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Ethos, etica e comunita' di fede cristiana

IN CHE MODO LA RIVELAZIONE CRISTIANA AGISCE SULLA MORALE ?

Si è soliti, giustamente, ricordare che l'influsso della fede sulla morale avviene attraverso la mediazione di un'antropologia cristiana specifica, capace di interpretare ciò che i vari ambiti culturali propongono quanto a valori e comparazione di valori. 
Questo significa che un primo livello di mediazione culturale, storicamente necessario, è quello che ci offre i 'contenuti' su quali la teologia morale riflette: la natura dell'uomo e del suo mondo ci è accessibile nelle sue forme culturali culturalmente interpretata.

Un altro livello di inevitabile mediazione culturale è quello che permette di elaborare  la stessa antropologia teologica-cristologica: essa, infatti, proprio per poter tutto riferire a Cristo e fondare in lui, ha bisogno di concetti e categorie mentali, che sono realtà umana, storica e culturale.  Come non qualsiasi elemento antropologico può venire assunto quale 'cristiano', così nulla di cristiano può formare un'antropologia senza assumere elementi 'culturali'. Ciò può sembrare estremamente limitante, ma nella prospettiva della creazione e dell'incarnazione significa semplicemente accettare di essere creature, di avere una natura umana, un corpo, un mondo in cui vivere: accettare un'esistenza morale cristiana, nella fede, nella speranza, nella carità.
 
Quanto detto vale per l'antropologia esplicita e formulata, come anche per l'antropologia implicita, fattualmente  presente nelle riflessioni o anche semplicemente nelle valutazioni e nei giudizi morali.
L'accesso alla fede in Gesù Cristo che ottiene la salvezza, la liberazione dalla schiavitu' del Peccato, il dono della Libertà ,avviene attraverso la mediazione di una tradizione vivente, la Chiesa.

Il modo di interpretare le conseguenze morali dell'annuncio evangelico  è mediato all'interno della Chiesa , nella sua storia.

La chiesa, nata e sviluppatasi nella comune professione di fede in Gesù Signore, ha dovuto fin dagli inizi confrontarsi con il problema di quale comportamento, di fronte a situazioni concrete, fosse corrispondente alla novità della vita in Cristo.

Il ricordo del Signore diventa interpretante i valori e i relativi comportamenti da assumere.
Tale riflessione già la troviamo nel NT: il discorso della montagna" nè è il paradigma e molti testi parenetici  prospettano le soluzioni di casi conflittuali, con il richiamo alla necessaria lotta interiore e alla conversione, con la proposizione di atteggiamenti fondamentali o di indicazioni esemplificative particolari.

Il cristiano non vive e non comprende da solo la sua fede, né la sua moralità. Ogni credente è fatto partecipe e responsabile dell'efficacia storica della salvezza cristiana, sia  nella testimonianza personale  sia nell'animarne la comprensione e la vita morale conseguente.

La comunità cristiana sviluppa un ethos comunitario proprio (e in questo senso specificamente cristiano) nella storia ; tale ethos fu , fin dalle comunità originarie, accompagnato da una riflessione che ne coglieva i valori . L'ethos dei cristiani e le loro riflessioni non sono indipendenti dalla storia umana in cui maturano.

ATENAGORA ,filosofo cristiano di Atene.-Supplica indirizzata all'Imperatore Marco Aurelio e al figlio. (anno 176.d.C.)

Testimonianza della vita dei cristiani 


11. 4. Presso di noi ... trovereste degli ignoranti e degli operai e delle vecchierelle che, se sono incapaci di spiegare a parole l'utilità della loro dottrina, coi fatti ben dimostrano l'utilità della loro libera scelta (di essere cristiani). Non parole vanno essi recitando a memoria, ma opere buone mettono in mostra; se battuti ecco che non rispondono, se derubati non muovono lite, dànno a chi chiede e amano il prossimo come se stessi.
L'intemerata condotta dei Cristiani, in mezzo alla immoralità dei pagani, testimonia la loro fede.

12, 3, Eppure alcuni fanno consistere questa vita in quel mangiamo e beviamo, ché domani saremo morti,9 e la morte suppongono un sonno profondo e un oblio: «Sonno e morte gemelli».11 A costoro si dà credito d'esser pii. Noi invece siamo uomini che facciamo pochissimo conto della vita di quaggiù, e ci lasciamo condurre solo dal desiderio di conoscere il vero Dio ed il suo Verbo e quale sia l'unità del Figlio col Padre, quale la comunicazione del Padre col Figlio, chi sia lo Spirito, quale l'unione e la distinzione di questi così grandi in uno congiunti, dello Spirito, del Figlio e del Padre. Noi sappiamo che la vita che ci attende è di gran lunga superiore a ogni espressione, se vi arriveremo puri da ogni misfatto (=peccato).

Noi siamo pieni di carità a tal segno che non amiamo soltanto gli amici, perché il Vangelo dice: Se amerete chi vi ama e darete a prestito a chi presta, qual mercede avrete?" Tali essendo noi e tal vita vivendo, per sfuggire la condanna del giudizio, non saremo creduti pii? I Cristiani non offrono sacrifici come i pagani, perché Dio non ha bisogno di sangue né di profumi di vittime, ma di fede e di pure mani (azioni sante)
La vita della comunità messianica di Gesù e poi della Chiesa diventa quotidianità della vita e del divenire della storia all'interno di diversi popoli, culture, regioni, nazioni , stati in cui si radica.

La interazione con altre tradizioni religiose e culturali provoca la maturazione  dell'ethos dei cristiani.

Nell'interpretazione cristiana dei valori umani, fatta 'da persone storiche', non è possibile produrre alcun ethos comunitario cristiano culturalmente incondizionato.

Più che produrre un'etica nuova i cristiani hanno evangelizzato le culture dei popoli. La maturazione etica dei cristiani a sua volta diventa un elemento dinamico della evangelizzazione delle varie culture.

La chiesa degli inizi matura la propria etica confrontandosi dapprima con il patrimonio religioso e culturale della tradizione ebraica,  poi anche liberandosi da ciò che in quella diventava impedimento  e assumendo elementi di provenienza culturale diversa come il patrimonio etico e spirituale dei cristiani di origine non ebraica .

Quando si parla di un proprium storico della morale dei cristiani, ci si riferisce ad un ethos , un sentire etico che essi condividono e comunitariamente sviluppano :
                     - con la loro comprensione della rivelazione, di Gesù Cristo ,
                     - con la loro conoscenza del mondo e di ciò che fa essere la vita umana degna dell'uomo , l'etica.

Giocano in questo sviluppo
- la natura
-attraverso la ragione, nella cultura (la lex naturae )
- e la grazia ( la lex gratiae).

Nella dinamica storica di una comunità cristiana sono sempre all'opera la fede (= rivelazione= grazia o salvezza ricevuta, Gesù vivente) e la ragione .

La riflessione morale cristiana riguarda il modo in cui la vita morale viene assunta consapevolmente all'interno della vita di fede, cioe' nella vita di speranza e di  carita' con Dio e con i fratelli.

L' autonomia morale dei cristiani

Il concetto di autonomia morale è fondamentale nell’etica, sia filosofica che teologica. Esso indica che la persona umana è, in un certo senso, legge a se stessa e non può essere sottomessa a una norma che le sia totalmente estranea. Si tratta, infatti, di una qualità inerente al suo essere. La sua corretta comprensione è decisiva perché ogni attività sia conforme alle esigenze dell’etica  .

Secondo la dottrina della legge naturale (lex naturalis) l’uomo deve agire secondo la sua natura ragionevole . Essa è norma assoluta, immutabile non condizionata da elementi ad essa estranei quali: utilità, interesse, piacere, pressione sociale, situazioni storiche, volontà di Stati e poteri ecc.

Il soggetto, quindi, trova sempre in se stesso o nel suo essere una norma metafisica di comportamento, anche prescindendo dalla rivelazione cristiana.Dal punto di vista teologico tale norma è autonoma perché il suo fondamento prossimo è nell’uomo, ma è anche teonoma, perché il suo fondamento ultimo è Dio.

AUTONOMA (=la norma etica ha origine nell'uomo)
TEONOMA (=la norma etica ha origine in Dio)

La materia è complessa. C'è e fino a che punto una struttura ferma e stabile del mondo? -l'ordine morale e giuridico comportano regole fisse e universali ? non è piuttosto fatto di casi particolari, la cui soluzione deve essere inventata ogni volta, senza che si possa dare alcuna norma, alcun principio valido senza eccezione? -se il vincolo obbligante nasce dalla ragione morale, quali sono criteri secondo i quali essa comprende e interpreta la natura umana? -in quale rapporto sta la decisione morale del singolo soggetto con l'assoluto imperativo divino? -infine, in che senso si può parlare dell'assoluta trascendenza di Dio nel confronto della decisione morale dell'uomo senza commetere un errore deistico oppure antropomorfico ?

ESPERIENZA MORALE

L' agire secondo coscienza, appartiene al vivere personale di ogni uomo.
l'esperienza morale  è costituita dal vissuto di una persona riconducibile a scelte morali, cioè a scelte che implicano
1- la coscienza di una verità sul bene e sul male
2- un giudizio retto sulla situazione ,
3- la libertà di scelta.
E'  l'esperienza della coscienza  di riconoscere il bene , di riconoscerlo come vincolante, e di compierlo.

MORALITA' della persona è la sua capacità in atto di fare scelte morali cioè ispirate ad una verità sul bene e sul male,e libere, senza costrizioni interne o esterne..
La vita morale assume in se' tutta l'"esperienza" della persona, la vita, e la qualifica come espressione di liberta' e di responsabilita'. La vita morale e' la consapevole esperienza della propria libera responsabilita'.

LA MORALE
Ogni persona,ogni gruppo sociale ogni popolo ed ogni cultura possiedono una propria morale , cioe' un codice di norme che guida la vita del singolo e della societa' verso il bene che riconoscono (= un' etica), che sancisce l'orientamento della coscienza nei rapporti interpersonali .
La morale sociale e' il sedimentarsi nella storia del fenomeno morale.

Ci sono sempre state nella storia posizioni che hanno esaltato l'uno o l'altro aspetto della morale cristiana. I teologi moralisti cattolici che in questi anni sono andati proponendo e difendendo il modello «morale autonoma», per indicare i compiti e lo statuto della teologia morale, non intendono certo affermare che l'essere credenti o meno sia indifferente dal punto di vista etico.

Tuttavia, da più parti si è affermato che le loro posizioni, di fatto, portano quanto meno a un deprezzamento del valore della fede per il campo morale .

In altri termini si teme il fenomeno di una secolarizzazione, di una dissociazione tendenziale tra fede e ragione morale. Da questa premessa altri derivano l'affermazione che dunque soltanto la fede è in grado di fondare e di rendere certe le norme morali.

Così, ad esempio,  Stòckle afferma che l'etica ha bisogno di quella «totalità della comprensione dell'esistenza. che non è più aperta alla ragione, ma accessibile soltanto alla fede», perché solo cosi può conoscere «i dati del senso ultimo e del fine ultimo, necessari per garantire la propria evidenza»

Morale autonoma

Coloro che evidenziano l'aspetto autonomo sostengono che :

--La creazione permette di interpretare la realtà come predisposta e internamente ordinata ad una vita veramente umana nel mondo.

--La ragione dell'uomo è capace di leggere ed interpretare le potenzialità del reale per ordinarlo storicamente a tale esistere e convivere umano.

--La rivelazione è un "aiuto  " per decifrare correttamente  la realtà , per conoscerla in modo oggettivo sia per cio' che riguarda il soggetto morale, la persona, sia per ciò che riguarda i suoi compiti. 

 -- La  morale cristiana è morale autonoma in quanto viene a strutturarsi autonomamente  dalla  rivelazione: la rivelazione ha solo funzione di aiuto , stimolo e luce .

Morale teonoma

Altri teologi , come Stóckle , evidenziano l'aspetto di morale teonoma , come 'etica della fede'.
Secondo questo procedimento :

-- esiste per l'uomo come realtà storica la possibilità di precisare e di formulare contenuti etici vincolanti  : all'interno dell' ethos del vissuto c'è  sempre una esperienza di contrasto che fa emergere da un lato la negatività di ciò che minaccia  l'" essere integralmente uomini " e dall'altro il positivo che lo favorisce . Tutto ciò può venire colto e indicato dalla riflessione razionale. La riflessione etica è sempre necessaria per accompagnare, verificare e purificare l'ethos del vissuto, anche rispetto a quei valori che già sono stati riconosciuti ed acquisiti.

-- Bisogna certamente riconoscere che la ragione umana è in grado di conoscere e di formulare norme morali valide. La ragione umana, però, è fragile e limitata; essa non è in grado di svelare a se stessa la sua origine e il suo destino; essa è storicamente condizionata: è la ragione dell'uomo peccatore e il peccato costituisce una situazione storica esistenziale, che condiziona dall'interno le possibilità umane. A causa di ciò, quanto la ragione umana è in grado di riconoscere e proporre sul piano etico, anche se valido, avrà sempre il carattere della discontinuità, della frammentarietà e dell'incompiutezza. Soprattutto, la ragione dell'uomo è in difficoltà nel fondare con certezza le proprie conclusioni, perché non è in grado di raggiungerne l'evidenza .

--E' necessaria la fede (= la rivelazione , Gesù ) per dare fondamento evidente al senso e al fine della vita umana. Solo nella fede si fa evidente il carattere propriamente vincolante dell'esigenza etica; solo nella fede è pienamente evidente il nucleo fondamentale dei contenuti morali (il comandamento della carìtà) nella sua istanza assoluta e incondizionata.

-- Sulla base specifica della fede e della vita di grazia, la comunità credente avrà anche contenuti morali specifici, non altrimenti accessibili alla sola ragione umana.

Afferma Stóckle che una fondazione teonoma è necessaria per la morale, anche sul piano conoscitivo, per la consapevolezza certa ed evidente circa il carattere vincolante dell'istanza etica e circa il riconoscimento dei suoi contenuti.

La morale cristiana è autonoma e teonoma.

Ci sono alcuni punti fermi nel dibattito teologico :

1. l'uomo è creatura, capace di riconoscere il vero e il bene, perciò è libero e responsabile, costitutivamente in relazione con Dio. 

2. Oltre che dai limiti creaturali, egli è segnato dal peccato, che porta le sue conseguenze in tutta la persona, conoscenza e libertà, interiorità e visibilità delle relazioni, individualità e solidarietà storico-sociale.

Rm7,14 Sappiamo infatti che la legge (di Mosè) è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato.15 Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto.16 Ora, se faccio quello che non voglio,.. non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.18 Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo;19 infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.20 Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.21 Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. 22 Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio,23 ma nelle mie membra vedo un'altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra.24 Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?

3. Cè la redenzione in Cristo che ha la sua efficacia sulla persona: redenzione che è donata all'uomo, che ha bisogno di essere da lui accolta e per la quale anche la capacità di accoglierla è dono di Dio in Cristo.

25 Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! ..,8,1 Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù.2 Poiché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte.

Poiché l’uomo è essenzialmente e interamente aperto a Dio, la teonomia, più che la dipendenza dell’uomo da Lui, indica la sua vocazione e orientamento a lui. La legge naturale lo relaziona necessariamente a Lui. Il cristiano è "libero" dalla schiavitù del Peccato.

La sua etica è : vivi da libero e capace di amare Dio e il prossimo dello stesso amore soprannaturale, la carità , che Gesù ti ha donato.

Giac 2,12 Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché13 il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio.

L'unità di grazia e rivelazione in Gesù radica nella storia umana un ethos cristiano: in esso non è possibile separare , l' 'umano' dal 'cristiano' (ma non sarà indifferente distinguerli) ; il 'cristiano' può e deve essere 'umanamente' vissuto e testimoniato.

Gaudium et Spes (n° 16) sottolinea che l’uomo non dà la legge a se stesso, ma la scopre in sé e che Dio, in quanto suo creatore, ne è l’autore. In questa legge, così intesa e diventata sua (teonomia partecipata), l’uomo conosce se stesso e si orienta liberamente a diventare quel che deve essere. 
Gaudium et Spes n°16. Dignità della coscienza morale.

Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire. Questa voce, che lo chiama sempre ad amare, a fare il bene e a fuggire il male, al momento opportuno risuona nell'intimità del cuore: fa questo, evita quest'altro.

L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire è la dignità stessa dell'uomo, e secondo questa egli sarà giudicato. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità.
Tramite la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella legge che trova il suo compimento nell'amore di Dio e del prossimo.

Nella fedeltà alla coscienza i cristiani si uniscono agli altri uomini per cercare la verità e per risolvere secondo verità numerosi problemi morali, che sorgono tanto nella vita privata quanto in quella sociale. Quanto più, dunque, prevale la coscienza retta, tanto più le persone e i gruppi si allontanano dal cieco arbitrio e si sforzano di conformarsi alle norme oggettive della moralità. Tuttavia succede non di rado che la coscienza sia erronea per ignoranza invincibile, senza che per questo essa perda la sua dignità.

Ma ciò non si può dire quando l'uomo poco si cura di cercare la verità e il bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito all'abitudine del peccato.

All’interno dell’uomo, essere libero, la legge naturale è teonoma, dinamica, fonte di autonomia, priva di ogni staticità o fissismo. La teonomia non può contraddire quell’autonomia che fonda e alimenta incessantemente. La libertà della creatura umana, quindi, non può prescindere dal proprio Creatore. In questo senso non è assoluta. Iscritta nella teonomia, l’autonomia è garantita da ogni arbitrarietà distruttrice, compresa l’autodistruzione dell’uomo. Riconoscendo l’origine e l’orientamento della propria autonomia, l’uomo evita l’autodistruzione  .

La legge morale naturale è, nello stesso tempo, autenticamente teonoma e relativamente autonoma  .

In definitiva, da un lato :
- non ha senso alcuna concessione ad una autonomia intesa come indipendenza da Dio o come arbitrarietà
- l'etica non può essere ridotta ai risultati conoscitivi delle scienze umane
- non è legittimabile una interpretazione astorica della rivelazione.

   Il riferimento alla creazione non legittima la dimenticanza della storia di peccato con la sua efficacia negativa.
- la comprensione del peccato dell'uomo non è ancora 'cristiana' se dimentica l'incarnazione e la pasqua, cioè la redenzione come opera di Dio in Cristo, già presente ed operante, con la sua efficacia storica sull'umano.
- la salvezza non può essere ridotta alla ragione umana e ai suoi risultati storici. 
D'altro canto, 
- la teonomia non può essere interpretata in maniera di fatto eteronoma (=la norma etica sta fuori dall'uomo); 
- in nome della teonomia non si può operare una svalutazione etica del conoscere umano, o della responsabilità umana, razionale dell'accettazìone morale della salvezza; 

Chiamato a vivere da credente, l’uomo storico ricerca i comportamenti più corretti e adeguati alla vita buona da realizzare. La domanda antica, che gli si ripropone in ogni tempo e in ogni contesto culturale, è come condurre tale ricerca. I termini autonomia, eteronomia e teonomia rispondono a questo “come”.

Ciò significa che ogni volta, l’etica deve confrontare le proprie esigenze specifiche con le situazioni culturali e le concezioni filosofiche sul mondo e la vita dell’uomo.

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