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L'etica spontaneista

Noi viviamo dentro un quadro sociale che ci condiziona moltissimo.
Riceviamo sensazioni che vengono memorizzate e rimangono per sempre come materiale di memoria; per cui mettiamo in memoria fin dalla nascita ed anche prima ancora, sensazioni che riceviamo attraverso il seno materno che poi saranno alla base delle risposte a stimoli durante la nostra esistenza.

Tutti viviamo seguendo modelli culturali ricevuti nell'infanzia ed abbiamo forme di reazione quasi automatiche a determinati stimoli.

Quando arriva l' età in cui si ha la capacità critica agisce automaticamente ancora questo patrimonio didattico recepito ed impresso nella memoria . Pensiamo alla famiglia. Si impara fin da bambini cos'è il rapporto tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra fratello e sorella dal modo in cui questo viene vissuto nella famiglia che è a sua volta legata ad un ambiente culturale proprio.

Le società globalizzate sono dominata da una pluralità di costumi ed atteggiamenti, di proproste "etiche" ed è difficile orientarsi nelle scelte importanti.

La società ci propone una specie di "bombardamento etico" e c'confusione etica ; la confusione crea incertezza e questa a volte diventa angoscia insopportabile.

Le persone si sentono sotto "pressione etica": vorrebbero fare il meglio, le cose giuste ma non trovano in se stessi dei punti fermi, dei criteri universali su cui fondare le proprie valutazioni e le proprie scelte.

In una situazione di "bombardamento di appelli etici" la dissonanza diventa troppo complessa, prolungata e permanente; allora il meccanismo di difesa più comune è la semplificazione: si  semplifica la vita per far diminuire la "pressione" a livelli tollerabili.

Scegliere tra A e B, o abbandonare una opzione  è molto rischioso specie se non si è in grado di valutare profitti e perdite; allora si osserva che nasce una specie di  etica spontaneista fondata sul sentimento personale: è etico cio' che sento come tale in questo momento. Sento  che questa cosa è giusta e la devo fare. La faccio, punto e basta!

Nell' etica spontaneista  volenti o nolenti il centro di riferimento etico diventa sempre l'ethos del gruppo sociale cui si appartiene. E' il gruppo che mi dà identità, che fa da mediazione tra me ed il mondo complesso, il gruppo che mi dà autonomìa.

Il gruppo dei parenti, degli amici,del  branco, del circolo,del bar,il gruppo religioso, filosofico, ginnico, sportico, musicale, il  gruppo! .

"Il mio gruppo vale più del mio domani".

La vita si conduce  al minimo , le scelte sono tante ma tutte  minimaliste , l'orizzonte è ristretto al  quotidiano, al  gruppo. Il gruppo  diventa il  valore assoluto di riferimento per le proprie scelte. L'affettività rispetto a gruppo diventa dominante: tutto quello che si fa va fatto per star bene nel gruppo.

Con la semplificazione tutto diventa chiaro e non angosciante
                    - famiglia, comunità locale, gruppo diventano valori percepiti con immediatezza per i quali                        bisogna mobilitarsi
                     - gli interessi personali,famigliari, di gruppo,  sono valori per cui doveroso mobilitarsi.
                     - i desideri, le voglie,ciò che adesso mi sta a cuore sono valori per cui  bisogna mobilitarsi.

I modelli etici

Viviamo condizionati da modelli, logiche di valutazione, comportamenti che agiscono in noi in forma automatica. L'uomo crede di scegliere, ma in realtà sceglie con la logica del gruppo.Se il gruppo allarga il proprio orizzonte allora anche il singolo lo fa. Tutto è riferito alla relazione con il gruppo.

Si può dire i approssimativamente che ognuno di noi vive dentro un sistema, una cultura nella quale valuta le proprie scelte in forma "autoreferente"  , cioè non esce mai dal sistema , non dialoga eticamente

Tutte le nostre scelte sono sempre secondo un "determinato" modello. Fare una scelta in cui la persona è veramente se stessa e non un pezzo di meccanismo, è quella in cui essa valuta criticamente le proposte, i dati e i modelli ricevuti dal gruppo.

Ciascuno di noi appartiene ad una tribù in rete di relazione con altre tribù dentro a un mondo globale, interconnesso, interdipendente, complesso. La tribù è l'unico luogo mentale dove si fondano i valori, dove ci si sente appartenenti ad un mondo di valori. La riflessione su questo mondo di valori è l'etica .

Etica soggettiva o oggettiva ?
cf.: F:Pajer Religione SEI

" E' sempre necessario mettere in questione la vita, esaminarne criticamente gli stili, vederne gli sbagli, i limiti.

La vita umana  e' plasmata fin dall'infanzia da un insieme di modelli di comportamento simbolicamente interiorizzati che costituiscono l' ethos sociale il modo di sentire la vita, di interpretarla , di viverla .

Nessun individuo nella sua esistenza e' completamente libero dall'ethos sociale,dal costume sociale.
La velocità con cui le società oggi cambiano, la rete plurale di interazioni tra etiche diverse, la complessità della vita, impongono a tutti e a ciascuno, in qualche modo di confrontarsi con una etica oggettiva.

E' necessario che in ogni tribù, a partire dalla tenera età, fino alla età della ragione, la persona acquisisca e sviluppi la capacità critica per conoscere  in modo oggettivo la sapienza  che il gruppo gli ha inculcato e per elaborarla attraverso l'interazione con la vita, il dialogo con la sapienza altrui.

Cosi’  diventa necessario un cammino di apprendimento e di esperienza nella formazione  del senso di libertà e responsabilità personale che coinvolge anche il sapere, la capacità critica, e perciò tutte le scuole, quella famigliare, quella religiosa e quella istituzionale.

E' necessario formare in ciascuno la Personalità Etica, un sistema di atteggiamenti e comportamenti accolti e ri-conosciuti, scelti e condivisi come " il Bene" , il Bene Comune. "

 

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