vita che solo un padre o un maestro, riconosciuto e stimato come tale, può ardire intraprendere.

Lo puo'  se e solo se  la domanda libera e leale dei giovani incontra in lui il volto di un adulto libero e leale con il proprio cuore e la propria ragione. 

Uno Stato che pretenda di definire il senso della vita dei cittadini attraverso l’istruzione pubblica è diventato una religione, la religione di Stato.

Le Culture di morte.
"Non sono pochi, nella cultura attuale, i sintomi di violenze perpetrate contro la vita e la dignità della persona, a cominciare dalla propria.  Tali sintomi sono noti oggi sotto la denominazione di " cultura di morte " e " cultura riduzionista ".

Psicologi e sociologi parlano di frequenti atteggiamenti e disaffezione alla vita o persino di sfida aperta alla morte, da parte di individui e di gruppi umani: atteggiamenti e pratiche che non solo sollevano un problema etico per la loro carica di trasgressività, ma interessano talvolta, per il loro potenziale lesivo, le stesse strutture giudiziarie e penali della società.


Le culture di morte trovano espressioni inquietanti :

- nella ricerca abnorme di situazioni limite a elevato rischio vita, senza apparente giustificazione razionale (eccessi di velocità, giochi pericolosi, "sport estremi" praticati solo per il gusto del brivido gratuito);
- nella assuefazione più o meno volontaria e autolesionista a sostanze tossiche per l'organismo (alcool, fumo, droga, abuso di medicinali); 
- nella ricerca diretta del suicidio, a ogni età e condizione sociale (da una ricerca I.s.p.e.s.: nel mondo, mille suicidi al giorno ,quattro milioni di tentativi non riusciti);
- nel fenomeno della denatalità, tipico delle società sviluppate occidentali; nelle pratiche, statisticamente in aumento, dell'aborto e deIl'eutanasia ;
- nei rigurgiti di intolleranza aggressiva e di violenza tribale ed etnica (insofferenza verso il diverso e l'immigrato, razzismo, pulizia etnica, naziskin ... )
-etc.


Si tratta di fenomeni diversissimi tra loro per natura, origine e entità.
Sono descritti e interpretati da specifiche scienze umane e sociali.
Dal punto di vista etico, rappresentano una "emergenza" innegabile e interpellano la coscienza: 
- perché dunque vale così poco la vita agli occhi di molti contemporanei? 
- Dove cercare le radici di tale disgusto per la vita? 
- Che cos'è che oggi può ridare senso al vivere quotidiano di molti giovani e adulti sfiduciati?
(*)



NOTE
(*) (testi di F.Pajer-RELIGIONE-SEI)


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