Corso di Religione


LE RELIGIONI DELL'ANTICHITA'

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Introduzione ATTENERSI AI FATTI ARCHEOLOGICI  
di André Leroi-Gourhan -( Les Religioni de la Préhistoire, PUF, Paris 1964 (trad. it. Le religioni della preistoria, Rizzoli, Milano 1970, pp. 5-12; 69-77; 171-177 passim) ( NOTA

" Sarebbe segno di scarsa considerazione nei riguardi del lettore, volerlo introdurre alla problematica della religione preistorica senza avvertirlo in partenza che ciò equivale a inoltrarsi in una fittissima nebbia, su un terreno infido e disseminato di trappole.

Preistoria : un termine vago, che designa all'ingrosso tutto ciò che è accaduto dalla comparsa del primo essere a stazione eretta al momento in cui la scrittura proietta un vago barlume sul pensiero umano, cosa che, per gli ultimi indios delle foreste amazzoniche, si è verificata soltanto nel nostro secolo.

Parlare della religione preistorica è altrettanto poco giustificato di un discorso sulla religione storica.

Per comprendere la posizione del preistoriologo di fronte alla realtà religiosa, ci si immagini un essere intelligente, proveniente da un altro sistema solare, il quale, ignorando che l'uomo è religioso, si trovi al cospetto di un calice privo di ornamenti e di una coppa da champagne, di un coltello da macellaio e di un coltello da sacrificatore: quali possibilità avrà di risalire, anche solo in modo approssimativo, al significato del sacrificio?

veneri [ studio delle diverse veneri rinvenute in tutto il mondo di A.Leroi-Gourhan]

Per quanto attiene alle epoche preistoriche più remote, non siamo neppure a questo punto. Nelle fasi più recenti della preistoria interviene per lo meno l'arte, che restituisce certe componenti di un'attività psichica, il cui contenuto è senza dubbio religioso; ma ancora una volta l'esempio da noi adottato permette di farsi un'idea precisa delle nostre possibilità.

Supponiamo infatti che l'essere di cui dianzi, intelligente ma incapace di comunicare con noi, studi la religiosità europea recandosi a visitare alcune chiese. Vi scorgerà agnelli, un asino, un bue, una folla di personaggi torturati, flagellati, feriti, agonizzanti, giacenti su sepolcri: quale sarà l'idea che potrà farsi del pensiero cristiano?

Come farà a passare dall'ingannevole superficie delle raffigurazioni alla mistica profondità dei concetti? Nulla di diverso, per noi, Lascaux. Come potrebbe, il visitatore extraterrestre, operare una distinzione ideologica tra l'agnello cristiano sgozzato dalla spada e il bisonte ferito dalla lancia? È quasi impossibile immaginare l'uomo preistorico senza l'aggiunta di giudizi di valore, senza farne l'erede postumo del nostro modo di pensare oggi, nel XX secolo.

La preistoria è una sorta di colosso dalla testa d'argilla, la cui fragilità aumenta a mano a mano che dal suolo si sale al cervello.

I piedi del colosso, composti di testimonianze geologiche, botaniche, zoologiche, appaiono solidi; ma già le mani risultano più friabili, che lo studio delle tecniche preistoriche è caratterizzato da un ampio alone congetturale. Quanto poi alla testa, questa, ahimé, va in briciole al minimo tocco, sicché assai spesso ci si è accontentati di sostituire, al pensiero del colosso decapitato, quello del preistoriologo: col risultato che, da testo a testo, l'uomo preistorico modifica la propria personalità religiosa, e ora appare sanguinario stregone, ora pio collezionista di crani d'antenati, e ancora danzatore infoiato o filosofo scettico, a seconda degli autori; e lo studio sul suo comportamento andrebbe fatto, non sulla scorta dei fatti che, come si vedrà più innanzi, sono talvolta quasi impalpabili, ma tramite le biografie dei preistoriologhi.

L'uomo preistorico non ci ha lasciato che messaggi frammentari.

Può darsi che, al culmine di un lungo rituale, abbia deposto al suolo una pietra qualunque e su questa abbia fatto l'offerta di un fegato di bisonte arrostito sopra un piatto di corteccia dipinta con l'ocra. I gesti, le parole, il fegato, il piatto, sono scomparsi; quanto alla pietra, solo un miracolo ci permetterebbe di distinguerla dalle altre sparse tutt'attorno.

Va aggiunto che le testimonianze cronologiche si prestano agevolmente all'indagine con metodi coscienziosi ma sbrigativi: basta raccogliere accuratamente i campioni di minerali, i piccoli quantitativi di terriccio necessari all'individuazione dei pollini fossili, i resti della fauna, persino gli utensili considerati alla stregua di meri "fossili guida".

Ma raccogliere tutti gli indizi possibili del comportamento tecnico e del pensiero, esige metodi di ricerca d'una minuzia sfibrante. Quando apprenderà che si dispone di un'unica pianta esatta e particolareggiata delle inumazioni neandertaliane, che pure sono più di venti fra certe o assai probabili, il lettore sarà in grado di valutare la differenza che corre tra l'acquisizione di nozioni, sommarie ma precise, circa la cronologia storica, e gli sparsi frammenti raccolti in rapporto al pensiero dell'uomo fossile.

La necessità di ricercare materiali si è fatta poco sentire, troppo spesso risultando più facile sostituire al pensiero il pensiero, anziché seguire il lungo cammino dei fatti. L'interpretazione più ovvia, e apparentemente più scientifica, delle "testimonianze", si è fondata sul confronto con l'attualità. Il tale oggetto, che ne ricorda uno eschimese, la supposta traccia di un rito, di cui si ha notizia presso gli amerindi, questo o quella costumanza dei boscimani o dei pigmei, hanno permesso di attribuire una certa consistenza all'uomo preistorico.

È lecito supporre che nel XLX secolo fosse urgente per la scienza dimostrare, con tutti i mezzi allora disponibili, che l'uomo preistorico era un essere pensante; ma pretendere oggi di dimostrare, servendosi dei "selvaggi", che l'uomo preistorico era umano e senza dubbio anch'esso "primitivo", non ha più che il valore d'una verità lapalissiana.

Il che dimostra l'indispensabilità d'un esatto inventario di quanto si sa e dell'apporto di australiani o di fueghini, di disfare il vestito d'arlecchino composto di culti delle mandibole, trappole di spiriti, antenati fecondatori, incantesimi magici, danze di iniziazione e totemismo, per vedere se, una volta che sia caduto, resti un uomo pensante e vivente, o soltanto qualche osso sparso.

Il maggior rimprovero che si può muovere a un comparativismo sommario, è di aver paralizzato l'immaginazione scientifica, quella protesa, non già a spiegare tutto per analogia, ma a inventare i mezzi con cui mettere in evidenza e controllare i fatti.

sacerVal Camonica
Incisione rupestre.


L'alba delle ere umane si situa suppergiù ai limiti del Terziario, vale a dire a un milione di anni fa circa.

I primi esseri a stazione verticale erano caratterizzati da un cervello di assai ridotte proporzioni, un'industria limitata e un unico utensile con margine tagliente; assolutamente nulla si sa della loro attività intellettiva e tanto meno dunque della religiosa.


Cinquecentomila anni fa circa, esistettero esseri più evoluti, gli arcantropini (pitecantropi, sinantropi, atlantropi), che possedevano vari tipi di utensili e la cui vita intellettuale, benché affatto ignota, è stata ciononostante trattata in via congetturale (culto dei crani del sinantropo).

In epoca più recente, circa centomila anni fa, vissero i paleantropi, in particolare l'uomo di Neanderthal , prossimo a noi e la cui esistenza è meglio nota; ai neanderthaliani dobbiamo le prime inumazioni a tutt'oggi comprovate.

Infine, almeno trentamila anni fa ecco fare la propria comparsa l'uomo attuale, homo sapiens, a proposito del quale sono più che abbondanti le prove, fornite tramite l'arte di un pensiero a carattere religioso. Circa diecimila anni fa, ha termine il Paleolitico e l'umanità si appresta a passare dalla primitiva economia di caccia, pesca e raccolta, a quella agricola e all'allevamento del bestiame, diretti antecedenti della civiltà.

La religione preistorica deve essere considerata come una " manifestazione di interessi che sembrano trascendere quelli d'ordine materiale . Fino al paleolitico superiore, impossibile ogni altra definizione"
...

Tanta prudenza è prescritta da due motivi: innanzitutto, la difficoltà di dare una definizione al fenomeno religioso, persino nelle società attuali, sulla scorta di semplici testimonianze materiali; in secondo luogo, la qualità delle fonti, così modeste e frammentarie, da prestarsi per lo più a svariate interpretazioni.

... tutte le fonti vanno interpretate con molta prudenza :"... la presenza dell'ocra nell'habitat dell'uomo di Neanderthal è ritenuta una manifestazione religiosa, poiché è inspiegabile con le necessità materiali di sopravvivenza [ è una congettura che descrive il fenomeno ma non prova nulla ] .

Fatte queste riserve, non esiste ragione valida per negare agli antropini paleolitici interessi di carattere misterico, non foss'altro perché la loro intelligenza, della stessa natura se non dello stesso livello di quella dell'homo sapiens, implica la medesima reazione a cospetto dell'anormale, dell'inesplicabile.


simDalle sue prime forme alla nostra, l'uomo ha iniziato e sviluppato la riflessione, vale a dire l'attitudine a tradurre in simboli la realtà materiale del mondo circostante. La proprietà elementare del linguaggio consiste nel creare, parallelamente al mondo esterno, un mondo onnipotente di simboli, in mancanza dei quali l'intelligenza sarebbe paralizzata.

A mano a mano che, dai pitecantropi, attraverso l'uomo di Neanderthal, si passa a quello d'oggi, le testimonianze fornite dal corredo strumentale comprovano la progressiva maturazione dell'intelligenza tecnica (probabilmente parallela a quella del linguaggio). La conquista di ciò che noi consideriamo religiosità, deve aver seguito la stessa strada; i simboli hanno permesso la formulazione, in parole e sintagmi, di quel duplice sentimento, di timore e sicurezza che caratterizza la coscienza religiosa.

Il comportamento religioso non è, su un piano diverso, meno pratico di quello tecnico, al pari del quale assicura l'integrazione dell'uomo in un mondo che lo trascende e con cui l'uomo è alle prese in senso fisico o metafisico. A ogni tappa di tale integrazione, dovette corrispondere una fase del comportamento religioso; o, forse più esattamente, mentre le fasi precedenti si prolungavano fin dentro l'uomo attuale, a ogni tappa se ne è aggiunta una nuova, aggettante su tutte le altre.


Il problema delle fonti

La ricerca sul pensiero religioso sia limitata a classi, l'una presa in prestito dalla zoologia (culto delle ossa), le altre dall'antropologia (pratiche mortuarie), dalle tecniche e dall'arte. La ragione ne va ricercata unicamente nel fatto che la terra non ha conservato altro che ossa, utensili in pietra e, in epoca assai più tarda, opere figurative.

Se dunque il pitecantropo componeva mazzolini di fiori per offrirli al sole, nulla ce n'è rimasto; nelle condizioni più favorevoli avrebbero potuto sopravvivere soltanto le vestigia ossee degli animali da lui cacciati e il suo stesso scheletro, sicché, eliminate tutte le altre ipotesi, sarebbe forse rimasto un debolissimo alone utilizzabile dalla storia delle religioni.

È noto che, purtroppo ancora oggi, persino gli scavi più accurati sono sovente condotti in primo luogo al fine di recuperare alla cronologia strumenti e scheletri, sicché, salvo rare eccezioni, si viene a essere privati di quelle minuziosissime osservazioni che permetterebbero di interpretare la posizione dei reperti. La maggior differenza tra le fonti del preistoriologo e quelle dello storico, consiste in ciò, che il primo distrugge, scavandolo, il proprio documento. Equivalenza si avrebbe qualora sempre si procedesse alla registrazione integrale, strato per strato, di tutto quanto è stato osservato. "           

Il metodo

Per l'interpretazione del tema religioso nella preistoria sono stati seguiti vari modelli e metodi: etnografico ( retroproiettare nel passato i comportamenti di alcuni gruppi umani contemporanei considerati " primitivi") , evoluzionistico ( cercare una linea evolutiva nella storia dei comportamenti religiosi dell'uomo e collegarla ai primi uomini ) , ermeneutico ( interpretare l'uomo antico a partire da quello attuale visto nella sua storia) , paleoantropologico , etc.

" Il metodo più attendibile ci sembra quello che tiene conto dei dati paleoantropologici e archeologici, evitando concezioni aprioristiche (come nel metodo evoluzionistico) o facili e immediate trasposizioni di comportamenti osservati presso gruppi attuali di cacciatori e raccoglitori al mondo della preistoria (come nel comparativismo etnografico).


Osserva Narr a questo proposito: «La giustificazione per la trasposizione di queste leggi dall'ambito biologico a quello psicologico non è il risultato di ricerche oggettive: deriva piuttosto da un postulato evoluzionistico, posto a priori, che lo sviluppo fisico e psichico segua corsi assolutamente paralleli e sia governato dalle stesse leggi».

Ciò non esclude che certe analogie che si osservano nel comportamento di popoli attuali non possano fornire qualche spunto ermeneutico, giacché l'uomo è sempre tale nella preistoria e al presente e i problemi di carattere esistenziale sono di sempre. " (*)



[ L' autore è noto per la severa crìtica cui, a più riprese, ha sottoposto le teorie più accreditate sulla religione preistorica, additando in esse l'eccesso di fantasia e invocando l'assoluta aderenza ai dati ottenuti da scavi condotti con rigoroso metodo. ]

(*) Fiorenzo Facchini e Paolo Magnani ( a cura di ) -Miti e riti della preistoria-Un secolo distudi sull'origine del senso del sacro-Jaca Book -pag.151ss




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