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L'ECONOMIA DI COMUNIONE SULLE COLLINE DI LOPPIANO
LUCIANO SCALETTARI-Famiglia Cristiana- n°47-2004

A profitto dell'uomo

Dal quartier generale dei Focolarini (gruppo ecclesiale cattiolico fondato da Chiara Lubich), sull' appennino fiorentino si diffonde una nuova visione imprenditoriale. E sono già 800 le aziende che coniugano vangelo e lavoro.

-«Vede, io non faccio parte del movimento dei Focolarini. Diciamo che sono un simpatizzante. Ma come imprenditore ho deciso di entrare nel progetto di Economia di Comunione. Che significa? Che continuo a fare l'imprenditore, ma lo faccio in modo diverso».

Mentre parla, osserva le dolci colline di Loppiano l'ingegnere Alberto Recami, che in questa stagione si colorano di ambra e di ruggine. Osserva la cittadella di 900 abitanti sorta suIl' Appennino fiorentino, divenuta il quartier generale dei Focolarini. Tra poche ore sarà inaugurata la splendida nuova chiesa, per celebrare i 40 anni di Loppiano.
Giacca e cravatta, uomo schietto e di poche parole, l'ingegnere Recami guida un'azienda che si occupa di salute, igiene e ambiente nei luoghi di lavoro. La sede è a Firenze, ed è una delle 800 aziende nel mondo (270 in Italia) che fanno parte di Economia di Comunione(EdC).

«Sono tre», dice, «gli aspetti peculiari delle aziende EdC: reinvestire parte degli utili nell'azienda e nella formazione, dare una parte del profitto in solidarietà, costruire uomini nuovi. li primo lo farebbe qualunque imprenditore lungimirante; il secondo qualunque imprenditore che abbia sensibilità umana e cristiana. Ma l'idea di fare dell'imprenditore "un uomo nuovo" è originale. Solo il progetto di EdC si propone questo».

Così l'ingegnere presto creerà una seconda società, con altri due imprenditori, che avrà sede nel nascente "Polo Lionello", la struttura che accoglierà una parte delle aziende di EdC che vi si vorranno trasferire. Ora il Polo produttivo è solo un grande e fangoso cantiere, pochi chilometri più in basso, nell'area industriale di Incisa. Ma tra un anno dovrebbe essere fornito, e anche l'Italia - dopo il Brasile, l'Argentina e altri Paesi - avrà la sua cittadella produttiva. Sarà un'area di 10.000 metri quadrati, e ospiterà attività industriali, artigianali, commerciali e di servizi, oltre a un'area congressuale.

«Certo, la nascita del Polo è un fatto importante. Consentirà sinergie tra le aziende e darà visibilità al progetto, ma il cuore non è nella struttura, è nel Vangelo, nello stile di vita, nelle radici profonde da cui nasce», spiega Cecilia Cantone, presidente del Consiglio di amministrazione della neonata EdC spa, che dovrà realizzare e gestire la struttura.

«Chiara Lubich lanciò l'idea dell'Economia di Comunione nel 1991, quand'era in Brasile e aveva davanti agli occhi il terribile spettacolo dell'ingiustizia e della povertà delle favelas», aggiunge Marlis Colombo, anche lei membro del Consiglio d'amministrazione. «Non chiese agli imprenditori di farsi missionari, né di passare al no profit. Chiese di fare qualcosa di molto più radicale e rivoluzionario, per la normale concezione di un'attività economica e produttiva: coniugare Vangelo e lavoro, far vivere alle aziende lo stile della condivisione rimanendo in tutto e per tutto imprese, efficienti e produttive».

Gli economisti se ne interessano
Pura follia?
Pare di no.

Queste 800 realtà sparse nel mondo non sono fallite in poche settimane. Continuano a prosperare, a produrre, a dare lavoro. Tant'è che, dopo 13 anni, un'iniziativa che forse era stata accolta con sufficienza dal mondo produttivo oggi suscita l'interesse di molti economisti, e sono più di cento le tesi di laurea che hanno analizzato l'esperienza dell'Edc.

«La sfida non è da poco», dice Giuseppe Manzo, contitolare insieme a Cecilia Cantone di un'azienda agricola nel Novarese.

«Ha presente quel cartello che si vede nei cantieri? C'è scritto: "Vietato l'accesso ai non addetti ai lavori". Il mondo dell'imprenditoria è abituato a rivolgerlo verso l'alto: Dio è una cosa, il lavoro è un'altra. Noi quel cartello abbiamo deciso di toglierlo, e vedere cosa sarebbe successo».

Cos'è successo? Ad esempio, che è cambiato il concetto di "utile"; che i processi decisionali interni all'azienda tendono a trasformarsi; che i concorrenti non sono. da distruggere; che il cliente è anche il prossimo cui si deve dare un prodotto fatto bene e con ogni cura; che l'ambiente non è solo lo spazio circostante l'azienda, ma è parte del creato da rispettare e da non inquinare.

«Non solo», aggiunge Cecilia Mannucci, commercialista.

«Trasformare lo stile di vita nel lavoro significa assumere un'etica diversa. Questo comporta scelte difficili: come commercialista mi devo misurare ogni giorno con la responsabilità di fare il bene del cliente, ma anche il bene della società, senza compromessi. Non tutti i clienti sono d'accordo. Ma diventare uomini nuovi vuoI dire anche questo. Così come vuoI dire tenere una segreteria costituita di tre persone che lavorano part time piuttosto che una sola a tempo pieno, perché questa scelta rispetta meglio i ritmi di vita e di lavoro dei miei dipendenti».

Per un utile più umano. Si guadagna di meno?

Sì, rispondono gli imprenditori di Comunione, se per utile intendiamo il mero profitto. No, se nell'utile rientra anche un ambiente meno inquinato per i nostri figli, una famiglia salvata dalla disperazione di un licenziamento, la somma investita nella formazione di questa nuova imprenditoria, e anche quel 30 per cento dei profitti destinato ai poveri, che tutte le aziende aderenti a Economia di Comunione s'impegnano a versare.

«Non vogliamo far credere che siano tutte rose e fiori»,aggiunge Giorgio Balduzzi, responsabile dell'area commerciale della cooperativa Loppiano Prima.

«Ogni giorno ci si scontra con problemi e difficoltà. Non è sempre facile evitare di imporre le proprie decisioni, specie quando se n'è convintfNon è facile trovare modalità nuove per riprendere un dipendente che ha sbagliato qualcosa. Non è facile evitare scorciatoie che potrebbero ridurre i costi a danno della qualità. Noi, comunque, dobbiamo stare sul mercato e puntare ad avere aziende efficienti. Finora ci siamo riusciti. E vediamo che molti clienti preferiscono avere interlocutori affidabili e che garantiscano trasparenza e qualità».

Un'esperienza innovativa

Nel settembre scorso, al convegno internazionale organizzato da EdC a Castelgandolfo, l'economista Stefano Zamagni ha defmito l'Economia di Comunione un simbolo, ossia «una realtà intrigante che obbliga le persone aperte al nuovo e di buona fede a interrogarsi». Nel suo intervento ha definito questa esperienza dirompente, la più innovativa degli ultimi decenni. Perché? Perché essa pone al primo posto la persona, sia essa il dipendente, sia cliente o anche il concorrente. E se la persona è al primo posto, ha sottolineato Stefano Zamagni, il proprio bene non è contrapposto al bene sociale. Anzi, interesse personale e bene comune coincidono. Il collega economista Luigino Bruni, del Centro studi del movimento dei Focolari, aggiunge che l'esperienza dell'Economia di Comunione si pone corne terza via fra chi, come i no global, demonizza il mercato e chi, come i neoliberisti, ne fa un idolo.

«L'EdC», dice, «come i "critici" ritiene che il mercato viene dopo altre cose importanti, come le virtù civili, la vita relazionale e spirituale; al tempo stesso non si pone contro i mercati, ma li richiama alla loro vocazione autentica, che è quella di incontro fra persone uguali e libere».

Insomma, una strada tanto originale da travalicare il mondo cattolico ed entrare in relazione, in India, con i Progetti per un'economia gandhiana o, in Olanda e Canada, con l'Economia di condivisione. E con esiti inconsueti: il bando d'appalto per il Polo di Loppiano era costituito di 19 punti, il primo, e più importante, indicava che la struttura doveva incarnare l'ideale di aziende che vogliono vivere in clima di comunione; l'ultimo indicava la fattibilitàeconomica e il rapporto costo-benefici.

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