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No-global e new-global . Un altro mondo è possibile?

E' assolutamente innegabile che il processo di globalizzazione dell'economia sta provocando enormi problemi tra cui:
- una redistribuzione troppo favorevole ai profitti e ai redditi elevati, 
- uno smantellamento delle regole quadro del mercato (sul lavoro, l'ambiente, la concorrenza, la corruzione) senza le quali lo stesso mercato può finire per autodistruggersi, 
- una contrazione significativa delle risorse destinate alla protezione sociale e alla tutela ambientale, a vantaggio di quelle investite nella sfrenata corsa alla competizione.

Chi , cosa, come ( fare ) ?
Susan George, Transnational Institute (TNI) 1999

In questa fine secolo non sappiamo ancora bene dove stiamo andando.
Intravvediamo una struttura di potere a livello internazionale,ma non sappiamo come conferire autorità e responsabilità a questa struttura internazionale. Ciò è normale. Si pensi alla situazione in cui si trovarono coloro che vissero nel XVIII e XIX secolo, quando lottavano per la costituzione di strutture nazionali responsabili. In Francia e in America la rivoluzione avvenne prima che in Italia. La società civile lottava per trovare il modo di creare democrazia : è ancora la democrazia , la giusta  risposta al potere che si va globalizzando.

Deve essere ancora una volta la società a dire al mercato ciò che deve fare e non viceversa.

Se si lascia fare al mercato, il mercato imporrà le sue regole, con le conseguenze fin qui descritte: convoglierà la ricchezza dalla base della piramide verso il suo vertice, continuerà a distruggere le condizioni di lavoro e l'ambiente. Questo è un modo pigro di governare diceva Oscar Wilde: 'Il socialismo è una buona cosa, ma richiede troppe serate". Anche la democrazia e la creazione di un Nuovo Ordine Economico Internazionale richiedono tempo e impegno, ma se vogliamo mettere le basi per un futuro migliore non possiamo esimerci dal dedicarglieli.

...Devono essere rafforzati tutti i legami a livello locale: fra i giovani e gli anziani, fra i produttori e i consumatori, fra la campagna e la città. Deve essere rafforzata l'economia locale e la solidarietà a livello internazionale. Deve essere rafforzata la società civile. Si deve fare di più a livello nazionale ed europeo.

Il nostro compito è quello di costruíre una democrazia a livello globale.

COME USARE IL MERCATO  
(di AMARTYA SEN *Premio Nobel per l'Economia 1998) Amartya Sen Global Viewpoint / Corriere della Sera 19/7/2001

- La globalizzazione non è né una novità né un'occidentalizzazione: per migliaia di anni, la globalizzazione è progredita attraverso gli spostamenti, il commercio, la migrazione, l'espansione delle influenze culturali e la diffusione della conoscenza e della comprensione (anche della scienza e della tecnologia). Ma le influenze hanno preso direzioni diverse.

- La globalizzazione non è di per se stessa una follìa: la globalizzazione ha arricchito il mondo dal punto di vista scientifico e culturale; ha anche giovato economicamente a molte persone.
Una povertà assai diffusa e una vita frettolosa, inumana e breve dominavano il mondo qualche secolo fa, con solo poche possibilità di rara ricchezza. Nel superare questa indigenza, le tecnologie moderne come pure le interrelazioni economiche sono state determinanti. 

Quello di cui abbiamo ancora bisogno è una distribuzione più equa dei benefici della globalizzazione.

- La questione fondamentale è la disparità: la principale sfida è legata in un modo o nell'altro alla disparità tra nazioni come pure all'interno delle nazioni. Le relative disparità comprendono le disparità nel benessere economico, ma anche evidenti asimmetrie nel potere politico, sociale ed economico. 
La questione cruciale riguarda la divisione dei potenziali profitti derivanti dal!a globalizzazione tra i Paesi ricchi e quelli poveri e tra i diversi gruppi all'interno delle nazioni.

- La preoccupazione primaria è il livello di disparità, non il suo cambiamento marginale: sostenendo che i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, coloro che criticano la globalizzazione hanno spesso scelto il campo di battaglia sbagliato. Anche se la gran parte dei poveri nell'economia mondiale ci ha rimesso (per svariati motivi riguardanti accordi nazionali e internazionali), è difficile stabilire una tendenza generale e ben delineata. Molto dipende dagli indicatori scelti e dalle variabili in base alle quali sono valutate disparità e povertà. E il problema di base restano i massicci livelli di povertà.

- La questione non è solo se vi sia qualche profitto per tutte le parti in causa, ma se la distribuzione del profitto sia equa: quando vi sono profitti derivanti dalla cooperazione ci possono essere molti accordi alternativi che, rispetto all'assenza di cooperazione, giovano a ogni parte in causa. E' pertanto necessario chiedersi se la distribuzione dei profitti sia equa o accettabile e non solo se vi sia un profitto per tutte le parti in causa (che possono essere il motivo per numerosi accordi alternativi).

- L'economia di mercato è in armonia con numerose e differenti condizioni istituzionali e può comportare svariate conseguenze: la questione fondamentale non può essere se utilizzare o meno l'economia di mercato. E' impossibile avere un'economia prospera senza un vasto utilizzo dei mercati. Ma anche riconoscere questo non pone fine al dibattito, ne è solo l'inizio. L'economia di mercato può portare a diversi risultati a seconda di come le risorse fisiche siano distribuite, di come le risorse umane vengano sviluppate, di quali regole del gioco prevalgano, e cosi via.

Sono necessari cambiamenti sia a livello politico che a livello istituzionale

-L'interdipendenza globale non ha una istituzione globale capace di governarla democraticamente:le istituzioni mondiali , come quelle dell'ONU, sono settoriali e percio' incapaci a tutt'oggi di un governo mondiale); le istituzioni internazionali esistenti hanno cercato di rispondere al cambiamento della situazione in diversa misura. Anche l'equilibrio delle forze che rifletteva lo status quo degli anni Quaranta deve essere riesaminato.

- ... Ma mentre abbiamo sufficienti motivi per sostenere la globalizzazione nell'aspetto più positivo di quest'idea, ci sono anche questioni istituzionali e politiche di importanza critica che devono essere affrontate proprio nello stesso momento. Non è facile dissipare i dubbi senza affrontare seriamente le preoccupazioni di fondo che sono la causa di questi dubbi. Questo, a ogni modo, non dovrebbe cogliere di sorpresa nessuno.

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