Corso di Religione



Le Nuove Ideologie.
Le ideologie di controllo della vita.
         


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Ideologie di controllo della vita umana. Le ragioni abitualmente invocate per «giustificare» le pratiche che mirano al controllo della vita umana sono da ricollegare alle due ideologie che piú hanno segnato il mondo contemporaneo, quella socialista e quella liberale.

Oggigiorno, però, queste due ideologie sono oggetto di una duplice reinterpretazione, che si articola attorno a due temi:
1- il «genere
»
2- il « nuovo paradigma ».

L'influenza socialista
Parecchi temi fondamentali delle correnti ostili alla vita sono presi a prestito dall’ ideologia socialista .

Tra questi troviamo l’idea di «umanità generica», mutuata da Feuerbach (1804-1872):

"...Solo il «genere umano» ha veramente importanza; il singolo non è altro che una manifestazione momentanea del genere umano, destinata alla morte."

La vita degli uomini, ivi compreso l’aspetto corporeo, dovrà pertanto essere utile all’umanità generica ed essere organizzata in funzione delle necessità della collettività: solo in essa, infatti, l’uomo «sopravvive» dopo la morte.

La società felice sarà caratterizzata da una pianificazione basata sulla conoscenza scientifica dei principi che governano la materia. Gli individui saranno gli ingranaggi, ora utili, ora nocivi, della macchina sociale; dovranno essere trattati di conseguenza.

Questa ideologia comporta anche un sensualismo moderato solamente dagli imperativi derivanti dalla trascendenza dell’umanità generica. Gli uomini avranno diritto al massimo piacere individuale, purché questo sia compatibile con le esigenze della specie.

Anche Marx (1818-1883) ha influenzato le correnti ostili alla vita con la sua teoria della lotta di classe. Tra i proletari e i capitalisti, i deboli e i forti, i poveri e i ricchi, la lotta, anche violenta, è inevitabile.

Alla tradizione marxista si ricollega anche la reinterpretazione dell’ internazionalismo . Le identità nazionali, le peculiarità regionali devono scomparire affinché possa nascere il comunismo.

L’influenza di Marx è evidente anche nella reinterpretazione del messianismo, in virtú del quale spetta a una minoranza cosiddetta illuminata spiegare ai comuni mortali quello che devono pensare, volere e fare. Questa minoranza illuminata è l’erede del dispotismo illuminato del XVIII secolo; ed è oramai presente nelle tecnocrazie internazionali che definiscono i programmi di cui si è parlato.

Si rifà invece a Lenin (1870-1924) l’idea di una burocrazia che, debitamente inquadrata da tecnocrati illuminati, crea una rete di organizzazioni internazionali a servizio della pianificazione della vita umana.

- Per Engels , l’oppressione della donna è la massima espressione della lotta di classe nella sua forma originaria.

All’epoca del comunismo tribale era predominante un sistema matriarcale secondo il quale i figli appartenevano al clan della madre ed ereditavano da quest’ultima.

Gli uomini, responsabili dell’aumento della produttività, accumularono beni di valore sempre crescente e fecero dei loro figli i loro eredi: nacque cosí il sistema patriarcale.

Le madri furono private dei loro diritti sui figli: è la prima forma di alienazione. La nuova condizione della donna, derivata da questa situazione, rappresenta il prototipo dell’opposizione di classe.

«La prima opposizione di classe che si manifesta nella storia coincide con lo sviluppo dell’antagonismo tra l’uomo e la donna nell’ambito del legame coniugale», scrive Engels.

La donna è la «prima serva dell’uomo», assicura la tradizione, il che si traduce in maternità ripetute, lavori domestici, emarginazione sociale. Il padre di famiglia vuole dare in eredità ai figli la sua proprietà privata.

Secondo Marx ed Engels, il comunismo porterà a un superamento di questa situazione: l’uomo e la donna saranno uguali nel senso che entrambi avranno lo stesso status di lavoratori all’interno della società di cui saranno una funzione.

Piú precisamente, la donna, liberata da tutte le «schiavitú» familiari, materne e domestiche potrà contribuire alla produzione industriale.


Se sarà necessario, gli impegni domestici e familiari che la donna portava a termine nella sfera privata della famiglia saranno innalzati al rango di «produzione» nella e per la società.

I figli, legittimi o naturali, beneficeranno dell’educazione data dalla società. Ne deriva, per la donna, un duplice «beneficio»: da un lato potrà fornire il suo contributo all’industria in qualità di lavoratrice, dall’altro potrà cambiare partner sessuali a suo piacimento, in quanto la società sarà pronta a farsi carico dell’eventuale prole nata da queste varie relazioni.

In sintesi, la prima divisione del lavoro è quella che si origina tra l’uomo e la donna a causa dei figli.

L’antagonismo tra i due è il primo antagonismo che appare nella storia; esso si manifesta nel matrimonio monogamico e nell’oppressione esercitata dall’uomo sulla donna. Il comunismo risolverà questa situazione
- permettendo alla donna di essere operaia,
- facendo scomparire il matrimonio monogamico,
- distruggendo la famiglia tradizionale,
- introducendo l’amore totalmente libero,
- enfatizzando l’uguaglianza tra l’uomo e la donna a tal punto da considerarli intercambiabili.


A partire dalla rivoluzione d’ottobre del 1917, in Unione Sovietica verranno adottati numerosi provvedimenti in questo senso: essi figureranno nel codice del 1926.

L’ideologia del genere, pur sottolineando il riferimento al liberalismo, conduce in realtà a questo progetto.

La famiglia deve scomparire, dal momento che essa non è luogo di complementarità bensí di opposizione.
Con essa scompariranno le relazioni di parentela, di maternità, di paternità.

L’uomo sarà ridotto alla condizione di individuo, momento effimero sia dello Stato che del mercato.


L’influenza dello strutturalismo
Una corrente femminista molto attiva, che sviluppa l’ideologia del gender, riprende queste tematiche presenti in Marx ed Engels.

Essa distingue tra le differenze sessuali biologiche (sesso) da una parte e i ruoli attribuiti dalla società all’uomo e alla donna (genere, gender) dall’altra.

Secondo questa corrente, le differenze tra i «generi» umani non sono naturali, bensí compaiono nel corso della storia e vengono create dalla società: sono quindi culturali.

In questo modo di pensare si avverte chiaramente l’influenza dello strutturalismo francese .

Secondo gli ideologi del gender non è piú possibile parlare di una natura umana. L’uomo , oggetto di scienza, è una struttura, un insieme di «elementi tali che la modifica d’uno qualunque di loro comporta la modifica di tutti gli altri».

In quanto struttura, l’uomo evolve e questa evoluzione permette di risalire alle sue radici profonde : alle forme di vita animale e vegetale e, in ultima analisi, alla materia.

Da qui il rinnovato interesse degli ideologi del genere per l’ evoluzionismo di Darwin e per letologia , che si propone di spiegare i comportamenti umani alla luce di quelli animali.

Ora, le società umane, in costante evoluzione, si danno delle regole di funzionamento, dei codici di comunicazione, delle regole di condotta che vanno generalmente sotto il nome di cultura. La cultura, con le regole che comporta, è quindi in costante evoluzione.

L'ideologia materialista e riduzionista , il riduzionismo scientifico-tecnologico, tipico della cultura moderna, nata e cresciuta nel mondo occidentale a matrice cristiana, arriva a considerare tutti gli esseri viventi, compreso l'uomo, come meccanismi risultanti dalla combinazione " materia + energia + informazione".

Secondo le nuove ideologie materialiste e riduzioniste non ci sono e non ci possono essere valori universali ed eterni , tutto è relativo in quanto fondato su processi della materia in continua evoluzione.

L’uomo stesso è inserito in una struttura globale, economica e sociale, che spetta a lui rivoluzionare. Deve modificare le regole di comportamento ereditate da strutture anteriori, necessariamente arcaiche.

Queste tesi strutturaliste aumenteranno l’influenza di Marx ed Engels sulle ideologie del genere.

E' necessario eliminare le differenze tra uomini e donne e spetta alla classe oppressa, vale a dire quella delle donne, fare questa rivoluzione.

Secondo l’ideologia marxista, sono i proletari ad avere un ruolo capitale nella rivoluzione. Secondo l’ideologia del genere, questo ruolo spetta invece alle donne.


Nella nuova dialettica d’ispirazione marxista, le donne sostituiranno i proletari:
- si riapproprieranno del loro corpo;
- controlleranno la loro fecondità
- e, per far ciò, utilizzeranno le nuove tecniche biomediche.


Lo scopo finale cui si tende non è semplicemente l’eliminazione dei privilegi dell’uomo: è l’abolizione totale di ogni distinzione tra le classi.

Termini come «matrimonio», «famiglia», «madre» devono di conseguenza essere eliminati, poiché non corrispondono a nessuna delle realtà ammesse da questa ideologia; anzi, richiamano alla mente situazioni storiche superate che l’ideologia deve denunciare e distruggere.

Influenza massonica
L' ideologia richiama certe correnti gnostiche come la massoneria :

...dal momento che le differenze esistenti tra uomo e donna devono essere abolite, la mascolinità o la femminilità che sono proprie di ciascun essere umano non hanno piú nulla da esprimere riguardo alla persona.

Per l’individuo, il corpo non è altro che uno strumento per provare piaceri di varia natura: eterosessualità, omosessualità, per non parlare del piacere solitario, e poi ancora contraccezione, aborto, ecc.;

Siamo al disfacimento della famiglia.

Secondo questo modo di pensare, infatti, né l’eterosessualità né la procreazione ad essa legata possono pretendere di essere «naturali»: sono dei prodotti culturali «biologizzati».


È la società che ha inventato i ruoli maschile e femminile e ciò che ne consegue: la famiglia. Per questo, bisogna instaurare una cultura che neghi una qualsiasi importanza alle differenze tra uomo e donna.

Con l’eliminazione di queste differenze scompariranno il matrimonio, la maternità e la famiglia biologica stabile.


Questa cultura ammetterà tutti i tipi di pratica sessuale e, allo stesso tempo, respingerà qualsiasi forma di repressione sessuale.

L' ideologia incide sulla società, esigendo dai poteri pubblici la ristrutturazione della società stessa secondo l’ideologia del genere.

Bisogna eliminare il genere, perché appartenere a un genere significa aggrapparsi a un momento sorpassato della storia, quello delle disuguaglianze e dell’oppressione.

Successivamente, bisogna ricostruire la società secondo l’ideologia del genere, abolendo i ruoli che la vecchia società attribuiva rispettivamente all’uomo e alla donna.


È chiaro che ci troviamo in presenza di un progetto che si propone di sovvertire dei modelli culturali. Non si tratta semplicemente di aggiungere nuovi «diritti» e, in modo particolare, «nuovi diritti della donna».

Si tratta di qualcosa di molto piú profondo: far sí che venga accettata una reinterpretazione radicalmente diversa dei diritti già esistenti.


L'ideologia dell' interesse superiore
Étienne De Greef
(1898-1961), che fu professore di psichiatria all’università di Lovanio, scriveva:

«L’interesse superiore è sufficiente per bloccare qualsiasi reazione di simpatia nei confronti delle vittime piú innocenti e degne di pietà... La nozione di interesse superiore rende immediatamente insensibili le nostre coscienze, che presentano una resistenza minima a questa anestesia.
È in nome della libertà, della giustizia e della morale e persino dell’amore del prossimo che viene commessa la maggior parte dei crimini.

Sappiamo oggi che un popolo civilizzato può, senza per questo temere la benché minima rimostranza seria da parte di un’altra nazione civilizzata, terrorizzare, derubare e distruggere una minoranza etnica purché gli riesca non tanto di nascondere il fatto quanto di impedire che si sentano le grida o che si percepisca la disperazione delle vittime».


E aggiungeva:

«Hitler non ha fatto altro che estremizzare le teorie della lotta per la vita, la negazione del bene e del male, il ripudio di ogni legge morale. Perché e con quale diritto scandalizzarsi di questi concetti che venivano insegnati nella maggior parte delle università occidentali»?

Ideologie del Controllo demografico Le correnti favorevoli al controllo della vita umana devono la loro concezione utilitaristica dell’uomo anche all’ideologia liberale.

Tuttavia, malgrado una parentela di fondo, questa concezione dell’uomo viene presentata in maniera diversa dall’ideologia socialista, pur arrivando a conclusioni vicine a quelle di quest’ultima.

Gli argomenti addotti per «giustificare» il controllo della vita umana rivelano la costante influenza di taluni temi classici dell’ ideologia liberale , che, nell’attuale riformulazione, risale, perlomeno su un punto preciso, a Platone .

È infatti risaputo che il grande filosofo raccomandava uno stretto controllo quantitativo e qualitativo della popolazione.

ll paradigma dominante è in ogni tempo il paradigma della classe dominante . L’ideologia del «nuovo paradigma» è influenzata dalla tradizione socialista tuttavia rimane piú vicina alla tradizione liberale piú pura quando presenta la salute come un prodotto a servizio del mercato.

Malthusianesimo e Neomalthusianesimo
L’ideologia del genere unisce i temi dell’ideologia socialista nella formulazione data da Marx e i temi dell’ideologia liberale nella formulazione neomalthusiana.


malthus Thomas Robert Malthus (1766 - 1834) pastore anglicano, economista e demografo inglese.

Malthus (1766-1834) è l’erede di questa antica tradizione, nell’ambito della quale rappresenta il piú grande teorico della sicurezza alimentare.

Malthus  demografo studia la politica dei Tories verso i poveri e conclude che sostenere i poveri ( politica fondata sul principio cristiano della carità) non fa che produrre più povertà .

Nel 1798 pubblica il Saggio sul principio della popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo futuro della società in cui sostene che l'incremento demografico di una popolazione porta inevitabilmente l'agricoltura a coltivare terre sempre meno fertili con conseguente penuria di generi di sussistenza fino all'arresto dello sviluppo economico.

Sostenere i poveri significa dare loro le risorse per fare più figli  e un incremento demografico incontrollato sarebbe esponenziale mentre le risorse materiali crescono,  di regola, aritmeticamente ; il risultato inevitabile sarebbe la " catastrofe Maltusiana ".

La teoria malthusiana risente dello scientismo dell'epoca e ritiene che la natura in qualche modo controlli lo squilibrio tra crescita incontrollata di una popolazione e la relativa scarsità di risorse materiali attraverso le catastrofi .

Queste però sarebbero evitate attraverso un controllo demografico preventivo da parte degli stati a partire dalle politiche che favoriscono la prolificità delle masse, come il sostegno ai poveri, ma anche da parte dei singoli, attraverso la virtù della astinenza sessuale.

Malthus introduce il concetto di salario di sussistenza, il salario necessario per soddisfare le esigenze di base della vita materiale e , sotto al salario di sussistenza , non ci si sposa, né si fanno figli.

Secondo Malthus, tra la crescita aritmetica delle risorse alimentari e la crescita geometrica della popolazione si crea necessariamente uno scarto.
Si profila la penuria alimentare e, con essa, lo spettro della fame. Non bisogna quindi interferire nei meccanismi della Natura, che opera una saggia selezione «naturale».

Bisogna invece lasciar agire gli elementi frenanti grazie ai quali coloro che, essendo meno dotati, sono poveri, vengono eliminati. Nell’interesse loro e della collettività, sarà inoltre necessario consigliare loro il matrimonio in tarda età e la continenza.

Malthus contribuisce a consolidare la visione essenzialmente utilitaristica dell’uomo, che verrà sviluppata da Bentham (1748-1832).

Il povero è il vinto della libera concorrenza: è in piú perché non produce o non produce abbastanza e ciononostante pretende di consumare. Il malthusianesimo si va diversificando, ma le correnti che si accaniscono contro la vita umana fanno sempre del suo nocciolo duro un punto di riferimento fondamentale.

Da attribuire all’eredità malthusiana è anche l’idea che la povertà, come del resto la ricchezza, è un fenomeno «naturale» che non deve creare complessi né sensi di colpa: è solamente un fenomeno determinato dalle diverse attitudini degli individui.  

Neomalthusianesimo
La teoria demografica di Malthus ispirò la corrente del malthusianesimo che sostiene il ricorso al controllo delle nascite per impedire l'impoverimento dell'umanità. Tale teoria non fu senza influssi anche su Charles Darwin ed i suoi studi fino alla Teoria della evoluzione delle specie.

Il rapido incremento della popolazione mondiale nel 19° secolo pose drammaticamente il problema della catastrofe maltusiana.
Verso il 1870 il malthusianesimo rivive nella forma del neomalthusianesimo , un pensiero -più che una teoria- secondo cui le classi operaie si stavano impoverendo sempre di più a causa dell'eccesiva crescita demografica ed era urgente un massiccio controllo delle nascite per evitare guerre ed epidemie.

L'ideologia neomaltusiana venne subito adottata dai movimenti femministi occidentali che la colsero al volo per sostenere l'ideologia della liberazione della donna attraverso la liberazione dai suoi ruoli tradizionali, compreso quello di madre.

Nel 1913 sulla Pravda, quotidiano sovietico , Vladimiri Lenin  pubblica un saggio intitolato " La classe operaia ed il Neomalthusianesimo" ( Pravda No.137, 16 Giugno, 1913 ) .

L'occasione per il saggio era stato il Congresso Medico tenutosi a Pirogov in cui si erano citati gli 80.000 aborti l'anno procurati a New York, i 36.000 mensili procurati in Francia  rimarcando che la pratica abortiva era più che raddoppiata in 5 anni a San Pietroburgo.

Il Congresso comunista del 1913 aveva alla fine adottato una risoluzione in cui si chiedeva
- di non perseguire i medici che praticavano gratuitamente aborti  
- e di accogliere favorevolmente il Neomaltusianesimo sociale , inteso come teoria del controllo demografico preventivo attraverso la partica della contraccezione , compreso l'aborto procurato.


Lenin si dichiara contrario bollando il congresso e il neomalthusianesimo come un delirio sussurrato di una coppia egoista e borghese che dice : " Dio vuole che ce la caviamo da soli, tanto meglio se non abbiamo figli! "

L'eugenetica malthusiana.
Sulla scia di Malthus, altri studiosi arriveranno a dire che la selezione dovrà essere artificiale e che saranno i medici a doversene occupare.

Galton (1822-1911) sarà uno dei teorici piú influenti dell’ eugenetica . Tra gli individui, esistono differenze innate considerevoli, determinate dal patrimonio genetico di ognuno. È di conseguenza inutile sperare che l’ambiente, e in modo particolare l’educazione, possano migliorare le prestazioni dei meno adatti.

Per questo è necessario favorire la trasmissione della vita tra i partner piú dotati e contenerla nel caso dei meno dotati.

Programmi di eugenetica di ispirazione galtoniana vengono attualmente realizzati in vari paesi.
Applicati con discrezione a Singapore, sono stati per cosí dire ufficializzati nella Cina popolare, dove le coppie possono procreare seguendo delle limitazioni, che variano a seconda della «qualità» concessa ai genitori dalla burocrazia biocratica.


Lodierna ideologia liberale deve molto anche alla tradizione neomalthusiana. L’uomo ha il diritto e persino il dovere di esercitare il suo controllo sulla trasmissione della vita; a questa tesi malthusiana, però, il neomalthusianesimo associa la tesi del diritto al piacere individuale.

Quest’ultima trova la sua origine nella morale edonistica , vale a dire la morale che fa del piacere - in questo caso sessuale il bene supremo dell’uomo.

Nelle loro manifestazioni piú radicali, le correnti femministe applicheranno alla donna la tesi neomalthusiana del diritto al piacere individuale, arrivando ad affermare che tutto ciò che può procurare questo piacere è permesso, mentre tutto ciò che lo ostacola deve essere eliminato.

È quindi evidente che la corrente neomalthusiana contribuisce fortemente a diffondere l’idea secondo la quale nell’unione coniugale è opportuno separare il piú possibile il piacere dalla procreazione.

Il neomalthusianesimo induce in questo modo all’amore libero e quindi alla distruzione della famiglia.

Secondo questa corrente, infatti, il matrimonio comporta un impegno di fedeltà che ipoteca la libertà totale di cui ciascun partner deve poter godere in qualunque momento e in qualunque situazione.

Politiche neomalthusiane
Nel 1958 il governo Giapponese introduce una pillola anticoncezionale a base di steroidi .( fonte )

Fino ad oggi diverse pratiche anticoncezionali sono state introdotte e favorite dai governi di tutto il mondo e l'ideologia neomaltusiana è ormai penetrata ovunque nelle università , nei centri di ricerca e nei programmi di sviluppo della stessa ONU. paper .

Negli anni '70 l 'imprenditore italiano Aurelio Peccei ,lo scienziato scozzese Alexander King, premi Nobel, leader politici e intellettuali, fondano il Club di Roma , una associazione non governativa, non-profit , con lo scopo di creare un gruppo di esperti che studino i cambiamenti globali , individuino i principali problemi che l'umanità si trova ad affrontare a livello mondiale a causa di questi cambiamenti e ricerchi soluzioni praticabili.

Nel 1972 il Club pubblica il Rapporto sui limiti dello sviluppo , meglio noto come Rapporto Meadows, nel quale si dimostra che la crescita economica non può continuare indefinitamente a causa della limitata disponibilità di risorse naturali, specialmente petrolio, e della limitata capacità di assorbimento degli inquinanti da parte del pianeta.

Se non si prendono contomisure vine previsto una catatrofe mondiale che include un collasso ecologico. Tra le soluzioni preventive proposte c'è il controllo demografico. Il Club venne definito neomaltusiano.

Ci sono naturalmente anche studi scientifici che dimostrano i limiti delle teorie neomaltusiane.

Oggi nel mondo sono moltissime le organizzazioni governative e non-governative ( ONG) che si definiscono ( o che vengono definite) neomaltusiane perchè diffondono e favoriscono pratiche di controllo demografico.

Il problema morale che questa ideologia pone è diventato un problema drammatico e globale.


Il controllo globalizzato

Oggi le ideologie socialista e liberale e i fondamenti filosofici sui quali si basano continuano a fornire i principali argomenti invocati per «giustificare» il disprezzo della vita umana.

Le due ideologie in questione sono addirittura coalizzate a questo scopo, il che spiega la violenza, senza precedenti nella storia, con cui ci si accanisce contro la vita umana. Altri argomenti vengono forniti da alcuni temi ricorrenti quali quello dell’internazionalismo, della lotta di classe e cosí via.

Il tema dell’internazionalismo, per esempio, ricompare sotto la voce « nuovo ordine mondiale », che porta a mettere in dubbio il diritto delle nazioni di disporre di se stesse e quindi della loro sovranità.

Questa «mondializzazione», o «globalizzazione», va di pari passo con una nuova concezione del mercato. Quest’ultimo deve essere mondiale; tutto deve essergli subordinato, la politica come la produzione. In una simile concezione di mercato, gli individui si vedono attribuire una semplice funzione.

La lotta di classe si ritrova sotto forma di opposizione tra forti e deboli, produttivi e non produttivi, sani e malati, ricchi e poveri, Nord e Sud. La penuria, inizialmente presentata come riguardante le risorse alimentari, viene ora generalizzata a tutte le risorse e all’ambiente in generale.

È chiaro che una simile lettura della situazione conduce inevitabilmente a una ridefinizione, a vantaggio di pochi privilegiati, del diritto allo spazio vitale.

Il messianismo professato da una minoranza «illuminata» viene rivendicato da una nuova casta di funzionari internazionali, i quali, a proposito di problemi di vitale importanza, assicurano di possedere un sapere inaccessibile ai piú.

L’idea neomalthusiana del diritto degli individui al piacere viene ampliata, diffusa ed esportata nei paesi poveri, dove serve innanzitutto a nascondere le motivazioni inconfessabili che spingono i ricchi a voler controllare la vita dei poveri.

Il tema dell’umanità generica, che aveva già dimostrato la sua efficacia nei sistemi razzisti e segregazionisti, ricompare nell’ambito delle nuove etiche riguardanti la specie umana che celano una connotazione razzista.

Le tecniche biomediche attualmente disponibili permettono, a loro volta, la programmazione di un’eugenetica scientifica. Bisogna evitare che il «sangue impuro» contamini il «sangue nobile» di cui necessita la società umana. Gli individui «inferiori» devono essere esclusi dalla trasmissione della vita e né gli scienziati, né i poteri pubblici devono - viene assicurato - sottrarsi alla responsabilità che spetta loro in questo campo.

Particolarmente preoccupante è l’uso perverso che può essere fatto della biologia piú all’avanguardia, che esplora il genoma umano.

Abusando delle sue risorse, l’eugenetica potrà diffondersi e, con essa, anche nuovi criteri di segregazione, presentati all’occorrenza sotto il nome di «qualità della vita».


Le ideologie di morteÈ triste constatare che il disprezzo della vita umana è una costante nella storia dell’umanità, anche recente.

La storia ci insegna che i casi di sterminio, di genocidio, d’infanticidio, di abbandono di bambini, ecc. sono per cosí dire ricorrenti nei secoli. La stessa bibbia ebraica comprende racconti di massacri che ci lasciano sconcertati.

L’origine di questi comportamenti è indubbiamente da ricercarsi nell’aggressività che cova nel cuore dell’uomo, cui va però aggiunta anche la tendenza a trovare un «capro espiatorio», vale a dire a scaricare sugli altri la responsabilità delle nostre disgrazie.

Con l’avvento dell’industria sono nate nuove forme di disprezzo della vita umana.

Il papa Leone XIII nella Rerum novarum ha denunciato la mancanza di rispetto dei datori di lavoro nei confronti della vita degli operai, le condizioni di lavoro non sicure, le condizioni di vita insalubri e, soprattutto, la violenza delle strutture della società industriale. Questa violenza, ricorda Leone XIII, trova spiegazione nel fascino esercitato dal guadagno, che spinge a sfruttare al massimo i lavoratori.

Facendo eco alla enciclica Rerum novarum, numerosi testi pontifici successivi, in modo particolare Sollicitudo rei socialis e Centesimus annus , hanno dimostrato che queste critiche sono sempre attuali.

Nel corso del XX secolo, il disprezzo della vita umana si è tradotto in regimi politici particolarmente efferati. Basti pensare al fascismo, al nazismo ed comunismo sovietico!

Come dimenticare che proprio questo regime, prima nell’Unione Sovietica e poi in Cina, ha legalizzato l’aborto, presentando il controllo della popolazione come un’esigenza della pianificazione imperativa della produzione? E inoltre, come dimenticare che in nome della medesima ideologia popolazioni intere, in particolare contadine, sono state massacrate?

E cosa dire del fascismo, che ha ridotto l’uomo ad un semplice «membro» anonimo nel «corpo» dello Stato? Come cancellare il ricordo del nazismo che, non contento di aver diffuso la sterilizzazione e l’eutanasia e dopo aver incoraggiato esperimenti medici crudeli, ha sterminato milioni di innocenti per motivazioni razziali, filosofiche o religiose?

I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki del 1945 e le «giustificazioni» addotte in seguito per tentare di scusarli, hanno contribuito a insinuare nell’opinione pubblica e in quella di taluni dirigenti l’idea che, nella guerra moderna, la distruzione in massa di popolazioni innocenti non debba porre particolari problemi morali.

Il piú forte, per il solo fatto di disporre di mezzi di distruzione decisamente superiori a quelli degli altri, si sente giustificato ad utilizzarli in maniera smisurata e impudente.

La guerra del Golfo (1991) ha confermato questo indurimento di posizioni.

L’industria di morte non è mai stata cosí prospera come in questi tempi.

Si rivaleggia in ingegnosità quando si tratta di preparare l’eliminazione di massa o addirittura lo sterminio del genere umano. Questa macabra ingegnosità riserva tuttavia delle sorprese: il costo della rimozione delle mine antiuomo sarebbe dieci volte superiore al costo della loro posa.

La società moderna crede di aver chiuso i conti con il comunismo, il fascismo, il nazismo, ma non ha estirpato dalla nostra mentalità l’aspetto piú perverso di queste ideologie: l’ossessione della morte.

Di fatto, le ideologie di morte sono tornate ad essere attuali; non solo, tendono a diventare sempre piú sofisticate.


Dopo la caduta del fascismo e del nazismo nel 1945 e nonostante l’implosione del comunismo sovietico, lo spettro della guerra totale incombe ancora sul mondo.

Alla base delle relazioni internazionali c’è sempre l’idea che la guerra non è solo una questione militare; essa si combatte ovunque, con tutti i mezzi e in tutti i campi.

Per questo motivo, pur continuando a produrre armamenti classici, la società contemporanea vede nascere nuove «indicazioni» ideologiche «che legittimano» i comportamenti che vanno contro la vita.

Nel suo seno si moltiplicano i mezzi per sopprimere la vita o per impedirne il concepimento. I nuovi mezzi vengono messi a punto per la maggior parte in laboratori, per poi essere utilizzati in ambulatori, cliniche ed ospedali.

I regimi totalitari contemporanei hanno fatto ricorso a validi metodi di condizionamento mentale degli individui e dei gruppi. Anche le democrazie moderne hanno la facoltà di selezionare o di «giocare» con l’informazione; essi dispongono dei mezzi necessari per condizionare l’opinione pubblica inculcando nella testa di lettori ed ascoltatori menzogne che vengono recepite senza discernimento.

I media hanno storicamente contribuito a far accettare alla opinione pubblica pratiche che vanno contro la vita.

Nei mass media, e persino nelle pubblicazioni scientifiche, vengono utilizzate tattiche per trarre in inganno l’opinione pubblica, condizionare i governanti, manipolare gli animi. La menzogna fa oramai parte degli “aiuti per decidere”.

All’origine di questo disprezzo per la vita troviamo infine, e con rammarico, il silenzio, la rinuncia a lottare, addirittura la connivenza di alcuni teologi e pastori.

In occasione di campagne ostili alla vita, taluni sono cosí spaventati da reagire come se ciò che è in gioco li interessasse a mala pena.

Altri si rifugiano in acrobazie casistiche o semantiche: le loro sottili ambiguità, però, oltre ad avallare pratiche immorali, creano confusione ed errore.

Di fronte al disprezzo di cui la vita è attualmente oggetto, i leaders spirituali hanno una forte responsabilità, o per il loro silenzio, o per la loro complicità.

Volevano l’uomo “nuovo”, invece l’hanno ucciso di Enrico Cattaneo16-02-2016 /lanuovabq.it

"É stato detto che l’obiettivo ultimo della rivoluzione marxista era, attraverso la dittatura del proletariato, produrre sulla terra la nascita dell’ “uomo nuovo”, cioè allevare una nuova forma di essere umano, che pensasse, osservasse e agisse in modo diverso. Ma i comunisti non sono stati i soli a cimentarsi in questo tentativo. Anche il nazional-socialismo di Hitler mirava a creare l’“uomo nuovo”. 

Françoise Thom, sovietologa, docente di storia moderna alla Sorbona di Parigi, spiega: «In entrambi i sistemi si riscontra una ideologia la cui ambizione è di dar vita a un uomo “nuovo”.

Questo significa che entrambe le ideologie non accettano la natura umana così com’è; sono in guerra con la natura, con la natura umana. Questa è la radice del totalitarismo, del nazismo e del socialismo sovietico.
I nazisti hanno un’ideologia basata su una falsa biologia, il comunismo si basa su una falsa sociologia, ma entrambi i sistemi hanno la pretesa di essere scientifici e di poggiare su basi scientifiche». 

Sicuramente agli occhi dei nazisti, l’idea di una società futura, fondata su individui sani, belli, biondi e felici non poteva che attirare, ma per raggiungere questa meta, la società andava necessariamente depurata dagli elementi refrattari o incapaci.

Questa probabilmente fu la ragione per cui il nazional-socialismo non ha funzionato come avrebbe dovuto, proprio come il socialismo sovietico. Entrambi i regimi, infatti, si sono lasciati alle spalle migliaia di fosse comuni, milioni di persone assassinate. La necessità di passare per il negativo della storia prima di raggiungere il positivo, è un retaggio della dialettica hegeliana. 

Dice Georg Watson, storico dell’Università di Cambridge: «Nel gennaio del 1848, sul giornale diretto da Marx, “Neue Reinische Zeitung”, apparve un articolo di Engels dal titolo: “Perché uccidere è essenziale”.
Engels spiegava che la lotta di classe, in termini marxiani, significava che, quando si fosse realizzata la rivoluzione socialista, la guerra di classe, alcune società europee primitive sarebbero rimaste indietro, perché non erano ancora nemmeno capitalistiche.

Si riferiva ad esempio ai Baschi, ai Bretoni, ai montanari Scozzesi o ai Serbi, definendoli «immondizia dei popoli» (Völkerabfälle).  Questi popoli andavano annientati, proprio perché arretrati a livello storico e sociale, e sarebbe stato dunque impossibile portarli ad essere “rivoluzionari”». Gli insegnamenti di Marx ed Engels vengono attentamente studiati da Lenin, l’uomo che ha fondato il primo Paese marxista sul nostro pianeta.

Fino agli Anni ’30, nazisti e comunisti erano convinti che tra Hitler e Lenin non ci fosse poi una così grande differenza. Del resto, il regime nazista in Germania è nato socialista. Il partito si chiamava ufficialmente Partito Nazional-Socialista del Lavoro, quindi era un ramo del socialismo. I sovietici erano socialisti internazionali, mentre in Germania erano nazional-socialisti. L’ideologia comune era che per raggiungere il loro obiettivo fosse necessario eliminare gli individui non adatti alla futura società. Soltanto che essi presero di mira gruppi diversi. 

Per i nazisti, le persone da eliminare erano i disabili, gli omosessuali, gli zingari e soprattutto gli ebrei, perché tutti costoro inquinavano la purezza della razza ariana. Per i comunisti invece le persone da eliminare erano sia quelle ritenuti sottosviluppate (contadini, preti e monaci), sia quelle che allora costituivano i quadri della società (intellettuali, professionisti, insegnanti, ecc.), che andavano sostituiti con i nuovi quadri formatisi nel partito. Come una specie di esperimento, nel 1932/33 fu pianificato lo sterminio per fame di milioni di Ucraini. 

Queste considerazioni storiche fanno riflettere sul presente, perché oggi gli esponenti della cultura dominante, l’ideologia liberal-radicale , lo vogliano o no, sono gli eredi di alcune idee-chiave del nazismo (con l’eugenetica) e del comunismo (con l’abolizione della famiglia naturale).

Essi hanno ripreso soprattutto il progetto ideologico di creare una “nuova umanità”, finalmente libera e capace di autodeterminarsi secondo i propri desideri elevati a diritti.

Come i loro predecessori, anche questi ideologi sono in guerra con la natura umana nella sua radice più profonda, che è la differenza sessuale tra uomo e donna, alterando radicalmente il concetto di matrimonio e di famiglia; come i loro predecessori, pretendono di fondarsi su basi scientifiche; e come i loro predecessori, sono inclini al totalitarismo e ritengono necessario eliminare gli oppositori. 

Qui l’obiettivo della fase negativa è cambiato: sono da eliminare quegli individui che non sono ancora produttivi o non lo sono più, e quindi vanno soppressi o al loro primo inizio (con l’aborto), o all’ultima fine della loro esistenza (con l’eutanasia).

I motivi per giustificare “scientificamente” questa nuova strage, e così poterla presentare come «un’opera di misericordia», sono tanti: per prima cosa - dicono -, va inculcata l’idea che siamo troppi sulla terra, e quindi l’aborto è sì una pratica dolorosa, ma benefica, sia perché evita la sovrappopolazione e sia perché permette che non ci siano più famiglie con disabili o handicappati. I feti abortiti, poi, non reclameranno mai i loro diritti negati, né ci sarà qualcuno disposto a farlo per loro. 

Con gli anziani la cosa è un po’ più difficile, perché bisognerebbe avere il loro consenso, ma è necessario affrontare il problema, perché il costo economico per mantenere questi individui sta diventando insostenibile per gli Stati. Perciò, prima o poi si arriverà a far firmare la dichiarazione anticipata di fine vita, perché nessuno vuole morire soffrendo.

Con le persone che non l’hanno firmata, perché incapaci di intendere e di volere, o giunte ormai allo stadio terminale, basterà il consenso di un familiare. In ogni caso c’è il metodo della sedazione profonda, già praticato. Si dice all’anziano sofferente o al malato terminale: «Hai ancora poco da vivere, forse qualche giorno, o qualche settimana o qualche mese, non sappiamo bene. Se vuoi ti addormentiamo, e tu cadrai in un sonno profondo, che durerà otto o dieci ore, e dal quale non ti sveglierai più. Tranquillo».

Una società basata su questi principi è come attraversata da un istinto perverso di morte e di autodistruzione, che può provocare danni incalcolabili. Ma poiché va contro la natura creata da Dio, una tale ideologia non può durare, come la storia insegna. Quello, infatti, che Dio crea è sempre «molto buono». Occorre allora che l’uomo ritrovi la memoria della sua origine, cioè la memoria di Dio.

Poiché l’uomo e la donna sono stati creati «a immagine e somiglianza» di Dio, che è amore, perdere la memoria di Dio significa perdere la propria vera identità, e quindi perdere il senso della vita. Chi ha perso il senso della vita è come uno che si trova nel buio, che non sa distinguere le cose e può andare a sbattere contro un muro invece di imboccare la porta. Può farsi del male e fare del male, magari credendo di fare bene. 

La vita umana è attraversata da un immenso desiderio di felicità, che in sé è una cosa “molto buona”; ma non basta abbandonarsi al desiderio vitalistico; abbiamo bisogno di tornare a interrogarci seriamente su che cos’è il bene e il male, la verità e la menzogna, e scegliere di conseguenza, per il bene nostro e di tutti. "

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