Corso di Religione



Dove va l'evoluzione?



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" .. Nel dibattito sulla evoluzione si ritrovano asserzioni che non sono soltanto di ordine scientifico, ma investono la visione dell'uomo e della società.

Emergono spesso posizioni di tipo riduzionista, che escludono per motivi ideologici la dimensione trascendente e la causalità divina, ma si riscontrano anche chiusure, in nome della religione, per quanto può emergere dalla scienza.

Nell'attuale momento mi sembra che due temi sollevino maggiori discussioni:
- l'armonia e il finalismo globale nella natura
- e la comparsa dell'uomo.



Al finalismo può ricondursi la teoria del disegno intelligente, la nuova veste del «creazionismo scientifico», che introduce nel processo evolutivo fattori esterni al processo stesso per spiegare scientificamente le strutture complesse e un disegno generale.

Un'operazione che fa confusione fra piano scientifico e piano religioso. Certamente l'idea di disegno appartiene alla dottrina cattolica. Ma può essere dimostrato con le metodologie scientifiche? In ogni caso come si è realizzato?

Una risposta negativa alla prima domanda non significa che debba essere escluso un progetto superiore se le considerazioni si sviluppano sul piano filosofico.

La fine sintonia nell'interazione delle forze della natura ai vari livelli (intra-atomico, molecolare, cellulare), oltre che fra i corpi celesti, rivela una razionalità (come osservato anche da Benedetto XVI) che non può essere frutto di eventi casuali e induce a pensare a una mente ordinatrice.

Il modo con cui questa razionalità si è attuata e fa funzionare il sistema della natura resta campo di indagine della scienza.

La materia rivela capacità di organizzarsi, di farsi via via più complessa in idonee condizioni ambientali. È una razionalità di tipo dinamico.

Essa non implica la perfezione delle cose, non esclude anomalie, eventi casuali, coincidenze improbabili, presenti peraltro nella mente di Dio, a cui è estranea la dimensione del tempo.

In questo quadro può inserirsi il modello darwiniano per l'evoluzione delle specie, forse non l'unico, e comunque non applicabile alla fase prebiotica e all 'evoluzione stellare.

Assumerlo poi come chiave di lettura di tutta la realtà esorbiterebbe dalla scienza.

È ragionevole postulare una intenzionalità superiore che ha voluto l'universo con proprietà e leggi che lo fanno evolvere con qualche significato finalistico.

La parola di Dio, affermando la creazione, dà piena luce a questa conclusion conferisce un senso nuovo all'universo. L'intenzionalità divina non va vista se agli inizi, ma si estende nel tempo con concorso delle realtà create, capaci di evolvere.

Nella evoluzione della vita a un certo momento appare un essere vivente, l'uomo, non comparabile con altre specie per l'autocoscienza che lo distingue e per la e pacità di farsi coscienza delle cose.

Conosce e sa di conoscere, come dimostra il suo comportamento progettuale e simbolico.

Ci troviamo di fronte a una discontinuità nella evoluzione.

Giovanni Paolo II parlò di «salto ontologico» in forza dello spirito che caratterizza l'uomo e richiede un concorso particolare di Dio.

L'uomo compare nel grembo della natura, nella «materia che si fa pensante». E' pienamente immerso, ma diverso dalla natura circostante. È una novità assoluta.

L'uomo è in grado di prendere in mano la sua stessa evoluzione e di gestire l'ambiente di cui fa parte. "

Corriere della Sera  22-2-2007-Fiorenzo Facchini


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