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Etica della vita economica
(F.Pajer-RELIGIONE-SEI)

La cristianizzazione dell'Europa medioevale, sia mediterranea che slava e nordica, è coincisa in buona parte con la penetrazione dell'éthos cristiano in tutti i settori della vita sociale : matrimonio, famiglia, educazione, lavoro agricolo e artigianale, commercio, militare, governo.

«Si può affermare che il maggior impatto della Chiesa sulla società si manifestò attraverso la penetrante influenza delle regole etiche nel cuore processi sociali. Predicando l'onestà, l'amore del prossimo, la fedeltà nel matrimonio, la dedizione nell'ecducazione, la lealtà contratti e il servizio al bene comune attraverso la professione, il lavoro, la Chiesa riuscì a forgiare atteggiamenti e strutture sociali che fecero dell'Europa un continente culturalmente cristiano ».

Importanti codici si ispirano alla visione cristiana della vita: 
- il Codice di Giustiniano (529), 
- il Decreto di Grazia (1140), 
- le Decretali di papa Gregorio IX (1338). 
Da una economia di pura sussistenza in cui si chiude il primo millennio, si passa dall'XI secolo in avanti ad una fase economica caratterizzata dal commercio, dall'artigianato e da un certo progresso tecnico, facilitato dall'incipiente urbanesimo.

All'inizio della modernità, si farà strada  anche l'inedita valorizzazione del lavoro umano in area calvinista e luterana:  - non vi è più sostanziale differenza di valore, in vista della salvez za eterna, tra le pratiche sacramentali e le attività profane o pro fessionali.(Un aumento di benessere è corrispondente ad un aumento di benedizione divina o grazia.) Nasce e si sviluppa quindi un'economia più rivolta all'incremento dei guadagni, destinata ad accentuare il divario tra i pochi ricchi e le masse di poveri. 

In queste situazioni però l'insegnamento etico della Chiesa si fissa di preferenza sulla virtù della giustizia com mutativa (inter-personale), lasciando in disparte l'altra virtù gemell a, la giustizia distributiva (sociale). Fu così che la morale ecclesiastica prese di mira quasi esclusivamente certi peccati personali come la frode nelle contrattazioni, il furto e la rapina, l'interesse e l'usura; impose la restituzione dei beni trafugati, la riparazione del danno ecc. mentre lasciò cadere in dimenticanza il principio patristico della destinazione universale dei beni e trascurò persino i "pecca ti che gridano vendetta al cospetto di Dio", i peccati sociali quali la frode nei salari e lo sfruttamento del povero. Per secoli l'unica preoccupazione morale è stata quella del «non ruba re», di dare a ciascuno il suo e di non togliere ad alcuno il suo.

Altri doveri, come quello di pagare le tasse allo Stato o quello di ridistribuire gli averi ai poveri, non erano visti come doveri di stret ta giustizia. Verso i poveri si predicava la carità (l'elernosina),non tanto la giustizia.

La società occidentale entrava nel pieno di quella rivoluzione industriale che avrebbe sconvolto le leggi dell'economia mondi e coinvolto milioni di lavoratori, ma nel frattempo la morale eco nomica della Chiesa restava la morale individuale tipica della viltà agraria premoderna, ridotta ancora al perimetro del settimo comandamento (=non rubare). Solo molto più tardi, alla fine del xix secolo, con l'enciclica Rerum novarum di Leone XIII, l'etica sociale della Chiesa recupererà il tempo perduto e si porrà anzi all'avanguardia, nel corso del xx secolo, del movimento per i diritti della persona e dei popoli.

Il garantismo dell'etica civile contemporanea ricalca purtroppo le precedenti tendenze invalse nella morale ecclesiastica, senza correggerne l'unilateralità. Nella teoria del filosofo empirista inglese John Locke (16321704), per esempio,  lo Stato moderno nasce per assicurare ai singoli la tutela dei loro diritti innati: vita, libertà, proprietà privata. Quest'ultima diviene un diritto assoluto, che lo Stato ha il compito di garantire, come verrà di fatto sancito dalle Dichiarazioni dei diritti dell'uomo del 1776 (Virginia) e del 1789 (Francia).

In materia economica, dunque, lo Stato moderno non vedeva ancora alcun dovere verso la società, se non quello di difendere la proprietà, ma solo quella dei singoli individui! E' naturale che quella visione sia stata fortemente criticata da giuristi e teologi. 

Oggi potremmo darne una valutazione sintetica .
«Questa dottrina è parte di una visione dei diritti dell'uomo di tipo garantista: 

- i diritti dell'uomo sono diritti libertà, diritti cioè a non essere impediti nell'esercizio della propria libertà sia da altri privati, sia soprattutto dallo Stato: 

- lo Stato potrà solo porre i limiti indispensabili perché ciascuno possa esercitare la propria libertà. 

- In materia economica ciò vuol dire l'esclusione di ogni forma di ridistribuzione delle ricchezze. 

- La tassazione viene concepita esclusivamente come corríspettivo dei servizi prestati dallo Stato; 

- nei nascenti regimi democratici il diritto di voto è legato quasi sempre al censo: solo chi paga le tasse ha diritto di decidere o di controllare come i suoi soldi vengo spesi... 

In questa visione dei diritti dell'uomo e del cittadino, 

- ognuno ha diritto ad essere positivamente aiutato dalla comunità :diritto alla cura della salute, all'istruzione, al lavoro, a un minimo di reddito o di proprietà, ecc. 

- E'  pensabile una premura dello Stato per i poveri, mai però a spese dei ricchi, a meno che questi spontaneamente vogliano in qualche modo contribuire.

Solo nel nostro secolo, e in pratica solo dopo la seconda guerra mondiale, appare nelle costituzioni degli Stati e nella dichiarazione dell'ONU l'idea di diritti dell'uomo come diritti alla solidarietà, o diritti economico-sociali».

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