Corso di Religione


CRISTIANESIMO

Il Purgatorio




         


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Destino e destinazioneIl Destino
Il problema della sorte individuale di ciascun uomo dopo la morte appartiene a quelle domande fondamentali cui tutta l'umanità da sempre cerca risposta. Questo tema include il problema del destino .

Nella percezione naturalistica il cosmo si presenta come un insieme strutturato e gerarchico, dove ogni cosa ha il suo posto e ogni evento la sua causa.

In genere questo ordine è riferito agli dèi e viene considerata stoltezza infrangerlo. Questa percezione viene elaborata in tutte le culture attraverso l'idea di un Destino cui tutto e tutti sono sottoposti.

Probabilmente il punto di partenza di questa concezione è l'"esperienza" dell'infrangersi dei sogni umani contro qualcosa di più forte  :

l'uomo vorrebbe essere artefice della propria esistenza, ma non ci riesce e - conseguentemente - si forma l'idea di un destino inflessibile , superiore ai suoi sogni e alle sue aspirazioni, delle quali a lui tocca solo una "parte" ben determinata.La destinazione
Destino e destinazione sono due concetti diversi.

Nella cultura greca classica il destino era inteso, in senso globale, come Fato , qualcosa a cui tutto è sottomesso (il cosmo, gli uomini e gli dèi) ; nel Fato si inserisce il destino degli uomini in questa vita e dopo la morte. Nelle grandi religioni non si può trovare un unica concezione rivelata di " destino" . Nell'Islam il Destino coincide con Allah. Tutto avviene " se vuole Allah" e se qualcosa avviene è perchè"lo ha voluto Allah". La libertà dell'uomo è vista come un ostacolo alla " sottomissione ad Allah" ( l' Islam, appunto) .

Nel cristianesimo non esiste la rivelazione di un " destino" come " Fato", come Forza Invincibile cui tutto è sottoposto ineluttabilmente. Dio si è rivelato sovrano del cosmo e della storia, dominatore ordinatore e perciò creatore, ma non padrone di un destino ineluttabile per la storia.

Dio si è rivelato -in Gesù- come Colui che fa storia insieme agli uomini : la storia è il risultato della sua azione e di quella -libera- degli uomini. Nella cultura occidentale di fatto permangono sia una concezione naturalistica di un Fato, un Destino , sia la concezione di una libertà assoluta dell'uomo, della natura e della storia, da qualsiasi Fato ineluttabile.

La cultura popolare occidentale di solito combina le due concezioni facendo coincidere il Fato con Dio ( la sua volontà)  come avviene nell'Islam. La destinazione dell'uomo nel cristianesimo
Dio " destina" gli uomini alla VITA eterna nel suo regno

At 13,48 i pagani si rallegravano e glorificavano la parola di Dio e abbracciarono la fede tutti quelli che erano destinati alla Vita eterna.

Destinazione, non destino : destinati da Dio ma anche liberi di rifiutare quella destinazione.

Ro 6,22 Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione e come destino avete la Vita eterna.
ora siete incamminati effettivamente verso la vostra destinazione.

Destinati alla VITA eterna per la salvezza-libertà ricevuta : la destinazione cambia se la salvezza viene perduta con il peccato. Anche i salvati, i cristiani possono liberamente scegliere di autodestinarsi alla Morte.

A partire dalla rivelazione cristiana non si può dire nel modo più assoluto che Dio abbia nelle sue mani per ciascuno un " destino" che ineluttabilemente si compirà . Dio agisce per portare tutti gli uomini nella VITA eterna ( è la destinazione ) e la risposta di ciascuno alla sua azione ( collaborazione o rifiuto) è di fatto una autodestinazione ( il destino che liberamente uno sceglie)Vita insieme a Lui o separazione da Lui. I " novissimi"
In passato si sentiva spesso parlare dal pulpito di “novissimi”. Ora se ne parla sempre meno. Si sente parlare di problemi sociali, politici, economici..., ma non più dei problemi fondamentali dell'e sistenza umana, come sono appunto i “novissimi” .

“Novissimus” in latino significa “ultimo”. I “novissimi” sono appunto gli ultimi avvenimenti dell'esistenza umana sulla terra, cioè la Morte, ( l' auto ) Giudizio, l'Inferno e il Paradiso.

Tra il ( auto- ) Giudizio e il Paradiso la Chiesa Cattolica da sempre ha creduto che vi sia anche uno stato ultraterreno intermedio in cui le anime di coloro che sono morti in grazia di Dio, ma non del tutto preparati, espiano e si purificano prima di salire in Cielo.

L'UOMO, con la separazione da Dio e la conversione della propria fede ad altri " spiriti" ispiratori, torna uomo , un essere senza VITA ( eterna) .

Quando viene a mancare la fede, si ritorna alle superstizioni. Si diventa schiavi delle ideologie, filosofiche e politiche e delle sette religiose; si ricorre ai maghi, ai cartomanti, ai fattucchieri , etc. Invece che dal prete si va dallo psichiatra, dallo psicoanalista e così via .

GIOVANNI PAOLO II UDIENZA GENERALE - Mercoledì, 4 agosto 1999

[...] 5. Durante la nostra vita terrena seguendo l'esortazione evangelica ad essere perfetti come il Padre celeste ( Mt 5,48-48 Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste ) siamo chiamati a crescere nell'Amore per trovarci saldi e irreprensibili davanti a Dio Padre, "al momento della venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi" ( 1 Ts 3,12 Il Signore poi vi faccia crescere e abbondare nell'amore vicendevole e verso tutti, come è il nostro amore verso di voi, 13 per rendere saldi e irreprensibili i vostri cuori nella santità, davanti a Dio Padre nostro, al momento della venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi.)

D'altra parte, siamo invitati a "purificarci da ogni macchia della carne e dello spirito" (2 Cor 7,1 In possesso dunque di queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito,) portando a compimento la nostra santificazione, nel timore di Dio

perché l'incontro con Dio richiede una purezza assoluta. Ogni traccia di attaccamento al male deve essere eliminata; ogni deformità dell'anima corretta. La purificazione deve essere completa, e questo è appunto ciò che è inteso dalla dottrina della Chiesa sul purgatorio. Questo termine non indica un luogo, ma una condizione di vita.
Coloro che dopo la morte vivono in uno stato di purificazione sono già nell'Amore di Cristo, il quale li solleva dai residui dell'imperfezione (cfr Conc. Ecum. di Firenze, Decretum pro Graecis: DS 1304; Conc. Ecum. di Trento, Decretum de iustificatione: DS 1580; Decretum de purgatorio: DS 1820). Occorre precisare che lo stato di purificazione non è un prolungamento della situazione terrena, quasi fosse data dopo la morte un'ulteriore possibilità di cambiare il proprio destino.

L'insegnamento della Chiesa in proposito è inequivocabile ed è stato ribadito dal Concilio Vaticano II, che così insegna:

"Siccome poi non conosciamo né il giorno né l'ora ( della nostra morte ) , bisogna, come ci avvisa il Signore, che vegliamo assiduamente, affinché, finito l'unico corso della nostra vita terrena (cfr Eb 9,27), meritiamo con Lui di entrare al banchetto nuziale ed essere annoverati fra i beati, né ci si comandi, come a servi cattivi e pigri, di andare al fuoco eterno, nelle tenebre esteriori, dove 'ci sarà il pianto e lo stridore dei denti' (Mt 22,13 e 25,30)" (Lumen gentium, 48).cfr 1 Gv 3,3 Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. 3 Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.

CCC, 1032 Un ultimo aspetto importante che la tradizione della Chiesa ha sempre evidenziato, va oggi riproposto: è quello della dimensione comunitaria. Infatti coloro che si trovano nella condizione di purificazione sono legati sia ai beati che già godono pienamente la VITA eterna sia a noi che camminiamo in questo mondo verso la casa del Padre .

Come nella vita terrena i credenti sono uniti tra loro nell'unico Corpo mistico, così dopo la morte coloro che vivono nello stato di purificazione sperimentano la stessa solidarietà ecclesiale che opera nella preghiera, nei suffragi e nella carità degli altri fratelli nella fede. La purificazione è vissuta nel vincolo essenziale che si crea tra coloro che vivono la vita del secolo presente e quelli che già godono la beatitudine eterna.

Il Purgatorio Trascrizione di una catechesi radiofonica di Padre Livio Fanzaga teologo, direttore di radiomaria.it . source : holy.harmoniae.com/novissimi_purgatorio.htm

" Entriamo innanzitutto nella problematica del purgatorio che, benché sia una realtà appena accennata dalla Bibbia, è tuttavia molto viva nella coscienza dei fedeli sia di fede cattolica sia di fede ortodossa (che concorda con la Chiesa Cattolica circa l'esistenza del purgatorio e nel definirne l'obiettivo che è quello di completare la purificazione non ancora compiuta in questa vita).

Una negazione consistente e sempre più decisa nei confronti del purgatorio è invece venuta dalla chiesa protestante a partire da Lutero, e in questa negazione da parte dei protestanti sono messi in gioco alcuni principi fondamentali della riforma protestante ed in particolar modo il primato della Bibbia (il libro dei Maccabei, nel quale si parla esplicitamente del purgatorio (
non dicono così gli esegeti contemporanei n.d.r.) , è infatti un libro che non viene incluso nel canone dei protestanti) ma soprattutto contraddice la concezione luterana della giustificazione del peccatore.

Il concetto di giustificazione: differenze tra cattolici e protestanti

Secondo Lutero l'uomo, sia pure con l'aiuto della grazia, non può pervenire ad uno stato di giustizia che sia una purificazione e una nuova creazione interiore. Secondo Lutero lo stato di santità è qualcosa che ci viene imputato dall'esterno da Dio e non un qualcosa che viene conseguito nel cuore umano. Per cui, secondo Lutero, la giustificazione potremo definirla come un rivestimento esterno da parte di Cristo e non un processo di spiritualizzazione e di santificazione interiore .Una volta che Cristo ha perdonato il peccatore, una volta che Cristo ha imputato al peccatore la sua giustizia che Cristo stesso cia ha ottenuto in croce, ebbene, quel peccatore è santo agli occhi di Dio anche se nel medesimo tempo ha ancora le radici del peccato. Per cui nel momento della morte il Padre vede il peccatore rivestito nella giustizia di Cristo e pertanto secondo Lutero l'uomo non ha bisogno del purgatorio.

Secondo il concetto di giustificazione elaborato nel Concilio di Trento il processo di giustificazione si identifica invece col processo di purificazione del cuore: il cuore umano prima si libera dal peccato mortale, poi dai peccati veniali e quindi da quelle radici del male che vengono chiamate dai teologi " concupiscenza ", ossia quella spinta al male e all'egoismo che rimangono in noi anche in seguito del battesimo. Il processo di purificazione e di giustificazione secondo l'angolatura cattolica è un processo di bonifica interiore: si muore all'uomo vecchio e cresce in noi l'uomo nuovo, l'uomo nello Spirito Santo, l'uomo che non vive più secondo la carne ma secondo lo Spirito, e il culmine di questo processo di giustificazione è la capacità di amare Dio sopra ogni cosa.

Secondo la teologia cattolica chi non porta a termine questo processo di purificazione, di restaurazione dell'immagine di Dio nel proprio cuore in questa vita, ossia colui che muore con una debole capacità di amare, proprio perché è chiamato nella visione beatifica ad amare Dio con un atto di amore perfetto, ha bisogno di questo processo di completamento della purificazione.

Quello che divide i cattolici dai protestanti riguardante l'esistenza del purgatorio non è soltanto il fatto che la Chiesa privilegia rispetto ai dati biblici quella che è stata la tradizione da sempre della Chiesa fin dai primi tempi del culto dei morti e della preghiera per i morti, ma è il concetto stesso di purificazione che secondo i protestanti non avviene come processo interiore, ma esiste una imputazione al peccatore della giustizia di Cristo per cui il peccatore, pur rimanendo con la sua spinta al male, viene perdonato da Dio e accolto in paradiso subito dopo la morte. Per i cattolici invece questa giustizia è qualcosa che deve tradursi in una ricostituzione dell'immagine di Dio nel cuore umano.
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