Corso di Religione



IL BUDDISMO
Introduzione
         


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Buddismo e Cristianesimo- Il Buddismo è la prima religione universalista apparsa nella storia ed è tuttora una delle più importanti vie spirituali dell'Asia.

Gautama Siddharta non parla esplicitamente di una divinità ma intorno alla sua predicazione si sviluppano comunità in cui si ritrovano  tutte le caratteristiche  di una religione :   rivelazione, etica, comunità, preghiera,riti, etc . 

Buddha non negò esplicitamente l'esistenza degli dèi brahmani dell'induismo, ma questi -secondo la sua filosofia- non possono evitare all'uomo le sofferenze della vita, per cui credere o non credere in loro non cambia le cose.


Afferma l'attuale Dalai Lama :

« Nemmeno un essere illuminato onnipotente ed onnisciente che voglia salvare l'umanità dalla sofferenza è in grado di eliminare il  karma di un individuo...ciascuno di noi, in misura diversa deve fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni negative, prodotte con il corpo,la parola e lo spirito.Così è.» 

«...se Dio è considerato un essere supremo puro, allora anche noi buddhisti tibetani crediamo in un tale dio...ma non accettiamo l'idea di un dio unico, bensì una molteplicità di questi dèi...possiamo dire di credere più nella parola  divinità ,a tutte le  divinità , personificazioni di questo dio, che si presentano a noi durante sedute spirituali o di meditazione....ecco in questo senso siamo certi dell'esistenza di Dio...»


( LEVENSON ,Il Dalai Lama , Milano)


« L'idea di un Dio personale, onnipotente, trascendente, creatore, provvidente, che entra in dialogo con l'uomo e si incarna nella storia è quanto di più lontano si possa immaginare dalla visione del mondo buddhista.

Nel buddhismo dove talora ci sono dèi, anche loro sottoposti alle ineluttabili leggi dell'universo non c'è posto per nessun Dio personale e creatore.

L'universo non è retto da una persona ma da una Legge, (Dharma) che opera tramite il Karma nella vita degli uomini attraverso la ruota delle reincarnazioni da cui ciascuno è chiamato a liberarsi.

Il ruolo del Buddha nella liberazione dal karma è certamente sublime, ma questo non fa assolutamente del Buddha il creatore del mondo o un Dio trascendente e provvidente. Per il cristianesimo Dio, invece, non è una "categoria" ma una persona che relaziona liberamente con l'uomo.

Sul piano logico, non si può certamente essere insieme cattolici e buddhisti: il Dio personale e il divino impersonale, la resurrezione e la reincarnazione, il ruolo unico di Gesù Cristo come Dio che si incarna nella storia e l'attenzione rivolta a Gesù Cristo solo come illuminato o maestro non sono certamente compatibili.

Sul piano sociologico, esistono certamente molte persone che vanno a Messa a Natale e a Pasqua e vanno anche in qualche monastero buddhista, e che si dicono insieme cristiane e buddhiste ma si tratta di cristiani confusi, di buddhisti confusi e più spesso di tutte e due le cose insieme.

Sono osservazioni che nulla tolgono all'esigenza del dialogo interreligioso, anzi ne costituiscono la premessa. Per dialogare occorre avere anzitutto consapevolezza della propria identità: chi non ha più propriamente una mano non può stringere la mano dell'altro. »

( M. Introvigne in "Avvenire" 30 ottobre 1999 , "La trappola del Nirvana")

Il Dalai Lama ( capo del buddhismo tibetano) è' il leader solo di una parte di buddhisti. E consiglia agli europei di non convertirsi.

" IL Dalai Lama...è recentemente intervenuto per invitare gli europei di matrice cristiana a non convertirsi al buddhismo, evidenziando il fatto che l’esito di questa conversione è spesso fallimentare.

Per quanto i paralleli con il Papa cattolico risalgano già a missionari seicenteschi e siano duri a morire il Dalai Lama, nonostante il suo più ampio potere politico (sopravvissuto all’invasione cinese e all’esilio), non è propriamente il leader religioso di tutto il buddhismo né tanto meno di tutto il buddhismo tibetano, ma del «sistema» geluk.

Tuttavia, tutte le scuole buddhiste ne hanno grande rispetto e lo stesso Dalai Lama è emerso come il principale ambasciatore del buddhismo, non solo tibetano, nel mondo.

In gran parte il buddhismo tibetano vive in Occidente, dove si sono rifugiati oltre cinquemila monaci (fuggiti alla persecuzione cinese della loro terra), che in genere rappresentano l’élite del mondo monastico tibetano dal punto di vista sociale e intellettuale.

In questa situazione, il Dalai Lama mantiene la delicata posizione di chi deve cercare da una parte di non perdere il contatto con le peculiari e millenarie tradizioni tibetane, dall’altra di presentare la religione buddhista in una forma («modernista») accettabile agli occidentali.

La recente affermazione del Dalai Lama da un lato e, dall’altro, l’apertura verso le «moderne» teorie psico-spirituali del mondo occidentale, rappresentata dal libro scritto a quattro mani dal Dalai Lama con Goleman, ma anche da altre posizioni «moderniste» come quelle di Lama Gangchen Tulku Rinpoche – altro importante esponente del buddhismo tibetano – finiscono senza dubbio per aprire un ampio capitolo – per qualche verso problematico – circa il ruolo e la natura che il buddhismo sta assumendo sulla scena religiosa e sociale in Occidente.
(Andrea Menegotto ,il Domenicale, anno 3, numero 1, 3 gennaio 2004)

Dialogo interreligioso
Dichiarazione del Concilio Vaticano II° Nostra Aetate
28 ottobre 1965

Le diverse religioni

2. Dai tempi più antichi fino ad oggi presso i vari popoli si trova una certa sensibilità a quella forza arcana che è presente al corso delle cose e agli avvenimenti della vita umana, ed anzi talvolta vi riconosce la Divinità suprema o il Padre. Questa sensibilità e questa conoscenza compenetrano la vita in un intimo senso religioso.

Quanto alle religioni legate al progresso della cultura, esse si sforzano di rispondere alle stesse questioni con nozioni più raffinate e con un linguaggio più elaborato. Così, nell'induismo gli uomini scrutano il mistero divino e lo esprimono con la inesauribile fecondità dei miti e con i penetranti tentativi della filosofia; cercano la liberazione dalle angosce della nostra condizione sia attraverso forme di vita ascetica, sia nella meditazione profonda, sia nel rifugio in Dio con amore e confidenza.

Nel buddismo, secondo le sue varie scuole, viene riconosciuta la radicale insufficienza di questo mondo mutevole e si insegna una via per la quale gli uomini, con cuore devoto e confidente, siano capaci di acquistare lo stato di liberazione perfetta o di pervenire allo stato di illuminazione suprema per mezzo dei propri sforzi o con l'aiuto venuto dall'alto.

Ugualmente anche le altre religioni che si trovano nel mondo intero si sforzano di superare, in vari modi, l'inquietudine del cuore umano proponendo delle vie, cioè dottrine, precetti di vita e riti sacri.

La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini.

Tuttavia essa annuncia, ed è tenuta ad annunciare, il Cristo che è “ via, verità e vita ” (Gv 14,6), in cui gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e in cui Dio ha riconciliato con se stesso tutte le cose.

Essa perciò esorta i suoi figli affinché, con prudenza e carità, per mezzo del dialogo e della collaborazione con i seguaci delle altre religioni, sempre rendendo testimonianza alla fede e alla vita cristiana, riconoscano, conservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi.

I 5 punti di dialogo interreligioso secondo il Dalai Lama
1-L'incontro dei fedeli e lo scambio di idee sul piano accademico e scientifico.
2-l'incontro fra i seguaci delle diverse tradizionireligiose
3-l'organizzazione di pellegrinaggi nei luoghi sacri delle diverse tradizioni .
4-l'organizzazione di incontri internazionali fra i vari capi religiosi, simili alla giornata della preghiera per la Pace nel mondo del 1986 ad Assisi
5-la pratica della meditazione.

[ La Via della Compassione]

« Forse non tutte le grandi tradizioni spirituali intendono la causalità come il susseguirsi di più cicli vitali. Ma una idea accomuna tutte le tradizioni religiose e questa idea è fondata sul principio della causalità : si tratta della idea  secondo cui chi fa del bene ottiene ciò che desidera e chi fa del male viene in qualche modo punito. Questo importante messaggio morale sembra essere profondamente radicato in tutti i grandi sistemi spirituali.   » [ Das Herz aller Religionen eins ]

«La compassione non si può né comprare né produrre, ma la si può generare solo attraverso un preciso cammino interiore».

«La via verso la compassione consiste innanzitutto nel riuscire a pensare a una creatura afflitta da un dolore insostenibile, tanto da rendere doloroso il solo pensiero. Provate dunque a immaginare questa persona e a riflettere sulla sua sofferenza. Riflettete poi sul fatto che, come voi, anche questa persona desidera di essere felice e di sfuggire al dolore.


Col tempo inizierete a provare sempre più compassione nei suoi confronti. Ecco come si sviluppa questo sentimento.

Durante la meditazione, soffermatevi a considerare le persone a voi vicine e, infine, concentratevi a uno a uno sui vostri nemici. Pensate a loro e immaginateli simili a voi. Come voi, anche loro in fondo vogliono essere felici, anche loro non vogliono soffrire e anche loro hanno il diritto di essere liberati dalla sofferenza. In questo modo potrete sviluppare compassione con pari intensità anche nei confronti dei vostri nemici.

La cosa più importante è riuscire a provare compassione per chi fatichiamo ad amare. Anche i Vangeli parlano della necessità di praticare la pazienza e l'indulgenza per riuscire ad amare i propri nemici».


[ La Via della Compassione]

Giovanni Paolo II
Varcare la soglia della speranza . Il Buddismo

" ... La soteriologia del buddismo costituisce il punto centrale, anzi l'unico, di questo sistema. Tuttavia, sia la tradizione buddista sia i metodi da essa derivanti conoscono quasi esclusivamente una soteriologia negativa.

L'«illuminazione» sperimentata da Budda si riduce alla convinzione che il mondo è cattivo, che è fonte di male e di sofferenza per l'uomo.

Per liberarsi da questo male bisogna liberarsi dal mondo; bisogna spezzare i legami che ci uniscono con la realtà esterna: dunque, i legami esistenti nella nostra costituzione umana, nella nostra psiche e nel nostro corpo.

Più ci liberiamo da tali legami, più ci rendiamo indifferenti a quanto è nel mondo, e più ci liberiamo dalla sofferenza, cioè dal male che proviene dal mondo.

Ci avviciniamo a Dio in questo modo?


Nell'«illuminazione» trasmessa da Budda non si parla di ciò. Il buddismo è in misura rilevante un sistema «ateo». Non ci liberiamo dal male attraverso il bene, che proviene da Dio; ce ne liberiamo soltanto mediante il distacco dal mondo, che è cattivo.

La pienezza di tale distacco non è l'unione con Dio, ma il cosiddetto nirvana, ovvero uno stato di perfetta indifferenza nei riguardi del mondo.

Salvarsi vuol dire prima di tutto, liberarsi dal male, rendendosi indifferenti verso il mondo che è fonte del male. In ciò culmina il processo spirituale.


A volte si tenta di stabilire a questo proposito un collegamento con i mistici cristiani: sia con quelli del Nordeuropa (Eckhart, Taulero, Suso, Ruysbroeck), sia con quelli successivi dell'area spagnola (santa Teresa d'Avila, sar. Giovanni della Croce). Ma quando san Giovanni della Croce, nella sua Salita del monte Carmelo e nella Notte oscura, parla del bisogno di purificazione, di distacco dal mondo dei sensi, non concepisce tale distacco come fine a se stesso.

«Per venire a ciò che ora non godi, devi passare per dove non godi. Per giungere a ciò che non sai, dev: passare per dove non sai. Per giungere al possesso di ci: che non hai, devi passare per dove ora niente hai»
   (Salita del monte Carmelo, 1,13,11).

Questi testi classici di san Giovanni della Croce a volte, nell'Est asiatico, vengono interpretati come una conferma dei metodi ascetici propri dell'Oriente. Ma il dottore della Chiesa non propone soltanto il distacco dal mondo.

Propone il distacco dal mondo per unirsi a Ciò che è al di fuori del mondo: e non si tratta del nirvana, ma di un Dio personale. L'unione coni Lui non si realizza soltanto sulla via della purificazione. ma mediante l'amore.

La mistica carmelitana inizia nel punto in cui cessano le riflessioni di Budda e le sue indicazioni per la vita spirituale. Nella purificazione attiva e passiva dell'anima umana, in quelle specifiche notti dei sensi e dello spirito, san Giovanni della Croce vede prima di tutto la preparazione necessaria affinché l'anima umana possa essere pervasa dalla viva fiamma dell'amore. E tale è anche il titolo della sua opera principale: Fiamma viva d'Amore. Così, nonostante gli aspetti convergenti, c'è un'essenziale divergenza.

La mistica cristiana di ogni tempo a partire dall'epoca dei Padri della Chiesa d'Oriente e d'Occidente, attraverso i grandi teologi della scolastica, come san Tommaso d'Aquino, e i mistici nordeuropei, sino a quelli carmelitani non nasce da un'«illuminazione» puramente negativa, che rende l'uomo consapevole del male che sta nell'attaccamento al mondo mediante i sensi, l'intelletto e lo spirito, ma dalla Rivelazione del Dio vivente.

Questo Dio si apre all'unione con l'uomo e suscita nell'uomo la capacità di unirsi a Lui, specialmente per mezzo delle virtù teologali: la fede, la speranza e sopratutto l'amore.

La mistica cristiana di tutti i secoli sino ai nostri tempi anche la mistica di meravigliosi uomini di azione come Vincenzo de' Paoli, Giovanni Bosco, Massimiliano Kolbe ha edificato e costantemente edifica il cristianesimo in ciò che esso ha di più essenziale.

Edifica anche la Chiesa come comunità di fede, speranza e carità. Edifica la cciviltà, in particolare, quella «civiltà occidentale» segnata un positivo riferimento al mondo e sviluppatasi grazie ai tati della scienza e della tecnica, due branche del sapere radicate sia nella tradizione filosofica dell'antica Grecia nella Rivelazione giudeo-cristiana.

La verità su Creatore del mondo e su Cristo suo Redentore è una forza potente che ispira un atteggiamento positivo verso la creazione e una costante spinta a impegnarsi nella sua trasformazione e nel suo perfezionamento.

Il Concilio Vaticano II ha ampiamente confermato questa verità:

l'indulgere a un atteggiamento negativo verso il mondo, nella convinzione che per l'uomo esso sia solo fonte di sofferenza e che perciò da esso ci si debba distaccare, non è negativo soltanto perché unilaterale, ma anche perché fondamentalmente contrario allo sviluppo dell'uomo e allo sviluppo del mondo, che il Creatore ha donato e affidato come compito all'uomo.

Leggiamo nella Gaudium et spes:

«Il mondo che esso [il Concilio] ha presente è perciò quello degli uomini, ossia l'intera famiglia umana nel contesto di tutte quelle realtà entro le quali essa vive; il mondo che è teatro della storia del genere umano, e reca i segni degli sforzi suoi, delle sue sconfitte e delle sue vittorie; il mondo che i cristiani credono creato e conservato in esistenza dall'amore del Creatore, mondo certamente posto sotto la schiavitù del peccato, ma dal Cristo crocifisso e risorto, con la sconfitta del Maligno, liberato e destinato, secondo il proposito divino, a trasformarsi e a giungere al suo compimento» (n. 2).

Tali parole ci mostrano come tra le religioni dell'Estremo Oriente, in particolare il buddismo, e il cristianesimo ci sia un'essenziale differenza nel modo di intendere il mondo. Esso, infatti, è per il cristiano creatura di Dio, redenta da Cristo. Nel mondo l'uomo incontra Dio: non ha perciò bisogno di praticare un così assoluto distacco per ritrovare se stesso nel profondo del Suo intimo mistero.

Per il cristianesimo non ha senso parlare del mondo come di un male «radicale», poiché all'inizio del suo cammino si trova Dio Creatore che ama la Propria creatura, un Dio che ha dato «il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16).

Non è perciò fuori luogo mettere sull'avviso quei cristiani che con entusiasmo si aprono a certe proposte provenienti dalle tradizioni religiose dell'Estremo Oriente, in materia, per esempio, di tecniche e metodi di meditazione e di ascesi. In alcuni ambienti sono diventate una specie di moda, che viene accettata in maniera piuttosto acritica.

Occorre prima conoscere bene il proprio patrimonio spirituale, e riflettere se sia giusto accantonarlo a cuor leggero. È doveroso far qui riferimento all'importante, anche se breve, documento della Congregazione per la dottrina della fede Su alcuni aspetti della meditazione cristiana (15.10.1989). In esso si risponde precisamente al quesito «se e come» la preghiera cristiana «possa essere arricchita da metodi di meditazione nati nel contesto di religioni e culture diverse» (n. 3). "



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