Corso di Religione



Miti e riti
La renovatio mundi
         


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Dal mito al rito : la renovatio mundi . Nel mito il mondo è sempre rappresentato in relazione con il sacro : il mondo vive in virtù degli dèi ,del sacro; l'ordine,l'armonia celeste si specchia in quella terrestre , la materia dipende dallo spirito e i miti sono la contemplazione sapiente di questo legame.



L'universo appare come un ordine , una armonia che dipende dal legame con gli dèi: per mezzo dei cicli e dei ritmi cosmici , le ere, le stagioni, il giorno e la notte, la vita e la morte, gli dèi danno armonia , ordine, senso all'esistenza .

I ritmi del cosmo sono vitali per l'uomo: se si dovessero inceppare (per esempio quello delle stagioni o quello dell'acqua, o quello della fertilizzazione della terra) verrebbe meno l'ordine, l'armonia,  e avverrebbero catastrofi; così la vita umana sarebbe in grave pericolo .

Si può ri-attivare il legame del mondo con il sacro soltanto riattivandone il Principio , la creazione, tornando a quel tempo, il Tempo Sacro.

Nel mito greco le forze della natura diventano simbolicamente dèi , persone  che decidono ; attraverso questo processo letterario il mito diventa la contemplazione sapiente delle relazioni tra le forze della natura (gli dèi) e il mondo, e tra le forze cosmiche stesse. 

Il mito ha in sè la potenzialità di introdurre l'anima -attraverso la rappresentazione - nella dinamica del sacro, delle forze divine e per questo nella storia diventa la parola che guida le azioni rituali, i riti .

Le parole del mito, nel rito , introducono l'anima dei partecipanti nello spazio-tempo sacro , ( in quel tempo, in principio) in cui pu√² avvenire ancora il rinnovamento della creazione e perci√² del mondo.

Il vocabolo sanscrito ritu indica l' ordine celeste che si rispecchia in quello terrestre. Ad Atene la liturgia era il servizio imposto dalla legge ai cittadini più ricchi per pagare opere pubbliche per cui lo Stato non era in grado di pagarne i costi.
Con Liturgia (traslitterazione del greco λειτουργία, letteralmente "azione del popolo") si intende in ambito religioso il culto (preghiere e riti ).
Il mito diventa la parola sacra che accompagna e giustifica l'azione rituale ; essa tende a coinvolgere tutto l'universo e la potenza salvifica , il sacro, di cui narra il mito .

Il rito si svolge in un Tempo ordinato in uno Spazio ordinato secondo modalità ordinate : è un rituale; diventa liturgia quando vi partecipa tutto il popolo .


Si può parlare già nel Neolitico di una religione cosmica centrata sul rinnovamento periodico del mondo: per mezzo dei riti religiosi  si attuava la renovatio mundi (il rinnovarsi  del mondo, il " riavvio" del mondo) . In genere il rito regolato da un mito contempla un sacrificio .

Il rito memoriale Dal punto di vista della spiritualità dell'uomo arcaico ogni inizio, di un evento, di un atto, ogni momento iniziale è aperto al Sacro, cioè può diventare ripetizione del tempo sacro primordiale, il principio di tutte le cose.

Più in generale

Per l'uomo arcaico qualsiasi avvenimento che riveli un senso, una verità, un bene, la bellezza, per il fatto stesso di prodursi nel tempo ordinario si stacca dal profano e diventa tempo sacro, una ripetizione//invasione nel "Tempo dell'inizio".

... il primitivo, in fondo, trova significato e interesse nelle azioni umane (ad es. lavori agricoli, costumanze sociali, vita sessuale, cultura ecc.) soltanto nella misura in cui dette azioni ripetono i gesti rivelati dalle divinità, da eroi civilizzatori o dagli antenati. Tutto quel che non rientra nell'ambito di queste azioni significative, che è privo di un modello sacro, non ha nome né importanza. .. tutte queste azioni archetipali furono rivelate allora, in illo tempore, in un tempo che potrebbe essere localizzato cronologicamente, nel tempo mitico.

Però queste azioni rivelandosi hanno anche creato un «principio », un « avvenimento », che viene a inserirsi nella prospettiva grigia e uniforme della durata profana (durata in cui appunto appaiono e scompaiono gli atti insignificanti) e costruisce così la « storia», la serie degli « avvenimenti che hanno un senso », ben distinti dalla dispersione dei gesti automatici e senza significato.

Sicché, per paradossale che sembri, quel che potremmo chiamare la «storia» delle società primitive si riduce esclusivamente agli avvenimenti accaduti in illo tempore e che non hanno mai cessato di ripetersi fino ai nostri giorni.

Non si insisterà mai abbastanza sulla tendenza - osservabile in qualsiasi società, quale che sia il suo grado di evoluzione - che restaurare «quel tempo», il tempo mitico, il Grande Tempo...è il risultato di ogni rito e di ogni gesto signi ficativo, senza distinzione.
(M.Eliade_Trattato di storia delle religioni) )
In qualsiasi momento la durata profana del tempo può trasformarsi in eternità : andare a caccia, a pesca, costruire la casa, fondare una città, costruire un cesto, etc. sono atti che possono, in qualsiasi momento, essere fatti imitando un eroe mitico, un dio , un'azione archetipica (= fatta " in principio" ) : in questo modo si inserisce l'atto nel tempo mitico.

Il tempo sacro è un tempo ciclico , è originario ma può ripetersi , può essere riavviato, riattualizzato, attraverso un rituale che viene chiamato memoriale.

La scrittura, l'arte, la parola , sono attività che devono inziare nel tempo sacro, solo così producono lo straordinario, il bello, vero, buono, giusto, significativo, il sacro.

Le persone che le operano devono predisporsi ad esse come ad attività sacre .

Ogni atto umano deve cercare di inserirsi nel tempo sacro replicando , attraverso il rito memoriale, il modello dell'atto stesso, l'archetipo compiuto dagli dèi "in quel tempo".

Il rito memoriale è un comportamento religioso rituale , una organizzazione dello spazio e del tempo come riattuazione di un evento archetipico , una jerofanìa , un evento di rivelazione. 

L'uomo arcaico voleva vivere ogni momento della sua esistenza nell'eternità , trasfigurando il tempo profano in tempo sacro, in istante eterno .

La messa
Mito-rito-liturgia-sacrificio-memoriale è ancora oggi la messa cristiana,
il rito memoriale dell'"ultima cena" di Gesù .

Gesù è colui che in se stesso , con la resurrezione compie la creazione.

Il mondo, in lui , risorto da morte, è , è perfetto ed eterno: l' Uomo Compiuto e Definitivo.

Gesù vuole chiamare l'umanità a partecipare di S√Ø, vera e definitiva compimento-rinnovazione del mondo .

Durante una cena particolare Gesù benedice pane e vino affinchè diventino memoriale di Lui.

Egli stabilisce il rito come un memoriale dicendo : fate questo in memoriale di Me.

Ges√¹ ha in s√Ø stesso lo Spirito, la Vita divina. Pu√² donare questa Vita perci√² Egli √Ø un " Sacrificio Vivente". Egli fa del pane e del vino ( li " benedice") un memoriale di Lui, risorto, Uomo Definitivo, Creazione compiuta. Il memoriale di Lui √Ø un sacrificio vivente.

Gesù stesso risorto ( non solo corpo, cioè cadavere secondo la terminologia ebraica , ma corpo e sangue, cioè vivo) nella forma del memoriale √Ø sacrificio vivente : ha la potenzialit√  di donare il Suo Spirito, la Vita divina.

Nel rito memoriale di Lui, la Messa, Ges√¹-sacrificio-memoriale viene donato ai discepoli attarverso un pasto sacro affinche mangiandolo assimilino la sua Umanità risorta, Compiuta, Definitiva.

Il rito memoriale rende possibile per tutte le generazioni questa assimilazione .

Ogni volta che i cristiani fanno il rito essi fanno il memoriale di quella donazione , l'evento originario, archetipico, in cui Gesù rende partecipi gli uomini di Lui risorto.

Giov 6,54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno
2Co 5,17 Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove.

La messa cristiana è l'azione archetipica di Gesù che viene continuamente ripetuta nella storia attraverso un rito memoriale .  Nel rito della Messa cristiana il "racconto" dell' "ultima cena" di Gesù guida il rito memoriale dell' evento originario :

Mat 26,26 Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo» .

Questo rito memoriale è sempre efficace nella storia in quanto è un comando ( missione -> messa) di Gesù stesso.

Simboli e riti
Il rito non è solo una esperienza psicologica, ma  una esperienza antropologica che cioè appartiene -per natura- all'uomo.

I riti tendono ad annullare lo spazio e il tempo che separano il presente dal principio , vogliono contrapporre al caos quotidiano l'ordine divino primordiale, archetipico , riattualizzandolo.

Per far questo devono introdurre l'anima nel tempo primordiale, sollecitarla, attivarla ed orientarla all'archetipo .

Tutte le culture, indistintamento attivano il senso animico dei partecipanti al rito utilizzando i simboli sacri, cioè tutte quelle immagini e parole che sono modelli originari per attivare l'anima , che appartengono all'uomo in quanto tale, a tutti gli uomini.

(ad esempio: la salita e la discesa per indicare il cammino verso la divinità, l'acqua come elemento di purificazione, l'albero sacro come legame tra terra e cielo etc.).

Tutti questi simboli infatti sono diffusi in culture molto diverse  tra loro e costituiscono una sorta di repertorio collettivo inconscio dell'umanità

Nel rito vi è un costante riferimento a simboli , a oggetti e azioni che sono carichi di significati complessi che attivano l'anima e per decifrare i quali, talvolta, bisogna essere degli iniziati.

Il termine rito nella sua radice sanscrita rta significa "battito del cuore", ritmo, ciò che è vitale, ritmico, dinamico, un movimento vitalizzante

Nelle culture antiche il rito non si faceva per raggiungere uno scopo determinato e per raggiungerlo ad ogni costo ( =magìa) , il rito era sempre un happening, un momento sacro perchè fuori dell'ordinaria vita, un momento di straordinarietà creativa, una festa.

Il mito che guida il rito non è mai qualcosa che "spiega" il mistero che si vuole raggiungere, piuttosto, attraverso i suoi simboli, allude, dà indizi, propone immagini, visioni, suscita riflessioni.

Attraverso  i simboli e la gratuità del suo svolgersi , evoca il Principio, attiva l'anima perchè diventi intermediaria di un rinnovato legame tra profano e sacro .


L’homo religiosus scopre , attraverso il rito , la via alla renovatio , il potere di sacralizzare lo spazio-tempo profano, di entrare nel Principio, in Illo Tempore e rinnovare la vita.

La rigenerazione del tempo. I riti di rinnovamento.
hallowPer la mentalità arcaica il tempo passato è un tempo senza significato in quanto è lo scorrere di eventi ordinari  , e ..

" la durata profana, nella quale sono inscritti tutti gli avvenimenti senza portata, cioè senza modelli archetipali ; la storia è la memoria di questi avvenimenti, che in fin dei conti si possono definire non-valori, o addirittura peccati nella misura in cui sono deviazione rispetto alle norme ( modelli) archetipali ... la vera storia è solo la mitostoria  e registra soltanto la ripetizione dei gesti archetipali..

La memoria di questo tempo può essere abolita attarverso la festa. Attraverso la festa si può abolire la memoria degli eventi non significativi, in definitiva abolire la storia   così come la intendiamo noi moderni, e questo equivale a rigenerare il Tempo , ri-avviare la Creazione .

Tutti i miti cosmogonici ( = origine del cosmo) , dell' eterno ritorno, del tempo ciclico ( come quelli della Grecia antica o dell'india ), della periodica morte e ricreazione del cosmo, dimostrano il desiderio di ogni uomo : vivere nel Tempo Sacro.

Le feste , nelle culture arcaiche, aboliscono il tempo profano facendone un tempo sacro : esse avvengono fuori dal tempo ordinario, avvengono nel Tempo Sacro

Vi sono feste periodiche  infatti che lasciano intravedere il desiderio di abolire il tempo profano, ordinario, per instaurare un tempo nuovo : sono le feste periodiche che chiudono un ciclo temporale e ne aprono uno nuovo intraprendendo un rigenerazione del tempo.

La fine di un anno ( solare o lunare) e l'inizio di uno nuovo segnano sempre l'occasione per un complesso di riti :
-purgazioni, purificazioni, confessioni dei peccati, allontanamento o propizizione dei demoni, esorcismi, etc.
- spegnimento e riaccensione dei fuochi
-processioni mascherate ( le maschere rappresentano le anime dei defunti) , banchetti di ricevimento dei morti etc.
-combattimenti fra gruppi
-rovesciamento dell'ordine quotidiano : carnevale, saturnale, intermezzi, etc. -rapimenti matrimoniali, iniziazione di adolescenti, orge rituali, etc.

Ciascuno di questi riti vuole abolire il tempo trascorso, sopprimerlo, ed iniziarne uno nuovo, qualitativamente nuovo.

Nel passaggio dal vecchio al nuovo è possibile la comunicazione tra mondi di sfere diverse in particolare tra il mondo dei morti e dei vivi, tra le forme larvali e le forme realizzate.


Tutti questi riti infatti sono modalità di immersione nelle pre-forme, nell'oscuro , è la restaurazione del Caos primordiale in cui tutte le forme sono labili, si possono mescolare, si confondono ( nei saturnali lo schiavo diventa padrone e viceversa).

Si manifesta in queste feste una volontà di abolire il passato abolendo  l'ordine , la creazione primordiale stessa.

Lo scatenarsi della trasgressione, della licenza, la violazione di tutti i taboo, mirano al ritono del Caos ed alla successiva restaurazione dell'Illud Tempus , del momento mitico del Principio : attraverso una Fine si vuole instaurare un nuovo Principio
.
(*** )

Rito e culture I riti possono anche essere indipendenti dal mito.  Possono anche essere del tutto profani (come, per esempio, la cerimonia di apertura delle Olimpiadi o le feste per l'anno nuovo).

Alcuni sono rituali di passaggio (che contrassegnano cioè il cammino degli individui o dei gruppi attraverso i momenti significativi della vita e della morte), altri cercano protezione dai pericoli del mondo altri ancora scandiscono i momenti piu' difficili della esistenza umana, i momenti in cui è piu' forte il bisogno della presenza degli dei nella vita

Sono i riti che accompagnano 
-la nascita
-la fine della adolescenza
-l'ingresso  nel clan conpieni diritti e doveri
-l'ingresso nel clero
-il matrimonio -la malattia
-la morte

-etc.

Come il mito anche il rito è sempre un sistema di simboli attraverso cui una cultura ordina i suoi significati e valori e li trasmette alle generazioni.

Il rito mette in relazione con una identità culturale, con una appartenenza : alcuni riti segnano l'inizio, altri la fìne dell' appartenenza a un gruppo religioso; altri cercano di esprimerne dei significati.


Degradazione del mito e potere riattualizzante. Il mito può degradarsi in leggenda epica, ballata, romanzo, oppure può sopravvivere nella forma sminuita di superstizioni, abitudini, nostalgie, etc.

Naturalmente ogni gradino disceso rende più « opachi » sia la storia che i personaggi con la moltiplicazione di note specifiche e colore ma i modelli esemplari trasmessi dal passato non cessano di manifestare per la coscienza umana il loro potere di riattualizzazione.


Ne sono esempi il mito di Edipo ed a Sigmund Freud ma anche al mito di Achille come racconta il poema dell'Eliade :

Achille, come molti altri eroi, non si sposa, quantunque gli sia stata predetta una vita felice e feconda purché si ammogli; senonché, in questo caso, avrebbe dovuto rinunciare a diventare un eroe, non avrebbe realizzato l' «unico», non avrebbe conquistato l'immortalità.

Kierkegaard attraversa un identico dramma esistenziale rispetto a Regina Olsen; respinge il matrimonio per rimanere se stesso, l' «unico», per poter aspirare all'eterno, rifiutando la modalità di un'esistenza felice nel «generale».

Lo confessa chiaramente in un frammento del suo Giornale ìntimo (VIII, A 56): «Sarei più felice, in senso finito, se potessi allontanare da me questa spina che sento nella mia carne; ma, in senso infinito, sarei perduto».

Ecco come una struttura mitica continua a essere realizzabile; si realizza in realtà sul piano dell'esperienza esistenziale e in questo caso particolare, all'infuori di ogni coscienza o influenza del modello mitico.

L'archetipo continua a " creare" anche quando è «degradato» a livelli sempre più bassi. "

Prendiamo ad esempio il mito delle Isole Felici o del Paradiso Terrestre, che ha occupato non soltanto l'immaginazione dei profani, ma addirittura la scienza nautica, fino alla epoca gloriosa delle grandi scoperte marittime.

Quasi tutti i navigatori, anche quelli che si proponevano un preciso fine economico, la via delle Indie, tenevano presente anche la scoperta delle Isole dei Beati o del Paradiso Terrestre. E, come tutti sanno, non furono pochi quelli che credettero di averli scoperti davvero.

Dai Fenici ai Portoghesi, tutte le grandi scoperte geografiche furono provocate dal mito del paese edenico. E quei viaggi, quelle ricerche, quelle scoperte sono i soli che acquistarono un significato spirituale e furono creatori di cultura.

Se il ricordo del viaggio di Alessandro in India durò imperituro, fu perché, assimilato alla categoria mitica, soddisfaceva al bisogno di una «geografia mitica», la sola di cui gli uomini non possono privarsi.

Le basi commercial; dei Genovesi in Crimea e sul Caspio, quelle dei Veneziani in Siria e in Egitto, presupponevano una scienza nautica molto sviluppati e tuttavia quegli itinerari commerciali «non hanno lasciato nessun ricordo nella storia delle scoperte geografiche».

Al contrario, le spedizioni per la scoperta di paesi mitici non solo fui creatrici di leggende, ma fecero anche avanzare la scienza geografica. Le nuove terre e le nuove isole conservarono il loro carattere mitico anche quando la geografia era diventata scientifica da molto tempo.

L'«Isola dei Beati» sopravvisse a Camòens, attraversò I secolo dei lumi, l'epoca romantica, e non ha perduto il suo posto neppure ai giorni nostri. Ma isola mitica ormai non significa più Paradiso Terrestre: è l'Isola dell'Amore (di Camòens), l'Isola del «Buon Selvaggio» (di Defoe), l'Isola di Eutanasio (di Eminescu) o l'Isola «esotica», un paese di sogno pieno di segrete bellezze, l'isola della libertà, del jazz, del completo riposo, delle vacanze ideali, della crociera in piroscafi di lusso, a cui l'uomo moderno aspira nel miraggio della letteratura, del cinema, o soltanto della sua immaginazione.

La funzione del paese edenico, privilegiato è rimasta inalterata; soltanto la sua valorizzazione si è più volte deprezzata : dal Paradiso Terrestre (nel senso biblico) al paradiso esotico sognato dai nostri contemporanei. Senza dubbio c'è stata una «caduta», ma una caduta feconda.

A tutti i livelli dell'esperienza umana, per quanto si suppongano umili, l'archetipo continua a valorizzare l'esistenza e a creare «valori culturali»

L'uomo, se anche sfuggisse a tutto il resto, resterebbe irriducibilmente prigioniero delle sue intuizioni archetipali, create nel momento in cui prese coscienza della propria posizione nel Cosmo.

La nostalgia del Paradiso si lascia scoprire negli atti più banali dell'uomo moderno. ..

L'assoluto non si può estirpare, può soltanto degradarsi.

Ma la spiritualità arcaica sopravvive, a suo modo, non come atto, non come possibilità di reale conseguimento per l'uomo, ma come una nostalgia creatrice di valori autonomi , come l'arte.

(***) M.Eliade Trattato di storia delle religioni .



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