Corso di Religione



Etica e cristianesimo
Autonomia morale
         


powered by FreeFind





L' autonomia morale dei cristiani Il concetto di autonomia morale è fondamentale nell’etica, sia filosofica che teologica. Esso indica che la persona umana è, in un certo senso, legge a se stessa e non può essere sottomessa a una norma che le sia totalmente estranea. Si tratta, infatti, di una qualità inerente al suo essere.

La sua corretta comprensione è decisiva perché ogni attività sia conforme alle esigenze dell’etica  .

Secondo la dottrina della legge naturale (lex naturalis) l’uomo deve agire secondo la sua natura ragionevole .

Essa è norma assoluta, immutabile non condizionata da elementi ad essa estranei quali: utilità, interesse, piacere, pressione sociale, situazioni storiche, volontà di Stati e poteri ecc.


Il soggetto trova sempre in se stesso o nel suo essere una norma metafisica di comportamento anche prescindendo dalla Rivelazione cristiana ?

Dal punto di vista teologico tale norma è autonoma perché il suo fondamento prossimo è nell’uomo, ma è anche teonoma, perché il suo fondamento di principio è Dio.

AUTONOMA ( la norma etica ha fondamento nell'uomo)
TEONOMA ( la norma etica ha principio in Dio)

Morale autonoma

Coloro che evidenziano l'aspetto autonomo sostengono che :
--La creazione permette di interpretare la realtà come predisposta e internamente ordinata ad una vita veramente umana nel mondo.
--La ragione dell'uomo è capace di leggere ed interpretare le potenzialità del reale per ordinarlo storicamente a tale esistere e convivere umano.
--La rivelazione è un "aiuto  " per decifrare correttamente  la realtà , per conoscerla in modo oggettivo sia per cio' che riguarda il soggetto morale, la persona, sia per ciò che riguarda i suoi compiti. 
 -- La  morale cristiana è morale autonoma in quanto viene a strutturarsi autonomamente  dalla  rivelazione: la rivelazione ha solo funzione di aiuto , stimolo e luce .

Morale teonoma

Altri teologi , come B. STÖCKLE , evidenziano l'aspetto di morale teonoma , come 'etica della fede'. Secondo questo procedimento :
-- esiste per l'uomo come realtà storica la possibilità di precisare e di formulare contenuti etici vincolanti  : all'interno dell' ethos del vissuto c'è  sempre una esperienza di contrasto che fa emergere da un lato la negatività di ciò che minaccia  l' " essere integralmente uomini " e dall'altro il positivo che lo favorisce . Tutto ciò può venire colto e indicato dalla riflessione razionale. La riflessione etica è sempre necessaria per accompagnare, verificare e purificare l'ethos del vissuto, anche rispetto a quei valori che già sono stati riconosciuti ed acquisiti.
-- Bisogna certamente riconoscere che la ragione umana è in grado di conoscere e di formulare norme morali valide. La ragione umana, però, è fragile e limitata; essa non è in grado di svelare a se stessa la sua origine e il suo destino; essa è storicamente condizionata: è la ragione dell'uomo peccatore e il peccato costituisce una situazione storica esistenziale, che condiziona dall'interno le possibilità umane. A causa di ciò, quanto la ragione umana è in grado di riconoscere e proporre sul piano etico, anche se valido, avrà sempre il carattere della discontinuità, della frammentarietà e dell'incompiutezza. Soprattutto, la ragione dell'uomo è in difficoltà nel fondare con certezza le proprie conclusioni, perché non è in grado di raggiungerne l'evidenza .
--E' necessaria la fede (nella rivelazione , Gesù ) per dare fondamento evidente al senso e al fine della vita umana. Solo nella fede si fa evidente il carattere propriamente vincolante dell'esigenza etica; solo nella fede è pienamente evidente il nucleo fondamentale dei contenuti morali (come il comandamento della carìtà) nella sua istanza assoluta e incondizionata.

-- Sulla base specifica della fede e della vita di grazia, la comunità credente avrà anche contenuti morali specifici, non altrimenti accessibili alla sola ragione umana.

Afferma Stóckle che una fondazione teonoma è necessaria per la morale, anche sul piano conoscitivo, per la consapevolezza certa ed evidente circa il carattere vincolante dell'istanza etica e circa il riconoscimento dei suoi contenuti.

La morale cristiana è autonoma e teonoma Ci sono alcuni punti fermi nel dibattito teologico :

1. l'uomo è creatura costitutivamente in relazione con Dio , capace di riconoscere il Vero e il Bene, perciò è libero e responsabile

Poiché l’uomo è essenzialmente e interamente aperto a Dio, la teonomia, più che la dipendenza dell’uomo da Lui, indica la sua vocazione e orientamento a lui.

2. Oltre che dai limiti creaturali, egli è segnato dal peccato, che porta le sue conseguenze in tutta la persona, conoscenza e libertà, interiorità e visibilità delle relazioni, individualità e solidarietà storico-sociale.

Rm7,14 Sappiamo infatti che la legge (di Mosè) è spirituale, mentre io sono di carne, venduto come schiavo del peccato.15 Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto.16 Ora, se faccio quello che non voglio,.. non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.18 Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo;19 infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio.20 Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me.21 Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. 22 Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio,23 ma nelle mie membra vedo un'altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra.24 Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?

3. Cè la redenzione in Cristo che ha la sua efficacia sulla persona: redenzione che è donata all'uomo, che ha bisogno di essere da lui accolta e per la quale anche la capacità di accoglierla è dono di Dio in Cristo.

Rm7,14 25 Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore! ..,8,1 Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù.2 Poiché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte.

Il cristiano è "libero" dalla schiavitù del Peccato. La sua chiamata etica è : vivi da libero e capace di amare Dio e il prossimo dello stesso amore soprannaturale, la carità , che Gesù ti ha donato.

Giac 2,12 Parlate e agite come persone che devono essere giudicate secondo una legge di libertà, perché13 il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio.
Gaudium et Spes n°16. Dignità della coscienza morale.

Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire. Questa voce, che lo chiama sempre ad amare, a fare il bene e a fuggire il male, al momento opportuno risuona nell'intimità del cuore: fa questo, evita quest'altro.

L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire è la dignità stessa dell'uomo, e secondo questa egli sarà giudicato.

La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità.
Tramite la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella legge che trova il suo compimento nell'amore di Dio e del prossimo.

Nella fedeltà alla coscienza i cristiani si uniscono agli altri uomini per cercare la verità e per risolvere secondo verità numerosi problemi morali, che sorgono tanto nella vita privata quanto in quella sociale.

Quanto più, dunque, prevale la coscienza retta, tanto più le persone e i gruppi si allontanano dal cieco arbitrio e si sforzano di conformarsi alle norme oggettive della moralità. Tuttavia succede non di rado che la coscienza sia erronea per ignoranza invincibile, senza che per questo essa perda la sua dignità.

Ma ciò non si può dire quando l'uomo poco si cura di cercare la verità e il bene, e quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito all'abitudine del peccato.

Gaudium et Spes (n° 16) sottolinea che

l’uomo non dà la legge morale a se stesso, ma la scopre in sé e che Dio, in quanto suo creatore, ne è l’autore.

In questa legge, così intesa e diventata sua (teonomia partecipata), l’uomo conosce se stesso e si orienta liberamente a diventare quel che deve essere. 


All’interno dell’uomo, essere libero, la legge naturale è teonoma, dinamica, fonte di autonomia, priva di ogni staticità o fissismo.

La teonomia non può contraddire quell’autonomia che fonda e alimenta incessantemente.

La libertà della creatura umana, quindi, non può prescindere dal proprio Creatore. In questo senso non è assoluta.

Iscritta nella teonomia, l’autonomia è garantita da ogni arbitrarietà distruttrice, compresa l’autodistruzione dell’uomo. Riconoscendo l’origine e l’orientamento della propria autonomia, l’uomo evita l’autodistruzione  .

La legge morale naturale è, nello stesso tempo, autenticamente teonoma e relativamente autonoma

In definitiva, da un lato :
- non ha senso alcuna concessione ad una autonomia intesa come indipendenza da Dio o come arbitrarietà
- l'etica non può essere ridotta ai risultati conoscitivi delle scienze umane
- non è legittimabile una interpretazione astorica della rivelazione.

   Il riferimento alla creazione non legittima la dimenticanza della storia di peccato con la sua efficacia negativa.
- la comprensione del peccato dell'uomo non è ancora 'cristiana' se dimentica l'incarnazione e la pasqua, cioè la redenzione come opera di Dio in Cristo, già presente ed operante, con la sua efficacia storica sull'umano.
- la salvezza non può essere ridotta alla ragione umana e ai suoi risultati storici. 
D'altro canto, 
- la teonomia non può essere interpretata in maniera di fatto eteronoma ( la norma etica sta fuori dall'uomo); 
- in nome della teonomia non si può operare una svalutazione etica del conoscere umano, o della responsabilità umana, razionale dell'accettazìone morale della salvezza; 

Chiamato a vivere da credente, l’uomo storico ricerca i comportamenti più corretti e adeguati alla vita buona da realizzare. La domanda antica, che gli si ripropone in ogni tempo e in ogni contesto culturale, è come condurre tale ricerca. I termini autonomia, eteronomia e teonomia rispondono a questo “come”. Ciò significa che ogni volta, l’etica deve confrontare le proprie esigenze specifiche con le situazioni culturali e le concezioni filosofiche sul mondo e la vita dell’uomo.

B. STÖCKLE afferma che l'etica ha bisogno di quella «totalità della comprensione dell'esistenza. che non è più aperta alla ragione, ma accessibile soltanto alla fede», perché solo cosi può conoscere «i dati del senso ultimo e del fine ultimo, necessari per garantire la propria evidenza»




top






Pag.  4
1   2   3   4   5   6  

home

DISCLAIMER. Si ricorda - ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n. 62 - che questo sito non ha scopi di lucro, è di sola lettura e non è un "prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare" : gli aggiornamenti sono effettuati senza scadenze predeterminate. Non può essere in alcun modo ritenuto un periodico ai sensi delle leggi vigenti né una "pubblicazione"  strictu sensu. Alcuni testi e immagini sono reperiti dalla rete : preghiamo gli autori di comunicarci eventuali inesattezze nella citazione delle fonti o irregolarità nel loro  uso.Il contenuto del sito è sotto licenza Creative Commons Attribution 2.5 eccetto dove altrimenti dichiarato. Navigando nel sito se ne accetta la   PRIVACY POLICY