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Carità e Giustizia

Ef 3:17 Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così,
radicati e fondati nella carità
...
18 siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, 19 e
conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza,
perché siate
ricolmi di tutta la pienezza di Dio.

Il dono dello Spirito di Gesù è la Vita Divina che trasforma l'uomo naturale in cristiano , un uomo nuovo, libero dalle grinfie del maligno, forte nel combatterlo, capace di compiere il bene fino alla perfezione, come Gesù stesso, con una amore che è umano-divino. Lo Spirito di Gesù , che e' stato dato nei sacramenti della chiesa a cominciare dal battesimo-cresima-eucarestia , attraverso i cristiani si manifesta nella Storia come un Vangelo, una Novità che S.Paolo chiama con un termine nuovo : Carità.

La carita' e' attributo della natura divina. 
La carita' e' l'amore con cui Dio ama incondizionatamente.
La carità si e' rivelata pubblicamente nell'amore con cui Gesù ha amato il Padre e gli uomini.
La carità viene partecipata da Gesù ai cristiani comunicando la sua natura umanodivina risorta.
I cristiani sono potenzialmente capaci di vivere come Gesù, amando come uominidèi con carità.

La " legge naturale di vita" dei cristiani è la carità.

Cat. Univ. Chiesa Catt.   (CUCC)
-1972
La Legge divina nuova è chiamata una legge d'amore,

- perché fa agire in virtù dell'amore che lo Spirito Santo infonde,
più che sotto la spinta del timore;

- una legge di grazia, perché, per mezzo della fede e dei sacramenti, conferisce la forza della grazia
per agire;

- una legge di libertà , [Cf Gc 1,25; Gc 2,12 ] perché ci libera dalle osservanze rituali e giuridiche della Legge antica,  ci porta ad agire spontaneamente sotto l'impulso della carità.

L'esperienza cristiana è esperienza di libertà :
- azione libera rispetto alle suggestioni del male
,
- perchè azione orientata a Gesù e mossa dalla carità verso di Lui e verso il prossimo.
E' la nuova relazione con Dio per mezzo di Gesù che "tiene" il cristiano nel milieu divino della carità:

...ed infine

- ci fa passare dalla condizione del servo "che non sa quello che fa il suo padrone" a quella di amico di Cristo "perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi" ( Gv 15,15 ),  o ancora alla condizione di figlio erede (adottivo) di Dio. 

Il comando antico era "ama". Il comando nuovo è  letteralmente lo stesso di quello antico ma è nuovo perchè rivolto ad un uomo nuovo , l'uomodio in formazione.

Qui è la novita': l'uomo antico poteva amare solo con la sua natura umana, il cristiano puo' amare con la sua natura umano-divina, con carità, come Gesù. Gesù  ama puntando alla felicità eterna dell'altro. Nuovo Adamo, Egli a ma di un Amore Nuovo : rivela la Carità.

Carità, giustizia e poveri.

Nel cristiano, ove dimora lo Spirito di Gesù, questo Spirito ... porta ad agire spontaneamente sotto l'impulso della carità. Spontaneamente non significa qui automaticamente : il rapporto tra il libero arbitrio dell'uomo naturale, che rimane tale, e lo Spirito di Gesù è un rapporto di alleanza . L'uomo può aderire a questa alleanza o romperla :

- se i cristiani aderiscono totalmente a questa alleanza , nel loro agire si manifesta spontaneamente la carità.
- se la loro adesione è parziale, la carità in loro stenterà a manifestarsi.
- se rompono l'alleanza significa che hanni fatto alleanza con il maligno e la carità in loro non può manifestarsi.

Nella storia del cristianesimo si possono osservare nei cristiani tutte e tre le condizioni : ci sono stati e ci sono i santi ed i beati, i bravi cristiani, i cristiani mediocri ed i cristiani traditori dell'alleanza.

Bisogna però vedere con chiarezza la portata della rivoluzione della carità : se tutti diventassero cristiani e fossero fedeli all'alleanza in Gesù, l'umanità agirebbe spontaneamente con carità con un miglioramento della vita planetaria inimmaginabile!

Nel linguaggio corrente la parola "carità" è deprezzata e in disuso.
In espressioni come  "fare la carità""opere di carità",  si è ridotta a sinonimo di elemosina o di beneficenza. E imparentata con i buoni sentimenti, un po' zuccherosi e ipocriti. Si scambia per pietà, condiscendenza, paternalismo.

La sua pratica non è esente - così molti pensano - da secondi fini più o meno dissimulati: se fai la carità è segno che vuoi scaricarti la coscienza di qualche malefatta; o perché nel subconscio ti credi superiore al povero; o perché speri che il povero una volta beneficiato non si ribelli minacciando le tue ricchezze...

Non era così nel passato, quando il povero era considerato la 'creatura preferita da Dio" e soccorrere il debole o ospitare lo straniero era un dovere sacro e nobile, come testimoniano le classiche opere di misericordia praticate in tutto il medioevo.

Dall'inizio dell'età moderna la povertà perde il carattere di sacralità, perché il povero, col suo vagabondaggio e la sua improduttività, disturba l'ordine sociale. La rivoluzione industriale, poi, finisce per sacralizzare il lavoro, la proprietà, il profitto. In una società basata sul ciclo produzione-consumo-reddito, un certo margine di povertà «può anche essere fisiologicamente sopportabile» (così sosteneva Luigi Einaudi, economista), ma la miseria diventa intollerabile: perché è un tacito ma scomodo rimprovero per la società benestante, soprattutto i più ricchi e forti che guidano la corsa al profitto.

F.Pajer-Religione-SEI
CUCC

360 Grazie alla comune origine il genere umano forma una unità.  Dio infatti "creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini" ( At 17,26 ): [Cf Tb 8,6 ] . La fratellanza umana è il fondamento della solidarietà umana (solido=unità inscindibile) in quanto tutti derivano da una unico uomo originario e tutti hanno il diritto di realizzare in pienezza la loro umanità attraverso le infinite culture umane possibili.

La fratellanza umana in Dio, nella comune immagine del Verbo, riscattata e resa viva dalla salvezza donata in Gesù, è il fondamento della carità ..

La fratellanza umana è il fondamento della solidarietà umana

..in quanto tutti ereditano da Adamo l'immagine di Dio e tutti hanno il diritto di realizzarla nella loro vita in tutta la sua pienezza, per grazia dell'opera di Gesù , di redenzione e santificazione e della sua Chiesa.

1699 La vita nello Spirito Santo è gratuitamente concessa come una Salvezza. Essa realizza la vocazione dell'uomo.
Il fine ultimo dell'uomo creato ad immagine di Dio, il fondamento dell'etica : è la beatitudine
e
( nello stesso tempo è ) le vie per giungervi, cioè la via della carità.

Non si deve dare per carità quello che è dovuto per giustizia.
F.Pajer-Religione-SEI

Da sempre il cristianesimo si è messo al servizio delle persone bisognose. Sono cambiate nel tempo le categorie di poveri, ma l'azione caritativa è rimasta una costante della storia del popolo cristiano.

Nella storia della Chiesa possiamo cosi ricordare che:

- le prime comunità, fedeli al comando evangelico, si danno, come compito, di « soccorrere gli orfani e le vedove », figure tipiche di poveri di quella società;

- i monaci medioevali danno ospitalità a pellegrini e profughi nei loro ospizi;

- le confraternite laicali realizzano ospedali e monti di pietà per assistere i più indigenti;

- le congregazioni insegnanti, all'inizio dell'era moderna, creano scuole popolari per lottare contro l'analfabetismo delle masse;

- una serie di organizzazioni caritative viene in aiuto, nell'Ottocento, dei nuovi poveri del tempo: i proletari e le loro famiglie;nel nostro secolo il problema della povertà e della miseria diventa planetario.

I cristiani, insieme ad altri credenti o anche a non credenti' sono in prima fila, in ogni continente, per alleviare sofferenze e assicurare condizioni minime di sopravvivenza a milioni di esseri umani. Per compensare le ingiustizie del nuovo modello economico, si cerca di darsi una buona coscienza soccorrendo con opere di carità le vittime del sistema ingiusto, gli scarti della società del benessere, persone considerate inutili e inutilizzabili. Come dire: «Lo sappiamo che il sistema è ingiusto, ma non ci possiamo far niente per cambiarlo. E' inevitabile che ci siano degli sfortunati e degli esclusi, ma in loro soccorso provvederemo con la nostra carità ».  Una carità ammantata di solidarietà, ma che di fatto è cinico utilitarismo, o tutt'al più assistenzialismo "riparatorio".

Questo comportamento non è obiettivamente, generalizzabile. Se c'è stata una carità opportunista e ipocrita,  c'è stato anche un amore autentico ai poveri, e talora portato fino all'eroismo. E tuttavia non è senza fondamento storico che un certo pregiudizio sfavorevole è rimasto attaccato fino ad oggi all'idea di "carità", confusa con la "buona azione". E per questo che da almeno trent'anni a questa parte, in particolare dalla Mater et magistra (1963) di papa Giovanni XXIII fino a tutto il magistero più recente, si parla, anche per i cristiani, del  dovere della giustizia sociale come condizione prima per esercitare una corretta carità.

Mater et magistra
"  Anche sul piano dei rapporti internazionali il tema dell'aiuto ai Paesi poveri (o, meglio, della cooperazione internazionale) ha cambiato termini e strategie: dalla distinzione ottocentesca tra potenze coloniali e colonie, dalla successiva distinzione socialista tra "nazioni ricche" e "nazioni proletarie", e dalla più recente contrapposizione tra "Paesi sviluppati" e "Paesi sottosviluppati", si è passati oggi a preferire la polarità geografico-economica Nord-Sud del mondo, oppure si parla di terzo o quarto mondo, alla deriva rispetto al primo mondo, quello del benessere. Giustamente, l'aiuto verso i Paesi o i continenti bisognosi non è più inteso come benevola concessione colonialistica del ricco verso il povero, ma come sostanziale problema di giustizia, di politica di equa ridistribuzione delle risorse, di rispetto dei diritti fondamentali dei popoli.

Se nel Sud del mondo il primo male da combattere è ancora l'indigenza economica (o povertà materiale), nelle aree sviluppate dell'Occidente sono emerse "nuove povertà" (o povertà immateriali), determinate da una privazione di beni essenziali per una vi ta umanamente dignitosa. La persona umana infatti può venire penalizzata in vari modi:c'è chi è povero di verità, dì affetto, di fiducia in se stesso, di spe ranza nell'avvenire; chi è povero di risorse intellettuali e di competenza; chi è povero perché escluso per ragioni di età, di lingua, di nazionalità... "

Alcune tra le forme nuove di povertà sono, per esempio:
- non potersi realizzare nel lavoro: sia perché una persona si trova sbarrato l'ingresso nel mondo del lavoro (è il caso di molti giovani, anche diplomati, o di donne o di immigrati), sia perché certe categorie di lavoratori sono più esposte alla riduzione dell'attività o al licenziamento.

Queste situazioni, oltre che costituire un oggettivo fattore di precarietà economica, generano un penoso stato di insicurezza per sé e per la famiglia, sfiducia nell'organizzazione sociale del lavoro, frustazione per il mancato investimento delle proprie risorse, sensazione di inutilità sociale (anticamera del parassitismo sociale);

- mancanza di rapporti comunicativi nel proprio ambiente: per effetto di processi sociali come l'urbanizzazione, le migrazioni, la standardizzazione degli orari di lavoro e di tempo libero, l'invadenza dei mass media, i rapporti sociali sono sempre più caratterizzati dalla convenzionalità e dall'anonimato. Non solo al supermercato o nei mezzi pubblici o nei condomini, ma persino tra le mura domestiche e nelle aule scolastiche è difficile e raro trovare occasioni di dialogo, al di là dei soliti convenevoli. Il tessuto sociale si inaridisce. Le persone si impermeabilizzano e diventano incapaci di scambio e di dialogo, pur sentendone la necessità;

- discriminazione sociale a causa di un handicap: gli svantaggiati fisici o mentali non si sentono a casa loro in una società che mette al primo posto la cultura della prestanza fisica, della competenza, dell'efficienza, del profitto. Anche se il rispetto dell'handicappato (o  diversamente abile) ha fatto passi enormi negli ultimi decenni dal punto di vista medico-assistenziale, non altrettanto è progredita l'effettiva integrazione dell'handicappato negli spazi comuni della scuola, del lavoro, del tempo libero;

- esclusione sociale o sensazione di inutilità a causa dell'età: è il caso degli anziani che, non potendo più partecipare al processo produttivo, si ritrovano crudamente penalizzati: allontanati dalla vita attiva dei figli e confinati spesso a vivere gli ultimi anni o in solitudine o solo tra coetanei. Sono ricchi di esperienza, che sarebbero disposti a condividere coi giovani, ma essa non costituisce più un valore importante né più tanto richiesto in una cultura tutta imperniata sul cambiamento e non sulla tradizione. L'anziano era il primo e il più ascoltato nelle società patriarcali: è diventato l'ultimo e il meno interpellato nelle società tecnologizzate;

- disagi affettivi e psicologici conseguenti al dissesto del gruppo familiare: la famiglia, istituzione primaria di forte riferimento dell'uomo occidentale, è oggi assoggettata a processi di disgregazione, i cui effetti dirompenti ricadono anzitutto sui figli minorenni, privati dall'indispensabile apporto educativo e spesso anche materiale dei genitori, ma ricadono non meno sugli adulti, alterandone talvolta equilibri psichici, disponibilità sociale, carriera professionale;

- incapacità di assumere la propria vita e fuga nella droga: giovani (e non più giovani) che si presentano dimissionari di fronte alla vita, persone che preferiscono l'autodistruzione perché non trovano né ragionevole né sopportabile, o troppo difficile, la sfida della vita. Sono dei vinti in partenza, i più poveri trai poveri, perché derubati persino di una ragione per vivere; 

- appartenere a un'altra cultura, emigrare in un Paese straniero, non possederne la lingua, non godere degli stessi diritti civili: è la condizione di precarietà e di marginalità sociale di masse crescenti di migranti extra-comunitari che, se oggi non vanno più in contro a una morte per fame, non trovano però risposta al bisogno di appartenenza sociale e di sicurezza civile, al bisogno di essere riconosciuti nella propria identità personale ed etnica, al bisogno di vedersi stimati in quanto persone.

Ogni povertà, vecchia o nuova, non è certo frutto della fatalità: ha delle cause precise e individuabili. Le cause possono essere molteplici e di varia natura. Chi lotta contro la povertà deve sa. per lottare per rimuovere queste cause: con strumenti legislativi più idonei, con investimenti economici meglio mirati, con pressioni sociali sulla politica e con decisioni politiche conseguenti.
Tutto questo contribuisce a creare una società più giusta, ma non è sufficiente. L'uomo può uscire dalla povertà materiale, ma può rimanere povero sotto tanti altri aspetti. 
"

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