Corso di Religione



CRISTIANESIMO IN DIALOGO
Cristianesimo e buddismo
         


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La sofferenzaTutti vogliono essere felici. E tale desiderio è certamente comprensibile, ma un'indicazione ovvia, inerente in tale risposta è che in qualche modo (sottile o grossolano) si sentono infelici.

Dolore e sofferenza e segnano l'esistenza di tutti gli uomini :  immersi nella storia , spinti dalla loro natura alla ricerca di uno stato di felicità duratura, permanente, definitiva , da sempre subiscono lo scacco della sofferenza e  del dolore , conseguenza del male e segno di una sconfitta ineludibile ed ancor più tragica , la morte.

“La vita dei più non è che una diuturna battaglia per l’esistenza, con la certezza della sconfitta finale. Ma ciò che fa insistere gli uomini in questa sì travagliata battaglia non è tanto l’amore della vita, quanto la paura della morte, la quale nondimeno sta inevitabile nello sfondo, e può a ogni minuto sopravvenire. La vita stessa è un mare pieno di scogli e di vortici, cui l’uomo cerca di sfuggire con la massima prudenza e cura; pur sapendo, che quand’anche gli riesca, con ogni sforzo e arte, di scamparne, perciò appunto si accosta con ogni suo passo, ed anzi vi drizza in linea retta il timore, al totale, inevitabile e irreparabile naufragio: alla morte. Questo è il termine ultimo del faticoso viaggio, e per lui peggiore di tutti gli scogli, ai quali è scampato.”
( A.Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione,)

L’interrogativo sul significato del male e del dolore  legato all’ essere-nel-mondo, è uno dei più drammatici. Quanto più gli uomini sono confusi sul senso della vita , della storia e  sul concetto della felicità, tanto più sono spaventati dal dolore e dalla sofferenza.

E  lo sono in un  momento della storia in cui i mezzi di lotta a disposizione si moltiplicano  : farmaci per eliminare il dolore, interventi chirurgici che agiscono sulle sedi anatomiche del dolore stesso , pratiche  psichiche ,  psicofarmaci,  droghe varie,  eutanasia.

Dolore e sofferenza rimangono ancora  compagni di viaggio dell’uomo e ci si chiede: è possibile fuggire da questa condizione ed entrare in una felicità definitiva? Si può essere felici in questo mondo oppure bisogna aspettare una vita dopo la morte? Il dolore e la sofferenza che senso hanno in una storia di ricerca della felicità? Possono entrare in modo significativo in questo gioco?

Il poeta indiano Rabintranath Tagore così canta il dolore :

« Sotto la volta dell'universo la ruota del dolore
gira tritando le stelle e i pianeti.
Scintille sprizzando ogni dove
cercan riottosamente di limitare il dolore
dell'esistenza, nella rete dello sterminio.
Da quale fucina di pena, da qual limitare d'arsa coscienza
provengon le frecce del male e la ferita cruenta?
Umile è il corpo dell'uomo ma sconfinato
è il potere suo di soffrire!»


Rabintranath Tagore , "Sotto la volta dell'universo"

Le religioni  danno risposte a questi interrogativi e due in particolare sono quelle verso le quali oggi, anche in occidente, ci si rivolge con interesse: il buddismo ed il cristianesimo (nelle loro diverse confessioni , compresi i movimenti e culti che ad esse attingono) .

Per due ragioni opposte : il buddismo promette la fuga dal dolore e dalla sofferenza, la loro estinzione ; il cristianesimo integra dolore e sofferenza in una "Vita nello Spirito" gia beata in questo mondo , principio dinamico di perfezione umana che supera la morte .


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