Corso di Religione

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Etica e Morale.
Cattolici e sessualità.
Il Magistero (I)
         


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Documenti fondamentali del Magistero Cattolico sulla famiglia :

Familiaris Consortio

Humanae vitae

Orientamenti educativi sull'amore umano - Lineamenti di educazione sessuale

( a cura della Congregazione per l'Educazione Cattolica. )

Significato della Sessualità

4. La sessualità è una componente fondamentale della personalità un suo modo di essere di manifestarsi, di comunicare con gli altri, di sentire, di esprimere e di vivere l'amore umano. Perciò essa è parte integrante dello sviluppo della personalità e del suo processo educativo: « Dal sesso, infatti, la persona umana deriva le caratteristiche che, sul piano biologico, psicologico e spirituale, la fanno uomo o donna, condizionando così grandemente l'iter del suo sviluppo verso la maturità e il suo inserimento nella società ».

La sessualità caratterizza l'uomo e la donna non solo sul piano fisico, ma anche su quello psicologico e spirituale, improntando ogni loro espressione. Tale diversità, connessa alla complementarietà dei due sessi, risponde compiutamente al disegno di Dio secondo la vocazione a cui ciascuno è chiamato.

5. La genitalità, orientata alla procreazione, è l'espressione massima, sul piano fisico, della comunione d'amore dei coniugi. Avulsa da questo contesto di reciproco dono ­ realtà che il cristiano vive sostenuto e arricchito in modo particolare dalla grazia di Dio - essa perde il suo significato, cede all'egoismo del singolo ed è un disordine morale.

6. La sessualità, orientata, elevata e integrata dall'amore, acquista vera qualità umana. Nel quadro dello sviluppo dall'amore biologico e psichico, essa cresce armonicamente e si realizza in senso pieno solo con la conquista della maturità affettiva, che si manifesta nell'amore disinteressato e nella totale donazione di sé.

28. Poiché l'uomo «storico» è inclinato a ridurre la sessualità alla sola esperienza genitale, si spiegano le reazioni tendenti a svalutare il sesso, come se per sua natura fosse indegno dell'uomo. I presenti orientamenti intendono opporsi a tale svalutazione.

29 «Solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo» e l'esistenza umana acquista il suo pieno significato nella vocazione alla vita divina. Solo seguendo il Cristo, l'uomo risponde a questa vocazione e diventa così pienamente uomo, crescendo fino a raggiungere «lo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo».

30. Alla luce del mistero di Cristo, la sessualità ci appare come una vocazione a realizzare l'amore che lo Spirito Santo infonde nel cuore dei redenti. Gesù Cristo ha sublimato tale vocazione col sacramento del matrimonio.

Il matrimonio cristiano non è semplicemente dare e ricevere amore coniugale , ma è dare e ricevere salvezza , santificazione.

Catechismo Universale della Chiesa Cattolica-CUCC

2360 La sessualità è ordinata all'amore coniugale dell'uomo e della donna. Nel matrimonio l'intimità corporale degli sposi diventa un segno e un pegno della comunione spirituale. Tra i battezzati, i legami del matrimonio sono santificati dal sacramento.

2361 "La sessualità, mediante la quale l'uomo e la donna si donano l'uno all'altra con gli atti propri ed esclusivi degli sposi, non è affatto qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l'intimo nucleo della persona umana come tale. Essa si realizza in modo veramente umano solo se è parte integrante dell'amore con cui l'uomo e la donna si impegnano totalmente l'uno verso l'altra fino alla morte": [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 11]

2362 "Gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità, sono onorevoli e degni, e, compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano, ed arricchiscono vicendevolmente in gioiosa gratitudine gli sposi stessi" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 49]

La sessualità è sorgente di gioia e di piacere: il Creatore stesso. . . ha stabilito che nella reciproca donazione fisica totale gli sposi provino un piacere e una soddisfazione sia del corpo sia dello spirito. Quindi, gli sposi non commettono nessun male cercando tale piacere e godendone. Accettano ciò che il Creatore ha voluto per loro. Tuttavia gli sposi devono saper restare nei limiti di una giusta moderazione (=non è uno sport- n.d.r.)

[Pio XII, discorso del 29 ottobre 1951].


Conc.Vat. II Gaudium et Spes 49.

Anche molti nostri contemporanei annettono un grande valore al vero amore tra marito e moglie, che si manifesta in espressioni diverse a seconda dei sani costumi dei popoli e dei tempi.

Proprio perché atto eminentemente umano, essendo diretto da persona a persona con un sentimento che nasce dalla volontà, quell'amore abbraccia il bene di tutta la persona; perciò ha la possibilità di arricchire di particolare dignità le espressioni del corpo e della vita psichica e di nobilitarle come elementi e segni speciali dell'amicizia coniugale.

Il Signore si è degnato di sanare, perfezionare ed elevare questo amore con uno speciale dono di grazia e carità.

Un tale amore, unendo assieme valori umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di se stessi, che si esprime mediante sentimenti e gesti di tenerezza e pervade tutta quanta la vita dei coniugi anzi, diventa più perfetto e cresce proprio mediante il generoso suo esercizio.

Una malcompresa salvezza cristiana porta a volte nel matrimonio la paura della vita sessuale coniugale come fosse in se stessa peccaminosa. Rifiutarsi al coniuge produce a volte gravi conseguenze anche per i figli, come fa notare il magistero conciliare:

Gaudium et spes 51

Là dove, infatti, è interrotta l'intimità della vita coniugale, non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli

Il marito o la moglie che si rifiutano di esercitare adeguatamente l'amore coniugale mettono in serio pericolo la fedeltà coniugale poichè espongono il coniuge all'adulterio .

Mettendo in pericolo l'armonia della famiglia e la sua unione e stabilità espongono a pericolo anche il bene dei figli. Un malcompreso matrimonio cristiano porta alla frequentazione di prostitue/i ,all' adulterio,a pratiche sessuali consolatorie, auteorotismo, etc.) infine alla separazione.

CUCC La castità coniugale

2363-L'amore coniugale dell'uomo e della donna è così posto sotto la duplice esigenza della fedeltà e della fecondità.
Mediante l'unione degli sposi si realizza il duplice fine del matrimonio:
1- il bene degli stessi sposi
2- e la trasmissione della vita.

Non si possono disgiungere questi due significati o valori del matrimonio, senza alterare la vita spirituale della coppia e compromettere i beni del matrimonio e l'avvenire della famiglia.

Cio' significa che l'unione degli sposi , l'amore coniugale, la vita sessuale, deve essere sempre esercitata con gesti che abbiano in se stessi l'intenzionalità di fare il bene della coppia e contemporaneamente essere aperti alla procreazione.

2366-Perciò la Chiesa, che "sta dalla parte della vita", [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 30] "insegna che qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto per sè alla trasmissione della vita" [Paolo VI, Lett. enc. Humanae vitae, 11].

"Tale dottrina, più volte esposta dal magistero della Chiesa, è fondata sulla connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l'uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell'atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo" [Paolo VI, Lett. enc. Humanae vitae, 11].

La castità coniugale consiste nel porre in ogni atto sessuale l'intenzionalità unitiva e procreativa insieme, di non chiudere mai intenzionalmente l'atto coniugale alla procreazione nè di compierlo intenzionalmente con fini che non siano unitivi della coppia, per esempio per fini di solo gioco sessuale o di autoerotismo a due.

2369 "Salvaguardando ambedue questi aspetti essenziali, unitivo e procreativo, l'atto coniugale conserva integralmente il senso di mutuo e vero amore e il suo ordinamento all'altissima vocazione dell'uomo alla paternità" [Paolo VI, Lett. enc. Humanae vitae, 12].

GS 51 Dignità degli atti coniugali

È ben superiore, perciò, alla pura attrattiva erotica che, egoisticamente coltivata, presto e miseramente svanisce. Questo amore è espresso e sviluppato in maniera tutta particolare dall'esercizio degli atti che sono propri del matrimonio.

Ne consegue che gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità sono onesti e degni; compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano ed arricchiscono vicendevolmente nella gioia e nella gratitudine gli sposi stessi.

CUCC -Le diverse forme della castità

 2348 Ogni battezzato è chiamato alla castità. Il cristiano si è “rivestito di Cristo” ( Gal 3,27 ), modello di ogni castità. Tutti i credenti in Cristo sono chiamati a condurre una vita casta secondo il loro particolare stato di vita. Al momento del Battesimo il cristiano si è impegnato a vivere la sua affettività nella castità.

 2349 “La castità deve distinguere le persone nei loro differenti stati di vita: le une nella verginità o nel celibato consacrato, un modo eminente di dedicarsi più facilmente a Dio solo, con cuore indiviso; le altre, nella maniera quale è determinata per tutti dalla legge morale e secondo che siano sposate o celibi” [Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona humana, 11, AAS 68 (1976), 77-96]. Le persone sposate sono chiamate a vivere la castità coniugale; le altre praticano la castità nella continenza:

 Ci sono tre forme della virtù di castità: quella degli sposi, quella della vedovanza, infine quella della verginità. Non lodiamo l'una escludendo le altre. Sotto questo aspetto, la disciplina della Chiesa è ricca [Sant'Ambrogio, De viduis, 23: PL 153, 225A].

 2350 I fidanzati sono chiamati a vivere la castità nella continenza. Messi così alla prova, scopriranno il reciproco rispetto, si alleneranno alla fedeltà e alla speranza di riceversi l'un l'altro da Dio. Riserveranno al tempo del matrimonio le manifestazioni di tenerezza proprie dell'amore coniugale. Si aiuteranno vicendevolmente a crescere nella castità.

Conc.Vat. II-GS49. Rapporti prematrimoniali

I fidanzati sono ripetutamente invitati dalla parola di Dio a nutrire e potenziare il loro fidanzamento con un amore casto, e gli sposi la loro unione matrimoniale con un affetto senza incrinature.

[ Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 80]. 

Parecchi attualmente reclamano una specie di " diritto alla prova " quando c'è intenzione di sposarsi. Qualunque sia la fermezza del proposito di coloro che si impegnano in rapporti sessuali prematuri, tali rapporti "non consentono di assicurare, nella sua sincerità e fedeltà, la relazione interpersonale di un uomo e di una donna, e specialmente di proteggerla dalle fantasie e dai capricci" [Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona humana, 7].

L'unione carnale è moralmente legittima solo quando tra l'uomo e la donna si sia instaurata una comunità di vita definitiva. L'amore umano non ammette la "prova". Esige un dono totale e definitivo delle persone tra loro

Unioni libere

Si ha una libera unione quando l'uomo e la donna rifiutano di dare una forma giuridica e pubblica a un legame che implica l'intimità sessuale.

L'espressione è fallace: che senso può avere una unione in cui le persone non si impegnano l'una nei confronti dell'altra, e manifestano in tal modo una mancanza di fiducia nell'altro, in se stesso o nell'avvenire?

L'espressione abbraccia situazioni diverse: concubinato, rifiuto del matrimonio come tale, incapacità a legarsi con impegni a lungo termine [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 81].

Tutte queste situazioni costituiscono un'offesa alla dignità del matrimonio; distruggono l'idea stessa della famiglia; indeboliscono il senso della fedeltà. Sono contrarie alla legge morale: l'atto sessuale deve aver posto esclusivamente nel matrimonio; al di fuori di esso costituisce sempre un peccato grave ed esclude dalla Comunione sacramentale.

CUCC Le offese alla castità

 2351 La lussuria è un desiderio disordinato o una fruizione sregolata del piacere venereo. Il piacere sessuale è moralmente disordinato quando è ricercato per se stesso, al di fuori delle finalità di procreazione e di unione.

 2352 Per masturbazione si deve intendere l'eccitazione volontaria degli organi genitali, al fine di trarne un piacere venereo. “Sia il magistero della Chiesa - nella linea di una tradizione costante - sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato”.

“Qualunque ne sia il motivo, l'uso deliberato della facoltà sessuale al di fuori dei rapporti coniugali normali contraddice essenzialmente la sua finalità”. Il godimento sessuale vi è ricercato al di fuori della “relazione sessuale richiesta dall'ordine morale, quella che realizza, in un contesto di vero amore, l'integro senso della mutua donazione e della procreazione umana”[Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona humana, 9].

 Al fine di formulare un equo giudizio sulla responsabilità morale dei soggetti e per orientare l'azione pastorale, si terrà conto dell'immaturità affettiva, della forza delle abitudini contratte, dello stato d'angoscia o degli altri fattori psichici o sociali che possono attenuare se non addirittura ridurre al minimo la colpevolezza morale.

 2353 La fornicazione è l'unione carnale tra un uomo e una donna liberi, al di fuori del matrimonio. Essa è gravemente contraria alla dignità delle persone e della sessualità umana naturalmente ordinata sia al bene degli sposi, sia alla generazione e all'educazione dei figli. Inoltre è un grave scandalo quando vi sia corruzione dei giovani.

 2354 La pornografia consiste nel sottrarre all'intimità dei partner gli atti sessuali, reali o simulati, per esibirli deliberatamente a terze persone. Offende la castità perché snatura l'atto coniugale, dono intimo degli sposi l'uno all'altro. Lede gravemente la dignità di coloro che vi si prestano( attori, commercianti, pubblico), poiché l'uno diventa per l'altro l'oggetto di un piacere rudimentale e di un illecito guadagno. Immerge gli uni e gli altri nell'illusione di un mondo irreale. E' una colpa grave. Le autorità civili devono impedire la produzione e la diffusione di materiali pornografici.

 2355 La prostituzione offende la dignità della persona che si prostituisce, ridotta al piacere venereo che procura. Colui che paga pecca gravemente contro se stesso: viola la castità, alla quale lo impegna il Battesimo e macchia il suo corpo, tempio dello Spirito Santo [Cf 1Cor 6,15-20 ].

La prostituzione costituisce una piaga sociale. Normalmente colpisce donne, ma anche uomini, bambini o adolescenti (in questi due ultimi casi il peccato è, al tempo stesso, anche uno scandalo). Il darsi alla prostituzione è sempre gravemente peccaminoso, tuttavia l'imputabilità della colpa può essere attenuata dalla miseria, dal ricatto e dalla pressione sociale.

 2356 Lo stupro indica l'entrata per effrazione, con violenza, nell'intimità sessuale di una persona. Esso viola la giustizia e la carità. Lo stupro lede profondamente il diritto di ciascuno al rispetto, alla libertà, all'integrità fisica e morale. Arreca un grave danno, che può segnare la vittima per tutta la vita. E' sempre un atto intrinsecamente cattivo. Ancora più grave è lo stupro commesso da parte di parenti stretti (incesto) o di educatori ai danni degli allievi che sono loro affidati.

 2357 L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso. Si manifesta in forme molto varie lungo i secoli e nelle differenti culture. La sua genesi psichica rimane in gran parte inspiegabile.

Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, [Cf Gen 19,1-29; Rm 1,24-27; 2357 1Cor 6,10; 1Tm 1,10 ] la Tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati” [Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona humana, 8].

Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.

 2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza.

A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

 2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

Poligamia

Si comprende il dramma di chi, desideroso di convertirsi al Vangelo, si vede obbligato a ripudiare una o più donne con cui ha condiviso anni di vita coniugale. Tuttavia la poligamia è in contrasto con la legge morale.

Contraddice radicalmente la comunione coniugale; essa "infatti, nega in modo diretto il disegno di Dio quale ci viene rivelato alle origini, perché è contraria alla pari dignità personale dell'uomo e della donna, che nel matrimonio si donano con un amore totale e perciò stesso unico ed esclusivo" [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 19; cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 47].

Il cristiano che prima era poligamo, per giustizia, ha il grave dovere di rispettare gli obblighi contratti nei confronti di quelle donne che erano sue mogli e dei suoi figli.

L' incesto consiste in relazioni intime tra parenti o affini, a un grado che impedisce tra loro il matrimonio [Cf Lv 18,7-20 ]. San Paolo stigmatizza questa colpa particolarmente grave: "Si sente da per tutto parlare d'immoralità tra voi. . . al punto che uno convive con la moglie di suo padre!. . . Nel nome del Signore nostro Gesù. . . questo individuo sia dato in balia di Satana per la rovina della sua carne. . . "( 1Cor 5,1; 1Cor 5,4-5 ). L'incesto corrompe le relazioni familiari e segna un regresso verso l'animalità.

Conc.Vat.-II-GS 49 .

2389 Si possono collegare all'incesto gli abusi sessuali commessi da adulti su fanciulli o adolescenti affidati alla loro custodia. In tal caso la colpa è, al tempo stesso, uno scandaloso attentato all'integrità fisica e morale dei giovanetti, i quali ne resteranno segnati per tutta la loro vita, ed è altresì una violazione della responsabilità educativa.

Per tener fede costantemente agli impegni di questa vocazione cristiana si richiede una virtù fuori del comune; è per questo che i coniugi, resi forti dalla grazia per una vita santa, coltiveranno assiduamente la fermezza dell'amore, la grandezza d'animo, lo spirito di sacrificio e li domanderanno nella loro preghiera.


[Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 51]. La procreazione responsabile

"Sia chiaro a tutti che la vita dell'uomo e il compito di trasmetterla non sono limitati solo a questo tempo e non si possono commisurare e capire in questo mondo soltanto, ma riguardano sempre il destino eterno degli uomini "

Conc.Vat.II-GS 50 Matrimonio senza figli

Il matrimonio tuttavia non è stato istituito soltanto per la procreazione; il carattere stesso di alleanza indissolubile tra persone e il bene dei figli esigono che anche il mutuo amore dei coniugi abbia le sue giuste manifestazioni, si sviluppi e arrivi a maturità. E perciò anche se la prole, molto spesso tanto vivamente desiderata, non c'è, il matrimonio perdura come comunità e comunione di tutta la vita e conserva il suo valore e la sua indissolubilità.

Grande è la sofferenza delle coppie che si scoprono sterili. Le ricerche finalizzate a ridurre la sterilità umana sono da incoraggiare, a condizione che si pongano "al servizio della persona umana, dei suoi diritti inalienabili e del suo bene vero e integrale, secondo il progetto e la volontà di Dio" [Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, intr. 2].

CUCC 2376 Le tecniche che provocano una dissociazione dei genitori, per l'intervento di una persona estranea alla coppia (dono di sperma o di ovocita, prestito dell'utero) sono gravemente disoneste.

Tali tecniche (inseminazione e fecondazione artificiali eterologhe) ledono il diritto del figlio a nascere da un padre e da una madre conosciuti da lui e tra loro legati dal matrimonio. Tradiscono "il diritto esclusivo [ degli sposi] a diventare padre e madre soltanto l'uno attraverso l'altro" [Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, intr. 2].

Praticate in seno alla coppia, tali tecniche (inseminazione e fecondazione artificiali omologhe) sono, forse, meno pregiudizievoli, ma rimangono moralmente inaccettabili. Dissociano l'atto sessuale dall'atto procreatore. L'atto che fonda l'esistenza del figli non è più un atto con il quale due persone si donano l'una all'altra, bensì un atto che "affida la vita e l'identità dell'embrione al potere dei medici e dei biologi e instaura un dominio della tecnica sull'origine e sul destino della persona umana.

Una siffatta relazione di dominio è in sé contraria alla dignità e alla uguaglianza che dev'essere comune a genitori e figli" [Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, intr. 2]. "La procreazione è privata dal punto di vista morale della sua perfezione propria quando non è voluta come il frutto dell'atto coniugale, e cioè del gesto specifico della unione degli sposi. . . ; soltanto il rispetto del legame che esiste tra i significati dell'atto coniugale, e il rispetto dell'unità dell'essere umano consente una procreazione conforme alla dignità della persona" [Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, intr. 2].

Il figlio non è qualcosa di dovuto, ma un dono. Il "dono più grande del matrimonio" è una persona umana. Il figlio non può essere considerato come oggetto di proprietà: a ciò condurrebbe il riconoscimento di un preteso "diritto al figlio". In questo campo, soltanto il figlio ha veri diritti: quello "di essere il frutto dell'atto specifico dell'amore coniugale dei suoi genitori e anche il diritto a essere rispettato come persona dal momento del suo concepimento" [Congregazione per la Dottrina della Fede, Istr. Donum vitae, II, 8].

Il Vangelo mostra che la sterilità fisica non è un male assoluto. Gli sposi che, dopo aver esaurito i legittimi ricorsi alla medicina, soffrono di sterilità, si uniranno alla croce del Signore, sorgente di ogni fecondità spirituale. Essi possono mostrare la loro generosità adottando bambini abbandonati oppure compiendo servizi significativi a favore del prossimo.

CUCC Regolazione delle nascite

2366 La fecondità è un dono, un fine del matrimonio; infatti l'amore coniugale tende per sua natura ad essere fecondo. Il figlio non viene ad aggiungersi dall'esterno al reciproco amore degli sposi; sboccia al cuore stesso del loro mutuo dono, di cui è frutto e compimento.

Familiaris consortio, 32


Al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contradditorio, quello cioè del non donarsi all'altro in totalità: ne deriva non soltanto il positivo rifiuto all'apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell'interiore verità dell'amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale. [Tale differenza antropologica e morale tra la contraccezione e il ricorso ai ritmi periodici] coinvolge in ultima analisi due concezioni della persona e della sessualità umana tra loro irriducibili

Conc.Vat.II-GS-50.

Il matrimonio e l'amore coniugale sono ordinati per loro natura alla procreazione ed educazione della prole. I figli infatti sono il dono più eccellente del matrimonio e contribuiscono grandemente al bene dei genitori stessi. Dio che disse: " non è bene che l'uomo sia solo" (Gn 2,18) e "che creò all'inizio l'uomo maschio e femmina " (Mt 19,4), volendo comunicare all'uomo una speciale partecipazione nella sua opera creatrice, benedisse l'uomo e la donna, dicendo loro: "crescete e moltiplicatevi" (Gn 1,28).

Di conseguenza un amore coniugale vero e ben compreso e tutta la struttura familiare che ne nasce tendono, senza trascurare gli altri fini del matrimonio, a rendere iconiugi disponibili a cooperare coraggiosamente con l'amore del Creatore e del Salvatore che attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce la sua famiglia. I coniugi sappiano di essere cooperatori dell'amore di Dio Creatore e quasi suoi interpreti nel compito di trasmettere la vita umana e di educarla; ciò deve essere considerato come missione loro propria.

E perciò adempiranno il loro dovere con umana e cristiana responsabilità e, con docile riverenza verso Dio, di comune accordo e con sforzo comune, si formeranno un retto giudizio: tenendo conto sia del proprio bene personale che di quello dei figli, tanto di quelli nati che di quelli che si prevede nasceranno; valutando le condizioni sia materiali che spirituali della loro epoca e del loro stato di vita; e, infine, tenendo conto del bene della comunità familiare, della società temporale e della Chiesa stessa.

Questo giudizio in ultima analisi lo devono formulare, davanti a Dio, gli sposi stessi. Però nella loro linea di condotta i coniugi cristiani siano consapevoli che non possono procedere a loro arbitrio, ma devono sempre essere retti da una coscienza che sia con forme alla legge divina stessa; e siano docili al magistero della Chiesa, che interpreta in modo autentico quella legge alla luce del Vangelo.

Gaudium et spes, 51

Per validi motivi gli sposi possono voler distanziare le nascite dei loro figli. Devono però verificare che il loro desiderio non sia frutto di egoismo, ma sia conforme alla giusta generosità di una paternità responsabile. Inoltre regoleranno il loro comportamento secondo i criteri oggettivi della moralità.

Quando si tratta di comporre l'amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento (sessuale) non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella natura stessa della persona umana e dei suoi atti, criteri che rispettano, in un contesto di vero amore, l'integro senso della mutua donazione e della procreazione umana; e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale.

Accordo dell'amore coniugale col rispetto della vita Il Concilio sa che spesso i coniugi, che vogliono condurre armoniosamente la loro vita coniugale, sono ostacolati da alcune condizioni della vita di oggi, e possono trovare circostanze nelle quali non si può aumentare, almeno per un certo tempo, il numero dei figli; non senza difficoltà allora si può conservare la pratica di un amore fedele e la piena comunità di vita.

Là dove, infatti, è interrotta l'intimità della vita coniugale, non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli : allora corrono pericolo anche l'educazione dei figli e il coraggio di accettarne altri.

C'è chi presume portare a questi problemi soluzioni non oneste, anzi non rifugge neppure dall'uccisione delle nuove vite. La Chiesa ricorda, invece, che non può esserci vera contraddizione tra le leggi divine, che reggono la trasmissione della vita, e quelle che favoriscono l'autentico amore coniugale.

La continenza periodica, i metodi di regolazione delle nascite basati sull'auto-osservazione (metodo Billings) e il ricorso ai periodi infecondi [Cf ibid., 16] sono conformi ai criteri oggettivi della moralità. Tali metodi rispettano il corpo degli sposi, incoraggiano tra loro la tenerezza e favoriscono l'educazione ad una libertà autentica.

Al contrario, è intrinsecamente cattiva "ogni azione che, o in previsione dell'atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione" [Cf ibid., 16].

GS51. Accordo dell'amore coniugale col rispetto della vita

Infatti Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima missione di proteggere la vita: missione che deve essere adempiuta in modo degno dell'uomo. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; l'aborto e l'infanticidio sono delitti abominevoli.

(Lo sono anche quelli compiuti con pillole ed altri anticoncezionali abortivi n.d.r.).

I figli della Chiesa, fondati su questi principi, nel regolare la procreazione, non potranno seguire strade che sono condannate dal magistero nella spiegazione della legge divina. Del resto, tutti sappiamo che la vita dell'uomo e il compito di trasmetterla non sono limitati agli orizzonti di questo mondo e non vi trovano né la loro piena dimensione, né il loro pieno senso, ma riguardano il destino eterno degli uomini.


L' adulterio.

Conc.Vat.II-GS48

Questa parola designa l'infedeltà coniugale. Quando due partner, di cui almeno uno è sposato, intrecciano tra loro una relazione sessuale, anche episodica, commettono un adulterio. (Le cosiddette scappatelle sono adulteri). Cristo condanna l'adulterio anche se consumato con il semplice desiderio [Cf Mt 5,27-28 ] (Il guardonismo è adulterio).

Il sesto comandamento e il il Nuovo Testamento proibiscono l'adulterio in modo assoluto [Cf Mt 5,32; Mt 19,6; Mc 10,11; 1Cor 6,9-10 ]. I profeti ne denunciano la gravità. Nell'adulterio essi vedono simboleggiato il peccato di idolatria [Cf Os 2,7; Ger 5,7; Ger 13,27 ].

L'adulterio è un'ingiustizia. Chi lo commette vien meno agli impegni assunti. Ferisce quel segno dell'Alleanza che è il vincolo matrimoniale, lede il diritto dell'altro coniuge e attenta all'istituto del matrimonio, violando il contratto che lo fonda. Compromette il bene della generazione umana e dei figli, i quali hanno bisogno dell'unione stabile dei genitori.

Conc.Vat.II-GS48 Indissolubilità del matrimonio e divorzio

... è Dio stesso l'autore del matrimonio, dotato di molteplici valori e fini: tutto ciò è di somma importanza per la continuità del genere umano, il progresso personale e la sorte eterna di ciascuno dei membri della famiglia, per la dignità, la stabilità, la pace e la prosperità della stessa famiglia e di tutta la società umana.

Per la sua stessa natura l'istituto del matrimonio e l'amore coniugale sono ordinati alla procreazione e alla educazione della prole e in queste trovano il loro coronamento. E così l'uomo e la donna, che per l'alleanza coniugale " non sono più due, ma una sola carne " (Mt 19,6), prestandosi un mutuo aiuto e servizio con l'intima unione delle persone e delle attività, esperimentano il senso della propria unità e sempre più pienamente la conseguono.

Questa intima unione, in quanto mutua donazione di due persone, come pure il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano l'indissolubile unità.

GS49- Quest'amore, ratificato da un impegno mutuo e soprattutto consacrato da un sacramento di Cristo, resta indissolubilmente fedele nella prospera e cattiva sorte, sul piano del corpo e dello spirito; di conseguenza esclude ogni adulterio e ogni divorzio

La coppia coniugale forma una "intima comunità di vita e di amore. . . fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie". "E' stabilita dal patto coniugale, vale a dire dall'irrevocabile consenso personale" [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 48].

Gli sposi si donano definitivamente e totalmente l'uno all'altro. Non sono più due, ma ormai formano una carne sola. L'alleanza stipulata liberamente dai coniugi impone loro l'obbligo di conservarne l'unità e l'indissolubilità [Cf Codice di Diritto Canonico, 1056]. "L'uomo non separi ciò che Dio ha congiunto" ( Mc 10,9 ) [Cf Mt 19,1-12; 2364 1Cor 7,10-11 ].

CUCC

2382 Il Signore Gesù ha insistito sull'intenzione originaria del Creatore, che voleva un matrimonio indissolubile [Cf Mt 5,31-32; Mt 19,3-9; Mc 10,9; Lc 16,18; 1Cor 7,10-11 ]. Abolisce le tolleranze che erano state a poco a poco introdotte nella Legge antica [Cf Mt 19,7-9 ]. Tra i battezzati "il matrimonio rato e consumato non può essere sciolto da nessuna potestà umana e per nessuna causa, eccetto la morte" [Codice di Diritto Canonico, 1141].

Il divorzio è una grave offesa alla legge naturale. Esso pretende di sciogliere il patto liberamente stipulato dagli sposi, di vivere l'uno con l'altro fino alla morte. Il divorzio offende l'Alleanza della salvezza, di cui il matrimonio sacramentale è segno. Il fatto di contrarre un nuovo vincolo nuziale, anche se riconosciuto dalla legge civile, accresce la gravità della rottura: il coniuge risposato si trova in tal caso in una condizione di adulterio pubblico e permanente.

Se il marito, dopo essersi separato dalla propria moglie, si unisce ad un'altra donna, è lui stesso adultero, perché fa commettere un adulterio a tale donna; e la donna che abita con lui è adultera, perché ha attirato a sé il marito di un'altra [San Basilio di Cesarea, Moralia, regola 73: PG 31, 849D-853B].

Il carattere immorale del divorzio deriva anche dal disordine che esso introduce nella cellula familiare e nella società.

Tale disordine genera gravi danni: per il coniuge, che si trova abbandonato; per i figli, traumatizzati dalla separazione dei genitori, e sovente contesi tra questi; per il suo effetto contagioso, che lo rende una vera piaga sociale.

Può avvenire che uno dei coniugi sia vittima innocente del divorzio pronunciato dalla legge civile; questi allora non contravviene alla norma morale. C'è infatti una differenza notevole tra il coniuge che si è sinceramente sforzato di rimanere fedele al sacramento del Matrimonio e si vede ingiustamente abbandonato, e colui che, per sua grave colpa, distrugge un matrimonio canonicamente valido [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 84].

Se il divorzio civile rimane l'unico modo possibile di assicurare certi diritti legittimi, quali la cura dei figli o la tutela del patrimonio, può essere tollerato, senza che costituisca una colpa morale.

Codice di diritto canonico  La separazione

[Cf Codice di Diritto Canonico, 1151-1155].
La separazione degli sposi con la permanenza del vincolo matrimoniale può essere legittima in certi casi contemplati dal Diritto canonico (la legge interna della Chiesa)

1151-I coniugi hanno il dovere e il diritto di osservare la convivenza coniugale, eccetto che ne siano scusati da causa legittima. Separazione in caso di adulterio

1152 § 1. Per quanto si raccomandi vivamente che ciascuno coniuge, mosso da carità cristiana e premuroso per il bene della famiglia, non rifiuti il perdono alla comparte adultera e non interrompa la vita coniugale, tuttavia se non le ha condonato la colpa espressamente o tacitamente, ha il diritto di sciogliere la convivenza coniugale, a meno che non abbia acconsentito all`adulterio, o non ne abbia dato il motivo, o non abbia egli pure commesso adulterio.

1152
§ 2.
Si ha condono tacito se il coniuge innocente, dopo aver saputo dell`adulterio, si sia spontaneamente intrattenuto con l`altro coniuge con affetto maritale; è presunto, invece, se conservò per sei mesi la convivenza coniugale, senza interporre ricorso presso l`autorità ecclesiastica o civile.
§ 3. Se il coniuge innocente avesse sciolto di propria iniziativa la convivenza coniugale, deferisca entro sei mesi la causa di separazione alla competente autorità ecclesiastica; e questa, esaminate tutte le circostanze, valuti se non sia possibile indurre il coniuge innocente a condonare la colpa e a non protrarre in perpetuo la separazione.

Separazione in altri casi

1153§ 1. Se uno dei coniugi compromettere gravemente il bene sia spirituale sia corporale dell`altro o della prole, oppure rende altrimenti troppo dura la vita comune, dà all`altro una causa legittima per separarsi, per decreto dell`Ordinario del luogo(=il Vescovo) e anche per decisione propria, se vi è pericolo nell`attesa.
1153 § 2. In tutti i casi, cessata la causa della separazione, si deve ricostituire la convivenza coniugale, a meno che non sia stabilito diversamente dall`autorità ecclesiastica.
1154-Effettuata la separazione dei coniugi, si deve sempre provvedere opportunamente al debito sostentamento e educazione dei figli.
1155-Il coniuge innocente, con atto degno di lode, può ammettere nuovamente l`altro coniuge alla vita coniugale: nel qual caso rinuncia al diritto di separazione.

Codice di Diritto Canonico - Matrimonio Nullo

(La Chiesa non puo' annullare matrimoni ma semplicemente accertarne l'eventuale nullità di fatto)

1141-Il matrimonio non consumato fra battezzati o tra una parte battezzata e una non battezzata, per una giusta causa può essere sciolto dal Romano Pontefice, su richiesta di entrambe le parti o di una delle due, anche se l`altra fosse contraria.
§ 1. Il matrimonio celebrato tra due non battezzati, per il privilegio paolino (=nel caso di matrimonio con non cristiani) si scioglie in favore della fede della parte che ha ricevuto il battesimo, per lo stesso fatto che questa contrae un nuovo matrimonio, purché si separi la parte non battezzata.
§ 2. Si ritiene che la parte non battezzata si separa se non vuol coabitare con la parte battezzata o non vuol coabitare pacificamente senza offesa al Creatore, eccetto che sia stata questa a darle, dopo il battesimo, una giusta causa per separarsi.
§ 1. Perché la parte battezzata possa contrarre validamente un nuovo matrimonio, si deve sempre interpellare la parte non battezzata: 1° se voglia essa pure ricevere il battesimo; 2° se almeno voglia coabitare con la parte battezzata pacificamente, senza offesa al Creatore.
§ 2. Detta interpellazione deve essere fatta dopo il battesimo; tuttavia l`Ordinario del luogo può, per una grave causa, permettere che l`interpellazione sia fatta prima del battesimo; anzi può anche dispensare da essa, sia prima sia dopo il battesimo, purché da un procedimento almeno sommario ed extragiudiziale risulti che non è possibile o che sarebbe inutile farla.
§ 1. Di regola l`interpellazione va fatta per autorità dell`Ordinario del luogo della parte convertita, e al medesimo Ordinario spetta pure concedere all`altro coniuge, se mai lo richiede, un intervallo di tempo per rispondere, ammonendolo tuttavia che, trascorso inutilmente l`intervallo, il suo silenzio verrà ritenuto come una risposta negativa.
§ 2. E` valida anche l`interpellazione fatta privatamente dalla stessa parte convertita, che anzi è lecita se non è possibile osservare la forma sopra stabilita.
§ 3. In entrambi i casi, l`interpellazione compiuta e il suo esito devono constare legittimamente nel foro esterno. La parte battezzata ha diritto a contrarre nuove nozze con una parte cattolica: 1° se l`altra parte rispose negativamente all`interpellazione, o se questa fu legittimamente omessa; 2° se la parte non battezzata, già interpellata o no, prima perseverante nella pacifica coabitazione senza offesa al Creatore, in seguito si sia separata senza una giusta causa, ferme restando le disposizioni dei cann.
1144 e 1145.

Tuttavia l`Ordinario del luogo, per una grave causa, può concedere alla parte battezzata che usufruisce del privilegio paolino, di contrarre matrimonio con una parte non cattolica, sia battezzata sia non battezzata, ottemperando anche alle disposizioni dei canoni sui matrimoni misti.

§ 1. Il non battezzato che abbia contemporaneamente più mogli non battezzate, ricevuto il battesimo nella Chiesa cattolica, se per lui è gravoso rimanere con la prima di esse, può ritenere una qualsiasi licenziando le altre. Lo stesso vale per la maglie non battezzata che abbia contemporaneamente più mariti non battezzati.
§ 2. Nei casi di cui al § 1, il matrimonio, dopo aver ricevuto il battesimo, deve essere contratto secondo la forma canonica, osservando anche, se necessario, le norme sui matrimoni misti e le altre disposizioni del diritto.
§ 3. L`Ordinario del luogo, considerata la condizione morale, sociale ed economica dei luoghi e delle persone, curi che sia provveduto sufficientemente alle necessità della prima moglie e delle altre licenziate, secondo le norme della giustizia, della carità cristiana e dell`equità naturale.

Il non battezzato che, ricevuto il battesimo nella Chiesa cattolica, non può ristabilire la coabitazione con il coniuge non battezzato a causa della prigionia o della persecuzione, può contrarre un altro matrimonio, anche se nel frattempo l`altra parte avesse ricevuto il battesimo, fermo restando il disposto del can. 1141. Nel dubbio, il privilegio della fede gode del favore del diritto.

PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA
VADEMECUM PER I CONFESSORI SU ALCUNI TEMI DI MORALE ATTINENTI ALLA VITA CONIUGALE


PRESENTAZIONE

Cristo continua, per mezzo della sua Chiesa, la missione che egli ha ricevuto dal Padre. Egli manda i dodici ad annunziare il Regno e a chiamare alla penitenza e alla conversione, alla metanoia (cfr. Mc6, 12).

Gesù risorto trasmette loro il suo stesso potere di riconciliazione: « Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi » (Gv 20, 22-23). Per mezzo dell'effusione dello Spirito da Lui operata, la Chiesa continua la predicazione del Vangelo, invitando alla conversione ed amministrando il sacramento della remissione dei peccati, mediante il quale il peccatore pentito ottiene la riconciliazione con Dio e con la Chiesa e vede aprirsi davanti a sé la via della salvezza.

Il presente Vademecum trae la sua origine dalla particolare sensibilità pastorale del Santo Padre, il Quale ha affidato al Pontificio Consiglio per la Famiglia il compito di preparare questo sussidio per venire in aiuto ai Confessori.

Con l'esperienza maturata sia come sacerdote che come Vescovo, egli ha potuto constatare l'importanza di orientamenti sicuri e chiari a cui i ministri del sacramento dellariconciliazione possano fare riferimento nel dialogo con le anime.

L'abbondante dottrina del Magistero della Chiesa sui temi del matrimonio e della famiglia, in modo speciale a partire dal Concilio Vaticano II, ha reso soprattutto opportuna una buona sintesi relativa ad alcuni temi di morale attinenti alla vita coniugale.

Se, a livello dottrinale, la Chiesa ha una salda consapevolezza delle esigenze riguardanti il sacramento della Penitenza, non si può negare che sia venuto a formarsi un certo vuoto nel tradurre in prassi pastorale questi insegnamenti.

Il dato dottrinale è, dunque, il fondamento che dà sostegno a questo « Vademecum », e non è nostro compito ripeterlo, anche se, in diversi passi, viene evocato. Conosciamo bene tutta la ricchezza che hanno offerto alla Comunità cristiana l'Enciclica Humanae Vitae, illuminata poi dall'Enciclica Veritatis Splendor, e le Esortazioni apostoliche Familiaris Consortio e Reconciliatio et Paenitentia. Sappiamo anche come il Catechismo della Chiesa Cattolica abbia fornito un efficace e sintetico riassunto della dottrina su questi argomenti.

« Suscitare nel cuore dell'uomo la conversione e la penitenza e offrirgli il dono della riconciliazione è la connaturale missione della Chiesa, (...) una missione che non si esaurisce in alcune affermazioni teoriche e nella proposta di un ideale etico non accompagnata da energie operative, ma tende ad esprimersi in precise funzioni ministeriali in ordine ad una pratica concreta della penitenza e della riconciliazione » (Esort. ap.Reconciliatio et Paenitentia, 23).

Siamo lieti di porre nelle mani dei sacerdoti questo documento, che è stato preparato per venerato incarico del Santo Padre e con la competente collaborazione di professori di teologia e di alcuni pastori.

Ringraziamo tutti coloro che hanno offerto il loro contributo, mediante il quale hanno reso possibile la realizzazione del documento. La nostra gratitudine acquista dimensioni molto speciali nei riguardi della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Penitenzieria Apostolica.

INTRODUZIONE

1. Scopo del documento

La famiglia, che il Concilio Ecumenico Vaticano II ha definito come il santuario domestico della Chiesa, e quale « prima e vitale cellula della società »,1 costituisce un oggetto privilegiato dell'attenzione pastorale della Chiesa. « In un momento storico nel quale la famiglia è oggetto di numerose forze che cercano di distruggerla o comunque di deformarla, la Chiesa, consapevole che il bene della società e di se stessa è profondamente legato al bene della famiglia, sente in modo più vivo e stringente la sua missione di proclamare a tutti il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia ».2

In questi ultimi anni, la Chiesa, attraverso la parola del Santo Padre e mediante una vasta mobilitazione spirituale di pastori e laici, ha moltiplicato la sua sollecitudine per aiutare tutto il popolo credente a considerare con gratitudine e pienezza di fede i doni che Dio dispensa all'uomo e alla donna uniti nel sacramento del matrimonio, perché possano compiere un autentico cammino di santità e offrire una vera testimonianza evangelica nelle situazioni concrete in cui si trovano a vivere.

Nel cammino verso la santità coniugale e familiare hanno un ruolo fondamentale i sacramenti dell'Eucaristia e della Penitenza. Il primo rafforza l'unione con Cristo, sorgente di grazia e di vita, e il secondo ricostruisce, qualora fosse andata distrutta, o accresce e perfeziona la comunione coniugale e familiare,3 minacciata e lacerata dal peccato.

Per aiutare i coniugi a conoscere il percorso della loro santità e compiere la loro missione, è fondamentale la formazione della loro coscienza e il compimento della volontà di Dio nell'ambito specifico della vita sponsale, e cioè nella loro vita di comunione coniugale e di servizio alla vita. La luce del Vangelo e la grazia del sacramento rappresentano il binomio indispensabile per l'elevazione e la pienezza dell'amore coniugale che ha la sua sorgente in Dio Creatore. Infatti « il Signore si è degnato di sanare, perfezionare ed elevare questo amore con uno speciale dono di grazia e carità ».4

In ordine all'accoglienza di queste esigenze dell'amore autentico e del piano di Dio nella vita quotidiana dei coniugi, il momento in cui essi chiedono e ricevono il sacramento della Riconciliazione rappresenta un evento salvifico della massima importanza, un'occasione di illuminante approfondimento di fede e un aiuto preciso per realizzare il piano di Dio nella propria vita.

« E il sacramento della Penitenza o Riconciliazione che appiana la strada ad ognuno, perfino quando è gravato di grandi colpe. In questo sacramento ogni uomo può sperimentare in modo singolare la misericordia, cioè quell'amore che è più potente del peccato ».5

Poiché l'amministrazione del sacramento della Riconciliazione è affidata al ministero dei sacerdoti, il presente documento è indirizzato specificamente ai confessori e ha lo scopo di offrire alcune disposizioni pratiche per la confessione e l'assoluzione dei fedeli in materia di castità coniugale. Più concretamente, con questo vademecum ad praxim confessariorum si intende pure offrire un punto di riferimento per i penitenti sposati affinché possano trarre sempre maggiore profitto dalla pratica del sacramento della Riconciliazione e vivere la loro vocazione a una paternitàmaternità responsabile in armonia con la legge divina autorevolmente insegnata dalla Chiesa. Servirà pure per aiutare coloro che si preparano al matrimonio.

Il problema della procreazione responsabile rappresenta un punto particolarmente delicato nell'insegnamento della morale cattolica in ambito coniugale, ma ancor più, nell'ambito dell'amministrazione del sacramento della Riconciliazione, nel quale la dottrina è posta a confronto con le situazioni concrete e con il cammino spirituale dei singoli fedeli.

Risulta infatti necessario richiamare dei punti fermi che consentano di affrontare in modo pastoralmente adeguato le nuove modalità della contraccezione e l'aggravarsi dell'intero fenomeno.6

Con il presente documento non si intende ripetere l'intero insegnamento dell'Enciclica Humanae Vitae, dell'Esortazione ApostolicaFamiliaris Consortio e di altri interventi del Magistero ordinario del Sommo Pontefice, ma soltanto offrire dei suggerimenti e orientamenti per il bene spirituale dei fedeli che si accostano al sacramento della Riconciliazione e per far superare le eventuali divergenze ed incertezze nella prassi dei confessori.

2. La castità coniugale nella dottrina della Chiesa

La tradizione cristiana ha sempre difeso, contro le numerose eresie sorte già agli inizi della Chiesa, la bontà dell'unione coniugale e della famiglia. Voluto da Dio con la stessa creazione, riportato da Cristo alla sua primitiva origine ed elevato alla dignità di sacramento, il matrimonio è una comunione intima di amore e di vita degli sposi intrinsecamente ordinata al bene dei figli che Dio vorrà loro affidare. Il vincolo naturale sia per il bene dei coniugi e dei figli che per il bene della stessa società non dipende più dall'arbitrio umano.7

La virtù della castità coniugale « comporta l'integrità della persona e l'integralità del dono »8 ed in essa la sessualità « diventa personale e veramente umana allorché è integrata nella relazione da persona a persona, nel dono reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell'uomo e della donna ».9 Questa virtù, in quanto si riferisce ai rapporti intimi degli sposi, richiede che mantengano « in un contesto di vero amore l'integro senso della mutua donazione e della procreazione umana ».10 Perciò, tra i principi morali fondamentali della vita coniugale, occorre ricordare la « connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l'uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell'atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo ».11

In questo secolo i Sommi Pontefici hanno emanato diversi documenti riproponendo le principali verità morali sulla castità coniugale. Tra di essi meritano speciale ricordo l'Enciclica Casti Connubii (1930) di Pio XI,12 numerosi discorsi di Pio XII,13 l'Enciclica Humanae Vitae (1968) di Paolo VI,14 l'Esortazione Apostolica Familiaris Consortio15 (1981), la Lettera alle Famiglie Gratissimam Sane16 (1994) e l'Enciclica Evangelium Vitae (1995) di Giovanni Paolo II. Con essi vanno sempre ricordati la Costituzione Pastorale Gaudium et Spes17 (1965) e il Catechismo della Chiesa Cattolica18 (1992).

Inoltre sono importanti, in conformità con questi insegnamenti, alcuni scritti di Conferenze Episcopali, come pure di pastori e di teologi che hanno sviluppato e approfondito la materia. E bene anche ricordare l'esempio dato da numerosi coniugi, il cui impegno nel vivere cristianamente l'amore umano è efficacissimo contributo per la nuova evangelizzazione delle famiglie.

3. I beni del matrimonio e il dono di sé

Mediante il sacramento del Matrimonio, gli sposi ricevono dal Cristo Redentore il dono della grazia che conferma ed eleva la comunione di amore fedele e fecondo. La santità cui sono chiamati è anzitutto grazia donata.

Le persone chiamate a vivere nel matrimonio realizzano la loro vocazione all'amore19 nella piena donazione di sé, che esprime adeguatamente il linguaggio del corpo.20 Dal mutuo dono degli sposi procede, come frutto proprio, il dono della vita ai figli, che sono segno e coronamento dell'amore sponsale.21

La contraccezione, opponendosi direttamente alla trasmissione della vita, tradisce e falsifica l'amore oblativo proprio dell'unione matrimoniale: altera « il valore di donazione "totale" »22 e contraddice il piano d'amore di Dio partecipato agli sposi.

VADEMECUM AD USO DEI CONFESSORI

Il presente vademecum è composto da un insieme di enunciati, che i confessori dovranno tener presente nell'amministrazione del sacramento della Riconciliazione, in modo da poter meglio aiutare i coniugi a vivere cristianamente la propria vocazione alla paternità o maternità, nelle loro circostanze personali e sociali.

1. La santità matrimoniale

1. Tutti i cristiani devono essere opportunamente informati sulla loro chiamata alla santità. L'invito alla sequela di Cristo è infatti rivolto a tutti e ogni fedele deve tendere alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità nel proprio stato.23

2. La carità è l'anima della santità. Per la sua intima natura la carità — dono che lo Spirito infonde nel cuore — assume ed eleva l'amore umano e lo rende capace del perfetto dono di sé. La carità rende più accettabile la rinuncia, più leggero il combattimento spirituale, più gioiosa l'offerta di se stessi.24

3. Non è possibile all'uomo con le sue sole forze realizzare la perfetta donazione di sé. Egli ne diventa capace in virtù della grazia dello Spirito Santo. In effetti è Cristo che rivela la verità originaria del matrimonio e, liberando l'uomo dalla durezza del cuore, lo rende capace di realizzarla interamente.25

4. Nel cammino verso la santità, il cristiano sperimenta sia l'umana debolezza, sia la benevolenza e la misericordia del Signore. Perciò la chiave di volta dell'esercizio delle virtù cristiane — e perciò anche della castità coniugale — poggia sulla fede che ci rende consapevoli della misericordia di Dio e sul pentimento che accoglie umilmente il perdono divino.26

5. Gli sposi attuano la piena donazione di sé nella vita matrimoniale e nella unione coniugale, che, per i cristiani, è vivificata dalla grazia del sacramento. La loro specifica unione e la trasmissione della vita sono impegni propri della loro santità matrimoniale.27

2. L'insegnamento della Chiesa sulla procreazione responsabile

1. Gli sposi siano confermati sull'inestimabile valore e preziosità della vita umana, e vengano aiutati affinché s'impegnino a fare della propria famiglia un santuario della vita:28 « nella paternità e maternità umane Dio stesso è presente in un modo diverso da come avviene in ogni altra generazione "sulla terra" ».29

2. I genitori considerino la loro missione come un onore e una responsabilità, poiché essi diventano cooperatori del Signore nella chiamata all'esistenza di una nuova persona umana, fatta ad immagine e somiglianza di Dio, redenta e destinata, in Cristo, a una Vita di felicità eterna.30 « Proprio in questo loro ruolo di collaboratori di Dio, che trasmette la sua immagine alla nuova creatura, sta la grandezza dei coniugi disposti "a cooperare con l'amore del Creatore e del Salvatore, che attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce la Sua famiglia" ».31

3. Da ciò derivano la gioia e la stima della paternità e della maternità che hanno i cristiani. Questa paternità-maternità è chiamata « responsabile » nei recenti documenti della Chiesa, per sottolineare la consapevolezza e generosità degli sposi circa la loro missione di trasmettere la vita, che ha in sé un valore di eternità, e per rievocare il loro ruolo di educatori. Certamente compete agli sposi — che peraltro chiederanno gli opportuni consigli — deliberare, in modo ponderato e con spirito di fede, sulla dimensione della loro famiglia e decidere il modo concreto di realizzarla nel rispetto dei criteri morali della vita coniugale.32

4. La Chiesa ha sempre insegnato l'intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale reso intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irriformabile. La contraccezione si oppone gravemente alla castità matrimoniale, è contraria al bene della trasmissione della vita (aspetto procreativo del matrimonio), e alla donazione reciproca dei coniugi (aspetto unitivo del matrimonio), ferisce il vero amore e nega il ruolo sovrano di Dio nella trasmissione della vita umana.33

5. Una specifica e più grave malizia morale è presente nell'uso di mezzi che hanno un effetto abortivo, impedendo l'impianto dell'embrione appena fecondato o anche causandone l'espulsione in una fase precoce della gravidanza.34

6. E invece profondamente differente da ogni pratica contraccettiva, sia dal punto di vista antropologico che morale, perché affonda le sue radici in una concezione diversa della persona e della sessualità, il comportamento dei coniugi che, sempre fondamentalmente aperti al dono della vita, vivono la loro intimità solo nei periodi infecondi, quando vi sono indotti da seri motivi di paternità e maternità responsabile.35

La testimonianza delle coppie che da anni vivono in armonia con il disegno del Creatore e lecitamente utilizzano, quando ve ne sia la ragione proporzionatamente seria, i metodi giustamente detti « naturali », conferma che gli sposi possono vivere integralmente, di comune accordo e con piena donazione le esigenze della castità e della vita coniugale.

3. Orientamenti pastorali dei confessori

1. Per quanto riguarda l'atteggiamento con i penitenti in materia di procreazione responsabile, il confessore dovrà tener conto di quattro aspetti:
a) l'esempio del Signore che « è capace di chinarsi su ogni figlio prodigo, su ogni miseria umana e, soprattutto, su ogni miseria morale, sul peccato »36 
b
) la prudente cautela nelle domande riguardanti questi peccati; 
c
) l'aiuto e l'incoraggiamento al penitente affinché raggiunga il sufficiente pentimento e accusi integralmente i peccati gravi; 
d) i consigli che, in modo graduale, spingano tutti sul cammino della santità.

2. Il ministro della Riconciliazione abbia sempre in mente che il sacramento è stato istituito per uomini e donne che sono peccatori. Egli accoglierà, dunque, i penitenti che accedono al confessionale presupponendo, salvo manifesta prova in contrario, la buona volontà — che nasce da un cuore pentito e umiliato (Salmo 50, 19), benché in gradi diversi — di riconciliarsi con il Dio misericordioso.37

3. Quando si avvicina al sacramento un penitente occasionale, che si confessa dopo lungo tempo e mostra una situazione generale grave, occorrerà, prima di fare domande dirette e concrete in tema di procreazione responsabile e in genere di castità, illuminarlo affinché comprenda questi doveri in una visione di fede.

Sarà per ciò stesso doveroso, se l'accusa dei peccati è stata troppo succinta o meccanica, aiutare a ricollocare la vita davanti a Dio e, con domande generali sulle diverse virtù eo obblighi, d'accordo con le condizioni personali dell'interessato,38 ricordare positivamente l'invito alla santità dell'amore e l'importanza dei doveri nell'ambito della procreazione ed educazione dei figli.

4. Quando è il penitente a porre domande o a chiedere — anche solo in modo implicito — chiarimenti su punti concreti, il confessore dovrà rispondere adeguatamente, ma sempre con prudenza e discrezione,39 senza approvare opinioni errate.

5. Il confessore è tenuto ad ammonire i penitenti circa le trasgressioni in sé gravi della legge di Dio e far sì che desiderino l'assoluzione e il perdono del Signore con il proposito di rivedere e correggere la loro condotta. Comunque la recidiva nei peccati di contraccezione non è in se stessa motivo per negare l'assoluzione; questa non si può impartire se mancano il sufficiente pentimento o il proposito di non ricadere in peccato.40

6. Il penitente che abitualmente si confessa con lo stesso sacerdote cerca spesso qualcosa di più della sola assoluzione. Occorre che il confessore sappia fare opera di orientamento che sarà certamente più agevole, ove esista un rapporto di direzione spirituale vera e propria — anche se non si usi tale espressione — per aiutarlo a migliorare in tutte le virtù cristiane e, conseguentemente, nella santificazione della vita matrimoniale.41

7. Il sacramento della Riconciliazione richiede, da parte del penitente, il dolore sincero, l'accusa formalmente integra dei peccati mortali e il proposito, con l'aiuto di Dio, di non ricadere mai più. In linea di massima non è necessario che il confessore indaghi sui peccati commessi a causa dell'ignoranza invincibile della loro malizia, o di un errore di giudizio non colpevole. Per quanto tali peccati non siano imputabili, tuttavia non cessano di essere un male e un disordine.

Ciò vale anche per la malizia obiettiva della contraccezione: questa introduce nella vita coniugale degli sposi un'abitudine cattiva. E quindi necessario adoperarsi, nel modo più opportuno, per liberare la coscienza morale da quegli errori42 che sono in contraddizione con la natura del dono totale della vita coniugale.

Pur tenendo presente che la formazione delle coscienze va fatta soprattutto nella catechesi sia generale che specifica degli sposi, è sempre necessario aiutare i coniugi, anche nel momento del sacramento della Riconciliazione, ad esaminarsi sui doveri specifici della vita coniugale. Qualora il confessore ritenga doveroso interrogare il penitente, lo faccia con discrezione e rispetto.

8. Certamente è da ritenere sempre valido il principio, anche in merito alla castità coniugale, secondo il quale è preferibile lasciare i penitenti in buona fede in caso di errore dovuto ad ignoranza soggettivamente invincibile, quando si preveda che il penitente, pur orientato a vivere nell'ambito della vita di fede, non modificherebbe la propria condotta, anzi passerebbe a peccare formalmente; tuttavia, anche in questi casi, il confessore deve tendere ad avvicinare sempre più tali penitenti, attraverso la preghiera, il richiamo e l'esortazione alla formazione della coscienza e l'insegnamento della Chiesa, ad accogliere nella propria vita il piano di Dio, anche in quelle esigenze.

9. La « legge della gradualità » pastorale, che non si può confondere con « la gradualità della legge », che pretende di diminuire le sue esigenze, consiste nel chiedere una decisiva rottura col peccato e unprogressivo cammino verso la totale unione con la volontà di Dio e con le sue amabili esigenze.43

10. Risulta per contro inaccettabile il pretestuoso tentativo di fare della propria debolezza il criterio della verità morale. Sin dal primo annunzio della parola di Gesù, il cristiano si accorge che c'è una « sproporzione » tra la legge morale, naturale ed evangelica, e la capacità dell'uomo. Ugualmente comprende che riconoscere la propria debolezza è la via necessaria e sicura per aprire le porte della misericordia di Dio.44

11. A chi, dopo aver peccato gravemente contro la castità coniugale, è pentito e, nonostante le ricadute, mostra di voler lottare per astenersi da nuovi peccati, non sia negata l'assoluzione sacramentale. Il confessore eviterà di dimostrare sfiducia nei confronti sia della grazia di Dio, sia delle disposizioni del penitente, esigendo garanzie assolute, che umanamente sono impossibili, di una futura condotta irreprensibile,45 e cioè secondo la dottrina approvata e la prassi seguita dai Santi Dottori e confessori circa i penitenti abituali.

12. Quando esiste la disponibilità nel penitente ad accogliere l'insegnamento morale, specialmente nel caso di chi abitualmente frequenta il sacramento e dimostra fiducia nei confronti del suo aiuto spirituale, è bene infondere fiducia nella Provvidenza e prestare sostegno affinché il penitente si esamini onestamente al cospetto di Dio. A tal fine converrà verificare la solidità dei motivi che si hanno per limitare la paternità o maternità, e la liceità dei metodi scelti per distanziare o evitare un nuovo concepimento.

13. Speciale difficoltà presentano i casi di cooperazione al peccato del coniuge che volontariamente rende infecondo l'atto unitivo. In primo luogo, occorre distinguere la cooperazione propriamente detta dalla violenza o dalla ingiusta imposizione da parte di uno dei coniugi, alla quale l'altro di fatto non si può opporre.46 Tale cooperazione può essere lecita quando si danno congiuntamente queste tre condizioni:

  1. l'azione del coniuge cooperante non sia già in se stessa illecita;47
  2. esistano motivi proporzionalmente gravi per cooperare al peccato del coniuge;
  3. si cerchi di aiutare il coniuge (pazientemente, con la preghiera, con la carità, con il dialogo: non necessariamente in quel momento, né in ogni occasione) a desistere da tale condotta.

14. Inoltre, si dovrà valutare accuratamente la cooperazione al male quando si ricorre all'uso dei mezzi che possono avere effetti abortivi.48

15. Gli sposi cristiani sono testimoni dell'amore di Dio nel mondo. Devono pertanto essere convinti, con l'aiuto della fede e persino contro la sperimentata debolezza umana, che è possibile con la grazia divina osservare la volontà del Signore nella vita coniugale. E indispensabile il frequente e perseverante ricorso alla preghiera, all'Eucaristia e alla Riconciliazione, per ottenere la padronanza di sé.49

16. Ai sacerdoti si chiede che, nella catechesi e nella guida degli sposi al matrimonio, abbiano uniformità di criteri sia nell'insegnamento sia nell'ambito del sacramento della Riconciliazione, nella completa fedeltà al magistero della Chiesa, sulla malizia dell'atto contraccettivo.

I Vescovi vigilino con particolare cura al riguardo: non raramente i fedeli sono scandalizzati da questa mancanza di unità sia nella catechesi sia nel sacramento della Riconciliazione.50

17. Questa pastorale della confessione sarà più efficace se unita ad un'incessante e capillare catechesi sulla vocazione cristiana all'amore coniugale e sulle sue dimensioni di gioia e di esigenza, di grazia e di impegno personale,51 e se si istituiranno consultori e centri ai quali il confessore potrà agevolmente inviare il penitente per avere adeguate conoscenze circa i metodi naturali.

18. Al fine di rendere applicabili in concreto le direttive morali in tema di procreazione responsabile è necessario che l'opera preziosa dei confessori sia completata dalla catechesi. In questo impegno rientra a pieno titolo un'accurata illuminazione sulla gravità del peccato circa l'aborto.52

19. Per quanto riguarda l'assoluzione dal peccato di aborto sussiste sempre l'obbligo di tenere conto delle norme canoniche. Se il pentimento è sincero ed è difficile rinviare alla competente autorità, cui fosse riservata l'assoluzione della censura, ogni confessore può assolvere a tenore del can. 1357 e suggerire l'adeguata opera penitenziale e indicare la necessità del ricorso, eventualmente offrendosi per redigerlo e inoltrarlo.53

CONCLUSIONE

La Chiesa considera come uno dei suoi principali doveri, specialmente nell'età contemporanea, quello di proclamare e di introdurre nella vita il mistero della misericordia, rivelatosi in sommo grado nella persona di Gesù Cristo.54

Il luogo per eccellenza di tale proclamazione e compimento della misericordia, è la celebrazione del sacramento della Riconciliazione.

Proprio questo primo anno del triennio di preparazione al Terzo Millennio dedicato a Cristo Gesù, unico salvatore del mondo, ieri, oggi e sempre (cfr. Ebr 13, 8), può offrire una grande opportunità per un lavoro di aggiornamento pastorale e di approfondimento catechetico nelle diocesi e concretamente nei santuari, dove si accolgono tanti pellegrini e dove si amministra il Sacramento del perdono con abbondante disponibilità di confessori.

I sacerdoti siano sempre completamente disponibili a questo ministero da cui dipende la beatitudine eterna degli sposi, e anche, in tanta parte, la serenità e la felicità della vita presente: siano per essi veramente testimoni viventi della misericordia del Padre!

Città del Vaticano, 12 febbraio 1997.

Alfonso Card. López Trujillo
Presidente del Pontificio Consiglio
per la Famiglia

+ Francisco Gil Hellín
Segretario


NOTE

(1) Conc. Ecum. Vaticano II, Decreto sull'apostolato dei laici Apostolicam Actuositatem, 18 novembre 1965, n. 11.

(2) Giovanni Paolo II, Esort. Apost. Familiaris Consortio, 22 novembre 1981, n. 3.

(3) Cfr. Giovanni Paolo II, Esort. Apost. Familiaris Consortio, 22 novembre 1981, n. 58.

(4) Conc. Ecum. Vaticano II, Cost. Past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, 7 dicembre 1965, n. 49.

(5) Giovanni Paolo II, Enc. Dives in Misericordia, 30 novembre 1980, n. 13.

(6) Si tenga conto dell'effetto abortivo dei nuovi preparati farmacologici. (Cfr. Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium Vitae, 25 marzo 1995, n. 13).

(7) 2 Cfr. Conc. Ecum. Vaticano II, Cost. Past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, 7 dicembre 1965, n. 48.

(8) 4 Catechismo della Chiesa Cattolica, 11 ottobre 1992, n. 2337.

(9) 2 Ibid.

(10) Conc. Ecum. Vaticano II, Cost. Past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, 7 dicembre 1965, n. 51.

(11) Paolo VI, Enc. Humanae Vitae, 25 luglio 1968, n. 12.

(12) Pio XI, Enc. Casti Connubii, 31 dicembre 1930.

(13) Pio XII, Discorso al Congresso dell'Unione cattolica italiana ostetriche, 2 ottobre 1951; Discorso al Fronte della famiglia e alle Associazioni delle famiglie numerose, 27 novembre 1951.

(14) Paolo VI, Enc. Humanae Vitae, 25 luglio 1968.

(15) 3 Giovanni Paolo II, Esort. Apost. Familiaris Consortio, 22 novembre 1981.

(16) 3 Giovanni Paolo II, Lettera alle Famiglie Gratissimam Sane, 2 febbraio 1994.

(17) 3 Conc. Ecum. Vaticano II, Cost. Past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, 7 dicembre 1965.

(18) 3 Catechismo della Chiesa Cattolica, 11 ottobre 1992.

(19) 3 Cfr. Conc. Ecum. Vaticano II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, 7 dicembre 1965, n. 24.

(20) Cfr. Giovanni Paolo II, Esort. Apost. Familiaris Consortio, 22 novembre 1981, n. 32.

(21) Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2378; cfr. Giovanni Paolo II, Lettera alle FamiglieGratissimam Sane, 2 febbraio 1994, n. 11.

(22) 3 Giovanni Paolo II, Esort. Apost. Familiaris Consortio, 22 novembre 1981, n. 32.

(23) « Nei vari generi di vita e nelle varie professioni un'unica santità è praticata da tutti coloro che sono mossi dallo Spirito di Dio e, obbedienti alla voce del Padre e adorando in spirito e verità Dio Padre, seguono Cristo povero, umile e carico della croce, per meritare di essere partecipi della sua gloria. Ognuno secondo i propri doni e le proprie funzioni deve senza indugi avanzare per la via della fede viva, la quale accende la speranza e opera per mezzo della carità » (Conc. Ecum. Vaticano II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen Gentium, 21 novembre 1964, n. 41).

(24) « La carità è l'anima della santità alla quale tutti sono chiamati» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 826). « L'amore fa sì che l'uomo si realizzi attraverso il dono sincero di sé: amare significa dare e ricevere quanto non si può né comperare né vendere, ma solo liberamente e reciprocamente elargire » (Giovanni Paolo II, Lettera alle Famiglie Gratissimam Sane, 2 febbraio 1994, n. 11).

(25) Cfr. Giovanni Paolo II, Esort. Apost. Familiaris Consortio, 22 novembre 1981, n. 13.

« L'osservanza della legge di Dio, in determinate situazioni, può essere difficile, difficilissima: non è mai però impossibile. E questo un insegnamento costante della tradizione della Chiesa » (Giovanni Paolo II, Enc. Veritatis Splendor, 6 agosto 1993, n. 102).

« Sarebbe un errore gravissimo concludere... che la norma insegnata dalla Chiesa è in se stessa solo un "ideale" che deve poi essere adattato, proporzionato, graduato alle, si dice, concrete possibilità dell'uomo; secondo un "bilanciamento dei vari beni in questione". Ma quali sono le "concrete possibilità dell'uomo?" E di quale uomo si parla? Dell'uomo dominato dalla concupiscenza o dell'uomo redento da Cristo? Poiché è di questo che si tratta: della realtà della redenzione di Cristo.Cristo ci ha redenti! Ciò significa: Egli ci ha donato la possibilità di realizzare l'intera verità del nostro essere; Egli ha liberato la nostra libertà dal dominio della concupiscenza. E se l'uomo redento ancora pecca, ciò non è dovuto all'imperfezione dell'atto redentore di Cristo, ma alla volontàdell'uomo di sottrarsi alla grazia che sgorga da quell'atto. Il comandamento di Dio è certamente proporzionato alle capacità dell'uomo: ma alle capacità dell'uomo a cui è donato lo Spirito Santo; dell'uomo che, se caduto nel peccato, può sempre ottenere il perdono e godere della presenza dello Spirito» (Giovanni Paolo II, Discorso ai partecipanti a un corso sulla procreazione responsabile, 1 marzo 1984).

(26) « Riconoscere il proprio peccato, anzi — andando ancora più a fondo nella considerazione della propria personalità — riconoscersi peccatore, capace di peccato e portato al peccato, è il principio indispensabile del ritorno a Dio (...). Riconciliarsi con Dio suppone e include il distaccarsi con lucidità e determinazione dal peccato, in cui si è caduti. Suppone e include, dunque, il fare penitenza nel senso più completo del termine: pentirsi, manifestare il pentimento, assumere l'atteggiamento concreto del pentito, che è quello di chi si mette sulla via del ritorno al Padre (...). Nella condizione concreta dell'uomo peccatore, in cui non può esservi conversione senza riconoscimento del proprio peccato, il ministero di riconciliazione della Chiesa interviene in ogni caso con una finalità schiettamente penitenziale, cioè per riportare l'uomo al "conoscimento di sé" » (Giovanni Paolo II, Esort. Apost. post-sinodale Reconciliatio et Paenitentia, 2 dicembre 1984, n. 13).

« Quando ci accorgiamo che l'amore che Dio ha per noi non si arresta di fronte al nostro peccato, non indietreggia dinanzi alle nostre offese, ma si fa ancora più premuroso e generoso; quando ci rendiamo conto che questo amore è giunto fino a causare la passione e la morte del Verbo fatto carne, il quale ha accettato di redimerci pagando col suo sangue, allora prorompiamo nel riconoscimento: "Sì, il Signore è ricco di misericordia", e diciamo perfino: "Il Signore è misericordia" » (ibid., n. 22).

(27) « La vocazione universale alla santità è rivolta anche ai coniugi e ai genitori cristiani: viene per essi specificata dal sacramento celebrato e tradotta concretamente nelle realtà proprie dell'esistenza coniugale e familiare. Nascono di qui la grazia e l'esigenza di una autentica e profonda spiritualità coniugale e familiare, che si ispiri ai motivi della creazione, dell'alleanza, della Croce, della risurrezione e del segno » (Giovanni Paolo II, Esort. Apost. Familiaris Consortio, 22 novembre 1981, n. 56).

« L'autentico amore coniugale è assunto nell'amore divino ed è sostenuto e arricchito dalla forza redentiva del Cristo e dalla azione salvifica della Chiesa, perché i coniugi, in maniera efficace, siano condotti a Dio e siano aiutati e rafforzati nella sublime missione di padre e madre. Per questo motivo i coniugi cristiani sono corroborati e come consacrati da uno speciale sacramento per i doveri e la dignità del loro stato. Ed essi, compiendo in forza di tale sacramento il loro dovere coniugale e familiare, penetrati dallo spirito di Cristo, per mezzo del quale tutta la loro vita è pervasa di fede, speranza e carità, tendono a raggiungere sempre più la propria perfezione e la mutua santificazione, e perciò insieme partecipano alla glorificazione di Dio » (Conc. Ecum. Vaticano II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, 7 dicembre 1965, n. 48).

(28) 3 « La Chiesa fermamente crede che la vita umana, anche se debole e sofferente, è sempre uno splendido dono del Dio della bontà. Contro il pessimismo e l'egoismo, che oscurano il mondo, la Chiesa sta dalla parte della vita: e in ciascuna vita umana sa scoprire lo splendore di quel "Sì", di quell'"Amen", che è Cristo stesso. Al "no" che invade ed affligge il mondo, contrappone questo vivente "Sì", difendendo in tal modo l'uomo e il mondo da quanti insidiano e mortificano la vita » (Giovanni Paolo II, Esort. Apost. Familiaris Consortio, 22 novembre 1981, n. 30).

« Occorre tornare a considerare la famiglia come il santuario della vita. Essa, infatti, è sacra: è il luogo in cui la vita, dono di Dio, può essere adeguatamente accolta e protetta contro i molteplici attacchi a cui è esposta, e può svilupparsi secondo le esigenze di un'autentica crescita umana. Contro la cosiddetta cultura della morte, la famiglia costituisce la sede della cultura della vita » (Giovanni Paolo II, Enc. Centesimus Annus, 1o maggio 1991, n. 39).

(29) Giovanni Paolo II, Lettera alle Famiglie Gratissimam Sane, 2 febbraio 1994, n. 9.

(30) « Lo stesso Dio che disse: "non è bene che l'uomo sia solo" (Gen 2, 18) e che "creò all'inizio l'uomo maschio e femmina" (Mt 19, 4), volendo comunicare all'uomo una certa speciale partecipazione nella sua opera creatrice, benedisse l'uomo e la donna, dicendo loro: "crescete e moltiplicatevi" (Gen 1, 28). Di conseguenza la vera pratica dell'amore coniugale e tutta la struttura della vita familiare che ne nasce, senza posporre agli altri fini del matrimonio, a questo tendono che i coniugi, con fortezza di animo, siano disposti a cooperare con l'amore del Creatore e del Salvatore, che attraverso di loro continuamente dilata e arricchisce la sua famiglia » (Conc. Ecum. Vaticano II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, 7 dicembre 1965, n. 50).

« La famiglia cristiana è una comunione di persone, segno e immagine della comunione del Padre e del Figlio nello Spirito Santo. La sua attività procreatrice ed educativa è il riflesso dell'opera creatrice del Padre » (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2205).

« Cooperare con Dio nel chiamare alla vita nuovi esseri umani significa contribuire alla trasmissione di quell'immagine e somiglianza divina di cui ogni "nato di donna" è portatore » (Giovanni Paolo II, Lettera alle Famiglie Gratissimam Sane, 2 febbraio 1994, n. 8).

(31) Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium Vitae, 25 marzo 1995, n. 43; cfr. Conc. Ecum. Vaticano II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, 7 dicembre 1965, n. 50.

(32) « Nel compito di trasmettere la vita umana e di educarla, che deve essere considerato come la loro propria missione, i coniugi sanno di essere cooperatori dell'amore di Dio creatore e come suoi interpreti. E perciò adempiranno il loro dovere con umana e cristiana responsabilità, e con docile riverenza verso Dio, con riflessione e impegno comune si formeranno un retto giudizio, tenendo conto sia del proprio bene personale che di quello dei figli, tanto di quelli nati che di quelli che si prevede nasceranno, valutando le condizioni di vita del proprio tempo e del proprio stato di vita, tanto nel loro aspetto materiale, che spirituale; e, infine, salvaguardando la scala dei valori del bene della comunità familiare, della società temporale e della Chiesa. Questo giudizio in ultima analisi lo devono formulare, davanti a Dio, gli sposi stessi. Però nella loro linea di condotta i coniugi cristiani siano consapevoli che non possono procedere a loro arbitrio, ma devono sempre essere retti da una coscienza che si deve conformare alla legge divina stessa, docili al Magistero della Chiesa, che in modo autentico quella legge interpreta alla luce del Vangelo.

Tale legge divina manifesta il significato pieno dell'amore coniugale, lo salvaguarda e lo sospinge verso la sua perfezione veramente umana » (Conc. Ecum. Vaticano II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, 7 dicembre 1965, n. 50).

« Perciò quando si tratta di comporre l'amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi, che hanno il loro fondamento nella natura stessa della persona umana e dei suoi atti che sono destinati a mantenere in un contesto di vero amore l'integro senso della mutua donazione e della procreazione umana; e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale. I figli della Chiesa, fondati su questi principi, nel regolare la procreazione non potranno seguire strade che sono condannate dal Magistero » (Conc. Ecum. Vaticano II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, 7 dicembre 1965, n. 51).

« In rapporto alle condizioni fisiche, economiche, psicologiche e sociali, la paternità responsabile si esercita, sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente o anche a tempo indeterminato, una nuova nascita.

Paternità responsabile comporta ancora e soprattutto un più profondo rapporto all'ordine morale oggettivo, stabilito da Dio, e di cui la retta coscienza è fedele interprete. L'esercizio responsabile della paternità implica dunque che i coniugi riconoscano pienamente i propri doveri verso Dio, verso se stessi, verso la famiglia e verso la società, in una giusta gerarchia dei valori.

Nel compito di trasmettere la vita, essi non sono quindi liberi di procedere a proprio arbitrio, come se potessero determinare in modo del tutto autonomo le vie oneste da seguire, ma devono conformare il loro agire all'intenzione creatrice di Dio, espressa nella stessa natura del matrimonio e dei suoi atti, e manifestata dall'insegnamento costante della Chiesa » (Paolo VI, Enc. Humanae Vitae, 25 luglio 1968, n. 10).

(33) L'Enciclica Humanae Vitae dichiara illecita « ogni azione che, o in previsione dell'atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di rendere impossibile la procreazione ». E aggiunge: « Né, a giustificazione degli atti coniugali resi intenzionalmente infecondi, si possono invocare, come valide ragioni, il minor male o il fatto che tali atti costituirebbero un tutto con gli atti fecondi che furono posti o poi seguiranno, e quindi ne condividerebbero l'unica ed identica bontà morale. In verità, se è lecito, talvolta, tollerare un minor male morale a fine di evitare un male maggiore o di promuovere un bene più grande, non è lecito, neppure per ragioni gravissime, fare il male, affinché ne venga il bene, cioè fare oggetto di un atto positivo di volontà ciò che è intrinsecamente disordine e quindi indegno della persona umana, anche se nell'intento di salvaguardare o promuovere beni individuali, familiari o sociali. È quindi errore pensare che un atto coniugale, reso volutamente infecondo, e perciò intrinsecamente non onesto, possa essere coonestato dall'insieme di una vita coniugale feconda » (Paolo VI, Enc. Humanae Vitae, 25 luglio 1968, n. 14).

« Quando i coniugi, mediante il ricorso alla contraccezione, scindono questi due significati che Dio Creatore ha inscritti nell'essere dell'uomo e della donna e nel dinamismo della loro comunione sessuale, si comportano come "arbitri" del disegno divino e "manipolano" e avviliscono la sessualità umana, e con essa la persona propria e del coniuge, alterandone il valore di donazione "totale". Così, al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone un linguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè del non donarsi all'altro in totalità: ne deriva, non soltanto il positivo rifiuto all'apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell'interiore verità dell'amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale » (Giovanni Paolo II, Esort. Apost.Familiaris Consortio, 22 novembre 1981, n. 32).

(34) « L'essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita » (Congregazione per la Dottrina della Fede, Istruzione sul rispetto della vita umana nascente e la dignità della procreazione Donum Vitae, 22 febbraio 1987, n. 1).

« La stretta connessione che, a livello di mentalità, intercorre tra la pratica della contraccezione e quella dell'aborto emerge sempre di più e lo dimostra in modo allarmante anche la messa a punto di preparati chimici, di dispositivi intrauterini e di vaccini che, distribuiti con la stessa facilità dei contraccettivi, agiscono in realtà come abortivi nei primissimi stadi di sviluppo della vita del nuovo essere umano » (Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium Vitae, 25 marzo 1995, n. 13).

(35) « Se dunque per distanziare le nascite esistono seri motivi, derivanti o dalle condizioni fisiche o psicologiche dei coniugi, o da circostanze esteriori, la Chiesa insegna essere allora lecito tener conto dei ritmi naturali immanenti alle funzioni generative per l'uso del matrimonio nei soli periodi infecondi e così regolare la natalità senza offendere i principi morali che abbiamo ora ricordati.

La Chiesa è coerente con se stessa quando ritiene lecito il ricorso ai periodi infecondi, mentre condanna come sempre illecito l'uso dei mezzi direttamente contrari alla fecondazione, anche se ispirato da ragioni che possano apparire oneste e serie. In realtà, tra i due casi esiste una differenza essenziale: nel primo caso i coniugi usufruiscono legittimamente di una disposizione naturale; nell'altro caso essi impediscono lo svolgimento dei processi naturali. È vero che nell'uno e nell'altro caso, i coniugi concordano nella volontà positiva di evitare la prole per ragioni plausibili, cercando la sicurezza che essa non verrà; ma è altresì vero che soltanto nel primo caso essi sanno rinunciare all'uso del matrimonio nei periodi fecondi quando, per giusti motivi, la procreazione non è desiderabile, usandone, poi, nei periodi agenesiaci a manifestazione di affetto ed a salvaguardia della mutua fedeltà. Così facendo essi danno prova di amore veramente ed integralmente onesto » (Paolo VI, Enc. Humanae Vitae, 25 luglio 1968, n. 16).

« Quando i coniugi, mediante il ricorso a periodi di infecondità, rispettano la connessione inscindibile dei significati unitivo e procreativo della sessualità umana, si comportano come "ministri" del disegno di Dio ed "usufruiscono" della sessualità secondo l'originario dinamismo della donazione "totale", senza manipolazioni ed alterazioni » (Giovanni Paolo II, Esort. Apost. Familiaris Consortio, 22 novembre 1981, n. 32).

« L'opera di educazione alla vita comporta la formazione dei coniugi alla procreazione responsabile. Questa, nel suo vero significato, esige che gli sposi siano docili alla chiamata del Signore e agiscano come fedeli interpreti del suo disegno: ciò avviene con l'aprire generosamente la famiglia a nuove vite, e comunque rimanendo in atteggiamento di apertura e di servizio alla vita anche quando, per seri motivi e nel rispetto della legge morale, i coniugi scelgono di evitare temporaneamente o a tempo indeterminato una nuova nascita. La legge morale li obbliga in ogni caso a governare le tendenze dell'istinto e delle passioni e a rispettare le leggi biologiche iscritte nella loro persona. Proprio tale rispetto rende legittimo, a servizio della responsabilità nel procreare, il ricorso ai metodi naturali di regolazione della fertilità » (Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium Vitae, 25 marzo 1995, n. 97).

(36) 3 Giovanni Paolo II, Enc. Dives in Misericordia, 30 novembre 1980, n. 6.

(37) « Come all'altare dove celebra l'Eucaristia e come in ciascuno dei Sacramenti, il Sacerdote, ministro della Penitenza, opera "in persona Christi". Il Cristo, che da lui è reso presente e che per suo mezzo attua il mistero della remissione dei peccati, è colui che appare come fratello dell'uomo, pontefice misericordioso, fedele e compassionevole, pastore deciso a cercare la pecora smarrita, medico che guarisce e conforta, maestro unico che insegna la verità e indica le vie di Dio, giudice dei vivi e dei morti, che giudica secondo la verità e non secondo le apparenze » (Giovanni Paolo II, Esort. Apost. post-sinodale Reconciliatio et Paenitentia, 2 dicembre 1984, n. 29).

« Celebrando il sacramento della Penitenza, il sacerdote compie il ministero del Buon Pastore che cerca la pecora perduta, quello del Buon Samaritano che medica le ferite, del Padre che attende il figlio prodigo e lo accoglie al suo ritorno, del giusto Giudice che non fa distinzione di persone e il cui giudizio è ad un tempo giusto e misericordioso. Insomma, il sacerdote è il segno e lo strumento dell'amore misericordioso di Dio verso il peccatore» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1465).

(38) Cfr. Congregazione del Sant'Uffizio, Normae quaedam de agendi ratione confessariorum circa sextum Decalogi praeceptum, 16 maggio 1943.

(39) « Il sacerdote nel porre le domande proceda con prudenza e discrezione, avendo riguardo anche della condizione e dell'età del penitente, e si astenga dall'indagare sul nome del complice» (Codice di Diritto Canonico, can. 979).

« La pedagogia concreta della Chiesa deve sempre essere connessa e non mai separata dalla sua dottrina. Ripeto, pertanto, con la medesima persuasione del mio Predecessore: "Non sminuire in nulla la salutare dottrina di Cristo è eminente forma di carità verso le anime" » (Giovanni Paolo II, Esort. Apost. Familiaris Consortio, 22 novembre 1981, n. 33).

(40) Cfr. Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum, 3187.

(41) « La confessione al sacerdote costituisce una parte essenziale del sacramento della Penitenza: "È necessario che i penitenti enumerino nella confessione tutti i peccati mortali, di cui hanno consapevolezza dopo un diligente esame di coscienza, anche se si tratta dei peccati più nascosti e commessi soltanto contro i due ultimi comandamenti del Decalogo, perché spesso feriscono più gravemente l'anima e si rivelano più pericolosi di quelli chiaramente commessi » (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1456).

(42) 3 « Se — al contrario — l'ignoranza è invincibile, o il giudizio erroneo è senza responsabilità da parte del soggetto morale, il male commesso dalla persona non può esserle imputato. Nondimeno resta un male, una privazione, un disordine. È quindi necessario adoperarsi per correggere la coscienza morale dai suoi errori » (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1793).

« Il male commesso a causa di una ignoranza invincibile, o di un errore di giudizio non colpevole, può non essere imputabile alla persona che lo compie; ma anche in tal caso esso non cessa di essere un male, un disordine in relazione alla verità sul bene » (Giovanni Paolo II, Enc. Veritatis Splendor, 8 agosto 1993, n. 63).

(43) « Anche i coniugi, nell'ambito della loro vita morale, sono chiamati ad un incessante cammino, sostenuti dal desiderio sincero e operoso di conoscere sempre meglio i valori che la legge divina custodisce e promuove, e dalla volontà retta e generosa di incarnarli nelle loro scelte concrete. Essi, tuttavia, non possono guardare alla legge solo come ad un puro ideale da raggiungere in futuro, ma debbono considerarla come un comando di Cristo Signore a superare con impegno le difficoltà. "Perciò la cosiddetta 'legge della gradualità', o cammino graduale, non può identificarsi con la 'gradualità della legge', come se ci fossero vari gradi e varie forme di precetto nella legge divina per uomini e situazioni diverse. Tutti i coniugi, secondo il disegno divino, sono chiamati alla santità nel matrimonio e questa alta vocazione si realizza in quanto la persona umana è in grado di rispondere al comando divino con animo sereno, confidando nella grazia divina e nella propria volontà". In questa stessa linea, rientra nella pedagogia della Chiesa che i coniugi anzitutto riconoscano chiaramente la dottrina della Humanae Vitae come normativa per l'esercizio della loro sessualità, e sinceramente si impegnino a porre le condizioni necessarie per osservare questa norma » (Giovanni Paolo II, Esort. Apost. Familiaris Consortio, 22 novembre 1981, n. 34).

(44) « In questo contesto si apre il giusto spazio alla misericordia di Dio per il peccato dell'uomo che si converte e alla comprensione per l'umana debolezza. Questa comprensione non significa mai compromettere e falsificare la misura del bene e del male per adattarla alle circostanze. Mentre è umano che l'uomo, avendo peccato, riconosca la sua debolezza e chieda misericordia per la propria colpa, è invece inaccettabile l'atteggiamento di chi fa della propria debolezza il criterio della verità sul bene, in modo da potersi sentire giustificato da solo, anche senza bisogno di ricorrere a Dio e alla sua misericordia. Un simile atteggiamento corrompe la moralità dell'intera società, perché insegna a dubitare dell'oggettività della legge morale in generale e a rifiutare l'assolutezza dei divieti morali circa determinati atti umani, e finisce con il confondere tutti i giudizi di valore » (Giovanni Paolo II, Enc.Veritatis Splendor, 8 agosto 1993, n. 104).

(45) « Se il confessore non ha dubbi sulle disposizioni del penitente e questi chieda l'assoluzione, essa non sia negata né differita » (Codice di Diritto Canonico, can. 980).

(46) « E ben sa altresì la Santa Chiesa, che non di rado uno dei coniugi patisce piuttosto il peccato, che esserne causa, quando, per ragione veramente grave, permette la perversione dell'ordine dovuto, alla quale pure non consente e di cui quindi non è colpevole, purché memore, anche in tal caso, delle leggi della carità, non trascuri di dissuadere il coniuge dal peccato e allontanarlo da esso » (Pio XI, Enc. Casti ConnubiiAAS 22 (1930), 561.

(47) 3 Cfr. Denzinger-Schönmetzer, Enchiridion Symbolorum, 2795, 3634.

(48) « Dal punto di vista morale, non è mai lecito cooperare formalmente al male. Tale cooperazione si verifica quando l'azione compiuta, o per la sua stessa natura o per la configurazione che essa viene assumendo in un concreto contesto, si qualifica come partecipazione diretta ad un atto contro la vita umana innocente o come condivisione dell'intenzione immorale dell'agente principale » (Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium Vitae, 25 marzo 1995, n. 74).

(49) « Questa disciplina, propria della purezza degli sposi, ben lungi dal nuocere all'amore coniugale, gli conferisce invece un più alto valore umano. Esige un continuo sforzo, ma grazie al suo benefico influsso i coniugi sviluppano integralmente la loro personalità arricchendosi di valori spirituali: essa apporta alla vita familiare frutti di serenità e di pace e agevola la soluzione di altri problemi; favorisce l'attenzione verso l'altro coniuge, aiuta gli sposi a bandire l'egoismo, nemico del vero amore, ed approfondisce il loro senso di responsabilità. I genitori acquistano con essa la capacità di un influsso più profondo ed efficace per l'educazione dei figli; la fanciullezza e la gioventù crescono nella giusta stima dei valori umani e nello sviluppo sereno ed armonico delle loro facoltà spirituali e sensibili » (Paolo VI, Enc. Humanae Vitae, 25 luglio 1968, n. 21).

(50) Per i sacerdoti, il « primo compito — specialmente per quelli che insegnano la teologia morale — è di esporre senza ambiguità l'insegnamento della Chiesa sul matrimonio. Siate i primi a dare, nell'esercizio del vostro ministero, l'esempio di un leale ossequio, interno ed esterno, al Magistero della Chiesa. Tale ossequio, ben lo sapete, obbliga non solo per le ragioni addotte, quanto piuttosto a motivo del lume dello Spirito Santo, del quale sono particolarmente dotati i Pastori della Chiesa per illustrare la verità.

Sapete anche che è di somma importanza, per la pace delle coscienze e per l'unità del popolo cristiano, che, nel campo della morale come in quello del dogma, tutti si attengano al Magistero della Chiesa e parlino uno stesso linguaggio. Perciò con tutto il Nostro animo vi rinnoviamo l'accorato appello del grande Apostolo Paolo: "Vi scongiuro, fratelli, per il nome di Nostro Signore Gesù Cristo, abbiate tutti uno stesso sentimento, non vi siano tra voi divisioni, ma siate tutti uniti nello stesso spirito e nello stesso pensiero" ».

« Non sminuire in nulla la salutare dottrina di Cristo è eminente forma di carità verso le anime. Ma ciò deve sempre accompagnarsi con la pazienza e la bontà di cui il Signore stesso ha dato l'esempio nel trattare con gli uomini. Venuto non per giudicare ma per salvare, Egli fu certo intransigente con il male, ma misericordioso verso le persone » (Paolo VI, Enc. Humanae Vitae, 25 luglio 1968, nn. 28-29).

(51) « Di fronte al problema di un'onesta regolazione della natalità, la comunità ecclesiale, nel tempo presente, deve assumersi il compito di suscitare convinzioni e di offrire aiuti concreti per quanti vogliono vivere la paternità e la maternità in modo veramente responsabile.

In questo campo, mentre si compiace dei risultati raggiunti dalle ricerche scientifiche per una conoscenza più precisa dei ritmi di fertilità femminile e stimola una più decisiva ed ampia estensione di tali studi, la Chiesa non può non sollecitare con rinnovato vigore la responsabilità di quanti — medici, esperti, consulenti coniugali, educatori, coppie — possono aiutare effettivamente i coniugi a vivere il loro amore nel rispetto della struttura e delle finalità dell'atto coniugale che lo esprime. Ciò significa un impegno più vasto, decisivo e sistematico per far conoscere, stimare e applicare i metodi naturali di regolazione della fertilità.

Una preziosa testimonianza può e deve essere data da quegli sposi che, mediante l'impegno comune della continenza periodica, sono giunti ad una più matura responsabilità personale di fronte all'amore ed alla vita. Come scriveva Paolo VI, "ad essi il Signore affida il compito di rendere visibile agli uomini la santità e la soavità della legge che unisce l'amore vicendevole degli sposi con la loro cooperazione all'amore di Dio autore della vita umana" » (Giovanni Paolo II, Esort. Apost.Familiaris Consortio, 22 novembre 1981, n. 35).

(52) « Fin dal primo secolo la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Questo insegnamento non è mutato. Rimane invariabile. L'aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale » (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2271; vedi Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull'aborto procurato, 18 novembre 1974).

« La gravità morale dell'aborto procurato appare in tutta la sua verità se si riconosce che si tratta di un omicidio e, in particolare, se si considerano le circostanze specifiche che lo qualificano. Chi viene soppresso è un essere umano che si affaccia alla vita, ossia quanto di più innocente in assoluto si possa immaginare » (Giovanni Paolo II, Enc. Evangelium Vitae, 25 marzo 1995, n. 58).

(53) Si tenga presente che « ipso iure » la facoltà di assolvere in foro interno in questa materia appartiene, come per tutte le censure non riservate alla Santa Sede e non dichiarate, a qualunque Vescovo, anche solo titolare, e al Penitenziere diocesano o collegiato (can. 508), nonché ai cappellani degli ospedali, delle carceri e degli itineranti (can. 566 § 2). Per la sola censura relativa all'aborto godono della facoltà di assolvere, per privilegio, i confessori appartenenti ad un Ordine mendicante o ad alcune Congregazioni religiose moderne.

(54) Cfr. Giovanni Paolo II, Enc. Dives in Misericordia, 30 novembre 1980, n. 14.

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