Corso di Religione



Etica
Pluralismo e dialogo etico
         


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Il pluralismo etico E' possibile in una società democratica , laica e plurale , dire -in modo assoluto- che cosa è bene e che cosa è male? E chi lo può dire?

"La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo. E' una posizione ragionevole negare le pietre della strada; diventerà un dogma religioso riaffermarle.

E' una tesi razionale quella che ci vuole tutti immersi in un sogno; sarà una forma assennata di misticismo asserire che siamo tutti svegli. Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate.

Noi ci ritroveremo a difendere non solo le incredibili virtù e l'incredibile sensatezza della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile, questo immenso, impossibile universo che ci fissa in volto. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l'erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto".

(Gilbert Keith Chesterton, Eretici )
" Esiste nella società attuale una grande diversità di atteggiamenti nei confronti della verità delle cose cioè dei valori.

Questa diversità è una caratteristica distintiva di quasi tutte le società contemporanee


Ecco alcuni tratti del fenomeno, così come li rilevano oggi sociologi:

- sono sempre meno apprezzati certi valori tipici delle società tradizionali
, quali l'assiduità al lavoro, il sacrificio, il risparmio, come rinuncia a soddisfazioni immediate in favore di soddisfazioni a lungo termine (capacità di differire la soddisfazione), la gratuità, la perseveranza, il senso della patria, il rispetto della tradizione, étc.; 

- sono invece maggiormente ricercati altri valori, inerenti sopratutto alla sfera individuale, quali la libertà, la felicità, la tenerezza, la salute e la prestanza fisica, la tolleranza reciproca, la trasparenza, l'aspetto estetico, l'efficienza, il successo... ;

- primeggia la ricerca di soddisfare anzitutto i bisogni individuali o familiari o del piccolo gruppo, spostando in second'ordine le esigenze della collettività. Così la cultura della soggettività prevale sulla cultura del politico; la rivendicazione dei diritti personali precede, e a volte sopprime, la correlativa fedeltà al doveri pubblici;

- primeggia la ricerca del benessere attraverso i beni materiali, spinta spesso fino al consumismo, fa dimenticare la ricerca di quei beni immateriali (affettivi, culturali, spirituali), altrettanto necessari al benessere integrale della persona. La tendenza all'utilitarismo penalizza le relazioni umane, inaridisce i sentimenti, atrofizza la dimensione spirituale;

- si diffonde un atteggiamento relativista: la verità delle cose è relativa al soggetto che la definisce, la filosofia infatti, si sostiene, non è stata in grado di trovare verità universalmente riconosciute perciò il bene e il male non dipendono da princìpi assoluti, validi per tutti e per sempre, ma vengono definiti di volta in volta in base alle circostanze e alle esperienze;

- esiste un contesto ambientale che reagisce sempre meno allo stimolo delle norme etiche: non si interessa delle scelte degli individui e delle loro motivazioni,tutto è permesso purché sia rispettato un minimo di legalità esteriore.

L'anonimato dei rapporti sociali ricaccia nel privato le scelte dei singoli individui.

L' ambiente pubblico, in una società laica (in cui la religione non è più centrale ) e plurale ( tende a contenere una pluralità di culture), rimane indifferente ai motivi profondi per cui una persona sceglie di fare una cosa piuttosto che un'altra. "

Persone e società stabiliscono, nella spontaneità della vita pratica più che con argomenti razionali, una propria gerarchia dei valori. Di qui nasce il pluralismo etico: la coesistenza cioè, nella stessa società, di persone che esprimono giudizi e comportamenti diversi.

La società è liberale e democratica, tollera e legittima queste differenze. Se lo Stato stabilisce l'etica, i valori, esso diventa uno stato etico : si producono conflitti tra individui e tra fazioni  o si arriva all'imposizione di un unico modello di vita da parte del potere : è l'autoritarismo

Non è detto che la  gerarchia di valori dominante di fatto in una data società sia condivisa e vissuta dalla totalità dei singoli individui. Solitamente si hanno due gruppi minoritari estremi che "coesistono" al sistema vigente.

.. La coesistenza  nella stessa società democratica di persone che esprimono giudizi e comportamenti diversi, etiche diverse , comporta una vera e propria rivoluzione culturale . In Italia alcuni islamici chiedono allo stato di riconoscere la poligamia. Fra 10 anni saranno milioni a chiederla.
 
Uno stato laico deve  legalizzare tutte le possibili etiche? Quali conseguenze potrebbe avere tutto cio' ?

Lo Stato italiano è  laico, cioè non si proprone di stabilire quale etica devono seguire i cittadini ; si propone invece di garantire a tutti di poter comportarsi secondo la propria etica senza danneggiare gli altri e contribuendo al Bene Comune.

Ma proviamo a pensare cosa significherebbe modificare la Costituzione repubblicana introducendo un diritto famigliare che includa la poligamia .
Pensiamo ad una società dove  tutto  è legale, purchè non faccia danni a qualcuno. Si è legalizzata l'eutanasia, l'aborto, l'assunzione di droghe, la clonazione umana, la famiglia omosessuale, etc.

Fino a che punto uno stato democratico deve essere laico e fino a che punto deve dare indirizzi etici che tutelino un certo senso comune di "umanità" o i cittadini piu' deboli o passibili di danni a breve o lungo termine?

In questo caso, che è il caso  pratico  delle nostre società, a quale  modello etico  lo stato dovrebbe ispirarsi? A quello maggioritario nella popolazione o a quello che un Consiglio di esperti giudicherebbe eventualmente il migliore? Sono problemi enormi, sono problemi difficili, sono i nuovi problemi che le nostre società postmoderne e globalizzate devono affrontare" . ( Pajier, Religione, SEI)

Il dialogo etico " Le società postmoderne tendono a diventare caotiche perchè poste di fronte a questi nuovi problemi sono incapaci di produrre un senso unitario del vivere, un sistema di valori condivisibili da tutti.

Questa situazione spinge le popolazioni all'indifferenza verso il problema del senso della vita, una indifferenza verso  l'Etica in genere.


I cittadini del Villaggio globale tendono a creare ambienti omologati (gruppi di aggregazione, circoli, lobbies , etc) in cui poter essere riconosciuti ed in cui potersi riconoscere,in cui trovare cioè un senso unitario della vita.

Dal Pluralismo sociale differenziato ( > una pluralità di soggetti che cercano di costruire insieme un Bene Comune, un riconoscimento sociale, un nucleo di valori condivisi) si sta passando alla Pluralità indifferenziata (> la società deve aggregare diversi soggetti sociali mettendo sulle stesso piano le loro differenze etiche, i loro sistemi di valori).


Una società indifferenziata, in cui ognuno crede alla Verità che vuole, pensa ed agisce come gli pare,dove ognuno pensa agli affari suoi, diventa una Società indifferentista: una società in cui   "non esiste un problema di etica".

Ogni volta che una società pluralista deve trasformarsi rapidamente sul piano etico, dei valori, si manifestano reazioni anche violente di difesa delle varie Tradizioni. La società manifesta tutti i suoi fondamentalismi.

La nostra società  viene da una cultura fondamentalmente cattolica. E in un certo modo lo è ancora. Oggi emergono altre culture forti : quella laicista, quella islamica per esempio. "


( Pajer, Religione, SEI)

L'Italia, L' Europa, deve accettare un "impasto etico" che accontenti e scontenti tutti ?
Ha senso difendere una cultura a scapito di altre minoritarie nello stesso stato democratico?
Con quali prospettive ?


Fondamentalismo-tradizionalismo integralismo-integrismo 
I conflitti esplosi in questi ultimi anni in varie parti del mondo hanno portato alla ribalta il fondamentalismo, un fenomeno antico quanto  la società umana, ma oggi particolarmente incidente.

Esso ha sempre accompagnato il cammino della storia umana e ha anche inquinato le forme di religiosità, soprattutto nei periodi di radicali mutamenti culturali e sociali, perché utilizza necessari meccanismi di sviluppo della persona e di appartenenza alla propria comunità vitale.

Si potrebbe tracciare una storia delle culture e delle religioni secondo il tipo di fondamentalismo che le ha caratterizzate e al superamento delle sue dinamiche lungo i secoli. 

Ogni cultura ha avuto la presunzione di universalità e di assolutezza e ha quindi vissuto fasi di  fondamentalismo.

La ragione della assolutezza con cui una persona è portata a difendere la propria cultura e religione si collega a quei processi di identificazione personale che avviene nei gruppi e nelle società umane.


Poichè tutti crescono dentro ad una società e in una Tradizione culturale come in un secondo utero, è la cultura che caratterizza e modella fin dai primi istanti  i pensieri e le categorie mentali di una persona, definendone così l'identità.

Quando questa è messa in pericolo da sovvertimenti culturali, entrano in azione profondi meccanismi di difesa, tanto più energicamente quanto più veloci e radicali sono i cambiamenti in atto.I meccanismi di difesa implicano sempre dinamiche di aggressività e di emarginazione nei confronti dei diversi e acquistano particolare vigore quando i punti di riferimento sono formule, simboli, riti o libri sacri.

Anche le forme nuove di fondarnentalismo sono tutte legate ai processi di crescita delle persone e di appartenenza al proprio ambito vitale, in una situazione, come quella attuale, sconvolta da profondi rivolgimenti.

Se il fenomeno è molto antico, il nome invece è recente e oggi nel linguaggio comune  fondamentalismo indica un particolare modo di vivere l'appartenenza ad una cultura o/e una modalità aggressiva di incontrare i diversi.

I fondamentalisti assolutizzano le formule della propria cultura e le strutture della propria religione perchè le ritengono le uniche vere,universalmente valide  e per questo immutabili.

Oggi  il termine fondamentalismo ha generalmente acquistato  un senso peggiorativo, viene cioè utilizzato per designare non la propria posizione, bensì quella di altri, giudicati in modo negativo.(Quando è sorto,invece, negli Usa,nel 1800,il termine indicava una scelta dottrinale  e pratica considerata giusta e necessaria da parte di coloro che si gloriavano di richiamarsi ai  fondamenti della vita cristiana.)

Il termine  è utilizzato ampiamente anche dalla scienze sociali nel senso generico di  un particolare richiamo a fondamenti ineludibili e immutabili da parte di credenti di fronte a novità considerate non compatibili con la propria tradizione. 

Abitualmente il fondamentalismo implica la proclamazione della autorità di una tradizione culturale o sacra, ed è quindi una forma di 

- tradizionalismo che si caratterizza per la preoccupazione di non mutare nulla della cultura o della religione di cui è espressione ma di conservare tutti i dati trasmessi dalle generazioni passate ed è quindi è anche una forma di

integralismo che suppone di avere nella propria cultura tutti i principi necessari per risolvere i problemi umani, personali e sociali. In questo senso è  anche una forma di

- integrismo che esclude la possibilità di confronti o di dialoghi con le altri espressioni culturali e religiose.I fondamentalismi si caratterizzano oggi per il rifiuto della " modernita' ".


E' ormai comune uso di chiamare post-moderna la presente fase culturale. La formula indica il superamento dell'era iniziata con la fine del medioevo, ma suggerisce anche la persistenza di molte sue componenti nelle attuali tendenze.

La modernità è sorta quando il nuovo si è contrapposto all'antico come valore di riferimento e criterio di verità. L'età moderna è l'età del Nuovo in contrapposizione all'età della tradizione.

Precedentemente il passato rappresentava il criterio perché gli antichi erano più vicini agli dèi e alle origini perfette, per questo offrivano maggiori garanzie di verità e di bene. Tutta la cultura medioevale era fondata sulle auctoritates, cioè sulle affermazioni autorevoli degli antichi.

Che si trattasse di medicina, di astronomia, di fisica, di morale o di religione, il criterio e il punto di partenza di ogni riflessione erano sempre le autorevoli affermazioni degli antichi. Il medioevo è finito appunto quando il criterio si capovolse: l'esperimento divenne il luogo della verità, il nuovo sembrò corrispondere al migliore e il presente offrire riferimenti assoluti.

A questa convinzione si aggiunse l'esaltazione della ragione come fonte unica di conoscenza valida e del soggetto come ambito unico di certezze. Questa fase culturale sta spirando: il nuovo è apparso in alcuni casi catastrofico e regressivo; la ragione è riconosciuta insuffciente di fronte alla complessità del reale e il soggetto si è rivelato troppo ambiguo per poter costituire un punto di riferimento certo.


Oggi l'umanità è aduna svolta importante della cultura e si trova nella necessità di superare forme residue di assolutismo culturale per stabilire un nuovo ordine mondiale fondato sul dialogo e sul pluralismo.
       

Per questo il fondamentalismo appare maggiormente scandaloso, ma nei contempo è una reazione comprensibile e, per certi aspetti, necessario.La prima cosa è convincersi e diffondere la convinzione che i processi storici possono essere in qualche modo controllati.

Non procedono infatti per meccanismi deterministici, ma coinvolgono la libertà e la consapevolezza umane. Tutte le svolte storiche, cioè, avvengono «nello spirito», coinvolgono anche l'interiorità dell'Uomo. Se si prendono decisioni pubbliche e si redigono decreti, ma non cambiano gli atteggiamenti spirituali dell'uomo, non succede null a; anzi accade  il peggio perchè le  esigenze vengono avvertite e proclamate mentre resistono atteggiamenti di egoismo e di chiusura.


Il fondamentalismo  reagisce a insufficienze e a innegabili errori del passato, che devono essere riconosciuti .

La storia, tuttavia, non procede per semplici reazioni al passato, ma con le invenzioni delle forme nuove di vita.


Oggi sta avvenendo una svolta profonda nella civiltà umana, un radicale rimescolamento di culture e religioni.

Tutti i popoli sono chiamati a compiere esperienze di incontro inedito con culture e religioni diverse.Il fondamentalismo è semplicemente un sintomo, di queste esigenze , la reazione, disordinata e spesso caotica, a questi processi li rinnovamento. 


Sono oggi necessari nuovi atteggiamenti culturali e religiosi. 
- una nuova sensibilità pluralista, cosa che implica l'accettazione del pluralismo etico e del dialogo etico.
- una capacità di dialogo e una educazione al rigore critico, che sappia inglobare tutti gli ambiti della conoscenza umana non solo quella razionale. La capacità di dialogo implica capacità di comunicare la propria etica. "


( Pajer, Religione, SEI)


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