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ETICA IN INTERNET 
PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

 

I. Introduzione 

II. Internet 

III. Alcuni motivi di preoccupazione 

IV. Raccomandazioni e conclusione 

I

INTRODUZIONE

« Lo sconvolgimento che si verifica oggi nella comunicazione presuppone, più che una semplice rivoluzione tecnologica, il rimaneggiamento completo di ciò attraverso cui l'umanità apprende il mondo che la circonda, e ne verifica ed esprime la percezione. La disponibilità costante di immagini e di idee, così come la loro rapida trasmissione, anche da un continente all'altro, hanno delle conseguenze, positive e negative insieme, sullo sviluppo psicologico, morale e sociale delle persone, sulla struttura e sul funzionamento delle società, sugli scambi fra una cultura e l'altra, sulla percezione e la trasmissione dei valori, sulle idee del mondo, sulle ideologie e le convinzioni religiose ».1

Negli ultimi dieci anni, la verità di queste parole è apparsa sempre più chiara. Non c'è bisogno di grandi sforzi di immaginazione per considerare la terra come un globo ronzante di trasmissioni elettroniche, un pianeta blaterante, annidato nel silenzio dello spazio. In conseguenza di ciò, le persone sono più felici e migliori? Questa è la questione etica che si pone.

Per molti versi lo sono. I nuovi mezzi di comunicazione sociale sono strumenti potenti di educazione e di arricchimento culturale, di commercio e partecipazione politica, di dialogo e comprensione interculturali, e, come abbiamo sottolineato nel documento allegato al presente,2 servono anche la causa della religione. Tuttavia vi è un'altra faccia della medaglia: i mezzi di comunicazione sociale, che possono essere utilizzati per il bene delle persone e delle comunità possono anche essere utilizzati per sfruttare, manipolare, dominare e corrompere.

2. Fra i mezzi di comunicazione, quali il telegrafo, il telefono, la radio, la televisione, che durante lo scorso secolo e mezzo hanno progressivamente eliminato il tempo e lo spazio come ostacoli alla comunicazione fra un gran numero di persone, Internet è il più recente e per molti aspetti il più potente. Il suo impatto sugli individui, sulle nazioni, e sulla comunità delle nazioni è già enorme ed aumenta di giorno in giorno.

In questo documento desideriamo esporre il punto di vista cattolico di Internet quale punto di partenza per la partecipazione della Chiesa nel dialogo con altri settori della società, specialmente con altri gruppi religiosi, riguardo all'evoluzione e all'utilizzo di questo meraviglioso strumento tecnologico. Internet sta facendo del bene e promette di farne ancora di più. Tuttavia è anche certo che può fare del male. Il bene o il male che ne deriverà dipenderà da alcune scelte, per la messa in atto delle quali la Chiesa offre due contributi molto importanti: il suo impegno a favore della dignità della persona umana e la sua lunga tradizione di saggezza morale.3

3. Così come accade per gli altri mezzi di comunicazione sociale, la persona e la comunità di persone sono elementi centrali per la valutazione etica di Internet. Per quanto concerne il messaggio trasmesso, il processo di comunicazione e le questioni strutturali e sistematiche insite nella comunicazione, « il principio etico fondamentale è il seguente: la persona umana e la comunità umana sono il fine e la misura dell'uso dei mezzi di comunicazione sociale. La comunicazione dovrebbe essere fatta da persone a beneficio dello sviluppo integrale delle persone ».4

Il bene comune, « l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente »,5 offre un secondo principio utile per una valutazione etica delle comunicazioni sociali. Esso dovrebbe essere inteso in modo integrale come l'insieme degli obbiettivi per i quali i membri di una comunità si impegnano e alla realizzazione e al sostegno dei quali la comunità deve la sua esistenza. Il bene degli individui dipende dal bene comune delle loro comunità.

La virtù che dispone la gente a tutelare e a promuovere il bene comune è la solidarietà. Non è un sentimento di « vaga e superficiale compassione » di fronte alle altrui difficoltà, ma è « la determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune: ossia per il bene di tutti e di ciascuno, perché tutti siamo veramente responsabili di tutti ».6 Soprattutto oggi, la solidarietà ha assunto una dimensione internazionale chiara e forte. Parlare di bene comune internazionale è corretto ed è obbligatorio adoperarsi per esso.

4. Il bene comune internazionale, la virtù della solidarietà, la rivoluzione nei mezzi di comunicazione sociale, la tecnologia informatica e Internet sono tutte realtà attinenti al processo di globalizzazione.

In larga misura, la nuova tecnologia guida e promuove la globalizzazione, creando una situazione nella quale « il commercio e le comunicazioni non sono più costretti entro i confini del Paese di appartenenza ».7

Le conseguenze rivestono un'importanza fondamentale. La globalizzazione può accrescere il benessere e promuovere lo sviluppo. Essa offre vantaggi quali « l'efficienza e l'incremento della produzione... l'unità fra i popoli... e un migliore servizio alla famiglia umana ».8 Tuttavia, finora questi benefici non sono condivisi in maniera uniforme. Alcuni individui, imprese commerciali e Paesi hanno visto aumentare enormemente il loro benessere mentre altri sono rimasti indietro. Intere nazioni sono state escluse quasi del tutto dal processo, private di un posto nel nuovo mondo che va prendendo forma. « La mondializzazione, che ha trasformato profondamente i sistemi economici creando insperate possibilità di crescita, ha anche fatto sì che molti siano rimasti ai bordi del cammino: la disoccupazione nei Paesi più sviluppati e la miseria in troppe Nazioni del Sud dell'emisfero continuano a trattenere milioni di donne e di uomini lontano dal progresso e dal benessere ».9

È chiaro, senza alcun dubbio, che le società che sono entrate nel processo di globalizzazione lo hanno fatto operando una scelta libera e informata. Invece « molte persone, in particolare quelle più svantaggiate, la vivono come un'imposizione piuttosto che come un processo al quale possono partecipare attivamente ».10

In molte parti del mondo, la globalizzazione sta favorendo cambiamenti sociali rapidi e travolgenti. Questo processo non è solo economico, ma anche culturale e presenta aspetti sia positivi sia negativi. « Le persone che ne sono soggette spesso considerano la globalizzazione come un'inondazione distruttiva che minaccia le norme sociali che le hanno tutelate e i punti di riferimento culturali che hanno dato loro un orientamento di vita ... I cambiamenti nella tecnologia e nei rapporti di lavoro sono troppo veloci perché le culture possano stare al passo con esse ».11

5. Una delle principali conseguenze della deregolamentazione degli ultimi anni è stata un passaggio di potere dagli stati nazionali alle compagnie transnazionali. È importante aiutare e incoraggiare queste compagnie a mettere il proprio potere al servizio del bene dell'umanità. Ciò evidenzia la necessità di una comunicazione e di un dialogo maggiori fra loro e gli organismi implicati come la Chiesa.

Un impegno risoluto a praticare la solidarietà a servizio del bene comune all'interno delle nazioni e fra di esse, dovrebbe dar forma e guidare il nostro uso della nuova tecnologia informatica e di Internet. Questa tecnologia può essere uno strumento per risolvere problemi umani, promuovendo lo sviluppo integrale delle persone, creando un mondo governato da giustizia, pace e amore. Come, più di trent'anni fa, sottolineò l'Istruzione Pastorale sui Mezzi di Comunicazione Sociale Communio et progressio, i succitati mezzi hanno la capacità di far sì che tutti gli uomini, in ogni luogo della terra, « diventino partecipi dei gravi problemi e delle difficoltà che incombono su ciascun individuo e su tutta la società ».12

Ciò è sorprendente. Internet può contribuire a far sì che questa idea diventi realtà per le persone, i gruppi, le nazioni e per tutta la razza umana, se viene utilizzato alla luce di principi etici chiari e sani, in particolare della virtù della solidarietà. Ciò andrà a beneficio di tutti perché « lo sappiamo oggi più di ieri, non saremo mai felici e in pace gli uni senza gli altri, ed ancor meno gli uni contro gli altri ».13Sarà espressione di quella spiritualità di comunione che implica « la capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c'è nell'altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio » insieme alla capacità « di fare spazio al fratello, portando “i pesi gli uni degli altri” (Gal 6, 2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano ».14

6. La diffusione di Internet solleva anche un certo numero di questioni etiche circa la riservatezza, la sicurezza e la confidenzialità dei dati, il diritto d'autore e la proprietà intellettuale, la pornografia, siti che incitano all'odio, la diffusione di pettegolezzi e di diffamazioni mascherati da notizie e molto altro. Ne affronteremo brevemente alcune che richiedono un'analisi e un dibattito costanti da parte di tutte le parti in causa.

Comunque non pensiamo che Internet sia solo fonte di problemi, piuttosto lo consideriamo fonte di benefici per la razza umana, benefici che si realizzeranno pienamente solo dopo la soluzione dei problemi esistenti.

 

II

INTERNET

7. Internet possiede caratteristiche eccezionali. È infatti caratterizzato da istantaneità e immediatezza, è presente in tutto il mondo, decentrato, interattivo, indefinitamente espandibile per quanto riguarda i contenuti, flessibile, molto adattabile. È egualitario, nel senso che chiunque, con gli strumenti necessari e una modesta abilità tecnica, può essere attivamente presente nel ciberspazio, trasmettere al mondo il proprio messaggio e richiedere ascolto. Permette l'anonimato, il gioco di ruoli e il perdersi in fantasticherie nell'ambito di una comunità. Secondo i gusti dei singoli utenti, si presta in egual misura a una partecipazione attiva e a un assorbimento passivo in un mondo « di stimoli narcisistico e autoreferenziale ».15

Può essere utilizzato per rompere l'isolamento degli individui e dei gruppi oppure per intensificarlo.

8. La configurazione tecnologica che sottintende ad Internet è strettamente legata ai suoi aspetti etici: le persone furono portate ad usarlo nel modo in cui era stato progettato e a progettarlo in modo che fosse adatto a quel tipo di utilizzazione. In effetti questo « nuovo » sistema risale agli anni '60, ossia agli anni della guerra fredda, quando si volevano sventare attacchi nucleari creando una rete decentrata di computer contenenti dati essenziali. La decentralizzazione fu la chiave del sistema, poiché in tal modo, almeno così si ragionò, la perdita di un computer o perfino di molti di essi non avrebbe significato automaticamente la perdita di tutti i dati.

Una visione idealistica del libero scambio di informazioni e di idee ha svolto un ruolo positivo nello sviluppo di Internet. Tuttavia la sua configurazione decentralizzata e l'elaborazione parimenti decentralizzata della Rete Mondiale degli ultimi anni '80 si sono dimostrate congeniali a un pensiero che si opponeva in via di principio a qualsiasi cosa sapesse di legittima regolamentazione della responsabilità pubblica. A proposito di Internet si delineò un individualismo esagerato. Questo, si disse, è un nuovo regno, il meraviglioso paese del ciberspazio, dove è possibile ogni sorta di espressione e dove l'unica legge è la totale libertà individuale di fare ciò che si vuole. Questo significò che la sola comunità, della quale nel ciberspazio si sarebbero riconosciuti veramente diritti e interessi, sarebbe stata quella dei libertari radicali. Ancora oggi, questa concezione influenza alcuni circoli, supportata dai tipici argomenti libertari utilizzati per difendere la pornografia e la violenza nei mezzi di comunicazione in generale.16

Sebbene sia ovvio che gli individualisti radicali e gli imprenditori rappresentano due gruppi diversi, esiste una convergenza di interessi fra quanti desiderano che Internet divenga la sede di quasi qualsiasi tipo di espressione, indipendentemente da quanto sia abietta e distruttiva, e quanti desiderano che Internet sia un canale commerciale di modello neo-liberista « che considera il profitto e le leggi del mercato come parametri assoluti a scapito della dignità e del rispetto della persona e dei popoli ».17

9. Lo sviluppo eccezionale dell'informatica ha accresciuto moltissimo le capacità di comunicazione di alcune persone e gruppi privilegiati. Internet può aiutare le persone ad usare responsabilmente la libertà e la democrazia, a espandere la gamma di scelte disponibili nei diversi campi della vita, ad ampliare gli orizzonti culturali ed educativi, a eliminare le divisioni, a promuovere lo sviluppo umano in una moltitudine di modi. « Il libero flusso delle immagini e delle parole su scala mondiale sta trasformando non solo le relazioni tra i popoli a livello politico ed economico, ma la stessa comprensione del mondo. Questo fenomeno offre molteplici potenzialità ».18 Se basato su valori condivisi, radicati nella natura della persona,  il dialogo  interculturale, reso  possibile da Internet e da altri mezzi di comunicazione sociale, può essere « strumento privilegiato per costruire la civiltà dell'amore ».19

Ma non è tutto. « Paradossalmente, proprio le forze che portano a una migliore comunicazione possono condurre anche all'aumento dell'alienazione e dell'egocentrismo ».20 Internet può unire le persone, ma può anche dividerle, sia come individui sia come gruppi diffidenti l'uno nei confronti dell'altro e separati dall'ideologia, dalla politica, da passioni, dalla razza, dall'etnia, da differenze intergenerazionali e perfino dalla religione. È già stato utilizzato in modo aggressivo, quasi come un'arma di guerra, e si parla già del pericolo rappresentato dal « ciber-terrorismo ».

Sarebbe amaramente ironico che questo strumento di comunicazione, con un tale potenziale di aggregazione umana, tornasse alle proprie origini, risalenti alla guerra fredda, e divenisse un'area di conflitto internazionale.

 

III

ALCUNI MOTIVI DI PREOCCUPAZIONE

10. Quanto abbiamo detto finora contiene alcuni motivi di preoccupazione circa Internet.

Uno fra i più importanti è quello che oggi viene definito « digital-divide », una forma di discriminazione che divide i ricchi dai poveri, fra le nazioni e al loro interno, sulla base dell'accesso o dell'impossibilità di accesso alla nuova tecnologia informatica. In questo senso, si tratta di una versione aggiornata dell'antico divario fra i ricchi e i poveri di informazioni.

L'espressione « digital divide » evidenzia il fatto che gli individui, i gruppi e le nazioni devono avere accesso alla nuova tecnologia per non rimanere in arretrato e poter godere dei benefici che la globalizzazione e lo sviluppo promettono. È necessario che « il divario tra coloro che beneficiano dei nuovi mezzi di informazione e di espressione e coloro che non hanno ancora accesso ad essi non diventi una incontrollabile, ulteriore fonte di disuguaglianza e di discriminazione ».21

È necessario individuare modi per rendere Internet accessibile ai gruppi meno avvantaggiati, sia direttamente sia collegandolo a mezzi di comunicazione tradizionali a più basso costo. Il ciberspazio dovrebbe essere una fonte di informazioni e servizi accessibili a tutti gratuitamente e in una vasta gamma di lingue. Le istituzioni pubbliche hanno la responsabilità particolare di creare e conservare siti di questo tipo.

Mentre prende forma la nuova economia globale, la Chiesa opera affinché « in questo processo vinca l'umanità tutta e non solo un'élite ricca che controlla la scienza, la tecnologia, la comunicazione e le risorse del pianeta ». La Chiesa desidera « una globalizzazione al servizio di tutta la persona umana e di tutte le persone ».22

A questo proposito è necessario tener presente che le cause e le conseguenze di questo divario non sono soltanto economiche ma anche tecniche, sociali e culturali. Così, ad esempio, un altro « divide » esiste a danno delle donne e anch'esso va eliminato.

11. Siamo preoccupati per le dimensioni culturali di quanto accade. In particolare, quali strumenti potenti del processo di globalizzazione, la nuova tecnologia informatica e Internet trasmettono e contribuiscono a inculcare un insieme di valori culturali, e modi di pensare sui rapporti sociali, sulla famiglia, sulla religione, sulla condizione umana, il cui fascino e la cui novità possono sfidare e schiacciare le culture tradizionali.

Il dialogo e l'arricchimento interculturale sono senza dubbio molto desiderabili. Infatti « il dialogo fra le culture è particolarmente necessario oggi a motivo dell'impatto dei muovi mezzi di comunicazione sociale sulla vita degli individui e dei popoli ».23 Tuttavia esso deve fluire in due direzioni. I sistemi culturali hanno molto da imparare l'uno dall'altro e imporre a una cultura la visione del mondo, i valori e perfino la lingua propri di un'altra, non è dialogo. È imperialismo culturale.

Quello del dominio culturale diviene un problema particolarmente grave quando la cultura dominante trasmette valori falsi e contrari al bene autentico delle persone e dei gruppi. Così come stanno le cose, Internet, insieme ad altri mezzi di comunicazione sociale, sta trasmettendo messaggi carichi di valori proprii della cultura secolare occidentale a persone e società che in molti casi non sono in grado di valutarli e di confrontarli. Ciò causa problemi gravi, ad esempio nell'ambito del matrimonio e della vita familiare, che stanno sperimentando « una crisi diffusa e radicale » 24 in molte aree del mondo.

In tali circostanze la sensibilità culturale e il rispetto per i valori e le credenze degli altri sono indispensabili. Il dialogo interculturale che salvaguarda le culture, come « espressioni storiche varie e geniali dell'originaria unità della famiglia umana » e « la loro reciproca comprensione e comunione »,25 è necessario per costruire e mantenere il senso di solidarietà internazionale.

12. Complessa e fonte di ulteriori preoccupazioni è anche la questione della libertà di espressione su Internet.

Sosteniamo con vigore la libertà di espressione e il libero scambio delle idee. La libertà di cercare e conoscere la verità è un diritto umano fondamentale 26 e la libertà di espressione è una pietra d'angolo della democrazia. « Tutto questo esige che l'uomo, nel rispetto dell'ordine morale e della comune utilità, possa liberamente investigare il vero, manifestare e diffondere la sua opinione... ed infine, informarsi secondo verità sugli eventi di carattere pubblico ».27 E l'opinione pubblica, « una espressione essenziale della natura umana organizzata in società », esige assolutamente « la libertà di manifestare il proprio sentimento e il proprio pensiero ».28

Alla luce di queste esigenze del bene comune, deploriamo i tentativi da parte delle autorità pubbliche di bloccare l'accesso all'informazione su Internet o su altri mezzi di comunicazione sociale perché li ritengono pericolosi o imbarazzanti per loro, di manipolare l'opinione pubblica a scopo di propaganda e di disinformazione o di impedire la legittima libertà di espressione e di pensiero. A questo riguardo i regimi autoritari sono i peggiori trasgressori, ma il problema esiste anche nelle democrazie liberali, dove l'accesso ai mezzi di comunicazione sociale per fare politica spesso dipende dalla ricchezza e dove i politici e i loro consiglieri non rispettano la verità e la lealtà, calunniando i propri oppositori e riducendo i problemi a dimensioni insignificanti.

13. Come è stato sottolineato spesso, il giornalismo sta attraversando cambiamenti profondi in questo nuovo ambiente. La combinazione di nuove tecnologie e globalizzazione ha « aumentato le capacità dei mezzi di comunicazione sociale, ma ha anche accresciuto la loro esposizione alle pressioni ideologiche e commerciali » 29 e questo vale anche per il giornalismo.

Internet è uno strumento di informazione molto efficiente e rapido. Tuttavia la competitività economica e la presenza giorno e notte del giornalismo on-line contribuiscono anche al sensazionalismo e alla diffusione del pettegolezzo, alla mescolanza di notizie, pubblicità e spettacolo, e a una diminuzione, almeno apparente, delle cronache e dei commenti seri. Un giornalismo onesto è essenziale per il bene comune delle nazioni e della comunità internazionale. Questi problemi evidenti nella pratica del giornalismo su Internet esigono una soluzione rapida da parte dei giornalisti stessi.

Un problema per molti è l'incredibile quantità di informazioni su Internet, di gran parte delle quali non ci si preoccupa di controllare se siano giuste e appropriate. Siamo preoccupati anche per il fatto che gli utenti di Internet utilizzano la tecnologia che permette di creare notizie su comando, semplicemente per fabbricare barriere elettroniche contro idee poco familiari. Ciò non sarebbe salutare in un mondo pluralistico nel quale è necessaria una crescente comprensione reciproca fra le persone. « Sempre più, la tecnologia permette alle persone di raccogliere informazioni e servizi, creati unicamente per loro. In questo vi sono vantaggi reali, ma inevitabilmente sorge una domanda: il pubblico del futuro sarà costituito da una moltitudine di persone che ascoltano uno solo?... Che cosa ne sarebbe della solidarietà, che cosa ne sarebbe dell'amore in un mondo così? ».30

14. Oltre alle questioni concernenti la libertà di espressione, quello dell'integrità e dell'accuratezza delle notizie e della condivisione di idee e informazioni è un'altra serie di motivi di preoccupazione generati dal libertarismo. L'ideologia del libertarismo radicale è sbagliata e dannosa, soprattutto per legittimare la libera espressione al servizio della verità. L'errore sta nell'esaltare la libertà « al punto da farne un assoluto, che sarebbe sorgente di valori... Ma in tal modo l'imprescindibile esigenza di verità è scomparsa, in favore di un criterio di sincerità, di autenticità, di « accordo con se stessi ».31Questo modo di pensare non lascia alcuno spazio alla comunità autentica, al bene comune e alla solidarietà.

 

IV

RACCOMANDAZIONI E CONCLUSIONE

15. Come abbiamo visto, la virtù della solidarietà è la misura del servizio che Internet presta al bene comune. È il bene comune che crea il contesto per considerare la questione etica: « I mezzi di comunicazione sociale vengono usati per il bene o per il male? ».32

Molte persone e gruppi hanno responsabilità in questa materia. Tutti gli utenti di Internet sono obbligati a utilizzarlo in un modo informato e disciplinato, per scopi moralmente buoni. I genitori dovrebbero guidare e supervisionare l'uso che i loro figli fanno di Internet.33 Le scuole e altre istituzioni e programmi educativi dovrebbero insegnare l'uso perspicace di Internet quale parte di un'educazione mass-mediologica completa, che includa non solo l'acquisizione di abilità tecniche — prime nozioni di informatica e tutto ciò che si supporta ad essa — ma anche l'acquisizione della capacità di valutare in modo informato e sagace i contenuti. Coloro le cui decisioni e azioni contribuiscono a forgiare la struttura e i contenuti di Internet hanno il dovere di praticare la solidarietà al servizio del bene comune.

16. Bisognerebbe evitare una censura a priori da parte dei Governi. « La censura dovrebbe quindi venire applicata in casi estremi ».34 Internet non è esente più di altri mezzi di comunicazione sociale dall'osservanza di leggi giuste che si oppongano a espressioni di odio, alla diffamazione, alla frode, alla pornografia infantile e non e ad altri illeciti. Il comportamento criminale in altri contesti lo è anche nel ciberspazio e le autorità civili hanno il dovere e il diritto di applicare queste leggi. Potrebbero rendersi necessari anche nuovi regolamenti per affrontare reati più strettamente legati a Internet quali la diffusione di virus, il furto di dati personali memorizzati su disco rigido, ecc.

Una regolamentazione di Internet è auspicabile e in linea di principio l'auto-regolamentazione è il metodo migliore. « La soluzione ai problemi nati da questa commercializzazione e da questa privatizzazione non regolamentate non consiste tuttavia in un controllo dello Stato sui media, ma in una regolamentazione più importante, conforme alle norme del servizio pubblico, così come in una maggiore responsabilità pubblica ».35 I codici etici dell'industria svolgono un ruolo utile, sempre che siano presi sul serio, coinvolgano i rappresentanti del pubblico nella loro formulazione e nella loro applicazione, e, oltre a offrire un positivo incoraggiamento ai comunicatori responsabili, prevedano sanzioni appropriate contro le violazioni, inclusa la censura pubblica.36 A volte, le circostanze richiedono l'intervento dello Stato: per esempio costituendo commissioni di vigilanza sui mezzi di comunicazione che rappresentino ogni movimento di opinione nell'ambito della comunità.37

17. Il carattere transnazionale e di collegamento di Internet e il suo ruolo nella globalizzazione richiedono una cooperazione internazionale per stabilire modelli e meccanismi volti alla promozione e la tutela del bene comune internazionale.38 A proposito della tecnologia dei mezzi di comunicazione sociale, così come di molte altre cose, « l'equità a livello internazionale è necessaria ».39

È necessaria un'azione risoluta nei settori pubblico e privato per eliminare il « digital divide ».

Molte questioni difficili, legate a Internet, esigono un consenso internazionale: per esempio, come garantire la riservatezza di individui e gruppi osservanti della legge senza impedire ai funzionari incaricati di applicare la legge e di garantire la sicurezza di esercitare la sorveglianza dei criminali e dei terroristi? Come tutelare i diritti d'autore e di proprietà intellettuale senza limitare l'accesso delle persone a materiale di pubblico dominio? Come definire il concetto stesso di « pubblico dominio »? Come creare e mantenere disponibili a tutti gli utenti di Internet le informazioni in varie lingue? Come tutelare i diritti delle donne a proposito dell'accesso a Internet e di altri aspetti della nuova tecnologia informatica? In particolare, la questione di come eliminare il « digital divide » fra i ricchi e i poveri di informazioni richiede un'attenzione seria e urgente nei suoi aspetti tecnico, educativo e culturale.

Oggi esiste un « senso crescente di solidarietà internazionale » che offre in particolare al sistema delle Nazioni Unite « l'opportunità unica di contribuire alla globalizzazione della solidarietà, fungendo da luogo di incontro per gli Stati e per la società civile e da punto di convergenza dei vari interessi e delle varie necessità... La cooperazione fra le agenzie internazionali e le organizzazioni non governative contribuirà a garantire che gli interessi degli Stati e dei diversi gruppi all'interno di essi, per quanto legittimi, non vengano invocati o difesi a detrimento degli interessi o dei diritti di altri popoli, in particolare dei meno fortunati ».40 A questo proposito auspichiamo che il Summit Mondiale della Società Informatica, che si svolgerà nel 2003, offra un contributo positivo al dibattito su tali questioni.

18. Come abbiamo detto più sopra, un documento allegato al presente, “La Chiesa e Internet”, tratta in maniera specifica dell'uso che la Chiesa fa di Internet e del ruolo di quest'ultimo nella sua vita. Desideriamo sottolineare che la Chiesa cattolica, insieme ad altri organismi religiosi, dovrebbe essere attivamente presente su Internet e partecipare al dibattito pubblico sulla sua evoluzione. « La Chiesa non pretende di imporre queste decisioni e queste scelte, ma cerca di dare un aiuto reale indicando i criteri etici e morali applicabili in questo campo, criteri che si troveranno sia nei valori umani sia nei valori cristiani ».41

Internet può offrire un prezioso contributo alla vita umana. Può promuovere la prosperità e la pace, lo sviluppo intellettuale ed estetico, la comprensione reciproca fra i popoli e le nazioni su scala globale.

Può anche aiutare gli uomini e le donne nella loro continua ricerca di autocomprensione. In ogni epoca, inclusa la nostra, la gente si pone sempre le stesse domande fondamentali: « Chi sono? Da dove vengo e dove vado? Perché la presenza del male? Cosa ci sarà dopo questa vita? ».42 La Chiesa non può imporre le sue risposte, ma può e deve proclamare al mondo le risposte che ha ricevuto. Oggi, come sempre, offre l'unica risposta totalmente soddisfacente agli interrogativi più profondi della vita: Gesù Cristo, che « svela pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione ».43 Come il mondo contemporaneo, quello dei mezzi di comunicazione sociale, di cui Internet fa parte, è presente, 0in maniera imperfetta e tuttavia autentica, dentro i confini del Regno di Dio e posto al servizio della parola di salvezza. Tuttavia « l'attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell'umanità nuova che già riesce a offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo ».44

Città del Vaticano, 22 febbraio 2002, Festa della Cattedra di San Pietro Apostolo.

John P. Foley
Presidente

Pierfranco Pastore
Segretario

(1) Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Istruzione Pastorale Aetatis Novae sulle Comunicazioni Sociali nel XX anniversario della Communio et progressio, n. 4.

(2) Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, La Chiesa in Internet.

(3) Cfr Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Etica nelle comunicazioni sociali, n. 5.

(4) Ibidem, n. 21.

(5) Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n. 26; cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1906.

(6) Giovanni Paolo II, Sollicitudo rei socialis, n. 38.

(7) Giovanni Paolo II, Discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, n. 2, 27 aprile 2001.

(8) Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica Post-sinodale Ecclesia in America, n. 20.

(9) Giovanni Paolo II, Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, n. 3, 10 gennaio 2000.

(10) Discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, n. 2.

(11) Ibidem, n. 3.

(12) Pontificia Commissione delle Comunicazioni Sociali, Istruzione Pastorale sui mezzi di comunicazione sociale, Communio et progressio, n. 19.

(13) Giovanni Paolo II, Discorso al Corpo Diplomatico, n. 4.

(14) Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Novo millennio ineunte, n. 43.

(15) Etica nelle Comunicazioni Sociali, n. 2.

(16) Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, Pornografia e Violenza nei mezzi di comunicazione: una risposta pastorale, n. 20.

(17) Ecclesia in America, n. 56.

(18) Giovanni Paolo II, Messaggio per la Celebrazione della Giornata Mondiale della Pace 2001, n. 11.

(19) Ibidem, n. 16.

(20) Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXXIII Giornata Mondiale delle Comunicazioni, n. 4, 24 gennaio 1999.

(21) Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXXI Giornata Mondiale delle Comunicazioni, 1997.

(22) Etica nelle comunicazioni sociali, n. 22.

(23) Ibidem, n. 11.

(24) Novo millennio ineunte, n. 47.

(25) Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2001, n. 10.

(26) Giovanni Paolo II, Centesimus annus, n. 47.

(27) Concilio Vaticano II, Gaudium et spes, n. 59.

(28) Communio et progressio, nn. 25, 26.

(29) Giovanni Paolo II, Discorso in occasione del Giubileo dei giornalisti, n. 2 del 4 giugno 2000.

(30) Etica nelle comunicazioni sociali, n. 29.

(31) Giovanni Paolo II, Veritatis splendor, n. 32.

(32) Etica nelle comunicazioni sociali, n. 1.

(33) Cfr Giovanni Paolo II, Esortazione Apostolica post-sinodale Familiaris consortio, n. 76.

(34) Communio et progressio, n. 86.

(35) Aetatis Novae, 5.

(36) Cfr Communio et progressio, n. 79.

(37) Ibidem, n. 88.

(38) Cfr Discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, n. 2.

(39) Etica nelle comunicazioni sociali, n. 22.

(40) Giovanni Paolo II, Discorso al Segretario Generale delle Nazioni Unite e al Comitato amministrativo di coordinamento dell'ONU, nn. 2 e 3, 7 aprile 2000.

(41) Aetatis Novae, n. 12.

(42) Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Fides et ratio, n. 1.

(43) Gaudium et spes, n. 22.

(44) Ibidem, n. 39.

"Internet: un nuovo Forum per proclamare il Vangelo"
Messaggio del Papa per la 36.a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali
12 maggio 2002

Cari Fratelli e care Sorelle,  

1. La Chiesa in ogni epoca prosegue l'opera cominciata il giorno della Pentecoste, quando gli Apostoli, con la forza dello Spirito Santo, andarono per le strade di Gerusalemme a predicare il Vangelo di Gesù Cristo in molte lingue (cfr At 2, 5-11). Nei secoli successivi, questa missione evangelizzatrice si è diffusa in tutto il mondo, in quanto il cristianesimo si è radicato in molti luoghi e ha imparato a parlare le diverse lingue del mondo, sempre in obbedienza al mandato di Cristo di annunciare il Vangelo a tutte le nazioni (cfr Mt 28, 19-20). 

Tuttavia, la storia dell'evangelizzazione non è soltanto una questione di espansione geografica, poiché la Chiesa ha dovuto varcare anche numerose soglie culturali, ognuna delle quali ha richiesto energia e immaginazione nuove nell'annuncio dell'unico Vangelo di Gesù Cristo. 

L'epoca delle grandi scoperte, il Rinascimento e l'invenzione della stampa, la rivoluzione industriale e la nascita del mondo moderno: anche questi sono stati momenti di transizione che hanno richiesto nuove forme di evangelizzazione. Ora, con la rivoluzione delle comunicazioni e dell'informazione in atto, la Chiesa si trova senza dubbio di fronte a un'altra soglia decisiva. È dunque opportuno che in questa Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2002 riflettiamo sul tema: “Internet: un nuovo Forum per proclamare il Vangelo”. 

2. Internet è certamente un nuovo “forum”, nel senso attribuito a questo termine nell'antica Roma, ossia uno spazio pubblico dove si conducevano politica e affari, dove si adempivano i doveri religiosi, dove si svolgeva gran parte della vita sociale della città e dove la natura umana si mostrava al suo meglio e al suo peggio. Era uno spazio urbano affollato e caotico che rifletteva la cultura dominante, ma creava anche una cultura propria. Ciò vale anche per il ciberspazio, che è una nuova frontiera che si schiude all'inizio di questo millennio. Come le nuove frontiere di altre epoche, anche questa è una commistione di pericoli e promesse, non priva di quel senso di avventura che ha caratterizzato altri grandi periodi di cambiamento. Per la Chiesa il nuovo mondo del ciberspazio esorta alla grande avventura di utilizzare il suo potenziale per annunciare il messaggio evangelico. Questa sfida è l'essenza del significato che, all'inizio del millennio, rivestono la sequela di Cristo e il suo mandato “prendi il largo”: Duc in altum! (Lc 5, 4). 

3. La Chiesa si avvicina a questo mezzo con realismo e fiducia. Come altri strumenti di comunicazione, esso è un mezzo e non un fine in se stesso. Internet può offrire magnifiche opportunità di evangelizzazione se utilizzato con competenza e con una chiara consapevolezza della sua forza e delle sue debolezze. Soprattutto, offrendo informazioni e suscitando interesse, esso rende possibile un primo incontro con il messaggio cristiano, in particolare ai giovani che sempre più ricorrono al ciberpazio quale finestra sul mondo. È importante, quindi, che la comunità cristiana escogiti modi molto pratici per aiutare coloro che entrano in contatto per la prima volta attraverso Internet, a passare dal mondo virtuale del ciberspazio al mondo reale della comunità cristiana. 

In una tappa successiva, Internet può anche facilitare il tipo di procedimento che l'evangelizzazione richiede. In particolare, in una cultura che non offre sostegno, la vita cristiana esige un'istruzione e una catechesi permanenti e questa è forse l'area in cui Internet può assicurare un aiuto eccellente. 

Esistono già nella rete innumerevoli fonti di informazione, documentazione e istruzione sulla Chiesa, la sua storia e la sua tradizione, la sua dottrina e il suo impegno in ogni campo, dappertutto nel mondo. E' chiaro allora che, anche se non potrà mai sostituire l'esperienza profonda di Dio che solo la vita liturgica e sacramentale della Chiesa può offrire, internet potrà certamente offrire un supplemento e un sostegno unici sia nel preparare all'incontro con Cristo nella comunità, sia nel sostenere i nuovi credenti nel cammino di fede che iniziano. 

4. Ciononostante, emergono alcune questioni necessarie, persino ovvie, nell'utilizzo di Internet per la causa dell'evangelizzazione. Infatti, la caratteristica essenziale di Internet consiste nel fornire un flusso quasi infinito di informazioni, molte delle quali durano solo un attimo. In una cultura che si nutre dell'effimero, si può facilmente correre il rischio di credere che siano i fatti a contare piuttosto che i valori. Internet offre numerose nozioni, ma non insegna valori e quando questi ultimi vengono trascurati la nostra stessa umanità ne risulta sminuita e l'uomo perde facilmente di vista la sua dignità trascendente. Nonostante il suo enorme potenziale di bene, alcuni modi degradanti e dannosi di utilizzare Internet sono noti a tutti e le autorità pubbliche hanno di certo la responsabilità di garantire che questo strumento meraviglioso serva il bene comune e non divenga dannoso. 

Inoltre, Internet ridefinisce in modo radicale il rapporto psicologico di una persona con lo spazio e con il tempo. Attrae l'attenzione ciò che è tangibile, utile, subito disponibile. Può venire a mancare lo stimolo a un pensiero e a una riflessione più profondi, mentre gli esseri umani hanno bisogno vitale di tempo e di tranquillità interiore per ponderare ed esaminare la vita e i suoi misteri e per acquisire gradualmente un maturo dominio di sé e del mondo che li circonda. 

La comprensione e la saggezza sono il frutto di uno sguardo contemplativo sul mondo e non derivano dalla mera acquisizione di fatti, seppur interessanti. Sono il risultato di un'intuizione che penetra il significato più profondo delle cose in relazione fra loro e con tutta la realtà. 

Inoltre, quale "forum" in cui praticamente tutto è accettabile e quasi nulla è duraturo, Internet favorisce un modo di pensare relativistico e a volte alimenta la fuga dalla responsabilità e dall'impegno personali.  

In tale contesto, in che modo dobbiamo coltivare quella saggezza che non deriva dall'informazione, ma dall'intuizione, quella saggezza che comprende la differenza fra giusto ed errato e sostiene la scala di valori che deriva da tale differenza?   

5. Il fatto che mediante Internet le persone moltiplichino i loro contatti in modi finora impensabili offre meravigliose possibilità alla diffusione del Vangelo. Ma è anche vero che rapporti mediati elettronicamente non potranno mai prendere il posto del contatto umano diretto, richiesto da un'evangelizzazione autentica. Infatti l'evangelizzazione dipende sempre dalla testimonianza personale di colui che è stato mandato a evangelizzare (cfr Rm 10, 14-15). In che modo la Chiesa conduce dal tipo di contatto reso possibile da Internet a quella comunicazione più profonda che richiede l'annuncio cristiano? In che modo sviluppiamo il primo contatto e il primo scambio di informazioni che Internet rende possibile? 

Senza dubbio la rivoluzione elettronica ha in sé la promessa di grandi progressi per il mondo in via di sviluppo, ma esiste anche l'eventualità che aggravi di fatto le ineguaglianze esistenti poiché il divario dell'informazione e delle comunicazioni si fa più profondo. Come possiamo garantire che la rivoluzione dell'informazione e delle comunicazioni che ha in internet il suo motore primo, operi a favore della globalizzazione dello sviluppo umano e della solidarietà, obiettivi strettamente legati alla missione evangelizzatrice della Chiesa? 

Infine, in questi tempi difficili, permettetemi di chiedere: in che modo possiamo garantire che questo meraviglioso strumento, concepito in origine nell'ambito di operazioni militari, possa ora servire la causa della pace? Può esso promuovere quella cultura di dialogo, di partecipazione, di solidarietà e di riconciliazione senza la quale la pace non può fiorire? La Chiesa crede che ciò sia possibile. Per garantirlo è determinata a entrare in questo nuovo "forum", armata del Vangelo di Cristo, il Principe della Pace. 

6. Internet permette a miliardi di immagini di apparire su milioni di schermi in tutto il mondo. Da questa galassia di immagini e suoni, emergerà il volto di Cristo? Si udirà la sua voce? Perché solo quando si vedrà il Suo Volto e si udirà la Sua voce, il mondo conoscerà la "buona notizia" della nostra redenzione. Questo è il fine dell'evangelizzazione e questo farà di Internet uno spazio umano autentico, perché se non c'è spazio per Cristo, non c'è spazio per l'uomo. In questa Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, esorto tutta la Chiesa a varcare coraggiosamente questa nuova soglia, per "prendere il largo" nella Rete, cosicché, ora come in passato, il grande impegno del Vangelo e della cultura possa mostrare al mondo "la gloria divina che rifulge sul volto di Cristo" (2 Cor 4, 6). Che il Signore benedica tutti coloro che operano a questo fine. 

Dal Vaticano, 24 gennaio 2002, Festa di san Francesco di Sales

GIOVANNI PAOLO II       

 

Un cavallo di Troia americano di Alfonso Desiderio -http://temi.repubblica.it/limes/un-cavallo-di-troia-americano/

Le strade romane erano strumento, pilastro e simbolo del potere di Roma nel mondo antico. Oggi le autostrade elettroniche stanno diventando gli assi portanti dell’influenza degli Stati Uniti nel mondo. Internet è nato negli Usa, i programmi che consentono il funzionamento della rete telematica mondiale sono americani, le informazioni, i prodotti, i servizi che prevalgono sulla Rete sono realizzati Oltreoceano. Infine l’inglese, già leader nelle comunicazioni internazionali, è la lingua della Rete, con tutte le conseguenze che ciò comporta.

Internet è espressione della cultura americana. Ogni strumento risente dell’influenza e delle esigenze dell’ambiente in cui viene creato. Non è un caso che il fax risenta dell’esigenza giapponese di un mezzo di comunicazione scritta che consenta di utilizzare le immagini, indispensabile per una lingua che usa ideogrammi. Allo stesso modo Internet è il frutto più genuino della società americana. Una società in cui la libertà di espressione, il confronto, la discussione, lo scambio di informazioni hanno un ruolo determinante.

Internet, con la sua comunicazione senza controllo, i suoi gruppi di discussione dove le persone si confrontano su qualsiasi argomento, rispecchia questo tipo di società. Alexis de Tocqueville notava la predilezione della società americana a formare gruppi e associazioni di tutti i tipi. Non è un caso che i siti di Internet (i gruppi di pagine elettroniche raggiungibili a un determinato indirizzo della Rete) siano una forma di comunicazione ideale per le associazioni, che infatti utilizzano massicciamente la rete telematica.

Il modello cui si rifà Internet è quello della «società aperta» alla Popper. La negazione cioè della pianificazione, del dirigismo, a vantaggio del confronto e della competizione delle idee. Per questa ragione la Rete è aperta anche a informazioni non «americane».Movimenti religiosi, politici o semplicemente idee estranee alla cultura americana risiedono sulla Rete allo stesso modo delle altre informazioni, anzi grazie ad Internet acquistano una visibilità che sarebbe altrimenti impossibile sulla base dell’influenza esercitata dalle culture in cui sono nate e per i mezzi di cui tali movimenti dispongono.

Per i paesi in via di sviluppo o per le minoranze organizzate la Rete è una grande opportunità, ma non tale da intaccare il predominio americano. L’informazione su Internet è un insieme composito, anzi considerata l’immensa quantità di informazioni, è un oceano. La cultura americana, in senso lato, non dirige o controlla la Rete, semplicemente prevale al suo interno. La presenza di culture «estranee» rafforza la legittimità universale dell’americana Internet e consente di far penetrare l’influenza culturale americana, e occidentale in genere, in ambienti dove altrimenti avrebbe difficoltà a entrare.

Per le caratteristiche proprie di Internet, a differenza di altri mezzi di comunicazione tradizionali, non è la presenza sul mezzo a essere rilevante, quanto la quantità e la fruibilità delle informazioni che a loro volta impongono punti di vista e stereotipi.

L’informazione è potere - Sun Tzu, cui si fa risalire una serie di antichi stratagemmi e princìpi militari cinesi di 2.500 anni fa, diceva che un buon generale è colui il quale vince la battaglia senza combattere. I politologi americani Joseph Nye e William Owens esprimono un concetto simile con il termine «soft power»: l’abilità di raggiungere i propri obiettivi in politica internazionale attraverso l’attrazione e senza coercizione. La capacità cioè di convincere «l’avversario» ad agire spontaneamente secondo i propri desideri, e in particolare «a seguire o essere d’accordo con norme e istituzioni che producono il comportamento voluto».

La tesi di Nye e Owens – che per la verità si riferiscono non solo a Internet ma in generale alla capacità di avere informazioni, ad esempio con i satelliti spia, consiste nell’esigenza degli Stati Uniti di continuare ad avere il primato tecnologico sugli avversari, soprattutto con quello che loro chiamano l’«information umbrella», cioè la capacità di ottenere e gestire le informazioni. Ma nello stesso tempo ritengono che sia necessario condividere con gli altri tale potere – senza mai cederlo completamente però – in modo che gli «altri» divengano «amici» e far sì che non siano stimolati a sviluppare sistemi propri e indipendenti.

Un brano del loro saggio merita di essere citato per esteso: «La conoscenza, più che in passato, è potere. Il paese che può meglio condurre la rivoluzione dell’informazione sarà più potente degli altri. Per il prossimo futuro quel paese è gli Stati Uniti. L’America ha un’evidente forza militare ed economica. Ma il suo più importante vantaggio relativo è la capacità di raccogliere, elaborare, gestire e distribuire le informazioni, un margine che quasi certamente crescerà nel prossimo decennio.Questo vantaggio deriva dagli investimenti durante la guerra fredda e dalla società aperta americana, grazie ai quali domina le informazioni rilevanti e le tecnologie di elaborazione delle informazioni e ha un’impareggiabile abilità nell’integrare sistemi di informazione complessi».

La prevalenza quantitativa e qualitativa delle informazioni americane nella Rete, congeniale per struttura alla visione del mondo occidentale, consente la diffusione di punti di vista e stereotipi che «convincono» i potenziali avversari o almeno ne modificano il comportamento. Si pensi alle conseguenze che ha avuto su Alleanza nazionale e il governo Berlusconi l’etichetta di «neofascista» affibbiata, a torto o a ragione, alla destra italiana dai media anglosassoni, leader dell’informazione
internazionale.

Su Internet il meccanismo è simile a quello già in atto nell’informazione globale di matrice anglosassone, ma con la differenza che i protagonisti non sono pochi ma potenti centri di informazione, bensì un intero «sistema-paese» che in maniera non pianificata prevale sulla Rete,annichilendo per quantità e qualità di informazione le voci discordanti.
[...]

Il termine cyberspazio coniato dallo scrittore William Gibson nel racconto Burning Chrome e poi reso popolare dal suo romanzo Neuromancer, sta a indicare lo spazio virtuale creato dalla rete telematica in cui gli utenti «navigano». È uno spazio che non si misura con delle distanze, ma per aspetti tecnici che consentono una più rapida fruizione delle informazioni. Acquista enorme importanza la velocità con cui si può ottenere l’informazione, che dipende dalle capacità tecnologi-
che possedute.

Su Internet è l’utente che va alla ricerca delle informazioni e sceglie tra un’offerta molto ampia. Non è un mezzo passivo come la televisione analogica che consente una scelta limitata. Sulla Rete bisogna essere visibili. È importante disporre di una notevole quantità di informazioni omogenee. I dati presenti sulla Rete sono tanti da vanificare in parte il libero accesso a Internet. Singoli siti, non inseriti nei percorsi logici che consentono una selezione delle informazioni (si pensi ai rimandi ad altre pagine presenti sui siti) corrono il rischio di essere poco «visibili». Non solo, è indispensabile disporre di quel background culturale e tecnico che consente di sfruttare al meglio lo strumento. Un esempio concreto è il sito di Hezbollah, il movimento integralista libanese filoiraniano, che gli israeliani hanno costretto a «blindarsi», diventando meno visibile, dopo averlo reso temporaneamente inutilizzabile con un «bombardamento» di oltre un milione di messaggi elettronici. La maggiore capacità tecnologica israeliana ha dato in questo caso un vantaggio sui propri avversari, che non sono riusciti a compiere la stessa operazione.

La società americana ha tutte queste caratteristiche che le consentono di dominare la Rete e di far prevalere la propria visione del mondo. Tale capacità non è misurabile statisticamente. Non sono sufficienti i dati sul numero di siti, sarebbe necessario calcolare il volume di traffico, la fruizione di tali informazioni. Ma basta empiricamente «navigare» per un certo periodo per rendersi conto della «naturale» ricorrenza dell’accesso a fonti statunitensi. Nell’aggettivo «naturale» sta la forza dell’influenza americana.

Il «fenomeno Diana» è esemplificativo. Alla campagna organizzata dai media tradizionali ha fatto da contraltare la mobilitazione di decine di migliaia di utenti telematici di tutto il mondo che «spontaneamente» hanno creato siti elettronici dedicati alla principessa del Galles e inviato messaggi di cordoglio e di critica contro i paparazzi, in modo tale da annichilire le voci contrarie. Tralasciando in questa sede la trattazione della «cyberwar», la guerra e il terrorismo elettronico rispetto a cui gli Stati Uniti sono allo stesso tempo più vulnerabili ma anche dotati delle migliori contromisure, la competizione culturale su Internet sarà una «battaglia» di informazione. In maniera premeditata o inconscia, informazione e disinformazione si daranno battaglia. L’assenza di un controllo influisce negativamente sull’attendibilità delle fonti, sarà avvantaggiato chi disporrà di più voci, chi griderà più forte.

Se gli Stati Uniti sono in grado di influenzare chi condivide il modello di società aperta, è Internet nel suo insieme a essere una minaccia dirompente per i sistemi politici chiusi, come la Cina, le teocrazie, i regimi dittatoriali o integralisti. Da un lato lo sviluppo economico, lo stare al passo con con le economie avanzate, l’apparente «neutralità» della Rete spingono tali paesi ad accedere al cyberspazio. Dall’altra la libera circolazione delle idee minaccia gli equilibri su cui si fondano tali regimi. Scrive Pete du Pont, direttore del sito elettronico «IntellectualCapital.com» ed ex governatore del Delaware: «Infine, Internet velocizzerà l’americanizzazione del mondo. Non parlo di McDonald’s, Madonna o delle Nike, ma delle idee e degli ideali della rivoluzione americana: i princìpi di libertà, i diritti umani, il potere affi- dato al popolo. Queste idee sono al momento antitetiche rispetto a quelle professate in buona parte del mondo, Cina e nazioni arabe e orientali per esempio. Ma una volta sprigionate sono forze potenti non facili da contenere, e per questo cam- bieranno la cultura del mondo».

Se si considerano le conseguenze di mezzi di comunicazione ben più arretrati di Internet su tali sistemi, come Radio Free Europe sul regime sovietico e dei fax dei giovani rivoltosi di piazza Tiananmen in Cina, si può immaginare l’impatto che può avere la rete telematica su questi paesi quando avrà raggiunto un sufficiente grado di diffusione.

La Cina, come altri paesi, sta cercando di risolvere il problema limitando e controllando l’accesso alle informazioni considerate scomode. Ma l’assenza di un centro di comando e l’immaterialità della comunicazione digitale – il contenuto di una pagina telematica cui viene limitato l’accesso può diventare un messaggio di posta elettronica in grado di superare barriere non in grado di adeguarsi – rendono estremamente improbabile la riuscita di questo tentativo. Il mondo è la «nuova frontiera» della rivoluzione informatica americana e al momento non ci sono ostacoli seri sul suo cammino.

Gli effetti negativi dei videogiochi violenti
Padre John Flynn, 27 maggio 2007

Alcune recenti pubblicazioni negli Stati Uniti contribuiscono all’annoso dibattito sul rapporto tra i bambini e la violenza nei media. Ad aprile la Federal Trade Commission ha pubblicato l’ultimo rapporto sull’argomento.

Dal titolo “Marketing Violent Entertainment to Children”, il rapporto fornisce una panoramica sul fenomeno dell’esposizione dei bambini e degli adolescenti, attraverso musica, film e videogiochi, a contenuti normalmente riservati ad un pubblico adulto.

Qualche progresso è stato compiuto, osserva il rapporto, con l’adozione di limiti più stringenti sulle pubblicità ai film e ai videogiochi. Ciò nonostante, la Commissione osserva che la pubblicità per i videogiochi riservati ad un pubblico di categoria M (maturi) raggiunge comunque un gran numero di bambini e giovani adolescenti. La categoria M designa quei giochi che sono adatti ad un pubblico dai 17 anni in su.

A tale riguardo il rapporto cita le critiche di coloro che sostengono che i bambini accedono troppo liberamente ai giochi di categoria M. Ad esempio, secondo un sondaggio del 2005 del National Institute on Media and the Family, il 70% dei bambini delle medie e delle superiori risultano fruitori di questo tipo di giochi.

La seconda pubblicazione è un libro, uscito qualche mese fa, dal titolo “Violent Video Game Effects on Children and Adolescents” (Oxford University Press, USA). Il libro raccoglie le conclusioni di un lavoro congiunto svolto da tre psicologi: Craig A. Anderson, Douglas A. Gentile, e Katherine E. Buckley.

Il volume inizia evidenziando la difficoltà di stabilire, da un punto di vista scientifico, un nesso di causalità diretta tra l’esposizione ai videogiochi violenti e il comportamento violento. Nel corso degli anni i ricercatori hanno svolto numerosi studi sul tema più generale della violenza nei media. La conclusione evidente che ne è derivata, che di fatto costituisce un elemento di prova, è che l’esposizione alla violenza attraverso i media in effetti aumenta il grado di aggressività.

Per quanto riguarda l’ambito dei videogiochi, la ricerca è ancora molto limitata. Per ovviare a questo deficit, il libro riporta i risultati di tre nuovi studi sui videogiochi.

Gli autori osservano preliminarmente che i bambini e gli adolescenti trascorrono sempre più tempo giocando ai videogame. Secondo recenti sondaggi, i bambini in età scolastica dedicano circa 7 ore a settimana ai videogiochi. Generalmente, il maschi trascorrono più tempo in tale occupazione: secondo uno studio del 2004, le femmine vi dedicano 5 ore a settimana, mentre i maschi 13 ore.

Non solo i bambini e gli adolescenti trascorrono un tempo consistente sui videogiochi, ma lo fanno con poca supervisione da parte dei genitori. Più del 50% degli studenti intervistati nell’ambito di un sondaggio affermano che i propri genitori non hanno mai controllato la categoria di appartenenza dei giochi prima di dare il via libera all’acquisto o al noleggio.

Nuove evidenze

Nel primo di questi tre nuovi studi che rappresentano la sostanza del libro, gli autori spiegano di aver sottoposto ad un test 161 bambini tra i 9 e i 12 anni, e 354 studenti universitari. A questi bambini sono stati distribuiti in modo casuale giochi violenti e non violenti. Successivamente i partecipanti hanno giocato ad un altro gioco, nel quale gli veniva chiesto di stabilire dei livelli di punizione nei confronti di altri.

I risultati dimostrano che coloro che avevano giocato a giochi violenti punivano i propri avversari in modo più severo rispetto a quelli che avevano giocato a giochi non violenti. Inoltre, dai risultati emerge che la natura interattiva dei videogiochi è maggiormente legata alla violenza nel comportamento, rispetto ai media non interattivi come la televisione o il cinema.

A sorpresa degli stessi ricercatori, non è emersa alcuna differenza tra i bambini e gli studenti universitari. Questo si pone in contrasto con la visione secondo cui molti bambini sarebbero più vulnerabili di fronte alla violenza nei media e indica che gli studenti universitari ne sono influenzati tanto quanto gli altri.

Da un punto di vista positivo, sulla base degli stessi sondaggi risulta che anche la situazione familiare influenza il comportamento. I bambini i cui genitori sono soliti imporre più limiti all’uso dei media, sono meno aggressivi.

Il secondo studio consiste in un sondaggio su 189 studenti delle superiori. I risultati mostrano un rapporto diretto tra la maggiore dedizione ai videogiochi e una personalità maggiormente ostile.

Il sondaggio ha tenuto conto anche di alcuni elementi come la quantità di tempo dedicata ai giochi, e le normali differenze tra il comportamento dei maschi e quello delle femmine. Anche avendo tenuto conto di questi elementi, i ricercatori hanno concluso che giocare ai videogiochi violenti determina comportamenti aggressivi.

Lo studio conclude inoltre che maggiore è il tempo che gli studenti trascorrono tra i videogiochi e la televisione e minore è il loro rendimento scolastico.

L’ultimo studio ha preso in considerazione 430 studenti della terza elementare e della prima e seconda media, in due momenti distinti nel corso di un anno scolastico. Anche i loro compagni e gli insegnanti sono stati intervistati al fine di ottenere maggior informazioni sul livello di aggressività del gruppo oggetto dello studio.

Più aggressivi e meno socievoli

Esaminando il gruppo nell’arco di un periodo di tempo, intervallato in media da 5 mesi, i ricercatori sono stati in grado di affermare che i bambini che avevano giocato maggiormente ai giochi violenti, all’inizio della scuola, alla fine sono risultati cambiati, avendo adottato maggiormente una visione del mondo come un luogo più ostile. Essi sono diventati anche più aggressivi e meno disposti a socializzare con i loro coetanei.

Lo studio non mostra diversità evidenti tra ragazzi e ragazze, potendo concludere che in realtà nessuno può dirsi veramente immune dagli effetti della violenza nei media.

Come risulta anche dal primo studio, il fattore del controllo esercitato dai genitori rappresenta un importante elemento atto ad influenzare i bambini. Se a casa vengono imposti limiti sia sul tempo trascorribile con i videogiochi, sia sul loro contenuto, i bambini subiscono in misura minore gli effetti negativi.

Arrivando ad una valutazione generale sul rapporto tra la violenza nei media e gli effetti sui bambini e gli adolescenti, gli autori concludono che l’impatto dei media è ben lungi dall’essere irrilevante. Se questo è vero, e se si considera che quasi tutti i bambini giocano ai videogame, la società potrebbe beneficiare in modo significativo da una riduzione della loro esposizione alla violenza nei giochi.

Ma, nonostante gli evidenti effetti negativi derivanti dalla violenza nei media, gli autori ammettono che ad oggi i tentativi diretti ad imporre restrizioni per via normativa sull’accesso dei bambini ai videogiochi violenti hanno avuto scarsi successi.

Un approccio alternativo è quello di aumentare gli sforzi nell’ambito dell’istruzione pubblica, al fine di rendere i genitori maggiormente consapevoli dei rischi che i loro figli corrono dedicandosi ai videogiochi. Gli autori raccomandano anche che i genitori parlino con i propri figli sulla questione della violenza, sottolineando l’inopportunità di adottare comportamenti aggressivi per risolvere i loro problemi personali.

Migliorare i sistemi di classificazione dei giochi, e dare maggiore visibilità agli avvertimenti sulle confezioni potrebbe aiutare, sostengono gli autori. Inoltre potrebbero essere efficaci anche le pressioni da parte di gruppi della società, dirette ad indurre i distributori a non vendere videogiochi violenti ai bambini.

Il 20 maggio la Chiesa ha celebrato la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Il messaggio che Benedetto XVI ha indirizzato per l’occasione era intitolato: “I bambini e i mezzi di comunicazione: una sfida per l’educazione”. Il problema della violenza nei media è stata una delle questioni affrontate dal Papa.

“Ogni tendenza a produrre programmi - compresi film d’animazione e video games - che in nome del divertimento esaltano la violenza, riflettono comportamenti anti-sociali o volgarizzano la sessualità umana, è perversione, ancor di più quando questi programmi sono rivolti a bambini e adolescenti”, ha dichiarato il Pontefice (n. 3). Parole forti, ma ben fondate, come ampiamente dimostrato l’ultima ricerca sull’argomento.


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