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Scienza ed etica : ritrovare il senso.
di Cecilia Gallia TerraNuova n° 279 http://www.aamterranuova.it

« Oggi abbiamo costruito una società profondamente ingiusta e ineguale, dove stiamo oscurando tutte le speranze per un futuro migliore. Che senso ha tutto questo? Quello che stiamo lasciando ai nostri figli è un mondo in rovina, inquinato, con problemi ambientali gravissimi, che stanno causando la rottura degli equilibri ecosistemici; un mondo ingiusto, dove gli stati sono ricoperti di debiti causati dall'irresponsabilità del potere, un mondo dove i giovani rischiano di non avere un lavoro o una fonte di sostentamento che permetta loro di costruirsi una famiglia e di avere affetti solidi e duraturi; un mondo insulso, vuoto e stupido dove prevale l'avere e l'apparire invece dell'essere. In conclusione, un mondo dove si è perso il senso».

Con queste parole pesantemente pessimistiche, Pier Mario Biava, oncologo e ricercatore, presenta il volume // senso ritrovato (ed. Spinger), curato insieme a Ervin Laszlo, filosofo, teorico dei sistemi e fondatore del Club di Budapest. Il libro accoglie contributi di vari studiosi esperti di discipline diverse, dalla medicina alle scienze della comunicazione, dalla fisica all'economia, accomunati dalla convinzione che valga la pena
impegnarsi a rendere un po' più umano e civile il nostro esistere quotidiano.

Cominciamo dal titolo„ «Il senso ritrovato». Stiamo parlando di qualcosa che nella vita odierna si è perduta...

 

LASZLO.
Il senso della vita è sempre stato un fatto naturale per le culture tradizionali. Troviamo la nostra coerenza nel rapporto con gli altri, sappiamo di essere parte di un sistema più grande di noi, sia esso concepito in maniera spirituale, religiosa o scientifica. In ogni caso l'essere umano è parte di qualcosa, che esiste in questa biosfera. Però noi oggi abbiamo perso il senso di far parte di qualcosa di cosmico. Ecco la ragione principale delle condizioni del nostro mondo violento, stressato, corrotto e non più sostenibile. Tutti sintomi di qualcosa di sbagliato, di una maniera di pensare sbagliata.

I bambini e i popoli nativi costruiscono il loro mondo a partire dall'intuizione, prodotta dalla genetica e dall'epigenetica. Noi, umanità del ventunesimo secolo, non possiamo più limitarci all'intuizione, perché abbiamo imboccato una strada che conduce verso la consapevolezza. A un certo punto l'uomo si è chiesto: «Cos'è questo?», «Che senso ha?». È una strada che una volta intrapresa è senza ritorno: non è più possibile dimenticare e agire di nuovo intuitivamente, istintivamente.

Noi costruiamo la nostra realtà consapevolmente, ma la consapevolezza presenta un grosso pericolo, può essere falsa e non riconoscere le cose come sono veramente: allora nascono i problemi. Pensando in maniera sbagliata si agisce in maniera sbagliata, con tutti gli effetti negativi che questo comporta.

BIAVA.
Condivido pienamente. Nel mio libro precedente Il cancro e la ricerca del senso perduto ho scritto che il cancro è una malattia in cui le cellule hanno perso il senso di quello che stanno facendo; interpretano i messaggi dell'organismo in modo diverso da tutte le altre perché non sono più in grado di comportarsi e informarsi correttamente. Questa è una delle conseguenze della perdita di senso della nostra civiltà, che ha creato una crisi sistemica e ambientale gravissima.

Il senso ritrovato è un tentativo di dare una risposta a questi problemi, prendendo come filo conduttore l'informazione. L'informazione significante, che ha dato origine alla vita e all'universo, ci spiega che questo non è un aggregato mecca nico di parti separate ma un tutto, un olos, che si manifesta attraverso reti sistemiche coerenti che permettono l'equilibrio.

Noi stiamo rompendo tutte le reti, e questa rottura ci porta i problemi ambientali, la crisi economica, quella finanziaria, la perdita dei valori. Dobbiamo recuperare tutto ciò. Per me, in quanto scienziato, il logos è l'origine del mondo: la vita inizia con un'informazione molto coerente, che permette alla materia di organizzarsi. Non saremmo qui se la vita fosse un evento casuale, se le molecole si incontrassero tra di loro come fossero palle da biliardo.

Ascoltandovi si percepisce una grande vicinanza e condivisione di obiettivi, ma come nasce la collaborazione tra voi, tra uno scienziato e un filosofo?

BIAVA.
Conoscevo già il professor Laszlo attraverso i suoi studi e le sue pubblicazioni, ma l'occasione per una collaborazione concreta si è presentata quando gli ho chiesto di scrivere la prefazione al mio libro sul cancro. Ci siamo trovati sulle stesse conclusioni: io sono partito dallo studio del cancro, lui dalla filosofia e dal voler capire come funzionano le scoperte scientifiche.

LASZLO.
La scoperta del dottor Biava cambia completamente la visione della medicina e instaura un nuovo paradigma. Un paradigma non è solo filosofico ma anche scientifico.
Quello che opera ancora nella società di oggi, anche se superato dalla scienza d'avanguardia, è il paradigma newtoniano meccanicista, secondo il quale ogni cosa ha la sua causa e tutto può essere ridotto alla sola interazione locale.

Secondo i principi della fisica quantistica, tutto quello che succede in un punto preciso ha anche un effetto diretto e immediato su un altro punto. Gli studi degli ultimi anni hanno dimostrato che questo enunciato non è applicabile solo al mondo super-piccolo, ma anche alla rete della vita e al cosmo. Si tratta di effetti istantanei non-locali. Una cosa che succede in un punto, nello stesso momento è presente anche in altre parti, non stiamo parlando di causa-effetto che implica tempo e spazio.

Insomma la vita del cosmo, l'organismo, l'ecosistema, sono insiemi con connessioni non-locali. Sono sistemi quantistici macroscopici, dove tutti i fattori interagiscono cosicché la totalità agisce in maniera integrata e coerente. Questa è la base della scoperta del dottor Biava, che vede che l'informazione è già data nell'organismo ed è capace di ripristinare, curare le informazioni sbagliate sviluppate da un gruppo di cellule, cioè la malattia. L'informazione è presente olograficamente nel tutto.

Potreste chiarire come dobbiamo intendere il termine «informazione» in questo contesto?

LASZLO.
L'informazione non è soltanto qualcosa che va nel vuoto, fatta di parole necessarie per costruire un senso in maniera astratta. L'informazione è un effetto sottile, che va dal punto A al punto B e ritorna al punto A attraverso tutti gli altri punti intorno. È un collegamento totale.

Cosa significa applicare questo concetto all'umanità e alla sua problematica?

Noi esseri umani riceviamo l'informazione sia attraverso gli organi sensoriali che attraverso la risonanza quantisitca. Tutta la materia, tutto l'universo, compresi il nostro organismo e il nostro cervello, emettono onde, e la risonanza si realizza quando queste sono coniugate tra loro e l'informazione si trasferisce dall'una all'altra. Quando i collegamenti tra il nostro organismo e il mondo intorno a noi sono coerenti siamo in equilibrio, siamo sintonizzati. Le specie non umane, che non hanno la possibilità di sbagliarsi consapevolmente, sono più sintonizzate, altrimenti non reggerebbero, si estinguerebbero.

Da tempo l'essere umano non è più sintonizzato, ma con la sua tecnologia fa comunque l'impossibile per reggere, a costo di compromettere l'equilibrio e la salute di tutto quanto lo circonda. Il senso ritrovato secondo me è sapere che siamo in grado di percepire l'informazione in diverse maniere e siamo capaci di conoscere e costruire il nostro mondo in maniera più giusta e integrata.

BIAVA.
Per capire come l'informazione significante sia all'origine della vita, dobbiamo entrare nella corposità della materia con la biologia. Parliamo delle cellule tumorali, cellule che non capiscono più il significato della comunicazione che avviene nell'organismo. In questo senso il cancro rappresenta la più grave patologia dell'informazione a livello del nostro corpo.

Il mio percorso è partito da studi di carcinogenesi ambientale, dall'osservazione che i cancerogeni ambientali somministrati durante l'organogenesi - cioè quando da una cellula staminale, l'uovo fecondato, si formano per passaggi successivi tutti gli organi e apparati - non riescono a indurre tumori nella prole, mentre questo avviene quando l'organogenesi è terminata. I 252 tipi cellulari di cui è costituito il nostro organismo sono in rete e comunicano tra loro in maniera coerente. Quando si forma il cancro, le cellule tumorali perdono questa coerenza e cominciano a comportarsi in modo anomalo.

Non mi dilungo qui sugli esperimenti, ma la conclusione fondamentale è che le cellule tumorali sono riprogrammabili. Ovvero le cellule tumorali alterate, che avevano perso la capacità di capire il significato della comunicazione, se ricevono l'informazione corretta si rimettono in linea e si comportano normalmente.
Insomma, l'informazione non è un concetto astratto ma concreto e verificabile in laboratorio. Questa affermazione è molto importante, perché come curiamo la malattia restituendo il senso alle cellule alterate, così possiamo cambiare la prospettiva con cui viviamo sulla Terra.

Professor Biava, cosa vuol dire esattamente riprogrammazione delle cellule tumorali.

Torniamo un attimo indietro, di fronte alla perdita di coerenza e al comportamento anomalo delle cellule tumorali mi sono posto l'interrogativo: «Se correggiamo l'informazione sbagliata che queste cellule hanno assunto, riusciamo in qualche modo a correggere, riprogrammare, il loro comportamento maligno?».

Allora ho preso un embrione di Zebrafish (un pesciolino tropicale, onnipresente in ogni acquario, che ha circa il'90% delle proteine simili a quelle dell'uomo) e ho studiato tutti i passaggi del differenziamento dei vari tipi di cellule staminali, da quelle totipotenti a quelle unipotenti, individuando i fattori responsabili del differenziamento, che sono essenzialmente proteine per il 99% e acidi nucleici per l'l%. Queste proteine sono fondamentali per il ciclo cellulare, per il metabolismo dei mitocondri.

Quindi abbiamo fatto una serie di esperimenti utilizzando delle proteine prese da questo pesciolino per controllare i tumori umani. Abbiamo visto che queste proteine rallentano per l'80% la crescita del glioblastoma multiforme, un tumore molto aggressivo del cervello, e in percentuale leggermente diversa anche quella del melanoma e di altri tumori. Ciò avviene perché con queste proteine regoliamo l'espressione di alcuni geni fondamentali che controllano il ciclo cellulare, in particolare un gene che, comunemente, nei tumori è inattivo.

Con la somministrazione delle proteine di differenziazione abbiamo bloccato il ciclo cellulare delle cellule tumorali e abbiamo verificato che si delineavano due possibilità. La prò teina corregge i danni all'origine della malignità, se questi sono riparabili. In tal caso le cellule si rinormalizzano, ovvero si ridifferenziano. Abbiamo verificato che i marker del differenziamento cellulare sono aumentati fino al 100%. Se invece i danni sono troppo gravi e non sono riparabili questa proteina spinge la cellula verso la morte programmata e le cellule tumorali muoiono. Senza entrare nei dettagli degli esperimenti con altri tipi di tumore, la conclusione della ricerca indica che le cellule tumorali sono riprogram-mabili e i tumori sono malattie reversibili.

Noi, persone comuni, come possiamo partecipare, entrare consapevolmente nel processo di trasformazione?

BIAVA.

Da questa crisi sistemica dobbiamo uscire con un nuovo modello che parta dal basso, cercando di organizzare una società solidale che si basi su principi di sussidiarietà. Il mondo ha ormai accumulato una
ricchezza tale che se equamente distribuita potrebbe procurare benessere a tutti, anche agli abitanti dei paesi oggi più poveri. Si tratta di organizzare reti di sostegno sociale ed economico che, oltre a condividerlo equamente, non facciano del profitto l'unico obiettivo. Alla fine dobbiamo riconoscere che stiamo andando in rovina a causa dell'egoismo e dell'individualismo che caratterizzano la nostra epoca. Per ritrovare il senso dobbiamo opporci a questa realtà e immettere energia positiva nell'ambiente, nient'altro che Amore.

LASZLO.
Il principio base è essere il più possibile autosufficienti in maniera sostenibile, tutto quello che facciamo non deve essere a carico dell'ambiente (energia, smaltimento dei rifiuti ecc.). Autosufficienti insieme agli altri, non autarchici: agire localmente, in rete con gli altri. La grande speranza è nella nuova cultura, nelle nuove generazioni, nell'apertura della mente, nell'utilizzo della tecnologia, quella di internet, per far crescere la consapevolezza. Abbiamo l'intuizione, la ricezione, la percezione spontanea che emergono attraverso la meditazione, la grande arte, la spiritualità, la preghiera, la contemplazione. Tutte vie diverse per ritrovare il collegamento tra noi, gli altri e il sistema ambientale. Cambia te stesso, ha detto Gandhi. Questo è il compito. C'è un'espressione che si usa oggi tra i giovani ed è love. Amore è trovarsi, sentirsi insieme con gli altri. È possibile. Dobbiamo agire.

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