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La Nuova Globalizzazione

La globalizzazione , ovvero il mondo come un villaggio, è sempre esistita e sempre esisterà: basta pensare ai grandi mondi globalizzati dell'antichità come quello Egizio, all'Impero Persiano o all' Impero Romano o allla percezione del mondo dopo la scoperta delle Americhe. Comprendere la globalizzazione è  comprendere in quale villaggio viviamo oggi, ovvero come si presenta il nostro villaggio globale all'inizio del 3° millennio.

La Nuova Globalizzazione in economia significa :

- mercato globale ;
- confronto globale, su tutto: dalle merci agli usi, al lavoro, alla cultura, ai modelli di Stato.
- competizione globale che coinvolge gli Stati, le imprese, il lavoro: un'impresa deve competere con le    corrispondenti del proprio settore in tutto ilmondo;
- geoeconomia cioè economia senza confini;
- interdipendenza accentuata tra i sistemi economici;
- elevata disponibilità di prodotti a prezzi competitivi, provenienti da tutto il mondo;
- il consumatore al centro del sistema aziendale;

In politica significa:

1 - sostenere l'edonismo di massa
2 - sostenere il consumismo di massa
2-   sostenere un neoliberismo economico e finanziario
3 - sostenere uno sviluppo economico permanente , una crescita continua del PIL che dia sempre più       ricchezze da distribuire e godere.

L'ideologia dell' edonismo e dell'utilitarismo.

Dal francese hédonisme, che risale al greco hēdone, il piacere. E' una dottrina filosofica che considera fine ultimo dell'uomo il conseguimento del piacere, bene massimo, a cui si contrappone come male il dolore.

Tra i Greci, la più compiuta definizione dell'edonismo risale ad Aristippo di Cirene (o, secondo alcuni interpreti, Aristippo il Giovane); ma il rappresentante più famoso è Epicuro. Per la filosofia posteriore, vedi anche utilitarismo ed eudemonismo.

Nel Novecento il filosofo tedesco H. Marcuse nel suo saggio On Hedonism (1938; Per la critica dell'edonismo) insiste sul tema della felicità personale e ne rileva l'incompatibilità con il lavoro, come testimoniava l'esistenza stessa di un diffuso proletariato ( persone nullatenenti , che possiedono solo la prole ) .

Herbert Marcuse diventerà uno dei maestri del '68 con " L'uomo ad una dimensione " , " Eros e civiltà ", etc. in cui sviluppa l'ideologia della funzione del differimento del piacere per la costruzione della civiltà occidentale : il lavoro è una attività cui le masse lavoratrici si adeguano perchè implica una promessa di retribuzione per il consumo che dovrà soddisfare l'innato desiderio di piacere dell'uomo.

Ma nella società consumista il piacere concesso dal salario non sarà mai sufficiente per soddisfare il bisogno umano di eros, di piacere, è sarà sempre necessario differirlo e lavorare. In questo modo pochi potenti e ricchi tengono imbrigliate le masse lavoratrici sfruttandole a loro favore. Dunque era necessaria una rivoluzione sociale una riappropiazione del piacere senza differimenti.


L'analisi freudiana è ripresa da Herbert Marcuse in uno dei suoi saggi più noti: Eros e civiltà.
È possibile, suggerisce Marcuse, immaginare una società non repressiva, dove l'eros e la creatività predominino su thanatos e sull'aggressività.Marcuse esprime questa sua prospettiva utopica in forma metaforica: Prometeo deve scomparire per lasciare il posto a Narciso e ad Orfeo.

Infatti il capitalismo è dominato dall'efficienza, dal “principio di prestazione”, simboleggiato da Prometeo. Ad esso occorre sostituire la gioia dell'amore e l'accettazione della propria fisicità, simboleggiate da Narciso, e la creatività dell'arte, rappresentata da Orfeo. (Eros e civiltà, Torino, Einaudi, 1968, pp. 196-98). 

In questa nuova prospettiva, la sessualità perde le proprie connotazioni aggressive e diviene Eros, principio di unificazione che trasforma la Gesellschaft o “società” (unione fondata sulla costrizione e sulla repressione degli istinti) in Gemeinschaft o “comunità”(unione fondata sul rapporto sensuale e affettivo con gli altri), secondo la definizione data da Ferdinand Tönnies nell'opera Comunità e società (Gemeinschaft und Gesellschaft) del 1887.Viene così superato il contrasto tra Eros e ragione.

Il primo ha un posto rilevante nella filosofia occidentale, attraverso i sistemi filosofici di Aristippo, Epicuro, Democrito, il pensiero del poeta romano Lucrezio e di vari filosofi del rinascimento come Lorenzo Valla, di numerosi pensatori dell’età dei lumi – Gassendi, Helvétius, Diderot, Holbach, Feuerbach - dei pensatori della corrente utilitaristica (Jeremy Bentham, John Stuart Mills- utilitarismo), del filosofo evoluzionista Herbert Spencer; e ancora del pensiero economico del secolo XIX (Maffeo Pantaleoni), fino a pensatori attuali come Michel Onfray, autore del “Trattato di ateologia”  e di Calogero Martorano (vedere il saggio “Tutti verso il piacere” n. 5/2005 della rivista L’ateo).

La filosofia dell'edonismo è un insieme poderoso che ha difeso il principio: è assurdo sacrificare il piacere a dottrine che assolutizzano il trascendente ( religioni) posponendo ad esso le esperienze godibili della vita.

L'edonismo ha subito accese critiche nel corso della storia della filosofia: in particolare da Kant che nella sua etica formale rifiuta che ad una vita morale possa associarsi la ricerca del piacere o di qualsiasi altro bene materiale che renderebbe il comando (l'imperativo) morale ipotetico, cioè subordinato a fini esterni a quelli del conseguimento del bene per il bene, e non categorico, come dev'essere .

Tra i filosofi contemporanei M. Onfray è quello che maggiormente indaga e propugna le ragioni dell'edonismo. Egli indica un'arte della vita che privilegi la cultura, l'intensità delle emozioni e il piacere. In Théorie du corps amoureux: pour une érotique solaire (2000; Teoria del corpo amoroso. Per un'erotica solare) afferma che il corpo e le sue espressioni devono essere celebrati, anziché mortificati; propone una spiritualità non religiosa, in armonia con la filosofia e le scienze.

L'ideologia del leisure , ovvero l'ideologia del tempo libero

Al di là dell’edonismo filosofico, la storia della cultura occidentale è segnata da un edonismo pratico. L'edonismo pratico è vissuto concretamente da molti individui che ritengono cosa saggia consumare la vita il più piacevolmente possibile e dalle stesse masse popolari che trovarono sfogo alle repressioni subite nel vita lavorativa famigliare e sociale attraverso le “feste” (l' ideologia del party ) , le “ferie” , i “carnevali” e analoghi spazi di libertà edonistica collettiva.Il termine “festa” deriva dal latino dies festus, indicante la gioia pubblica, la baldoria, la licenza di abbandonarsi ai piaceri derogando alle norme oppressive, all’obbligo del lavoro, eccetera. Aiutarono questo tipo di opposizione gli “spettacoli” e gli “sport” che hanno concorso a mantenere viva la sopportabilità della struttura sociale e il mai negato desiderio di “vivere bene”.

Presso i Romani, lo scopo tipico dei “Saturnali” (feste in onore del dio Saturno) era di dare sfogo alla sensualità e al piacere, sovvertendo, per il periodo in cui durava la festa (dal 17 al 23 dicembre, periodo fissato dall’imperatore Domiziano) l’ordine sociale, caratterizzato dall’obbligo del lavoro.

I Saturnali iniziavano con grandi banchetti, sacrifici, bevute ed orge, il cui senso era appunto di sospendere le afflizioni, gli obblighi, e le repressioni. Lo sfondo ideologico dei Saturnali era una mitica “età dell’oro”, simbolo d’una condizione esistenziale antinomica rispetto a quella quotidiana.


Fino alla II guerra mondiale nella festa si accettava il principio che le azioni effettuate durante la medesima avevano natura eccezionale. Finita la festa, si tornava infatti alla vita normale.

Nel XX secolo una istituzione, il leisure cioè l'ideologia del tempo libero, contribuì a garantire, sempre più estensivamente le vacanze, gli svaghi e i divertimenti, dando così un contributo alla cultura dell’edonismo.

Il diffondersi del leisure portò ad affermare il principio che una vita deprivata dei piaceri è sostanzialmente un non senso e che ogni individuo ha “diritto” ad una propria dotazione di piaceri.

Le vacanze diventarono un veicolo di piaceri a disposizione di milioni di persone. Gli svaghi e divertimenti appartengono ormai a una prassi consolidata di cui tutti possono fruire. In larga parte attraverso il leisure (vettore normale di innovazioni edonistiche) nella parte finale del XX secolo  sopravviene un’epoca in cui il piacere invade ogni angolo e ogni momento della vita esistenziale.

Oggi, nel mondo occidentale, non c’è snodo dell’azione umana che non sia accarezzato dal piacere. Tale elemento elimina o attenua un’infinità di stati penosi, di fatiche, di deprivazioni, di carenze, di solitudini, con modalità varie e articolate, estese ad ogni comparto dell’esistenza. Per esempio a livello di cibi, di riposo, di relax, di spettacoli, di viaggi, di musica, di arte, di comicità, di trasporto, di godimento della natura., e in quasi ogni angolo dell’esperienza.

L'attuale crisi economica scoppiata nel 2008 dimostra che l’uomo medio occidentale a tutto rinuncia fuorché alle feste, all'intrattenimento, alle vacanze,etc. anche se low cost.

L'ideologia del consumismo

Il sesso , che simbolicamente è il richiamo assoluto del piacere immediato , non-differito, pervade moltissime manifestazioni della vita sociale (il cinema, il teatro, la fotografia, le pubblicità, il turismo, la letteratura, ecc.) ed è considerato un ingrediente “normale” di ogni proposta commerciale e di sviluppo esistenziale. Insomma in ogni parte del vissuto si nota l’irrompere d’un flusso di piacere. Data la pervasività che segna quest’onda culturale possiamo chiamare “organico” il piacere che essa porta con sé.

Quella attuale, nei paesi occidentali, è certamente un’epoca di piacere organico, un piacere cioè che invade ogni angolo dell’esperienza umana, attenuandone gli aspetti dolorosi e arricchendone quelli ludici, che investe il tempo libero e tutte le sensazioni fondamentali della vita operativa.

Un piacere  aiutato in modo determinante dalle scienze e dalle tecnologie che offrono strumenti sempre nuovi per migliorare la vita e imprimerle un carattere il più possibile piacevole. Produzione edonista e pubblicità invasiva e subliminale sostengono il consumismo.

L' etica edonistica ed utilitaristica

L'etica edonistica è essenzialmente negativa , negazionista : ha il torto fondamentale di misconoscere i valori più alti della vita umana che rappresentano la base insostituibile di una morale oggettiva.

La riduzione del bene etico al " piacere " è in opposizione con le esigenze costitutive dell'essere umano : la legge , la norma morale naturale di ogni uomo è quella di mettere prima dell'utile ( utilitarismo ) e del godimento immediato ( edonismo ) , la realizzazione del bene integrale della persona , che riguarda cioè tutte le sue dimensioni costitutive, non ultima quella religiosa , e che è la culla della felicità , espressione dell'ordine etico assoluto.

Il piacere e l'utile, intesi nel loro senso più comprensivo rappresentano un elemento concomitante e conseguente l'azione morale, ma non ne costituiscono il fine nè l'essenza ; se invece così fossero intesi , sarebbero la negazione la moralità stessa . L'edonismo infatti , con la sua sostanziale negazione dei valori di onestà, obbligazione, legge, virtù, rende impossibile ogni norma oggettivamente valida del bene e del male, risolvendosi così in negazione della stessa moralità. Lo stesso può dirsi dell'utilitarismo.

Con l'edonismo e l'utilitarismo, ideologie che dovrebbero sostenere il consumismo, l'etica viene ridotta a calcolo egoista o a semplice contrattazione ( etica contrattualista ) dove sparisce il bene comune e il bene integrale della persona e tutto è giudicato e accolto secondo l'immediato tornaconto e dove anche le più nobili azioni imposte dal dovere, o suggerite da una volontà di bene e di perfezione, perdono, in quanto tali, ogni loro significato e valore. 

L'ideologia del neoliberismo

Anche sul piano economico gestire la nuova globalizzazione prendento come fondamento queste filosofie non lascia prevedere nulla di buono. Molti economisti mettono in guardia : dice per esempio Ac. Krtashivananda :

" La cultura edonistica integrale postula che la felicità possa essere realizzata dal soddisfacimento dei desideri materiali o sensuali e per soddisfare questi desideri devono essere incoraggiati l'egoismo, l'avidità e l'egocentrismo. Questi fattori, nella credenza edonistica, condurrebbero all'armonia e alla pace.

E' noto a tutti che l'edonismo integrale è la filosofia delle persone ricche e che è stata adottata dai neoliberisti come motore di uno sviluppo materiale permanente e non possiamo aspettarci che sotto l'influenza di queste premesse le oligarchie economiche cambino il loro sistema sebbene proprio a causa delle premesse presenti nei valori dell'edonismo integrale l'epoca industriale abbia fallito gli obiettivi di produzione illimitata, libertà assoluta e felicità senza restrizioni. "

Quali ideologie sono oggi attive nella formazione della cultura della Nuova Globalizzazione ?
Presentazione del Cardinale Joseph Ratzinger  al volume di Michel Schooyans: "Nuovo disordine mondiale", (Collana Problemi e dibattiti 48), Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 2000. http://www.internetsv.info/Global4.htm

L' Ideologia illuminista del Progresso.

Fin dagli inizi dell’illuminismo (XVII sec.) , la fede nel progresso ha messo da parte l’escatologia cristiana   (cioè il compimento dell'   Uomo come essere perfetto e beato nell'aldilà del Paradiso) , finendo di fatto per sostituirla completamente con l' ideologia secondo cui la felicità per tutti sarà sempre più possibile in questo mondo . La percezione che questa ideologia ha prodotto nelle società occidentali è quella di una promessa di felicità non piú legata all’aldilà ( quindi al rapporto con Dio, alla religione ) , ma a questo mondo e all'idea di un continuo ed inarrestabile progresso ( scientifico, tecnologico, culturale, sociale, etc) .

Nel XIX secolo, la fede nel progresso era ancora un generico ottimismo che si aspettava dalla marcia trionfale delle scienze un progressivo miglioramento della condizione del mondo e l’approssimarsi, sempre piú incalzante, di una specie di paradiso; nel XX secolo, questa stessa fede ha assunto una connotazione politica. Da una parte, ci sono stati i sistemi di orientamento marxista che promettevano all’uomo di raggiungere il regno desiderato tramite la politica proposta dalla loro ideologia-un tentativo che è fallito in maniera clamorosa- dall’altra i tentativi di costruire il futuro attingendo, in maniera piú o meno profonda, alle fonti delle tradizioni liberali.

L'ideologia del Nuovo Ordine Mondiale e la Nuova Antropologia .

I tentativi nell'ambito liberale stanno assumendo una configurazione sempre piú definita, che va sotto il nome di "Nuovo ordine mondiale". Trovano espressione sempre piú evidente nell’ONU e nelle sue conferenze internazionali, in particolare quelle del Cairo e di Pechino, che, nelle loro proposte di vie per arrivare a condizioni di vita diverse, lasciano trasparire una vera e propria filosofia dell’uomo nuovo e del mondo nuovo.

Una filosofia di questo tipo non ha piú la carica utopica che caratterizzava il sogno marxista; essa è al contrario molto realistica, in quanto fissa i limiti del benessere, ricercato a partire dai limiti dei mezzi disponibili per raggiungerlo e raccomanda, per esempio, senza per questo cercare di giustificarsi, di non preoccuparsi della cura di coloro che non sono piú produttivi o che non possono piú sperare in una determinata qualità della vita.

Questa filosofia, inoltre, non si aspetta piú che gli uomini, abituatisi oramai alla ricchezza e al benessere, siano pronti a fare i sacrifici necessari per raggiungere un benessere generale, bensí propone delle strategie per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell’umanità, affinché non venga intaccata la pretesa felicità che taluni hanno raggiunto.

Il Nuovo Paradigma

C’è qualcuno che sta progettando un sistema rigido e inattaccabile per governare lo sviluppo del mondo. Organismi internazionali dall’indiscutibile autorità (Organizzazione Mondiale della Sanità, Banca Mondiale, Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, UNICEF e altri)hanno messo a punto un nuovo paradigma che misura il valore delle persone in anni di aspettativa di vita, invalidità, morbilità al fine di valutare le priorità e mettere in atto, oppure no, i piani di aiuto in tutto il mondo. Applicando questi "nuovi criteri" si scopre che tutto diventa uno questione di costo-rischio-beneficio. Perciò, chi è povero e malato riceverà meno aiuti; chi è ricco e sano avrà una maggiore aspettativa di vita e riceverà maggiori cure.

vedi anche : Nuove Ideologie

Che fare ?

"La globalizzazione non è questione di mercato. E' questione di potere e controllo. E' il rimodellamento del mondo in uno senza confini regolato da una dittatura delle banche centrali più potenti del mondo, delle banche commerciali e delle aziende multinazionali. E' un tentativo di cancellare un secolo di progresso sociale e di modificare la ripartizione del reddito da ingiusto a inumano."
- Paul Hellyer, già primo ministro del Canada

" More and more of the Earth will become less and less habitable. At the same time, the price will rise for the few societies rich enough to be able to keep their environments livable. Profits will fall and capital will migrate."( "Zone sempre più vaste della Terra diventeranno sempre meno abitabili. Allo stesso tempo, il prezzo della terra aumenterà per le poche società abbastanza ricche da potere mantenere vivibile il loro ambiente. I profitti crolleranno e il capitale migrerà."  ) - John Gray, scienziato di Oxford, sulla globalizzazione ("Alba falsa" - "False Dawn"), in Granta magazine, 1998


"Le prospettive di integrazione dei nostri paesi nell'economia globale sono estremamente deboli. Nel frattempo, le industrie che abbiamo saranno condizionate dai prodotti importati che spingono le nostre aziende fuori commercio. Stiamo assistendo a un processo di deindustrializzazione dei nostri paesi." 
- Benjamin Mkapa, presidente della Tanzania, parlando alla nona sessione dell'UNCTAD, nel 1996

"La globalizzazione sta distruggendo milioni di vite. Per noi l'unica alternativa č combattere per la nostra sopravvivenza."
  - Sarath Fernando, Movimento nazionale per la terra e la riforma agricola dello Sri Lanka

"I giganti delle comunicazioni - i grandi mostri dell'industria della televisione, i satelliti per le telecomunicazioni, riviste e giornali - sembrano determinati a presentare un mondo virtuale, creato a immagine di quello che il processo di globalizzazione richiede."
  - Subcomandante Marcos, portavoce del movimento Zapatista

"Il rapido avanzare verso la globalizzazione dei sistemi economici e finanziari mostra la necessità urgente di stabilire di chi è la responsabilità di garantire il bene comune mondiale e l'esercizio dei diritti economici e sociali. Il libero mercato da sè non può fare questo, perché in effetti ci sono molti bisogni umani che non hanno posto nel mercato." 
- Giovanni Paolo II nel messaggio per la Giornata della Pace, 1° gennaio 1999

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II 
AI PARTECIPANTI ALL'INCONTRO PROMOSSO 
DALLA FONDAZIONE "ETICA ED ECONOMIA" 
DI BASSANO DEL GRAPPA

Giovedì, 17 maggio 2001 

 

Illustri Signori, Gentili Signore!

1. Sono lieto di porgere a ciascuno il mio saluto cordiale. Questo incontro si colloca nel contesto di un'iniziativa da voi promossa per approfondire, sotto vari punti di vista, l'impegnativo progetto di una riflessione articolata circa la globalizzazione, la solidarietà e la libera iniziativa economica, sulla base di solidi valori etici e spirituali....Ringrazio il Dottor Tullio Chiminazzo per le gentili parole che mi ha rivolto, facendosi interprete dei comuni sentimenti.Ho preso visione con compiacimento del programma, che guida la nascente Fondazione ‘Etica ed economia’ e vi incoraggio a proseguire in questa opera per inserire nel campo dell'economia le prospettive e le indicazioni del Magistero e della Dottrina Sociale della Chiesa.

La vostra istituzione raccoglie persone provenienti da diverse parti del mondo. Pur con sensibilità culturali differenti, voi condividete la comune determinazione di voler coniugare libertà, sviluppo ed equità secondo i principi evangelici della solidarietà. Ciò è tanto più necessario in questa nostra epoca segnata da profondi mutamenti sociali.

2. I processi economici odierni, in effetti, si stanno sempre più orientando verso un sistema che, dalla maggior parte degli osservatori, viene definito con il termine di ‘globalizzazione’. Non vi è dubbio che si tratti di un fenomeno che consente grandi possibilità di crescita e di produzione di ricchezza. Ma è pure da molti ammesso che esso non assicura di per sé l'equa distribuzione dei beni tra i cittadini dei vari Paesi. In realtà, la ricchezza prodotta rimane spesso concentrata in poche mani, con la conseguenza dell'ulteriore perdita di sovranità degli Stati nazionali, già abbastanza deboli nelle aree in via di sviluppo, e dello sbocco in un sistema mondiale governato da pochi centri in mano di privati. Il libero mercato è, certo, un tratto inequivocabile della nostra epoca. Esistono, tuttavia, bisogni umani imprescindibili, che non possono essere lasciati in balia di questa prospettiva con il rischio di essere fagocitati.

La dottrina della Chiesa insegna che la crescita economica dev'essere integrata da altri valori, così da diventare crescita qualitativa; quindi equa, stabile, rispettosa delle individualità culturali e sociali, come pure ecologicamente sostenibile. Essa non può essere separata da un investimento fatto anche sulle persone, sulle capacità creative ed innovative dell'individuo, basilare risorsa di qualsiasi società.

3. Il termine ‘globale’, se inteso in modo coerente, deve includere tutti. Occorre, pertanto, sforzarsi di eliminare le persistenti sacche di emarginazione sociale, economica e politica. Ciò vale anche per l'esigenza, spesso sottolineata, di assicurare la ‘qualità’. Anche questo concetto deve tener conto non soltanto del prodotto, ma, in primo luogo, di chi produce. Mi riferisco alla necessità della ‘qualità totale’, ovvero alla condizione globale dell'uomo nel processo produttivo.

Solo se l'uomo è protagonista e non schiavo dei meccanismi della produzione, l'impresa diventa una vera comunità di persone. Ecco una delle sfide consegnate alle nuove tecnologie, che già hanno alleviato parte dell'umana fatica, ma consegnate anche al datore di lavoro diretto e soprattutto indiretto, vale a dire a tutte quelle forze da cui dipendono gli orientamenti della finanza e dell'economia.

Ad esse è legato sia il riscatto dell'uomo di fronte al lavoro, sia il rinvenimento di una soluzione efficace al problema della disoccupazione, piaga planetaria che potrebbe guarire se i percorsi del capitale non perdessero mai di vista il bene dell'uomo come obiettivo finale.

4. La globalizzazione, a ben guardare, è un fenomeno intrinsecamente ambivalente, a metà strada tra un bene potenziale per l'umanità ed un danno sociale di non lievi conseguenze. Per orientarne in senso positivo lo sviluppo sarà necessario impegnarsi a fondo per una ‘globalizzazione della solidarietà’, da costruire attraverso una nuova cultura, nuove regole, nuove istituzioni a livello nazionale ed internazionale. Occorrerà, in particolare, che si intensifichi la collaborazione tra politica ed economia, per varare progetti specifici a tutela di chi potrebbe rimanere vittima di processi di globalizzazione a scala planetaria. Penso, ad esempio, a strumenti che possano alleviare il pesante fardello del debito estero dei Paesi in via di sviluppo, o a legislazioni che proteggano l'infanzia dallo sfruttamento che si ha nel prematuro avviamento dei bambini al lavoro.

Carissimi Fratelli e Sorelle, vi esprimo il mio compiacimento per il contributo che intendete offrire alla soluzione di problematiche così vaste ed attuali. Auspico di cuore che questo vostro apporto sia sempre illuminato dal secolare insegnamento della Chiesa, affinché la libertà economica non sia mai disgiunta dal dovere dell'equa distribuzione della ricchezza. Vi assicuro la mia preghiera e volentieri imparto a tutti la mia Benedizione.

"LA GLOBALIZZAZIONE PUÒ FAVORIRE RIVALITÀ A DISCAPITO DELLA VERITÀ" .
G.PaoloII 30/08/2001

"L' autonomia delle scienze finisce là dove la retta coscienza dello scienziato riconosce il male, il male del metodo, dell' esito o dell' effetto"

A ribadirlo è Giovanni Paolo II, nell' udienza odierna ai docenti dell' Università di Polonia, nella quale sviluppa una riflessione sul rapporto tra scienza, fede ed etica sottolineando il "carattere di servizio all' uomo" che sempre la scienza dovrebbe assumere.

Il Papa ricorda che ciò che l' uomo produce può diventare "oggetto d' alienazione" e sfuggire al controllo dei propri artefici. E cita, tra gli esempi,

"le conquiste nel campo della fisica, soprattutto della fisica nucleare, o nel campo della trasmissione dell' informazione, del processo d' esplorazione delle risorse naturali della terra" nelle "sperimentazioni nel campo della genetica e biologia".

Il Papa mette in evidenza anche gli effetti negativi della globalizzazione sulla scienza:

"Una delle minacce connesse con la globalizzazione è una non sana rivalità - afferma - Ai ricercatori, anzi a interi ambienti scientifici, può sembrare che, per reggere il confronto nell' ambito del mercato mondiale, la riflessione, le ricerche e le sperimentazioni non possano essere condotte solo con l' applicazione di metodi giusti ma debbano essere adeguate agli scopi anticipatamente indicati e alle aspettative del più largo pubblico possibile, anche se questo richiedesse una trasgressione degli inalienabili diritti umani".

In questo senso, sottolinea,

  "le esigenze della verità lasciano il posto alle cosiddette regole del mercato" che possono "condurre alla reticenza di alcuni aspetti della verità o addirittura alla manipolazione di essa, solo per renderla -accettabile dalla cosiddetta opinione pubblica". "Se dunque giusta e desiderabile è la rivalità dei centri scientifici - puntualizza - essa non può svolgersi a costo della verità, del bene e del bello, a costo di valori come la vita umana dal concepimento fino alla morte naturale oppure le risorse dell' ambiente naturale".


Papa G. Paolo II invia un messaggio etico ai grandi del mondo riuniti a Genova  nel Vertice Internazionale 2001 detto "G8"

« Coloro che amministrano il bene comune ,i governanti, si adoperino affinchè nel mondo si stabiliscano, regnino, la giustizia, la solidarietà e la pace attraverso un atteggiamento nuovo nei confronti dei paesi poveri.»

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