Corso di Religione

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IL BUDDISMO
Tradizione e Testi sacri.
         


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La formazione della TradizioneLe fonti buddiste risalgono a 300-400 anni dopo la morte del Buddha che predicò soltanto, non scrisse nulla .

L'insegnamento del Buddha venne raccolto dai suoi primi discepoli che egli stesso aveva accolto per formare una comunità di tipo monastico ( Sangha)

Scoperta la vera via, Buddha, che intanto si è già circondato di vari discepoli, comincia con loro a predicare il Dharma (legge, regola della dottrina buddista) per tutta l'India, a partire da Benares e rivolgendosi (diversamente dai brahmini) alla gente comune, usando i loro idiomi locali. Si forma anche una comunità femminile.

Dopo circa 40 anni di pellegrinaggio e di insegnamento, egli morì, avvelenato da cibi guasti (?), e fu cremato dai suoi discepoli secondo il rito indù (circa 480 a.C.).

Nel III a.C. il re Asoka , capo di una dinastia che lottava per unificare sotto il suo dominio la maggior parte dell'India, si convertì al Buddismo e contribuì alla sua diffusione, dentro e fuori dell'India, facendone una religione di stato.

Il Buddismo infatti tornava comodo alla dinastia Maurya , originaria di una bassa casta, la quale, dopo aver cacciato i conquistatori greco-macedoni (324 a.C.), e portato a termine l'unificazione nazionale a prezzo di terribili carneficine, aveva bisogno di ordine (e le comunità buddiste erano strutturate con molta disciplina), nonché di un'ideologia nazionale (e il buddismo non era in rapporto coi culti tribali locali, inoltre con la sua dottrina della "non resistenza al male" poteva aiutare i governanti a tenere il popolo sottomesso).

E così i missionari buddisti cominciarono a diffondere la Legge del Buddha oltre i confini dell'India, soprattutto in Asia (Kashmir, Himalaya, Birmania, Thailandia), in Africa (Egitto), ma anche lungo le sponde del Mediterraneo (Siria, Egitto, Macedonia, Epiro).

In India
Il primo buddismo si radica in India come una setta dell'induismo.

In generale possiamo notare in tutte le filosofie induiste  che la salvezza dal samsara, dalla sofferenza dell'esistere appartiene solo al saggio: la via della liberazione è la scienza: occorre meditare sull'esistenza, elevarsi fino all'Essere supremo, penetrare l'essenza e venirne assorbito.

Il saggio, quintessenza del filosofo, è colui che segue la via ascetica, è il brahmano , colui che appartiene alla casta sacerdotale e corrisponde al sacrificatore dei tempi vedici.

Contro tale esclusivismo dei brahmani vi sono fin dal VIII secolo a.C. delle ribellioni, e nel VI secolo nel nord-est dell'India, specialmente nello Stato di Magadha, sorge un movimento di idee e di opinioni che porterà alla formazione di ordini monastici eterodossi quali i Jainisti e i Buddisti.

Tali ordini, in reazione ai sistemi induisti ortodossi, accettavano adepti da tutte le caste e in particolare dai Ksatriya, la casta dei guerrieri, e talora ammettevano anche le donne; i fedeli riuniti in gruppi, a imitazione delle confraternite brahmaniche, abitavano celle tutt'intorno ad un tempio, a un parco o ad un giardino.

I monaci brahmanici che dapprima disprezzavano i nuovi ordini, cominciarono poi a temerli e ad avversarli. Per reazione le nuove sette rifiutarono ogni prerogativa ai brahmani, negarono l'autorità dei libri Veda e la virtù dei sacrifici.

Poiché ne i Veda, ne i riti, ne i sacrifici servivano per la salvezza, le vie di liberazione , varie e numerose, erano cercate da alcuni asceti nelle mortificazioni: essi digiunavano, non si lavavano, assumevano strane pose scomode, vivevano sdraiati fra spine e chiodi.

Altri invece credevano nell'efficacia dell'acqua lustrale e facevano continue abluzioni, altri ancora cercavano stati soprasensibili, altri si gettavano nei piaceri che ritenevano incapaci di nuocere all'anima.

I diversi metodi di ricerca della liberazione dipendevano dalle varie idee che erano fiorite nell'India del tempo: dall'agnosticismo al teismo. L'anima veniva generalmente affermata, ma per certuni essa era permanente e immodificabile, per altri invece era capace di agire e di subire l'azione esterna.

I libri buddisti ricordano sei principali sette eterodosse dell'Induismo .

1-Quella di Sanjaya Belattiputta - (i discepoli di Sanjaya) - seguiva teorie agnostiche e relativistiche, non affermava ne negava le questioni che andavano oltre l'esperienza umana, ritenendo che tutti gli argomenti fossero sostenibili con prove di ugual valore.

2-Con Ajita Kesakambali l'agnosticismo diviene nichilismo e materialismo: nulla di reale corrisponde alle idee trascendenti, tutti gli esseri sono composti di quattro elementi (terra, acqua, fuoco e vento) che alla morte tornano ai loro componenti senza nulla lasciare di sé.

3- Purana Kassyapa è pure materialista al punto di identificare anima e corpo e di negare ogni morale.

4- Kakudha Katyayana riconosce sette sostanze eterne (le precedenti più l'anima, il piacere e il dolore) ma indipendenti fra loro e senza reciproche influenze. Nell'impossibilità di operare il bene o il male, ogni nozione morale perde qualsiasi senso.

5-I Charvaka sono per lo scetticismo assoluto: "Na asti" (nulla esiste), né l'anima, né il mondo dell'aldilà. Si goda quindi della vita perché null'altro esiste, la vera beatitudine è il piacere fisico.

6- Sesto sistema e quello Ajivika dei discepoli di Gosala, ossia il sistema noto poi come religione Jainista . Esso sostiene la trasmigrazione, gli esseri giungono al riposo solo dopo aver esaurito tutte le possibilità di esistenza, gli uomini rinascono centinaia di migliaia di volte, sviluppandosi e percorrendo tutti gli stadi dell'esistenza.

L'asceta riesce a vincere la natura mediante le mortificazioni, diviene allora " Jina " (vittorioso) e ottiene l'illuminazione, la perfetta conoscenza, si rende libero da ogni necessità e da ogni desiderio, pronto a gustare la suprema beatitudine.

Ma le austerità non producono merito perché la ragione ultima delle cose è la fatalità e l'uomo, strumento della propria natura, è privo di libero arbitrio ed è senza responsabilità morale.

7-Altra setta eterodossa, la settima , era quella Buddhista che non riconosce alcun principio permanente: l'essere è cambiamento, nulla persiste, ciò che si crea si distrugge, nulla vi è di sostanziale o di stabile.

Anche l'anima non è che una collezione di fenomeni che nascono e spariscono. L'essenza dell'uomo non è altro che questo stato di coscienza riunito da un legame effimero. Svanito l'ultimo di questi stati si ha il vuoto del nulla. Tutto è transitorio, dunque tutto è doloroso.

  • Il Buddismo è la dottrina del dolore perché considera ogni vita come dolore
  • Il dolore viene dai desideri
  • L'abolizione del dolore si ottiene solo con l'eliminazione dei desideri
  • la via per abolire il dolore è la purezza che si raggiunge per otto sentieri  ( purezza di fede, di volontà, di parola, di azione, di applicazione, di meditazione, di vita, di raccoglimento). 

I sec d.C. il buddismo entra in Cina e incontra Taoismo e Confucianesimo . Nascono nuove scuole come la HUA-YEN. Il pragmatismo cinese sviluppando gli aspetti pratici del buddhismo formerà la scuola CH’AN .

I-II sec.d.C. via Corea entra in Giappone e incontra lo Shintoismo . Nascono nuove scuole come la KEGON e , dalla scuola Chan, la scuola ZEN .

II-III sec. d.C
. il CANONE PALI viene sviluppato nella foma dei SUTRA   dalla scuola MAHAYANA (GRANDE VEICOLO) del maestro ASVAGHOSA .

Da religione rivelata la riforma buddista ricade in autorealizzazione atea fondata su una filosofia.
I testi sacri I testi sacri riconosciuti come autentici dal Buddismo sono raccolti in Canoni , denominati, in base alle scritture usate, Pali , Cinese, Tibetano.

Canone Pali

Il Canone Pali (deciso nel I sec. a.C.) è chiamato anche Tripitaka, perché raggruppa il corpus in tre parti (o "Tre canestri": infatti i libri di ogni raccolta, scritti su fogli di palma, potevano essere contenuti in una cesta).

un antico manoscritto tibetanoEsso rappresenta una sintesi delle dottrine predicate dal Buddha o a lui attribuite e delle teorie elaborate dalla scuola Theravada .

  1. La prima cesta ( Vinaya ) comunica le regole da osservare nelle comunità monastiche; essa si compone di tre raccolte di libri: sono talmente voluminosi che per leggerli tutti, al Concilio di Rangoon (1954), ci vollero 169 sedute in 46 giorni;



  2. manoscritto dell'XI secolo  
    Sutra della perfetta sapienza.


    la seconda cesta
    ( Sutta ) parla delle conversazioni di Buddha coi suoi discepoli ed è il doppio della prima; la recita dei sutra è la base del culto e della meditazione di monaci e laici. Il loro linguaggio è poetico, le composizione sono ritmiche, molto convincenti le spiegazioni di difficili tematiche spirituali e psicologiche. Questa cesta contiene anche 547 leggende relative alle esistenze precedenti del Buddha;

  3. la terza cesta ( Abhidamma ) fornisce la spiegazione dei principali dogmi del Buddismo contenuti appunto nel Sutta (metafisica). Questi testi sono stati composti da ignoti autori dal III al I sec. a.C. e sono ad uso degli specialisti.

Canone cinese
E' la versione del Tripitaka in cinese diffuso in Cina, Giappone, Corea e Vietnam.

Un'edizione , il Taisho Shinshu , stampato a Tokyo, comprende ben 100 volumi e fa capire la necessità di dover scegliere una "pars pro toto" per la fede personale.

Canone tibetano
Raccoglie le scritture accettate in Tibet dalla scuola Vajrayana.


sutra del diamante


Testi
-
Canone buddhista. Discorsi lunghi, a c. di E. Frola, 2 voll., Laterza, Bari 1961-62.
-Iti vuttaka e Sutta Nipata, in Classici della religione, UTET, Torino 1978-79.
-Il Sutra di Hui Nang (Sul Buddismo Zen), Astrolabio, Roma 1976.
-Buddha, Aforismi e discorsi, a c. di P. Filippani-Ronconi, Newton Compton, Roma 1994.



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