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Il neoliberismo

Molti politici ed economisti considerati "neoliberali" negano l'esistenza di un " neoliberismo ", ritenendolo un mito inventato da alcuni allo scopo di attribuirgli tutti i mali dell'economia e per squalificare gli avversari politici.

Gli USA si trovano oggi, nella società della comunicazione, al centro della Civiltà Planetaria : la loro leadership mondiale , affermata a livello militare, politico, economico, scientifico, mediatico, etc. è diventata una leadership ideologica e culturale.

Il modello di vita americano , basato sull'econimia di mercato e sulla crescita e competitività a tutti i livelli promette benefici per tutti:
-maggiori profitti
-maggiore occupazione
-prezzi piu' bassi di beni e servizi
-diffuso benessere sociale.

Questo modello è conosciuto come modello neoliberista e la nuova globalizzazione si è organizzata sulla base di questo modello . Perche? Perchè gli Usa negli anni '80 avevano previsto che con la accettazione di questo modello sarebbe stati ancora loro economicamente egemoni .

Deregulation

A metà degli anni '80 circa il neoliberismo è diventato dottrina economica di Stato negli USA (Ronald Regan) ,in GranBretagna (Margaret Tatcher) ed in alcuni paesi minori.

Con la caduta del muro di Berlino le Banche e le Multinazionali Industriali e Finanziarie del mondo hanno potuto estendere le loro attività a tutto il globo.

Il risultato di questi due importanti avvenimenti è quello della globalizzazione dei mercati del mondo:abbattendo i confini per il denaro, il capitale,il mondo intero diventa un immenso libero mercato globale.

La Produzione e la Finanza (Banche e Finanziarie) si organizzano a livello Multinazionale per adeguarsi al mercato globale.In ogni punto di questo mercato si possono incontrare o scontrare interessi economici e finanziari e i capitali possono muoversi liberamente alla ricerca delle migliori opportunità per accumulare profitto. Il neoliberismo interpreta in maniera unilaterale tutti i tentativi di orientare socialmente l'economia come un fallimento ed una prova definitiva che l'uomo deve abbandonare la "pretesa" di voler trasformare le leggi dell'economia e avere quindi "l'umiltà" di sottomettersi ad esse, anzi ogni intervento statale sul mercato, benché motivato da una volontà politica di giustizia, è non soltanto inutile, ma controproducente.

Gli stati sono stati spinti da nuove leggi USA riguardanti il mercato finanziario ad operare una deregulation sempre più spinta del mercato e dell'economia. I capitali, sempre più liberi di circolare e sempre più liberi da vincoli giuridici ( ed anche etici ) si sono concentrati in poche istituzioni di investimento ( soprattutto investment bank ma non solo ) ed hanno sviluppato una finanza cosiddetta creativa , creando cioè in modo scientifico ricchezze fittizie nelle borse di tutto il mondo e distribuendole ad ignari investitori.

La finanza creativa ha creato un bolla finanziaria ( detta speculativa appunto ) dietro la quale non esisteva nessuna ricchezza reale. Siamo alla crisi del 2008 che perdura tutt'ora.

L'etica neoliberista

E' stato forse il neoliberalismo l'origine dei fenomeni di povertà, disuguaglianza ed esclusione sociale nel mondo intero? No. Queste drammatiche realtà non solo pre-esistevano al neoliberismo, ma sono cresciute e si sono aggravate in contesti economico-culturali ben diversi da quello previsto dai primi pensatori neoliberali. In tal senso, è assai eloquente la storia dell'America Latina di tutto questo secolo.

L'impoverimento, la disuguaglianza, l'esclusione sociale e perfino la teoria del mercato globale esistevano già prima del neoliberismo ma questo oggi li giustifica come effetti "non desiderati" ma inevitabili per avere una continua crescita economica della società. In tal modo esso diventa, di fatto, la base ideologico-culturale di atteggiamenti, comportamenti sociali e misure politiche che rafforzano l'esclusione dei più deboli .

Il neoliberismo porta con sé la propria "buona novella". Se l'abbandono dei più deboli è una conseguenza aliena alla volontà della società e alla "mia personale"; se qualsiasi intervento che incida sulle necessità di un "mercato realmente esistente" è dannoso per la società, di conseguenza siamo tutti innocenti! Possiamo rimanere indifferenti con tutta tranquillità di coscienza!

Cominciamo ad abituarci all'idea che nessuno è responsabile di nulla. Il povero è tale per sua colpa, perchè non compete o compete male , non produce ricchezza. Il successo economico invece accredita - e giustifica - di per sé il vincente perché in definitiva ognuno occupa nella società il posto che si merita.

Individual empowerment

Per il neoliberismo il "bene comune" non esiste come concetto : «Il bene reale è solo individuale»

C'è il dovere di " eccellere " per essere competitivi sul mercato e tutto è mercato , anche le religioni funzionano come un mercato, per cui in un dato momento storico può essere utile finanziare una religione piuttosto che un'altra.

Per essere riconosciuto come meritevole nella società, ognuno deve essere competitivo, deve sfruttare al massimo le sue risorse, eccellere in qualcosa. In questo modo tutto è - o può essere - una "merce-risorsa": conoscenza, abilità, bellezza, energia, opportunismo, audacia, esperienza, rapporti. Tutto si può negoziare , tutto può accrescere il proprio valore sul mercato.

Il mercato e la sua regola d'oro , cioè l'utile, il profitto , appaiono come il motore della vita umana, sia personale che sociale. Il potere di seduzione di questa ideologia si basa sul fatto che essa si presenta come vantaggiosa per tutti, non solo per i più forti : tutti abbiamo una quota di risorse, per quanto piccola.

L'aspetto nuovo del neoliberismo e che - in nome dell'inevitabile - prepara ad usare le nostre risorse esclusivamente in funzione del nostro interesse personale, esimendoci da qualunque dovere sociale .
In questo modo solleva dalla responsabilità di occuparsi degli altri, soprattutto di quelli che non possono dare nulla in cambio .

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