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Il peccato

La natura umana si presenta ( normalmente ) capace di distinguere nell'agire , il bene e il male.
E' il senso morale naturale.

Cat.Univ.Chie.Catt.

1954 La legge [ morale ] naturale esprime il senso morale originale che permette all'uomo di discernere, per mezzo della ragione, quello che sono il bene e il male, la verità e la menzogna: la legge naturale è iscritta e scolpita nell'anima di tutti i singoli uomini; essa infatti è la ragione umana che impone di agire bene e proibisce il peccato [ = il male ] .

1849 Il peccato - è una mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza...

L'agire contrario alla Legge Morale Naturale è il peccato.

Tutte le culture ( quindi le religioni) esprimono in qualche modo la legge morale naturale all'interno dei loro codici di comportamento e chiamano in modi diversi il peccato.
Ci sono tracce in ogni racconto dell’antichità di un "peccato delle origini" che ha avuto come conseguenza la costante storica dell’imperfezione e la debolezza morale degli uomini : l’uomo conosce ciò che è bene e ciò che è male ma non ha sempre la forza morale di scegliere il bene e rigettare il male. A causa di questa debolezza c’è un peccato ricorrente nella storia della l'umanita'.

Senso di colpa e coscienza di peccato.

Dal punto di vista psicologico la coscienza di aver agito per il male provoca un senso di colpa , il sentimento di aver causato un danno a se stessi o ad altri. E’ largamente sostenuta nella psicologia (Weiner, 1992; Wicker et al., 1983; Izard, 1977; Hoffman, 1975) ed anche nella psicoterapia cognitiva (Ellis, 1962; De Silvestri, 1981), la tesi secondo la quale il senso di colpa consiste nell'assumere di essere responsabili di un danno che deriva da un atto contrario ad una norma o ad un precetto morale, etico o religioso.

Il senso di colpa è caratterizzato da una dinamica psicologica dove ci si sente sbagliati, in difetto, in errore rispetto a quello che gli altri si attendono da noi o che pensiamo di dover dare loro.
Il senso di colpa in psicologia è descritto come un insieme di elementi emotivi e cognitivi, un sentimento spiacevole che deriva dalla convinzione (anche ingiustificata) di aver danneggiato qualcuno; è correlato alla relazione con gli altri e all’empatia per le altrui sofferenze, ma anche, ad un livello profondo, alla paura interiorizzata di una punizione da parte delle figure significative.

La nostra cultura che ha molto sviluppato la conoscenza delle componenti soggettive dell'agire umano tende a favorire il ricorso al senso di colpa per stimolare la conversione al comportamento giusto, secondo la norma etica o religiosa che si è trasgredito.

Il senso di colpa può essere elaborato in modo costruttivo, per esempio per generare azioni riparatrici di danni provocati . Se non ci fosse il senso di colpa non saremmo capaci di muoverci verso una coscienza morale , la coscienza di aver trasgredito una legge universalmente riconoscibile e riconosciuta che esprime l'" umano autentico ", la Legge morale naturale. Il senso di colpa può quindi muovere l'uomo verso la coscienza di peccato e l'energia di questo sentimento serve per orientarsi ad agire per riparare il male fatto ed autogovernarsi per il bene, in futuro.

Il senso di colpa però non coincide con il senso di peccato , con la coscienza di peccato.

Ci sono sensi di colpa che non nascono in presenza oggettiva di trasgressioni, di peccati , come il senso di colpa che provano coloro che sopravvivono ad una tragedia, etc. Il senso di colpa perciò non è una energia che conduce automaticamente al senso di peccato ed alla conversione alla Legge morale naturale.

La componente cognitiva del senso di colpa permette di trasformare questo sentimento in coscienza morale e coscienza di peccato e questo è il percorso positivo . Esiste però una componente empatica per la quale senso di colpa può diventare un problema .Quando questa componente è eccessiva impedisce di analizzare la situazione lucidamente ed il percorso diventa negativo : il senso di colpa si trasforma in autolesionismo, in comportamenti autodistruttivi .

Peccato e conversione

E' necessario quindi diffidare dei sensi di colpa e ricorrere sempre alla ragione, muovendosi a verificare la presenza o meno di un peccato ; e questo si ottiene riferendosi alla Legge Morale Naturale.

Peccato è ogni comportamento che offende e danneggia l'uomo.

Il primo interrogativo morale deve essere : ha trasgredito in piena coscienza la Legge Morale Naturale?
Se sì allora c'è peccato . E quali danni ha provocato e a chi ?

Le conseguenze negative di un peccato non dipendono tanto dalla colpevolezza di chi lo compie quanto dalle dinamiche che il peccato mette in atto nella società in cui vive anche indipendentemente dalla sua consapevolezza e libertà.

Molti mali provocati dall'uomo a se stesso e agli altri sono il riflesso della sua condizione incompiuta e conseguenza ineluttabile della sua incapacità di vivere. Tale incapacità è radicata nella mancanza di un orientamento innato e infallibile nell'uomo al bene, alla  felicità a cui siaggiunge la deprivazione di strumenti culturali adeguati perché si  orienti  al  bene in libertà, consapevolezza, forza e gioia. 

La comunità umana che ha subito il danno richiede l' espiazione di una pena per il peccato [ aspetto giuridico ] , ma la Legge morale naturale richiede di donare al peccatore forze nuove di vita .

Lo stimolo della conversione deve venire
- da una riflessione sul destino personale 
- dalla accoglienza di una novità di vita offerta dalla comunità umana.
La penitenza allora deve consistere in un sostegno
- alla riflessione sul destino personale
- all'accoglienza di nuove forze vitali.

Il senso di colpa non è sempre un buon consigliere di conversione.

Il male spesso e' talmente irrazionale che non contiene in se' la possibilita' di essere superato .
Solo chi e' fuori dal male puo' liberare dal male.

Il male non puo' essere vinto in se stesso ma nell'accoglienza di una una possibilità di vita giusta sostenuta da nuove forze vitali.

Una persona devastata dal male potrà trovare l'energia  per uscire dalla sua condizione solo dalla vicinanza amorosa di molte persone che non alimentino sentimenti di colpa né di vendetta o rivalsa , cose che danneggiano ulteriormente la personalità, ma attestino simpatia e stima ,comunichino energia guaritrice .
Solo così il peccatore potrà ritrovare in sé l'apertura alla conversione.

Quando si pensa ai mali del mondo non è importante ricercare ed enfatizzare colpe e responsabilità, personali o collettive in modo scientifico e spietato, quanto invece ricercare ed esplicitare la verità di ragione , la Legge Morale Naturale.

Non è indispensabile sentirsi colpevoli per iniziare un cammino di conversione : tutti siamo responsabili in solido del destino umano e dobbiamo tutti convertirci non tanto in quanto responsabili dei mali presenti ma soprattutto perche' responsabili del futuro, nel quale possiamo lasciar irrompere forze vitali nuove ( anche soprannaturali ).

Tutti abbiamo necessità di ricevere la salvezza, il riscatto, una vita giusta, dagli altri, per il male che compiamo.Tutti possiamo accogliere le salvezze che ci vengono offerte e comunicarle agli altri.

Questo è compito di tutti : impegnare la persona a ricostruire la comunità in modalità piu' libere .

Morale e moralismo

Il moralismo cerca le colpe, i colpevoli, le pene espiatorie  .
Giudica ed emette sentenze che separano il peccatore dalla comunità.
La moralità cerca il riscatto dal male come possibilità di ricostruire una vita personale e sociale sempre più "giusta".

Vedi anche : chiesa e peccato  

Il " peccato del mondo "

n

L'evangelista Giovanni parla del peccato del mondo (Gv 1,29). Nella letteratura giovannea il termine 'mondo' ha un significato negativo, designando tutti gli uomini, giudei e pagani, che rigettano la rivelazione definitiva portata nel mondo dal Figlio di Dio. Il peccato del mondo non significa il peccato degli uomini in generale né la somma dei peccati individuali, ma il male in se stesso, in tutta la sua estensione e nelle conseguenze. Esso è una forza che acceca l'umanità e si trova alla base di tutte le prese di posizione contrarie a Dio (cioè all'uomo n.d.r.). [Nuovo Diz. Teol. Biblica-Paoline]

Gesù crocifisso rivela il "peccato del mondo" : opprimere l'uomo ,sfruttarlo, dileggiarlo, picchiarlo, ferirlo,
diffamarlo, accanirsi contro, affliggerlo, torturarlo, abbandonarlo, deprivarlo della dignità, spogliarlo di tutto , infine condannarlo e disfarsene, uccidendolo.

Cat. Univ. Chiesa Catt.

953 La comunione della carità.
Nella “comunione dei santi” “nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso” ( Rm 14,7 ). “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte” ( 1Cor 12,26-27 ). “La carità non cerca il suo interesse” ( 1Cor 13,5 ) [Cf 1Cor 10,24 ]. Il più piccolo dei nostri atti compiuto nella carità ha ripercussioni benefiche per tutti, in forza di questa solidarietà con tutti gli uomini, vivi o morti, solidarietà che si fonda sulla comunione dei santi. Ogni peccato nuoce a questa comunione.

Peccato è tutto ciò che nuoce alla comunione cristiana nella carità.

Peccato e paura
intervista ad Alberto Maggi 27 settembre 2013 http://www.repubblica.it/

Per un lunghissimo periodo il freno principale al peccato era rappresentato proprio dal terrore di credersi onnipotenti come Dio.

"Questo secondo l'immagine tradizionale della religione, che presuppone un Dio che punisce e castiga. Per scribi e farisei è sacra la Legge, per Gesù invece è sacro l'uomo. Per i primi il peccato era una trasgressione della Legge e un'offesa a Dio, per Gesù il peccato è ciò che offende l'uomo ".

Ecco che salta fuori Maggi l'eretico, che vede nella religione un ostacolo che si frappone alla vera fede.

"Per religione si intende tutto ciò che l'uomo fa per Dio, per fede tutto ciò che Dio fa per l'uomo.
La religione ha inventato la paura di Dio per meglio dominare le persone e mantenere posizioni di potere acquisite. . Con Gesù invece Dio è all'inizio e il traguardo finale è l'uomo. Per questo ogni volta che Gesù si trova in conflitto tra l'osservanza della legge divina e il bene dell'uomo, sceglie sempre la seconda. Al contrario dei sacerdoti.

Facendo il bene dell'uomo, si è certi di fare il bene di Dio, mentre quante volte invece, pensando di fare il bene di Dio, si è fatto del male all'uomo".

Se non è più il terrore di commettere peccato a fare da freno alla nostra hybris, cos'altro spinge un cristiano a riconoscere la bontà del limite?

"Il tuo bene è il mio limite. La mia libertà è infinita; nessuno può limitarla, neppure il Cristo, perché quella libertà è racchiusa nello scrigno della mia coscienza. Sono io a circoscriverla. Per il tuo bene, per la tua felicità. È così che l'apparente perdita diventa guadagno. Lo dicono bene i Vangeli: si possiede soltanto quello che si dà"

Mi sbaglierò, ma è proprio la parola limite che non si attaglia al suo vocabolario.

"Preferisco il termine pienezza. La parola limite ha una connotazione claustrofobica. La pienezza mi invita a respirare. Ogni mattina che mi sveglio, io mi trovo di fronte all'immensità dell'amore di Dio e cerco di coglierne un frammento, per poi restituirlo al prossimo. A partire, certo, dal mio limite. San Paolo usa a riguardo una bellissima espressione: abbiamo a disposizione un tesoro inestimabile e lo conserviamo in vasi da quattro soldi. Questa è la nostra condizione: una ricchezza immensa, a fronte della nostra umana fragilità e debolezza.

Che però non necessariamente è negativa. Perché sarà il mio limite a farmi comprendere anche il tuo. E di nuovo ecco la rivoluzione di Gesù. Nell'Antico Testamento il Signore dice: siate santi come io sono santo. Gesù invece non invita alla santità, dice: siate compassionevoli come il Padre è compassionevole.

La santità allontana dagli uomini comuni, la compassione invece ci unisce".

 

La legge della carità

I 10 Comandamenti

Nella lettera enciclica papale  "Sollicitudo Rei Socialis" è stato consacrato questo criterio di valutazione : 

la Legge [Mosaica] rappresentava il fondamento della religione e della moralità israelitica , l'espressione stessa della volontà divina.

Intere pagine dell'Antico Testamento elencano precetti e osservanze che regolano minuziosamente la vita personale, familiare, civile, religiosa. Ben undici sinonimi usa la Bibbia per tradurre l'unica nozione di Legge: essa è insegnamento, ordine, equità, norma, parola rivelata, verbo, testimonianza, voce, giudizio, comandamento, decreto. I primi cinque libri della Bibbia costituiscono per gli ebrei la Torah, la Legge. Sono la loro carta costituzionale, il regolamento della loro comunità civile e religiosa insieme, il certificato della loro fedeltà a Dio.

Come altri popoli dell'antichità, anche Israele si è servito di una legislazione religiosa per disciplinare tutta la vita sociale. La religione era struttura costitutiva di tutta la vita sociale. Era data grande importanza alla conoscenza della Legge. I genitori dovevano istruire i figli nella Legge (Es 13, 8-10.14), i sacerdoti la spiegavano al popolo (Dt 33, 10; Lv 10, 11).Le antiche leggi di Israele sono quasi tutte clausole di un patto, di un'alleanza tra Dio e il suo popolo.

Cambiano nei secoli le condizioni politiche (tempo delle tribù, della monarchia, dell'esilio, della restaurazione) e anche l'osservanza della Legge subisce alti e bassi: infedeltà, legalismo, formalismo esteriore. Ecco allora i profeti tornare a ricordare al popolo il cuore della Legge: convertirsi invece di moltiplicare i riti, soccorrere il povero e la vedova prima di fare sacrifici nel Tempio...

Il Decalogo e' Legge Morale Naturale , rivelata .

Catechismo Univers. della Chiesa Cattolica (CUCC)

1955 La legge “divina e naturale” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 89]  mostra all'uomo la via da seguire per compiere il bene e raggiungere il proprio fine. La legge naturale indica le norme prime ed essenziali che regolano la vita morale. Ha come perno l'aspirazione e la sottomissione a Dio, fonte e giudice di ogni bene, e altresì il senso dell'altro come uguale a se stesso. Nei suoi precetti principali essa è esposta nel Decalogo.

1962 La Legge antica è il primo stadio della Legge rivelata. Le sue prescrizioni morali sono riassunte nei Dieci comandamenti. I precetti del Decalogo pongono i fondamenti della vocazione dell'uomo, creato ad immagine di Dio; vietano ciò che è contrario all'amore di Dio e del prossimo, e prescrivono ciò che gli è essenziale. Il Decalogo è una luce offerta alla coscienza di ogni uomo per manifestargli la chiamata e le vie di Dio, e difenderlo contro il male : Dio ha scritto sulle tavole della Legge ciò che gli uomini non riuscivano a leggere nei loro cuori [Sant'Agostino, Enarratio in Psalmos, 57, 1].

1961 La Legge di Mosè esprime molte verità che sono naturalmente accessibili alla ragione.

1954 L'uomo partecipa alla sapienza e alla bontà del Creatore, che gli conferisce la padronanza dei suoi atti e la capacità di dirigersi verso la verità e il bene. La legge [ morale ] naturale esprime il senso morale originale che permette all'uomo di discernere, per mezzo della ragione, quello che sono il bene e il male, la verità e la menzogna: La legge naturale è iscritta e scolpita nell'anima di tutti i singoli uomini; essa infatti è la ragione umana che impone di agire bene e proibisce il peccato. . . Questa prescrizione dell'umana ragione, però, non sarebbe in grado di avere forza di legge, se non fosse la voce e l'interprete di una ragione più alta, alla quale il nostro spirito e la nostra libertà devono essere sottomessi [Leone XIII, Lett. enc. Libertas praestantissimum].

Il Decalogo e il cristiano

 1963 Secondo la tradizione cristiana, la Legge santa [ = la Legge Mosaica ], [Cf Rm 7,12 ] spirituale [Cf Rm 7,14 ] e buona, [Cf Rm 7,16 ] è ancora imperfetta. Come un pedagogo [Cf Gal 3,24 ] essa indica ciò che si deve fare, ma da sé non dà la forza, la grazia dello Spirito per osservarla. A causa del peccato che non può togliere, essa rimane una legge di schiavitù. Secondo san Paolo, essa ha particolarmente la funzione di denunciare e di manifestare il peccato che nel cuore dell'uomo forma una “legge di concupiscenza” [Cf Rm 7 ]. Tuttavia la Legge rimane la prima tappa sul cammino del Regno. Essa prepara e dispone il popolo eletto e ogni cristiano alla conversione e alla fede nel Dio Salvatore. Dà un insegnamento che rimane per sempre, come Parola di Dio.

 1964 Ci furono. . ., nel regime dell'Antico Testamento, anime ripiene di carità e della grazia dello Spirito Santo, le quali aspettavano soprattutto il compimento delle promesse spirituali ed eterne. Sotto tale aspetto, costoro appartenevano alla nuova legge. Al contrario, anche nel  Nuovo Testamento ci sono uomini carnali, che ancora non hanno raggiunto la perfezione della nuova legge, e che bisogna indurre alle azioni virtuose   con la paura del castigo o con la promessa di beni temporali [ ?????].
Però, la Legge antica, anche se dava i precetti della carità, non era in grado di offrire la grazia dello Spirito Santo, in virtù del    quale “l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori” (  Rm 5,5 ) [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, I-II, 107, 1, ad 2].

La Legge della Carità

Nell'AT è rivelato un nucleo centrale della Legge Morale Naturale ma la Legge di per sè non dona la capacità di viverla nella perfezione. Israele infatti ha fallito nell'osservanza di questa Legge.
La salvezza donata da Gesù consiste proprio nel dono della Natura Divina, lo Spirito di Dio che rende capace l'uomo di raggiungere la pienezza del suo essere, quindi di osservare in pienezza la sua Legge Morale Naturale.

Catechismo Univers. della Chiesa Cattolica (CUCC)

L'iniziazione al cristianesimo, battesimo-cresima-eucarestia, dona la natura divina al credente catecumeno. Questa partecipazione alla natura divina  crea un Uomo Nuovo simile a Gesù, umanodivino. Il cristiano ha una natura Nuova , umanodivina, per cui la Legge Naturale di questa natura è Nuova ed è espressa come Legge Evangelica ( = nuova). Gesù ha vissuto questa Legge Evangelica, o Legge Morale Naturale dell'Uomodio.

1965 La Legge Evangelica è Legge Morale , sia Naturale che Rivelata in quanto è Legge Rivelata ed Impressa nel cuore umano con i Battesimo. E' la Legge Morale espressa nella sua perfezione.
1965 E' opera di Cristo e trova la sua espressione particolarmente nel Discorso della montagna; è anche opera dello Spirito Santo e, per mezzo di lui, diventa
la legge interiore della carità: “Io stipulerò con la casa d'Israele. . . un'alleanza nuova. . . Porrò le mie leggi nella loro mente e le imprimerò nei loro cuori; sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo” ( Eb 8,8; Eb 8,10 ) [Cf Ger 31,31-34 ].

Non è una legge tutta scritta su libri ma è impressa nel cuore, è Legge Naturale umanodivina donata da Gesù:

1966 La Legge nuova è la grazia dello Spirito Santo, data ai fedeli in virtù della fede in Cristo. Essa opera mediante la carità, si serve del Discorso del Signore sulla montagna per insegnarci ciò che si deve fare, e dei sacramenti per comunicarci la grazia di farlo

E' insieme una Legge di natura e Forza per compierla, è lo Spirito di Gesù, la Carità.
E' esemplificata da Gesù nel Discorso della Montagana. ( Mt 5- 6- 7 )

1966 Chi vorrà meditare con pietà e perspicacia il Discorso che nostro Signore ha pronunciato sulla montagna, così come lo si legge nel Vangelo di San Matteo, indubbiamente vi troverà la “magna carta” della vita cristiana. Questo Discorso infatti comprende tutte le norme peculiari della esistenza cristiana [Sant'Agostino, De sermone Domini in monte, 1, 1: PL 34, 1229-1231].

Gesù è l' " Uomo", il Giusto, il Perfetto e i cristiani, a sua somiglianza, hanno nella loro natura una Legge Morale Perfetta, come Gesù. In questo senso si può dire che la Novità (= il Vangelo) della salvezza cristiana " perfeziona", porta a perfezione, la Legge Morale Naturale perchè porta l'uomo a uomodio .

1965 La nuova Legge o Legge evangelica è la perfezione quaggiù della legge divina, naturale e rivelata.
1967 La Legge evangelica “dà compimento” [Cf Mt 5,17-19 ] alla Legge antica
1968 La Legge evangelica dà compimento ai comandamenti della Legge [Mosaica].

in verità il termine compimento nel testo citato di Matteo indica il compimento di tutte le promesse divine contenute nella Bibbia Ebraica ( chiamata dagli ebrei Legge e Profeti ) ed in verità il dono della salvezza cristiana, lo è :

1968 ... la purifica, la supera e la porta alla perfezione. Nelle “beatitudini” essa compie le promesse divine, elevandole ed ordinandole al “Regno dei cieli”. Si rivolge a coloro che sono disposti ad accogliere con fede questa speranza nuova: i poveri, gli umili, gli afflitti, i puri di cuore, i perseguitati a causa di Cristo, tracciando in tal modo le sorprendenti vie del Regno.

 1968 La Legge evangelica dà compimento ai comandamenti della Legge [Mosaica]. Il Discorso del Signore sulla montagna, lungi dall'abolire o dal togliere valore alle prescrizioni morali della Legge antica, ne svela le virtualità nascoste e ne fa scaturire nuove esigenze: ne mette in luce tutta la verità divina e umana. Esso non aggiunge nuovi precetti esteriori, ma arriva a riformare la radice delle azioni, il cuore, là dove l'uomo sceglie tra il puro e l'impuro, [Cf Mt 15,18-19 ] dove si sviluppano la fede, la speranza e la carità e, con queste, le altre virtù. Così il Vangelo porta la legge alla sua pienezza mediante l'imitazione della perfezione del Padre celeste, [Cf Mt 5,48 ] il perdono dei nemici e la preghiera per i persecutori, sull'esempio della magnanimità divina [Cf Mt 5,44 ].

 1972 La Legge nuova è chiamata una legge d'amore, perché fa agire in virtù dell'amore che lo Spirito Santo infonde, più che sotto la spinta del timore; una legge di grazia, perché, per mezzo della fede e dei sacramenti, conferisce la forza della grazia per agire; una legge di libertà , [Cf Gc 1,25; Gc 2,12 ] perché ci libera dalle osservanze rituali e giuridiche della Legge antica, ci porta ad agire spontaneamente sotto l'impulso della carità, ed infine ci fa passare dalla condizione del servo “che non sa quello che fa il suo padrone” a quella di amico di Cristo “perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi” ( Gv 15,15 ), o ancora alla condizione di figlio erede [Cf Gal 4,1-7; 1973 Gal 4,21-31; Rm 8,15 ].

 1969 La sua preghiera è il “Padre nostro” [Cf Mt 6,9-13 ]

La Regola d'oro

 Tutta la Legge evangelica è racchiusa nel “ comandamento nuovo ” di Gesù ( Gv 13,34 ), di amarci gli uni gli altri come lui ci ha amati [Cf Gv 13,34 ]. Il limite dell'amore non è più l'amore per se stessi ( ama il tuo prossimo come te stesso ) ma l'amore con cui Gesù h ama tutti : Gv 15,12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.

Gesù annuncia Dio come " amore " :
1Gv 4,8 Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.
e chiede che da parte uomini ci sia fede perché possano accogliere questo amore e renderlo alla comunità umana. Qui sta il fondamento di tutta la morale vissuta e insegnata da Gesù di Nazaret.

Il senso pieno della Legge Mosaica si realizza nel suo superamento. Mentre le norme del decalogo hanno un valore precettistico, le "beatitudini" sono inviti alla perfezione dell'amore umanodivino , che sarà i definitivo solo con la resurrezione . Per questo sono anche dette "messaggio escatologico".

Un elenco esemplificativo, non esaustivo del contenuto morale dei vangeli:
- valore dell'intenzione più che del gesto materiale;
- primato dell'amore del prossimo più che delle pratiche rituali;
- vicinanza agli ultimi, o perché poveri o perché peccatori;
- rispetto per la libertà di coscienza individuale;
- rifiuto delle convenzioni sociali, sia religiose che civili;
- avversione o distacco nei confronti delle ricchezze materiali;
- non-violenza o tolleranza come risposta alla violenza;
- fraternità universale al di là delle divisioni di classe o di etnia;
- franchezza coraggiosa di fronte a chi occupa posizioni di potere (sacerdoti, scribi, sinedrio, procuratore romano .);
- semplificazione di tutte le leggi morali al duplice comandamento dell'amore di Dio e del prossimo.

Gesù non ha dato una legge : cosa bisogna fare o non fare, Gesù ha comunicato uno Spirito, il Suo Spirito con cui fare ogni cosa : la Carità. Peccato è tutto ciò che nuoce alla comunione cristiana nella carità.

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