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Etica e mondo contemporaneo

Assisi

La persona al centro.

Il nostro tempo è il tempo dell'umanesimo, pur concepito secondo diverse tendenze filosofiche e ideologiche.

Al centro dell'interesse universale, attualmente, si trova l'uomo, del quale vengono proclamati i diritti fondamentali e il riconoscimento della sua alia dignità. Il primo fondamento di un sano ordine sociale, economico, giuridico e politico è il riconoscimento che al centro di esso c'è l'uomo, con la sua intelligenza, con la sua libertà, la sua personalità e i suoi diritti.

Ogni attività umana va perciò organizzata nell'ambito dell'ordine morale e l'ordine morale, in effetti, non è altro che razionalità di ogni espressione della vita umana responsabile e libera, orientata ai valori fondamentali della persona nella totalità del suo essere individuale e sociale, nel tempo verso l'eternità.

Tutti i problemi sociali non sono mai problemi di economia pura, di giuridicità pura o politica pura, ma sono sempre anche i problemi morali, perché riguardano la realizzazione di un ordine sociale umano, che appunto perché umano dev'essere fondato su basi etiche e sul rispetto dei diritti naturali o fondamentali dell'uomo, in modo da non comprometterne mai la dignità e da elevarne anzi l'esplicazione a momento di affermazione e di sviluppo integrale della propria persona.

Il Concilio Vaticano II ha richiamato l'attenzione sul fenomeno della disumanizzazione, prodotto nel mondo moderno dalla «superstizione dell'organizzazione», dalla « formula tecnica », o dal «demone dell'organizzazione » che oggi invade e tiraneggia lo spirito umano e trasforma la società in un sistema impersonale nel quale è travolta la coscienza e in cui l'uomo, diventanto puro oggetto dell'organizzazione sociale, perde il suo nome e la sua dignità.

Se vi è una cosa necessaria per gli uomini d'oggi, è proprio quella di ritornare al riconoscimento di quei valori umani e di quei principi del diritto naturale che sono stati così spesso travisati o negletti dalla politica moderna.

Chiamato a vivere da credente, l’uomo storico ricerca i comportamenti più corretti e adeguati alla vita buona da realizzare. La domanda antica, che gli si ripropone in ogni tempo e in ogni contesto culturale, è come condurre tale ricerca.


L'operare dei cristiani a favore delll'Uomo realizza/rivela valori per tutti .


cf La Buona Notizia

Cristiani in cerca di etica
di Arturo Paoli dei Piccoli Fratelli di Charles de Foucauld- già Predicatore in Vaticano- (ROCCA -NOV 1994)

" E' vero che la dottrina cristiana ha come motivo centrale l'appartenenza dell'individuo ad un corpo, ma è il corpo Mistico (=del Mistero), una pluralità di anime.[non il corpo di carne-ndr] Quando il cristianesimo si separò in due grandi blocchi, la parte protestante contestò l'ascetismo e lo spiritualismo (Lutero) e scoprì nella Scrittura un'aderenza alla vita anche se venata di pessimismo oppure riprese il motivo biblico che afferma la coincidenza della prosperità materiale con l'obbedienza alla legge di Dio (Calvino). Da questa visione più incarnata, più vicina all'uomo globale - anima e corpo -nel protestantesimo nasce una etica che contempla il comportamento quotidiano dell'uomo reale anche se resta un'etica fondamentalmente individualista.

Il Cristianesimo cattolico restò fermo nella sua visione spiritualista (Agostino) , fu fecondo di dottrine di spiritualità ma non produsse un'etica.

Il mondo cattolico - e basta guardare l'Italia - è un mondo sprovvisto di etica . Il comportamento non-etico è un modello a cui s'ispira la grande maggioranza dei cattolici. Apparteniamo ad un paese maggioritariamente credente e praticante senza etica .

E' molto comune scoprire associazioni religiose congregazioni, fedelissime alla chiesa, scandalosamente prive di etica specialmente di  etica economica.

I cattolici sono assistiti , guidati, alimentati nel loro cammino spirituale, in quello della conoscenza della loro fede, ma non in quello della ricerca etica.


L'ACCIDIA

L 'accidia non coincide con l'ozio radicale e radicato, con la pigrizia, bensì con l'incapacità di profondere tutte le nostre energie per attualizzare,realizzare i nostri progetti. Potremmo dire che è un'attesa Incompiuta.C'è una lunga tradizione filosofica che va da Kierkegaard ad Heidegger, passando per Pascal, che vede nell'uomo un essere "possibile", cioè progettante. Siamo al mondo per rendere abitabili i deserti, vivibili gli spazi, e soprattutto significative le nostre esistenze. L'accidioso è colui, invece, la cui volontà è "fredda", oscillante, instabile. Insomma, colui, che non riesce a portare a termine nessuno dei suoi progetti, perché non ha spirito di sacrificio, si distrae continuamente, fatica a mantenere la concentrazione. Non a caso, l'accidia è uno dei sette vizi capitali.

Il termine deriva dal greco akedia, che significa negligenza , mentre, in latino, accidia si rende anche con il sostantivo desidia, che, letteralmente, significa l'indugiare seduti.
Quest'ultimo significato rende assai bene la figura dell' accidioso, che, iniziato un progetto, in breve tempo indugia, sta seduto, non lo completa, nè lo perfeziona.

. Spesso l'accidia nasconde anche un senso di rifiuto della realtà, giudicata povera, priva di autentici significati, per i quali valga la pena vivere. Ebbene, a costoro rivolgiamo le splendide parole dei grande Edgar Morin: " La terra è una piccola pattumiera cosmica divenuta in modo improbabile non soltanto un astro motto complesso, ma anche un giardino, il nostro giardino- Eccoci dunque minuscoli umani, sulla minuscola pellicola di vita che circonda il minuscolo pianeta perduto nel gigantesco universo - Ma allo stesso tempo, questo pianeta è un mondo, la vita è un universo pullulante di miliardi di miliardi di individui, e ogni essere umano è un cosmo di sogni, di aspirazioni, di desideri. »

" Fabio Gabrielli, filosofo .
Tanto che possono tranquillamente organizzare un'industria che contamina fino a causare la morte, e partecipare a gruppi di spiritualità o di riflessione sulla dottrina cristiana. Possono fabbricare armi o mine ed essere ministri dell'Eucaristia e della parola, possono ricevere e distribuire somme di denaro più che sporco e sperare di essere beatificati, perché queste azioni non possono essere giudicate da un'etica che non esiste.

Sono esclusi dalla partecipazione ai Sacramenti se hanno sbagliato nella scelta di un matrimonio contrattonella prima giovinezza e in un momento psicologico immaturo, perché questo cade sotto la legge morale che esiste ed è vigilante forte, rigida.

Esistendo questa contraddizione che è evidente e sfugge solo a chi si rifiuta pensare, non è possibile parlare di pace, di una seria riconciliazione della persona col mondo cui appartiene, un mondo che è fatto di persone,di animali, di piante,di acqua, d'aria, di tutti quegli elementi che chiamiamo natura. 

E' possibile che una persona non guidata e non giudicata da un'etica religiosa ed illuminante sia capace di fare la storia? Penso che tutti noi che apparteniamo a questa generazione credenti o non credenti, dobbiamo cominciare a fare storia in un modo assolutamente nuovo. La storia non deve continuare ad essere la « storia del mercato», storia delle sue oscillazioni e delle sue conquiste facendo degli uomini strumenti passivi, esecutori delle sue leggi assolute; ma deve diventare la storia dell'uomo della sua crescita nella linea della giustizia, dell'uguaglianza e della fraternità. 

A questo modo di fare storia può efficacemente contribuire il discepolo di Cristo, se comincia a meditare seriamente sul valore del Regno di Dio, non retrocedendo davanti agli ostacoli spesso minacciosi, ma piuttosto partendo dagli antivalori che produce incessantemente il Mercato, e scoprendo i veri valori negati dalla legge della necessità economica. Quel vento di cui parla Gesù a Nicodemo, può guidarci in questa ricerca, scuotendo la nostra passività che assiste all'inesorabile avanzare della morte.»

La priorità della ragione - L'invivibilità di un mondo senza Dio.
Estratto delle cinque risposte di Benedetto XVI alle cinque domande rivoltegli dai giovani in piazza San Pietro - 6 aprile 2006 .
di Bendetto XVI°

Tutti ci chiediamo che cosa si aspetta il Signore da noi. Mi sembra che sia la grande sfida del nostro tempo. ”Dobbiamo avere il coraggio di creare grandi terreni di cultura cattolica". Così mi dicono anche i vescovi in visita “ad limina”, quelli dell’Africa ad esempio – sia il secolarismo: cioè un modo di vivere e di presentare il mondo come “si Deus non daretur”, cioè come se Dio non esistesse.

Si vuole ridurre Dio al privato, ad un sentimento, come se lui non fosse una realtà oggettiva e così ognuno si forma il suo progetto di vita [...] e alla fine ognuno si trova contro l’altro.

Una situazione, come si vede, decisamente invivibile.

Dobbiamo rendere nuovamente presente Dio nelle nostre società. Mi sembra questa la prima necessità: che Dio sia di nuovo presente nella nostra vita, che non viviamo come se fossimo autonomi, autorizzati ad inventare cosa siano la libertà e la vita. Dobbiamo prendere atto di essere creature, costatare che c’è un Dio che ci ha creati e che stare nella sua volontà non è dipendenza ma un dono d’amore che ci fa vivere. [...] Ma quale Dio? Ci sono infatti tante immagini false di Dio, un Dio violento, eccetera.

La seconda questione quindi è: riconoscere il Dio che ci ha mostrato il suo volto in Gesù, che ha sofferto per noi, che ci ha amati fino alla morte e così ha vinto la violenza. Occorre rendere presente, innanzitutto nella nostra vita, il Dio vivente, il Dio che non è uno sconosciuto, o un Dio inventato, o un Dio solo pensato, ma un Dio che si è mostrato, ha mostrato sé stesso e il suo volto. Solo così la nostra vita diventa vera, autenticamente umana e così anche i criteri del vero umanesimo diventano presenti nella società.

Anche qui vale, come avevo detto nella prima risposta, che non possiamo essere soli nel costruire questa vita giusta e retta, ma dobbiamo camminare in compagnia di amici giusti e retti, di compagni con i quali possiamo fare l’esperienza che Dio esiste e che è bello camminare con Dio. E camminare nella grande compagnia della Chiesa, che ci presenta nei secoli la presenza del Dio che parla, che agisce, che s’accompagna a noi.  Il grande Galileo ha detto che Dio ha scritto il libro della natura nella forma del linguaggio matematico. Lui era convinto che Dio ci ha donato due libri: quello della Sacra Scrittura e quello della natura. E il linguaggio della natura – questa era la sua convinzione – è la matematica, quindi essa è un linguaggio di Dio, del Creatore.

Riflettiamo ora su cos’è la matematica. Di per sé è un sistema astratto, un’invenzione dello spirito umano, che come tale nella sua purezza non esiste. È sempre realizzato approssimativamente, ma – come tale – è un sistema intellettuale, è una grande, geniale invenzione dello spirito umano. La cosa sorprendente è che questa invenzione della nostra mente umana è veramente la chiave per comprendere la natura, che la natura è realmente strutturata in modo matematico e che la nostra matematica, inventata dal nostro spirito, è realmente lo strumento per poter lavorare con la natura, per metterla al nostro servizio attraverso la tecnica.

Mi sembra una cosa quasi incredibile che un’invenzione dell’intelletto umano e la struttura dell’universo coincidano: la matematica inventata da noi ci dà realmente accesso alla natura dell’universo e lo rende utilizzabile per noi. [...] Penso che questa coincidenza tra quanto noi abbiamo pensato e il come si realizza e si comporta la natura siano un enigma ed una sfida grandi, perché vediamo che, alla fine, è “una” ragione che le collega ambedue: la nostra ragione non potrebbe scoprire quest’altra, se non vi fosse un’identica ragione a monte di ambedue.

In questo senso mi sembra proprio che la matematica – nella quale come tale Dio non può apparire – ci mostri la struttura intelligente dell’universo. Adesso ci sono anche teorie del caos, ma sono limitate, perché se il caos avesse il sopravvento, tutta la tecnica diventerebbe impossibile. La tecnica è affidabile solo perché la nostra matematica è affidabile. La nostra scienza, che rende finalmente possibile lavorare con le energie della natura, suppone la struttura affidabile, intelligente della materia, [...] il “disegno” della natura.

Per arrivare alla questione definitiva direi: Dio c’è o non c’è. Ci sono solo due opzioni.
1-O si riconosce la priorità della ragione, della Ragione creatrice che sta all’inizio di tutto ed è il principio di tutto – la priorità della ragione è anche priorità della libertà
2– o si sostiene la priorità dell’irrazionale, per cui tutto quanto funziona sulla nostra terra e nella nostra vita sarebbe solo occasionale, marginale, un prodotto irrazionale, e anche la ragione sarebbe un prodotto della irrazionalità. Non si può ultimamente “provare” l’uno o l’altro progetto

La grande opzione del cristianesimo è l’opzione per la razionalità e per la priorità della ragione.

Questa mi sembra un’ottima opzione, che ci dimostra come dietro a tutto ci sia una grande Intelligenza, alla quale possiamo affidarci. Ma il vero problema contro la fede oggi mi sembra essere il male nel mondo: ci si chiede come esso sia compatibile con questa razionalità del Creatore. E qui abbiamo bisogno realmente del Dio che si è fatto carne e che ci mostra come egli non sia solo una ragione matematica, ma che questa ragione originaria è anche amore. Se guardiamo alle grandi opzioni, l’opzione cristiana è anche oggi quella più razionale e quella più umana. Per questo possiamo elaborare con fiducia una filosofia, una visione del mondo che sia basata su questa priorità della ragione, su questa fiducia che la Ragione creatrice è amore, e che questo amore è Dio.

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