Corso di Religione



Etica e cristianesimo
Cultura di morte e strutture di peccato
         


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C'è oggi una globalizzazione delle strutture  del mondo che generano "peccato", cioè che costringono gli uomini a peccare per vivere dentro di esse, a far procedere la storia contro la pace universale , strutture umane che si oppongono al progetto  di solidarietà a livello planetario. 

  • STRUTTURE DI POTERE ECONOMICO 
  • STRUTTURE DI POTERE DI COMUNICAZIONE 
  • STRUTTURE DI POTERE POLITICO MILITARE.

Da queste 3 forme di oppressione, di solidarietà travisata nasce poi' una quarta forma terribile, che non è tanto di oppressione per noi, quanto di oppressione per l'umanità che sarà fra 20 anni

I cristiani complessivamente sperimentano molte difficoltà nel seguire la legge morale naturale che la salvezza ricevuta restituisce loro liberata dalla realtà del peccato. Tali difficoltà derivano soprattutto da queste strutture sociali politiche culturali , ambientali,  di vita.

Ecco perchè i cristiani, pur essendo salvati in modo efficace e perfetto sono costretti ancora a combattere in se stessi ed all'esterno, nelle società in cui vivono tutte quelle strutture politiche, sociali, economiche, culturali , educative, ludiche, etc. che li condizionano pesantemente nell'esercizio della loro  libertà  rinnovata.

 Nel linguaggio corrente della politica e dei media si parla spesso dell'urgenza di anteporre la questione morale a ogni altro problema istituzionale, culturale, tecnico, or ganizzativo.In ogni ambiente e ogni livello della società ci si rende conto che importante non è tanto il come agire, ma il perché agire in un certo modo.

Soprattutto in tempi di crisi e di cambio di stile di vita, c'è bisogno di riscoprire le ragioni dei vivere prima di continuare a produrre mezzi e organizzare modi di vita. 

La questione morale investe l'agire politico come la ricerca scientifica (bioetica), interessa i processi educativi come quelli della comunicazione sociale.

Lumen Gentium n. 36: ... i laici, anche consociando le forze, risanino le istituzioni e le condizioni di vita del mondo, se ve ne sono che spingono i costumi al peccato, così che tutte siano rese conformi alle norme della giustizia e, anziché ostacolare, favoriscano l’esercizio delle virtù. Il quadro è quello delineato dal Giovanni Paolo II nell’enciclica Evangelium vitae : “siamo di fronte a una realtà più vasta, che si può considerare come una vera e propria struttura di peccato , caratterizzata dall'imporsi di una cultura anti-solidaristica, che si configura in molti casi come vera «cultura di morte».

Papa Francesco , le strutture di peccato e l'economia di comunionesource Città Nuova: 29 marzo 2017 A cura di Carlo Cefaloni


In che modo la realtà dell’economia civile può incidere sulle strutture di peccato senza diventare un cenacolo di filantropi?

«Quando il capitalismo fa della ricerca del profitto l’unico suo scopo, rischia di diventare una struttura idolatrica, una forma di culto. La “dea fortuna” è sempre più la nuova divinità di una certa finanza e di tutto quel sistema dell’azzardo che sta distruggendo milioni di famiglie del mondo, e che voi giustamente contrastate. Questo culto idolatrico è un surrogato della vita eterna. I singoli prodotti (le auto, i telefoni…) invecchiano e si consumano, ma se ho il denaro o il credito posso acquistarne immediatamente altri, illudendomi di vincere la morte. Si capisce, allora, il valore etico e spirituale della vostra scelta di mettere i profitti in comune. Il modo migliore e più concreto per non fare del denaro un idolo è condividerlo, condividerlo con altri, soprattutto con i poveri, o per far studiare e lavorare i giovani, vincendo la tentazione idolatrica con la comunione. Quando condividete e donate i vostri profitti, state facendo un atto di alta spiritualità, dicendo con i fatti al denaro: tu non sei Dio, tu non sei signore, tu non sei padrone! E non dimenticare anche quell’alta filosofia e quell’alta teologia che faceva dire alle nostre nonne: “Il diavolo entra dalle tasche”. Non dimenticare questo!
....
Il principale problema etico di questo capitalismo è la creazione di scarti per poi cercare di nasconderli o curarli per non farli più vedere. Una grave forma di povertà di una civiltà è non riuscire a vedere più i suoi poveri, che prima vengono scartati e poi nascosti....Le società dell’azzardo finanziano campagne per curare i giocatori patologici che esse creano.... le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe,...
...
bisogna puntare a cambiare le regole del gioco del sistema economico-sociale. Imitare il buon samaritano del Vangelo non è sufficiente....occorre agire soprattutto prima che l’uomo si imbatta nei briganti, combattendo le strutture di peccato che producono briganti e vittime. Un imprenditore che è solo buon samaritano fa metà del suo dovere: cura le vittime di oggi, ma non riduce quelle di domani.

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Il capitalismo conosce la filantropia, non la comunione. È semplice donare una parte dei profitti, senza abbracciare e toccare le persone che ricevono quelle “briciole”. Invece, anche solo cinque pani e due pesci possono sfamare le folle se sono la condivisione di tutta la nostra vita. Nella logica del Vangelo, se non si dona tutto non si dona mai abbastanza.... Vi auguro di continuare ad essere seme, sale e lievito di un’altra economia: l’economia del Regno, dove i ricchi sanno condividere le loro ricchezze, e i poveri sono chiamati beati. Grazie.»

Per afferrare il messaggio di papa Francesco dobbiamo aver presente un concetto ormai ampiamente diffuso nel sentire comune e cioè il principio del Compassionate conservatorism . Si tratta del cuore della dottrina economica dei “neocon” americani inaugurata dal presidente USA George Bush jr.

Secondo tale dottrina, all’esigenza di libertà e deregolamentazione dei mercati, si associa non un sistema di regole e di difese, ma un dovere di compassione sociale nei confronti di coloro che le pratiche neoliberiste lasciano ai margini o addirittura espellono dal processo economico.  Si tratta dunque di un’idea che rinverdisce una antica tesi dell’economia di mercato capitalistica basata sulla seguente tesi: si conservano le istituzioni economiche ereditate dagli ultimi due secoli di sviluppo capitalistico aggiungendovi tuttavia l’elemento della compassione nei confronti di coloro che vengono scartati o lasciati indietro.

Dunque si deve intervenire  bensì sugli effetti devastanti e perversi che quell’assetto economico produce, ma non se ne modificano le strutture portanti. Questo spiega, fra l’altro, la diffusione nell’ultimo quarto di secolo della filantropia personale e istituzionale – cosa diversa di quella di un tempo. Oggi la filantropia organizzata serve a convincere la gente che, tutto sommato, si può intervenire, con un sistema di compensazioni sugli effetti senza  agire sulle cause dei fenomeni.

La prospettiva che indica papa Francesco e che caratterizza la scuola di pensiero dell’ economia civile ribalta questo ragionamento perché focalizza l’attenzione sulle cause delle storture. Ovviamente bisogna lenire le sofferenze ma la priorità è data alla modificazione e alla trasformazione dei fattori causali. Questa idea venne per primo avanzata da Paolo VI nella famosa enciclica Populorum progressio del 1967 con l’espressione “strutture di peccato”.


Gli individui – come conseguenza della “fine delle grandi narrazioni” (Lyotard 1997) – crescono in una società adiaforica (Bauman 1996), senza punti di riferimento certi, percepiscono il vuoto etico e la maggiore libertà a livello normativo e valoriale, operando una parziale separazione tra morale sociale ed etica privata (Rovati 1995). Ad essere rimessa in discussione, quindi, è la stessa solidarietà sociale, vale a dire il legame tra individuo e organizzazione sociale; esso si presenta come una relazione in cui le persone percepiscono che la società ha allentato la morsa del controllo e sviluppano pertanto forme sempre più “raffinate” di autonomia e di gestione della loro vita (Bauman 2002). In una società che, in virtù della sua progressiva deregulation, diviene sempre più complessa, sono soprattutto i giovani che faticano a trovare i punti di riferimento coerenti per la propria vita, dal momento che in essa la stessa logica sistemica e istituzionale subisce un processo di frammentazione in cui i differenti ambiti di esperienza e vita sociale divengono tra loro sempre più autonomi e autoreferenziali, pertanto non riconducibili ad un quadro normativo e valoriale coerente.[ source : Diventare adulti tra sogni e progettualita www.impegnoeducativo.it]

Fu lui ad indicare per primo che vi sono istituzioni economiche che inducono anche gli onesti e ben intenzionati a produrre risultati perversi, contrari cioè alle proprie disposizioni morali.  Quella delle strutture di peccato è un esempio notevole che bene illustra la nozione di responsabilità adiaforica, come si esprime la filosofia morale.

Quali sono queste strutture di peccato?

Prima di tutto quello che riguarda l’impianto fiscale. Bisogna fare chiarezza nel distinguere la tassazione sul reddito, che è troppo alta, da quella sui patrimoni e la ricchezza in generale, che è troppo bassa. Come ha messo in evidenza Thomas Piketty, è questa la prima ragione delle diseguaglianze crescenti,  perché il reddito è un flusso e dunque  varia nel tempo, mentre il patrimonio è una grandezza stock che si accumula nel corso del tempo e che conferisce potere, anche politico.

Una seconda struttura di peccato riguarda la prevalenza della cultura della rendita su quella del  profitto e del salario. Questo spiega perché continua a farla da padrone la speculazione finanziaria che, se non viene arrestata, renderà inutile ogni tipo di intervento, sia pure ingegnoso. Per questo occorre un forte progetto di tipo culturale che faccia comprendere ciò che sanno tutti gli economisti e cioè che la speculazione finanziaria è sempre improduttiva, non crea valore, perché il guadagno di tizio corrisponde alla perdita di caio e sempronio.

Una terza struttura di peccato che va modificata chiama in causa direttamente la questione del lavoro. Come ormai tutti sanno la quarta rivoluzione industriale (la c.d. industria 4.0) e in particolare la progressiva diffusione dei robot intelligenti determinerà una forte contrazione dell’occupazione. L’approccio compassionevole si limita a distribuire bonus per far sopravvivere a chi resta senza lavoro. Ma se il lavoro è prima ancora che un diritto, un bisogno fondamentale della persona umana occorre contrastare il trend attuale basato su politiche dell’occupazione, anziché su politiche del lavoro.

Bisogna cioè superare la credenza coltivata negli ultimi due secoli secondo cui l’accumulazione del capitale e  l’espansione della base produttiva avrebbero comportato un’aumento dell’occupazione. Una corrispondenza non più valida nel tempo odierno in cui si parla di crescita senza occupazione ( jobless growth ). E’ un fattore che l’attuale  modello di capitalismo tende sempre più a fare a meno del lavoro, perchè dà “fastidio”. Molto meglio dunque sostituirlo con le macchine che non protestano e non fanno scioperi! (Un dato rivelatore. Nel 1990 le tre più grandi imprese di Detroit avevano una capitalizzazione complessiva di 36 miliardi di dollari, ricavi di circa 250 miliardi di dollari e occupavano 1,2 milioni di persone. Nel 2014, le tre maggiori aziende della Silicon Valley avevano una capitalizzazione complessiva di oltre un trilione di dollari, ricavi di circa 247 miliardi, ma occupavano solamente 137.000 lavoratori. Il capitale che soppianta il lavoro!).

Infine, una quarta struttura di peccato chiama in causa la distruzione ambientale provocata dai sistemi di produzione attuali. A questo  riguardo la Laudato si è la denuncia più decisa di questo stato di cose. Questo papa ha avuto il coraggio di mettere in evidenza il nesso tra un certo modello di organizzazione dell’economia e la distruzione dell’ambiente facendo emergere l’urgenza di correre ai ripari da parte della politica democratica.

Si possono individuare altre strutture inique ma queste quattro sono quelle di maggior rilievo per ogni essere umano, credente o meno che sia.

E’ urgente che si affermi tale consapevolezza perché  diversamente prevarrà quel conservatorismo compassionevole che si limita – quando va bene – al riformismo, mentre quanto occorre è una strategia di trasformazione degli assetti attuali. Se si può concordare con la diagnosi, il problema resta la reale capacità di intervenire sulle cause.
...
Che fare? Se uno legge il messaggio del papa senza paraocchi ideologici,  comprende bene quali azioni porre in essere – che non sono poi così difficili da attuare e mettere in pratica. Si cominci ad esempio  con il chiudere i paradisi fiscali e a dichiarare illegali i contratti di “ land grabbing ” (accaparramento delle terre). Si muti poi l’impianto dei nostri sistemi tributari e si diano finalmente ali alle tante espressioni dell’economia civile che sarebbero pronte a decollare. Si ripensi, infine, a contrastare la sotto-cultura dell’individualismo libertario che ha grandemente favorito la nascita di quella che papa Francesco ha recentemente chiamato “l’economia liquida” che si aggiunge, aggravandone la portata, alla società liquida di Bauman.

Il problema serio da affrontare, oggi, è che le istituzioni economiche pure inclusive non assicurano affatto una crescita delle istituzioni politiche inclusive. Il risultato è che si restringono gli spazi della libertà, e ciò nel senso che il progresso economico “esige” un regresso socio-politico.  Sono dell’avviso che tale questione sarà al centro del dibattito pubblico nel prossimo futuro."


La cultura di morte
La cultura di morte è attivamente promossa da forti correnti culturali, economiche e politiche, portatrici di una concezione efficientistica della società e si realizza quando si diffondono condotte contrarie alla vita e alla famiglia.

La cultura di morte è la cultura della normalità del male : il male praticato diffusamente viene percepito e interiorizzato come inevitabile quindi normale.

Le strutture sociali diventano strutture di peccato.

La contraccezione, l’aborto, il divorzio, le convivenze, le pratiche di fecondazione artificiale presenti a livello capillare nel tessuto sociale etc. ne sono esempi . Dall’eccezionalità della donna che aveva abortito o della coppia che aveva divorziato siamo passati all’ordinarietà. Aborto, divorzio, etc. sono diventati costumi sociali

Dalla percezione della normalità del male si passa poi alla liceità morale del male: la percezione da parte della collettività che le condotte di male siano moralmente accettabili proprio perché diffuse.

Aborto, divorzio, fecondazione artificiale, etc. un tempo venivano qualificate come scelte riprovevoli sono ora considerate come condotte da tollerare e da accettare in qualche caso.

Dal giudizio di neutralità o a doppio binario (“io non lo farei mai, ma non posso imporre agli altri la mia opinione”) si passa a qualificare simili atti come buoni e poi come doverosi (“non abortire un bambino malformato è atto di egoismo; continuare a litigare in casa e non divorziare fa solo male ai figli”, etc.).

La diffusione e la moralizzazione del male non possono che sfociare nella sua legittimazione giuridica.

La condotta privata, diventata prassi sociale, esige un riconoscimento giuridico. Da qui i famigerati diritti civili: diritto ad abortire, a diventare genitori, a sposarsi con persone con gli stessi organi genitali, a drogarsi, a divorziare, etc.

Legittimare una pratica agevola sempre la sua diffusione.

L’ultimo passo che spesso si sviluppa in parallelo ai precedenti, è la collaborazione sociale, cioè la mobilitazione da parte di soggetti privati e pubblici per diffondere ancor di più queste pratiche attraverso i media, la cultura, le fondazioni, le Ong, etc.

E così abbiamo film e serie TV che sdoganano l’omosessualità, ministeri che introducono la teoria del gender nelle scuole, organizzazioni come Planned Parenthood che promuovono la pratica abortiva nel mondo, cliniche per la fertilità disposte a fornire servizi riproduttivi che vanno dalla fecondazione artificiale omologa all’utero in affitto.

L’insieme di questi elementi crea quello che sempre Giovanni Paolo II definiva strutture di peccato ”.

Il bene comune  Nella lettera enciclica papale  "Sollicitudo Rei Socialis" è stato consacrato questo criterio di valutazione: 

Peccato è il rovescio del progetto di Dio;
rovescio di bene comune è il peccato.


Le strutture politiche, economiche, militari in cui viviamo si fondano su modelli , categorie di pensiero e di prassi che noi "assorbiamo" come modelli assoluti, indiscutibili, nel nostro modo di pensare ed agire, nel nostro ethos.

Questi modelli , se analizzati criticamente, si rivelano in realtà modelli di comportamento che sono assimilabili a peccati. Dunque le strutture in cui viviamo che si fondano su tali modelli sono chiamate "strutture di peccato".


(Dal Catechismo Universale della Chiesa Cattolica) 
1905 In conformità alla natura sociale dell'uomo, il bene di ciascuno è necessariamente in rapporto con il bene comune. Questo non può essere definito che in relazione alla persona umana:  Non vivete isolati, ripiegandovi su voi stessi, come se già foste confermati nella giustizia; invece riunitevi insieme, per ricercare ciò che giova al bene di tutti [Lettera di Barnaba, 4, 10].

--1906 Per bene comune si deve intendere "l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente"[Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 26; cf ibid. , 74]. Il bene comune interessa la vita di tutti. Esige la prudenza(virtu' morale-confronta la sezione "morale cristiana) da parte di ciascuno e più ancora da parte di coloro che esercitano l'ufficio dell'autorità.

Esso comporta tre elementi essenziali:  

1912 Il bene comune è sempre orientato verso il progresso delle persone:
"Nell'ordinare le cose ci si deve adeguare all'ordine delle persone e non il contrario" [Cf ibid].

 1907 In primo luogo, esso suppone il rispetto della persona in quanto tale.In nome del bene comune, i pubblici poteri sono tenuti a rispettare i diritti fondamentali ed inalienabili della persona umana. La società ha il dovere di permettere a ciascuno dei suoi membri di realizzare la propria vocazione. In particolare, il bene comune consiste nelle condizioni d'esercizio delle libertà naturali che sono indispensabili al pieno sviluppo della vocazione umana: tali il diritto "alla possibilità di agire secondo il retto dettato della propria coscienza, alla salvaguardia della vita privata e alla giusta libertà anche in campo religioso" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 26].

 1908 In secondo luogo, il bene comune richiede il benessere sociale e lo sviluppo del gruppo stesso.  Lo sviluppo è la sintesi di tutti i doveri sociali.Certo, spetta all'autorità farsi arbitra, in nome del bene comune, fra i diversi interessi particolari. Essa però deve rendere accessibile a ciascuno ciò di cui ha bisogno per condurre una vita veramente umana: vitto, vestito, salute, lavoro, educazione e cultura, informazione conveniente, diritto a fondare una famiglia, ecc [Cf ibid].

 1909 Il bene comune implica infine la pace, cioè la stabilità e la sicurezza di un ordine giusto. Tale ordine ha come fondamento la verità, si edifica nella giustizia, è vivificato dall'amore.

1912 Suppone quindi che l'autorità garantisca, con mezzi onesti, la sicurezza della società e quella dei suoi membri. Esso fonda il diritto alla legittima difesa personale e collettiva. 1910 Se ogni comunità umana possiede un bene comune che le consente di riconoscersi come tale, è nella comunità politica che si trova la sua realizzazione più completa.  E' compito dello Stato difendere e promuovere il bene comune della società civile, dei cittadini e dei corpi intermedi. 

1911 I legami di mutua dipendenza tra gli uomini s'intensificano. A poco a poco si estendono a tutta la terra.  L'unità della famiglia umana, la quale riunisce esseri che godono di una eguale dignità naturale, implica un bene comune universale. Questo richiede una organizzazione della comunità delle nazioni capace di "provvedere ai diversi bisogni degli uomini, tanto nel campo della vita sociale, cui appartengono l'alimentazione, la salute, l'educazione..., quanto in alcune circostanze particolari che sorgono qua e là, come possono essere... la necessità di soccorrere le angustie dei profughi, o anche di aiutare gli emigrati e le loro famiglie" [Cf ibid].

Responsabilità e partecipazione  

1913 La partecipazione è l'impegno volontario e generoso della persona negli scambi sociali. E' necessario che tutti, ciascuno secondo il posto che occupa e il ruolo che ricopre, partecipino a promuovere il bene comune. Questo dovere è inerente alla dignità della persona umana.  

1914 La partecipazione si realizza innanzitutto con il farsi carico dei settori dei quali l'uomo si assume la responsabilità personale: attraverso la premura con cui si dedica all'educazione della propria famiglia, mediante la coscienza con cui attende al proprio lavoro, egli partecipa al bene altrui e della società [Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 43].  

 1915 I cittadini, per quanto è possibile, devono prendere parte attiva alla vita pubblica. Le modalità di tale partecipazione possono variare da un paese all'altro, da una cultura all'altra. "E' da lodarsi il modo di agire di quelle nazioni nelle quali la maggioranza dei cittadini è fatta partecipe della gestione della cosa pubblica in un clima di vera libertà" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 31].

1916 La partecipazione di tutti all'attuazione del bene comune implica, come ogni dovere etico, una conversione incessantemente rinnovata dei partner sociali.  La frode e altri sotterfugi mediante i quali alcuni si sottraggono alle imposizioni della legge e alle prescrizioni del dovere sociale, vanno condannati con fermezza, perché incompatibili con le esigenze della giustizia. Ci si deve occupare del progresso delle istituzioni che servono a migliorare le condizioni di vita degli uomini [Cf ibid., 30].  

1917 Spetta a coloro che sono investiti di autorità consolidare i valori che attirano la fiducia dei membri del gruppo e li stimolano a mettersi al servizio dei loro simili.  La partecipazione ha inizio dall'educazione e dalla cultura. "Legittimamente si può pensare che il futuro dell'umanità sia riposto nelle mani di coloro che sono capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza"[Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 31].



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