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La coscienza morale

L'uomo non solo conosce, ma "sa" di conoscere. Non solo sente ma "sa" di sentire. Non solo soffre, ama, vive, muore, ma "sa" di soffrire, di amare, di vivere, di morire. E questa consapevolezza, questa presenza di spirito a se stesso, che fa la differenza tra l'uomo e l'animale. E' quello che si chiama la coscienza.
Solo l'uomo "ha coscienza":
- del freddo e del caldo (è la percezione sensoria riflessa);
- dell'individualità del proprio io (è la coscienza psicologica);
- della verità e dell'errore (è la coscienza logica);
- del bene e del male (è la coscienza morale).

La coscienza è una dimensione della persona che i testi antichi chiamano "CUORE" .


Il cuore della persona non è semplicemente l'animo o la sede dei sentimenti , essa è il centro di percezione del mondo e il centro di di elaborazione di tutti i messaggi interni ed esterni ed è  il centro di decisione e di avvio di tutti i comportamenti della persona .

Il cuore è la coscienza : in essa ognuno costruisce la propria identità e da essa ognuno è chiamato a realizzare tale identità attraverso i propri comportamenti. 

La coscienza psicologica è la consapevolezza  che la persona ha dei propri contenuti psichici: pensieri, sentimenti, emozioni, etc .

Essa  non  è mai passiva , non è semplicemente lo specchio della   attività psichica, ma è una realtà attiva, dinamica, che elabora i dati dell'esperienza per orientarci nelle possibilità di esistenza e operare delle scelte. La  sua  funzione  interessa tutta l'esistenza, per cuI l' Io cosciente di sè , il  Sè   personale di ciascuno, l'identità, è  allo  stesso tempo memoria  del vissuto personale e progetto della propria realizzazione.

 La coscienza psicologica o coscienza di sè o autocoscienza diventa coscienza morale quando la  persona ha costruito dentro di essa un sistema valoriale per il bene umano e per il male umano. Quando cioè si è in grado di decidere autonomamente un bene da compiere per realizzare la propria identità in modo autentico ed un male da  evitare e combattere. La  coscienza  morale  non è diversa da  quella  psicologica,ne è  il  coronamento,senza coincidenza dI   ordini. La  coscienza morale,come quella  psicologica è creatività, invenzione, organizzazione dei valori.

Facendosi tutta intera riflessione sui valori , la coscienza psicologica  si fa coscienza morale.  

La coscienza è la capacità che consente all'uomo di emettere un giudizio pratico circa la moralità dei suoi atti individuali. L'esperienza morale di ogni uomo avviene nella coscienza : si percepisce il bene come normativo, vincolante e distinto dal male. La coscienza morale è come una "voce interiore", che esorta e incoraggia, inquieta e interroga, rimprovera e accusa, approva e loda.

La coscienza fa sentire la soddisfazione per il bene compiuto, e il 'rimorso per il male fatto.

« Liberarsi la coscienza di un peso »; « 'Avere, la coscienza a posto »; « Agire secondo coscienza »; « Avere uno scrupolo di coscienza», «avere la coscienza sporca»: sono tutte espressioni che indicano  'la presenza di  un "sesto senso",  di un radar interiore,  capace di «sentire e valutare» la qualità morale di ogni azione.

La norma morale

( l Catechismo Universale della Chiesa Cattolica: )

1776« Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre ' una legge  che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui   voce, che lo chiama sempre ad amare e  ' fare il bene e  fuggire il male,

1777 -Presente nell'intimo della persona, la coscienza morale  le ingiunge, al momento opportuno, di compiere il bene e di evitare il male. Essa giudica anche le scelte concrete, approvando quelle che sono buone, denunciando quelle cattive. Attesta l'autorità della verità in riferimento al Bene supre mo, di cui la persona umana avverte l'attrattiva ed accoglie i comandi Quando ascolta la coscienza morale, l'uomo prudente può sentire Dio che parla.

LA COSCIENZA MORALE E' LA LEGGE DELLO SPIRITO UMANO

1776-L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore... La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità propria » quando occorre, chiaramente (questa legge) parla alle orecchie del cuore...'

1778 La coscienza morale è un giudizio della ragione mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che sta per  porre, sta compiendo o ha compiuto. E' attraverso il giudizio della propria coscienza che l'uomo percepisce e riconosce i precetti della legge divina: la coscienza è una legge del nostro spirito, ma che lo supera, che ci dà degli ordini, che indica responsabilità e dovere, timore e speranza... la messaggera di Colui che, nel mondo della natura come in quello della grazia, ci parla velatamente, ci istruisce e ci guida. In tutto quello che dice e fa, l'uomo ha il dovere di seguire fedelmente ciò che sa essere giusto e retto.

RETTITUDINE DELLA COSCIENZA   

1780 La dignità della persona umana implica ed esige la rettitudine della coscienza morale. La coscienza morale comprende  - la percezione dei principi della moralità = la sinderesi , - la loro applicazione nelle circostanze di fatto mediante un discernimento pratico delle ragioni e dei beni  - e, infine, il giudizio riguardante gli atti concreti che si devono compiere o che sono già stati compiuti.  La verità sul bene morale, dichiarata nella legge della ragione, è praticamente e concretamente riconosciuta attraverso il giudizio prudente della coscienza. Si chiama prudente l'uomo le cui scelte sono conformi a tale giudizio.

'La coscienza è sempre qualcosa di profondamente personale. Molto dipende dall'educazione ricevuta e dal rapporto che genitori e educatori hanno loro stessi con le leggi morali. Genitori apprensivi o scrupolosi - dicono gli psicologi - possono tirar su dei figli ribelli o intransigenti. Inversamente, genitori sereni di fronte alle norme morali possono avere dei figli normalmente più obbedienti e, quel che più importa, capaci di un approccio più libero e sano di fronte all'autorità.

Oltre all'educazione e all'ambiente in cui si è cresciuti, contano poi le scelte di vita, quelle affettive come quelle professionali e politiche. C'è chi è molto sensibile in certi campi e indifferente in certi altri, e viceversa. Mentre il pacifista - poniamo - lotta per il disarmo e non si fa problema dei rapporti prematrimoniali, il cappellano militare benedice i carri armati e non tollera trasgressioni in materia di sesso. Ambedue dovrebbero obbiettivamente correggere le distorsioni o unilateralità del proprio giudizio morale.

Il discernimento morale

La capacità di vagliare e discernere il bene e il male, il giusto e l'ingiusto, l'opportuno e l'inopportuno si chiama giudizio morale. Condizioni da adempiere per avere un giudizio morale corretto sono:
- analizzare la situazione;
- conoscere le leggi locali;
- considerare il bene delle persone coinvolte;
- vedere se la norma in questione può essere generalizzata;
- prendere atto del "senso comune" della gente;
- interpellare la propria coscienza.

-...
questo è il  discernimento morale.

LA PRUDENZA

Il discernimento cui la coscienza ci invita è il primo dovere morale . Agire senza discernimento è sempre un male morale. La  previsione delle conseguenze esterne, cosmiche e storiche delle nostre azioni  fa parte del discernimento. La virtù del discernimento è chiamata  prudenza.

Nè il cosmo nè la storia sarebbero quello che sono se non ci fosse stata, fra l'altro, una serie sterminata di singole scelte di miliardi di singoli, piccoli uomini.

Tutti costoro avevano  previsto le conseguenze cosmiche e storiche delle loro scelte ?Il mondo sarebbe migliore se l'avessero fatto? Se l'avessero fatto tutti e più consapevolmente? E' ragionevole pensare di sì.
Questa semplice riflessione ci porta a dire che  il discernimento ,l'interpretazione della situazione in cui siamo chiamati ad agire in rapporto al senso della nostra vita,la valutazione delle conseguenze delle nostre scelte,è indispensabile per raggiungere un retto giudizio di coscienza  un retto giudizio morale

IL GIUDIZIO ERRONEO 

1790 '' L'essere umano deve sempre obbedire al giudizio certo della propria coscienza'. Se agisse deliberatamente contro tale giudizio, si condannerebbe da sé. Ma accade che la coscienza morale sia nell'ignoranza e dia giudizi erronei su azioni da compiere o già compiute.

1791 Questa ignoranza spesso è imputabile alla responsabilità personale. Ciò avviene 
'' « quando l'uomo non si cura di cercare la verità e il bene, e  quando la coscienza diventa quasi cieca in seguito all'abitudine del peccato »." In tali casi la persona è colpevole del male che commette.'
1792 All'origine delle deviazioni del giudizio nella condotta morale possono esserci la non conoscenza di Cristo e dei suo Vangelo, i cattivi esempi dati dagli altri, la schiavitù delle passioni, la pretesa ad una malintesa autonomia della coscienza, il rifiuto dell'autorità della Chiesa e del suo insegnamento, la mancanza di conversione e di carità.

1793 '' Se - al contrario - l'ignoranza è invincibile, o il giudizio erroneo è senza responsabilità da parte del soggetto morale, il male commesso dalla persona non può esserle imputato.' 
Nondimento resta un male, una privazione, un disordine.
''E' quindi necessario adoperarsi per correggere la coscienza morale dai suoi errori'.

AGIRE " SECONDO COSCIENZA "

1786 Messa di fronte ad una scelta morale, la coscienza può dare sia un giudizio retto in accordo con la ragione e con la legge divina, sia, al contrario, un giudizio erroneo che da esse si discosta.
1787 L'uomo talvolta si trova ad affrontare situazioni che rendono incerto il giudizio morale e difficile la decisione. Egli deve sempre ricercarla che è giusto e buono e discernere la volontà di Dio espressa nella la divina.
1788 A tale scopo l'uomo si sforza di interpretare i dati dell'esperienza e i segni dei tempi con la virtù della prudenza (=DISCERNIMENTO), con i consigli di persone avvedute e con l'aiuto dello Spirito Santo e dei suoi doni.

1789 Alcune norme valgono in ogni caso:
- Non è mai consentito fare il male perché ne derivi un bene. 
- La « regola d'oro »: « Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro » ' (Mt 7,12).'
- La carità passa sempre attraverso il rispetto del prossimo e della sua coscienza: 'Parlando « così contro i fratelli e ferendo la loro coscien za voi peccate contro Cristo » (1 Cor 8,12). « Perciò è bene » aste nersi da tutto ciò per cui « il tuo fratello possa scandalizzarsi » (Rm 14,21).

LIBERTA' DI COSCIENZA

Esistono  libertà al plurale (per esempio: la libertà di parola, di opinione, di stampa, di culto, ecc.); ed esiste la libertà.  Le prime sono le espressioni tangibili, esterne, della autonomia d'azione. Riguardano l'agire, il fare, il produrre dell'uomo.  La seconda invece sta alla radice di questo bisogno di autonomia, 'è la capacità della persona di porre degli atti propriamente personali. Riguarda cioè l'essere dell'uomo. Coinvolge infatti la ragione e la volontà, il discernimento e la decisione.

Non c'è atto libero se non si conosce ciò che si vuole, e se non lo si vuole al di fuori di ogni costrizione. 
Un atto che non è libero non ha rilevanza morale.

La libertà umana non è assoluta, ma limitata, condizionata da un insieme di circostanze naturali (nascita, sesso, temperamento, età ... ) e culturali (ambiente sociale, livello d'istruzione..)

1779 L'importante per ciascuno è di 'essere sufficientemente presente a se stesso al fine di sentire e'seguire la voce della propria coscienza. Tale ricerca di interiorità è quanto mai necessaria per il fatto che la vita spesso ci mette  in condizione di sottrarci ad ogni riflessione, esame o introspezione..

1781 La coscienza permette di assumere la responsabilità degli atti compiuti. 'Se l'uomo commette il male, il retto giudizio della coscienza può rimanere in lui il testimone della verità universale del bene e, al tempo stesso,della malizia della sua scelta particolare. La sentenza del giudizio di coscienza resta un pegno di speranza e di misericordia. Attestando la colpa compiuta, richiama al perdono da chiedere, al bene da praticare ancora e alla virtù da coltivare incessantemente con la grazia di Dio: Davanti a lui rassicureremo il nostro cuore qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa (1 Gv 3,19-20)

LA RESPONSABILITA' MORALE

La persona è responsabile se è libera di agire.Se è libera è capace di fare discernimento.
E' capace di prevedere anche gli effetti dei propri comportamenti.
Ma non si possono prevedere  tutte le conseguenze , tutti gli effetti delle proprie azioni.

Una previsione si dice ragionevole  quando il rischio di conseguenze indesiderate non è solo statistico, ma deriva da una ragione specifica di prevedibilità.
(Il rischio statistico: può scoppiare una gomma ).
(Un rischio ragionevolmente prevedibile : le gomme sono molto consumate e potrebbe scoppiarne una ). 
Esporre se stessi o altri a rischi ragionevolmente prevedibili  è sempre moralmente erroneo e condannabile.

IL VOLONTARIATO IN CAUSA

C'è  responsabilità morale per un comportamento soltanto quando si verifica un effetto indesiderabile ragionevolmente prevedibile e le cause che lo hanno determinato erano moralmente evitabili.
(le gomme erano consunte, lo sapevo, una è scoppiata mentre andavo a spasso, è successo un incidente: sono responsabile moralmente)

L' IMPOSSIBILITA' MORALE

- limiti di capacita' psicofisica
(un medico non puo' studiare tutti i casi possibili di malanni:non gli resterebbe piu' tempo per curare i malati)
- dovere prevalente
( il medico è stanco e inesperto, ma il dovere lo determina a fare comunque qualcosa per salvare una vita, con i rischi connessi.)
- stato di necessita' ( Le gomme sono consunte, puo' scoppiare una gomma, ma l'urgenza di portare un ferito all'ospedale mi determina a spingere l'acceleratore) sono casi di  impossibilità morale : i comportamenti sono determinati e non si possono omettere anche se ci sono rischi ragionevolmente prevedibili.)

IL DOPPIO EFFETTO DI UN COMPORTAMENTO

Quando da un comportamento scaturiscono due conseguenze, una buona e l'altra negativa è moralmente lecito quel comportamento solo quando si verificano simultaneamente 4 condizioni:
- il comportamento è di per sè moralmente giusto (indipendentemente dai possibili effetti)
- la volontà del soggetto è mirata al conseguimento del solo effetto buono
- non c'è nesso di causalità tra l'effetto negativo che si è verificato e il conseguimento dell'effetto buono
  ( se il mezzo per ottenere l'effetto buono è negativo in sè allora c'è nesso di causalità)
- C'è  proporzione tra il bene  inteso e il male permesso (cioè c'è un minor male insieme ad un grande   bene).

La coscienza ha sempre un primato nella scelta di ogni comportamento.

Il soggetto del comportamento e' il soggetto morale e lui solo.
Il primo dovere morale della coscienza e' il discernimento
La morale (scienza filosofica e teologica) ha il compito di accompagnare le coscienze nel processo di discernimento per la formazione di un retto giudizio morale.
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