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La via crucis del mondo

La nostra civiltà è malata, è in corso una via crucis del pianeta davanti ai nostri occhi distratti. L’aria delle nostre città, i nostri mari ormai quasi privi di pesci, l’acqua, le foreste, gli oceani, sono vittime di un’ideologia rapace e utilitaristica che considera la natura solo come un’inanimata risorsa da sfruttare e che alimenta la fiorente industria della fiction per la finzione necessaria a sedare le coscienze. I rifiuti prodotti dagli oltre 7 miliardi di esseri umani sono ormai superiori alle possibilità di smaltimento, e per alcuni di essi come le scorie nucleari lo smaltimento è praticamente impossibile. Che cosa avverrà quando nel 2025 la popolazione sarà di 8,1 miliardi? E quando nel 2050 giungerà a 9,6 miliardi? Una nuova guerra mondiale? Una serie permanente di inarrestabili conflitti locali?

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Ai nostri giorni un terzo del cibo prodotto viene buttato via, sono 1,3 miliardi di tonnellate di cibo su scala annuale che finiscono tra i rifiuti, con l’uso scriteriato di acqua, energia e vita animale e vegetale che tutto questo comporta. E ciò a fronte del fatto che ogni giorno muoiono per fame 24.000 esseri umani, 8 milioni e mezzo all’anno. Basta questo per evidenziare la pericolosa malattia mentale di cui soffre la nostra società? Nutriamo la nostra anima con le manifestazioni di massa dell’effimero (sport di massa, musica di massa, cinema di massa…) pagandone i protagonisti con cifre esorbitanti, mentre miliardi di esseri umani vivono con meno di due dollari al giorno.

Proprio nell’epoca del trionfo della scienza assistiamo a un tracollo della razionalità nel governo del mondo, con la conseguenza che a trionfare non è veramente la scienza, la quale è sempre ricerca e dubbio, ma è piuttosto la tecnica che ammanisce certezze e cattura le menti. Anche la modalità con cui nelle nostre società si conquista il consenso e si accede al potere è sempre più all’insegna dell’irrazionalità, perché vince chi sa suscitare emozioni forti mentre chi pratica l’onestà dell’analisi è inevitabilmente destinato alla sconfitta: se penso ai leader politici di quand’ero ragazzo (Moro, Zaccagnini, Berlinguer) vedo che per loro non vi sarebbe oggi nessuna chance.

Quando Francesco d’Assisi compose il suo testo più bello, il Cantico delle creature, la pagina più antica della letteratura italiana, era quasi cieco per una malattia agli occhi e soffriva per una serie di altri mali che da lì a un anno l’avrebbero condotto alla morte. Ciò non gli impedì di cantare la luce di frate sole e di frate focu e di celebrare le altre realtà naturali.  Penso che guardando alla sua vita sia possibile capire le due principali malattie di cui soffriamo oggi:
1) una filosofia di vita opposta a quella di Francesco e analoga a quella del ricco mercante suo padre, cioè all’insegna dell’accumulo e del consumo, a cui si viene indotti fin da piccoli dalla potenza della pubblicità e dall’industria dell’intrattenimento che le gira attorno;
2) una filosofia della natura opposta a quella del Cantico delle creature che considera la materia come inerte e la vita come lotta, e da cui discende un atteggiamento predatorio verso il pianeta e il conseguente inquinamento.

Dal canto suo la religione tradizionale dell’Occidente non è stata in grado di fronteggiare questi due mali, anzi vi ha persino contribuito a causa del suo antropocentrismo, per cui anche il cristianesimo si deve rinnovare, anzi direi convertire.

L’umanità, se vuole sopravvivere, deve cambiare la mentalità che guida le sue politiche economiche e che orienta il suo atteggiamento verso la natura.

L’unica possibilità di una svolta è nella presa di coscienza che la Terra è un organismo che deve la sua origine e la sua esistenza alla logica dell’armonia relazionale. Il passaggio da una civiltà basata sulla lotta a una civiltà basata sulla cooperazione può avvenire solo se si comprende che è la stessa logica dell’evoluzione naturale a basarsi sulla cooperazione e si educano i nostri ragazzi in questa prospettiva.

Occorre quindi superare la cupa filosofia della vita trasmessa dal darwinismo e comprendere che a guidare l’evoluzione non è soltanto la lotta ma prima ancora il rapporto di complementarietà e di armonia, visto che non esiste vita se non in relazione, non esiste bios se non come symbios, come simbiosi.

Dalla crisi ecologica ed etico-spirituale non si uscirà se non si risaneranno le idee che l’hanno prodotta. Occorre che l’urgenza ecologica trasformi la nostra visione della biologia e ci faccia prendere coscienza del legame che unisce tutte le cose, dell’interconnessione di ogni ente con il tutto, di ciò che la fisica chiama entanglement e che costituisce il paradigma ontologico più avanzato.

Tutto ciò è  traducibile in filosofia dicendo che la prima categoria dell’essere non è la sostanza ma è la relazione, all’insegna di una relazionalità globale che supera l’antropocentrismo e l’utilitarismo che ne discende.

Da Francesco d’Assisi malato e alla vigilia della morte nacque uno dei testi più sublimi della spiritualità di tutti i tempi. Dalla nostra civiltà, malata e così cieca da non riconoscere la sua malattia, può emergere ancora la possibilità di una svolta per non precipitare nell’abisso sempre più vicino?

... [Vito Mancuso, la Repubblica 18 aprile 2014 www.vitomancuso.it]

Ritrovare il senso.

Il nostro pianeta è una singolarità nell'universo che conosciamo perchè è configurato come biosfera, un ambiente particolare protetto dalle forze distruttive dell'universo , ambiente nel quale si manifesta la vita.

Che cosa sia la vita è ancora un mistero : nessuno fino ad ora è riuscito a produrre -partendo dalla materia inerte -un essere vivente capace di riprodursi .

« Oggi abbiamo costruito una società profondamente ingiusta e ineguale, dove stiamo oscurando tutte le speranze per un futuro migliore. Che senso ha tutto questo? Quello che stiamo lasciando ai nostri figli è un mondo in rovina, inquinato, con problemi ambientali gravissimi, che stanno causando la rottura degli equilibri ecosistemici; un mondo ingiusto, dove gli stati sono ricoperti di debiti causati dall'irresponsabilità del potere, un mondo dove i giovani rischiano di non avere un lavoro o una fonte di sostentamento che permetta loro di costruirsi una famiglia e di avere affetti solidi e duraturi; un mondo insulso, vuoto e stupido dove prevale l'avere e l'apparire invece dell'essere. In conclusione, un mondo dove si è perso il senso».    ( Pier Mario Biava, Ervin Laszlo, Il senso ritrovato , Spinger)

Oggi abbiamo perso il senso di far parte di qualcosa di cosmico. Ecco la ragione principale delle condizioni del nostro mondo violento, stressato, corrotto e non più sostenibile. Tutti sintomi di qualcosa di sbagliato, di una maniera di pensare sbagliata.

I bambini e i popoli nativi costruiscono il loro mondo a partire dall'intuizione, prodotta dalla genetica e dall'epigenetica. Noi, umanità del ventunesimo secolo, non possiamo più limitarci all'intuizione, perché abbiamo imboccato una strada che conduce verso la consapevolezza. A un certo punto l'uomo si è chiesto: «Cos'è questo?», «Che senso ha?». È una strada che una volta intrapresa è senza ritorno: non è più possibile dimenticare e agire di nuovo intuitivamente, istintivamente.

Noi costruiamo la nostra realtà consapevolmente, ma la consapevolezza presenta un grosso pericolo, può essere falsa e non riconoscere le cose come sono veramente: allora nascono i problemi. Pensando in maniera sbagliata si agisce in maniera sbagliata, con tutti gli effetti negativi che questo comporta.

Secondo i principi della fisica quantistica, tutto quello che succede in un punto preciso ha anche un effetto diretto e immediato su un altro punto. Gli studi degli ultimi anni hanno dimostrato che questo enunciato non è applicabile solo al mondo super-piccolo, ma anche alla rete della vita e al cosmo. Si tratta di effetti istantanei non-locali. Una cosa che succede in un punto, nello stesso momento è presente anche in altre parti, non stiamo parlando di causa-effetto che implica tempo e spazio.

L'informazione significante, che ha dato origine alla vita e all'universo, ci spiega che questo non è un aggregato meccanico di parti separate ma un tutto, un olos, che si manifesta attraverso reti sistemiche coerenti che permettono l'equilibrio.

L'informazione non è soltanto qualcosa che va nel vuoto, fatta di parole necessarie per costruire un senso in maniera astratta. L'informazione è un effetto sottile, che va dal punto A al punto B e ritorna al punto A attraverso tutti gli altri punti intorno. È un collegamento totale. Insomma la vita del cosmo, l'organismo, l'ecosistema, sono insiemi con connessioni non-locali. Sono sistemi quantistici macroscopici, dove tutti i fattori interagiscono cosicché la totalità agisce in maniera integrata e coerente.

Noi esseri umani riceviamo l'informazione sia attraverso gli organi sensoriali che attraverso la risonanza quantisitca. Tutta la materia, tutto l'universo, compresi il nostro organismo e il nostro cervello, emettono onde, e la risonanza si realizza quando queste sono coniugate tra loro e l'informazione si trasferisce dall'una all'altra. Quando i collegamenti tra il nostro organismo e il mondo intorno a noi sono coerenti siamo in equilibrio, siamo sintonizzati. Le specie non umane, che non hanno la possibilità di sbagliarsi consapevolmente, sono più sintonizzate, altrimenti non reggerebbero, si estinguerebbero.

Da tempo l'essere umano non è più sintonizzato, ma con la sua tecnologia fa comunque l'impossibile per reggere, a costo di compromettere l'equilibrio e la salute di tutto quanto lo circonda.

Noi stiamo rompendo tutte le reti, e questa rottura ci porta i problemi ambientali, la crisi economica, quella finanziaria, la perdita dei valori. Dobbiamo recuperare tutto ciò. Per me, in quanto scienziato, il logos è l'origine del mondo: la vita inizia con un'informazione molto coerente, che permette alla materia di organizzarsi. Non saremmo qui se la vita fosse un evento casuale, se le molecole si incontrassero tra di loro come fossero palle da biliardo.

Il cancro è una malattia in cui le cellule hanno perso il senso di quello che stanno facendo; interpretano i messaggi dell'organismo in modo diverso da tutte le altre perché non sono più in grado di comportarsi e informarsi correttamente. Questa è una delle conseguenze della perdita di senso della nostra civiltà, che ha creato una crisi sistemica e ambientale gravissima.

I cancerogeni ambientali somministrati durante l'organogenesi - cioè quando da una cellula staminale, l'uovo fecondato, si formano per passaggi successivi tutti gli organi e apparati - non riescono a indurre tumori nella prole, mentre questo avviene quando l'organogenesi è terminata. I 252 tipi cellulari di cui è costituito il nostro organismo sono in rete e comunicano tra loro in maniera coerente. Quando si forma il cancro, le cellule tumorali perdono questa coerenza e cominciano a comportarsi in modo anomalo. Le cellule tumorali alterate, che avevano perso la capacità di capire il significato della comunicazione, se ricevono l'informazione corretta si rimettono in linea e si comportano normalmente

L'informazione è già data nell'organismo ed è capace di ripristinare, curare le informazioni sbagliate sviluppate da un gruppo di cellule, cioè la malattia. L'informazione non è un concetto astratto ma concreto e verificabile in laboratorio. L'informazione è presente olograficamente nel tutto.

Come curiamo la malattia restituendo il senso alle cellule alterate, così possiamo cambiare la prospettiva con cui viviamo sulla Terra.

Da questa crisi sistemica dobbiamo uscire con un nuovo modello che parta dal basso, cercando di organizzare una società solidale che si basi su principi di sussidiarietà. Il mondo ha ormai accumulato una ricchezza tale che se equamente distribuita potrebbe procurare benessere a tutti, anche agli abitanti dei paesi oggi più poveri. Si tratta di organizzare reti di sostegno sociale ed economico che, oltre a condividerlo equamente, non facciano del profitto l'unico obiettivo. Alla fine dobbiamo riconoscere che stiamo andando in rovina a causa dell'egoismo e dell'individualismo che caratterizzano la nostra epoca. Per ritrovare il senso dobbiamo opporci a questa realtà e immettere energia positiva nell'ambiente, nient'altro che Amore.

( Pier Mario Biava , oncologo, ricercatore)

La consapevolezza è sapere che siamo in grado di percepire l'informazione in diverse maniere e siamo capaci di conoscere e costruire il nostro mondo in maniera più giusta e integrata.

La grande speranza è nella nuova cultura, nelle nuove generazioni, nell'apertura della mente, nell'utilizzo della tecnologia, quella di internet, per far crescere la consapevolezza. Abbiamo l'intuizione, la ricezione, la percezione spontanea che emergono attraverso la meditazione, la grande arte, la spiritualità, la preghiera, la contemplazione. Tutte vie diverse per ritrovare il collegamento tra noi, gli altri e il sistema ambientale. Cambia te stesso, ha detto Gandhi. Questo è il compito. C'è un'espressione che si usa oggi tra i giovani ed è love. Amore è trovarsi, sentirsi insieme con gli altri. È possibile. Dobbiamo agire.

( Ervin Laszlo , Club di Budapest ).

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