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Sviluppo sostenibile

Produrre eticamente cioè produrre per realizzare il bene comune a partire da una visione etica dello sviluppo umano.
La Sfida di Noè-Ai figli del Pianeta-Italia capace di futuro-Futuro Sostenibile-http://www.emi.it

Degrado delle risorse planetarie

Le stime dei l'Intergovernamental Panel on Climatic Change (IPCC: è la struttura delle Nazioni Unite che riunisce oltre 2.500 specialisti dei clima) prevedono un raddoppio della concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera e un incremento della temperatura media terrestre tra 1 o e 3,5 °C entro il 2100. Si tratterebbe della più veloce variazione climatica dalla fine dell'ultima glaciazione.

L'incremento dei raggi ultravioletti dovuti alla rarefazione dello strato di ozono diminuisce la produttività delle piante terrestri e de fitopiancton marino, oltre a produrre una serie di effetti sanitari preoccupanti (come l'incremento dei tumori della pelle).

Secondo le analisi dei Global Assessment of Soil Degradation (GLASOD), e dei Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP), un terzo dei terreni agricoli è soggetto a degrado per cattive prafiche agricole, e un quinto delle zone a pascolo è soggetto a perdite di produttivìtà. La produzione mondiale pro capite di cereali è diminuita .

Le falde idriche sono in preoccupante calo in molte regioni dei globo, comprese alcune delle maggiori zone di produzione alimentare come il Punjab indiano, le grandi pianure degli Stati Uniti, la Cina settentrionale, l'Europa meridionale, il Medio Oriente e l'Africa settentrionale.

L'inquinamento ha reso inutilizzabili vaste riserve idriche e le forniture dì acqua potabile sono in crisi in molte aree dei mondo. Almeno il 70% degli stock ittici a livello planetario sono in declino e in alcuni Paesi quasi prossimi all'estinzione commerciale.

Lo straordinario ambiente delle foreste tropicali viene distrutto ad un ritmo di 150.000 chilometri quadrati l'anno, mentre le foreste temperate e boreali subiscono un crescente degrado a causa dello sfruttamento eccessivo. Gli scienziati ritengono che non sia più dei 10% la superficie degli ecosistemi terrestri ancora in condizioní di naturalità.

Si estinguono fino a 40 specie al giorno, sottoponendo ad una straordinaria pressione la ricchezza della vita sulla Terra, la cosiddetta biodiversità. Si ritiene che circa un quinto della diversità biologica dei pianeta potrebbe scomparire nei prossimi 20-30 anni.

L'entropia

L'entropia è l'indice dello stato di degradazione dell'energia di un sistema. Sulla Terra la sfera della vita o biosfera costituisce un sistema che si autoorganizza, sostenuto dal flusso di energia proveniente dal Sole. L'energia originata dal Sole viene controllata dal sistema dei recettori che sono alla base dei processi di fotosintesi (cioè i cloroplasti all'interno delle cellule vegetali), i quali sono, a loro volta, regolati attraverso la stessa autoorganizzazione del sistema.

L' energia messa a disposizione dai processi di fotosintesi, viene elaborata nel sistema e infine viene dissipata senza conseguenze per la biosfera, mentre risulta necessaria per il mantenimento del processo di autoorganizzazione della stessa. Da un punto di vista termodinamico, la biosfera costituisce un sistema definito, lontano dall,'equilibrio, che è in grado di auto-organizzarsi e auto-strutturarsi.

I processi dei sistemi viventi, sia a livello cellulare che a quello dell'individuo o dell ' 'ecosistema, sono, nella stragrande maggioranza dei casi, a carattere ciclico.Il nostro continuo e pesante impatto sui sistemi naturali modifica in maniera traumatica le condizioni della biosfera, disarticolandola.

Termodinamica (=calore<>lavoro)
Branca della fisica che descrive le trasformazioni subite da un sistema macroscopico a seguito di uno scambio di energia con altri sistemi o con l'ambiente.I principi della termodinamica sono di importanza fondamentale in ogni campo della scienza e della tecnica.La termodinamica si basa sul concetto di sistema macroscopico (o sistema termodinamico), definito come una porzione di materia geometricamente individuata, che esiste in un ambiente infinito e imperturbabile. 
L' intervento della nostra specie altera la condizione omeostatica della biosfera - cioè la capacità di un sistema di assorbire eventuali impatti esterni senza modificarsi in maniera significativa -, con effetti dirompenti.

Il nostro sistema produttivo opera in condizioni ormai vicine all'equilibrio termodinamico. Alla base della termodinamica c'è il principio che non si può creare o distruggere materia o energia, ma solo produrre trasformazioni.In ogni trasformazione di energia c'è  sempre  una parte di essa che diventa calore.

Di questo calore non tutto è ritrasformabile in lavoro:una parte residua è intrasformabile.Piu' trasformiamo l'energia ,piu' produciamo calore residuo intrasformabile.Aumentando il calore intrasformabile aumenta nell'universo l'energia intrasformabile, cioè, in linguaggio analogico, l'entropia!

Un sistema in condizione di bassa entropia (come i sistemi viventi), è in grado di compiere una lunga serie di trasformazioni prima di giungere all'equilibrio(stato in cui non è possibile più nessuna trasformazione) mantenendosene comunque sempre lontano nel caso riceva dall'esterno un input di materia ed energia; mentre un sistema al massimo di entropia ,come quello produttivo, non può compiere ulteriori trasformazioni (sempre che non riceva input esterni di materia ed energia) e si dice  in equilibrio termodinamico.

L' intervento della nostra specie,il nostro sistema produttivo, opera in condizioni ormai vicine all'equilibrio termodinamico. Risulta allora evidente come le esigenze dell'attuale sistema produttivo e la salvaguardia della biosfera sono tra loro incompatibili.

L'umanità si trova a fronteggiare una situazione di rischio di cui non esistono precedenti nella nostra storia e alla quale non siamo preparati.

La nostra specie da oltre trecento anni sta concentrando su di sé quantità sempre crescenti di risorse disponibili che vengono sottratte alle altre specie viventi. Il conflitto può essere superato soltanto modificando uno dei due termini in questione (biosfera o attività umana). Ma la biosfera non è modificabile, può soltanto essere di strutta. 

Per cinque secoli abbiamo inseguito il mito dell'espansione ad oltranza, ma oggi cominciamo ad accorgerci quanto sia illusorio e pericoloso. Per la verità già nel 1972 un gruppo di scienziati, riuniti in un'associazione dal nome "Club di Roma", lanciò un grido d'allarme attraverso un libro intitolato " I  limiti dello sviluppo". Ma non vennero ascoltati. Solo una decina di anni più tardi venne istituita la Commissione Mondiale per L' Ambiente e lo Sviluppo coi compito di fare il punto sullo stato di salute del pianeta e di dire come comportarsi in futuro. 

Nel 1987 la Commissione, detta anche Commissione Brundtland dal nome dei suo presidente, terminò l'indagine e pubblicò il suo rapporto. Il messaggio centrale era che : se seguitiamo ad espandere la produzione saccheggiando le risorse naturali mettiamo a rischio il futuro del pianeta. Pertanto dobbiamo  cominciare a porci dei limiti.

Il rapporto originale I limiti dello sviluppo scatenò un dibattito internazionale sull'impossibilità di proseguire sulla strada di una persistente crescita economica, materiale e quantitativa. Il Club di Roma ha approfondito notevolmente questo dibattito con Strategie per sopravvivere e il testo successivo di Pestel (1988), secondo i quali le argomentazioni generiche "a favore" o "contro" la crescita possono essere ritenute ingenue: crescere o non crescere è una questione poco definita o pertinente, quando si pone senza aver definito in precedenza il luogo, il senso, il soggetto della crescita e lo stesso processo di crescita esaminato in sé stesso.  La Commissione non formulò delle proposte precise, ma affermò un principio, che è passato alla storia come il principio dello "sviluppo sostenibile".  Secondo la Commissione Brundtland, 

la produzione si dice sostenibile quando è mantenuta entro limiti e forme che non compromettono il diritto delle generazioni future a soddisfare i loro bisogni. 

Sviluppo sostenibile : quale sostenibilita' ?

E' veramente difficile definire la sostenibilità e la difficoltà nasce da vari motivi. Innanzi tutto il termine si applica ad una realtà molto dinamica e ancora poco nota, come l'interazione tra i sistemi naturali e la specie umana. Quindi, quando arriviamo a definire un nostro intervento come sostenibile, lo facciamo solo sulla base di quanto sappiamo al momento.

Non possiamo avere nessuna garanzia di sostenibilità a lungo termine, perché sono troppi i fattori a noi ignoti o imprevedibili. E' importantissimo, di conseguenza avere un approccio conservativo in tutte le azioni che possano recare danno all'ambiente ed è fondamentale analizzare le azioni che hanno su di esso un impatto, studiando con attenzione gli effetti percepibili di queste azioni e diventando rapidamente reattivi nel trarre esperienza dagli errori.

Non possiamo affiancare il termine "sostenibile" a "crescita", come invece fa varie volte il rapporto Brundtland. Herinan Daly e John Cobb richiamavano, già nel 1989, che "crescita" dovrebbe designare un'espansione quantitativa della scala o delle dimensioni fisiche del sistema economico, mentre il termine "sviluppo" si può riferire al cambiamento qualitativo di un sistema economico fisicamente non in crescita, e in equilibrio dinamico con l'ambiente.

In base a questa definizione si può sostenere che il nostro pianeta non cresce ma si sviluppa. Essendo la Terra un sistema finito, non suscettibile di ulteriore crescita, qualsiasi suo sottosistema fisico non può che interrompere, ad un certo punto, la propria crescita. Pertanto quest'ultima diventa prima o poi insostenibile e l'espressione "crescita sostenibile" è una contraddizione in termini. "Sviluppo sostenibile" invece non è un'espressione contraddittoria, ma è importante definirla meglio, in termini operativi, per evitare ulteriori confusioni.

Principi di sostenibilità

Ci sono dei principi importanti che sottendono il concetto di sostenibilità. Prendersi cura della Terra ne elenca nove, tutti molto significativi:

1) Rispettare ed aver cura di tutte le forme di vita.

Bisogna rispettare gli altri popoli e le altre forme di vita, ora e nel futuro. Non esiste uno sviluppo a spese di altre genti o delle generazioni future. Il nostro scopo è dividere equamente i costi e i benefici dell'uso delle risorse e della conservazione ambientale tra differenti comunità e gruppi di interesse, tra poveri e ricchi, tra la nostra generazione e quelle che verranno dopo di noi.

2) Migliorare la qualità della vita.

E' un processo che permette agli esseri umani di realizzare le loro potenzialità, acquistare fiducia in sé stessi e condurre una vita piena e dignitosa. La crescita economica è una componente dello sviluppo, ma non può costituire un fine né può essere considerata infinita.

3) Conservare la forza vitale e la diversità biologica della Terra.

E' necessario proteggere i sistemi di sostegno della vita, conservare la diversità biologica e assicurare un uso sostenibile delle risorse rinnovabili.

4) Ridurre al minimo lo sfruttamento delle risorse non rinnovabili.

Minerali, petrolio, gas e carbone non sono risorse rinnovabili. Si può prolungare la loro vita grazie, ad esempio, al riciclaggio, all'efficienza nei processi produttivi, ai risparmi, alla manutenzione, ecc.

5) Rimanere nei limiti delle capacità di carico della Terra.

E' difficile fornirne una definizione precisa, ma ci sono limiti alla capacità di carico degli ecosistemi e all'inipatto che gli ecosistemi e la biosfera possono sopportare senza deteriorarsi pericolosamente. Questi limiti possono variare da regione a regione, e il peso dell'impatto dipende da quante persone vivono in quella zona, da quanto cibo, acqua, energia e materie prime usano, e da quanti rifiuti producono. Come ben sappiamo, poche persone che consumano molto possono produrre un impatto equivalente a molte che consumano poco.

6) Cambiare atteggiamenti e abitudini personali.

Per adottare i principi etici che portano ad un sistema di vita sostenibile, bisogna riconsiderare i propri valori e cambiare i comportamenti. La società deve promuovere dei valori che sostengano una nuova etica e scoraggino gli atteggiamenti incompatibili con uno stile di vita sostenibile. La sufficienza, la sobrietà, e la felicità nella sobrietà sono valori essenziali per nuovi stili di vita sostenibili.

7) Le comunità devono aver cura del proprio ambiente.

Le comunità e i gruppi di cittadini costituiscono il primo soggetto capace di svolgere azioni di valore sociale e di esprimere il proprio impegno. Comunità ben informate e dotate di potere possono contribuire a prendere le decisioni che le riguardano e giocare così un ruolo indispensabile nella creazione di una società con salde basi di sicurezza e sostenibilità.

8) Prevedere un quadro di riferimento nazionale per l'integrazione di sviluppo e conservazione.

Tutte le società, se vogliono progredire in modo razionale, hanno bisogno di informazioni e conoscenze, di una struttura legislativa, di istituzioni e politiche coerenti. Un programma nazionale che tenda al raggiungimento di uno sviluppo sostenibile deve prendere in considerazione tutti i diversi interessi e cercare di identificare e risolvere i problemi ancor prima che sorgano. Il programma deve essere elastico e in continuo mutamento, per adattarsi sulla base delle nuove esperienze e della necessità incontrate.

9) Creare un'alleanza mondiale.

E' necessario che tra tutte le nazioni si stabilisca una solida alleanza, in cui ì Paesi a reddito più basso devono essere aiutati a svilupparsi in modo sostenibile, proteggendo il loro ambiente. Le risorse condivise a livello globale, come l'atmosfera e gli oceani, possono essere gestite solo"sulla base di scopi e decisioni comuni, Il principio etico della responsabilità si applica a livello internazionale come a livello nazionale e individuale. Tutte le nazioni hanno da guadagnare da una diffusa sostenibilità a livello mondiale e sono invece in grave pericolo se non riescono ad ottenerla.

Questi nove principi riflettono alcuni dei valori e dei doveri che molte culture e religioni diffuse nel mondo riconoscono da secoli e necessitano dell'elaborazione di nuove strategie per una vita sostenibile. I governi dovrebbero riorientare i loro piani di sviluppo per applicare questi principi. 

Sostenibilità = Steady State Economy

Oggi molti parlano a sproposito di sostenibilità, legando il concetto a qualsiasi intervento umano sull'ambiente.  Noi, oggi, non siamo in grado di definire la sostenibilità di un'attività umana, nel lungo periodo, sui sistemi naturali. Possiamo solo cercare di farlo sulla base delle nostre attuali conoscenze, che ovviamente sono parziali.Un obiettivo centrale delle politiche in questo campo, nei Paesi ricchi, è quello della  riduzione dell'input di energia e risorse nel flusso economico. 

Le più recenti ricerche suggeriscono percentuali di riduzione, entro il 2050, tra il 50 ed il 90% dei flussi di materiali. E' necessario indicare gli obiettivi intermedi per gli anni da qui al 2050 ed  i mezzi con cui raggiungerli .

Avviare un'economia in stato di equilibrio : riuscire a vivere entro i limiti della natura.

Questo significa ridurre i nostri tassi di trasformazione di risorse e di ambiente, di consumo e di produzione di scarti. In pratica, riuscire ad avere con i sistemi naturali quasi un rapporto di simbiosi.(vivere l'uno della vita dell'altro). Ciò significa individuare dei "tetti" alla crescita economica, che non può continuare sugli attuali tendenze di distruzione e trasformazione.

La proposta più dettagliata di un modello di economia senza crescita, viene dagli studi e dalle riflessioni di Herman Daly: si tratta dell'economia in stato di equilibrio o economia dello stato stazionario. Un' economia con 
- ammontare costante di persone e manufatti,
- mantenuta a livelli desiderati e adeguati tramite un basso afflusso di materiali necessari a mantenerla tale. Ciò mediante 
-   il minor flusso di materie prime ed energia possibile dal primo stadio del processo produttivo all' ultimo stadio del consumo".

In questo tipo di economia non è detto che gli impieghi della scienza e della tecnica restino costanti,come anche la distribuzione del reddito e delle risorse. In un'economia in stato di equilibrio c'è sviluppo qualitativo, mentre non vi è crescita quantitativa perché questa comporterebbe un elevato flusso di materie prime e energia.

... La transizione verso una società sostenibile richiede un bilanciamento accurato tra mete a lungo e a breve termine, e un'accentuazione degli aspetti di sufficienza, equità, qualità della vita, anziché della quantità di prodotto. Essa vuole, più che produttività o tecnologia, maturità, umana partecipazione, saggezza. In altre parole, la produzione è sostenibile       
    - quando rispetta il patrimonio naturale (foreste, suoli, mari, ecc): 
    - quando non compromette i processi naturali: 
    - quando non rilascia più sostanze inquinanti di quanto l'ambiente possa assorbirne; 
    - quando riduce al minimo l'uso di risorse non rinnovabili (minerali, prodotti energetici, fossili); 
    - quando non usa le risorse rinnovabili  a un ritmo superiore alla loro capacità di rigenerazione. 
          ( boschi, pesci, prodotti agricoli)

... Oggi siamo obbligati a considerare il rapporto tra le risorse del nostro pianeta e l'uso che ne facciamo in una prospettiva di lungo periodo. I modelli di produzione e consumo delle società umane sono insostenibili da parte degli equilibri naturali del pianeta e in molti casi hanno già superato la capacità naturale del pianeta di assorbire l'inquinamento e i rifiuti e di fornire le risorse necessarie per far fronte ai nostri crescenti consumi..

I benefici degli avanzamenti tecnologici e industriali finiscono ad un piccolo gruppo di nazioni ricche e di corporazioni multinazionali, mentre gli svantaggi restano a carico dei Paesi e delle popolazioni più povere. E' evidente che, con una popolazione mondiale ancora in crescita, non è possibile estendere l'attuale stile di vita dei Paesi ricchi a tutti gli esseri umani del globo.

Anche il Libro bianco su crescita, competitività ed occupazione della Commissione Europea (1993) afferma chiaramente: "Per estendere all'intero pianeta gli attuali modelli europei di produzione e di consumo occorrerebbe un quantitativo di risorse dieci volte superiore all'attuale. Questo rende facile immaginare quali problemi ambientali e quali tensioni politiche potranno verificarsi, se le tendenze in atto non saranno orientate in modo diverso".

Benessere e sviluppo

Al concetto di benessere è toccata la stessa sorte toccata al concetto di sviluppo. Entrambi sono stati svuotati dei loro significato originario e sono stati ridotti ad idee monche e distorte. Lo sviluppo, che comprende criteri di crescita umana e sociale, è stato ridotto al solo criterio di crescita della produzione

Il benessere che si riferisce ad uno stato di soddisfazione di tutta la persona è stato identificato col consumismo.

Proprio perché abbiamo avuto la dimostrazione che l'abbondanza non ha condotto al vero benessere osiamo pensare che si possa viver meglio disponendo di meno a patto che si cambi profondamente il nostro stile di vita occidentale e consumista e la nostra organizzazione economica e produttiva.   Volendo riassumerlo con uno slogan,

sviluppo sostenibile vuol dire produrre meno, produrre meglio.

 

RIVOLUZIONE DEGLI STILI DI VITA

riscoprire la sobrietà 
riciclare e riparare 
usare invece di possedere 
raccorciare le distanze 
valorizzare l'autoproduzione

RIVOLUZIONE DELLA PRODUZIONE 

produrre beni fatti per durare
produrre su base locale
coltivare in maniera biologica
evitare produzioni inquinanti e pericolose
limitare l' uso delle risorse non rinnovabili
utilizzare per quanto possibile energia naturale
valorizzare il lavoro umano

RIVOLUZIONE DELLA ECONOMIA

programmare 
garantire i bisogni fondamentali a tutti coi contributo di tutti 
incoraggiare l'autoproduzione e lo scarnbio di lavoro su base locale regolamentare e indirizzare l'attività delle imprese 
dividere equamente le risorse e gli spazi ambientali a livello mondiale 
regolamentare il commercio internazionale per garantire guadagni equi ai produttori

Rivoluzionare gli stili di vita significa passare dal consumismo alla sobrietà.

La sobrietà è uno stile di vita che sa distinguere tra i bisogni reali e quelli imposti, che si organizza a livello collettivo per garantire a tutti il soddisfacimento dei bisogni fondamentali con il minor dispendio di energia, che dà alle esigenze dei corpo il giusto peso senza dimenticare le esigenze spirituali, affettive, intellettuali e sociali della persona umana. 

La sobrietà poggia su quattro imperativi che iniziano tutti per 'R'.

   "ridurre", ossia badare all'essenziale.

    "recuperare", ossia riutilizzare lo stesso oggetto finché è utilizzabile e riciclare tutto ciò che può essere rigenerato.

     " riparare", ossia non gettare gli oggetti al primo danno.

    "rispettare",sviluppando un profondo rispetto per il lavoro altrui= trattare bene le cose che ci rendono possibile la vita.

 

 

Il commercio equo e solidale

Riforma dei commercio internazionale.

Oggi i rapporti commerciali fra le nazioni sono organizzati in modo da far trionfare gli interessi delle multinazionali che rivendicano il diritto di piazzare le loro merci in ogni angolo della terra, di produrre dove spendono meno, di investire dove guadagnano di più, di ottenere profitti sulle invenzioni, di pilotare i prezzi delle materie prime secondo i foro interessi.

In questa situazione ci rimettono le foreste e i sottosuoli che sono presid'assalto, ci rimettono i lavoratori del Sud che sono costretti a lavorare in condizioni di semischiavitù, ci rimettono i piccoli contadini che non hanno mai la garanzia di un prezzo sicuro, ci rimettono i poveri del Sud che devono pagare medicinali più cari per pagare le licenze alle multinazionali.

Dunque dobbiamo mettercela tutta per giungere ad una nuova regolamentazione commerciale internazionale pensata per salvaguardare la dignità della gente e l'integrità del creato.

L'idea del commercio equo e solidale nacque in Olanda circa trenta anni fa, da parte di alcuni organismi che già erano presenti nei paesi dei Sud con progetti di sviluppo al servizio dei più poveri. 

Come primo passo aiutarono gruppi di contadini e di artigiani ad organizzarsi in cooperative capaci di raccogliere i loro prodotti e di avviarli alla esportazione.

Contemporaneamente in Olanda fu fondata una cooperativa di importazione per fare entrare nel paese i prodotti dei commercio alternativo. Inoltre, città per città, i gruppi più sensibili aprirono dei punti di vendita che furono battezzati "Botteghe del Mondo". 


Sulla scia di questa esperienza, in tutta Europa sono nate delle organizzazioni che si occupano dei commercio equo e solidale. Naturalmente ne sono sorte anche in Italia, fra cui CTM (Cooperazione Terzo Mondo), Idea sociale , Cooperativa Commercio Alternativo , Transfair etc.

I loro prodotti (tè, caffè, cacao, zucchero e altri prodotti ártigianali ) si trovano principalmente nelle oltre Botteghe sparse un po' in tutta Italia.

Sino a qualche anno fa le scelte di coerenza nell'ambito dei consumi si limitavano alla sobrietà e al consumo critico. Oggi, invece, possono andare oltre aderendo ad iniziative economiche che si pongono il duplice obiettivo di porre rimedio a particolari forme di ingiustizia e di fare crescere un'altra economia ispirata all'equità e alla solidarietà.

Una di queste è il Il commercio equo e solidale" anche noto come "commercio alternativo". Il principio di fondo del commercio equo e solidale è di garantire ai produttori dei Sud un compenso equo dei loro lavoro. Nel commercio tradizionale questo obiettivo é ostacolato dalla presenza di commercianti locali ed internazionali che esercitano una mediazione strangolatrice.

La soluzione proposta dal commercio alternativo è di distribuire prodotti comprati direttamente dai contadini e dagli artigiani in modo da far godere a loro tutto il prezzo pagato. Un prezzo equo, naturalmente, stabilito dai produttori stessi, perché nessuno meglio di loro sa qua] è la giusta retribuzione.

Le banche etiche

Le scelte di consumo non devono farci dimenticare la possibilità di agire anche attraverso il risparmio.
Ogni anno le famiglie italiane risparmiano circa 150.000 miliardi di lire. Questa montagna di denaro esercita una grande attrazione su stato, assicurazioni, banche e imprese che si ingegnano con tutti i mezzi per metterci sopra le mani.

Quanto a noi, i risparmiatori, spesso conosciamo solo il linguaggio della convenienza e affidiamo il nostro denaro a chi ci garantisce i guadagni più alti, noncuranti dell'uso che ne verrà fatto.

Così può capitare che finanziamo operazioni di riciclaggio dei denaro sporco, di sostegno alla mafia, di traffico d'armi e droga, di aiuto a governi antidemocratici. Ecco perché oltre che consumatori critici, dobbiamo diventare risparmiatori critici. Ma come scegliere, dal momento che le banche sono protette dal segreto bancario? E se anche avessimo le informazioni, ne troveremmo di soddisfacenti?

E chiaro, infatti, che una banca andrebbe privilegiata non solo perché evita operazioni illecite, ma sopratutto perché sceglie di finanziare progetti che rendono un servizio alla comunità nel rispetto dell'ambiente.Ma è un fatto che senza palazzi, senza terreni, senza garanzie da offrire e con rese economiche molto basse tutte le iniziative che tentano di conciliare produzione e finalità sociali non sono prese neanche in considerazione dalle banche. D'altronde ogni progetto alternativo, per nascere sopravvivere e moltiplicarsi ha bisogno di soldi.

Ecco perché in varie parti del mondo, alcuni gruppi si sono dati da fare per creare delle banche alternative note anche come Banche etiche. Anche in Italia ci sono varie iniziative che vanno in questa direzione.

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