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Cristiani ed ecologia 4

Possibilità dell’impegno ambientale della Chiesa in ambito culturale -scolastico
22 ottobre 1998-appendice a Assumersi la responsabilità della Creazione , 1985.

(241) Il punto di partenza di tutte le fatiche rivolte ad una educazione cristiana sull’ambiente è l’ammissione che un controllo degli odierni problemi ambientali richiede un radicale nuovo orientamento nel rapporto con la natura, così come richiede un atteggiamento fondamentale di disponibilità ad assumersi le proprie responsabilità sul piano personale. L’agire per il futuro della creazione comprende più delle sole disposizioni tecniche, economiche o amministrative. L’inversione di marcia della politica, dal “restauro dell’ambiente”, che è ampiamente soltanto reattivo, verso invece una cura stabile dell’ambiente, presuppone un ampio consenso sociale, sorretto da un profondo cambiamento di coscienza.

Protezione e cura dell’ambiente possono avere successo solo se il maggior numero possibile di cittadini dispone di sufficienti informazioni sull’ambiente, se questi riescono a formarsi dei punti di vista in merito ai rapporti e le connessioni che caratterizzano l’ecologia, per sapere quali sono le condizioni di sfondo e le possibili soluzioni, se ancora essi sviluppano un atteggiamento di base che sia consapevole dell’ambiente e se sono disposti a collaborare attivamente alla preservazione della creazione. Per portare avanti questo processo di formazione di una coscienza e di una attiva disponibilità ad assumersi le giuste responsabilità rappresenta una sfida pedagogica di primo grado.

(242) Anche le chiese cristiane non possono e non vogliono sottrarsi a questo compito e vedono proprio nella sfera pedagogica un punto nodale del loro contributo alla necessaria correzione di rotta nel modo di rapportarsi della società alla natura. La fede cristiana esige la conversione verso un modo di vita ed un modo economico che utilizzino la natura non solo per scopi a breve termine, bensì che la proteggano e la considerino anche per se stessa in quanto creazione di Dio. Questa conversione non è solo una questione di conoscenza in materia di ecologia, bensì soprattutto anche di disponibilità ad impegnarsi a partire dalla propria esistenza per il futuro della creazione e per delle adeguate possibilità di benessere delle generazioni future.

Essa ha una profonda dimensione religiosa e oggi è una forma esistenziale della testimonianza della giustizia e dell’amore di Dio, che sta dalla parte della vita e che pretende dall’uomo, e lo incoraggia, ad adoperarsi attivamente contro le distruzioni. Educazione e formazione ambientali sono perciò un importante campo d’azione della chiesa. Grazie alla loro presenza in molti ambiti della formazione culturale e dell’educazione, la chiesa ha delle possibilità che essa dovrebbe sfruttare anche tenendo conto dei cambiamenti di coscienza e di comportamento necessari sul piano ambientale.

(243) Quanto detto non ha per niente a che fare solo con speciali problematiche relative alla protezione della natura, bensì anche con questioni concernenti l’assicurazione del futuro, e, ancora, della giustizia tra nazioni industrializzate e paesi in via di sviluppo, dunque questioni che compenetrano pressappoco tutti gli ambiti della vita individuale e sociale. Il conseguente inserimento della questione ecologica nei rapporti sociali, culturali ed etici è l’impulso più importante del concetto di sviluppo sostenibile. Il rapporto ricco di tensioni tra natura e sviluppo civilizzatore è uno dei problemi centrali del nostro tempo.

Perciò la cultura e l’educazione ad uno sviluppo sostenibile, così come esse sono rivendicate dall’Agenda 21 (capitolo 36) e vengono perseguite dal governo federale (cf. Prima relazione sulla cultura ambientale, stampato del Bundestag 13/8878), sono oggi un elemento fondamentale di un’educazione all’altezza dei tempi, non da ultimo anche di un’educazione cristiana, ad una contemporaneità capace di assumersi delle responsabilità. Esse devono quindi avere come finalità quella di trasmettere delle fondamentali nozioni di conoscenza sull’ecologia nei suoi molteplici rapporti e, facendo questo, al contempo di agevolare l’insorgere di un’etica della responsabilità per la creazione e della solidarietà con tutti gli uomini.

Finalità educative fondamentali della cultura ambientale

(244) Davanti al panorama costituito da questi compiti si rivelano tre fondamentali finalità educative della cultura ambientale, che si possono suddividere secondo la ripartizione classica di vedere, giudicare, agire:

Sensibilizzazione verso la percezione della natura nel suo valore precipuo e verso le distruzioni e delle minacce dei suoi sistemi vitali

(245) La percezione sensibile dei fatti riguardanti l’ambiente è spesso il primo passo per riflettere sui propri atteggiamenti, sui propri valori e comportamenti. Proprio in un mondo altamente tecnicizzato e urbanizzato è compito dell’educazione e della cultura favorire la percezione della natura nella sua bellezza e molteplicità. Questo approccio estetico-sensibile con la natura è il presupposto per imparare ad amarla e per costruire un solido atteggiamento per relazionarsi in modo responsabile con la creazione.

L’educazione ambientale di matrice ecclesiastica può inoltre condurre ad una intensificazione religioso-contemplativa del rapporto con la natura in quanto creazione e dono di Dio. Ciò rappresenta la base per un rapporto con la natura che comprenda anche gli orientamenti sensibili, un rapporto nel quale l’uomo non si lascia condurre dalle possibilità di disporre sulla natura, ma anzi dal fatto di essere lui stesso parte della natura e di poter trovare, per questo, in un approfondito rapporto culturale, estetico e religioso con la natura, molto delle radici della sua stessa esistenza.

(246) A questo proposito è da chiarire in maniera differenziata il rapporto tra visione religioso-spirituale e scientifico-naturale della natura, parimenti quello tra una considerazione della natura nel suo valore precipuo e le diverse forme della sua trasformazione sul piano culturale, così come le esigenze e i limiti del suo sfruttamento economico. A proposito dell’educazione ambientale va detto che non si dovrebbe trattare solo di far nascere un coinvolgimento emotivo e morale, bensì, primariamente, si favorire una percezione critica del rapporto sociale con la natura.

Scopo educativo è, a questo riguardo, una proporzionata stima dei pericoli e delle lente e subdole distruzioni dei sistemi ecologici funzionali, e anche il collegamento di questi con l’agire e il comportamento degli uomini in tutti i loro ambiti vitali, senza rimuovere o minimizzare i problemi, ma anche senza cadere nella paralisi della rassegnazione oppure dell’atteggiamento controproducente di accusa del fondamentalismo ecologico.

Mediazione di una comprensione di fondo dei nessi problematici dell’ecologia e delle loro cause socio-economiche e culturali

(247) Una comprensione della problematica ecologica non è possibile senza la stretta interconnessione delle questioni relative alla tutela ambientale, allo sviluppo economico e alla giustizia sociale a livello internazionale. Esattamente questa interconnessione è il contenuto chiave del modello dello sviluppo durevole e giusto in termini ambientali, ovvero dello sviluppo sostenibile (sustainable development), modello divenuto vincolante a livello internazionale in occasione della conferenza del 1992 dell’UNCED, tenutasi a Rio de Janeiro. Il concetto, già ampiamente introdotto nei capitoli precedenti (cf, capitolo II.3) rende chiaro il rapporto costitutivo di alcune problematiche ecologiche con simili valori-guida sociali, ed offre, a tal riguardo, molteplici punti d’aggancio per un approfondimento per mezzo delle fondamentali opzioni etiche, pedagogiche e sociali della fede cristiana.

(248) Il modello dello sviluppo sostenibile, che supera le rappresentazioni lineari del progresso, ha profonde conseguenze per la ridefinizione dei valori sociali portanti e delle finalità di sviluppo. Definire più precisamente questi ultimi non è una semplice questione di organizzazione, ma richiede per prima cosa dei processi di orientamento e di apprendimento di ampio respiro. L’Agenda 21, stabilita a Rio de Janeiro, richiede perciò espressamente una nuova impostazione della cultura sulla base del concetto della sostenibilità e, nella discussione circa la realizzazione dei suoi contenuti, indica alla cultura ambientalista un’importante ed estesa definizione di compiti.

Per aver ragione di questa sfida, la cultura orientata verso il modello della sostenibilità deve specialmente promuovere la capacità di pensare per relazioni e di tenere in considerazione i molteplici influssi reciproci tra il campo d’azione scientifico, quello tecnico e quello socio-culturale. In questa maniera essa può diventare punto di partenza per una nuova accurata riflessione sui problemi basilari relativi all’orientamento etico nella società moderna, alle possibilità e ai limiti della tecnica, come anche alla posizione dell’uomo nella natura.

Promozione di competenze chiave per evitare e risolvere i problemi ambientali nei rispettivi singoli campi d’azione

(249) Quanto detto sopra non ha a che vedere solo con una questione di conoscenza, bensì anche di competenza nell’azione. Per rafforzare quest’ultima in modo mirato, è necessario collegare i processi cognitivi di apprendimento con delle esperienze individuali e con delle azioni pratiche di tutela dell’ambiente e di impegno per i paesi invia di sviluppo. Spesso, cioè, non manca tanto l’informazione, quanto piuttosto mancano le iniziative per superare la discrepanza tra sapere e agire. In questo senso, può essere di aiuto sul piano didattico confrontare i punti di vista, le paure e gli appelli di rinuncia generali con le singole esigenze, cui di volta in volta si pensa, e con l’imbarazzo nelle abitudini quotidiane.

Ciò può significare anche prendere seriamente i differenti interessi di chi prende parte alla tutela dell’ambiente, elaborare i conflitti, cogliere quali sono le strutture problematiche e lavorare insieme a degli stabili compromessi. La sensibilizzazione verso la definizione dei compiti della preservazione della creazione deve condurre al punto in cui l’operare ambientalista diventi per ogni individuo una parte del sentimento del proprio valore.

(250) Un’importante scopo didattico, nel caso della trasmissione delle possibilità d’azione in campo ecologico, è quello di non lasciarsi bloccare dalla conoscenza delle relazioni complesse, bensì di definire dei chiari campi d’azione per il proprio impegno personale. È perciò necessaria non solo la capacità di mettere in discussione i modelli consumistici dal punto di vista teorico, ma anzi quella di sviluppare degli atteggiamenti comportamentali finalizzati al risparmio delle risorse, è dunque necessario lo studio e il sostegno collettivo.

In questo quadro sono da inserire anche l’incoraggiamento a partecipare ai processi politici decisionali e all’incoraggiante superamento dei conflitti nelle molte situazioni di dilemmi a livello personale, professionale e sociale, che derivino per ogni singolo individuo dalla tensione tra ecologia ed economia. Per la competenza ecologica all’azione nella società moderna è decisiva collegare uno sguardo critico sui rapporti ecologici, sociali ed economici, con delle conoscenze fondate in ambito tecnico, scientifico o socio-culturale e con un atteggiamento personale disponibile ad impegnarsi nell’assumersi le proprie responsabilità.

Luoghi didattici dell’educazione ambientale cristiana

(251) L’educazione ambientale dovrebbe trasmettere una conoscenza ecologica di base, orientativa e operativa, che corrisponda all’età e alla capacità di apprendimento di volta in volta implicata. Di conseguenza i diversi luoghi didattici dell’educazione ambientale cristiana nella famiglia, negli asili, nella scuola, nell’ambito del lavoro giovanile, della formazione degli adulti, dei media e delle parrocchie sono caratterizzati ogni volta dalla determinazione di specifici compiti.

(252) Dei comportamenti rilevanti per l’ambiente vengono trasmessi e forgiati sin da quando si è piccoli. Perciò l’educazione in favore dell’ambiente comincia nella famiglia; decisivo in questo senso è soprattutto il comportamento esemplare dei genitori. Il loro agire responsabile, caratterizzato dal rispetto verso la creazione è l’esempio migliore e più efficace per i bambini. A loro volta, anche gli interrogativi dei bambini riguardo al rapporto di volta in volta instaurato dai genitori con la natura rappresentano una importante sfida per gli adulti. Dei comportamenti fondamentali nell’impostazione della vita familiare quotidiana, come un’alimentazione ecologica, la riduzione nella produzione di rifiuti, una modifica in senso ecologico delle modalità di spostamento, oppure l’acquisizione di maggior confidenza con la natura negli immediati dintorni, sono una base assolutamente decisiva di ogni ulteriore educazione all’ambiente. Per un sostegno e un approfondimento religioso dell’educazione ambientale in famiglia, delle componenti orientate all’ecologia nella vita delle parrocchie possono rivelarsi molto utili (cf. in proposito capitolo III,2.2).

(253) L’educazione ambientale negli asili accompagna e sostiene l’educazione in genere e dà impulsi e stimoli per la famiglia. I bambini vivono nella comunità dell’asilo spesso dei modi affatto differenti di rapportarsi alla natura; ciò può attivare un importante processo d’apprendimento, che non è possibile allo stesso modo nella famiglia. È importante mettere a disposizione dei bambini già da molto presto dei campi d’esperienza per il contatto con gli animali e le piante, affinché essi possano prendere confidenza con essi ed imparare ad amarli e a curarsi di loro in maniera responsabile.

Delle esperienze positive con a natura sono più importanti ed efficaci dei rimproveri dal punto di vista morale. Una pedagogia dell’esperienza che si fissi sugli elementi fondamentali della natura – acqua, terra, aria e fuoco – offre molteplici possibilità di un’educazione ambientale adeguata alle esigenze dei bambini. Per favorire i processi d’apprendimento infantile nel rapporto con la natura in modo mirato, si devono sviluppare ulteriormente i materiali pedagogici utili a questo scopo e anche le offerte di formazione continua del personale degli asili. Si dovrebbe dare più considerazione di quanta sia stata data finora alla impostazione secondo criteri ecologici degli spazi aperti negli asili, ad esempio favorendo l’attecchimento di piante locali o anche creando lo spazio per dei giochi adatti al bambino immersi nella natura. In questo processo di progettazione dovrebbero essere più coinvolti con maggior forza dai titolari degli asili il personale ivi operante, i genitori e – in forma adeguata – anche gli stessi bambini.

(254) La conferenza dei ministri di culto ha stabilito nel 1980 come scopo vincolante dell’educazione all’ambiente nelle scuole quanto segue: “Produrre coscienza per le problematiche ambientali, favorire la disponibilità ad instaurare un rapporto responsabile con l’ambiente ed educare ad un comportamento ecologico che rimanga vivo anche al di fuori della scuola (KMK, Ambiente e insegnamento, risoluzione del 17.10.1980). Nel frattempo questo ampio programma di educazione ambientale nei piano didattici delle scuole ha già trovato molte adesioni – in pratica, però, deve essere realizzato in modo ancor più intensivo. In base a questo programma, l’educazione ambientale richiede nuove iniziative didattiche, sia nella collaborazione tra diverse discipline su argomenti tra loro connessi, sia nel collegare la trasmissione del sapere con la capacità di giudizio e d’azione.

L’educazione ambientale si deve dunque impostare come un principio che compenetri le diverse discipline, che crei coscienza ed orienti all’esperienza e all’azione. Tutto ciò include la necessità che ogni singola disciplina d’insegnamento apporti, nell’ambito delle sue possibilità, il suo contributo alla realizzazione di questa finalità. Per favorire i processi ecologici di apprendimento sono necessari anche dei provvedimenti organizzatori di supporto, che potrebbero essere: l’esonero o alleggerimento di alcune ore per poterle dedicare a delle innovative iniziative scolastiche sull’ambiente, la nomina di responsabili scolastici per l’ambiente e di esperti consulenti ambientali, come anche la formazione continua degli insegnanti in materia ambientale.

(255) Destare il rispetto timoroso dinnanzi alla creazione è specialmente un compito dell’insegnamento della religione.Naturalmente la cooperazione con insegnanti di altre discipline, di cui si è parlato sopra, non va persa d’occhio, affinché gli alunni possano riconoscere il nesso complessivo che collega la responsabilità verso la creazione, la conoscenza sull’ambiente e la tutela della natura in pratica. Nell’insegnamento della religione si possono dare, sulla base della dottrina cristiana della creazione, degli impulsi fondamentali per un rapporto responsabile dell’uomo don la natura. In questo contesto non devono essere risparmiate nemmeno delle richieste critiche nei confronti della storia del rapporto con la natura dei cristiani.

Proprio perché all’interno del movimento ambientalista le motivazioni religiose tra loro più diverse svolgono un ruolo considerevole, un confronto aperto con il rapporto nei confronti della natura che caratterizza altre religioni si rivela altrettanto importante (cf. in merito capitolo III.1.1). Si deve chiarire che il riconoscimento religioso della vita come dono di Dio può essere un sostegno notevole al cambiamento delle coscienze e dei valori necessario allo scopo perseguito. È qui che si trova il luogo per l’approfondimento religioso nella costituzione di una coscienza etico-ambientale e degli impulsi pedagogici, che permettano di imparare ad acquisire la libertà interiore dalle abitudini sociali e dalle costrizioni del consumismo. Nella impostazione contenutistica dei testi di religione, ma anche nella formazione e nell’aggiornamento degli insegnanti di religione, si deve essere questa esigenza, in futuro in modo ancor più forte.

(256) Nel lavoro giovanile la tematica “ambiente” occupa un’alta importanza. I giovani vivono i problemi ambientali in modo spesso molto personale ed opprimente dal punto di vista esistenziale, soprattutto in relazione al loro futuro. Molti rimangono molto turbato e con azioni e discussioni richiamano l’attenzione sulla loro visione dei problemi ambientali (cf. capitolo III.2). Hanno il diritto di essere presi sul serio dagli adulti nelle loro esigenze e profonde richieste, poiché la difesa dell’ambiente è essenzialmente anche un problema di giustizia nei confronti delle possibilità di vita e di benessere delle generazioni a venire. Per i giovani è decisivo se vivono nella parrocchia che queste richieste vengano accolte apertamente e come una parte costitutiva della vita parrocchiale unita dal punto di vista esistenziale con le questioni della fede (cf. in merito capitolo III,1.2).

(257) Anche nell’educazione degli adulti i problemi dell’ambiente vengono tematizzati nel contesto dei incontri e conferenze. In queste occasioni si presentano molte possibilità di collegare i fondamenti della responsabilità cristiana verso la creazione con le attuali questioni politiche ed economiche. In questo caso il modello dello sviluppo sostenibile, durevole e giusto sul piano ambientale, è adatto a far da ponte per rapportare le basilari opzioni della responsabilità cristiana per la creazione alle problematiche discusse nella società. Nella discussione dei problemi in attesa di concreta soluzione, la formazione ecclesiastica degli adulti può contribuire ad un chiarimento, specialmente in considerazione dei conflitti di interessi e di valori che emergono in proposito. In quest’occasione si presenta l’opportunità di riallacciarsi ai testi della chiesa già esistenti a proposito della responsabilità verso la creazione (cf. in proposito il capitolo I.3).

(258) La formazione degli adulti non dovrebbe limitarsi alla sola trasmissione di sapere, bensì dovrebbe comprendere delle proposte di genuina esperienza della natura, di confronti attivi in loco con i concreti problemi dell’ecologia e della loro risoluzione in pratica, come anche di iniziative per lo sviluppo di uno stile di vita ecologico (per esempio nel comportamento relativo alla mobilità, al tempo libero e al consumo). Il modello cristiano di mondo e di uomo può essere una base importante per giungere ad un atteggiamento determinato dalla responsabilità e dall’avvedutezza, allontanandosi dal diffuso pensiero dei beni materiali, che arresta le necessarie riforme strutturali. La chiesa ha in proposito il compito irrinunciabile di dare degli impulsi in favore delle trasformazioni della società (cf. in merito il capitolo III.3.3). Come luoghi preposti al dialogo tra gruppi sociali molto differenti le accademie e le istituzioni culturali ecclesiastiche acquistano un importante significato proprio in tempi di crescenti conflitti sociali e di blocchi politici all’azione. Per raggiungere una efficacia molto estesa nel campo della formazione culturale in favore di uno sviluppo sostenibile è indispensabile un accresciuto impegno da parte dei media.

Possibilità di collaborazione della chiesa in ambito politico-sociale

Il compito socio-politico e la sfera di competenza delle chiese

(259) Il compito missionario della chiesa comprende non solo la preoccupazione per la salvezza delle singole persone, bensì anche la preoccupazione nei confronti della giusta edificazione della società (cf. GS 3). I valori ideali dominanti della nostra società sono di origine cristiana ed hanno bisogno del costante approfondimento per conservare la loro forza principale. Da ciò deriva un consistente compito socio-politico della chiesa, di cui fa parte affatto essenziale anche l’operare per il futuro della creazione. Nella comune espressione del Consiglio della Chiesa Evangelica Tedesca e della Conferenza Episcopale Tedesca “Assumersi la responsabilità della creazione” (1985) vengono descritte le possibilità e i doveri di una corresponsabilità sociale della chiesa come segue: “Essendo in obbligo nei confronti del compito della fede, le chiese possono essere meno dipendenti dal favore o dal consenso dei loro seguaci o promotori più influenti di quanto invece non lo siano i partiti democratici, che ogni due anni vanno alle elezioni, e, al contempo, anche di quanto non siano le associazioni d’imprenditori o le federazioni dei sindacati, che devono rappresentare gli interessi di gruppi sociali ben definiti. Dalle chiese ci si aspetta dunque che esse facciano da avvocato ai più deboli e ai più poveri, a quelle molte persone che non sono organizzate in associazioni di categoria, ci si attende che difendano i popoli del Terzo Mondo, che devono essere altrettanto vicini e importanti per la chiesa quanto lo sono i cristiani nel proprio paese, ma anche che difendano la creazione minacciata, alla quale le chiese devono dare la loro voce. Non è solo che si addica alle chiese, è addirittura loro dovere, assegnato loro da Dio, mettere in bilancia questa libertà con tutta la forza e la sagacia necessarie per far sì che il diritto di tutti gli uomini e il valore precipuo del resto della creazione possano trionfare vittoriosi nella dura lotta dei problemi attuali. Tuttavia, per poter svolgere questo ruolo le chiese e le parrocchie sono finora attrezzate in modo insufficiente. I compiti da assolvere sono certamente sempre più individuati e compresi, ma ci si dovrebbe porre mano efficacemente anche dal lato pratico.

(260) Negli anni scorsi sono state attivate in diversi ambiti ecclesiastici molte iniziative per assolvere correttamente questo compito. In queste circostanze si è dimostrato che l’opinione pubblica esterna alla chiesa vede queste iniziative con grande interesse e reagisce con approvazione, riconoscimento o anche criticamente. Vengono attese dalla chiesa soprattutto degli impulsi etici. Questi possono però risultare utili se si sviluppano in modo realmente differenziato sulla base di informazioni fondate. C’è bisogno di criteri per affrontare delle decisioni responsabili, delle valutazioni e dei compromessi. Presupposto per un dialogo costruttivo è la disponibilità ad informarsi in modo accurato e a formarsi una propria opinione, ad ascoltarsi reciprocamente e ad imparare gli uni dagli altri. Tutto questo pone alte pretese nei confronti della competenza oggettiva. In ogni caso, ci sono per la chiesa seguendo questa direzione anche grandi possibilità di venire in contatto con i responsabili decisionali politici e con gruppi sociali completamente differenti, ci sono delle possibilità di demolire le esistenti paure del confronto e di costruire dei ponti. Nel complesso, nell’instaurare questo dialogo, non si tratta tanto di ottenere dei risultati spettacolari o che abbiano grande presa sul pubblico, bensì piuttosto di raggiungere una fondata e continuativa influenza.

(261) Il documento “Assumersi la responsabilità per la creazione” circoscrive il compito delle chiese, nell’ambito del dialogo politico-sociale, come quello di un servizio di mediazione e di conciliazione. Ciò è già di particolare importanza nella sfera ambientale, perché, secondo la convinzione di alcuni, si ha a che fare non di rado con questioni di sopravvivenza che non ammettono compromessi. Chi parte da questo presupposto, non si può ritenere soddisfatto di quanto si è raggiunto fino ad ora stando agli esiti dei provvedimenti democratici che ottengono consenso e decisioni solo sulla stregua delle maggioranze parlamentari. In simili casi i conflitti portano alla formazione di fronti più induriti e a delle contrapposizioni inconciliabili. La violenza non è dunque mai giustificata come mezzo della lotta politica. È piuttosto necessario un discorso sociale ampio e aperto sui fondamenti di una società capace di un futuro. La base di partenza adatta a questo è il modello dello sviluppo sostenibile, accettato in tutto il mondo e tuttavia formulabile con precisione, nel suo preciso significato per coloro che ne sono coinvolti, solo attraverso il dialogo a tutti i livelli della società. In questo modo si avrebbe a che vedere con delle processi di cambiamento nel futuro, con le quali la chiesa è sollecitata ad inserire le opzioni fondamentali della responsabilità cristiana verso la creazione nel dialogo socio-politico.

(262) Il modello dello sviluppo sostenibile ha conseguenze molteplici e basilari per un cambiamento strutturale, in senso ecologico e social-politico, dell’economia e dell’intera società. Le proposte in merito, pubblicate nel 1997 nel documento del Consiglio delle Chiese Evangeliche Tedesche e della Conferenza Episcopale Tedesca, dal titolo “Per un futuro in solidarietà e giustizia” (No. 224-232), non hanno perso fino ad ora né in attualità né in urgenza.

(263) In Germania e nella maggior parte degli stati europei, all’interno dell’attuale conflitto tra economia ed ecologia, è posto in primo piano specialmente il problema della disoccupazione. Viste da una prospettiva a lungo termine, la crisi ambientale e del mercato del lavoro hanno, nonostante tutto, delle comuni radici strutturali e, con ciò, anche delle comuni prospettive di risoluzione: in sintesi si tratta dello spostamento della pressione della razionalizzazione dal fattore lavoro al fattore efficienza di energia e risorse. Le condizioni generali per quanto riguarda l’ecologia aiutano l’economia ad attivare dei mercati capaci di futuro. È necessario il coraggio politico per affrontare una serie di riforme strutturali rivolte ad una economia di mercato ecologico-sociale. In questo processo la chiesa vuole contribuire a superare l’indugiare della società tedesca del benessere sul rigido pensiero dei beni materiali. Tenendo conto dello stato di aggiornamento relativamente buono, dell’alta produttività e della domanda estera crescente, la Germania offre sempre buone possibilità per l’economia. Ciò che sta a cuore alla chiesa non è tanto in fatto di rimproverare i politici, tanto efficace per i media, bensì di impegnarsi in unione con altri gruppi sociali nel preparare il campo per le riforme necessarie

Impulsi per un cambiamento dello stile di vita

(264) Senza un cambiamento del modo di pensare riguardo alle idee di benessere e di stile di vita tutte le fatiche per ottenere una riforma delle strutture sociali non avranno successo. Si tratta in tal caso di un’etica della volontaria responsabilità per una impostazione degli ambiti di vita individuali “durevole e tollerabile per l’ambiente”. In quanto appena detto, la Conferenza Episcopale Europea vede il punto chiave del possibile contributo delle chiese alla protezione dell’ambiente (cf. CCEE, Ambiente e sviluppo. Una sfida ai nostri stili di vita,Creta 1995). Il modello d’uomo cristiano offre una buona base di partenza per rendere consapevoli sulle molteplici dimensioni di ciò che serve realmente al duraturo bene-(essere) dell’uomo, e per relativizzare l’orientamento dominante secondo i valori del consumo. È il caso di chiarire che le possibilità dello sviluppo e della realizzazione della vita in senso umano non sono primariamente da migliorare attraverso un accrescimento del benessere materiale, bensì contrastando l’erosione dei legami sociali e rafforzando le capacità creative e comunicative, come anche gli orientamenti religiosi ed etici. La qualità della vita sarà in futuro difficilmente migliorabile con un ulteriore aumento del ritmo della vita e della mobilità, piuttosto la si potrà migliorare per mezzo di un orientamento verso ritmi sociali ed ecologici, come anche verso una spiritualità della limitazione, che rinuncia al predominio dell’avere sull’essere (cf. KEK pag. 333). Del resto, se la prospettiva di futuro nei paesi industrializzati sarà determinata dalla finalità di aumentare il livello medio di consumo, uno sviluppo sostenibile fallirà di certo.

(265) Il rafforzamento di una responsabilità che vada oltre l’ambito propriamente individuale e la trasmissione dell’aspetto sociale e religioso della vita umana rappresentano il servizio fondamentale della chiesa per la società. In questo caso si ha a che vedere al contempo con i fondamenti etici sui quali si basa la democrazia, senza però poter dar loro vita direttamente. La ricerca di nuovi stili di vita, solidali e tollerabili per l’ambiente, si rivelerà a lungo stabile solo qualora sia generata e cresca realmente dalla conversione di molte persone. Sostenere questo processo è una grande sfida per la chiesa alla soglia del 21 secolo. Questo processo ha bisogno di molteplici impulsi spirituali e pratici nelle parrocchie, diocesi, associazioni e all’interno degli ordini religiosi, in modo particolare però anche nell’ambito del lavoro educativo della chiesa. Le esperienze degli anni passati hanno dimostrato che le informazioni e gli appelli ecologici conducono alla frustrazione se non si uniscono a concrete prospettive d’azione per la cooperazione del singolo ai processi costitutivi sul piano sociale, culturale e politico. Il lavoro di educazione ecologica svolto dalla chiesa deve essere perciò essenzialmente orientato politicamente, così come, d’altro canto, la cooperazione della chiesa a livello politico ha in sostanza come fine quello di incrementare la capacità di agire responsabilmente in tutti gli ambiti sociali.

Impegno civile per uno sviluppo sostenibile

(266) In molti contesti si è già dato vita alla formazione di una nuova coscienza e ad un cambio di valori a favore del più alto riconoscimento delle qualità della natura e dell’ambiente. Tuttavia, è il caso di unire questi passi in avanti ad un impegno civile ancor più forte, come anche ad una cultura della cooperazione attiva alle questioni pubbliche e politiche. A questo proposito, una possibilità è offerta dall’accostarsi a delle iniziative politico-municipali nell’ambito del processo Agenda per uno sviluppo sostenibile. Non di rado i gruppi ecclesiastici hanno dato inizio anche da soli simili processi. A partire dalla conferenza dell’ONU per l’ambiente e lo sviluppo, svoltasi a Rio de Janeiro (1992), la chiesa viene sempre più sollecitata alla cooperazione politica. A questo riguardo, per una influenza efficace è di importanza decisiva l’intesa e la collaborazione con altre chiese e organizzazioni non governative, come pure l’invio di rappresentanti competenti, che si interessino a questi temi il più possibile a lungo termine.

(267) Per il cammino verso una impostazione della vita che sia giusta per l’ambiente è determinante la considerazione più efficace di aspetti che riguardano intere generazioni nel plasmare la vita sociale ed economica. E’ da tener conto più chiaramente dei bisogni delle famiglie, perché esse, con l’educazione dei bambini, pongono le basi per ogni possibile sviluppo per il futuro. Proprio le donne, che sono mediatrici in maniera particolare tra la famiglia e il lavoro e che si rivelano dunque frontaliere tra sfera lavorativa e sfera assistenziale tra lavoro retribuito e quello non retribuito, tra la vita apparentemente privata e quella generalmente definita pubblica, proprio loro apportano alla necessaria convergenza di questi ambiti dei servizi e delle esperienze decisivi. La realizzazione del modello dello sviluppo sostenibile esige perciò l’“attivo coinvolgimento della donna nei processi decisionali economici ed politici” (Agenda 21, 24, 1).

Campi d’azione della cooperazione politica

(268) In tutti questi ambiti pratici della cooperazione politica, gli operatori ecclesiastici intervenuti di volta in volta hanno delle possibilità assolutamente diverse di influenzare il rapporto con la creazione. All’interno della parrocchia, si ha in loco la vicinanza più grande alle esperienze e ai coinvolgimenti più immediati degli uomini e ai loro problemi di carattere ecologico. Le parrocchie dono riconosciute come portatrici di esigenze di carattere pubblico e con ciò offrono delle possibilità istituzionalizzate di cooperazione nella formulazione di piani di sfruttamento delle superfici, di piani regolatori ed ancora di procedimenti di ordinamento territoriale. In questo contesto sono in attesa di risoluzione questioni di tutela degli biotopi di grande valore ecologico, problemi di armonizzazione tra gli interessi dell’agricoltura e della protezione della natura, di pianificazione del traffico, di risparmio energetico e di utilizzo di fonti energetiche rigenerative. La parrocchia deve intendere queste possibilità di cooperazione sul piano politico-municipale, per mezzo di discorsi e prese di posizione, come un contributo fondamentale alla responsabilità verso la creazione e come un compito pastorale. La percezione di questo compito si può ottenere ricorrendo anche ad esperti all’interno del consiglio parrocchiale o dell’amministrazione ecclesiastica. Nel dar forma alle loro iniziative, le parrocchie devono inoltre curare i contatti con i sindaci, con i consigli comunali, con i partiti politici e i gruppi sociali impegnati nella difesa della natura e dell’ambiente. Una buona possibilità di cooperazione a livello comunitario è fornita dai gruppi che lavorano alla realizzazione locale dell’Agenda 21. In special modo è però il coinvolgimento di donne e uomini cristiani all’interno dei partiti politici a costituire una forma basilare della responsabilità ecclesiastica nei confronti delle questioni sociali.

(269) Un aspetto importante della collaborazione in ambito politoco-sociale è costituito dal Commissariato dei Vescovi Tedeschi e dagli Uffici Cattolici a livello federale. Essi rappresentano i punti di contatto tra i vescovi tedeschi e le autorità statali, i partiti e le istituzioni sociali. Il loro compito è di contribuire inserendo dei valori cristiani nella discussione politica e nella legislazione. Negli ultimi anni si sono dati in questo modo importanti contributi agli attuali propositi legislativi e alle interrogazioni politiche grazie ad iniziative e prese di posizione, ad esempio relative all’inserimento radicato della protezione ambientale nella costituzione come una finalità dello stato, al miglioramento della protezione degli animali, e anche alla valutazione degli effetti sull’ambiente delle nuove biotecnologie.

(270) In qualità di “chiesa nella società e società nella chiesa”, i consigli diocesani e il Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi hanno un compito socio-politico, che oggi comprende sempre più anche le questioni ecologiche. Alcune problematiche attuali sono, a tal riguardo, d’esempio: il rapporto delicato con le risorse e l’energia, i cambiamenti climatici, il nuovo ordinamento della politica agraria, l’ingegneria genetica oppure la protezione degli animali. Per poter esercitare in proposito una certa influenza con posizioni di contenuto, gli organi ecclesiastici devono rivelarsi degli interlocutori competenti in materia d’ecologia e devono mantenere costantemente il contatto con i deputati e le cariche statali. Questo si rivela possibile solo per mezzo dell’indottrinamento di relativi gruppi d’esperti, di commissioni e di comitati specifici. Le associazioni cattoliche sono  organi altrettanto importanti per cooperare sul piano politico e per rappresentare gli interessi a livello parrocchiale, diocesano e federale. In quanto forum della discussione ecclesiastica e pubblica su questioni politiche attuali hanno via via acquisito negli ultimi anni maggior rilevanza le giornate dei cattolici e della chiesa. Esse offrono la possibilità per la costituzione di un’opinione politica all’interno della chiesa e, per mezzo della chiesa, su larga scala.

(271) Non di rado le prese di posizione della chiesa e di singoli gruppi ecclesiastici conducono proprio in ambito ambientale a dei conflitti. Questi non dovrebbero essere ignorati per una tendenza ad armonizzare, poiché altrimenti si perderebbero degli stimoli importanti per una discussione in seno alla chiesa e pubblica. Se si tratta di questioni esistenziali la chiesa non deve tenersi al di fuori dei processi di formazione di un’opinione politica. La linea portante può allora essere espressa, in riferimento ciò, come segue: le istituzioni ecclesiastiche non possono e non vogliono agire in modo partitico e politico, bensì devono contribuire ad una politica responsabile e alla formazione delle strutture sociali, creando consapevolezza, criticando, dando motivazioni, favorendo l’integrazione e stimolando il comportamento solidale. In sostanza si ha dunque a che fare con una “politica degli stili di vita”, che non cerca soltanto di aver effetto sui processi decisionali di tipo parlamentare, bensì che desidera soprattutto portare avanti una intesa sociale sulla gestione dello spazio pubblico.
3.3.5 La chiesa nel processo d’apprendimento

(272) All’interno del processo di ricerca che è stato iniziato dalla crisi ecologica e che trova la sua espressione rivolta al futuro nel modello dello sviluppo sostenibile, la chiesa cristiana ha un compito limitato ma importante, quello cioè di favorire la soluzione dei molteplici singoli problemi dall’interno della sua specifica prospettiva. Tuttavia, davanti a questi problemi, le chiese – come anche quasi tutti gli altri gruppi sociali – si trovano, per la percezione politica della loro responsabilità verso la creazione, davanti al problema di essere competenti solo per quanto riguarda dei frammenti di problematiche caratterizzate da nessi trasversali. Tutto ciò richiede in modo particolare la disponibilità a comunicare e ad imparare, per determinare il luogo adatto della loro responsabilità e delle loro possibilità d’intervento sociale, e, anche, per trovare contatti con i partner necessari alla cooperazione dall’ambiente della politica, dell’economia, della scienza e dei media, da parte delle associazioni e di altre organizzazioni. Poiché la tensione tra il sapere e l’orizzonte conoscitivo teologico-ecclesiastico, da una parte, e il problema della protezione dell’ambiente e della natura, che si pone concretamente d’altra parte, è particolarmente grande, le esigenze di elaborazione delle necessarie conoscenze specifiche sono, in tal caso, proporzionatamente alte. La responsabilità ambientale della chiesa si può perciò sviluppare solo attraverso il coinvolgimento di specialisti e nel dialogo sociale.

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