Corso di Religione

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Dossier Gender e IRC

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Introduzione http://www.bioeticanews.it/insegnanti-di-religione-e-identita-di-genere/   di Clara Di Mezza * pubblicato il 28 agosto 2016   © Riproduzione Riservata
(*) Dottore di Ricerca in Teologia Morale Ufficio Diocesano Scuola dell'Arcidiocesi di Torino
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Il Corso di aggiornamento per docenti di Religione Cattolica (IdR) sulla questione Gender, tenutosi nel mese di Marzo 2016 presso la Facoltà Teologica di Torino, in collaborazione con l’Ufficio Diocesano Scuola ed il Centro Cattolico di Bioetica, con il suo alto numero di iscritti (più di 100), ha ancora una volta confermato che la riflessione sull’identità di genere è più che mai al centro del dibattito pubblico odierno e che ancor più lo è proprio in quel luogo, ovvero la comunità cristiana, troppo spesso accusato di chiusura e ostilità dinanzi alle nuove sfide antropologiche.

Formazione e informazione sul tema del gender: comprendere in profondità la questione e ricevere gli strumenti di base per affrontare con competenza il dialogo Infatti, proprio gli IdR che lavorano nell’istituzione scolastica e che sovente operano attivamente nella Chiesa, hanno desiderato “formarsi” ed “informarsi” sul tema del gender, al fine di comprendere in profondità la questione e ricevere gli strumenti di base per affrontare serenamente e con competenza il dialogo, anche e soprattutto con coloro che difendono e promuovono l’identità di genere.

Oggi la questione del gender si pone come spinosa e proprio per questo necessita considerazione. Troppe sono le barricate difensive o le azioni di attacco, troppi i fraintendimenti, per cui di gender si può e si deve parlare. Chiaramente il Corso, nonostante i significativi contributi degli esperti intervenuti, non ha avuto la pretesa di esaurire la riflessione e la ricerca sulla questione. Il problema rimane quindi assolutamente aperto, meritevole di attenzione e di continuo studio, oltre che di confronto tra le diverse posizioni interpretative.

Alla luce di ciò, si è cercato il più possibile di offrire ai partecipanti una visione d’insieme sul gender, assumendo differenti piani di lettura ed approcci speculativi (socio-antropologico, biblico e magisteriale, scientifico, giuridico, didattico-pedagogico).

Gli articoli proposti all’interno di questo numero speciale della rivista, seppur in sintesi, sono i preziosi contributi – di rilievo sono anche le indicazioni bibliografiche – dei docenti relatori del Corso:

– Pier Davide GUENZI (Professore di Teologia Morale presso la Facoltà Teologica di Torino, di cui è anche Direttore del Biennio di Specializzazione in Teologia Morale con indirizzo Sociale), ci invita a pensare criticamente la questione gender portando l’attenzione sui vissuti personali e sull’identità soggettiva, auspicando un nuovo cammino di riflessione e di attuazione di percorsi di riconoscimento della comune umanità (che si esprime nella differenza), da parte della teologia e dell’antropologia cristiana.

– Clementina PERIS (Medico Chirurgo, Ginecologa, ha operato dal 1979 al 2010 presso l’Ospedale Sant’Anna di Torino), mette a confronto gender e biologia illustrando perché e come l’evoluzione nel tempo abbia condotto alla definizione della funzione riproduttiva attraverso il sesso e perché i sessi siano due e non di più. Inoltre, la dottoressa  Peris sottolinea il problema presente nella società postmoderna di omogeneizzare le differenze sessuali, realtà difficilmente conciliabile con la differenziazione posta in essere dall’evoluzione attraverso la riproduzione al fine di ottenere la migliore adeguatezza della specie umana. Infine, viene avviata una interessante riflessione sull’esposizione ormonale prenatale e del suo possibile condizionamento sul genere.

– Secondo FASSINO (Professore Ordinario di Psichiatria presso la Scuola di Medicina dell’Università degli Studi di Torino) nella sua relazione prende in esame l’omosessualità indicandone la natura, l’origine e le problematiche psico-sociali annesse, per poi passare ad esaminare la rielaborazione dell’orientamento sessuale alla luce di alcune attuali e significative ricerche scientifiche.

– Raffaele CATERINA (Professore Ordinario di Diritto Privato nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino), analizza sul piano giuridico il ddl Cirinnà nei suoi punti essenziali, approfondendo quindi il tema delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Inoltre, viene avviata una riflessione etica a partire dalla possibilità di accesso alla procreazione medicalmente assistita e all’adozione per le coppie omosessuali.

– Carlo Emanuele GALLO (Professore Ordinario di Diritto Amministrativo nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino), offre un prezioso contributo di lettura e interpretazione delle leggi sulla libertà di insegnamento, a partire dalla Costituzione Italiana e dal Testo Unico (1994) delle leggi sull’Istruzione. Emerge l’importanza di giungere ad un’interpretazione equilibrata di diritto e dovere al fine di attuare una corretta proposta educativa nelle scuole.

– Gianluca SEGRE (Professore di Storia e Filosofia presso il Liceo del Collegio «San Giuseppe» di Torino, Presidente dell’AEC – Associazione per le attività educative e culturali), dopo qualche spunto per la riflessione in campo educativo-didattico, ci invita all’approfondimento personale della questione offrendoci numerosi riferimenti bibliografici ed una interessante sitografia ragionata sul gender.

Obiettivi del Corso

Tutti i docenti intervenuti al Corso, seppur partendo da angolature diverse nel leggere e interpretare la questione gender, hanno evidenziato che l’essere umano non è certamente riducibile al solo dato biologico e che la preoccupazione (assolutamente legittima) di spiegare la pluralità di identità delle persone ha però talvolta portato ad interpretazioni fuorvianti sul genere. Il Corso, quindi, si è essenzialmente posto quattro obiettivi:

1) Superare possibili tensioni nel dibattito pubblico, cercando di costruire le basi per un confronto fruttuoso e rispettoso;

2) Riflettere sul rapporto tra natura e cultura nella costruzione della persona umana, cercando di rispondere a due domande chiave: a) Il corpo sessuato e l’identità sessuale riguardano la natura o la cultura? b) Siamo biologicamente determinati o culturalmente costruiti?

3) Evidenziare la profonda e costitutiva unità corporeo-psichica-spirituale della persona umana;

4) Sostenere il concetto di differenza sessuale articolando due tesi fondamentali: Il corpo umano è un corpo originariamente ed essenzialmente sessuato; Nella differenza sessuale uomo/donna siamo uguali in dignità e valore, ma differenti nel modo di vivere e interpretare la realtà.

L’identità sessuale tra le sfide antropologiche della postmodernità

La questione dell’identità sessuale va oggi a collocarsi tra tutte quelle nuove sfide antropologiche che connotano la postmodernità e che pongono al centro della riflessione il soggetto e la sua autonomia. L’uomo postmoderno, difatti, accentua alcune tendenze: il narcisismo soggettivo, che pospone il dovere al volere; l’individualizzazione radicale della sfera affettiva, per cui i propri sentimenti e le proprie emozioni non sono colte nel loro risvolto sociale; la ricerca di un libero dominio sulla vita data dal senso di onnipotenza incrementato dallo sviluppo esponenziale della scienza e della tecnica.

La riflessione sull’identità di genere necessita di una più ampia riflessione antropologica, la quale comprende il dato corporeo come luogo in cui si incarna l’esperienza soggettiva vissuta e come luogo insuperabile a partire dal quale articolare la possibilità di ordinare in una prospettiva di senso la storia biografica di ciascuno, permettendo così di comprendere la sessualità non quale elemento accidentale, bensì profondamente inerente alla questione dell’identità personale. La dualità dei sessi, iscritta nel corporeo, rappresenta l’elemento “originario” per una comprensione non solipsistica del soggetto umano, per cui in una dinamica di reciprocità viene suggerita l’irriducibilità dell’altro ad oggetto per sé, e mostra l’esigenza di significare la differenza come ambito di accoglienza e non di dominio di un sesso sull’altro.

Alla luce di ciò, occorre comprendere quali conseguenze possa avere la decostruzione della differenza maschile e femminile operata al fine di ovviare a forme di dominio sessuale, non semplicemente in rapporto alla coscienza che ciascun soggetto ha di sé, ma sulla intera società. La messa in forma a livello socio-politico e giuridico di quanto emerge nella teoria gender indurrebbe non semplicemente la neutralizzazione nell’indistinto della dualità dei sessi, bensì un percorso di de-simbolizzazione di quelle strutture elementari grazie alle quali l’essere umano ha dato forma alla cultura, a partire dalla percezione di sé, dal riconoscimento della propria corporeità, intesa come originario punto prospettico dal quale tracciare quelle relazioni significative che hanno consentito, sino ad ora, di dare ordine e senso al mondo.

Uno dei limiti evidenti della contemporanea teoria del gender è costituito dalla enfatizzazione del rispetto della singolarità e della posizione che ciascun individuo è chiamato a prendere nei confronti della percezione di sé in nome dell’autenticità soggettiva. Occorre un approccio critico nei confronti della troppo facile identificazione di tale singolarità rivendicata dal gender con l’idea che essa sia un’adeguata risposta creativa alle attuali problematiche dell’identità delle persone. Occorre rivolgere una ulteriore riflessione per verificare se e in che misura l’approccio del gender introduce un reale elemento di “novità”, capace cioè di prefigurare un possibile significato dimenticato o non ancora portato alla luce nella comprensione dell’humanum.

Al di là delle singole questioni e problemi, è da ascrivere agli studi sul genere il merito di aver sollecitato la riflessione, il confronto, la ricerca (anche scientifica, oltre che antropologica, etica e bioetica…). Inoltre gli studi hanno intrapreso un lavoro di sradicamento di numerosi pregiudizi (es. stereotipi sessuali…). Infine, la critica ad ogni analisi riduttiva ci pone di fronte alla responsabilità di un lavoro prudente e consapevole sulla nostra identità sessuale, la quale non può ridursi ad una cornice rigida, una verità assoluta, celandosi dietro a un conformismo acritico. Concludendo la nostra breve riflessione, possiamo dire che a partire dal dato della differenza (che è insieme naturale/biologico e culturale), si deve acquisire la capacità di darvi senso. L’identità sessuale si costruisce nella ricerca di armonia (tra nascita, percezione interiore e ruolo sociale…). Il fine ultimo è comprendere la radice del differire, è comprendere come possono relazionarsi i sessi.

Una nuova etica della differenza sessuale

Se vogliamo davvero sviluppare una nuova e vera etica della differenza sessuale, allora dobbiamo sottolineare l’importanza dell’“altro da me” nel quale e per il quale l’Io si comprende. Solo nella differenza dell’altro comprendo la mia identità. La differenza è il volto con cui l’altro mi viene incontro, volto finito ma inesauribile, segno del mio limite, della mia finitezza, ma anche della mia necessità di aprirmi a chi è altro da me, è differente da me, per potermi costituire e fondare ontologicamente. Io sono e mi conosco nella relazione con l’altro! Nell’incontro con la finitezza altrui mi apro al futuro e a nuovi orizzonti di vita. Che la trasmissione della vita provenga dal dono di una mancanza inscritta nella nostra corporeità sessuata, è il più grande insegnamento per l’esercizio della differenza, il quale richiede dialogo, rispetto, umiltà. Il dono della differenza risulta perciò il luogo proprio del convenire di uomini e donne che si sostengono per diventare persone compiute!


Bibliografia
Per una introduzione generale

FUMAGALLI A., La questione gender. Una sfida antropologica, Queriniana, Brescia 2015
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Per approfondire
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Femminismo e matrici culturali
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