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Principali tendenze etiche nella storia

Il punto di partenza di ogni sistema etico è la scelta del cosiddetto criterio supremo della moralità.
Se è proprio della persona umana essere cosciente e libera nei suoi atti, ci sono pure delle norme a cui la libertà umana deve sottostare, in quanto una libertà assoluta o sciolta da qualsiasi legge diventa una libertà amorale.

A quali norme deve sottostare la libertà?
Le risposte sono divaricanti e i filosofi si dividono in tre grandi tendenze storiche: 

(tendenza deontologica)

quelli che assegnano il ruolo di criterio supremo al dovere sostengono che il "bene" consiste nell'esecuzione del dovere per amore del dovere, nell'obbedienza alla legge perché è legge.
Così gli stoici, e soprattutto Kant col suo imperativo categorico« Obbedisci alla legge per la legge stessa e per nessun altro motivo».

(tendenza teleologica)

quelli che invece scelgono per criterio supremo il fine sostengono che il "bene" consiste nello scopo che ci si propone e nelle conseguenze che derivano dall'atto.

(tendenza relativistica o situazionale)

che fa dipendere la bontà o meno dell'atto dalle circostanze di   tempo, di luogo, di cultura.

Le tre tendenze si intersecano e si scontrano lungo la storia, dando luogo a teorie etiche a volte affini, a volte nettamente opposte:

scuola sofista

afferma che l'uomo è incapace di conoscere l'intima natura delle cose e incapace di discernere la legge morale. Ciò che pensa e che fa è solo prodotto della sua coscienza: «L'uomo è misura di tutte le cose ». Non esiste una legge assoluta, ma solo leggi convenzionali. Da queste teorie (che oggi chiameremmo "pensiero debole") cominciò la decadenza dello Stato greco: si ingenerò la sfiducia nella capacità di raggiungere un sapere oggettivo e scientifico; e i due criteri della morále sofista (egoismo e libertà delle passioni) portarono a un permissivismo disgregatore della società;


eica edonistica

criterio della vita morale è il piacere inteso come assenza di dolore fisico; come piacere sensibile (Epicuro: « Non posso concepire il bene se sopprimo i piaceri della tavola, dell'amore, dell'udito e delle forme visibili» purché sia però sempre controllato dalla ragione, e come piacere spirituale «Il saggio preferisce i piaceri dello spirito a quelli del corpo: i primi gli sono indispensabili, i secondi no»;

etica eudemonistica

dal greco eudaimoniá (= felicità) prende nome una tendenza etica che pone come criterio base della moralità il conseguimento della felicità. Un'azione è morale nella misura in cui fa conseguire la felicità, che a sua volta esprime la piena realizzazione della persona. «La felicità è la cosa più preziosa di tutte; l'uomo non può farne a meno; se la deve guadagnare coi suoi sforzi; e l'unico mezzo per ottenerla è la rettitudine morale»' (Aristotele). La felicità non è frutto di un atto isolato, è conseguenza di una vita che sia abitualmente morale, cioè dell'esercizio delle virtù. Tra queste emerge la giustizia, che è «dare a ciascuno il suo ». Essa costituisce la premessa per l'equilibrio umano e per la pace sociale;

etica stoica

criterio supremo della morale è la pratica della virtù, che è una disposizione dell'anima per la quale essa cerca l'armonia con la propria ragione e l'annullamento delle passioni. Per raggiungere la libertà di spirito occorre essere indifferenti alle contingenze della vita quotidiana (apatia). Il cristianesimo primitivo ha simpatizzato con questa concezione etica e in parte l'ha introdotta nella propria visione morale;

etica utilitarista

identifica il bene con l'utile, l'interesse, il vantaggio. Storicamente lo si distingue in: utilitarismo egoistico (Hobbes), che privilegia l'interesse del singolo; utilitarismo altruistico, che tende a far coincidere l'utile individuale con quello della collettività (esponenti di spicco molti filosofi inglesi, tra cui Bacone, Locke, Hume, Stuart Mill, Russell). Stuart Mill difende il primato morale della utilità altrui rispetto alla propria.


etica pragmatistica

è un caso particolare di etica utilitaristica : è morale ciò che torna utile per la "pratica", per i vantaggi economici e politici che può procurare. Punto debole di questa storia è che confonde il mezzo col fine. L'utilità si dice in rapporto a qualcosa di più importante:" utile per...". Identificare la morale con l'utilità è ingigantire i mezzi dimenticando i fini;

etica formalista

ciò che conta in morale è l'obbedienza alla legge: compiere il dovere per il dovere, non per il piacere, né per la felicità, né per l'utilità. E' l'imperativo etico di Kant, che lui stesso traduce in tre consegne concrete:
1) agisci in modo che la massima della tua azione possa sempre valere al tempo stesso come principio universale di condotta;
2) agisci in modo da trattare l'umanità sia nella tua persona che negli altri come fine e mai come mezzo;
3) agisci in modo che la tua volontà possa considerare se stessa come istituente una legislazione universale;

Come tutti gli illuministi, I. Kant (1724-1804) crede unicamente nella forza della ragione umana. Solo la persona umana è principio, fonte e misura della correttezza dei propri comportamenti. L'uomo è il creatore dei propri valori morali e dei propri doveri. Senza questa autonomia non sarebbe un soggetto morale maggiorenne, ma un perpetuo minorenne sotto tutela. Kant non può quindi ammettere una morale che chiede sottomissione a un'autorità esterna o più alta dell'uomo, sia questa l'autorità di un Dio trascendente o quella di uno Stato autoritario.

La legge morale, quindi, o è autonoma o non è morale. Ma dove trovare nell'uomo la fonte dell'agire morale? Non certo nelle passioni o nei sentimenti, che sono la parte irrazionale dell'uomo. Nemmeno nell'interesse, perché chi agisce per l'interesse di guadagnare un premio o di evitare un castigo è semplicemente un egoista o un opportunista.

L'unico principio valido è la coscienza, non però quella istintiva o sentimentale, ma quella critica, dipendente unicamente dalla ragione.E' la ragione che impone il suo imperativo categorico: «Agisci sempre e esclusivamente per amore della legge, prescindendo da qualsiasi risultato utile o dannoso » L'obbedienza a questo Imperativo costituisce l'essenza della morale kantiana. Alla obbedienza dell'amore sostenuta dal cristianesimo, Kant oppone la fredda obbedienza del dovere.

etica dei valori

si oppone al formalismo freddo e razionale di Kant, affermando che le cose che riempiono la nostra vita non solamente sono, ma valgono,sono valori, cioè sono utili o inutili, belle o brutte, piacevoli o ripugnanti, morali o immorali, ecc. Con la filosofia dei valori (M. Scheler, E. von Hartmann) torna in auge la nozione di bene e di male oggettivi, che esistono in sé, al di qua della nostra considerazione soggettiva.

Il vero, il buono, il bello sono trascendentali, esistono per se stessi, non dipendono dalla esperienza individuale o dalle mode culturali. Come l'essere è l'oggetto della metafisica, il bello lo è dell'arte, il sacro della religione, così il valore è l'oggetto dell'etica. Scheler inoltre sostiene una "scala di valori" in cui al primo posto ci sono i valori relígiosi, poi quelli spirituali, quelli vitali e infine quelli sensibili;

CLASSIFICAZIONE DEI VALORI 
secondo M. Scheler (1874-1928)



1. Valori edonistici:

piacere - dolore gioia - sofferenza

2. Valori vitali:

salute- malattia; allegria - afflizione; successo - fallimento

3. Valori spirituali:

ESTETICI:
bellezza bruttezza
ETICI:
giustizia ingiustizia
INTELLETTUALI:
verità - falsità

4. Valori religiosi: 

fede - incredulità
sacro- profano

 



Cfr. M. SCHELER, L'eterno nell'uomo, Fabbri, Milano 1972.--- Cfr. j. ORTEGA Y GASSET, Obras completas, VI, Revista de Occidente, Madrid 1964. Cfr. B. MONDIN, Introduzione alla filosofia, Massimo, Milano 1986

CLASSIFICAZIONE DEI VALORI 
secondo j. Ortega y Gasset (1883-1955)


1. Valori utili: 

capace -incapace caro - economico gioia - sofferenza

2. Valori vitali: 

sano - malato nobile - volgare energico - inerte forte - debole

3. Valori spirituali:

INTELLETTUALI:
conoscenza - errore esatto - approssimato evidente - probabile
MORALI:
buono - cattivo bonario - malvagio giusto - ingiusto scrupoloso - lassista leale - sleale
ESTETICI:
bello - brutto grazioso turpe elegante inelegante armonioso - sgraziato

4. Valori religiosi:

sacro - profano divino - demoniaco supremo - derivato

CLASSIFICAZIONE DEI VALORI
secondo B. Mondin' (1926- ?)


l. Valori ontici
il primo valore è l'essere

2. Valori personali
il primo valore è la persona

3. Valori sociali
il primo valore è la famiglia

4. Valori economici
il primo valore è il lavoro

5. Valori culturali
il primo valore è la cultura

6. Valori somatíci
il primo valore è il corpo

7. Valori noetici
il primo valore è la verità

8. Valori estetici -
il primo valore è la bellezza

9. Valori morali
il primo valore è la bontà

10. Valori religiosi
il primo valore è il sacro  (*)

etica della situazione o relativismo etico

ogni singola situazione in cui l'uomo si trova a operare è unica e irripetibile. Non esistono perciò princìpi morali universali applicabili alle singole situazioni. E' buona quella azione che il soggetto valuta tale in base alla situazione in cui si trova. (In base a quali criteri valutare la situazione è difficile a dirsi) .

I Maestri del Sospetto.

Marx: la struttura economica ed i rapporti sociali conseguenti sono la struttura reale della produzione di senso, di valori. I "cosiddetti" valori etici, morali, religiosi, estetici etc. sono solo sovrastrutture mentali nate per difendere gli interessi economici della classe dominante.

Nietsche : Dio è morto; è morto ogni riferimento assoluto di verità, di senso,di valori.Vivere per dei valori mortifica la vita, l'impulso vitale. Siamo tutti "sperimentatori": tutto è relativo. Abbiamo a che fare con "relazioni".

Freud : I valori sono il frutto di una possibile razionalizzazione delle pulsioni irrazionali.Sublimazione.
I valori non sono "autentici", ma funzioni  incanalatrici  e repressive degli impulsi irrazionali vitali.

 Heidegger :nel momento in cui innalziamo qualcosa a "valore", in realtà affermiamo la pretesa di possedere quella cosa e di fatto la abbassiamo ai nostri interessi utilitaristici.

 Max Scheler : c'è un modo sbagliato di vivere i valori: farne una camicia di forza- doverismo-moralismo- metterci del risentimento. L'amore è dono di sè al di là di ogni logica di affermazione, autoaffermazione, dominio.

 Hegel : il "valore dei valori" non sono  tutti i valori , ma la situazione relazionale delle coscienze. Il rapporto tra le coscienze si svolge o  attraverso una volontà di dominio (il  rapporto servo-padrone)o  attraverso la  reciprocità (favorire l'azione dell'altro). L'io-tu, il  noi è la " situazione di valore". Posso  liberare  oppure  opprimere  l'altro. Il legame di valore tra l'io-tu è l'armonia (la verità è  l'ideologia).
etc.. (*)

Modelli etici occidentali

MODELLO DI ETICA LIBERAL-RADICALE .

L'etica è un territorio asettico, senza significati dominanti, universali ,e in cui ognuno si autoregolamenta.L'autoregolamentazione: la persona ha  il diritto  di autoregolamentarsi in tutto, nel nascere, nel vivere,nel morire.Ogni gruppo, scienziati, insegnati,parlamentari,idrauli,barbieri,ha il diritto di autoregolamentarsi.Lo stato deve garantire tutte le libertà individuali e collettive con  minima ingerenza.

MODELLO DI ETICA PRAGMATICO-UTILITARISTA.

La mente umana non può conoscere l'essenza delle cose e le regole morali che le reggono.Non può conoscere la verità. Non si può costruire una  scienza dei valori .E' necessario avere una pluralità di etiche.In ogni scelta vanno valutati  rischi e benefici.Il Bene è cio' che comporta minor rischio e massimo beneficio. (Per alcuni vale il criterio di  minimo dolore e massimo piacere).

MODELLO DI ETICA CONTRATTUALISTA.

Si  contratta  ciò che è  utile  con il metro costi:benifici e rischi:benefici sempre minore di 1.Per esempio una produzione comporta:il rischio:100 lavoratori morti di cancro in 5 anni = risarcimenti per 100 milioni e il  beneficio:ricavo di 180 milioni , il  rapporto  rischio/beneficio =0,55555556 che è <1. Dunque la produzione è da farsi. I contraenti sono tutti gli adulti che compongono una comunità etica.I feti, i bambini,gli adolescenti ei giovani minori non hanno diritti propri ma solo quelli che la comunità etica loro riconosce. Non esiste una etica della persona : sono i contraenti a decidere i valori. Solo nei rapporti che prevedono una possibilità di contratto si applica l'etica. Per esempio tra professionisti e clienti, tra partner sessuali, etc.

MODELLO DI ETICA SOCIOLOGICO-BIOLOGISTA

Si assume che la persona umana sia in evoluzione secondo il concetto che Darwin ha applicato alle specie animali.(Cosa che Darwin non ha mai fatto). La morale si evolve con la persona. Non esiste una morale oggettiva.L'etica si fonda su una qualità della vita congruente con il livello di evoluzione della specie misurato dalla sociologia. Per esempio, secondo questa etica girare nudi per le spiaggie corrisponde alle attuali esigenze evolutive.Altro esempio:il genere umano va selezionato per migliorare le linee evolutive.

MODELLO ETICO PERSONALISTA

Questo modello mette al centro dei valori la persona umana colta in tutte le sue dimensioni attraverso un approccio metafisico,scientifico,fenomenologico, ermeneutico, umanistico, giuridico, etc. La persona è il principio dinamico che porta l'individuo a umanizzare la propria vita. L'etica è la risposta all'appello universale di ogni individuo: «fatemi diventare la mia persona! (*)

La ragione in realtà ha fallito nel tentativo di fondare valori e allora è naturale per tutti gli uomini scoprire, fondare, realizzare valori a partire da una tribù (o relazione) di appartenenza . Il senso delle cose, il loro valore, viene più dalla conservazione e dallo sviluppo della tribu' di appartenenza che non dalla ragione personale e pubblica, oggi l'etica appartiene piu' alla vita della tribù che non al linguaggio simbolico dei valori.

(*) cf.: F:Pajer Religione SEI

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